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giovedì 12 dicembre 2019

Proteine vegetali contro proteine animali, è tutta colpa dei vegani?

Giuditta S., Cerveteri: non si fa altro che parlare di proteine vegetali ma è tutta colpa dei vegani? Siamo tutti diventati vegani? Quali sono le alternative?

Assolutamente non è colpa dei vegani, anche perché se i vegetariani a malapena raggiungono il 10% della popolazione, i vegani solo un 5% (Indagine Mintel 2018).

Le comunità vegane e vegetariane hanno contribuito a creare e stimolare un dibattito e una riflessione sull'eccessivo consumo dei prodotti d'origine animale nella società moderna.


La grande offerta di prodotti per un'alimentazione vegetale è data da altri fattori:

In primo luogo il consenso a livello generale della necessità di un sistema alimentare sostenibile, si  ritiene che l'allevamento di animali sia uno dei maggiori responsabili della crisi climatica, della distruzione delle foreste pluviali, del maggiore consumo di acqua, dell'inquinamento idrico, dell'erosione del suolo, della crescente domanda di suolo agricolo che crea guerre e diseguaglianze sociali.

Gli allevamenti richiedono consumo di farmaci per la crescita degli animali spesso antibiotici che secondo alcuni ricercatori può avere dato origine ad un' antibiotico resistenza negli uomini.

L'alimentazione dei paesi occidentali è fortemente condizionata dai consumi di carne che unita a stili di vita sedentari ha determinato a lungo termine effetti non positivi sulla salute, come l'obesità, le malattie cardiovascolari, i tumori, non mancano ricercatori che collegano alcune patologie della terza età all'eccessivo consumo di prodotti carnei.

Tuttavia nessuno di questi fattori da solo condiziona l'aumento dell'offerta e del consumo di proteine vegetali ma la somma di tutti questi fattori pesa sulle scelte dei consumatori e sui meccanismi di domanda ed offerta.

Le scelte alimentari sono difficili da modificare, richiedono più tempo e più accettazione, le scelte tecnologiche sono più veloci e più facili da modificare, osservate con quale velocità si sono diffusi o si cambiano i smartphone.

Invece le scelte alimentari necessitano di più tempo perché sono condizionate da più fattori come la memoria, la cultura di una comunità, il gusto, la consistenza e non ultimo il prezzo.


Quali sono le alternative più diffuse come materie prime:

I legumi in primo luogo come ceci, lenticchie e fagioli.

I prodotti di soia, tempeh, seitan.

La varietà di cereali  come quinoa, orzo, amaranto, bulgur, grano

Semi oliginosi come noci, mandorle e pistacchi

Verdure e ortaggi come i carciofi, cavoli, cavolini di bruxelles, spinaci, melanzane.


Prodotti alimentari per un alimentazione vegetale

Diverso invece il caso dei prodotti gia pronti studiati per un alimentazione più che vegana adopererei il termine vegetale

Si tratta di prodotti molto elaborati, studiati che hanno alla base farine di legumi, patate, farine di cereali, farine di semi oleosi, proteine del pisello, proteine del riso, ma anche emulsionanti, aromi artificiali e coloranti.

Sono elaborati perché devono dare l'impressione, la consistenza e il gusto come se fosse mangiare carne, pesce o formaggio ma devono essere d'origine vegetale.

Ricordo con molta simpatia del simil salmone elaboratissimo ma fatto con le carote, oppure come sostituto della carne lo jackfruit (Jackfruit Company) un frutto asiatico che opportunatamente trattato ricorda molto per gusto e consistenza quello della carne.

Per quanto mi riguarda non sono molto attratto da questi prodotti che sembrano carne ma non lo sono, che sembrano pesce ma non lo sono, che sembrano formaggio ma non lo sono, se devo mangiare verdura e frutta, preferisco essere cosciente di mangiare frutta  e verdura ma comprendo che possono essere utili per familiarizzare con prodotti a base vegetale.

La maggior parte delle start up negli ultimi anni puntano sulle proteine vegetali oppure sulle alternative alla produzione di proteine animali si va dalla carne sintetica creata in laboratorio alle farine di insetti come i grilli e alle fattorie biotech.


Sintesi

No, non è colpa dei vegani, ci sono più fattori come per esempio le preoccupazioni sulla salute e sull'ambiente che incidono sull'aumento delle preferenze verso le proteine vegetali.

Le scelte alimentari richiedono più tempo per essere modificate, probabilmente è in atto un cambiamento nei consumi alimentari, che sta cercando di rendere le nostre diete più varie e ricche di cereali, frutta e verdura, questo dovrebbe portare benefici alla salute del pianeta e dell'uomo.

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Le alternative vegetali allo yogurt 
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mercoledì 12 settembre 2018

Le nuove abitudini alimentari fanno tremare le multinazionali del settore food

Siamo di fronte a un momento che ritengo storico del settore alimentare, dove le scelte dei consumatori stanno modificando le strategie e  gli investimenti delle multinazionali.

Un fenomeno che non era mai accaduto prima è sempre stato il contrario che le azioni delle multinazionali influenzavano il gusto e le scelte dei consumatori.

A parlare sono stati i bilanci in negativo delle aziende, un modello impostato sul consumo delle proteine di prodotti animali è entrato in forte crisi, si prevede che il consumo delle proteine vegetali sia in forte crescita nei prossimi anni (secondo uno studio di Xerfi).

C'è un forte contesto che prende di mira le produzioni agro alimentari, le denunce della comunità vegana, degli ambientalisti, i studi sul contenuto dei nitriti presenti nei salumi, gli scandali della salmonella nel latte, tutto questo influenza il target della generazione Y, i millennial, quel gruppo di persone che hanno tra i 18 e i 35 anni, che rappresentano il futuro.

Un target che vuole mangiare sano e di conseguenza presta molto attenzione agli acquisti, meno zucchero, meno sale, meno grassi, senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma, più acquisti freschi, locali e artigianali.


Questi nuovi modelli di consumo hanno messo in crisi le multinazionali del settore alimentare che  per non perdere terreno o meglio utili, nel giro di un anno si stanno muovendo in due direzioni.

