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martedì 17 settembre 2019

I farmaci anticolesterolo aumentano il rischio diabete?

Jasmine P., Cremona: i farmaci anticolesterolo come le statine aumentano il rischio di diabete?

Si, la correlazione tra statine e il rischio di diabete è stata dimostrata in uno studio realizzato dalla Ohio University proprio recentemente pubblicato nel Giugno 2019 sulla rivista Diabetes/Metabolism Research and Reviews .

Non si tratta di una novità in assoluto ma una conferma in quanto nel 2013 uno studio canadese pubblicato su British Medical Journal aveva messo in relazione il consumo di statine con il possibile sviluppo di diabete.

Le statine sono una classe di farmaci che possono abbassare il colesterolo e la pressione sanguigna, riducendo il rischio di infarto e ictus. Si stima che in molti paesi occidentali, più di un quarto degli adulti di mezza età utilizza un farmaco per abbassare il colesterolo.

Lo studio pubblicato nel Giugno 2019 su un campione di 4.600 pazienti a rischio cardiovascolare, il 16% ha ottenuto una prescrizione di statine, tra il 2011 e il 2014.


I risultati mostrano che coloro ai quali sono state prescritte le statine avevano il doppio delle probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2, le persone assistite e che hanno assunto statine per più di tre anni un rischio più alto.

Al momento non si conoscono i fattori dell'aumento del rischio di diabete in presenza di statine si ipotizza a un problema nella secrezione dell'insulina.

Le statine sono prescritti perché sono giudicati dalla classe medica efficaci nel prevenire attacchi di cuore e ictus. lo studio più che sconsigliare di prendere statine vuole stimolare una maggiore  consapevolezza del rischio diabete di tipo 2.

Lo studio suggerisce nei pazienti che assumono statine da più anni che potrebbe essere utile monitorare i livelli di glucosio nel sangue, la loro dieta e la loro attività fisica, per ridurre il rischio di diabete.


Bisogna tenere presente che le persone assistite che necessitano di prescrizione di statine hanno un quadro clinico già  a rischio diabete di Tipo 2.

Sarebbe imporatnte prevedere programmi che stimolino i pazienti a modificare lo stile di vita  e la dieta a che potrebbero essere discussi quando i medici prescrivono le statine, in modo che le persone assistite possano essere proattivi sulla prevenzione del diabete.

Le malattie cardiovascolari fanno parte di quelle patologie legate allo stile di vita come il diabete di tipo 2 che si possono prevenire e anche trattare con un cambiamento dello stile di vita con una migliore qualità dell'alimentazione, un maggiore movimento fisico e una migliore gestione dello stress. 

Un invito a prevenire sia il rischio cardiovascolare che il diabete di tipo 2, da non dovere avere bisogno della prescrizione delle statine .



giovedì 22 agosto 2019

Frutta a go go per l'estate, quali benefici?

Ogni stagione porta frutta e verdura in grande quantità ma è l'estate il periodo in cui è più facile  approfittarsi dei loro benefici.

Possiamo trovare una grande varietà di pesche, albicocche, pesche noci, frutti di bosco, prugne, pomodori i più fortunati che hanno il loro orto possono cogliere il giusto tempo di maturazione.

Diverse ricerche medico scientifiche hanno dimostrato che la quantità di frutta e verdura consumata e collegata alla prevenzione di molte patologie dell'era moderna come le Malattie Cardiovascolari e i Tumori (Bocca, Faringe, Laringe, Esofago, Polmone, Stomaco, Colon-retto).

Non c'è un nutriente che differenzia la frutta da altri alimenti ma è il suo insieme, l'acqua, fibre, vitamine, sali minerali,  antiossidanti, inoltre la frutta contribuisce a rinforzare il nostro senso di sazietà e soddisfare il senso del gusto.


Quali quantità consumare?

Non c'è un vero e proprio limite tuttavia tutte le società scientifiche concordano su almeno 4 o 5 porzioni al giorno di frutta e verdura (1 porzione 80g).
Si tratta di un minimo nessuno proibisce all'interno di una dieta equilibrata di consumarne a piacere di più in equilibrio con tutti gli altri alimenti.

Chi è a dieta ipocalorica deve diminuire la quantità di frutta?

Le persone obese devono ridurre l'apporto calorico globale, può pertanto rendersi necessario in qualche caso isolato, ridurre la quantità di più alimenti tra cui anche la frutta ma è molto raro in quanto la maggior parte delle persone obese non consumano sufficientemente quantità di frutta e verdura.

Le persone obese e o a dieta ipocalorica devono porre attenzione ai prodotti trasformati una macedonia in barattolo di sciroppo di zucchero non è come una macedonia di frutta fresca, come una pozione di gelato alla frutta non è come una porzione di frutta, sono gli errori più diffusi.


I diabetici che frutta devono scegliere?

Dipende da caso a caso in funzione del tipo di diabete e di medicinali, anche se la frutta non presenta un reale problema meglio orientarsi su quelle varietà che hanno indice glicemico più basso da mangiare fresca.

Frutta con più alto indice glicemico: Anguria, Melone, Castagne, Ananas, Banane, Kiwi, Mango

Frutta con più basso indice glicemico: Avocado, Fragole, Pesche, Fichi freschi, Mele, Pere, Prugne


In caso d' Ipetrigliceridemia che frutta preferire?

In alcuni casi se introdotto in eccesso il fruttosio può aumentare il tasso di trigliceridi nel sangue, si possono consumare porzioni di frutta magari scegliendo tra quelle meno ricche di fruttosio (cioè tutti i frutti che non sono nell'elenco qui sotto).

