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lunedì 27 aprile 2015

Un ristorante a casa, un trend sotto il segno dell'autenticità?

Qualche anno fa mi era stata segnalata l'iniziativa a Roma delle cene romane, in poco tempo l'iniziativa ha coinvolto anche altre città, tanto che si sono costruite delle vere e proprio reti di ristoranti a casa, per mangiare una cucina locale fuori dagli schemi della ristorazione classica.

L'unica iniziativa che io ricordo in passato, era quella dell'isola di Cuba, dove in mancanza di ristoranti e per favorire il nascere di una piccola imprenditoria, veniva dato alle signore la possibilità d'aprire un ristorante in casa.

Oggi però siamo di fronte a un fenomeno diverso, sembra che aprire un ristorante a casa sia diventato un trend. Quello che io mi chiedo è cosa porta ad aprire un ristorante a casa e che cosa spinge delle persone con la grande offerta di ristorazione, a cercare un esperienza cosi originale? Una rivincita delle brave cuoche di casa rispetto alla cucina dello chef?

Per capirne un po' di più, ho lanciato su facebook una sorta di messaggio per parlare con chi aveva aperto la sua casa per l'ospitalità, dove vari passaparola sono capitato a casa della Signora Anita per una piacevole conversazione, molto ma molto vicino a Piazza Navona a Roma.


La Signora Anita è una donna con un bel sorriso, ex insegnante, poi moglie e mamma, non c'è bisogno di fare domande la signora si racconta da sola

Io non sono romana, arrivo dalla provincia Frosinone, mio marito ero invece di Roma, la mia suocera aveva un banchetto di frutta e verdura al mercato Campo dei Fiori.

Prima di sposarmi facevo l'insegnante in una scuola superiore, una volta sposata dopo un po' di anni mio marito mi ha chiesto di rimanere a casa e facevo la moglie e la mamma, i pranzi della domenica e del Natale, i pranzi di lavoro per mio marito che nel frattanto era diventato un dirigente d'azienda.

Poi in due anni la mia vita è cambiata, mio marito e venuto meno  e l'anno dopo anche mio figlio, cosi mi sono impegnata a fare corsi, ho fatto corsi di ceramica, corsi lingua cinese, corsi di pittura.

Un giorno mi chiama la moglie di un collega di mio marito mi chiede aiuto per preparare una cena di lavoro, cosi ho iniziato a fare da mangiare per altri, all'inizio non volevo nemmeno essere pagata mi sembrava brutto.

Poi ho trovato più comodo che venissero da me, perché ho in cucina tutto quello che mi serve, cucinare in casa d'altri è molto faticoso, non sono attrezzati per delle grandi cene.


Chi sono i clienti?
Un buon 80% sono stranieri sopratutto americani e canadesi, inglesi, francesi ogni tanto, sono iscritta a un sito inglese di vacanze su Roma, prenotano on line il menù, il prezzo e pagano in anticipo direttamente sul sito.
Non c'è passaggio di danaro, questo aspetto è importante, crea un clima di convivialità a tavola, tra padrona di casa e ospiti.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare gli ospiti sono persone colte, dai professori universitari ai manager d'azienda, ma anche famiglie curiose delle tradizioni e della cucina.

Quante persone può ospitare?
Al massimo 10 persone, non di più altrimenti diventerei un ristorante!

Cucina romana dove l'ha imparata?
Da mia suocera, i primi anni di matrimonio vivevamo sullo stesso pianerottolo, guardavo quello che faceva e imparavo, tornassi indietro mi sarei fatta insegnare molte più cose.

Perché vengono a mangiare da lei?
C'è una grande curiosità nella cucina tipica, molti vengono in cucina a vedere, una grande curiosità anche culturale, storica, è una fame di cultura più che di cucina, la cucina è solo un mezzo per imparare a conoscere.
La creazione di una storia intorno a un piatto un ristorante non lo può fare, può fare un piatto perfetto, ma non da informazioni e raccontare aneddoti sia pubblici che privati legati a quel piatto.

Ha clienti tutti le sere?
Assolutamente no, è già buono 2 al massimo 3 sere a settimana.

Quali piatti apprezzano di più?
La pasta fresca in assoluto, esercita un fascino sui stranieri incredibile, non credono ai loro occhi quando vedono il tavolo con dei tagliolini freschi o dei ravioli, apprezzatissime anche le alici fritte e ripiene, alici con i carciofi, il baccalà, i carciofi e la coratella sono i piatti più apprezzati, sono anche piatti che richiedono tempo per la preparazione, forse per queste ragioni sono spariti dai menù di molti ristoranti.

