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martedì 9 aprile 2019

Grassi saturi nel cioccolato?

Maria Laura G, Genova:  Ho comprato una tavoletta di cioccolato con contenuto di 75% di cacao, leggendo l'etichetta ho visto che c'è una certa quantità di grassi saturi, ma non erano solo nella carne?

Comprendo che può stupire perchè in generale associamo i grassi saturi a prodotti carnei, in particolare alla carne rossa oppure ai derivati del latte come i formaggi, tuttavia gli acidi grassi saturi possono essere anche d'origine vegetale. Nel tuo caso sicuramente arrivano dal burro di cacao uno degli ingredienti del cioccolato fondente; si tratta ovviamente di una composizione diversa di acidi grassi saturi rispetto ai prodotti carnei.

Il burro di cacao è composto dagli acidi grassi: oleico ( che si trova anche nell'olio d'oliva) acido palmitico e acido stearico (è da questi ultimi due che arriva il contributo in acidi grassi saturi).

Gli alimenti vanno considerati nella loro interezza, non solo per una singola voce della tabella nutrizionale, è vero che il cioccolato fondente viene visto in modo favorevole dalla maggior parte dei professionisti della salute che si occupano d'alimentazione ma nella quantità di quadratino al giorno l'equivalente più o meno di 5g..


Comunemente gli acidi grassi saturi si associano alla carne in particolare alla carne di manzo, ma va detto a tutte le carni incluse quelle d'agnello e di maiale.

Nonostante più studi identificano nei prodotti industriali l'abuso di grassi saturi, alcuni ricercatori avevano individuato negli Usa tra le forse possibili cause dell'innalzamento di grassi saturi nella dieta, il consumo di carne (3 volte in più rispetto all'Italia) e l'eccessiva frequenza ai fast food ai cosiddetto panino con hamburger  dove oltre alla carne a incidere sono l'aggiunta di fette di formaggio e le fette di pancetta (per non tenere conto dell'aggiunta di salse e per completare il pasto patatine fritte e bevande zuccherate).


Ricordando che tutti i grassi nelle giuste proporzioni sono essenziali al corretto funzionamento dell'organismo inclusi i grassi saturi.

Quello che va limitato non è tanto la normale alimentazione o il consumo occasionale di qualche prodotto ma l'eccesso in generale nella dieta quotidiana di grassi saturi, è un problema di quantità e più in generale sarebbe meglio dire di qualità e varietà dell'alimentazione.

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lunedì 18 marzo 2019

Bere collagene aiuta ad avere una pelle più giovane?

Domitilla M. R., Roma: durante un soggiorno in America mi è capitato di partecipare a un collagene party, si bevevano bevande a base di collagene per evitare l'invecchiamento della pelle, ma funzionano?

Chi può dirlo? Sinceramente anche se mi sono informato, i pochi studi esistenti sono delle stesse aziende che producono i prodotti "a pensare male si fa sempre torto ma qualche volta ci si azzecca" diceva un noto politico degli anni 70'.

I pareri sono discordanti tra coloro che ne parlano in modo entusiasta e coloro che esprimono un parere non positivo.

Personalmente ho come l'impressione che se ho un problema di calvizie se raccolgo e mangio i capelli questi ricrescono o meglio che la cheratina contenuta andrà a rinforzare i capelli rimasti e stimolare la crescita!

Tutti si premuniscono nel dire che integratori a base di collagene non sono pericolosi per la salute, va bene io ci credo tantissimo ma quello che io voglio sapere è: sono utili?

Ci sono alcune cose nella comunicazione che mi lasciano perplesso: 

La scelta di un target femminile molto giovane

Ho visto che a partecipare a queste feste a base di bevande al collagene, sono soprattutto ragazze molto giovani al quale credo che l'ultimo dei loro problemi la mancanza di collagene nell'epidermide.

Vedere un miglioramento su una ragazza di vent'anni rimane diciamo alquanto difficile è ancora nel momento in cui la produzione di collagene è al massimo.

Sentendo parlare di creme di bellezza di due amiche "io la crema antirughe a mia figlia glielo faccio già mettere anzi la prima volta che gliela ho fatto mettere aveva diciotto anni".

Quest'affermazione mi ha fatto molto riflettere di come il sembrare giovani sia molto importante nella società da spingere ragazze di diciotto anni a utilizzare creme antirughe.

La prevenzione della ruga viaggia molto più velocemente della prevenzione del tumore  e delle malattie cardiovascolari. 

Nella società odierna la vita media si allunga sempre di più, le persone fanno fatica ad accettare il ciclo biologico della vita, si vuole vivere a lungo e essere eternamente desiderabili, giovani e belli.

In tutti i mercati del medioevo si vendevano olii e elisir dell'eterna giovinezza la società non si è poi evoluta cosi tanto.

Origine e tipo di collagene

A prima vista quello che andrebbe meglio specificato è di quale tipo di collagene stiamo parlando, ce ne sono almeno 28, sono tutti utili per la pelle?

Qual è l'origine del collagene? Marino o animale, una precisione che le etichette potrebbero riportare.  
La tracciabilità degli integratori sembra sempre un problema poco interessante, visto gli scandali alimentari sulla carne qualche precisazione andrebbe fatta dal mio punto di vista.

Più che soffermarmi su una bella giovane mi soffermerai su una pelle sana

L'invecchiamento della pelle è un fenomeno complesso che coinvolge più fattori  come l'esposizione ai raggi solari, il fumo, inquinanti, alcuni ricercatori hanno anche individuato una causa genetica.

Al di la dell'utilità o meno dei prodotti come le bevande a base di collagene, per mantenere una pelle sana non deve essere sottovalutata, l'alimentazione una dieta sana ed equilibrata che prevede livelli adeguati di frutta e verdura che contengono betacarotene e Vitamina C ( una molecola antiossidante), di grassi buoni olio d'oliva e livelli adeguati Omega 3 sia d'origine animale (pesce) che vegetale, anche piccole quantità di frutta secca come noci e mandorle e semioleosi come semi di lino, zucca, girasole che contengono una discreta quantità di Vitamina E uno dei più ricchi antiossidanti.

Sintesi:

Il restare giovani è un mito che attraversa i secoli, oggi grazie a nuove conoscenze (inclusa la  chirurgia estetica) sembra che sia più facile avere un aspetto giovane.

La cosa che rimpiango dei vent'anni più che l'aspetto sono l'allegria, l'entusiasmo e la spensieratezza.

Le bevande al collagene non sono ancora sul mercato in tutti i paesi Europei, ci sono pochi studi indipendenti sull'utilità delle bevande al collagene per avere una pelle più giovane.