La prima è il cambiamento del gruppo dirigente e l'acquisizione di nuove aziende bio, vegetali e green.

Nell'ultimo anno c'è una vera rivoluzione dei dirigenti del settore alimentare, il caso più clamoroso riguarda  Indra Noory  della Pepsi sostituita dopo solo un anno (noi gli avevamo detto che il progetto delle chips per signora non andava bene ma la signora ha insistito), come anche di Lu, Orfeo, Campbell Soup, Kellog's, Kraft, General Mills, Nestlè, Danone, solo per citare le multinazionali più note alle prese con un cambio dirigenti.

Sono partite anche le acquisizioni d'aziende in modo d'assicurarsi il controllo sulle materie prime vegetali e sulle loro trasformazione, l'analista del settore Oc&C parla di più di 60 grandi operazioni per un totale di 145 miliardi dollari, negli ultimi sei mesi, non si vedevano azioni cosi importanti da più di vent'anni (citiamo un solo esempio Danone ha acquistato WhiteWawe).

Si tratta di un cambiamento imposto dai consumatori alle aziende e non di una reale condivisione, tuttavia le multinazionali dovrebbero riflettere di come si siano allontanate dai consumatori e di come sia venuto meno l' obiettivo di marketing più importante cioè la soddisfazione del cliente.

martedì 6 marzo 2018

Plastic-free, i prodotti alimentari senza plastica nei supermercati dei Paesi Bassi

Iniziativa molto interessante nei Paesi Bassi nella Grande distribuzione la catena di supermercati Ekoplaza, ha realizzato in un supermercato di Amsterdam il primo settore plastic-free, cioè la vendita di 680 prodotti senza plastica come carne, riso, latticini, biscotti, yogurt, snack, frutta e verdura.

I punti vendita Ekoplaza, sono noti per la grande offerta di prodotti naturali e di prodotti provenienti da Agricoltura Biologica,. Nel rispetto di questa loro filosofia aziendale hanno voluto creare  e testare prodotti realizzati con  imballaggio limitato e con materiali biocompostabili (da fibre vegetali) che offrono un alternativa più che accettabile alla plastica

Da quando c'è la spazzatura differenziale ci si rende conto di quanta plastica c'è negli alimenti, tutti i giorni devo andare a vuotare il mio contenitore di plastica, il 90% degli imballaggi alimentari è in plastica, dalle bottiglie dell'acqua alle frutta.

I maggiori problemi derivano dagli ingredienti per ottenerla, dalla lavorazione della plastica e dallo smaltimento. Non tenendo conto che  una piccola dose di sostanze chimiche può migrare nel cibo. Ci sono infatti normative a livello europeo che stabiliscono dei limiti perché alcune sostanze possono interferire con il sistema endocrino.

Negli ultimi anni diversi progetti di realizzare bioplastica dagli scarti della lavorazione delle mele e della barbabietola da zucchero hanno dato degli ottimi risultati.

Il trend del plastic free è partito in realtà in Regno Unito con A plastic Planet in collaborazione con alcuni supermercati come Islands, che ha sostituito la plastica dei prodotti surgelati con sacchetti di carta riciclabili.

Entro tre mesi saranno 74 i punti vendita Plastic-free di Ekoplaza, non so se sia aperta una nuova fase, ma questo progetto lo trovo interessante, perchè in qualche modo dimostra che è possibile se si cambia atteggiamento un mondo con meno plastica e di conseguenza un mondo meno inquinato dalla plastica difficilmente riciclabile. 

In questo caso da sottolineare che i prodotti plastic free realizzati con materiali biocompostabili non avevano alcun costo in più per il consumatore non come recentemente è avvenuto in Italia che i sacchetti per frutta e verdura sono divenuti obbligatori e a pagamenti nei supermercati.

Per saperne di più: A plastic planet, ekoplaza

mercoledì 6 dicembre 2017

Il frutto del futuro: il fico d'india

Capita spesso sui media di leggere i cibi del futuro si va dalla carne sintetica o meglio artificiale (non mangio quella normale figuratevi quanto m'invoglia quella sintetica) agli insetti, ai frutti da piante OGM. Saranno questi i cibi del futuro?

Personalmente seguo altre fonti come la Fao ( l'Organizzazione delle Nazione Unite di Food e Agricoltura), che da diversi anni studia alcune varietà locali di frutta, verdura e cereali che meglio potranno adattarsi alle nuove condizioni ambientali che il pianeta potrà avere nei prossimi anni.


Si sono concentrati su alcune varietà che possiamo chiamare dimenticate o meglio sottoutilizzate nonostante abbiano eccezionali qualità nutrizionali e di gusto.

Piante che oltre ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche potrebbero avere un buon potenziale commerciale e essere un eccellente fonte di guadagno per un contadino con un piccolo appezzamento di terra o per un'azienda agricola familiare.

Lo scorso mese è stato pubblicato un fascicolo sul Fico d'India, meglio conosciuto botanicamente come opuntia ficus-indica.


L'esperienza della Fao si basa sulla grave siccità che ha colpito il Madagascar nel 2015, il fico d'india è stata un pianta che ha dimostrato di essere una fonte di cibo, di foraggio e d'acqua per la popolazione e gli animali.

Il Fico d'India è un arbusto o meglio albero che varia in media da 1,5-3 m di altezza. I rami (cladodi) sono appiattiti e di colore grigio-verde. I fiori sono gialli e i frutti variano dal giallo al rosso e al viola e contengono piccoli semi che di solito vengono consumati insieme con la polpa del frutto.

Il Fico d'India è un'importante coltura alimentare nelle aree aride. I frutti possono essere consumati freschi, o trasformati in sciroppi e marmellate, mentre i rami vengono puliti e cotti come verdure in stufati e insalate ( ho apprezzato qualche tempo fa la ricetta della nostra amica blogger Rossella di Salsapariglia con le sue Pale di fico d'india saltate ). 

I rami sono anche usati come foraggio per il bestiame, sia come foraggio fresco o immagazzinato come insilato.