Frutti più ricchi di Fruttosio

Datteri ( 31.95  g per 100g)
Prugne secche  ( 12,45 g per 100g)
Uva  ( 8,3 g per 100g)
Anona  ( 6,28 g per 100g)
Pere  ( 6,23 g per 100g)
Mele  ( 6 g per 100g)
Cachi  ( 5.96 g per 100g)
Prugne selvatiche  ( 5,47 g. per 100g)
Ciliegie ( 5,37 g. per 100g)
Mirtillo ( 4,97 g. per 100g)
Banane  ( 4.85 g.per 100g)


Cosa fare in caso di fermentazione intestinale frequente?

Il tenore di fibre e zucchero può favorire la fermentazione intestinale è consigliabile in questi casi orientarsi verso frutti meno ricchi di fibre come banane, mirtillo nero, fragole, arancia, ananas, pompelmo, melone e meno ricchi di zucchero come: fragola, melone, anguria, albicocca, mirtillo nero, pesca. pesca nettarina.

Frutti più ricchi di fibre

Cocco ( 9 g per 100 g.)
Avocado ( 6.7 g per 100g).
Lampone ( 6.5 g per 100g.)
Guava ( 5.4 g per 100g.)
Mora ( 5.3 g per 100g.)
Uva Spina ( 4.3 g per 100g.)
Melograno ( 4 g cada 100g)
Mirtillo Rosso ( 3.6 g per 100g.) .
Pera ( 3.1 g per 100g)
Kiwi ( 3 g per 100g.)


Bisogna scegliere frutta e verdura bio?

Preferibilmente si ma non necessariamente, dipende chiaramente dal prezzo e bisogna assicurarsi che i prodotti siano certificati bio.

Dipende anche dalle varietà alcune hanno più alti residui di pesticidi e trattamenti come ciliegie, fragole, albicocche, uva e mele dove è più consigliabile preferire un prodotto bio.

Nel 2014 una ricerca pubblicata sul British Medical Journal of Nutrition sosteneva che prodotti bio sono una maggiore concentrazione di polifenoli, carotenoide e vitamina C perchè devono sviluppare maggiori  difese nei confronti dell'ambiente.


Quali sono i più ricchi nutrienti protettori della frutta?

Vitamina C, una vitamina essenziale un composto organico con proprietà antiossidanti, è importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la sintesi di collagene nell'organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L'uomo non può creare collagene senza la vitamina C.

Frutti più ricchi di Vitamina C

Ribes
Kiwi
Guava
Arance
Acerola
Fragola
Clementine
Anona
Mandarini
Pompelmi

Betacarotene, precursore della vitamina A, contribuisce alla salute delle mucose della bocca e del naso e della protezione della pelle dal sole; è necessario per la corretta crescita e riparazione dei tessuti corporei, inoltre aiuta a mantenere pelle liscia e morbida e sana.

Frutti più ricchi di Betacarotene

Melone  ( 2020 µg per 100g)
Albicocche ( 1094 µg per 100g)
Amarena  (770 µg per 100g)
Maracuja (743 µg per 100g)
Mango (507 µg per 100g)
Anguria (303 µg per 100g)
Papaya (274 µg per 100g)
Cachi (250 µg per 100g)
Prugna (190 µg per 100g)
Pesca (170 µg per 100g)
Mandarino (155 µg per 100g)
Pesca noce (150 µg per 100g)


Flavonoidi, sono considerati dei potenti antiossidanti tra le proprietà più note sono la fluidificazione del sangue, impediscono la formazione delle placche di colesterolo nel sangue ed esercitano un' azione anti infiammatoria.

Frutti più ricchi di Flavonoidi

Mirtilli, More, Lamponi, Mele, Fragole, Uva, Meloni, Albicocche, Pere, Limoni, Arance, Pompelmi, Kiwi.


Licopene,  è il carotenoide maggiormente presente nell’organismo umano, è considerato un nutriente importante per il benessere e la salute umana; le sue proprietà salutari possono essere rilevanti in un contesto di prevenzione di patologie  quali malattie cardiovascolari, ipertensione, tumore alla prostata, osteoporosi, infertilità maschile, degenerazione maculare legata all’età.

Frutti più ricchi di licopene

Anguria, Guava, Pompelmo, Papaya, Cachi, Mango, Pera gialla


Antiossidanti, possono aiutare ad eliminare gli effetti dannosi che i radicali liberi hanno sulle cellule coloro che mangiano frutti e verdure ricchi in polifenoli e antociani hanno un minor rischio di sviluppare cancro, malattie cardiovascolari e alcune malattie neurologiche.

Frutti più ricchi di Antiossidanti  (Indice Orac)

Acai, Goji, Noci di pecan, Sambuco, Uva secca tipo sultanina, Noci, Cranberry, Prugne, Ribes, Mirtilli, More, Uva, Fragole, Pompelmo, Arancia


Nella frutta trasformata troviamo gli stessi nutrienti come nella frutta fresca?

Ovviamente no, tuttavia alcune trasformazioni possono essere interessanti per esempio alcune varietà di frutta cotta come mele e pere, apportano comunque quantità di fibre, minerali, polifenoli, mentre invece  la frutta cotta non apporta la vitamina C come la frutta fresca.

La frutta conservata in sciroppo c'è una perdita di micronutrienti ma un maggiore presenza di zucchero.