Ha qualcuno che l'aiuta?
Si posso contare su un ex cameriere in pensione che ha lavorato all'Hassler, che ho conosciuto al Centro Anziani, è un napoletano, molto abile, parla 4 lingue è un grande intrattenitore.
Spesso sono gli ospiti che si offrono d'aiutare chi apre la bottiglia di vino, chi dalla cucina porta a tavola, chi sparecchia, chi si offre di lavare i piatti, c'è una bella partecipazione.


Qual'è la cosa più difficile?
Fare la spesa, perché scegliere le materie prime non è facile ho dovuto selezionare i fornitori, per esempio non ci sono più i macellai di una volta, per avere alcuni tagli particolari devo cercare a lungo come per le verdure, in genere la spesa la faccio la mattina poi il pomeriggio cucino preparo le basi, la sera curo solo i dettagli.

Si guadagna?
Assolutamente no, vorrei anche fare diverse precisazioni, è un piccolo contributo che integra la mia pensione, perfettamente dichiarato, se uno vuole guadagnare deve aprire una pizzeria o un ristorante, questo è più fare la guida turistica, c' è molto impegno ma dire fare i soldi direi di no, richiede meno impegno il Bed and Breakfast, tuttavia è un attività che mi piace che mi ha rigenerato, mi tiene attiva mi piace raccontare a modo mio la cucina romana.

Qualcuno ritorna da lei?
Si tanti, un signore di New York ma d'origine ungherese, viene tutti gli anni, mi ho portato a conoscere sua moglie e i suoi figli, ora anche le nuore e i nipoti, ogni volta che vengono a Roma vengono sempre a trovarmi. Qualcuno da l'indirizzo ai parenti o ad amici e questo è molto piacevole e rassicurante.
Ricevo molti regali, tante persone mi ringraziano mandandomi fiori, piante o libri il giorno dopo sono una testimonianza d'affetto.

Dopo avere incontrato la signora Anita sono passato a Milano, sono stato invitato nel nuovo ristorante di Filippo La Mantia, dove con mia sorpresa ci sono piccole sale per colazioni di lavoro, pasticceria a vista e fatta al momento, quasi a garantire il fatto delle qualità e della freschezza delle proposte.

Forse non c'entra nulla ma sembra che ci sia una voglia d'autenticità e una voglia d'intimità nel settore della ristorazione, posti piccoli e curati, se una volta c'era l'intenzione d'andare fuori al ristorante per vedere ed essere visti, ora si tende quasi più a nascondersi, a vivere il momento della tavola come un momento di raccolta con gli altri commensali, un cambiamento di direzione oppure sia nel caso del ristorante a casa che nei nuovi ristoranti, c'è solo la ricerca di vivere delle esperienze autentiche ed esclusive?

lunedì 30 dicembre 2013

Un caffè 7 euro, un caffè per favore 4,25 euro, buongiorno un caffe per favore 1,40 euro

Ogni tanto seguo qualche conoscente su twitter e un giornalista francese Egalliano06 della Costa Azzurra mi ha inviato questo twitter con la foto di un noto bar ristorante di Nizza, vicino al porto, nella via che da Place Garibaldi porta al Quai Papacino, una scritta che traduco per quelli che non conoscono il francese:
Un caffè 7 euro
Un caffè, prego/ per favore 4,25 euro
Buongiorno, un caffè per favore 1,40 euro

Penso che l'obiettivo del bar ristorante sia quello di mettere della forma di cortesia e gentilezza al momento dell'ordinazione certo è che fare pagare il cliente a secondo di come ci si rivolge al personale, è un modo originale per trattare o meglio educare il cliente, sempre che sia il cliente da dover educare e non il gestore del locale anche io avrei il piacere di pagare il conto in base alla cortesia, qualità del piatto e del servizio.

Tuttavia si tratta di un nuova sensibilità chiamiamola così, in realtà si dovrebbe badare alla soddisfazione del cliente e non del barista o del cameriere, per quanto mi riguarda non è la prima volta che mi succede, ed è capitato proprio a me a più di mille chilometri di distanza, ma che è sinonimo probabilmente di un malessere generale.


Questa estate mentre ero ad Amsterdam per problemi familiari tra una faccenda  e l'altra per il forte stress sento il bisogno di un caffè, entro nel locale mi dirigo al bancone del bar, dico in inglese "un caffè", il barista mi guarda male e penso oh dio che ho detto! Magari non ha capito, non conosce l'inglese e provo a dirlo in olandese, lui mi guarda peggio e mi dice "a coffee, PLEASE".

Non ho osato ribattere tale è stata la mia sorpresa, è vero potevo usare una forma di cortesia, tipo "potrei avere un caffè, per favore" ma oggi abbiamo lasciato perdere la forma in favore di una vita con meno forma e più concretezza. 

Ho anche pensato che si tratta di abitudine se hai un lavoro in cui sei abituato a dare ordini, se vai al bar fai lo stesso ma neanche ti accorgi, adoperi lo stesso linguaggio senza fare differenza. 

