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lunedì 29 maggio 2017

Green Condom Club: il preservativo vegano e senza glutine

Iniziamo la settimana con una notizia originale, è stato presentato d'alcuni giorni il primo preservativo vegano e senza glutine, in modo che anche coloro che seguono una dieta vegana e una dieta senza glutine possono fare sesso sicuro!

Dal Falloppio al Condom

Comunque i profilattici di budello, fatto con le interiora d'animale non esistono più dal 1855, da quando un tale Charles Goodyear, proprio quello dei pneumatici veloci delle automobili, brevettò i profilattici dal lattice dell'albero della gomma.

Notizia curiosa il preservativo dovrebbe chiamarsi Falloppio, dal nome di Gabriele Falloppio, un anatomista dell'Università di Padova, che ha lavorato a Firenze presso i Medici. Nel 1550 sperimentò una tecnica per adattare il budello alle forme del pene. Giuro non me lo sono inventato proprio Falloppio si chiamava, un nome un destino.

Più comunemente si chiamano Condom, dal nome di un medico inglese d'origine francese, portato a Londra  da Enrichetta Maria di Borbone, figlia di Enrico IV e Maria de Medici, moglie di Carlo I e madre di Carlo II Stuart, quest'ultimo dalla fama d'uomo licenzioso, il medico diffuse prima nella famiglia reale e poi in tutta Londra, l'uso del budello come preservativo per la prevenzione delle Malattie Veneree.

Green Condom Club

Questo preservativo vegano, in latex naturale, è stato brevettato da Gabrielle Lods una 32 enne di Ginevra, è garantito insapore, inodore, non contiene sostanze d'origine animale, non viene testato sugli animali, è senza glutine, senza caseina cioè senza proteine del latte, senza benzocaina, senza glicerina, senza parabeni e ha il marchio europeo Vegan, un preservativo quindi anche certificato da un organo ufficiale dell'Unione Europea.

Anche la confezione è studiata per ridurre le emissioni di carbonio, materiale riciclabile, azienda di produzione che risponde alle normative ISO 9001  e ISO 13485.


Non ci sono più scuse, io sono vegano il preservativo non posso adoperarlo, sono intollerante al glutine non posso adoperare il profilattico, sono allergico alle proteine del latte non posso adoperare il condom.

Io non voglio essere polemico, ci sono per amore del cielo quelle persone che sono allergiche al lattice e alcune allergie possono dare luogo a reazioni allergiche incrociate, un problema che va oltre il preservativo ma per esempio i miei amici senza glutine, hanno avuto problemi anche con i preservativi? 

Io capisco il biscotto con il glutine uno lo mangia e ha una reazione all'intolleranza, senza entrare nei particolari non è il mio stile ma il preservativo da origini alle stesse reazioni?

Si vede di si, non ci avevo mai pensato giuro al preservativo senza glutine!

Il settore dei preservativi sempre più fervido d'idee

Il settore dei profilattici negli ultimi anni è una vera miniera di idee nuove, questo che io sappia è il primo preservativo green nato con rispetto dell'ambiente e dell'uomo.

In commercio c'è il preservativo nebulizzatore uno spray, che si spruzza sul pene in erezione.

C'è il preservativo intelligente, che non va dove di porta il cuore ma rileva le malattie sessualmente trasmissibili cambiando colore.

In Australia hanno provato a fare un preservativo quasi vegetale a base di latte di Spinifex, una pianta australiana ricca di nano cellulose, che mischiato al lattice ha la possibilità di creare un preservativo più sottile e più resistente.


Preservativi e stile di vita alimentare

Siamo a un punto di rottura, si è passati dai preservativi rilassanti per lei e ritardanti per lui, ai preservativi legati allo stile di vita alimentare, io sono figlio dei preservativo settebello per intendersi, c'era solo quello una volta per tutti.

Un dubbio mi appare all'orizzonte ma il preservativo vegano, va bene per tutti i vegani? Che ne pensano i crudisti? I fruttisti o i pescetariani?

Per esempio i nostri amici della dieta Paleolitica, adoperano il preservativo? Se sì, quale? Quello preistorico o cos'altro?

Quelli che seguono la Dieta Dunkan iperproteica è previsto anche un preservativo speciale in dotazione?

Sintesi

Quindi amici ed amiche vegani, ricordate che c'è anche il preservativo vegano, ogni tanto un "peccato carnale" si può anche fare!

Il Green Condom Club è in vendita al prezzo di 4,90 per 3 preservativi, la confezione da 12 a 12,90 e per i più arrapati, la confezione da 100 per 65 euro.

Fonte notizia e foto: Green Condom Club


lunedì 14 marzo 2016

L'applicazione per smartphone TUP

Un post per sorridere, come un po' tutti quelli della mia età ho difficoltà a relazionarmi con le applicazioni per il telefoni smartphone, non mi piacciono da quelle del cerca ristorante a quella del cerca amici, le trovo decisamente un po' futili.

Qualche giorno fa ho visto una nuova applicazione per telefoni che si chiama TUP, abbreviato vuole dire Trova Un Preservativo.

In pratica questa applicazione vi indica, anzi geolocalizza come si dice adesso, in quale posto si vendono i preservativi più vicini a voi, indicando anche l'offerta disponibile, forma, colore, taglia e marca!

L'azienda che ha presentato l'applicazione sostiene che la motivazione che li ha spinti ad inventare il TUP, è il diffondersi delle malattie sessualmente trasmissibili e delle infezioni da HIV, in particolare nei giovani, un'applicazione che vuole aiutare a fare prevenzione, parlando ai giovani, che sono i maggiori utilizzatori delle applicazioni per smartphone, sapere dove si vendono i preservativi, può essere di grande utilità.

Secondo me lo sanno benissimo dove si vendono, però amici miei del TUP, capisco che metti che sei in autostrada ti viene un raptus, un grande desiderio trovi chi insieme a te lo vuole condividere, che fai?

Come? Dove la trovi in autostrada una che vuole condividere con te questo momento? Lasciate stare è per fare un esempio.

Ho capito non vi piace, cambiamo, siete sulla provinciale, sulle provinciali c'è più movimento, ardete di fuoco della passione, trovate chi accondiscende il vostro desidero.

Cosa fate?

Prendete l'applicazione TUP e trovate il posto più vicino per l'acquisto del cappuccio.


