lunedì 10 giugno 2019

Il sapore amaro della ciliegia

"Prezzi delle ciliegie schizzano al rialzo", c'è molto clamore per il prezzo e la bassa qualità delle ciliegie. Il tempo atmosferico ha rovinato la raccolta del mese di maggio, il costo di più di dieci euro al kg. è finito nelle prime pagine dei quotidiani. 

Solo se la pioggia lo consente, avremo delle ciliegie mediamente buone questo mese di Giugno con una netta riduzione della produzione. 

Vorrei fare conoscere se è possibile un altro aspetto della ciliegia, quello dei produttori per rilevare il lavoro che c'è dietro.

L'Italia è il sesto produttore al mondo di ciliegie nel 2017 con 118.259 tonnellate su una superficie coltivata di 30.103 ettari (fonte Faostat), mentre Turchia, Stati Uniti, Iran, Uzbekistan e Cile sono i maggiori produttori. Le quote di mercato lasciate libere dall'Italia sono state coperte da Turchia, Iran più Grecia e Spagna che hanno avuto un meteo più favorevole rispetto all'Italia, tuttavia i prezzi andranno verso l'alto per la scarsa offerta.

Un altro dato su cui l'Italia deve riflettere è che la produzione di ciliegie per il 55% riguarda solo due regioni Puglia e Campania e se aggiungiamo Veneto ed Emilia Romagna, raggiungiamo l'81% , in parole semplici la produzione è concentrata in poche aree, basta un area coinvolta dal maltempo che la produzione scende e il prezzo sale. Questo rende il sistema di produzione troppo debole e dipendente dal meteo.


Durante l'International Cherry Symposium tenuto a Vignola i giorni scorsi si è parlato della futura coltivazione del ciliegio che passa attraverso l'innovazione, nuovo varietà di ciliegie che devono rispondere ad aspettative del consumatore con grosso calibro, croccantezza  e buone proprietà organolettiche e per gli agricoltori buona densità per produrre una ciliegia di qualità con la media di almeno 500 - 600 piante per ettaro.

Per avviare un terreno a ciliegio c'è il costo della preparazione del terreno, della messa a dimora delle piante un costo di 70.000/80.000 euro per ettaro in più impianti di copertura anti pioggia e anti insetto.

Visto l'alto costo d'investimento, oggi si va verso una cerisocoltura di precisione con trattamento del terreno e delle piante già in autunno e nel periodo primaverile dei sensori posti sul fusto dell'albero che forniscono indicazioni per reagire il tempo reale alle variazioni climatiche 

I nemici sono oltre il verme che colpisce le zone collinari, la drosophila suzukii chiamata anche moscerino dei piccoli frutti che colpisce quando la ciliegia è matura e il craking cioè la rottura della polpa. Sono in sperimentazione trattamenti sostenibili e varietà più resistenti.


Per essere produttori di ciliegia bisogna essere imprenditori con belle buone conoscenze anche tecnologiche cosi segnalo un ragazzo diciannovenne Elia Fedrigo, in questi giorni sta facendo parlare di sé per aver messo in pratica il metodo della coltivazione in serra di Gregory Lang, della Michigan State University (Usa), fautore delle ciliegie coltivate in tunnel.

Cosi Elia ha messo dei tunnel multipli dove ha impiantato ciliegi ad altissima densità secondo il nuovissimo sistema denominato Upright fruiting offshoot., in questo modo è riuscito  a limitare i danni di produzione.

La grande dimensione degli alberi e la natura delicata dei suoi frutti rendono la coltivazione delle ciliegie tra le colture con maggiore intensità di lavoro. Proprio per questo mi ha fatto piacere citare questo ragazzo. C'è una nuova Italia per il futuro molto più preparata e intraprendente di quanto si pensi.

mercoledì 5 giugno 2019

Trend: il riso nero si trasfoma

Uno dei trend degli ultimi anni è legato al colore nero, tutte gli alimenti di colore nero sono visti in modo favorevole dai trendsetter (influencer), come il tartufo, il ravanello nero, il limone nero, l'aglio nero, l'uovo nero e il gelso nero.
A beneficiare di questo trend è anche il Riso Nero che è frequentemente associato al Riso Venere, ma non tutto il riso nero è riso venere, c'è riso italiano e anche non come il riso nero thai o il riso nero selvaggio (riso canadese).