Per il suo alto livello di tolleranza alla siccità, all'aumento delle temperature e al degrado del suolo, le coltivazioni di fico d'India si stanno sviluppando in molti paesi, vengono perfino piantati ai margini dei terreni come barriera contro il vento.

Secondo gli agronomi il Fico d'India contribuisce a migliorare la qualità del suolo, in particolare per le coltivazioni d'orzo e potrebbe secondo una nuova ricerca contribuire in parte a limitare le emissioni di gas serra in quando riduce la metanogenesi dei ruminanti quando viene integrato nel foraggio degli animali.


La coltivazione dei fichi d'India sta gradualmente guadagnando terreno in Messico, dove è originario, il frutto ha raggiunto più di 80.000 ettari di coltivazione di questi 10.000 per la sola alimentazione umana, è stato stimato che in Messico il consumo medio pro capite è di 6,4 kg all'anno.

Dopo il Messico è il Perù la nazione con più di 40.000 ettari di coltivazione di fichi d'India, seguito dal Brasile, dove viene usato come foraggio per gli animali, è anche coltivato in Stati Uniti, diversi paesi che si affacciano sul mare Mediterraneo (Spagna, Italia, Grecia, Malta, Tunisia), Angola, Kenya, Etiopia e Sudafrica.

Dal punto di vista nutrizionale il Fico d'India, è ricco di acqua ideale per rinfrescarsi durante l'estate, contiene una discreta quantità di fibre, utile per favorire il transito intestinale.

Come la maggior parte della frutta è ricco di vitamina A e vitamina C, con un discreto potere antiossidante, si distingue anche per il contenuto di Magnesio.

Il consiglio è di mangiarli quando sono maturi e dolci per apprezzarne meglio il sapore.

Oltre al Fico d'India l'attenzione della Fao sull'agricoltura del futuro si sta soffermando su alcune piante come la Moringa, Panico Indiano (eleusine coracan), Amaranto, Cardo, Vigna Subterranea (Bambara Groundnut), Grano SaracenoPachyrhizus, di cui spero di potere parlare nel prossimo futuro.

Questo post serve per concludere il post precedente sull'agricoltura del futuro non sarà solo importante che tipo di agricoltura scegliere ma che cosa produrre visto le mutate condizioni ambientali.

Fonte delle notizie: Fao 


giovedì 30 novembre 2017

Il futuro sarà per l'agricoltura biologica? Cos'è l'agricoltura ragionevole?

Andrea C, Varese : il futuro sarà per l'agricoltura biologica o l'agricoltura intensiva? 
Carla M, Pesaro : Cos'è l'agricoltura ragionevole?

Nel 2050 secondo le previsione demografiche la popolazione mondiale sarà di circa dieci miliardi, come nutrirle?

Una domanda molto difficile  credo che sono pochi coloro che possono fornire una risposta chiara ed autorevole, in quanto sono ancora molte le variabili che possono modificare l'andamento del settore dell'agricoltura  e del settore alimentare nei prossimi anni.

Tra le variabili più importati c'è il meteo, l'agricoltura è direttamente collegata con l'andamento del tempo atmosferico che negli ultimi anni è stato molto "anomalo" incidendo non poco sulla resa dei raccolti dei cereali, di frutta e verdura che sono alla base dell'alimentazione umana.

La seconda variabile non meno importante riguarda le superfici coltivabili, in molti paesi si riducono a causa dell'avanzare del deserto o dello sfruttamento dei suoli, la penuria di aree coltivabili ha aperto una corsa all'acquisto di superfici coltivabili da parte dei paesi ricchi come il Giappone che dipende dall'offerta estera per soddisfare i consumi alimentari.


Il mercato bio un mercato d'élite

Il 90% del mercato del biologico interessa i cittadini dei paesi ricchi del Nord America e dell'Europa che desiderano alimenti sani, buoni, prodotti in modo più naturale possibile.

Secondo i dati del 2014 nel mondo sono 43,7 milioni d'ettari coltivati con il metodo biologico e rappresentano nel totale delle superfici agricole coltivate solo 1%.

La domanda del bio crescerà ancora nei prossimi anni perchè attualmente nonostante si parli molto d'agricoltura biologica la produzione è ancora marginale.

In Italia nel Rapporto Sinab 2017, è uno dei paesi più virtuosi, l'agricoltura biologica incide per il 14, 5% sul totale del suolo coltivabile con due punti in percentuale in più rispetto al 2015, un agricoltura  in crescita.

C'è una concentrazione di aree coltivate a biologico, il 46% sono rappresentate da 3 regioni: Sicilia, Calabria e Puglia, il Sud Italia supera nei dati il Nord e il Centro sia per aree coltivate che per numero d'aziende e operatori.


Quello che però sappiamo è che il biologico difficilmente riuscirà a nutrire il mondo in quanto le aree coltivabili non possono soddisfare solo col il metodo biologico di bassa resa la domanda generale d'alimentazione.

Hanno calcolato che per soddisfare l'esigenza di una singola persona si necessita di 63,4 are di terra agricola coltivata a biologico, l'Italia come altri paesi non potrà essere autosufficiente con l'agricoltura biologica vista la totalità delle terre coltivabili che ammonta a 15 milioni d'ettari.

Da diversi anni l'Italia è in deficit di suolo agricolo ed è costretta a importare prodotti agricoli dall'estero sia per il consumo che per la trasformazione.

Se è teoricamente autosufficiente per verdura, frutta e ortaggi non lo è per legumi, cereali, patate, zucchero, carne.

Nonostante l'agricoltura biologica ha mosso i primi passi anni '60, si tratta ancora di un'agricoltura giovane, dove è ancora possibile intervenire con progressi tecnici e agronomi al fine d'aumentare la produzione.

Si stanno sperimentando con successo pratiche biologiche per la lotta agli insetti che distruggono i raccolti, come per esempio le coccinelle per sradicare gli afidi che infestano i campi coltivati a cereali come il grano.

Si stanno sempre di più diffondendo con successo la pratica di lotta integrata nella frutta attraverso la produzione di ferormoni di sintesi  per creare della confusione sessuale per gli infetti che infestano i meleti e i castagneti.