Amici miei del TUP, non viviamo in un deserto, oggi la distribuzione dei preservativi è molto diffusa, ricordo che in una toilette di un ristorante ho visto un distributore di preservativi, non c'era il sapone per le mani, ma è un altro discorso.
Comunque per evitare di rimanere senza, tenetene uno nel portafoglio, nascosto bene perchè se lo vede la moglie o il marito, è un casino.

Secondo me però, non sono fatti miei, amici miei del TUP, si potrebbe anche aggiungere all'applicazione, qualche indicazione, dove consumare l'atto, che so io? Un luogo appartato, un luogo romantico, un hotel con doppia vasca idromassaggio, un albergo ad ore?

L'Applicazione nel suo ruolo d'informazione, insegna l'uso corretto del preservativo, indica i luoghi dove farsi visitare per le malattie sessualmente trasmissibili, le descrive, facendone vedere con precisione e dovizia di particolari.

Ora ci sono due cose che sono responsabili del crollo del desiderio:
a) le informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili in quel momento lì
b) l'apertura delle confezioni dei preservativi.

Evito di spiegare perchè le informazioni e le immagini sulle malattie in quei momenti disincentivano (comunque nessuno vieta di tornarci a informarsi in un secondo tempo) e passerei a parlare delle confezioni dei preservativi, in genere di plastica chiuse sigillata molto bene. 

Ora vuoi il fuoco del desidero e della passione un buon 80% degli uomini si blocca, non riescono ad aprire la confezione dei preservativi, la forbice non è la prima cosa che pensi in quel momento, fortunatamente sono le donne che tolgono d'impaccio, grazie alle unghie affilate come lame di Toledo.

Io invito le aziende dei preservativi a fare confezioni più semplici e facilmente apribili anche ai meno abili, che se fanno la figura d'imbranati già a fare quello immaginate il resto.

In sintesi geolocalizzatevi pure con il TUP prima di condividere momenti di calda passione, acquistate e utilizzate sempre il preservativo, un consiglio nascondere l'applicazione sul telefonino o almeno cancellare la cronologia altrimenti vostra moglie o vostro marito, vi geolocalizzeranno a legnate.

Si fa per sorridere... e per salvarvi la vita!

giovedì 19 novembre 2015

Il trattamento di profilassi pre esposizione che previene HIV in Usa

La notizia più letta di questi giorni sui giornali, oltre che le drammatiche vicende di Parigi è stata la sieropositività dell'attore Charlie Sheen.

Per il grande pubblico questa è stata una sorpresa, mentre per i professionisti della salute gli infettati dall' HIV sono sia eterosessuali che omosessuali, per il grande pubblico l'immagine della malattia è legata all'omosessualità maschile.

Infatti tranne casi rarissimi i personaggi pubblici che hanno reso pubblico la loro sieropositività hanno reso pubbliche anche le loro scelte sessuali, come si dice oggi hanno fatto coming out.

Si è cosi sviluppata la falsa idea che Hiv e Aids, riguardi solo la comunità gay, nulla di più sbagliato i virus non guardano le preferenze sessuali, l'influenza la prendiamo tutti, uomini e donne, eterosessuali e omosessuali, i virus non fanno differenze.

Charlie Sheen ha una reputazione da playboy, il comunicare la sua sieropositività, mi dispiace per lui, è un bene dal punto di vista della comunicazione dell'infezione dell'HIV, in questo modo gli eterosessuali si sentiranno meno sicuri e si proteggeranno (almeno spero).


La profilassi pre esposizione (Pe Ep) per HIV

Oltre al preservativo c'è un altro metodo che può inibire HIV, io avevo espresso le mie perplessità su questa profilassi ma mi sono dovuto ricredere, in sintesi qualche anno fa era stato approvato dalla FDA un farmaco per prevenire le infezioni da HIV.

Un farmaco o meglio un trattamento che è stato molto criticato dalla comunità scientifica in quanto secondo alcuni avrebbe promosso il sesso promiscuo.

Invece un nuovo studio pubblicato recentemente sullo Jama International Medicine, su un gruppo a rischio che è stato seguito da un equipe medica mostra i risultati positivi ottenuti attraverso il Pr Ep.

Non si tratta in realtà di un farmaco ma di una combinazione di farmaci, che se assunti da persone ad alto rischio d'esposizione al virus HIV, può ridurre il rischio di contrarre l'HIV di ben il 90%.

Ma c'erano e ci sono molto perplessità, io stesso ne ho ancora, ma la profilassi pre-esposizione (PrEP) in alcuni gruppi a rischio ha dato risultati incoraggianti tanto che nel gruppo a cui è stato fatto lo studio il tasso di HIV è sceso in maniera molto rilevante.

Su 437 uomini e donne con comportamenti ad alto rischio, seguiti per 48 settimane, solo due sono diventati HIV positivi, ma con bassi livelli ematici del farmaco perchè non si sono attenuti alla prescrizione del farmaco.

La notizia positiva è che non solo non sono diventati HIV positivi ma utilizzo del farmaco non ha modificato le abitudini sessuali di coloro che avevano partecipato al test anche se si trattava di un gruppo ad alto rischio, in parole semplici non erano diventati più promiscui.

Il PrEp come viene chiamato si rileva uno strumento utile per la prevenzione dell'Hiv, il problema è che nella comunità scientifica molti pensano che utilizzo di questo farmaco porti al fallimento dell'educazione verso comportamenti sessuali responsabili, questo spiega secondo me anche perchè nonostante siano passati più di trent'anni i progetti di vaccino al di là delle difficoltà tecniche, siano sempre stati rallentati.



Pregiudizi da eliminare fuori e dentro la comunità scientifica

Credo che il principale ostacolo sia culturale ed economico, questi farmaci costano, in America sono forniti gratuitamente ai soggetti a rischio perchè secondo le autorità sanitarie rappresentano un risparmio rispetto al costo del trattamento da infezione HIV, in sintesi hanno compreso che è meglio prevenire che curare, in Europa invece ancora nessuno stato ha implementato il PrEp, ci si affida solo al preservativo.

Il più grande ostacolo secondo me riguarda i giudizi, in particolare sul sesso, forse sarebbe il caso di dire pregiudizi, la sessualità è una scelta personale, istintiva spesso irrazionale, non bisogna dare giudizi chi siamo per giudicare il comportamento altrui?