Per esempio in Italia vengono coltivate più varietà di riso nero:

Il riso Venere 
La varietà Venere è un riso medio. Presenta un chicco semi lungo, semi affusolato, privo di perla. Dal caratteristico colore scuro del pericarpo, il Venere è il primo riso nero italiano: nasce nel 1997 a Vercelli dall’incrocio di un riso nero asiatico e uno bianco italiano (grazie al lavoro di Wang Rue Xeng, genetista cinese) e viene coltivato in Piemonte e Sardegna. Si tratta di un riso aromatico, che in fase di cottura sprigiona sentori che ricordano il pane appena sfornato
Si trova in formato integrale e quindi ricco di sostanze nutritive, una volta cotto (si consiglia la cottura pilaf o con la pentola a pressione) il Venere può essere servito freddo per un’insalata oppure saltato in padella con vari ingredienti.

Il riso Artemide
La varietà Artemide è un riso lungo B. Presenta un chicco lungo, dalla forma molto allungata, cristallino. è l’unico fra i risi neri ad  essere aromatico, con un naturale profumo di fiori bianchi e dagli intensi sentori durante la cottura. Nato da un incrocio tra il Venere e una varietà a chicco lungo e affusolato, l’Artemide in cucina viene utilizzato soprattutto per insalate dagli aromi esotici, saltato in padella con vari ingredienti e per piatti di cucina creativa.

Il riso Nerone
La varietà Nerone è un riso medio. Presenta un chicco semi lungo, semi affusolato, cristallino. Dal caratteristico pericarpo scuro e aromatico, il Nerone è uno dei risi neri più coltivati in Italia. Simile al Venere ma con un chicco più grande (paragonabile a quello dei risi da risotto) il Nerone è coltivato in Piemonte. Riso dalle spiccate proprietà nutrizionali, in cucina si presta per insalate esotiche, piatti di cucina creativa e per essere saltato in padella con vari ingredienti.

Ci sono anche delle piccole produzioni di riso nero come la Riso Nero Violet coltivato a Vercelli, Riso Nero Beppino di Isola della Scala (VR), Riso Nero Gioiello chiamato anche riso nero Valpometto coltivato nel Campidano di Oristano.

Il Riso Venere ha delle proprietà che sono molto decantate sul web come il contenuto di antociani, il contenuto di fibre, basso indice glicemico, maggiore contenuto di sali minerali queste proprietà sono legate al fatto che si tratta di un riso integrale non raffinato.

Per queste ma anche altre ragioni è divenuto un prodotto familiare per coloro che seguono una dieta senza glutine, una dieta vegana, è presente in molti ricettari di diete alternative (la dieta del gruppo sanguigno, paleo, smart, ecc ecc), non ultimo secondo il mio punto di vista perché si adatta per le sue caratteristiche organolettiche a preparazioni esotiche.

Il consumo del riso nero si evolve

Il suo successo del Riso Nero o meglio del Riso Venere negli ultimi ha portato alla nascita di nuove preparazioni e prodotti:


La farina di riso venere

Della Cascina Alberona, la farina di riso venere viene mescolata con altre farine per ottenere della pasta come tagliatelle.

Gallette, crackers e pane croccante

Gallotte di riso venere e mais della Riso Gallo
Crackers integrali venere , riso integrale e mais della Riso Gallo
Tartine croccanti le Pain des Fleurs (da Naturasì)
Si & no al riso nero biologico della Fiorentini.


Pasta

Penne di riso integrale e nero della Valpibio



Latte vegetale

Bevanda Vegetale di Riso Nerone Drink Bio di Sorgente Natura


Sintesi

Siamo frequentemente abituati ad associare il Riso Nero con il Riso Venere, abbiamo visto che in Italia si coltivano più varietà di riso nero come il Nerone e l'Artemide, che sono sempre delle buone varietà di riso ma il Riso Venere è un'altra cosa (in particolare il prezzo il riso nerone 7 euro al kg il riso venere 9 euro al kg).

Il successo del riso nero è associato a prodotti senza glutine e vegani provenienti da agricoltura biologica, parte del successo è dovuto al fatto che organoletticamente e visibilmente si abbina  bene con ingredienti e piatti di cucina esotica (avocado e pesce).