Tutta questa nuova sperimentazione con successo mi induce a pensare positivo per l'agricoltura biologica del futuro anche se non sarà in grado di soddisfare tutta la domanda mondiale.



L'agricoltura ragionevole

Si sente sempre parlare più spesso d'agricoltura ragionevole o meglio d'agricoltura per la conservazione dei suoli.

Ricordo ancora gli anni '80 con un libro dell'Onu "il futuro di noi tutti" dove le problematiche per una agricoltura ragionevole erano già state affrontate ma che hanno avuto poco seguito o per lo meno un seguito molto limitato a distanza di 37 anni.

Il suolo costituisce la base della produzione del cibo, si tratta di una risorsa naturale di grande valore, ma sottovalutata, l'estensione naturale dei suoli produttivi è limitata e si trova a dover affrontare le pressioni crescenti di tutte le attività umane, non riguarda solo la richiesta d'aumento delle attività agricole per soddisfare la domanda di cibo, ma altre attività come l'urbanizzazione, l'energia e lo sfruttamento dei suoli per le materie prime.

Il rispetto dei suoli e loro conservabilità per il futuro dovrebbe essere un programma di tutti i paesi, l'attuale tasso di degrado del suolo del 30% può mettere in pericolo la capacità delle generazioni future di soddisfare i bisogni più essenziali.

Per sostenere un agricoltura ragionevole c'è bisogna di una politica sensibile a queste problematiche che crei programmi volti a promuovere normative rigorose e controlli efficaci al fine di limitare l’accumulo di contaminanti oltre le soglie prestabilite per la salute umana.

(L'esempio del glifosato che è stato rinnovato l'uso da parte dell'Unione Europea per altri cinque anni, sicuramente non va in questa direzione)

Noi ci auguriamo un futuro in cui aumenteranno le superficie dei terreni gestiti con pratiche sostenibili è un augurio che deve trasformarsi in certezza.


Il mio sentimento positivo nasce d'alcuni segnali che mi sono arrivati negli ultimi anni:

- Ritorno all'agricoltura dei giovani, con nuove idee, una sensibilità più green per la produzione di ortaggi, cereali, frutta e verdura ma anche stile di vita.
- Aumento delle superficie agricoltura biologica e sostenibile.
- Riduzione del cibo sprecato
- Recupero delle superfici piatte dei tetti per l'agricoltura e contemporaneamente rimanere le case più fresche.
- Riduzione delle proteine animali nell'alimentazione (diminuzione nell'atmosfera di gas dovuta alla flatulenza dei bovini)
- Aumento del numero dei vegetariani
- Affollamento dei mercati contadini, nel vedere tante persone disposte a spendere di più per avere un prodotto più sano.

Questi segnali chiaramente non bastano ma indicano una direzione, deve poi la politica implementare interventi e leggi volte al rispetto dei suoli e alla conservabilità per il futuro, in questa direzione non vedo segnali oltre che tante parole.

Non ho mai visto un partito politico che nei programmi di governo inserisca questi temi come priorità.


Sintesi:

L'agricoltura biologica per quanto se ne parli molto riguarda solo 1% delle superfici coltivate nel mondo. Ogni anno nei paesi occidentali aumenta la superficie dedicata all'agricoltura biologica, credo che con l'introduzione di nuove innovazioni il biologico potrà aumentare la sua produzione e crescere d'importanza, si parlerà sempre di più di bio similarietà e di prodotti bio controllati.

Nuove consapevolezze crescono nel mondo sul rispetto del suolo e della sua conservabilità per il futuro. C'è un maggiore stimolo alla gestione delle risorse del pianeta che dovrà essere unito a un programma di controllo demografico (in particolare alcuni paesi d' Africa e d'Asia).

La ragionevolezza purtroppo non è insita naturalmente nelle persone e ancora meno nella politica e nelle organizzazioni, tuttavia siamo ancora in tempo per potere fare delle scelte ed essere noi i driver del cambiamento invece che subirlo per causa di forza maggiore.

Come consumatori cosa possiamo fare? Cercare di fare delle scelte di qualità per quanto il nostro reddito ce lo permette, l'alimentazione negli ultimi anni si distingue per disuguaglianza sociale, inutile negare che il biologico è caro, anche se ci sono diverse cooperative che portano il biologico fino a casa, annullando il costo in più dei canali distributivi.

Nutrirsi in modo sano quando porti a casa mille euro al mese e sei single con un figlio o due da mantenere magari in una grande città, non è impossibile ma certo è molto difficile.

martedì 14 novembre 2017

Come scegliere un dolce leggero? Quale dolce quando si è a dieta?

Alessandra A. Padova, Vorrei sapere come scegliere un dolce ma che sia leggero e poco calorico per non appesantirmi troppo
Claudia M. Brindisi: Bisogna rinunciare a un dolce quando si è a dieta ipocalorica ?

Credo che tutti voi siate a conoscenza che alimenti ricchi di grassi e di zuccheri non sono molto compatibili con un regime ipocalorico o un pasto leggero, tuttavia si possono trovare delle ottime scelte, sia per chi vuole mangiare a fine pasto un dolce senza appesantirsi sia per chi non può abusare d'alimenti troppo ricchi di calorie.

La Dieta non deve fare rima con privazione del gusto o del piacere, questo non significa necessariamente mangiare tiramisù tutti i giorni. Bisogna cercare di seguire lo schema che il professionista della salute ci ha preparato, se si ha difficoltà a seguirlo farlo presente in modo d'avere più possibilità di scelta per un regime alimentare più ricco e adatto alle nostre esigenze.


Al Ristorante cosa scegliere?

Se a casa è più facile controllare quantità e qualità degli ingredienti, più difficile se si è al ristorante o in pasticceria perché è più facile farsi influenzare dall'ambiente e della convivialità.

Non posso parlare in generale ma negli ultimi anni è diventato più facile trovare dei dolci leggeri, alcune pasticcerie propongono dei dolci a ridotto contenuto di zucchero e grassi.