Meglio favorire dal mio punto di vista un comportamento responsabile attraverso il PrEp, che comunque non è privo di effetti collaterali sono farmaci antiretrovirali, sarebbe meglio il preservativo, che cercare d'istallare comportamenti virtuosi a chi per natura e carattere non è portato, non è nella sua natura e non ne vuole sentire parlare, si fallisce in partenza.

Proprio ieri leggevo di un attrice di Roma, che in una intervista diceva che lei non mette mutande, cosi fa prima, io comprendo perchè stare tutto il giorno a tirare su e tirare giù le mutande, a fine sera fanno male le braccia, ha ragione, chi siamo noi per dire cosa deve fare? 

Una lettrice di Torino, mi scrive che suo marito la sera prima di passare da casa fa un giro sulla strada provinciale per cercare compagnia allegra, non usa il preservativo, ha paura di prendere qualche malattia, anzi ne ha già presa una, tesoro mio mi verrebbe da dire scappa o almeno tutelati a costo di mollarlo.

Non gli cambi quel comportamento lì, la sessualità è difficile da gestire cos', non c'è cura, non c'è farmaco, non c'è amore e passione che tenga, vai a fare il test, cerca di convincerlo a proteggersi apertamente e a proteggerti se veramente ti vuole bene, altrimenti mollalo anche se è il padre dei tuoi figli.

Capite perchè anche se non sono molto d'accordo sul PrEp, se qualcuno o qualcuna ha quest'abitudine ed è vostro partner, ahimè per forza di cosa meglio il PrEp che il nulla, perchè appellarsi al buon senso del prossimo non conviene.

AAVV Preexposure Prophylaxis for HIV Infection Integrated With Municipal- and Community-Based Sexual Health Service, Jama Internal Medicine 16 Novembre 2015 

domenica 15 febbraio 2015

Un nuovo farmaco per la prevenzione dell'HIV?

Un argomento non graditissimo a tutti i lettori me ne rendo conto, ma se non si fa informazione più volte all'anno le persone dimenticano, ritengo forse a torto sia importante tenere alta l'attenzione sull'Aids, non solo per ricordare che il virus è vivo ma anche per fare conoscere i progressi della ricerca medico scientifica.

Almeno 1 persona su 4 non è a conoscenza della propria sieropositività, non c'è nulla di male nell'essere sieropositivi ma è importante saperlo, riconoscerlo e informare il partner sempre e comunque.

Abbiamo visto che lo sviluppo su un possibile vaccino è una strada ancora troppo lunga e cosi si cerca di limitare il numero dei sieropositivi attraverso una maggiore prevenzione o meglio in termine tecnico una profilassi giornaliera d'esposizione (PrEP).  

Per i gruppi a rischio in Usa è stato autorizzato qualche anno fa il farmaco, Truvada, tuttavia questo farmaco in alcuni soggetti ha degli effetti collaterali importanti nel lungo periodo e la sua efficacia, da alcuni ricercatori viene ritenuta limitata per la prevenzione generale.

La scelta del Truvada nella profilassi giornaliera d'esposizione rimane importante perché per la prima volta c'è stato il segnale nella comunità scientifica di muoversi sulla prevenzione senza pre giudizi di qualsiasi genere.


Un nuovo studio rilancia la possibilità d'aumentare la percentuale di compliance della profilassi giornaliera d'esposizione tramite l'iniezione di un farmaco mensile, il Cabotegravir è un inibitore dell'integrasi, un farmaco che può proteggere contro l'infezione del virus AIDS, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Trasnational Medicine ed è stato effettuato su due gruppi di macachi.

Questo farmaco noto anche come GSK744 LA a rilascio prolungato nel sangue e nei tessuti, garantisce alte concentrazioni per lungo tempo nel sangue, nella mucosa vaginale e rettale.

La sicurezza del GSK744 LA è stata testata sull'uomo e visti i risultati positivi sono già partiti due nuovi studi clinici di profilassi. Al momento sembrerebbe che il farmaco sarà di valido aiuto alle persone ad alto rischio d' HIV e a coloro che per diverse ragioni non riescono a seguire una profilassi giornaliera d'esposizione, in particolare questo farmaco a trarre beneficio secondo i ricercatori sarebbero soprattutto le donne.

A piccoli passi la ricerca medico scientifica prosegue il suo cammino nella battaglia contro AIDS. 

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Riferimenti: 
Jessica Radzio, William Spreen, Yun Lan Yueh, James Mitchell, Leecresia Jenkins, J. Gerardo García-Lerma and Walid Heneine The long-acting integrase inhibitor GSK744 protects macaques from repeated intravaginal SHIV challenge. Science Translation Medicine 14 January 2015: Vol. 7, Issue 270, p. 270ra5 


sabato 3 maggio 2014

Un nuovo vaccino per HIV? Passo dopo passo

Gli argomenti trattati in questo blog sono seguiti da parte mia con una certa continuità e aggiornamento. Uno di quelli che non trova molto popolarità ma che mi piace lo stesso è la ricerca di un vaccino per HIV. 

Ad inizio del 2013 di un certo clima di ottimismo avevo parlato di una serie di sperimentazioni che avrebbero potuto dare dei risultati positivi, ne ho parlato con moderazione per non alimentare delle false speranze.

Convivere con HIV non è solo un problema di salute, è un problema individuale, è un problema sociale, è un problema lavorativo, perché la salute si riflette sulle altre sfere della vita sia privata che collettiva.

Solo che i tempi delle sperimentazioni per la ricerca di un vaccino sono lunghi ma l'evoluzione a livello mondiale il numero degli infettati dall'HIV aumenta ogni giorno e di prevenzione non si parla più.

Programma TAT - Vaccino HIV
L'annuncio del passaggio di una nuova fase della sperimentazione di vaccino sull'uomo è stata data qualche giorno fa durante la conferenza internazionale "HIV e epatite" di Monpellier, la nuova fase viene svolta presso Hôpital de la Conception a Marsiglia, servirà a capire qual'è la dose ottimale e a valutare gli eventuali effetti collaterali.

Bisogna segnalare che questo rispetto ai progetti segnalati lo scorso anno è uno dei pochi se non unico progetto che cammina e che avanza, insomma di naviga in un certo segnale positivo nella comunità scientifica.

La maggior parte dei ricercatori, come i spagnoli e giapponesi dello scorso anno sono concentrati  su un vaccino che possa sostituire almeno per un certo periodo la terapia farmacologica, si cerca di arrivare al vaccino per piccolo passi.