Il consumo del riso nero si sta evolvendo dalle semplici insalate di riso è divenuto ingrediente di altri prodotti trasformati e adatti all' alimentazione senza glutine e alimentazione vegana che vanno dalla produzione di pasta, snacks e bevande vegetali, quest'ultimi permettono a influencer di cucina di fare besciamelle e creme dal colore inedito.

Fonte dati: Riso Italiano, Ente Nazionale Risi

giovedì 30 maggio 2019

Le chips vegetali sono più sane?

Alessandra S., Cesano Maderno: Le patatine fritte vegetali sono più sane?

Quando si parla di snacks, di fuori pasto, alimenti più associati al piacere del gusto, è difficile parlare di cibo sano.

Sono alimenti nati e creati per piacere, sono ricchi di grassi e sale, per stimolare l'appetito e il consumo.

Certo oggi sembra che tutto quello che è vegetale è sano, non è proprio cosi, sono sempre chips, patatine fritte, magari anche piccole quantità di spinaci o piselli insieme con fecola di patate . Un po' di verdura magari la puoi anche trovare ma difficilmente può contribuire all'assunzione raccomandata di frutta e verdura.


Guardi le confezioni vedi le verdure in primo piano, le scritte senza conservati, senza aromi artificiali, senza glutine, senza coloranti e ti senti rassicurato che puoi mangiare uno snack sano  senza ingrassare e senza sensi di colpa!

E invece no, sono delle chips sono sempre un prodotto fritto, nella cottura si può sviluppare acrilammide un composto che si forma quando gli alimenti amidacei superano certe temperature, l'assunzione in eccesso d'alimenti con acrilammide è collegato allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Recentemente l'Unione Europea ha posto un limite di contenuto di acrilammide negli alimenti, il composto è stato classificato come potenzialmente cancerogeno e clastogene come un composto che può indurre un'alterazione della struttura del cromosoma.

L'assunzione di frutta e verdura deve essere nel modo più naturale possibile, cruda quando è possibile  oppure cotta a vapore o a bassa temperatura per conservare tutte le vitamine e i sali minerali che sono contenuti.


Facciamo qualche confronto.

Ingredienti patatine fritte ( chips) classiche

Pringless originali
Ingredienti: Patate disidratate, Oli vegetali (girasole, mais), Farina di riso, Amido di frumento, Farina di mais, Emulsionante (E471), Maltodestrina, Sale, Estratto di lievito, Lievito in polvere, Colorante (annatto)

San Carlo classica
Ingredienti: Patate, Olio vegetale (girasole), Sale marino, Può contenere tracce di latte, senape, soia e sedano

Amica Chips 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole (33%), Sale

Pata Lavorazione artigianale 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole alto oleico 23% , Sale iodato 1%, Senza glutine


Ingredienti di chips veggie o con le verdure:

Tyrrells Veg Crisps
Ingredienti: Ortaggi in proporzione variabile (barbabietola, pastinaca e patate) 68%, Olio di semi di girasole, Sale marino

Gilli Veggie-Chips
Ingredienti. Verdure in parti variabili 73,5% (carota, barbabietola, pastinaca, patata dolce), Olio di semi di girasole 25,5%, Sale marino 1%

Amica snack Veggie 
Ingredienti: Patata disidratata 38.6%, Fecola di patate, Olio di semi di girasole, Sale, Vegetali disidratati (aglio, pomodoro 0.6%, peperone verde, prezzemolo, spinacio 0.16%, origano), Estratti vegetali coloranti (paprika, ravanello, ribes, mela), Curcuma, Può contenere tracce di glutine, sedano e anidride solforosa

Pai veggie snack con pomodori e piselli
Ingredienti : Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata, Sale, Pomodoro in povere (1,8%), Farina di piselli (1,3%), Farina di spinaci, Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape, SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI

Pai veggie snack con spinaci e ceci
Ingredienti: Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata , Sale, Farina di spinaci (2,7%), Farina di ceci (1,3%), Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape , SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI


Qualche considerazione

A dire il vero ingredienti delle veggie chips fanno apparire sane quelle classiche . Cominciamo nel dire che chips nel senso di patatine fritte sono solo quelle fatte con le patate mentre per quanto riguarda quelle "vegetali" alcune possono chiamarsi snack perchè in alcuni casi sono delle soluzioni con fecola di patate e farine di vegetali solo i marchi Tyrrells e Gilli parlano di Crisps e di Chips in cui le verdure o gli ortaggi sono lavorati come le patate.