La frutta secca c'è una perdita di acqua e una buona percentuale di nutrienti in particolare magnesio, fibre e antiossidanti mentre invece c'è una carenza di Vitamina C.

Ricordate che la frutta secca ha un maggior numero di calorie e zucchero più o meno dieci volte di più rispetto a quella fresca pertanto sostituire per il pasto delle albicocche secche per albicocche fresche comporta delle calorie e dello zucchero in più nella dieta.


Composte e succhi di frutta sono come le porzioni di frutta fresca?

Un frutto trasformato non sarà mai equivalente a un frutto fresco intero, possono apportare alcuni dei nutrienti tutto qui inoltre sono ricchi di zuccheri.

Facciamo qualche esempio per attivarci qualche simpatia, il carico glicemico di un bicchiere di succo d'arancia confezionato può essere anche due volte più elevato di quello del frutto fresco.

In uno studio della Harvard del 2013 su 390.000 volontari il gruppo di coloro che consumava frutta fresca era associato a un minore rischio di diabete (- 5%).

Occasionalmente si può consumare succo di frutta ma è molto meglio coltivare l'abitudine di consumare frutta fresca.

lunedì 17 giugno 2019

La cucina casalinga puà invertire l'incremento di Sovrappeso e Obesità?

Emanuela L, è vero che preparando da mangiare a casa si può dimagrire più facilmente? 

Si tratta di un argomento molto discusso da esperti e professionisti della salute, non c'è una vera e propria certezza assoluta nè in un senso e nè in un altro, non basta mangiare sempre fuori per mangiare meglio come non basta sempre mangiare in casa per controllare il peso, dipende da quello che si sceglie da mangiare, dalla quantità ma soprattutto dal rapporto tra calorie assunte e spese nell'arco della giornata.

Negli ultimi mesi ad essere messi in discussione sono soprattutto gli alimenti ultra trasformati ricchi di sale, zuccheri, grassi e additivi, chi frequentemente include questi alimenti nella propria dieta è tendenzialmente obeso e soprappeso ed è soggetto a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, diabete, tumore.

Esiste un problema di cui si parla poco evidente un problema che esperti e professionisti della salute non pensano è legato alla disponibilità economica, mangiare sano ha un certo costo, bisogna avere una certa disponibilità economica.

Gli alimenti ultra trasformati sono proprio scelti dalle persone con maggiori difficoltà economiche, perchè costano meno, "pret a manger" non necessitano di tempo di preparazione (non a caso l'obesità riguarda le fasce di popolazione a minor reddito).


Un 20% della popolazione attiva ha lavori e orari di lavoro instabili questo si traduce anche in poco tempo per fare la spesa e per fare da mangiare alla propria famiglia. Lo sanno bene le aziende che propongono sempre di più piatti pronti da scaldare al microonde.

Bisognerebbe che la società desse valore alla salute e alle scelte alimentari, in questo modo si può pensare di come sostenere le famiglie, come stabilire quanto deve essere un salario minimo garantito che consente di potere fare scelte per un alimentazione varia ed equilibrata. 

Oggi viviamo in una società in cui non si da valore a queste scelte, ricordo che stili di vita corretti e attivi si possono tradurre in una prevenzione delle maggiori patologie della società moderna e di conseguenza in una minore costo della sanità nel tempo.

Sintesi

Si, fare da mangiare a casa può contribuire a seguire una dieta equilibrata e ad prevenire l'incremento del peso e dell'Obesità, permette una maggiore conoscenza degli ingredienti e della loro preparazione, bisogna anche però avere una cultura alimentare e una disponibilità economica che aiuta a trasformare intenzioni in possibilità.






giovedì 30 maggio 2019

Le chips vegetali sono più sane?

Alessandra S., Cesano Maderno: Le patatine fritte vegetali sono più sane?

Quando si parla di snacks, di fuori pasto, alimenti più associati al piacere del gusto, è difficile parlare di cibo sano.

Sono alimenti nati e creati per piacere, sono ricchi di grassi e sale, per stimolare l'appetito e il consumo.

Certo oggi sembra che tutto quello che è vegetale è sano, non è proprio cosi, sono sempre chips, patatine fritte, magari anche piccole quantità di spinaci o piselli insieme con fecola di patate . Un po' di verdura magari la puoi anche trovare ma difficilmente può contribuire all'assunzione raccomandata di frutta e verdura.


Guardi le confezioni vedi le verdure in primo piano, le scritte senza conservati, senza aromi artificiali, senza glutine, senza coloranti e ti senti rassicurato che puoi mangiare uno snack sano  senza ingrassare e senza sensi di colpa!

E invece no, sono delle chips sono sempre un prodotto fritto, nella cottura si può sviluppare acrilammide un composto che si forma quando gli alimenti amidacei superano certe temperature, l'assunzione in eccesso d'alimenti con acrilammide è collegato allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Recentemente l'Unione Europea ha posto un limite di contenuto di acrilammide negli alimenti, il composto è stato classificato come potenzialmente cancerogeno e clastogene come un composto che può indurre un'alterazione della struttura del cromosoma.

L'assunzione di frutta e verdura deve essere nel modo più naturale possibile, cruda quando è possibile  oppure cotta a vapore o a bassa temperatura per conservare tutte le vitamine e i sali minerali che sono contenuti.


Facciamo qualche confronto.