Anche in questo caso non siamo di fronte ad un vaccino preventivo ma di un vaccino che mira a ripristinare l'immunità cellulare nei pazienti con HIV (tramite la neutralizzazione della proteina TAT extracellulare) ed eliminare le cellule infettate con HIV.
L'obiettivo e di tenere sotto controllo la carica virale senza avere bisogno di ricorrere alla HAART, cioè la terapia antiretrovirale altamente attiva, la terapia famacologica molto costosa e dagli effetti collaterali importanti per lungo periodo.

Avevo detto che la ricerca di un vaccino per HIV aveva bisogno di un nuovo modo di pensare e gestire la ricerca medico scientifica e infatti il progetto è di una piccola azienda Biosantech aperta nel 2011, di un piccolo gruppo di persone molto motivate, lontano dalle grandi aziende farmaceutiche e dai finanziamenti pubblici.

In questa impresa hanno messo oltre alla volontà, tutti i lori risparmi, inoltre sono andati a cercare attraverso il sistema di finaziamento partecipativo i fondi per la sperimentazione hanno raccolto più di 700.000 €, tutti privati, un innovazione anche sotto questo aspetto, questo anche per sottolineare tutti quei progetti che richiedono milioni di euro senza raggiungere alcun risultato.

I risultati di questa nuova fase gli avremo i primi del 2015 a cui dovrebbe seguire un altra fase a più larga scala di migliaia di persone di cui spero e conto d'aggiornarvi.


Intanto però bisogna ricordare l'importanza della prevenzione e fate il test periodicamente per quelle persone che sanno di essere a rischio, ricordo che 1 su 4 non sa di essere sieropositivo e per assurdo dagli ultimi dati ci sono due nuove categorie a rischio i ragazzi molto giovani dai 14 anni ai 18 anni e gli ultra 50 enni, due categorie negli anni scorsi giudicate meno a rischio.

Per saperne di più sul programma Tat vaccino HIV : Biosantech

martedì 3 dicembre 2013

1° Dicembre Giornata Mondiale dell'Aids, buone nuove dagli anticorpi anti-CD36

Come ogni anno eccoci qui a parlare di Aids, in verità per mia volontà parlo di Aids più volte all'anno, perché credo anzi spero che sia importante, ho come la sensazione che nel corso degli anni si sia persa la sensibilità e l'attenzione attorno a questo argomento.

Credo che nasca dal fatto che questa malattia coinvolga l'aspetto più intimo e vulnerabile delle persone, quella dei rapporti sentimentali e della sessualità, non è facile opporsi al vortice dei sensi e della passione, che può condurci a fare scelte consapevoli e non consapevoli, spesso irrazionali.

Sono stati fatti molto errori in particolare nella comunicazione ancora oggi si parla di categorie a rischio, come a dei segmenti di mercato. Prendiamo per esempio le prostitute, storica categoria a rischio, le si è ancora di più stigmatizzate e umiliate mentre invece poco si parla dei loro clienti, che chiedono di fare sesso senza precauzioni e poi tornano in famiglia.

Bisogna uscire fuori dal giudizio morale, AIDS non è una giustizia divina, non sceglie le sue vittime, è un malattia reale che l'uomo fatica molto a controllare.


L'imbarazzo che si legge nella facce delle sale d'aspetto degli ospedali è abbastanza esauriente della situazione psicologica in cui i sieropositivi vivono, il 39 % pensa al suicidio, mi piacerebbe parlare di un caso di qualche mese fa di un sieropositivo è morto da solo sulla barella di un ospedale perché non c'era nessuna struttura disposta ad ospitarlo, un caso isolato secondo molti e io ci credo, però deve fare riflettere.

Il mio invito è ad allungare la mano con un sorriso verso una persona sieropositiva, senza chiedetervi perché e per come.


Anti- CD36, una nuova possibile strada nel trattamento
Notizie positive invece arrivano dai laboratori francesi, quelli che hanno scoperto HIV, oggi Aids può essere considerata una malattia cronica che richiede un trattamento costante, che riesce a eliminare la maggior parte del virus, tuttavia non a debellarlo in quanto cellule infette di HIV si nascondono nei macrofagi dove i farmaci fanno fatica ad arrivare

Seguendo il destino dei macrofagi prima e dopo l'infezione da HIV, un team del laboratorio di cancro presso l'Instituto Curie ha pubblicato uno studio  in questi giorni sul Journal of Experimental Medicine, hanno scoperto che esponendo macrofagi infetti con l'anticorpi anti-CD36,  si riesce a prevenire il rilascio del virus nei macrofagi infetti e indebolisce la loro attività, questo secondo i ricercatori.

Aids e adolescenti
Su questi risultati lavoreranno nei prossimi anni, intanto mi rivolgo soprattutto ai giovani che non si sentono coinvolti ma si riempiono alcool, si sa che alcool disinibisce, poi fumano e come dire "tirano su di tutto" e inoltre anche alle donne che sono un numero proporzionalmente molto alto rispetto agli uomini, se non usate precauzioni, se avete un dubbio o possibile idea fate un test HIV, nessuno giudica nessuno ma la vostra salute e più importante di qualsiasi altra cosa.

OMS proprio in questi giorni ha lanciato un allarme, 104.000 morti adolescenti AIDS nel 2012, il numero dei decessi per AIDS tra i 10-19 anni di età è aumentato del 50 % tra il 2005 e il 2012 . In tutto il mondo , 2,1 milioni di adolescenti convivono  con l'HIV . 

Molti adolescenti non sono consapevoli del loro status HIV, solo il 10 % degli uomini e il 15 % delle giovani donne di età compresa tra i 18 ei 24 fanno il test HIV. L'OMS raccomanda  di agevolare l'accesso degli adolescenti ai test senza il consenso dei genitori.

Quasi uno su sette nuove infezioni si verifica durante l'adolescenza.

Oggi il grande problema sono le diagnosi tardive, persone che non si riconoscono come soggetti a rischio ma che inconsapevolmente lo sono, troppo tardi scoprono di essere sieropositive, importante è intervenire in tempo per assicurare un adeguato trattamento, no non è la giustizia divina ma la superficialità terrena.

giovedì 24 gennaio 2013

I farmaci generici nella terapia HIV sono meno efficaci e diminuiscono l'aspettativa di vita?