Una sola cosa il termine veggie mi è sembrato un po' furbetto, non comprendo nelle patatine classiche di patate cosa ci sia che non può essere consumato dai vegani?

In qualsiasi caso le differenze sono poche, è vero che qualche snack veggie ha qualche caloria in meno e qualche grammo di grassi meno ma siamo portati a pensare che questa differenza incide poco a livello di calorie introdotte quotidianamente.


Per quanto riguarda in particolare la quantità la raccomandazione di 30 g sono come quelli per i due cucchiaini di nutella non faccio in tempo a girarmi a casa mia che non sparisce solo la nutella ma anche il barattolino di vetro.

Sovente si consuma il pacchetto intero che in genere supera i 100 g. che in alcuni casi possono rappresentare il 30% del totale delle calorie giornaliere con un'apporto eccessivo in grassi.

Il prezzo è quello che invece stupisce di le patatine vegetali che possono arrivare anche a 30 euro al kg mentre quelli patate partono da 4 euro al kg, una forbice di prezzo molto alta. 30 euro al kg lo raggiungono alimenti come il ricercato filetto di tonno fresco.
Comprendo che barbabietola, zucca e patata americana costi più delle semplice patata ma non otto volte in più, un prezzo che fa venire molte perplessità.

Sintesi

Non possiamo definire le chips vegetali più sane di quelle classiche, sicuramente hanno più appeal, che in qualche modo sembrano attenuare più facilmente il nostro senso di colpa.


NB: i prezzi rilevati in Esselunga sulla piazza di Milano

giovedì 23 maggio 2019

Il Sesso si fa green ed ecologico

Della famose serie capitano tutte a me, mentre ero fermo alla fermata dell'autobus con vicino una farmacia con servizio self service, una coppia di giovani discuteva animatamente su quale prodotto scegliere "no non prendere quel gel li c'è l'olio di palma, non ci compro i biscotti non me lo mica posso mettere nelle parti intime (non ha detto proprio cosi).

La ragazza ha ragione, il suo ragionamento non fa una grinza, anche se rimango stupito perchè nei lubrificanti c'è l'olio di palma? Certo per essere dei ragazzi diciottenni sono informatissimi, io alla loro età non sapevo tutte queste cose.

Ho chiesto ad un esperto qual'è il lubrificante ideale mi dice che il migliore e più usato è l'olio extra vergine di cocco, in alternativa in commercio ci sono lubrificanti a base d'acqua senza parabeni e senza zuccheri!! (ma perchè ci mettono gli zuccheri oltre all'olio di palma ?)

E io pensavo che olio extra vergine di cocco era divenuto caro per l'aumento della domanda di grassi vegetali in cucina invece era per utilizzarlo come lubrificante per il chupa chupa, non ne azzecco una!


Preservativi sostenibili

Seguendo questo trend ecologico anche l''offerta dei preservativi si è ampliata, se in precedenza si differenziavano per colore, spessore o tempo ritardante adesso abbiamo i preservativi senza glutine, preservativi vegani senza caseina che in genere viene inserita per migliorare la consistenza del lattice e poi abbiamo i preservativi fatti con lattice provenienti da coltivazioni sostenibili e da commercio equo e solidale.

In realtà i preservativi sono nell'occhio del ciclone, perchè se da una parte sono elogiati per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili dall'altro sono accusati di contenere sostanze chimiche che possono alterare il sistema endocrino e interferire sulla fertilità  cosi la ricerca oggi si sta spostando verso la produzione di preservativi il più possibili  naturali e senza sostanze chimiche.

Tanto che la Fondazione Bill e Melinda Gates ha investito milioni di dollari sul progetto di Mark McGlothlin per dei preservativi al collagene e sul progetto di Mahua Choudhury, un farmacologo medico presso la Texas A & M Health Science Center per i preservativi elastici idrogel.

La polemica sui preservativi continua perchè mettono anni per degradarsi se buttati impropriamente nel wc finiscono nell'oceano e non si disintegrano tanto facilmente che ormai alcune marche di preservativi compensano il possibile danno ambientale sostenendo campagne per la riduzione dell'impatto ambientale.

Sex toys sostenibili

Novità anche sul fronte dei sex toys, anche il caso ha voluto che durante la settimana del design a Milano ho avuto modo d'osservare i sex toys della designer Silvia Picari, in legno intagliati a mano, sono fatti per non essere nascosti nei cassetti ma per essere dei veri oggetti design da esporre.