L'invecchiamento cutaneo è un fenomeno complesso che coinvolge più fattori, anche uno stile di vita attivo ed una dieta equilibrata unito ad adeguata idratazione può contribuire nel tempo ad avere una pelle più sana, aspetto che non deve essere trascurato. 


martedì 25 settembre 2018

Perché è utile inserire indice glicemico nelle etichette alimentari?

Giada M, Cesena: Si è sempre detto favorevole all'inserimento dell'indice glicemico degli alimenti, come mai?

Ad essere del tutto sincero non mi ricordo, d'averlo scritto o detto, ma è possibile. Sono stato uno dei primi a sottolineare l'importanza dell'indice glicemico nell'alimentazione nei primi anni del 2000, perché c'era nei confronti delle diete a basso indice glicemico poca considerazione in Italia.

Negli ultimi anni il tema dell'indice glicemico è tornato d'attualità con la pubblicazione di ricerche che collegavano l'incremento delle patologie come l'Obesità, Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori ad uno stile di vita sedentario e un''alimentazione poco corretta.


Alimenti ad alto indice glicemico stimolano la sensazione di fame

Ricordo che la glicemia è la misura dello zucchero nel sangue. L'indice glicemico classifica gli alimenti in base all'elevazione del glucosio nel sangue.

Più alto è l'indice glicemico più alto sarà l'innalzamento del glucosio nel sangue, questo provoca una forte secrezione dell'insulina per abbassare il livello di zucchero nel sangue.

La diminuzione dei zuccheri nel sangue a seguito dell'azione dell'insulina stimola la sensazione di fame.

Gli alimenti ad alto indice glicemico sono più propensi a fare aumentare di peso, perché aprono l'appetito.

Stimolano quel comportamento spesso citato dalle persone obese che non riescono a controllare la loro alimentazione, d'avere appetito anche a stomaco pieno.


Informazione utile ma non sufficiente

Cosi secondo alcuni ricercatori fare conoscere l'indice glicemico di un alimento o di un prodotto potrebbe aiutare tutte quelle persone che sono a rischio di queste patologie.

Difficile dire quanto questo può essere utile, ci troviamo di fronte al consumo di prodotti alimentari elaborati e ultra trasformati, per anni si è ridotto il contenuto dei grassi nei prodotti alimentari in favore di un' aumento dei sia di zuccheri semplici che di zuccheri complessi.

Sappiamo che consumare alimenti a indice glicemico basso come prodotti da cereali integrali, frutta, verdura e legumi, contribuisce al nostro buono stato di salute e sono alimenti meno associati allo sviluppo di quelle patologie come l'Obesità , Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori.

Per quanto ragione può tornare utile la proposta d'inserire l'indice glicemico nei prodotti alimentari.

Anche se non è sufficiente, forse sarebbe più corretto parlare di carico glicemico, non vorrei che si facesse confusione, bisogna anche preparare le persone a questo tipo d'informazioni sulle etichette.

Inoltre occorre la consapevolezza e la volontà da parte dei soggetti a rischio di conoscere e riconoscere d'avere un problema di salute, di saperlo gestire o ancora meglio prevenire.

Può essere solo parte di un'informazione che ha come obiettivo un alimentazione più adatta alla propria salute e uno stile di vita sano.



Indicazione volontaria crea un'opportunità

Obesità, Diabete e Malattie Cardiovascolari sono viste come delle emergenze sanitarie in alcuni paesi pertanto educare al gusto e un stile di vita sano (che prevede l'attività fisica, camminare, ballare, nuotare, andare in bicicletta) è divenuta una priorità.

Tutta l'industria però non ha dimostrato di gradire molto questa proposta dell'indicazione dell'indice glicemico sulle confezioni dei prodotti alimentari. In realtà per le aziende del settore alimentare questo può essere un'opportunità, perché rispetto ad alcuni anni sono aumentate l'offerte di prodotti per vegetariani, per vegani, alimenti con cereali integrali, alimenti con proteine vegetali, si potrebbe iniziare con un indicazione volontaria.

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domenica 26 marzo 2017

Cosa sono i nitriti e nitrati che si mettono nei salumi? A cosa servono? Fanno male?

Noemi C, Rieti: Perché si mettono nitrato e nitriti nei salumi?
Sandro G, Sassari: I nitriti nei salumi fanno male?
Nicola D, Udine: Si può produrre prosciutto cotto senza nitriti?

Quando io ero bambino, vivevo in campagna, ricordo che avevamo due maiali, uno si vendeva alla fine dell'anno, con l'altro le carni si mettevano in salamoia oppure si preparavano salumi; era un modo per avere della carne a un prezzo conveniente.

Quando si decideva d'iniziare il prosciutto o lo speck s’invitavano tutti i vicini di casa e gli amici per festeggiare, il consumo dei salumi era un momento di festa.

Oggi basta andare dal salumiere in qualsiasi momento della giornata, mangiare salumi è diventato un consumo di tutti i giorni.

Ancora ho in mente la preparazione della carne, vedevo mio nonno adoperare esclusivamente il sale ma con maestria, preparava la salamoia con sale, spezie ed erbe aromatiche.

Sì una volta s'adoperava solo il sale che conteneva già il nitrito e il nitrato, che avevano lo scopo d'aumentare l’effetto stabilizzante e antimicrobico del sale.

Con l'avvento dell'industria alimentare è cambiato il modo di produrre salumi, lavorazione, tempi, stagionatura, il tutto condizionato dalla velocità di produzione che deve rispondere alla velocità di consumo. 

Il sale non basta più cosi per rendere più sicure e gradevoli i salumi cosi si sono iniziate ad aggiungere concentrazioni appropriate di nitrito e nitrato.

Sono naturalmente presenti in natura, l'industria chimica produce nitrati e nitrati per la produzione di fertilizzanti e conservanti dell'industria alimentare.


Quali sono?

Nitriti

E 249 Nitrito di potassio, E 250 Nitrito di sodio,

Entrambi sono conservanti e sono utilizzati dall'industria alimentare contro il Clostridium botulinum (batterio che può causare il botulismo) sono utilizzati per le carni e i pesci in scatola, insaccati e formaggi.

Nitrati

E 251 Nitrato di sodio, E 252 Nitrato di potassio

Sono conservanti utilizzati per mantenere più a lungo i colori degli alimenti, utilizzati sopratutto nella produzione d'insaccati.

Nel 2015 l’Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro, ha classificato le carni trasformate come "probabilmente cancerogeni" proprio per la presenza di nitrati e i nitriti, che di per sé non sono cancerogeni, ma possono andare incontro, a causa dell'azione del metabolismo, attraverso la cottura, a una serie di trasformazioni chimiche che li convertono in N-nitrosammine, composti che invece sono considerati cancerogeni.

Il consumo eccessivo è associato ad aumento del rischio di tumori allo stomaco e  all'esofago.