Ingredienti patatine fritte ( chips) classiche

Pringless originali
Ingredienti: Patate disidratate, Oli vegetali (girasole, mais), Farina di riso, Amido di frumento, Farina di mais, Emulsionante (E471), Maltodestrina, Sale, Estratto di lievito, Lievito in polvere, Colorante (annatto)

San Carlo classica
Ingredienti: Patate, Olio vegetale (girasole), Sale marino, Può contenere tracce di latte, senape, soia e sedano

Amica Chips 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole (33%), Sale

Pata Lavorazione artigianale 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole alto oleico 23% , Sale iodato 1%, Senza glutine


Ingredienti di chips veggie o con le verdure:

Tyrrells Veg Crisps
Ingredienti: Ortaggi in proporzione variabile (barbabietola, pastinaca e patate) 68%, Olio di semi di girasole, Sale marino

Gilli Veggie-Chips
Ingredienti. Verdure in parti variabili 73,5% (carota, barbabietola, pastinaca, patata dolce), Olio di semi di girasole 25,5%, Sale marino 1%

Amica snack Veggie 
Ingredienti: Patata disidratata 38.6%, Fecola di patate, Olio di semi di girasole, Sale, Vegetali disidratati (aglio, pomodoro 0.6%, peperone verde, prezzemolo, spinacio 0.16%, origano), Estratti vegetali coloranti (paprika, ravanello, ribes, mela), Curcuma, Può contenere tracce di glutine, sedano e anidride solforosa

Pai veggie snack con pomodori e piselli
Ingredienti : Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata, Sale, Pomodoro in povere (1,8%), Farina di piselli (1,3%), Farina di spinaci, Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape, SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI

Pai veggie snack con spinaci e ceci
Ingredienti: Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata , Sale, Farina di spinaci (2,7%), Farina di ceci (1,3%), Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape , SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI


Qualche considerazione

A dire il vero ingredienti delle veggie chips fanno apparire sane quelle classiche . Cominciamo nel dire che chips nel senso di patatine fritte sono solo quelle fatte con le patate mentre per quanto riguarda quelle "vegetali" alcune possono chiamarsi snack perchè in alcuni casi sono delle soluzioni con fecola di patate e farine di vegetali solo i marchi Tyrrells e Gilli parlano di Crisps e di Chips in cui le verdure o gli ortaggi sono lavorati come le patate.

Una sola cosa il termine veggie mi è sembrato un po' furbetto, non comprendo nelle patatine classiche di patate cosa ci sia che non può essere consumato dai vegani?

In qualsiasi caso le differenze sono poche, è vero che qualche snack veggie ha qualche caloria in meno e qualche grammo di grassi meno ma siamo portati a pensare che questa differenza incide poco a livello di calorie introdotte quotidianamente.


Per quanto riguarda in particolare la quantità la raccomandazione di 30 g sono come quelli per i due cucchiaini di nutella non faccio in tempo a girarmi a casa mia che non sparisce solo la nutella ma anche il barattolino di vetro.

Sovente si consuma il pacchetto intero che in genere supera i 100 g. che in alcuni casi possono rappresentare il 30% del totale delle calorie giornaliere con un'apporto eccessivo in grassi.

Il prezzo è quello che invece stupisce di le patatine vegetali che possono arrivare anche a 30 euro al kg mentre quelli patate partono da 4 euro al kg, una forbice di prezzo molto alta. 30 euro al kg lo raggiungono alimenti come il ricercato filetto di tonno fresco.
Comprendo che barbabietola, zucca e patata americana costi più delle semplice patata ma non otto volte in più, un prezzo che fa venire molte perplessità.

Sintesi

Non possiamo definire le chips vegetali più sane di quelle classiche, sicuramente hanno più appeal, che in qualche modo sembrano attenuare più facilmente il nostro senso di colpa.


NB: i prezzi rilevati in Esselunga sulla piazza di Milano

sabato 4 maggio 2019

Statine al 50%

Le Malattie Cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello mondiale, la correlazione tra l'incidenza delle malattie cardiovascolari e i valori di  LDL è riconosciuta,  Le statine sono note per la  riduzione dei valori di colesterolo cattivo pertanto possono incidere sulla diminuzione del rischio per le malattie cardiovascolari.

Bisogna specificare che la prescrizione delle statine è rivolta a tutti coloro che hanno un rischio cardiovascolare alto per la propria storia personale e per più fattori di rischio, non è solo sufficiente il valore di LDL alto, possono incidere nella prescrizione altri fattori come : un colesterolo alto in famiglia, problemi di sovrappeso o obesità, diabete, ipertensione, storia familiare di infarto miocardico, fumo, un precedente attacco cardiaco.

Per un rischio cardiovascolare basso invece si preferisce incidere sulla modificazione dello stile di vita, sull' alimentazione e in generale sulla riduzione dei fattori di rischio.

Uno studio recentemente pubblicato su Hearth, suggerisce che circa la metà dei pazienti non beneficia della loro somministrazione.

I ricercatori britannici hanno seguito 165.411 a rischio cardiovascolare che hanno iniziato la terapia con le statine tra il 1990 e il 2016 . Hanno misurato i livelli di LDL (il colesterolo "cattivo"), prima della somministrazione e dopo 24 mesi e sono stati seguiti per una media di sei anni.

Se il 50% ha risposto positivamente alla terapia e ottenuto una diminuzione del 40% dell'LDL, l'altro 50% per diverse ragioni non ha avuto una riduzione del rischio cardiovascolare, in parte perché alcuni di queste persone geneticamente non rispondono al farmaco, altre a causa degli effetti collaterali abbandonavano la terapia dopo qualche tempo.