Io stesso frequentando alcuni ristoranti ho imparato a ripetere a casa dei dolci leggeri come fare delle creme dolci vegetali con la polpa di avocado, con la polpa di zucca e anche con la radice del prezzemolo.

Sempre dai grandi chef ho imparato le mousse d'agrumi come la mousse d'arancia, le mousse di limone, dei bianchi d'uovo montati con lo zucchero a velo, profumati e insaporiti con bucce e succhi d'agrumi.

Possono essere dei fine pasto gradevoli e leggeri.

Tuttavia nella maggior parte delle pizzerie e dei ristoranti troviamo i dolci industriali più spesso surgelati creati per il canale della ristorazione come i Profitterol, Tiramisù, la Torta della nonna, Saint Honorè, Millefoglie, in questo caso la cosa più consigliabile è scegliere una bella macedonia di frutta fresca.


La dolcezza della frutta e la varietà della macedonia

La macedonia è una scelta classica raccomandata dai professionisti della salute in particolare, se si mangia fuori casa. Per creare un piatto con più appeal molti ristoratori hanno cercato di renderla più interessante curando la presentazione, il taglio e arricchendola con più varietà di frutta.

A casa possiamo scegliere della frutta più matura e arricchita d'erbe aromatiche, di spezie come la cannella, di profumi come l'acqua di fior d'arancio e lo sciroppo di rose.

Non tutta la frutta è dolce allo stesso modo, dipende dalla varietà e dalla maturazione, più la frutta è matura più è ricca di zuccheri e di conseguenza più gradevole:

Frutta più ricca di zuccheri, tra il 15 e il 20%: uva, fichi, datteri, ciliegie, litchi e banane

Frutta ricca di zuccheri, tra il 10 e il 15%: mele, pere, frutto della passione, melograno, mango, cachi, prugne.

Frutta moderatamente ricca di zuccheri, tra il 7 e il 10% di zuccheri: mandarini, ananas, albicocche, clementine, kiwi, pesche, pesche noci,  meloni, anguria.

Frutta meno ricca di zuccheri, meno del 6% : pompelmo, mirtillo selvatico, melone, more, lamponi, mirtilli rossi, carambola, noci fresche, limone

Il messaggio importante è che la frutta può diventare un ottimo dessert da solo e che comunque tutti i dolci che hanno un'alta percentuale di frutta sono i meno calorici e più gradevoli, un dato che è fondamentale per le vostre scelte, anche se mi piacerebbe che le persone tenessero di più in debito conto la ricchezza della frutta per il contenuto di fibre, vitamine e sali minerali.


Frutta più derivanti del latte o alternative vegetali allo yogurt o al formaggio

Si può rendere un dessert più ricco e completò se si unisce alla frutta fresca come la macedonia: un yogurt. La scelta può essere molto vasta tra yogurt magro, yogurt parzialmente scremato, yogurt intero bianco, yogurt greco, alternative vegetali allo yogurt, la percentuale dei grassi variano dallo 0,1 al 4,0%, si tratta di un dato relativamente basso, prestate invece più attenzione al contenuto di zuccheri.

Uno dei dessert light più famosi degli anni '70 ero lo yogurt a cui veniva sciolta della gelatina e si accompagnava con la frutta fresca.

Personalmente un dolce peccato di gola non mi dispiace del formaggio bianco fresco o delle alternative vegetali al formaggio con della frutta, anche se le percentuali dei grassi s'innalzano leggermente.

Gradisco molto la ricotta per quella punta di gusto salato che si abbina molto bene al sapore della frutta, ci sono in commercio ricotte con il 10-12% di grassi, si possono zuccherare eventualmente con sciroppo d'agave che ha un indice glicemico inferiore allo zucchero.


Un dolce peccato di gola a casa

Fare un dolce a casa è il modo migliore per mangiare un dolce leggero e dove è più possibile controllare la qualità degli ingredienti, vedo tanti dolci nei blog con ingredienti di qualità, con buoni grassi e più zuccheri.

Ci sono più dolci dove la frutta può essere protagonista stando sotto alle 150 calorie a porzione come le pere al forno, le mele cotte con il rosmarino, mele al forno con salsa d'arancia. Si può sostituire la pasta sfoglia con della pasta fillo con delle fette di mela con limone e cannella. La polpa dei cachi frullati con l'aggiunta di qualche meringa di guarnizione è un ottimo dessert al cucchiaio.

Ci sono dei dolci leggeri anche al cioccolato come le delicate mousse al cioccolato con lamponi, delle semplici fette d'arancia tagliate come un carpaccio con una spolverata di cioccolato fondente grattugiato. Un altro dolce che piace molto ai miei ospiti sono gli spiedini di frutta fresca passati nel cioccolato fuso.


Sempre per stare leggeri sulle 200 calorie a porzione, ci sono i clafoutis o flan con la frutta dove potete sostituire il latte con il latte scremato o un'alternativa vegetale al latte, mentre sulle 250- 300 calorie a porzione ci sono le torte fini (basi sottili di pasta sfoglia) decorate con molta frutta esempio torta fine alle albicocche, torta fine alle clementine o torta fine alle mele.

Sono solo alcuni esempi per i dolci leggeri senza appesantirsi

Quello che è importante è la quantità, questi sono tutti dolci potenzialmente poco calorici, un conto mangiarne una porzione, un conto due o tre porzioni, sicuramente sono importanti il numero di calorie, il contenuto di  zucchero e il contenuto di grassi ma la cosa più importante è la quantità e la frequenza di consumo.

Facciamo l'esempio del Panettone il dolce delle feste di natale, sono più di 1000 calorie per 100 g, un conto è mangiarlo una volta all'anno, diverso è mangiarlo tutte le mattine a colazione.


Sintesi
Scegliere una proposta dolce più leggera è possibile, sia a casa sia al ristorante, è buona cosa chiedere la composizione del dolce, com'è fatto e con quali ingredienti in questo modo è più facile rendersi conto del suo apporto energetico.

Il valore medio di un dolce classico che si prepara a casa o di laboratorio di pasticceria è di 500 kcal per 100 g con 26 g di grassi e 60 g di zuccheri, la frutta altre a dare sapore più fresco e profumato contribuisce a ridurre l'apporto calorico nei dolci.