La polemica

Come in tutte le cose che oramai riguardano la scienza e la salute dei cittadini, abbiamo due partiti opposti, quelli che dichiarano che sono cancerogeni e invitano a non consumarli e quelli secondo cui l’aggiunta di nitrati e nitriti fanno stare in buona salute.

L'Efsa sta decidendo di stabilire dei nuovi limiti per uso dei conservanti negli alimenti, anche perché dopo le dichiarazioni dell'Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro, c'è stata una flessione della domanda dei salumi.

Si attendono le nuove decisione dell'Efsa per rilanciare il settore dei salumi. L'Efsa è da sempre più vicina alle aziende che ai consumatori, perché per le lobby dell'industria è molto più facile farsi sentire dall'Efsa mentre i consumatori non hanno alcuna rappresentatività.

Non attendiamoci decisione clamorose la nostra salute la possiamo tutelare solo noi.

Assunzione giornaliera consentita o raccomandata è solo uno strumento che è favorevole alle aziende che sono legittimate a utilizzare cosi i conservanti poi se uno mangia salumi frequentemente, è colpa sua, un modo come un altro di scaricare le responsabilità.

Va diminuito la quantità e la frequenza di un certo tipo d'alimenti, è vero che i salumi hanno sempre fatto parte della tradizione alimentare ma non con questa quantità, frequenza e ingredienti.


Ci sono nitriti forniti da frutta e verdura?

Partendo dal fatto che secondo alcuni ricercatori che una dieta ricca d'antiossidanti (frutta e verdura) limita la formazione dei composti probabilmente cancerogeni, secondo più fonti si sta cercando di utilizzare nitriti d'origine vegetale attraverso il succo di verdura concentrato come barbabietola, carote, sedano, ora i risultati sono non chiari ma è una delle strade alternative che più aziende stanno percorrendo.

E 'possibile fabbricare prosciutto a nitriti zero?

Ci sono diverse esperienza all'estero come in Germania, Paesi Bassi e Danimarca, dove alcuni salumi sono realizzati con nitriti zero. Questi prodotti hanno una durata (shell life) più breve e tendono a essere conservati sotto vuoto, nessuno ha riportato notizie di problemi legati alla sicurezza microbiologica.

Ci sono anche piccole aziende in Italia che producono senza conservanti che sono state segnalate dal sito Dissapore.

Secondo gli esperti è tecnicamente possibile produrre dei salumi con nitrito zeri, attraverso una trasformazione del processo di produzione e questo coinvolge la volontà delle aziende in termini d'investimento.

Nella via di mezzo ci sono i salumi bio, dove la legislazione autorizza solo E 250 (nitrito di sodio) e E 252 (nitrato di potassio) la quantità massima permessa, 80 mg/kg di carme, è inferiore a quella permessa nei prodotti convenzionali di 150 mg/kg.

Secondo l'Airc  
"L’assunzione alimentare prolungata di grandi quantità di nitriti è associata con un aumento del rischio di sviluppo del cancro allo stomaco e del cancro all'esofago. Andrebbero quindi evitati o fortemente ridotti i cibi contenenti nitrito di potassio (E249), nitrito di sodio (E250) e nitrato di potassio (E252)", 
sempre secondo l'Airc " alcuni antiossidanti come la vitamina C (E300) e suoi derivati, come l'ascorbato di sodio (E301) e l'ascorbato di potassio (E303) inibiscono la formazione di nitrosammine da nitriti e per questo vengono spesso sfruttati in abbinamento nell'industria alimentare"


Dove li possiamo trovare nitrati e nitriti nei salumi?

Sono andato in un supermercato qualsiasi, rilevando le confezioni già pronte di salumi le uniche che contengono l'elenco ingredienti e ho visto che il salume in media contiene meno nitrati e nitriti è il Prosciutto Crudo, mentre il salume più interessato è il Prosciutto Cotto.

Nessuno indica un numero di riferimento sulla quantità di Nitrati o nitriti aggiunti o presenti come residuo nel prodotto, unica cosa che posso dire è che, sono più presenti E 250 e  E 252.

Poiché i consumatori sono attenti, ho notato che più aziende non mettono l’E maiuscola con il numero ma preferiscono mettere il nome del conservante, per fare in modo che questo passi più inosservato nella lista ingredienti. Come ho notato che molte aziende mettono anche ascorbato di potassio e sodio, per il discorso che abbiamo fatto precedentemente.

NB: Elenco ingredienti desunti dalle confezioni di salumi confezionati a fette, ovviamente non ci sono tutte le aziende produttrici di salumi, non giro tutta l'Italia, è solo casuale servono per fornire un esempio.


Elenco ingredienti Salumi

Prosciutto Crudo:

Bedani prosciutto crudo
Ingredienti : Carne di suino, Sale, Conservante E252

Beretta prosciutto crudo
Ingredienti: Carne di suino, Sale, Conservante: nitrato di potassio

Citterio La Merenda Prosciutto crudo a fette, senza glutine
Ingredienti: Coscia suina, Sale, Conservante (nitrato di potassio)

Citterio Prosciutto di Parma DOP
Ingredienti: Coscia suina, Sale

Parmacotto prosciutto crudo stagionato a fette
Ingredienti: Coscia di suino, Sale, Conservante: nitrato di potassio, Senza glutine

Rosa dell'Angelo Prosciutto crudo 24 mesi
Ingredienti: Coscia di suino italiano, Sale, Senza glutine

Rovagnati Prosciutto crudo stagionato a fette senza glutine e senza proteine del latte
Ingredienti: Coscia di suino, Sale, Conservante: nitrito di potassio

Negroni Gran crudo:
Ingredienti: Coscia di suino, Sale


Prosciutto Cotto

Bellentani prosciutto cotto a fette
Ingredienti: Coscia suina, Sale, Destrosio, Aromi naturali, Antiossidante (ascorbato di sodio), Conservante (nitrito di sodio)

Citterio Sofficette prosciutto cotto a fette
Ingredienti: Carne di suino, Sale, Destrosio, Zucchero, Aromi naturali, Antiossidante (ascorbato di sodio), Conservante (nitrito di sodio)

Citterio prosciutto cotto da agricoltura biologica a fette
Ingredienti: Coscia suina*, Sale, Zucchero*, Aromi naturali contenenti nitriti di origine vegetale, Antiossidante (acido ascorbico), *Ingredienti da agricoltura biologica

Negroni Prosciutto cotto alta qualita' a fette
Coscia di suino, Sale, Aromi, Antiossidante: ascorbato di sodio, Conservante: nitrito di sodio, Può contenere latte

Rovagnati Gran Biscotto prosciutto cotto a fette
Ingredienti. Coscia di suino, Sale, Aromi, Antiossidante: ascorbato di sodio, Conservante: nitrito di sodio