L'abbandono della terapia va gestito sempre dal medico curante, pertanto è necessario informare il proprio medico se si decide di non seguire più la terapia anche per delle ragioni importanti.

Riferimenti:
Ralph Kwame Akyea, Joe Kai, Nadeem Qureshi, Barbara Iyen, Stephen F Weng " Sub-optimal cholesterol response to initiation of statins and future risk of cardiovascular disease "  Hearth BMJournal 16/04/2019

martedì 9 aprile 2019

Grassi saturi nel cioccolato?

Maria Laura G, Genova:  Ho comprato una tavoletta di cioccolato con contenuto di 75% di cacao, leggendo l'etichetta ho visto che c'è una certa quantità di grassi saturi, ma non erano solo nella carne?

Comprendo che può stupire perchè in generale associamo i grassi saturi a prodotti carnei, in particolare alla carne rossa oppure ai derivati del latte come i formaggi, tuttavia gli acidi grassi saturi possono essere anche d'origine vegetale. Nel tuo caso sicuramente arrivano dal burro di cacao uno degli ingredienti del cioccolato fondente; si tratta ovviamente di una composizione diversa di acidi grassi saturi rispetto ai prodotti carnei.

Il burro di cacao è composto dagli acidi grassi: oleico ( che si trova anche nell'olio d'oliva) acido palmitico e acido stearico (è da questi ultimi due che arriva il contributo in acidi grassi saturi).

Gli alimenti vanno considerati nella loro interezza, non solo per una singola voce della tabella nutrizionale, è vero che il cioccolato fondente viene visto in modo favorevole dalla maggior parte dei professionisti della salute che si occupano d'alimentazione ma nella quantità di quadratino al giorno l'equivalente più o meno di 5g..


Comunemente gli acidi grassi saturi si associano alla carne in particolare alla carne di manzo, ma va detto a tutte le carni incluse quelle d'agnello e di maiale.

Nonostante più studi identificano nei prodotti industriali l'abuso di grassi saturi, alcuni ricercatori avevano individuato negli Usa tra le forse possibili cause dell'innalzamento di grassi saturi nella dieta, il consumo di carne (3 volte in più rispetto all'Italia) e l'eccessiva frequenza ai fast food ai cosiddetto panino con hamburger  dove oltre alla carne a incidere sono l'aggiunta di fette di formaggio e le fette di pancetta (per non tenere conto dell'aggiunta di salse e per completare il pasto patatine fritte e bevande zuccherate).


Ricordando che tutti i grassi nelle giuste proporzioni sono essenziali al corretto funzionamento dell'organismo inclusi i grassi saturi.

Quello che va limitato non è tanto la normale alimentazione o il consumo occasionale di qualche prodotto ma l'eccesso in generale nella dieta quotidiana di grassi saturi, è un problema di quantità e più in generale sarebbe meglio dire di qualità e varietà dell'alimentazione.

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venerdì 8 marzo 2019

Quando un dolce aiuta a seguire una dieta

Durante una cena ho detto di mangiare un dolce tutti i giorni, tutti i commensali mi hanno guardato male, a dire il vero a volte capita che ne mangio anche due !

Non incide sul mio peso, sarà il metabolismo che mi aiuta? Sarà l'attività fisica? Camminare tutti i giorni per più di un'ora? Andare in piscina due volte alla settimana? Sarà che a casa mia il dolce non manca mai, tutti rigorosamente fatti in casa, dalla crostata di mele alla torta di yogurt, non compro brioches al bar o nemmeno torte in pasticceria.

La dieta è sempre vista come una privazione, la domanda più frequente che mi si chiede è " posso mangiare un dolce se sono a dieta ipocalorica?" Ovviamente si, una dieta di solo insalata non ha mai fatto dimagrire nessuno.

Nell'immaginario collettivo lo zucchero viene collegato all'obesità e alle malattie come il diabete di tipo 2 e al cancro, non solo molti dolci contengono quantità di grassi saturi che possono potenzialmente danneggiare il sistema cardio circolatorio.

Si ingrassa perché non si mangia in modo equilibrato, perché si assumono più calorie di quante se ne consumano, l'esperienze delle diete restrittive oltre che a portare cattivo umore e nervosismo, sovente hanno un effetto solo transitorio sulla perdita di peso, perché non soddisfano il senso del gusto e aumentano la fame.


Una ricerca pubblicata di recente sul Journal of Experimental Psychology, ha evidenziato che coloro a cui veniva dato la possibilità di mangiare un dolce all'inizio del pasto, hanno scelto piatti più sani  e hanno assunto meno calorie nel complesso del pasto e hanno limitato gli episodi dei fuori pasto.

A portare a questo risultato ci possono essere state più ragioni, il senso del gusto soddisfatto ha permesso di fare scelte più sane, inverosimilmente il complesso di colpa d'avere mangiato un dolce ha portato a scelte meno caloriche.

Il Prof. Reimann responsabile dello studio sostiene che il 70% delle persone seleziona un menù si fa influenzare dal primo piatto scelto. Nel nostro caso la scelta del dolce ha portato i commensali a fare scelte più virtuose e sane assumendo nel complesso 250 kcal in meno.

Bisogna però anche dire che questo ha funzionato solo per il dolce, non ha avuto lo stesso effetto quando la prima scelta era la frutta o l'insalata. Sono più portato a pensare alla soddisfazione di piacere del palato che al complesso di colpa che ha spinto a scegliere piatti meno calorici.

Pertanto strategicamente sono convinto che anche una piccola porzione di dessert può effettivamente essere utile a seguire una dieta ipocalorica, magari riducendo poco per volta la frequenza e la quantità.