Nella scelta di un dessert chiaramente i dolci a base di frutta sono preferibili anche se indipendentemente dalla frutta sono propenso a scegliere un buon dolce di qualità in grado di soddisfare il mio senso del gusto piuttosto che una versione dolce light o a ridotto contenuto di zuccheri e grassi.

Il mio consiglio è di mangiarlo comodi, seduti, prendersi tutto il tempo per goderselo con tutta calma e piacere e senza complessi di colpa. 


martedì 17 ottobre 2017

Anuga 2017 trend e novità : latte di cammella, soup porn, ficotta e pesce vegano

Appuntamento la settimana scorsa per tutti gli operatori internazionali del settore alimentare: la Fiera di Anuga 2017 a Colonia. Tante le novità presentate diamo uno sguardo ai trend e alle news che tra breve potremo trovare nei canali di distribuzione:

Alimentazione vegana
Le aziende puntano a soddisfare la domanda d'alimentazione vegana senza mezzi termini, il 50% delle nuove proposte riguardano questo segmento di mercato.
In Italia secondo Eurispes  i vegani erano l' 8% nel 2015 con un tasso di crescita dell' 1%  anno di conseguenza nel 2017 potrebbero essere circa il 10%, la stessa percentuale per Germania, Austria, Svezia, leggermente al di sotto del 10% per Usa, Francia, Russia, Spagna, alcuni paesi asiatici hanno percentuali anche del 30%.
Tuttavia i prodotti per vegani hanno un mercato più ampio che coinvolge un numero più alto di consumatori.


Tra le ultime novità presentate ad Anuga 2017 mi hanno incuriosito:
Il Gelato Vegano della Eat better , della Lycka, fatto con latte di cocco e sciroppo d'agave.
Alternativa vegetale allo yogurt greco della Joya fatta con semi di soia, come lo yogurt greco è compatto.

Il surgelato di cavolo ridotto a piccoli pezzi (Riced Cauliflower) della Greenyard Frozen  come chicchi di riso da adoperare per essere lessato, come base schiacciato per pizza o per purè oppure in sostituzione del bulgur.
Alternativa vegana riguarda anche il pesce con i Filetti di Salmone e Tonno vegan, a base di tofu, realizzato da Lord of tofu, il sapore del pesce senza pesce.
Il non formaggio vegetale grattugiato Gran Vegiano della Nature moi, che dopo cheddar e mozzarella vegetale propone il non formaggio da mettere sul risotto.
Lo snack vegano al limone: Poppy Limona, fatto con semi di girasole, prugne, anacardi semi di papavero, limone e la versione dolce zuccherato con succo d'agave.
Non poteva mancare una novità anche per le chips, la Bett'r coconut chips le patatine fritte di cocco, snack senza glutine, senza grassi aggiunti, per i più esigenti c'è anche la versione kale chips, la versione broccolo.

Alimenti ricchi di proteine
Non sono pochi i prodotti che sottolineano la ricchezza di proteine, sono un segmento di mercato incentivato dalla Dieta Dunkan e dalla Paleodieta, in realtà alimentazione moderna è già ricca di proteine.


Body & Future si tratta di una bevanda funzionale d'alternativa vegetale al latte  e succo di frutta, con proteine, semi di chia, adatto anche all'alimentazione vegana.
Caffè Lattesso Sport, dalla Svizzera una combinazione di caffeina e proteine, una confezione contiene 140mg di caffeina e 16 g di proteine.
Coco Jazz, snacks e barrette proteiche a base di cocco ricca di proteine, dell'azienda thailandese Hescofood, preparati con cocco tostato  senza OGM.
Protein Crips, come scritto sulla confezione proteine snack per farti sentire forte potente e sano, sono fatti con soia e manioca dell'azienda inglese Ourlittleribellion
Spaghetti di lenticchie gialle della Pedon, a questa tendenza per alimenti ricchi di proteine non sfugge nemmeno la pasta, la Pedon ha presentato dei spaghetti di lenticchie gialle con il doppio di proteine di una normale pasta.

Ingredienti più utilizzati : Cocco e Quinoa
Tanti i prodotti a base di cocco, come avrete sicuramente letto, dalle chips alle creme dolci da spalmare, dato anche dal fatto che la produzione dei prodotti alimentari si è spostata in Asia e con questo ingrediente hanno maggiore familiarità.
Prodotti a base di Quinoa come se piovesse acqua a catinelle, nonostante la limitazione per la produzione, non sono molte le aree di coltivazione nel mondo, una maggiore richiesta che non comprendo come potrà essere soddisfatta.


Bevande
Theblanccoco, Acqua di cocco frizzante, si tratta della prima acqua di cocco frizzante, quella naturale non bastava più, al gusto naturale ma anche acqua di cocco frizzante al gusto melograno, limonata e mango & ananas cosi per restare nell'esotico.
Camelicus Indurance drink, della Camalicious, il latte di cammella, con miele ginseng e guarana: In  un momento in cui il latte vaccino non gode di una buona fama, ecco arrivare dai Emirati Arabi il latte di cammella con ingredienti aggiunti alimenti associati al benessere fisico e spirituale, una diversificazione del settore del latte.


Bevande funzionali
Fruita Gaba, molti di voi sapranno che Gaba è un aminoacido che agisce come un neurotrasmettitore nel sistema nervoso centrale. Questa bevanda con Gaba viene ottenuta con un processo enzimatico innovativo dal germoglio di riso gelsomino thai, second i produttori regala benessere ed equilibrio al cervello (non abbiamo capito se chi lo vende o di chi lo compra).
Functional Melon drink con acido ialuronico, della Divasdrink si tratta di una bevanda analcolica a base di succo di melone con acido ialuronico, secondo i produttori stimola la produzione di collagene impedendo la formazione di rughe.