Vismara prosciutto cotto a fette
Ingredienti: Coscia di suino, Sale, Saccarosio, Aromi, Spezie, Esaltatore di sapidità: glutammato monosodico, Antiossidante: ascorbato monosodico, Conservante: nitrito di sodio

Rovagnati Gran Biscotto prosciutto cotto a fette
Ingredienti: Coscia di suino, Sale, Aromi, Antiossidante: ascorbato di sodio, Conservante: nitrito di sodio


Altri salumi

Golfera salame golfetta a fette
Ingredienti: Carne di suino, Sale iodato, Aromi naturali, Destrosio, Saccarosio, Spezie, Piante aromatiche, Antiossidanti: E301, E300, Conservanti: E252, E250

Levoni salame Ungherese a fette
Ingredienti: Carne di suino italiano 96%, Sale marino, Proteine del latte, Destrosio, Spezie, Antiossidante: ascorbato di sodio, Zucchero, Conservanti: nitrato di potassio, nitrito di sodio

Finocchiona IGP
Ingredienti: Carne di suino, Sale, Destrosio, Saccarosio, Semi di finocchio, Pepe in grani, Pepe macinato, Aglio, Antiossidanti (ascorbato di sodio), Conservanti (nitrato di potassio, nitrato di sodio)

Ingredienti: Carne di bovino, Sale, Aromi naturali, Conservanti (E 250, E252)

Rigamonti Bresaola di tacchino
Ingredienti: Petto di tacchino, Latte scremato in polvere, Sale , Destrosio , Aromi , Antiossidante: E301, Aromatizzante di affumicatura, Conservanti: E250, E252

Rigamonti Bresaola della Valtellina IGP a fette, senza glutine
Ingredienti: Carne bovina, Sale, Destrosio, Aromi naturali, Conservanti: E250, E252

Parmacotto Mortadella Bologna IGP a fette
Ingredienti: Carne di suino, Trippino di suino, Sale, Pistacchio (0,5%), Pepe, Aromi naturali, Antiossidante: ascorbato di sodio, Conservante: nitrito di sodio, Senza glutine

Citterio Sofficette Mortadella a fette
Ingredienti: Carne di suino, Trippini di suino, Sale, Zucchero, Esaltatore di sapidità (glutammato monosodico), Aromi naturali, Spezie, Piante aromatiche, Antiossidante (acido ascorbico), Conservante (nitrito di sodio)

Negroni Coppa a fette senza glutine
Carne di suino, Sale, Destrosio, Antiossidante: ascorbato di sodio, Spezie e piante aromatiche, Conservanti: nitrato di potassio, nitrito di sodio, Aromi

Esselunga Speck Alto Adige IGP a fette
Carne di suino, Sale, Spezie, Destrosio, Piante aromatiche, Conservante: nitrito di sodio, senza glutine


Sintesi:

L'utilizzo di nitrati e nitriti è stato motivato dalla sicurezza igienica e dall'aspetto gradevole del prodotto. Siamo abituati a scegliere un Prosciutto Cotto dal suo aspetto in particolare dal colore piuttosto che dalla Marca, dalla lista ingredienti o dalla tabella nutrizionale.

Guardare gli ingredienti è fondamentale come abbiamo visto, perchè non sono presenti in tutti i salumi. Sarebbe utile indicare la quantità di Nitriti e Nitrati utilizzata nella lavorazione e il residuo presente nel prodotto, come i grassi saturi e il sale, una buona norma di trasparenza per le aziende.

L'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro ha classificato le carni trasformate come probabilmente cancerogene, si può contestare ma resta un punto fermo.

Quello che andrà a stabilire l'Efsa, ha un importanza relativa, tutelerà l'azienda, ma sarà il consumatore a decidere, se si sentirà sicuro nell'acquisto e nel consumo.

La tendenza è quella di limitare l'uso di additivi inclusi i conservanti per andare incontro alle richieste dei consumatori, Con una domanda in flessione non è chiaro come l'industria alimentare dei salumi vuole rispondere alle sfide del futuro.

Di  fronte a una forte domanda di prodotti più naturali, le aziende alimentari produttrici di salumi nella comunicazione brillano per l'assenza o per la presenza molto discutibile.

Questo non contribuisce a creare un immagine positiva delle aziende e nemmeno dei prodotti.

venerdì 30 dicembre 2016

Made in Italy amaro, giovani che emigrano e aziende che producono altrove

Qualche giorno prima di Natale due notizie hanno acceso polemiche sui media, apparentemente sono due notizie diverse, nella realtà sono due facce della stessa medaglia: il lavoro.

Il Ministro Italiano un certo Poletti, che non avevo mai sentito prima, sui giovani che vanno a lavorare all'estero, dice "è meglio non averli tra i piedi".

Dichiarazione alquanto infelice, vergogna nessuna speranza di dimissioni, come Renzi non fece dimettere la Ministra Lorenzin e queste cose gli elettori non le dimenticano, mio caro Poletti e mio caro Gentiloni.

L’azienda Barilla una multinazionale alimentare con produzione oltre che in Italia in Grecia, Turchia, Usa, Messico, contestano il decreto che vuole rendere obbligatorio l’indicazione in etichetta dell’origine della materia prima per la filiera del grano e della pasta.

L’azienda sostiene che l'origine grano italiano non è sinonimo di qualità del prodotto pasta.



Dai fasti degli anni '80 alla vendita delle aziende simbolo del Made in Italy

Torniamo indietro di qualche anno, qualcuno ricorda gli anni '80 in cui l'abbigliamento Made in Italy porta l'industria italiana al centro del mondo, un sinonimo di qualità, di gusto, d'arte del lavoro. Tutto veniva prodotto in Italia dal disegno dei tessuti, allo studio dei modelli e alla realizzazione nelle sartorie.

Dagli anni '90 inizia l'epoca della delocalizzazione industriale. Le aziende spostano tutte le fasi del lavoro all'estero mantenendo in Italia solo la progettazione delle collezioni.

Nel giro di pochi anni la moda italiana non è più leader del mercato, perde quel valore aggiunto che era il risultato di tutta la filiera dal tessuto al vestito, la delocalizzazione ha di fatto cancellato la filiera di produzione, ha disperso l'esperienza e la conoscenza e oggi il settore arranca.

Ora sembra che questo percorso tocchi al settore alimentare, nonostante si è cercato di fare ricorso ai marchi Dop e Doc per vincolare le aziende al territorio o meglio per vincolare la filiera di produzione al territorio.

Con il bene placito di leggi e norme non sono poche le aziende che spostano le lavorazioni in altri paesi, famosi i casi di un azienda di confetture che produce all'estero nei paesi dell'est, salumi in Slovenia e Ungheria, mentre pochi sanno che è il Brasile il più grande produttore di Panettoni.