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Riferimenti: 
Flores, D., Reimann, M., Castaño, R., & Lopez, A. (2019). If I indulge first, I will eat less overall: The unexpected interaction effect of indulgence and presentation order on consumption. Journal of Experimental Psychology: Applied. .

martedì 5 marzo 2019

Abuso d'alcol genera 43.500 decessi all'anno

Valeria S, Padova: Come mai si parla poco dell'abuso d'alcol e dei suoi effetti sulla salute e sulla società?

In una recente ricerca Eurispes Enpam (ottobre 2018) in Italia è stato calcolato che l'abuso d'alcool ha provocato 435.000 decessi in dieci anni, circa 43.500 all' anno (il 7,25% dei decessi), la terza causa di mortalità dopo ipertensione e fumo.

Il problema dell'alcol è spesso sottovalutato poiché il consumo procapite negli ultimi anni è precipitato, si beve sempre meno a livello generale questo però non si traduce ancora in un beneficio statisticamente rilevante per la salute.

In parte dovuto alla carenza di statistiche negli anni passati e in parte generate dal fatto che solo adesso le nuove conoscenze scientifiche hanno messo in relazione l'abuso di alcool con alcune patologie, di conseguenza i dati non sono confrontabili.

Non si tratta di solo un problema di salute legato all'abuso di alcol per delle patologie, seconde il sito alcol.info , l'abuso di alcol in Italia è responsabile del 47% degli incidenti stradali e del 41% degli omicidi.


Possiamo affermare con certezza che se dal punto di vista statistico si beve meno, quelli che bevono però abusano più facilmente.

In particolare i giovani per i quali l'alcol rappresenta una sorta di rito d'iniziazione dal passaggio dell'età adolescenziale all'età adulta, il gioco preferito la gara tra amici a chi beve di più in quel target giovane  dagli undici ai diciannove anni.

C'è nella società la volontà di normalizzare l'ubriachezza, di coniugarla con il mito del buon vivere e di giustificarla semplicemente come ricerca d'evasione e divertimento.

Abuso d'alcol riguarda soprattutto gli uomini piuttosto che le donne  in rapporto di 3:1, anche per le conseguenze legate alle patologie per l'abuso d'alcol, tranne  per le malattie cardiovascolari dove a rischiare sono più le donne degli uomini nonostante queste rappresentino un numero molto inferiore. 

Le principali patologie legate all'abuso di alcol sono la cirrosi epatica, il cancro, le malattie cardiovascolari secondo alcuni ricercatori l'abuso di alcol può essere collegato anche ad altre patologie che possono riguardare l'apparato digerente, il rene, diabete, le malattie neuropsichiatriche e tutte quelle patologie che l'abuso di alcol porta a modificare la percezione della realtà e dei comportamenti ( per esempio le malattie sessualmente trasmissibili e i comportamenti violenti).

Chi abusa d'alcol spesso non si accorge o per lo meno è bravissimo a mascherarlo, sull'alcol c'è mancanza di controllo sociale, l'ubriaco è simpatico, chi non ha preso una sbronza una volta nella vita, si tende troppo a giustificare l'abuso.

Invece va fermato, la sera quando vado in giro e vedo persone che abusano d'alcol al bar, intervengo non riesco ad essere indifferente, la vita sicuramente non è piacevole sempre per tutti, porta anche dispiaceri, momenti tristi e poco felici ma l'abuso d'alcol non è un modo per renderla speciale.



Sintesi

Si parla poco dell'abuso d'alcol perché  c'è nel comportamento dell'ubriaco una sorta d'accettazione sociale, di giustificazione e di simpatia, bisogna invece rimarcare che si tratta di un comportamento non sano e non corretto nei suoi confronti e nel confronti del prossimo.

Purtroppo la mia deformazione professionale mi ha portato a conoscere che dietro un uomo che abusa d'alcol c'è una storia familiare di violenza, una donna, un figlio o una figlia che subiscono in silenzio.

Fonti: 
The Lancet, August 2018, Eurispes Enpam Ottobre 2018, Oms, alcol.info, Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS).

mercoledì 16 gennaio 2019

Un'adeguato intake di fibre previene malattie cardiache, ictus, diabete e tumore al colon?

Un'analisi approfondita di 243 studi pubblicata su Lancet rilancia l'importanza del ruolo delle fibre nell'alimentazione.

Sembrerebbe che la quantità di fibra ingerita possa incidere sulla diminuzione del rischio di 4 patologie che sono tra le più diffuse nel mondo occidentale.

Coloro che hanno un' alimentazione ricca di fibre hanno un ridotto il rischio di malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e tumore del colon, questo dato inciderebbe anche sull'aspettativa di vita, diminuendo il rischio di morte prematura dal 15 al 30%.

Le persone assistite che hanno l'abitudine di mangiare 25-29 grammi di fibra da alimenti come frutta e verdura ogni giorno (non da integratori ) hanno mostrato una maggiore riduzione del rischio di sviluppare queste patologie.



I benefici del consumo di fibre non sono una novità diversi studi pubblicati precedentemente hanno messo in rilievo che gli alimenti ricchi di fibre tendono ad essere più consistenti e richiedono più tempo per la masticazione, maggiore tempo per mandare al cervello i segnali di sazietà, velocizzare il transito intestinale e di conseguenza essere utili per avere un maggiore controllo sul peso e di conseguenza sull'Obesità, uno dei maggiori fattori rischio per le malattie cardiache e cancro.