Mi spiace tornare su un argomento che ho appena trattato, cioè la terapia dell' HIV, perchè è arrivata una notizia importante dagli Stati Uniti pubblicata sull' Annals of Internal Medicine, dove si dimostra che i farmaci generici antiretrovirali  sono meno efficaci nel trattamento per quanto riguarda l'AIDS.

Il trattare HIV con utilizzo di farmaci generici richiede la somministrazione di tre compresse invece che di una, la combinazione con il generico secondo lo studio pubblicato è meno efficace, inoltre il passaggio da una compressa a tre aumenta il rischio di sviste, questo comporta una diminuzione dell'efficacia del trattamento e una diminuzione dell'aspettativa di vita.

Nel dettagli la terapia nei nuovi pazienti è una singola compressa Atripla da assumere giornalmente che unisce tre antiretrovirali (tenofovir, emtricitabina ed efavirenz)  il generico si chiama lamivudina che è una molecola che ha stesse proprietà dell' emtricitabina, a breve è stata annunciato anche un generico per efavirenz, questa nuova terapia farebbe tornare alle tre somministrazione in virtù del risparmio. 

In teoria il trattamento è simile ma i dati dello studio mostrano risultati diversi, si parla di Atripla una diminuzione della carica virale dell' 84% (studi precedenti ne indicavano 89% ) mentre l'associazione di  Tenofovir, Lamivudina e Efarenz il 78%.
Se la principale motivazione è la minore spesa, siccome le molecole del trattamento dell HIV sono note dalla metà degli anni '90, i farmaci antiretrovirali  devono costare ancora cosi tanto dopo tutti questi anni?


Questo studio ci fa tornare sulla polemica dei farmaci generici o farmaci di marca, la mia opinione che è stata molto contestata ma che invitava alla cautela nel considerare i farmaci generici dei farmaci uguali agli altri, sono dei farmaci con lo stesso principio attivo ma diversi, pertanto nel rilascio delle autorizzazioni alla vendita dovrebbero seguire lo stesso iter dei nuovi farmaci, cosa che invece non avviene perchè si da per certo che siccome il principio è noto non debbano seguire lo stesso iter.

Le ragioni in realtà della fretta di fare accettare i farmaci generici nasce dalla spinta delle assicurazioni e dei stati per diminuire la spesa medica. Nel corso del 2013 sono programmate diverse iniziative finanziate anche dall'Unione Europea per la promozione dei farmaci generici in tutta Europa.

Credo che bisognerebbe almeno differenziare un conto è un farmaco generico per un male di gola, diverso è il caso di patologie più complesse non penso solo alle terapie anteretrovirali per HIV, penso per esempio anche alle malattie cardiovascolari, dove l'uso dei generici meritebbe più attenzione, poiche come nel caso dell' HIV la diminuzione dell'efficacia e dell'aspettativa di vita non sono motivazioni superficiali.

Riferimenti: Renslow Sherer, MD "Generic Antiretrovirals and the Uncertain Future of HIV Care in the United States" Annals of Internal Medicine, Gennaio 2013


venerdì 11 gennaio 2013

Un nuovo vaccino contro HIV?

Ci sono due principali approcci per trovare una cura per Aids. Uno è quello di cercare la completa eradicazione del virus HIV dal corpo. L'altro, una cura funzionale che non eliminando il virus consente ad una persona di avere una vita normale.

Nello scorso anno nella conferenza mondiale a Washington, si è parlato molto di nuove molecole chiamate "bryologues" in studio presso Università di Stanford che potrebbe eliminare dall'organismo il virus dell'Aids, la ricerca è stata accolta con molto interesse dal Nobel 2008 Francoise Barre-Sinoussi.

La ricerca di un vaccino subì alcuni anni fa uno stop imbarazzante per la mancanza di risultati concreti, la prospettiva di un vaccino per l'Aids sembrava arenata, ma la ricerca medico scientifica non si è fermata, così sono arrivate delle buone notizie tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013, che danno una nuova speranza all'idea di un vaccino per l'Aids, tanto che alcuni progetti sui vaccini sono passati  al test sull'uomo. Non siamo ancora vicino alla soluzione di un vaccino su larga scala ma forse mai come in anni precedenti si nutre un certo ottimismo.

Vaccino terapeutico e Vaccino preventivo
Il pubblico percepisce un vaccino come trattamento preventivo, come quelli contro l'influenza o tubercolosi. Tuttavia, nel caso di lenta insorgenza malattie come AIDS, è possibile che questo tipo di terapia può essere sia terapeutico (per quelle già infettato) sia preventivo (per coloro che non sono ancora) . Ricordate il famoso caso del vaccino contro la rabbia sviluppati da Louis Pasteur, che impedisce la comparsa dei sintomi, ma tratta anche, come aveva fatto con il piccolo Joseph Meister, di 9 anni, già infettato con il virus dopo essere stato morso da un cane rabbioso?

In Giappone, stanno sperimentando una nuovo pista che consiste nel rafforzare il sistema immunitario per aiutarlo a combattere meglio la malattia, alcuni ricercatori stanno concentrando il loro lavoro sui linfociti T, che hanno un'azione di difesa contro virus e tumori, ma hanno vita breve e spesso esauriscono le energie necessarie, gli scienziati dell' Università di Tokyo e del Riken Research Center stanno portando avanti tecniche per rigenerare, per dare nuova vita ai linfociti T per rendere il sistema immunitario più forte.

In Thailandia invece è in stato di studio un nuovo vaccino su 16000 persone in Thailandia, RV144 – ALVAC , purtroppo anche se positivo questa combinazione di vaccini si è dimostrata efficare solo per il 33% , un vaccino può considerarsi tale solo se riesca a garantire la non infezione nell'80-90% dei casi. Tuttavia lo studio è stato considerato positivo in quanto ha fornito delle nuove indicazioni di ricerca.

In Francia ed esattamente a Marsiglia, Un nuovo progetto di vaccino denominato "Proteina TAT - vaccino HIV" dovrebbe essere avviato nel Settembre del 2013, che coinvolge Università Aix Marseille e Ospedale della Concezione a Marsiglia.

In questi giorni arriva una notizia dalla Spagna, che da diversi anni sta percorrendo un progetto di ricerca di vaccino per AIDS, in un articolo pubblicato sul Science Translational Medicine un gruppo di medici  spagnoli della Clinica Ospedaliera di Barcellona, sono riusciti a sviluppare un "vaccino" che potrebbe riuscire a fermare l'evoluzione dell' HIV nell'organismo.