Emigrazione grande amarezza

In un momento in cui tutto quello che è italiano dal punto di vista alimentare è considerato un prodotto di qualità, come mai n Italia si è tornati ad emigrare come negli anni '20? Il settore alimentare non genera occupazione? Non viene fatto in Italia?

Il fenomeno dell’emigrazione italiana degli ultimi anni è talmente esteso che la comunità d'italiani a Londra è grande quanto il numero degli abitanti della città di Verona, così Londra potrebbe essere classificata tra le principali città italiane.

Io che ho mia figlia e due nipotini nei Paesi Bassi, nel piccolo paese dove vive, ho conosciuto i gestori del bar del paese una famiglia originaria della provincia di Pescara, grazie ai quali ho avuto la possibilità di conoscere comunità italiana d’emigranti.

Più che un sentimento di nostalgia verso il proprio paese, c’è amarezza, un senso d’esclusione, si sentono messi da parte, non solo per la distanza ma dal punto di vista legale.

Chi non c’è ha sempre torto, cosi sono stati privati legalmente anche di terre e case nei paesi d'origine, certo avevano solo un valore affettivo ma si sono sentiti espropriati del valore d'identità culturale e della loro memoria storica.



Importanza della filiera produttiva che genera valore economico

Barilla è una multinazionale e difende il suo interesse, molto probabilmente sulla qualità della farina e del grano prodotto in Italia oggi, ha forse anche ragione. Questo è accaduto perché è stata cancellata quella che era la filiera di coltivazione e produzione dei cereali tra cui il grano.

Anche se negli ultimi anni c'è stata una riscoperta della coltivazione del grani in particolare di quelle varietà che si pensavano perse e che piccoli produttori sono tornati ad coltivare di nuovo.

Se Made in Italy è un marchio e un valore, questo deve essere utilizzato solo per prodotti che si producono in Italia, non che producono aziende italiane all'estero.

Estenderei anche l'obbligo di una una buona percentuale di prodotto con materia d'origine italiana, altrimenti non si sviluppa ricchezza nel paese, non tutto si produce in Italia ma bisogna difendere l'origine della materia prima e del luogo di produzione.

Se un azienda Italiana o una multinazionale vorrà produrre all'estero liberissima di farlo ma che versi un' indennità, perché fare un prodotto riconosciuto come italiano all'estero è un danno sia economico che sociale, vuole dire meno occupazione, meno tasse con la conseguenza: d'avere aziende ricche e italiani poveri.



Qualcuno dirà ma non si produce abbastanza grano in Italia, è vero ma questa non è una ragione per utilizzare solo ingredienti che provengono dall'estero. Allora bisogna differenziare il prodotto italiano fatto in Italia con ingredienti che arrivano dall'estero e quello fatto con ingredienti d'origine italiana.

Questa segmentazione non basta bisogna aggiungere i prodotti della tradizione italiana realizzati da aziende italiane all'estero o da aziende non italiane con ingredienti non italiani (come nella foto la pasta spaghetti e vermicelli fatta in Turchia e Tunisia).

Facciamo l'esempio dello yogurt greco, tutte le aziende multinazionali fanno yogurt greco, tutte fanno vedere l'immagine delle isole greche del sole e del mare, non c'è nulla di greco in quel prodotto, alla Grecia non arriva nemmeno un centesimo d'euro, ma tutti ne sfruttano la fama, pensate i greci come sono contenti, bisogna fare in modo che non accade questo anche in Italia.




Sintesi

Al Ministro Poletti si ricordi che deve essere Ministro di tutti gli italiani anche quelli che vivono all'estero e non li raccomanda nessuno. 

Barilla mi auguro che investi anche in Italia, se ritiene che pasta con grano italiano non sia sinonimo di qualità, punti la comunicazione solo sul marchio Barilla eliminando qualsiasi riferimento all'Italia e alla tradizione alimentare italiana, per amore del cielo nessuno italiano vuole danneggiare l'immagine di Barilla ci mancherebbe altro.

Quello che genera la ricchezza in un paese non sono le aziende multinazionali ma quando la filiera di produzione o per lo meno la maggior parte è tutta nello stesso paese, crea economia sul territorio e nello stesso tempo rende un prodotto unico e non replicabile, altrimenti diventa un prodotto realizzabile ovunque e perde valore, la Coca Cola e lo Yogurt Greco si possono fare dappertutto il Parmigiano Reggiano e il Brunello di Montalcino speriamo di no.

NB Auguri di Buon Anno 2017, aprirò con un post più simpatico il nuovo anno cosi non rimpiangeremo il vecchio

mercoledì 30 settembre 2015

Il grasso dona gusto agli alimenti?

Jolanda P., Asiago : il grasso dona gusto agli alimenti?

Spesso si dice per aggiungere sapore aggiungi grassi, così in prodotti light viene aggiunta della gelatina di maiale, qualcuno ricorda gli yogurt light alla gelatina di maiale di qualche anno fa, ho trovato il pane al supermercato con aggiunta di strutto oppure pensiamo alla festa del bue grasso di Carrù, si dice buono perchè è più grasso, la realtà però non è cosi semplice.

Il gusto è uno dei sensi, i cui recettori sono le gemme gustative presenti nelle papille gustative della lingua, nel palato, nella faringe, nelle guance e nell'epiglottide. Il gusto dipende dalla percezione sinergica di cinque gusti fondamentali: amaro, aspro, dolce, salato e umami.

Sono molto le variabili che giocano nella sensazione del gusto, come la composizione, la consistenza, il colore, la tessitura, il profumo, la temperatura.

Quando una di queste caratteristica manca, il gusto dell'alimento risulta poco piacevole, pensiamo a quando abbiamo il raffreddore non sentiamo il profumo ci sembra che nulla abbia sapore.

L'aggiunta di grassi dona ai cibi tessitura, consistenza, il grasso dona morbidezza ma quello più importante è che il grasso fa da supporto alle componenti aromatiche degli alimenti.

Il grasso da solo non è sufficiente a dare profumo e gusto, se in eccesso può anche essere sgradevole, ma ha la capacità in una certa percentuale di veicolare i profumi e i sapori presenti nell'alimento, ma non si può dire che sia un esaltatore del gusto.


giovedì 20 novembre 2014

Caro Ministro della salute ma è più preoccupata della salute delle aziende che della salute degli italiani?

Leggo oggi su un quotidiano che il Ministro della Salute si oppone alla proposta dell'Oms della riduzione dei zuccheri nei prodotti industriali perchè è un attacco all'aziende italiane, non c'è alcuna prova della relazione tra zucchero e obesità!