Alimenti ricchi di fibra inoltre possono stimolare i batteri benefici nell'intestino riducendo cosi il possibile il rischio di cancro al colon.

La riduzione del contenuto di fibra nell'alimentazione segue di pari passo l'evoluzione dell'industria alimentare, gli alimenti ultra elaborati tendono a ridurre il contenuto di fibre nell'alimentazione, questo spiega in parte il fatto che nonostante il numero di vegani e vegetariani sia in aumento non è lo stesso per il consumo di fibra.


Lo studio per quanto vasto e documentato non tiene conto dell'ambiente e dello stile di vita delle persone, per esempio uno stile di vita attivo ha già dei benefici della salute per quanto riguarda queste patologie.

Lo studio tiene conto esclusivamente dell'alimentazione ma le patologie prese in esame hanno cause spesso multifattoriali e qualche volta genetiche, puntare e dare solo una spiegazione sulla dieta mettendo in rilievo solo l'obesità e l'intake di fibra è corretto ma forse un po' riduttivo.


Per raggiungere i livelli adeguati di fibre per quanto riguarda noi consumatori, dobbiamo prestare attenzione ai nostri acquisti, non  ci siamo accorti con il tempo che più un ingrediente è elaborato e trasformato più è povero di fibre e vitamine, per esempio la polpa di mela che acquistiamo già pronta è molto comoda e pratica ma non è come mangiare una mela fresca. 

Pertanto per raggiungere i livelli d'intake di fibra è utile oltre che prediligere prodotti meno elaborati, alimenti a base di carboidrati non raffinati come cereali integrali e consumare legumi, ortaggi, frutta e verdura fresca (inclusi piccoli quantitativi di frutta secca contribuiscono a raggiungere il livello adeguato di fibre).

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martedì 25 settembre 2018

Perché è utile inserire indice glicemico nelle etichette alimentari?

Giada M, Cesena: Si è sempre detto favorevole all'inserimento dell'indice glicemico degli alimenti, come mai?

Ad essere del tutto sincero non mi ricordo, d'averlo scritto o detto, ma è possibile. Sono stato uno dei primi a sottolineare l'importanza dell'indice glicemico nell'alimentazione nei primi anni del 2000, perché c'era nei confronti delle diete a basso indice glicemico poca considerazione in Italia.

Negli ultimi anni il tema dell'indice glicemico è tornato d'attualità con la pubblicazione di ricerche che collegavano l'incremento delle patologie come l'Obesità, Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori ad uno stile di vita sedentario e un''alimentazione poco corretta.


Alimenti ad alto indice glicemico stimolano la sensazione di fame

Ricordo che la glicemia è la misura dello zucchero nel sangue. L'indice glicemico classifica gli alimenti in base all'elevazione del glucosio nel sangue.

Più alto è l'indice glicemico più alto sarà l'innalzamento del glucosio nel sangue, questo provoca una forte secrezione dell'insulina per abbassare il livello di zucchero nel sangue.

La diminuzione dei zuccheri nel sangue a seguito dell'azione dell'insulina stimola la sensazione di fame.

Gli alimenti ad alto indice glicemico sono più propensi a fare aumentare di peso, perché aprono l'appetito.

Stimolano quel comportamento spesso citato dalle persone obese che non riescono a controllare la loro alimentazione, d'avere appetito anche a stomaco pieno.


Informazione utile ma non sufficiente

Cosi secondo alcuni ricercatori fare conoscere l'indice glicemico di un alimento o di un prodotto potrebbe aiutare tutte quelle persone che sono a rischio di queste patologie.

Difficile dire quanto questo può essere utile, ci troviamo di fronte al consumo di prodotti alimentari elaborati e ultra trasformati, per anni si è ridotto il contenuto dei grassi nei prodotti alimentari in favore di un' aumento dei sia di zuccheri semplici che di zuccheri complessi.

Sappiamo che consumare alimenti a indice glicemico basso come prodotti da cereali integrali, frutta, verdura e legumi, contribuisce al nostro buono stato di salute e sono alimenti meno associati allo sviluppo di quelle patologie come l'Obesità , Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori.

Per quanto ragione può tornare utile la proposta d'inserire l'indice glicemico nei prodotti alimentari.

Anche se non è sufficiente, forse sarebbe più corretto parlare di carico glicemico, non vorrei che si facesse confusione, bisogna anche preparare le persone a questo tipo d'informazioni sulle etichette.

Inoltre occorre la consapevolezza e la volontà da parte dei soggetti a rischio di conoscere e riconoscere d'avere un problema di salute, di saperlo gestire o ancora meglio prevenire.

Può essere solo parte di un'informazione che ha come obiettivo un alimentazione più adatta alla propria salute e uno stile di vita sano.



Indicazione volontaria crea un'opportunità

Obesità, Diabete e Malattie Cardiovascolari sono viste come delle emergenze sanitarie in alcuni paesi pertanto educare al gusto e un stile di vita sano (che prevede l'attività fisica, camminare, ballare, nuotare, andare in bicicletta) è divenuta una priorità.

Tutta l'industria però non ha dimostrato di gradire molto questa proposta dell'indicazione dell'indice glicemico sulle confezioni dei prodotti alimentari. In realtà per le aziende del settore alimentare questo può essere un'opportunità, perché rispetto ad alcuni anni sono aumentate l'offerte di prodotti per vegetariani, per vegani, alimenti con cereali integrali, alimenti con proteine vegetali, si potrebbe iniziare con un indicazione volontaria.