Oggi si calcola che il problema riguarda almeno 34 milioni di persone adulte, numero certificato ma sempre in difetto dal momento che il numero delle persone che sono sieropositive è di difficile calcolo in quanto almeno 1/4 sono le persone non sono a conoscenza della loro condizione di sieropositività.

La terapia antiretrovirale combinata (cART) ha migliorato notevolmente la sopravvivenza e la qualità della vita, ma il team di medici spagnoli ha creato un vaccino con cellule dentritiche che stimolano la la risposta delle cellule T. Sperimentato su 40 individui, che avevano temporaneamente sospeso la terapia antiretrovirale, il vaccino è stato in grado controllare la replicazione del virus con una riduzione massima della carica virale di oltre il 90% rispetto alla carica iniziale.

I medici sostengono che il "vaccino" potrebbe fornire una risposta simile ai farmaci antiretrovirali che impediscono le diverse fasi della replicazione dell' HIV.

Questa " vaccino" offre un importante passo avanti nella lotta contro l'AIDS, in quanto la terapia farmacologica provoca disagio per i pazienti a causa di possibili effetti tossici sul lungo periodo e inoltre cosa di non poco conto potrebbe costituire un costo economico inferiore.

Al momento il "vaccino" è in grado di garantire un anno, dopo di che i pazienti devono tornare alla terapia antiretrovirale con i farmaci , al momento di configura come una possibile alternativa alla terapia farmacologica almeno per un certo periodo.


Sintesi: la ricerca scientifica non si ferma sull' HIV e sull'AIDS ma nonostante qualche risultato incoraggiante siamo ancora lontani da un vaccino, attualmente i trattamenti attuali bloccano la replicazione del virus ma non permettono di eliminare HIV. Occorre ancora una volta ricordare l'importanza della prevenzione e del test HIV, in quanto c'è 1 persona su 4 che non sa di essere sieropositiva, attualmente le terapie hanno maggiore effetto quando più in anticipo si riesce a conoscere il proprio stato di salute.

Riferimenti: Felipe García, Nuria Climent, Alberto C. Guardo, Cristina Gil, Agathe León, Brigitte Autran, Jeffrey D. Lifson, Javier Martínez-Picado, Judit Dalmau, Bonaventura Clotet, Josep M. Gatell, Montserrat Plana, Teresa Gallart "A Dendritic Cell–Based Vaccine Elicits T Cell Responses Associated with Control of HIV-1 Replication" Scienze Translational Medicine

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Truvada nella prevenzione dell'Hiv e Aids approvato negli Usa, 
Aids qualcuno ancora ne parla?, 

Ps: prossimo post sara più allegro prometto, quest'anno se riesco farò un post sull'alimentazione e uno sulla salute che vi piacciono meno ma che forse potranno essere più utili.

venerdì 18 maggio 2012

Truvada prevenzione dell'HIV e dell'Aids, il latte PP

Oramai da diversi giorni tutti i maggiori quotidiani hanno pubblicato la notizia dell'approvazione dalla FDA in America del farmaco Truvada della Gilead Sciences nella prevenzione dell'HIV e di conseguenza dell'AIDS, anche se questo può sembrare una rivoluzione non è una novità perché non si tratta del primo strumento di prevenzione, tuttavia la sua approvazione ha trovato molti oppositori all'interno della commissione in particolare i membri dell'Università di Cincinnati secondo cui l'approvazione del farmaco darà via libera a comportamenti devianti nella società. all'omosessualità, al sesso promiscuo, al sesso facile, al sex on the road.

Questo fatto ha messo in evidenza che c'è una parte della comunità medico scientifica che ritiene che l'Aids sia una giusta punizione divina, non è casuale che molti progetti sia di nuovi farmaci che di vaccino siano fermi da anni, questo perché all'interno della discussione dell'approvazione del farmaco avrebbero potuto invece che evidenziare il sesso libero avrebbero dovuto essendo membri di una comunità scientifica evidenziare gli effetti collaterali di questo farmaco molto pesanti, già noti in quanto il farmaco viene utilizzato nella terapia di persone già sieropositive.

Amici dell'Università del Cincinnati, io capisco che se uno sta tutto il giorno in laboratorio oppure tutto il giorno in biblioteca a studiare, il solo pensare che c'è qualcuno che nello stesso tempo si diverta facendo sesso fa saltare i nervi, il sesso è anche una cosa bella che completa il rapporto tra due persone. Che il Truvada possa liberalizzare o spingere a comportamenti libertini, forse non avete visto in che società viviamo. L'Aids c'è dal 1980 non faccio tutti i giorni l'appello ma vi posso assicurare che ho come l'impressione che il numero dei gay sia aumentato piuttosto che essere diminuito, se uno è gay non che diventa etero perché c'è AIDS.


Cos'è il Truvada?

Il Truvada è una combinazione di due anti-retrovirali ed è già prescritto a soggetti infettati da virus HIV . Studi clinici avrebbero dimostrato la sua efficacia preventiva, come i risultati di una sperimentazione clinica svolta da luglio 2007 a dicembre 2009 in sei Paesi ( Brasile, il Sudafrica e gli Stati Uniti). La sperimentazione è stata principalmente finanziata dalla NIH . Grazie ai testi clinici si è potuto constatare che il Truvada ha ridotto del 44% il rischio di infezione negli uomini ma che utilizzavano anche il preservativo (!). Un secondo studio ha dimostrato come il Truvada diminuisce il rischio d' infezione fino al 75% nelle coppie eterosessuali in cui uno dei due partner era già sieropositivo. 

Su questi studi non mancano le critiche che ritengono il farmaco nella prevenzione poco affidabile, diverse associazioni di volontari costituite da medici, infermieri e malati hanno manifestato il loro dissenso. Il costo si parla che per un anno di terapia ammonta dai 12.000 ai 14.000 dollari ma secondo uno studio pubblicato nel mese di aprile, prescrivere farmaci anti-retrovirali, come misura preventiva negli uomini  ad alto rischio di contrarre il virus dell'AIDS, con più di cinque partner all'anno, sarebbe economicamente conveniente, riducendo la diffusione dell'infezione. 