Un dubbio sorge, caro Ministro della Salute ma è più preoccupata della salute delle aziende o della salute degli italiani?

Anche io ogni tanto la mattina mi sveglio e mi sento bagnino della serie Baywatch va beh poi mi vedo allo specchio e ritorno quello del giorno prima, sarà capitato anche al ministro si è svegliato stamattina come Ministro dell'Economia o non della Salute? Può succedere!

Caro Ministro, un invito a riflettere, quello proposto dall'Oms non riguarda solo le aziende italiane ma tutte le aziende di tutti i paesi, a prescindere dal fatto che io sia d'accordo o meno, perchè se dipendesse dalle aziende metterebbero nei prodotti di tutto e di più, le norme di legge si fanno per tutelare la salute dei consumatori e non la salute delle aziende!

Non a caso per fare notare meno il contenuto di zucchero lo chiamano in  più modi, pur di non farlo comparire primo nella lista degli ingredienti, così allo zucchero si aggiunge ogni tanto sciroppo di zucchero, sciroppo di mais (di quale mais non si sa neanche bene, chi vuole capire capisce), sciroppo di zucchero invertito, sciroppo di glucosio-fruttosio ma sempre zuccheri sono, per non parlare degli edulcoranti.


Aziende italiane? 
Mi permetta di dissentire, bisognerebbe specificare di quale aziende parliamo, vorrei vedere quante di queste veramente danno lavoro in Italia, molto aziende hanno delocalizzato producono al di fuori dell'Italia e hanno la sede in Lussemburgo, sono italiane solo di nome hanno il 90% della produzione all'estero, si può dire che un azienda sia italiana se dà lavoro e ha stabilimenti in Russia, Serbia e Romania?

Di questi giorni la notizia che una nota azienda alimentare italiana che negli ultimi dieci hanno ha fatto solo investimenti all'estero (cioè delocalizzato, portato il lavoro fuori dall'Italia) ora si avvia al fallimento e chiede di essere salvata, mi auguro non con il danaro dei contribuenti italiani ...

Riduzione non solo di zucchero
A prescindere dal fatto che io sia d'accordo o meno se le aziende riducono lo zucchero nei prodotti industriale sarebbe un ottima cosa stabilire dei limiti dei mix di zuccheri,  delle percentuali dei grassi e del sale come d'additivi, anche se la dipendenza da un prodotto dal gusto dolce è dato sia da una dipendenza psicologica, che fisica, che gustativa, più zucchero ingeriamo meno il palato ne percepisce il sapore e più sentiamo la necessità di zucchero.

Chiaramente limitare l'uso di alcuni ingredienti non basta, perchè non tratta la dipendenza psicologica e fisica, si è passati da un dolce a settimana alla frequenza di prodotti con zucchero a tutte le ore del giorno, basta accendere un attimo il televisore e vedere pubblicità solo di snack dolci.

Serve una politica coerente con programmi multidisciplinari
In questi anni abbiamo visto passare per frutta, pezzettini di frutta con l'80% di zucchero, yogurt con più del 20% di zucchero, lattina di bevande con 7 bustine di zucchero, si può anche continuare cosi, però l'obesità ha causa multifattoriali è vero ma non piove dal cielo!

A quanto un programma di salute sull'attività fisica della popolazione, su come agevolarla  e stimolarla a tutte le età?

Nell'articolo si cita che Lei è contraria alla sostituzione degli zuccheri con gli edulcoranti, anche io, però l'Efsa gli ha resi perfettamente legali e utilizzabili, è stata proprio l'Italia con i suoi rappresentanti uno dei promotori, io se vedo un prodotto con asptartame o altra edulcorante non lo acquisto.

Dovrei state ancora qui a spiegare l'indice glicemico di come si misura e cos'è? Di tutta le letteratura medico scientifica sull'abuso di zucchero, preferisco di no, non sono più interessato a fare cambiare opinione a qualcuno.

Purtroppo sembra che si possa supporre da quello che si legge sui giornali, che ci sia una parte della classe politica e della classe dei medici che sia sponsorizzata dalle aziende per dire di tutto e di più, io avrei anche altre parole ...


Educazione nutrizionale delle aziende anche no, grazie
Si dice non bisogna proibire ma fare educazione, cioè più soldi dello stato che vuole dire più soldi in tasse dei contribuenti, io vedo fare educazione da venti anni, spendere milioni e milioni d'euro, ma con quali risultati?

Per non parlare dei siti delle aziende in cui l'educazione nutrizionale viene utilizzata per vendere creme al cioccolato a tutte le ore, ricche di zucchero e altri ingredienti di dubbia origine! Anche che no grazie, vendi prodotti ricchi di zucchero che promozioni da mangiare 24 ore su 24, almeno risparmiaci l'educazione nutrizionale del super esperto!

Per quanto mi riguarda mi sembra oramai tutto un circo equestre tra belve addomesticate, giocolieri, acrobati e pagliacci.

Da quello che sembra mi fa l'idea che la politica non difenderà mai la salute delle persone, mi sembrano che siano sono troppo impegnati a difendere la propria.

Avete voglia di dolce fatevelo a casa ma non diventate dipendenti da merendine, biscotti, crema al cioccolato, non va mai bene il proprio benessere sia fisico che psicologico essere dipendenti da qualcosa, ma sopratutto essere dipendenti da qualcuno.


chiedo scusa questo è un po' un monologo ma se qualcuno ha da dire qualcosa...


lunedì 17 novembre 2014

Patatine fritte : Chips, puttin' on the Ritz

Lo snacking classico a cui ogni bambino della mia età aspirava, vederle mangiare agli altri bambini e sentirgli fare crunch mi faceva venire un nervoso. Il massimo consentito a casa mia era il panino con il formaggio fresco fatto da mia nonna e pomodoro dell'orto.

Facevo la merenda di nascosto dagli altri bambini, perché se oggi mangiare prodotti sani e genuini è considerato una virtù, a cavallo degli '60  e 70 in pieno boom economico, dove tutto quello che veniva dall'America era sinonimo di modernità, tutto quello che veniva dalla campagna era sinonimo d'arretratezza.

Ricordo che i primi soldi della paghetta finirono su un pacco di patatine fritte e per contentezza mi inventai chips, puttin on the ritz, cantando quella canzone che sentivo sempre alla radio, un modo per esprimere la gioia di sentirmi qualcuno con finalmente il mio pacco di chips!


Da dove arrivano le patatine fritte?
La patatine fritte vengono proprio dall'America ed esattamente da Saratoga Springs, nello stato di New York, si racconta che un cuoco un certo George Crum a cui un cliente aveva rispedito indietro le patate perchè troppo spesse per ripicca le taglio sottilissime come per fare delle fettine di limone e le ha fritte nell'olio, però quella volta non tornarono indietro, cosi sono nate le chips le patatine fritte che tutti noi conosciamo tanto che venivano chiamate Saratoga Chips.