Solo che senza offesa se li metti tra i mattarelli da cucina magari non si nota ma come centro tavola diciamo che non passa inosservato!
La cosa che più mi ha divertito sono i diversi modelli di sex toys  che hanno un nome c'è Rocco, come dire quello di lunghezza maggiore ovviamente, ogni riferimento a cose o persone è del tutto casuale, Ciro, Andrea, Gigi, Franco, Luigi, Achille, quest'ultimo per le appassionate o appassionati di mitologia greca.

Nel Gennaio 2019 il marchio americano Gaia Eco Green, della serie un nome un programma, ha lanciato il primo vibratore fatto solo con materiale naturale biodegradabile, ftalati e latex free in meno di due giorni si è esaurito, questo ci racconta di come la voglia d'ecologico anche in un settore apparentemente distante dai classici prodotti quotidiani.

Sintesi

Questo per dirvi che la sensibilità ecologica oggi è molto alta e sentita specialmente dai giovani, mi ha piacevolmente stupito questa filosofia di consumo green applicata a prodotti per il piacere sessuale che mai e poi mai avrei pensato!



venerdì 17 maggio 2019

Tutto food 2019 novità: bergamotto, burrata ai ricci di mare, riso fog alla nebbia

Le fiere fotografano l'umore del settore alimentare del momento e sono il luogo privilegiato per la presentazione delle novità che troveremo sul mercato nei prossimi mesi.

Subito a colpo d'occhio quello che risalta è la raffinatezza del packaging, se nel passato ci si preoccupava d'avere un prodotto di qualità oggi ci si preoccupa anche del suo aspetto, questo testimonia il salto di qualità che hanno fatto le aziende agroalimentari italiane.

Vediamo quelle che sono le novità di questo Tutto food 2019 Milano:.



Il bergamotto

Prima era noto solo in profumeria, si inizio tre anni fa a proporlo come gusto per il gelato ora sono arrivate anche le bibite, come Bergotto dell'azienda agricola La Spina Santa e Berga drink da parte dell' azienda agricola Patea e l'originale panettone al bergamotto per il prossimo Natale proposto da La Cascina 1899.




Il ritorno della gassosa e dei Soft Drink

La bibita della mia infanzia, mio nonno mi metteva un po' di vino nel bicchiere e molto gassosa, cosi mi sentivo importante anche io! Quel sapore piacevole di zucchero e limone che possiamo ritrovare al gusto degli agrumi, bergamotto ma anche arancia, mandarino, cedrata (Arnone e Bersò) . Soft drinks sempre graditi al palato.


La burrata ai ricci di mare

Un'antica tradizione alimentare invita a non mescolare il pesce con il formaggio, oggi dove tutto viene rivisto anche in cucina, ecco questo prodotto di La golosa di Puglia che abbina il sapore della burrata con il pesce, personalmente mi trovo di più a mio agio nella burrata olive e maggiorana, c'è anche la versione con ripieno di n'duja.




Farine sempre più alternative: si arricchisce l'offerta di farina con farina amaranto integrale, farina di lino, farina di piselli verdi, farina sette cereali con germe di grano (Grano tenero, grano duro, farro spelta, tritordeum bio, segale, riso, avena e germe di grano).




Alimenti ad alto contenuto proteico: la dieta ricca di proteine è divenuta un must degli ultimi anni, l'industria risponde con un ventaglio di proposte che vanno dallo yogurt ai taralli



Paste ripiene: 

Selezione gourmet Pasta fresca De angelis ricotta e fichi

Pennette ripiene con parmigiano reggiano proposte da Lo Scoiattolo



Il riso: carnaroli affumicato e il primo sake italiano

Come anche la pasta che si propone in più versioni anche il riso italiano cerca di trovare nuovi segmenti di mercato, come il riso cru, il riso stagionato, il riso affumicato (Fog) e il sake fatto con riso italiano, proposti da Gli Aironi.


Acqua Minerale alcalina

L'acqua minerale adatta per tutti coloro che seguono una dieta alimentare alcalina


Pane con acqua di mare

Oggi tra gli ingredienti più inusuali dei prodotti alimentare c'è acqua di mare, dalle bibite al pane.