Non è il primo intervento di prevenzione

Il percorso del Truvada non sarà facile, già il primo strumento di prevenzione dell'Aids, approvato dall'OMS nel 1998, non ha trovato applicazione nella maggior parte dei servizi nazionali di sanità, parlo del trattamento post exposure dove qualsiasi cittadino può recarsi in ospedale e richiedere il trattamento del pericolo d'esposizione, da praticare entro le 48 ore dal possibile contatto, garantendo l''80% della non siero conversione. Perchè aspettare sei mesi per il test per vedere se si è sieropositivi quando si può intervenire subito per dare una possibilità di non diventare sieropositivi (dal caso del preservativo rotto di una coppia uno sieropositivo e l'altro no ai casi di violenza sessuale ). Non sono riusciti ad applicare questo figuriamoci se consentono la somministrazione del Truvada come prevenzione.

Tuttavia anche io ho delle forti perplessità su questo farmaco io ho un mio amico d'infanzia , quasi come un fratello per me, abbiamo fatto le scuole insieme asilo, elementari, medie e superiori, che dopo una relazione etero sessuale è bene dirlo, si è scoperto sieropositivo e da sei anni come terapia gli viene consigliato proprio il Truvada, purtroppo non ho potuto non vedere gli effetti collaterali del farmaco sulla sua salute, gli trovate on line, dal fegato ai reni all'apparato osseo, magari non a tutti da gli stessi effetti collaterali, per la prima volta in vita mia mi sono trovato a raccontargli delle balle per rassicurarlo non ho più il coraggio di guardarlo negli occhi. Certo meglio averlo vivo con più di un problema di salute piuttosto che non averlo più ma posso assicuravi che non è facile.

Vi racconto questo perchè il farmaco proprio per gli effetti collaterali dovrà essere dato sotto stretto controllo medico al fine di controllare e prevenire il più possibile gli effetti collaterali, non è come prendere l'aspirina o la tachipirina


Il problema non indifferente si pone a chi prescriverlo?

Sicuramente le lavoratrici e i lavoratori del sex on the road, anche se parliamoci chiaro, spesso sono persone ricattate e sfruttate, non gli danno i preservativi perchè costano, figuratevi se gli danno il Truvada, uomini che vanno con altri uomini per sesso promiscuo oppure quelle coppie dove uno dei due è sieropositivo e l'altro no, ma l'elenco non finisce qui 1 sieropositivo su 4 non sa di esserlo, in base alla mia esperienza anche un 30%, non perché sia un incosciente ma perché non sà di essere a rischio, magari perchè pensa di avere una relazione monogama, i casi di persone che si scoprono sieropositive per caso sono sempre di più. 

La nostra società i cambiamenti di partner sono molto frequenti ci sia lascia e ci si mette insieme con maggiore frequenza di una volta, ma anche  all'interno delle coppie, c'è magari uno dei due come dire più "farfallina" o "mandrillo" che diciamo si può distrarre più spesso, i rapporti sono fatti sulla fiducia reciproca ma calarsi le mutande è un attimo. 
Questo non è facile da gestire come si fà, vai da medico cosa gli dici? Sa ho il sospetto, quando si ha il sospetto è già tardi, che mio moglie o mio marito farfalleggia di quà e di la, non so con chi ma sopratutto come, non sarebbe il caso che faccia un ciclo di Truvada? Imbarazzante forte  e poi perchè la pillola con tutti gli effetti collaterali la deve prendere lei e non lui? Quanti uomini rifiutano di adoperare il preservativo e costringono lei ad adoperare la spirale?

Il latte PP

Io ho una soluzione di quelle semplici per la tranquillità familiare, le aziende fanno tanti prodotti funzionali che non interessano a nessuno lo yogurt con la vitamina B, con omega 3, con Calcio, mettiamo in un alimento quotidiano il truvada cosi passa inosservato, cosi la mattina per fare una bella prima colazione, mettiamolo nel latte non possiamo chiamarlo truvada lait o latte del cervo come mi suggerisce un mio amico, diamogli un altro nome per convenzione tipo il latte con vitamina SS, stronzo lui stronza lei, no meglio il latte con la vitamina PP p... lui p... lei.

Conclusioni: Mi sono permesso la licenza d'ironizzare un po' su un argomento serio, questo per fare comprendere che oggi non è cosi facile e che tutti in qualche modo possiamo essere soggetti a rischio volontariamente o involontariamente, utilizzo di questo farmaco a scopo preventivo è più difficile di quello che sembra e non privo di rischi, questo dovrebbe spingerci ad un maggiore senso di responsabilità e rispetto verso noi stessi e verso il prossimo, il Truvada potrà essere anche utile forse ma da solo non basta a fare della prevenzione.


Informazione controcorrente Il virus inventato

lunedì 12 dicembre 2011

Aids, qualcuno ancora ne parla?

Il 1 Dicembre è stata la giornata mondiale contro l'AIDS nel giro di venti anni dalle prime pagine dei quotidiani, l'aids è scivolato nelle pagine interne, se ne parla sempre meno, come si parla sempre meno di prevenzione, i nuovi slogan del tipo zero infezioni da Hiv zero morti di Aids, secondo me confonde non voglio essere Cassandra ma tutto questo ottimismo non lo condivido.

Il fatto che diminuisce il numero dei morti per aids (del quale sono contento) dall'altro però aumentano il numero dei sieropositivi, non mi sembra un grande risultato, è vero che terapie antiretrovirali hanno aumentato l'aspettativa di vita, questo non vuole dire che non sia una condizione di vita problematica e difficile :


1.Forse a qualcuno sarà sfuggito che nel 2010 la maggioranza delle nuove infezioni è attribuibile a contatti sessuali non protetti, che costituiscono l'80,7% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 49,8%, MSM 30,9%).

2.Oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi di Hiv viene diagnosticato in fase avanzata della malattia, e presenta una rilevante compromissione del sistema immunitario, hanno mediamente più di 40 anni di età, hanno contratto l'infezione prevalentemente attraverso contatti eterosessuali (non è una malattia per gay).

3.L'aumento di casi in persone con oltre 50 anni di età.

4.Un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto.

Trattamento post esposizione questo sconosciuto
In molti paesi non viene effettuato il trattamento post-esposizione è una combinazione di farmaci antiretrovirali, che, in breve tempo circa un mese, può ridurre il rischio di contaminazione da HIV del 80%. Anche se non può garantire la non sieroconversione . Da fare entro quarantotto ore dopo un contatto a rischio da un rapporto sessuale non protetto alla violenza sessuale, al fallimento del preservativo, o anche da contatto accidentale, può essere una richiesta da effettuare in modo anonimo e senza fornire spiegazioni. 