Dalle cucine dei ristoranti le patatine fritte ben presto arrivano nelle cucine di casa, i primi tentativi di renderlo un prodotto artiginale industriale fu fatto dall'azienda Mike-sell's Potato Chip Company a Indianapolis nell'Indiana ma il primo vero stabilimento fu Leominster Potato Chip Company nel Massachusetts, il prodotto però aveva un tempo di consumo breve, sarà solo con l'invenzione del cellophane che ha permesso alla patatine fritte di diventare un prodotto della grande distribuzione sempre pronto che tutti oggi conosciamo.


Chi sono i più grandi consumatori di Chips?

I dati del consumo di snack salati e in crescita (+ 3,85) e le chips sono il prodotto più acquistato, chi sono i più grandi consumatori di patatine fritte? In una ricerca della Kantar Media di alcuni anni fa, risultava che gli americani l'86% dichiara di mangiare abitualmente patatine fritte, cosi come i francesi, che risultato essere tra i maggiori consumatori di chips patatine fritte, chi l'avrebbe mai detto? Altro che Patè, Madeleine, Eclair, Choux Choux, Macaron  i francesi vanno a chips di patatine fritte!

Al terzo posto gli inglesi l'84% questo non stupisce è il paese del fish anche chips mica per nulla.
Al quarto posto gli egiziani, il 72% consumano abitualmente patatine fritte, ora non per essere blasfemi ma un dubbio sorge, ma ai tempi del Profeta c'erano già le Chips? 
Al quinto posto i brasiliani , il 51 % consumano abitualmente patatine fritte, questo è il chiaro riflesso della nuova società Brasiliana con modelli di consumo molto vicino agli Usa.


Una nuova segmentazione del mercato per creare valore aggiunto (+ 150%)

Se fino a qualche anno fà bastavano le patatine fritte classiche per soddisfare il gusto dei consumatori, negli ultimi anni accanto alle patatine fritte classiche si sono unite le patatine fritte di diversa lavorazione, taglio e forma ma in particolare le chips agli aromi, le chip al gusto, questo ha determinato un nuovo valore aggiunto.

Ci sono le chips che tentano di differenziarsi per varietà di patate, qualità e varietà degli ingredienti, olio d'oliva, con sale marino selezionato, con pepe, chips leggere con il 30% dei grassi in meno, ma la grande maggioranza della chips sono gli aromi, si va da quelli più semplici di spezie ed erbe aromatiche a quelli più complessi, dall'aceto balsamico ai gusto di formaggio e alcolici, quello che è divertente è che oramai le chips si coniugano con tutto, forse è il settore dell'industria alimentare dove lavora di più l'industria degli aromi.

Questo tradotto in calcolo di spesa cosa vuol dire che se le chips patatine fritte classiche costano 5,31 euro al kg la Chips kettle all'aceto balsamico 13,27 euro al kg una differenza particolarmente significativa.

Chips paese che vai gusti che trovi

La chips sono riuscite a seconda del mercato ad "adattarsi" al gusto dei consumatori, un vera strategia del mercato di un sola azienda la Pepsi che con il marchio principale Lay's controlla la maggior parte del mercato delle chips, se poi unito al suo concorrente Pringles fanno quasi un duopolio, non mancano alcuni mercati dove sono aziende locali ad avere la meglio sulle aziende globali, in Italia per esempio Sancarlo e Amica chips hanno la maggior parte del mercato.

In Canada Lays chips al cappuccino!


Il marchi Smith in Australia le
Chisp con vegemite

Il marchio Lays in Spagna
le chips al Jamon
le chips al Salame 



ma anche la chips in versione ondulata al cheese burgher



In Scott Farm Chips propone le chips di patata dolce


In Scozia la Mackie's of Scotland, propone chips con il sapore di whisky e Haggis, il tipico piatto scozzese fatto con frattaglie di pecora e strutto di maiale!



ma anche al classico gusto Bacon!




Ancora in Canada con le Lays merple moose allo sciroppo d'acero!



Lays Wasabi Ginger


L'azienda Kettle propone Chips allo Stilton e porto, chips Birra e formaggio Cheddar, un insolito abbinamento formaggio e bevanda


Trovo molto diverte le Chips al gusto frutta, che non fanno parte delle porzioni di frutta e verdura meglio precisarlo come la Lays al Kiwi in Cina e Korea, Pringles al mirtillo nero.

Da ridere anche quelle al sapore di dolce, Lays chips al cioccolato, al sapore di brioche alla cannella, Pringles cannella e zucchero, Pringles al bianco cioccolato e menta, Lay's waffels



In Cina invece è stato recentemente lanciato Lays Pepsi and chicken il gusto di chips alla pepsi cola e pollo arrosto, pare sia un abitudine in Cina marinare il pollo prima di cuocerlo con la pepsi, va beh paese che vai usanze che trovi!



Le chips scoprono anche l'occasione dei momenti di consumo con gusti speciali per Natale 2014:

Tyrell English Crisp le Merry Crisp-mas, confezione speciale con patatine chips fatte con patate bianche e patate rosse



Burt Potato Chips al gusto di tacchino arrosto con castagne a Natale nel mercato inglese!

Sintesi: come abbiamo visto in tempo di crisi l'industria dello snacking va molto bene, le chips hanno trovano un nuovo modo per solleticare il gusto dei consumatori.

Sono sempre di più alimenti multi sensoriali dove al gusto già molto noto e riconosciuto di fritto e sale si sono aggiunti nuovi aromi, per attrarre ancora di più il consumatore ma anche abituare il palato a un certo tipo di gusto che attira sempre di più e rischia di condizionare le scelte alimentari future.

Quello che preoccupa di più i ricercatori è il contenuto di acrilammide, che si può formare durante la cottura ad alte temperatura, che secondo alcuni studi può essere cancerogeno.

Come abbiamo sempre detto è un problema d'educazione, quantità e frequenza, bisogna ricordare che le chips sono ricche di calorie, grassi e sale, ai 30 g di porzione consigliati sulle confezioni e sulle tabelle nutrizionali non ci crede nessuno, chi apre un pacchetto di 150 g di chips lo finisce.

Sono tra i prodotti più acquistati da sempre, inutile i tentativi di disincentivare l'acquisto, chi ama le chips non legge gli ingredienti e la tabella nutrizionale, chi acquista le chips lo fa per motivi che non sono negoziabili "Chips, puttin on the ritz".