Chips di verdure, legumi 

Barbabietola, peperone, spinaci, zucca e carote da parte di Enjoy Chips


Leonardo su panettone e pandoro

Sapevo che era questione di tempo, ecco il Panettone Milanese che si chiama Leonardo, per ricordare l'evento Leonardo 500, prodotto da Giovanni Cova & C. fa parte di una ricca linea di prodotti per le prossime feste di Natale.

Sintesi:

Tra gli ingredienti sicuramente il bergamotto è la novità più evidente dai gelati alle bibite e ai dolci mentre il più originale è sicuramente l'acqua di mare, utilizzata in piccole quantità per bibite e pane.

Tra le farine la farina di lino e di amaranto integrale ha più interessato gli operatori del settore, tra gli abbinamenti più originali sicuramente bisogna inserire la burrata ai ricci di mare

L'offerta del riso, l'alternativa più nota della pasta, si segmenta non solo per coltivazione, varietà e provenienza ma anche per trattamento, stagionatura e affumicatura.

C'è poi un offerta varia di prodotti per diete speciali, se fino a ieri si rivolgevano a diete vegetariane, vegane, oppure per problemi d'allergia o intolleranza (senza uova, senza glutine) oggi abbiamo dei prodotti creati ad hoc (Diet Solving) per seguire le dieta ad alto contenuto di proteine, la dieta paleolitica, la dieta alcalina, dieta anti invecchiamento, la dieta chetogenica,  in sintesi soluzioni alimentari per ogni dieta (Food solutions for every diet). 

domenica 12 maggio 2019

Trend: lo yogurt singolo in vasetto di vetro (green, goloso a due strati)

Abbiamo negli occhi le immagini della plastica che galleggia nel mare e della difficoltà del suo smaltimento. Tra i prodotti dove la plastica è più utilizzata sicuramente ci sono i prodotti alimentari.

Negli ultimi mesi ci sono diverse iniziative per l'eliminazione della plastica dagli alimenti, in particolare negli yogurt dove la confezione singola di vetro sembra che sia divenuta la tendenza del settore.

Quelli che sono intorno alla mia età ricorderanno che lo yogurt negli anni '70 lo si vendeva singolarmente in vasetti individuali.

Negli anni '80 sono arrivate le confezioni doppie di due yogurt da 125 g mente le confezioni individuali in vetro erano riservate per i yogurt premium che avevano delle caratteristiche in più.


Negli anni 90' lo yogurt individuale in vasetto ha caratterizzato l'immagine e il packaging dello yogurt d'agricoltura biologica. Solo la Latteria di Vipiteno ha mantenuto questo packaging negli anni.

Tutte le altre aziende hanno abbandonato questa confezione in favore della più conveniente plastica e della confezione da 2 yogurt di 125 g. anche nei prodotti con ingredienti provenienti da agricoltura biologica.

Come sempre in tutte le cose una tendenza genera sempre una controtendenza, oggi un nuovo trend spinge sulla confezione singola che è diventato sinonimo di prodotto premium di prodotti di qualità  anche se c'è più un tentativo di rilanciare un prodotto come lo yogurt in flessione di vendite da qualche anno.

Questo trend unisce due tendenza la prima verso un prodotto di yogurt gourmand a due strati dal gusto più raffinato dall'altro abbraccia la tendenza Green ad usare meno la plastica e riscoprire materiali più facilmente riciclabili come il vetro.



Latteria di Vipiteno

Il Consorzio Vipiteno è quello che ha mantenuto nel corso degli anni lo yogurt in vasetto di vetro per la linea prodotto da latte intero da agricoltura biologica quest'inverno ha rinnovato lo yogurt individuale in vasetto di vetro con lo yogurt magro da latte fieno (da animali allevati con metodi tradizionali e sostenibili senza foraggi fermentati o mangimi OGM) con nuovi sapori come pere e zenzero, ciliegia e lampone.


Yogurt Vipiteno bio al mirtillo
Yogurt di latte intero* con fermenti lattici vivi, Preparato ai mirtilli neri (zucchero*, mirtilli neri* 8% sul totale, gelificante: pectina), Senza glutine, *da agricoltura biologica.