Inizialmente il trattamento era limitato al personale medico vittima di esposizione accidentale al sangue, il trattamento post esposizione  è stato ampliato dal 1998 al pubblico in generale. Più di dieci anni più tardi, il  TPE rimane sconosciuto in molti paesi europei e in molti ospedali. 

Un trattamento che le istituzioni definiscono costoso? Ma non è più costoso per la società il costo della sieropositività?

La prevenzione parlarne con i figli
Faccio parte di quella generazione che ha visto con i propri occhi morire amici e conoscenti di Aids, vivevo negli Usa dove ricordo che in venti giorni ho partecipato a 8 funerali, ho visto persone spegnersi e consumarsi come delle candele. nelle foto che metto di casa mia c'è sempre un arazzo in bella vista, me lo ha lasciato in eredità il mio ex socio americano morto di Aids nel 1989.

Perchè mai vi aprò la mia scatola della memoria?
Perchè bisogna parlarne con i figli, bisogna guardare al futuro, affrontare questo argomento è difficile, per i figli i genitori non fanno sesso, i genitori non riescono a considerare i figli adulti, pensiamo sempre che siano dei bambini anche quando hanno venti anni. Bisogna parlagliene, fargli capire che nella vita a volte, nel turbinio dei sensi e nelle relazioni ci si può anche sbagliare, ci si può confondere, l'emozione del momento, la passione può avere il sopravvento sulla ragione, proteggere e proteggersi è un gesto d'amore come donarsi completamente all'altro.

Aids è un argomento tabù per i blog, quindi se non ci saranno commenti nessun problema, più un tema è impopolare e più mi piace.

So che la televisione italiana ha proibito la parola preservativo, anche le immagini?

lunedì 1 settembre 2008

Aids in Italia una cura innovativa: una lista per i sieropositivi

Un argomento che mi ha molto toccato, non ha niente con i temi di papille vagabonde, ma quando trovo delle notizie infelici e poco umane non riesco a non pensarci. Questa estate è arrivata la notizia durante l’annuale convegno Internazionale sull’Aids che si è tenuto a Citta del Messico il 4-6 Agosto, che in Italia verrà istituita una lista dei sieropositivi dal Ministero del lavoro, salute e politiche sociali su proposta della Commissione Nazionale per la Lotta all’Aids, una lista si dice criptata, ma che tecnici informatici esprimono in diversi forum dubbi sull'affidabilità.

Nel 1978 il ministro Donat Cattin, propose la lista dei sieropositivi, ma allora si sollevò un polverone istituzionale e il ministro dovette con molte reticenze ritirare il progetto di legge. Oggi questa notizia passa in sordina addirittura rimbalza dai quotidiani esteri. Dopo 30 anni sembra che in Italia unico strumento di prevenzione e cura sia "fare una lista", l'esigenza viene giustificata come misura a favore della cura. Hitler diceva che mandava gli ebrei in un campo di lavoro mica nei campi di concentramento e quando gli mandava nella camere a gas a morire, diceva che gli mandava a fare la doccia per motivi d’igiene.

La perla di questo progetto non è tanto l’elenco dei sieropositivi (riprovevole in se per se) quando il fatto che saranno inclusi in questo elenco tutti colori che saranno ritenuti a rischio, cioè i presunti sieropositivi (!) si perché si giustificano, siccome uno screening della popolazione ha dei costi alti, (evidentemente ci avevano pensato) allora si includono tutti coloro che per diversi motivi potrebbero esserlo (è terribile ma è proprio cosi!) rispolverando i vecchi gruppi a rischio di trenta anni fa per intendersi: uomini che fanno l'amore con altri uomini, le lavoratrici del sesso commerciale, quelli che si iniettano sostanze proibite.

Invece i dati sulla popolazione indicano gruppi di popolazioni diversi, per esempio il 48% dei sieropositivi e di sesso femminile, il gruppo dove cresce la più alta incidenza dei sieropositivi sono i giovani dai 15 ai 24 anni di entrambi i sessi indipendentemente dalle delle scelte sessuali. In Italia ci sono 35.000 prostitute che esercitano senza preservativo alla media di 15 clienti al giorno, non certo per propria volontà, non sarebbe il caso forse di affrontare il problema in modo diverso? Con istituzione della lista in primo luogo si criminalizza la sieropositività, frutto di pregiudizi e discriminazione, non risolve i problemi ma fà la felicità forse delle Assicurazioni sulla salute.

Sulle fronte delle cure l'ossessione di trovare un vaccino sono almeno 35 i progetti al mondo che portono avanti la ricerca, subisce continuamente degli stop, recentemente il progetto di vaccino Pave nei Stati Uniti è stato abbandonato con motivazioni poco convincenti. In realta penso che ci sia un problema morale, nessuno vuole fare un vaccino che salvi dal contagio chi ritiene essere dei criminali o fare delle cose contro natura, non credo siano sole le difficoltà scientifiche a bloccare la ricerca ma i pregiudizi. Un esempio è stato riscontrato che c'è un farmaco che se preso il giorno prima "tenofovir" previene la possibilità di infettarsi da partner sieropositivi, ma viene bloccato dalla comunità scientifica con la motivazione che non sanno a chi dovrà essere prescritto!!

Cosi dopo l’elenco dei contribuenti che pagano le tasse pubblicati da Visco ci dovremo aspettare elenco dei sieropositivi? Io spero di no, sarebbe come fare l'elenco degli obesi, l'elenco dei cardiopatici, l'elenco di quelli hanno i piedi piatti. Perché non fanno un elenco di quelli che hanno portato i soldi in Lichtenstein, dei truffatori, dei pedofili, dei ladri, dei medici che sbagliano, sarebbe molto più utile socialmente, nella società di oggi un sieropositivo vale meno di un truffatore, si perché i truffatori , non sono inseriti in nessuna lista hanno il diritto alla privacy i sieropositivi oltre che perdere un idea di futuro perdono il diritto alla privacy e alla dignità.

Visto che alla politica queste cose non interessano, nessuno si è alzato a protestare, se qualcuno ha un po' di coscienza invia al Garante delle Privacy un semplice email dicendo " Mi piacerebbe che la lista sui sieropositivi per diritto alla Privacy non venga istituita" urp@garanteprivacy.it, garante@garanteprivacy.it