I miei preferiti

La soup porn, del'azienda Menzi tradotto la zuppa porno, sembra un prodotto creato per questo blog, potevo non parlarne? Avrei potuto capire la zuppa romantica, la zuppa afrodisiaca ma zuppa porno mi fa troppo ridere, la zuppa vietata ai minori, la compri con la carta d'identità? Quando la mangi che ti succede? Cominci a dire tutte le vocali a .. e ... i ... o ... u!
Se è lecito fare una zuppa porno io mi inventerò una nuova supposta, la supporca. Al di là dell'ironia si tratta di una zuppa con pomodoro pesca e albicocca, anche in versione carota, arancia e zenzero e zucca mango e chili, almeno nelle ultime due un po' di gusto piccante, è noto che aiuta a dire tutte le vocali  anche in ordine sparso.

La Ficotta, lo so cosa tutti state pensando in questo momento, non è quella cosa li, prodotta dall'azienda Donna Francesca si tratta di una birra artigianale a base di cotto di fichi, un gusto particolare nuovo ma molto interessante che può anche trovare consensi nei più fervidi appassionati di birra tradizionale, Devo confessare che mi ero recato da Donna Francesca per la loro Mandorla Filippo Cea in particolare la mandorla pralinata dal sapore intenso e persistente in bocca .


Il vino Pasion della Bodega Santa Margaritafinalmente un vino semplice, non se ne può più dei vini con le Doc, Crù, Igt, che per capire cosa compri devi prima andarti a leggere la Treccani e comprare un atlante geografico. Il successo del prosecco è nella sua semplicità e facilità di gusto. La linea di vino pasion della Bodega Santa Margarita ricalca molto questa filosofia e abbina il vino alla spensieratezza  grazie anche al colore blu, rosa, verde e arancione, si tratta di vino Chardonnay con colori naturali, non saranno forse dei vini da collezione ma si prestano ad un consumo più facile ed immediato.

Il gelato al limone e bergamotto della aziende calabrese Gelateria Callipo di Pizzo di Calabria, un azienda nota solo a livello regionale ma che utilizza prodotti locali come il bergamotto e i fichi della valle di Crati.  Ho trovato il bergamotto come ingrediente in molti prodotti esteri dalla Francia al Regno Unito ma poco nelle aziende italiane. Spero che in futuro anche altre aziende seguono l'esempio dell'utilizzo di prodotti locali, perché sono prodotti unici che possono essere la chiave di successo per affrontare i mercati internazionali. 

Fonte e foto :  Anuga 2017

martedì 10 ottobre 2017

Perché c'è chi disgusta il formaggio?

Jacqueline M, Bordighera: Perchè alcune persone hanno un avversione al formaggio?
Barbara M, Pescara: Mia figlia non vuole il formaggio, rifiuta qualsiasi tipo di formaggio, ha un consiglio?

Le scelte di gusto sono personali, il senso del gusto è un percorso educativo e sociale insieme, che  parte dal grembo materno, prosegue nell'allattamento, nel divezzamento, nella scuola e nella vita.

Il senso del gusto può arricchirsi nel corso del tempo con la scoperta di più culture, si impara ad  apprezzare nuovi sapori.

L'avversione al formaggio è una delle più note, se l'odio o l'avversione al pesce riguarda il 2,5% della popolazione, quella al formaggio il 6%, un dato molto più alto.

Il disgusto è un emozione fondamentale caratterizzata da un'espressione facciale molto evidente di fastidio.

Nel disgusto verso il formaggio ci sono delle motivazioni di tipo etico legato allo sfruttamento degli animali per esempio da parte della comunità vegana.


Ci possono essere delle motivazioni legate alla salute dovute all'intolleranza del lattosio e l'allergia alle proteine del latte.

In genere le persone tendono inconsciamente a rifiutare alimenti che notano associati a certa forma di malessere personale come mal di testa, meteorismo, diarrea, solo in un secondo tempo e sovente in età adulta scoprono un intolleranza o una vera e propria allergia.

Non è raro che chi scopre un intolleranza o un allergia, scopre d'avere in casa un altra persona con lo stesso problema, tanto che si è pensato a un problema d'origine genetica ma non è stato ancora provato.

Esiste poi una forma di fobia nel confronto del formaggio, specie nei bambini che hanno un olfatto sensibile, per loro il formaggio emana un odore poco gradevole che non stimola il senso dell'appetito.

C'è poi un livello esperienziale ed educativo, in genere il bambino imita i genitori nelle scelte alimentari se in casa per diversi ragioni non si consuma formaggio, può non avvertirne il desiderio e sviluppare anche un avversione senza un motivo preciso, non ritiene parte del suo ambito.

C'è poi un livello più personale legato alla sfera emotiva, si collega un determinato alimento con un evento negativo della propria vita, un'associazione personale spesso irrazionale ma determinante per la scelte alimentari, che porta alcune persone a trasformarsi in una vera e propria fobia che condiziona la quotidianità.


Tuttavia ricordo di una ricerca pubblicata su Frontiers in Human Neuroscinces lo scorso anno che fornisce una spiegazione diversa dell'avversione al formaggio che riguarda il nostro cervello, sembra che l'avversione al formaggio sia in qualche modo collegata alla nostra mente.

Per studiare cosa succede nel cervello, hanno fatto un test a coloro che amavano o detestavano il formaggio con una risonanza magnetica mentre affrontavano  l'immagine e l'odore di più formaggi e d'altri alimenti.

Le persone che non amano il formaggio, il profumo e la vista dell'alimento non stimolano una regione del cervello chiamata Ventrum Palladium (VP) che si attiva quando si ha fame. Nello stesso tempo però altre aree del cervello che in genere sono coinvolte nel meccanismo della ricompensa sono più attive rispetto perfino a coloro che gradivano il formaggio.

Questo sta semplicemente ad indicare che l'immagine e l'odore del formaggio, non genera a tutti le stesse emozioni, ci sono alcune persone che non avvertono la sensazione di fame guardando il formaggio, mentre il circuito della ricompensa si attiva in modo molto anomalo nei soggetti che non amano il formaggio per la sensazione del disgusto.


Non si può parlare di disgusto innato più facile parlare d'associazione emotiva negativa, spesso si sente le persone raccontare d'essere stati obbligati a finire la porzione di formaggio da bambini o associare il formaggio a un periodo di malattia.