Yogurt Vipiteno magro bio da latte fieno STG 80% su pera e zenzero
Yogurt di latte magro* con fermenti lattici vivi, Preparato alla pera e zenzero 20% (pere 8% sul totale , zucchero di canna*, gelificante: amido di tapioca*, pectine, farina di semi di carrube*; estratto di zenzero 0,5 sul totale, aroma naturale), Senza glutine, *da agricoltura biologica


Yomo

Anche la Yomo ha introdotto sul mercato nuovi prodotti individuali in vasetto come  agli agrumi con marmellata di arancia e scorzette, ai mirtilli con purea di fragole in pezzi, al caffè con cioccolato e granella di fave di cacao.



Yogurt agli agrumi con marmellata di arancia e scorzette
Yogurt intero (latte intero, fermenti lattici specifici vivi: Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus), preparazione di frutta (zucchero, agrumi 5%, sciroppo di glucosio-fruttosio; addensanti: amido modificato di tapioca e pectina; aromi).
STRATO INFERIORE: marmellata di arance 20% (arancia amara in pezzi 9,6%, zucchero, addensante: pectina; succo concentrato di limone). 


Granarolo

La Granarolo propone invece lo yogurt intero come una volta al gusto di caffè, fragola, bianco, pistacchio, nocciola.


Yogurt intero al caffè gusto di una volta
Yogurt (latte intero, fermenti lattici specifici vivi: Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus), preparazione dolciaria (zucchero, sciroppo di glucosio-fruttosio; amido modificato di mais; caffè solubile 0,18%, sciroppo di zucchero bruciato; aroma naturale).

Sempre la Granarolo propone la linea biologica in vetro al latte intero bianco, vaniglia e mirtillo

Della Granarolo segnalo anche lo yogurt podda fatto con latte sardo al miele, al fico d'india e alla fragola peccato che non sia in vetro.


Propongono sempre lo yogurt individuale in vasetto singolo ma però non in vetro i marchi:Caseificio Val d'Aveto e Alpiyo della Valtellina


Analisi

Il trend dello yogurt greco ha ingolosito i produttori di yogurt, che hanno pensato "se il consumatore accetta di spendere 10 euro al kg per lo yogurt greco vuole dire che si è disponibili a pagare di più il prodotto se lo ritiene adatto alle proprie aspettative".

Val letto in questa direzione questo nuovi yogurt che saranno ricercati (dalla provenienza degli ingredienti al sapore), saranno golosi, saranno come una volta ma è il loro prezzo che permette di passare da 3, 30 al kg a 7-9 euro al kg.

Il packaging veste questa nuova aspettativa di valore aggiunto.

Dal punto di vista nutrizionale in quest'offerta c'è di tutto quindi guardare sempre la tabella nutrizionali in particolare di quelli golosi il contenuto di zucchero.

Per quanto mi riguarda trovo interessanti le proposte della Latteria di Vipiteno e meno interessanti le altre.

Granarolo ha una vastità di prodotti che dovrebbe imparare a gestire e presentare meglio, dallo yogurt sardo Podda al bio; è l'azienda che più ha la possibilità di crescere in questo segmento di mercato se solo modifica alcuni aspetti dei prodotti per meglio rispondere al target per cui sono indirizzati.


Sintesi:

Nuova filosofia green per lo yogurt che diventa anche gourmand (piacevole al gusto come un dessert), senza generalizzare possiamo dire che la filosofia green per alcune aziende rappresenta solo il packaging cioè la confezione per altre la confezione e il contenuto.

Quello che sembrano invece mettere tutte d'accordo è il prezzo che dai 3,38  euro al kg di un classico yogurt alla frutta di buona qualità si passa dai 7 ai 9 euro al kg, raggiungendo il prezzo dello yogurt greco, diciamo una filosofia green che costa al consumatore.

Non c'è prezzo per salvare il mondo dalla plastica, è vero ma nonostante qualche perplessità spero che altri produttori seguano l'esempio.


martedì 7 maggio 2019

La cucina italiana è la cucina migliore nel mondo?

Per tutti la cucina nazionale è la cucina preferita da sempre, questo in tutti i paesi dall'Italia alla Cina. Tuttavia una ricerca inglese fatta da Yougov Cambridge, in più 30 paesi nel mondo ha stabilito che la cucina più apprezzata dopo quella nazionale è la cucina italiana una preferenza più alta perfino della cucina francese.

Indubbiamente si tratta di un buon momento per la cucina italiana e per i prodotti italiani nel mondo, ma vediamo in dettaglio quali sono le cucine più amate e quelle più detestate.