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martedì 31 luglio 2018

Gli integratori alimentari sono utili o inutili? Nel caso delle malattie cardio vascolari ?

Emma T., Ancona: Gli integratori alimentari sono utili o inutili?
Maddalena D, Sassari: Nel caso delle Malattie Cardiovascolari servono gli integratori?

Una dei grandi dibattiti della Medicina odierna è l'uso degli integratori alimentari, per alcuni utili per altri no, in tutto questo c'è il consumatore con una pillola in mano che non sa cosa è bene fare.

Eppure il mercato degli integratori alimentari parla chiaro, su una cosa non c'è alcun dubbio che gli integratori alimentari fanno molto bene a chi li produce e li commercia, il settore è in crescita: i ricavi segnano un +7,3% nel 2017, arrivando a valere quasi 3 miliardi di euro, in modo particolare grazie alle vendite in farmacia, che da sole fatturano 2.572 milioni di euro., questo secondo un indagine del Centro Studi di FederSalus .

Il profilo del consumatore elaborato nel 2013 dall'Istat vede prevalente le donne come maggiori consumatrici (56% rispetto agli uomini), laureate, che vivono nelle grandi città, praticano attività fisica in modo regolare. 

Queste consumano più integratori di vitamine e sali minerali rispetto ad altri integratori, ai quali sovente aggiungono integratori di fibre e di probiotici. Negli uomini sono più consumati integratori a sostegno dell''attività fisica o sportiva 

La principale motivazione del consumo è la ricerca di un migliore stato di salute e benessere, mentre l'autoprescrizione vince sul consiglio medico mentre una certa influenza lo hanno i coach e gli allenatori in palestra.


Dalla prevenzione clinica alla promozione della longevità

Se fate caso alla pubblicità per ogni piccolo problema di salute c'è un integratore alimentare per superarlo, questo in una società del benessere dove le carenze sono piuttosto rare.

Questo perché oggi l'interesse per i micronutrienti si è spostato dalla prevenzione degli stati di carenza clinica alla promozione della salute e della longevità utilizzando vitamine e minerali supplementari.

Sono proprio le persone sane le maggiori consumatrici d' integratori alimentari, al mattino la capsula di lievito di birra per rinforzare i capelli, a mezzogiorno la vitamina D e la sera il Magnesio per conciliare il sonno.


Rischio Cardiovascolare e integratori

Nel caso del rischio cardiovascolare, una meta analisi canadese sostiene che i 4 più comuni integratori alimentari come multi vitaminici, Vitamina D, Calcio e Vitamina C, non hanno alcuna utilità nei pazienti a rischio cardiovascolare, non producono alcun effetto.

La ricerca conclude ampliando lo studio e sostenendo che gli integratori alimentari non hanno nessun effetto significativo sugli esiti cardiovascolari e sulla mortalità come: Vitamine A, Vitamina B 6 e beta-carotene; zinco; ferro; magnesio; selenio e le varie formulazioni di multi vitaminici presenti sul mercato.

Alcune di questi sono controproducenti è il caso della Vitamina B3 (niacina), quando è associato all'uso delle statine, dove il rischio di mortalità cardiovascolare aumenta del 10%. La Food and Drug Administration (FDA) nel 2016 ha ritirato l'approvazione della combinazione prolungata di niacina e statine.

L'unica indicazione che sembra sia utile è Vitamina B9 ( l' acido folico) il suo apporto è associato a una diminuzione del 20% del rischio cardiovascolare, ma c'è un solo studio a sostegno di questa tesi. 


Il caso della Vitamina D

Nell'uomo la carenza di vitamina D è associata a: disfunzione vascolare, irrigidimento arterioso, ipertrofia ventricolare sinistra  e alla possibilità di sviluppare diabete, ipertensione e iperlipidemia. La carenza di Vitamina D è inoltre associata a peggior morbilità e mortalità cardiovascolare.

Però le meta-analisi degli studi di supplementazione con vitamina D non hanno mostrato chiari miglioramenti della pressione sanguigna, della sensibilità all'insulina o dei parametri lipidici, suggerendo quindi che il legame tra carenza di vitamina D e malattia cardiovascolare può essere un epifenomeno. Tuttavia nuovi studi sono in elaborazione per il ruolo della Vitamina D nella protezione cardiovascolare.


Sintesi

Gli integratori sono più utilizzati dalle persone con un buono stato di salute, ricordiamo che è sufficiente avere un'alimentazione equilibrata e varia per raggiungere tutti i livelli raccomandati di vitamine e sali minerali.

Proprio per questo a livello internazionale per la riduzione del rischio cardiovascolare oltre che a uno stile di vita sano con adeguata attività fisica si raccomanda una dieta tipo mediterranea più vegetale con basso contenuto di grassi saturi, carne rossa e ricca in frutta e verdura per raggiungere facilmente i livelli raccomandati di vitamine e sali minerali si tende a non fornire alcun integratore alimentare tranne casi particolari.

Gli integratori alimentari dovrebbero essere utilizzati sono in caso di carenze nutrizionali dovute a scelte personali di diete restrittive, a patologie come l'anoressia, la bulimia, a seguito di un intervento di chirurgia bariatrica per Obesità, di prevenzione come la gravidanza o per evitare possibili carenze nell'età della crescita.

Riferimenti:
A.A.V. V. "Vitamine e minerali supplementari per la prevenzione e il trattamento di CVD" Journal of the American College of Cardiology, Volume 71, numero 22, giugno 2018