NB La canzone Puttin'on the Ritz è stata scritta alla fine degli anni '20, all'inizio della Grande depressione economica negli USA, nel periodo che ha segnato l'inizio della distribuzione delle chips nei negozi americani. L'espressione Puttin'on the Ritz è uno slang che vuole dire mettersi e sintirsi in come per andare al Ritz, un paradossale sentirsi ricchi di gusto come quelli che vanno a mangiare al Ritz.



giovedì 16 ottobre 2014

Overdose di Caffeina?

Fabio C., Venezia: Ho sentito dire che si può morire d'overdose di caffeina, quanti caffè al giorno posso bere per non rischiare?

La caffeina è tra le sostanze bioattive più consumate nel mondo, i casi di sovradosaggio fino a qualche tempo fa erano rari, è stato stimato che gli effetti non positivi della caffeina appaiono quando si consumano quantità superiori a 800 mg al giorno di caffeina, tra i più comuni sintomi sono tachicardia, disturbi del sonno, nervosismo, ansia e crampi muscolari.

Comunemente il consumo di caffè è associato alla caffeina, in una tazza di caffè il contenuto di caffeina varia a seconda del tipo di caffè e dalla sua preparazione grosso modo possiamo dire che un caffè espresso al bar può contenere circa 80/90 mg , ma la caffeina è presente anche nel, una tazza di tè (nero, verde, tè freddo) tra 10 e 50 mg.  

Il cioccolato può contenere tra 80 e 200 mg di caffeina per 100 g. Ci sono bibite tipo le cola che possono contenere dai 35 ai 50 mg per lattina.
Prodotti con Guaranà, una pianta che proviene dal Brasile che viene aggiunta alle bibite, ma anche yerba mate, una erba dell'America del Sud, adoperata per fare un infuso contiene caffeina, una preparazione ultimamente molto nota a Roma.

Il vero problema dal mio punta di vista è la progressione del consumo di più bevande con caffeina tanto che negli ultimi anni sono arrivate sul mercato bevande energetiche con alto contenuto di caffeina, che di fatto hanno alzato la media dell'assunzione di caffeina specialmente ad alcuni gruppi di popolazione come i ragazzi ed adolescenti.


In Europa, la popolazione adulta assume una quantità media giornaliera di 200 mg, con un range da 100-400 mg, per la maggior parte derivante da caffè e tè, ma anche da bevande analcoliche , la dose dipende molto dalle abitudini culturali e ambientali, per esempio i paesi del Nord Europa consumato più bevande ad alto contenuto di caffeina come Danimarca, Finlandia, Norvegia o Svezia, il consumo medio di caffeina raggiunge i 400 mg al giorno. In particolare è necessario segnalare che i bambini, gli adolescenti e le persone che non consumano caffè assumono caffeina per lo più dal tè e da bevande analcoliche tipo cola.

Ultimamente date la forte richiesta di caffeina, sul mercato sono arrivati anche chewingum, caramelle, compresse di caffeina e caffeina in polvere.

C'è anche poi una pratica molto nota in Usa, fa un po' senso dirlo, promettete che non lo fate, ma è stato fatte vedere in più film al cinema e anche in televisione, facciamo che io non lo scrivo e voi non lo leggete, il clistere con il caffè, per assorbire più caffeina in un tempo veloce.

Tutti questi prodotti con caffeina hanno determinato una maggiore facilità d'assunzione di caffeina, tanto che proprio negli Usa sono morte due persone per overdose di caffeina.

Un associazione di consumatori americani  ha identificato 570 e 150 bevande alimentari contenenti caffeina, sta inoltre brevettando un dispositivo che permette d'identificare in meno di un minuto la caffeina in una bevanda, per determinare la quantità.

Se gli studi confermano che la caffeina comporta un rischio significativo a dosi elevate, potrebbe essere più semplice, più economico esigere che i produttori indicano il livello di caffeina nei loro prodotti, sia negli Usa che in Europa.

Sul fronte normativo per esempio lo stato del Canada, ha stabilito dei limiti per quanto riguardi i bambini dai   4-6 anni ( 45 mg / die) per i bambini dai 7-9 anni (62,5 mg / die) per i bambini dai 10-12 anni (85 mg / die) e le donne in gravidanza 300mg/die.

La Direttiva Europea 2002/67/CE, indica che deve essere indicato in etichetta quelle bevande che contengono più di 150 mg. Questa norma si applica ad alcune bevande analcoliche e alle bevande energetiche che contengono caffeina, ma non al tè, al caffè, e ai prodotti che ne derivano, infatti si fa supporre che il consumatore sappia che questi prodotti sono una fonte significativa di caffeina e che il contenuto di caffeina dipenderà dal metodo di preparazione e dalla loro frequenza di consumo.


Perché la domanda crescente di caffeina?

Quello che la maggior parte delle persone cercano di replicare sono gli effetti "benefici"della caffeina non sono tanti i suoi effetti noti sulla salute, abbiamo diversi studi in cui un consumo normale di caffeina può apportare benefici alla nostra salute dal Cancro alla prevenzione dell'Alzheimer del Parkinson.

I benefici che si ricercano sono altri dovuti al fatto che permettere di restare più svegli, impedisce al cervello di rallentare per favorire la sonnolenza, diminuzione del senso di fatica, aumento dell'attenzione, sono questi i benefici ricercati nella caffeina.

La maggior parte dei ricercatori sono concordi nel ritenere che alcuna dipendenza fisiologica può essere attribuita alla caffeina, i ricercatori sono più propensi a pensare ad una possibile dipendenza psicologica legata al comfort delle percezione di una maggiore attenzione, maggiore capacità di concentrazione e di conseguenza alla percezione di un miglioramento delle prestazioni intellettuali. 

Diversi studi sono concordi nel ritenere che fino 5 tazze al giorno di caffè non ha alcun effetto negativo sulla salute, diverso il caso delle donne in gravidanza si consiglia di non superare le due o tre tazze al giorno.


Sintesi: l'overdose di caffeina è molto rara, sono più propenso a pensare che non sia data solo dall'assunzione di caffè, bisognerebbe berne dei litri che al momento trovo che sia alquanto difficile, più facile assumere dei mix o dei altri prodotti che ne contengono in quantità elevata.

Questo deve sensibilizzare di più a non abusare di prodotti ricchi di caffeina, la linea di confine è abbastanza netta tra consumo e abuso di caffeina, se qualche caffè al giorno è piacevole  e può avere dei risvolti anche positivi per la salute, superare le 10 tazze di caffè espresso fanno già sentire gli effetti non positivi della caffeina.

Attenzione particolare deve essere rivolta ad altri prodotti che contengono caffeina, come le bevande energetiche, chewing gum, ma anche alcuni ritrovati on line a base di caffeina che promettono maggior performance, ma che non indicano quanto caffeina è contenuta, ricordate che 800 mg al giorno è il limite dove si iniziano a sentire gli effetti non positivi della caffeina.