Le cucine più amate

1. Cucina Italiana 84
2. Cucina Cinese 78
3. Cucina Giapponese 71
4. Cucina Thai 70
4. Cucina Francese 70

Si tratta ovviamente di una statistica globale pertanto la cucina asiatica a un aspetto rilevante da un punto di vista numerico ma anche andando in giro nelle nostre città basta vedere quante insegne di ristoranti cinesi e giapponesi si possono vedere.

Le meno amate

Cucina Norvegese 37
Cucina Filippina 36
Cucina Arabia Saudita 36
Cucina Finlandese (Finnica) 32
Cucina Peruviana 32

Comprendo che queste cucine sono poco note e che a molti non possono dire nulla ma la cucina del Nord Europa la conosco bene perché ho vissuto più di un anno in particolare 9 mesi in Finlandia  tra Helsinki e Turku e ho sempre mangiato bene magari non in modo vario ma con un ottima materia prima.

Chiaramente sono paesi che hanno una cucina tradizionale meno ricca e varia di altri paesi dovuta alla loro posizione geografica, la primavera e l'estate dura poco di conseguenza la natura è meno generosa. Ci sono state nel corso degli anni meno influenze e contaminazioni pertanto la cucina dei paesi nordici si è meno evoluta nel gusto rispetto ad altre cucine ma ricordo d' avere mangiato ottimi dolci, salmone fresco tutti i giorni, polpette di renna e montagne di frutti di bosco.

La cucina peruviana è molto particolare con dei sapori a cui il nostro palato forse non è abituato ma è un paese oltre i mille metri di altitudine, la quinoa e il ceviche arrivano da questo paese come la patata che ha arricchito le cucina di ogni latitudine.
Una cultura gastronomica da scoprire nelle Picantere che vede protagonista in tavola i prodotti locali, segnalo la Società Picantera di Arequipa che si fa rifà alle ricette tramandate da secoli che discendono dalle popolazioni indigene, un segno di come l'uomo in ogni ambiente e contesto sia riuscito ad adattarsi.


Gli italiani quale cucina preferiscono oltre quella italiana?

Cucina Spagnola 87
Cucina Messicana 77
Cucina Argentina 75
Cucina Greca 71
Cucina Brasiliana 66
Cucina Cinese 62
Cucina Giapponese 62

Una classifica che stupisce se si comprende che la cucina spagnola e greca sia tra le preferite perché per certi versi una cucina mediterranea come quella italiana, stupisce la cucina del Sud America (messicana, argentina e brasiliana) evidentemente più nota di quanto si poteva pensare, stupisce con il punteggio di 60 la cucina francese finita dietro quella cinese e giapponese.


A chi piace di più la Cucina Italiana?

Spagna 94
Francia 93
Svezia 92
Regno Unito 91
Australia 91
Filippine 90
Germania 89
Singapore 89

A chi piace meno la cucina italiana?

Cina 59
Thailandia  69
Indonesia 70 
Vietnam 72 
Malesia 74

Stupisce l'Australia di come apprezzi la cucina italiana non sorprende a chi piace meno, sono i paesi del sud est asiatico, una cultura del cibo troppo differente da quella italiana anche se per esempio i filippini apprezzano molto la cucina italiana tanto che precedono di poco con 90 punti gli inglesi con 91.


Sintesi:


La cucina italiana come lo è stato in passato per la moda e il design sembra avere una buona fama a livello internazionale anche frutto dei tanti italiani emigranti che si sono fatti testimonial della cucina italiana aprendo ristoranti in tutto il mondo. 

Questo studio sulla cucina mette in rilievo che quando ci si mette a tavola si preferisce il cibo della propria cultura, della propria nazione ma poi si è in grado d'apprezzare anche altre cucine.

Se la Francia apprezza molto la Cucina Italiana rispetto a tutte le altre cucine (Giapponese, Greca, Marocchina) l'Italia preferisce la cucina spagnola e greca, culturalmente più vicina alla cucina mediterranea.

Interessante il dato del Regno Unito paese che si appresta ad uscire dall'UE ma a tavola gli inglesi per l'80% apprezzano molto la cucina italiana quanto quella del loro paese, il 46% la cucina greca e il 41% la cucina francese.

Un segnale diverso rispetto a quello politico che ci parla di un Regno Unito più vicino all'Europa di quanto essi stessi possono pensare, almeno a tavola.