In qualsiasi caso le motivazioni più forti legate al disgusto sono legate alla cultura di provenienza degli individui e possono riguardare stili e abitudini alimentari specifiche.

Il consiglio è quello di fronte ai bambini di non insistere, perchè magari ha già mangiato molto  e il formaggio presentato a fine pasto non è cosi interessante, magari il bambino sente il bisogno d'altri gruppi d'alimenti per diversificare il proprio gusto come carne e pesce. 

Si può riproporlo in un momento diverso o anche in una diversa forma come le polpette, in un sformato, in un gratin di verdure, dei gnocchi o anche magari associarlo con un alimento a lui più gradito.

Importante  è comprendere se è in un fase transitoria oppure più seria e di conseguenza imparare a introdurre i stessi nutrienti delle porzioni di formaggio da altre fonti.

In genere però non è mai un avversione al 100% alcuni gradiscono lo yogurt, altri gradiscono solo i formaggi freschi come la ricotta, le mozzarelle e la burrata

Nel caso di vera e propria avversione è bene recarsi dal Pediatra, che potrà inviare ad un allergologo oppure indicare come sostituire gli alimenti per una normale crescita del bambino.

Per gli adulti nei casi più problematici possono rivolgersi a uno specialista di Scienze dell'alimentazione che potrà fornire i consigli di come sostituire il formaggio a tavola. Oggi grazie alla diffusione della dieta vegana e della dieta lactosio free ci sono delle alternative molto interessanti direttamente al supermercato.


lunedì 29 maggio 2017

Green Condom Club: il preservativo vegano e senza glutine

Iniziamo la settimana con una notizia originale, è stato presentato d'alcuni giorni il primo preservativo vegano e senza glutine, in modo che anche coloro che seguono una dieta vegana e una dieta senza glutine possono fare sesso sicuro!

Dal Falloppio al Condom

Comunque i profilattici di budello, fatto con le interiora d'animale non esistono più dal 1855, da quando un tale Charles Goodyear, proprio quello dei pneumatici veloci delle automobili, brevettò i profilattici dal lattice dell'albero della gomma.

Notizia curiosa il preservativo dovrebbe chiamarsi Falloppio, dal nome di Gabriele Falloppio, un anatomista dell'Università di Padova, che ha lavorato a Firenze presso i Medici. Nel 1550 sperimentò una tecnica per adattare il budello alle forme del pene. Giuro non me lo sono inventato proprio Falloppio si chiamava, un nome un destino.

Più comunemente si chiamano Condom, dal nome di un medico inglese d'origine francese, portato a Londra  da Enrichetta Maria di Borbone, figlia di Enrico IV e Maria de Medici, moglie di Carlo I e madre di Carlo II Stuart, quest'ultimo dalla fama d'uomo licenzioso, il medico diffuse prima nella famiglia reale e poi in tutta Londra, l'uso del budello come preservativo per la prevenzione delle Malattie Veneree.

Green Condom Club

Questo preservativo vegano, in latex naturale, è stato brevettato da Gabrielle Lods una 32 enne di Ginevra, è garantito insapore, inodore, non contiene sostanze d'origine animale, non viene testato sugli animali, è senza glutinesenza caseina cioè senza proteine del latte, senza benzocaina, senza glicerina, senza parabeni e ha il marchio europeo Vegan, un preservativo quindi anche certificato da un organo ufficiale dell'Unione Europea.

Anche la confezione è studiata per ridurre le emissioni di carbonio, materiale riciclabile, azienda di produzione che risponde alle normative ISO 9001  e ISO 13485.


Non ci sono più scuse, io sono vegano il preservativo non posso adoperarlo, sono intollerante al glutine non posso adoperare il profilattico, sono allergico alle proteine del latte non posso adoperare il condom.

Io non voglio essere polemico, ci sono per amore del cielo quelle persone che sono allergiche al lattice e alcune allergie possono dare luogo a reazioni allergiche incrociate, un problema che va oltre il preservativo ma per esempio i miei amici senza glutine, hanno avuto problemi anche con i preservativi? 

Io capisco il biscotto con il glutine uno lo mangia e ha una reazione all'intolleranza, senza entrare nei particolari non è il mio stile ma il preservativo da origini alle stesse reazioni?

Si vede di si, non ci avevo mai pensato giuro al preservativo senza glutine!

Il settore dei preservativi sempre più fervido d'idee

Il settore dei profilattici negli ultimi anni è una vera miniera di idee nuove, questo che io sappia è il primo preservativo green nato con rispetto dell'ambiente e dell'uomo.

In commercio c'è il preservativo nebulizzatore uno spray, che si spruzza sul pene in erezione.

C'è il preservativo intelligente, che non va dove di porta il cuore ma rileva le malattie sessualmente trasmissibili cambiando colore.

In Australia hanno provato a fare un preservativo quasi vegetale a base di latte di Spinifex, una pianta australiana ricca di nano cellulose, che mischiato al lattice ha la possibilità di creare un preservativo più sottile e più resistente.


Preservativi e stile di vita alimentare

Siamo a un punto di rottura, si è passati dai preservativi rilassanti per lei e ritardanti per lui, ai preservativi legati allo stile di vita alimentare, io sono figlio dei preservativo settebello per intendersi, c'era solo quello una volta per tutti.

Un dubbio mi appare all'orizzonte ma il preservativo vegano, va bene per tutti i vegani? Che ne pensano i crudisti? I fruttisti o i pescetariani?

Per esempio i nostri amici della dieta Paleolitica, adoperano il preservativo? Se sì, quale? Quello preistorico o cos'altro?

Quelli che seguono la Dieta Dunkan iperproteica è previsto anche un preservativo speciale in dotazione?

Sintesi

Quindi amici ed amiche vegani, ricordate che c'è anche il preservativo vegano, ogni tanto un "peccato carnale" si può anche fare!

Il Green Condom Club è in vendita al prezzo di 4,90 per 3 preservativi, la confezione da 12 a 12,90 e per i più arrapati, la confezione da 100 per 65 euro.

Fonte notizia e fotoGreen Condom Club