Due episodi a me vicini allora mi chiedo, sono i baristi e i camerieri ad essere troppo sensibili o siamo noi clienti ad essere troppo maleducati?


Personalmente quando vado al bar dove lavoro, non so se ho mai chiesto, "un caffè per favore" avrò più facilmente detto "un caffè, grazie" scambio sempre due parole con il mio barista c'è un rapporto quotidiano, buon giorno, come va? Come stanno i figli? Qualche battuta sull'attualità, ma se entro in un bar che non conosco non mi viene spontaneo.

Forse noi clienti facciamo male a mettere delle distanze tra noi e i baristi ma non è che i baristi e i camerieri ci trattano sempre bene però, giusto pretendere rispetto ed educazione da entrambi le parti.

Ricordo quando mi mi sposai molti anni fa, per la prima volta entrai in un negozio di Valentino spiegai alla commessa cosa volevo sottolineai alla fine che era per un matrimonio e lei rispose, immaginavo che lei era entrato qui per questo, come per dirmi lei è entrato qui solo per questa occasione nella vita, non lo comprai il vestito ma non mi sono presentato nudo alla cerimonia.


In questi episodi io leggo dell'insofferenza, dovuto secondo me al fatto che le persone che fanno un certo tipo di lavoro si sentono inferiori? Forse vedono quel lavoro come un ripiego? Forse devono subire delle umiliazioni che noi non siamo in grado di vedere? In qualche modo c'è della negatività, quasi un rapporto conflittuale, forse pensano che i clienti li trattano con eccessiva scortesia, senza sapere che magari si tratta solo di un linguaggio comune e ripetitivo che le persone adoperano senza pensare.

Quando ero studente ho lavorato per pagarmi gli studi in un albergo, ho fatto dal cameriere e all'addetto alla reception, certo molti clienti sono stati pressanti, esigenti, qualcuno mi ha anche mancato di rispetto, però non ho mai reagito in maniera negativa rimproverando e rispondendo male, ma reagito con fermezza, gentilezza e sorriso.

A voi è mai successo? Capitano tutte a me?

NB. colgo l'occasione per fare a tutti gli auguri di un Buon Anno 2014 e ringraziare tutti quelli numerosissimi che seguono il blog, quelli che lo linkano tra i blog preferiti, quelli che lo promuovono sui social network, linkano post, molti di questi lettori non li conosco nemmeno, a tutti un sentito grazie per condividere questo blog.

lunedì 25 giugno 2012

Spiagge senza tabacco, spiagge senza fumo

Oggi è domenica fa molto caldo, meglio affrontare argomenti più facili e leggeri. sono a Nizza a trovare la mia zia, un giro sulla Promenade des anglais e che ti vedo "Plage sans tabac" cioè le spiagge con divieto di fumare.
L'iniziativa è della Lega contro il Cancro francese che ha trovato nel sindaco Nicolosi di Nizza, un ottimo alleato, fa parte di un progetto vita senza tabacco, un marchio che l'associzione della lega contro il cancro offre alle amministrazioni pubbliche e società private.

Io sono figlio di due genitori un po' hippies, dove l'estate portavano me e mio fratello bambini in giro nelle spiagge libere, negli anni '70 spiaggia libera voleva dire anche spiaggia naturista, quante risate ci siamo fatti io e mio fratello, eravamo stupidi come si può esserlo da bambini, ma abbiamo capito che libertà era una parola difficile, impegnativa  e piena di responsabilità, perché dovevamo farci la tenda, pulire la spiaggia, portare via tutti i rifiuti, tanto che qualche volta abbiamo rimpianto le vacanze formali dai nonni, dove era tutto pronto, con le vacanze in albergo vista mare, con le cabine e il bagnino, che ci veniva sempre a riprendere in acqua.  

Oggi le spiagge libere non ci sono più, ci sono spiagge per tutti i generi e tipi, spiagge per cani, spiagge per gatti, spiagge con spa, spiagge per lo yoga, spiagge per singles, spiagge per coppie, io ho una visione un po' romantica della spiaggia per tutti ma sopratutto del rispetto reciproco.

L'iniziativa spiagge senza tabacco arriva dopo una serie di provvedimenti legislativi in tutta Europa che hanno limitato l'uso del tabacco nei locali pubblici, ma la spiaggia è un luogo pubblico ma all'aperto, vale lo stesso tipo di normativa? 

Sono d'accordo ma qualche dubbio 
L'obiettivo della lega contro il cancro è la "Denormalizzazione" cioè tentare di modificare i comportamenti che sono considerati normali e accettabili. L'obiettivo della denormalizzazione della lega contro il cancro è di rendere il fumo atto anormale e inaccettabile.

Questo mi ha lasciato un po' perlesso nel senso che mi chiedo: è giusto? Io ho sempre molto rispetto verso il prossimo, però ricordo ancora un viaggio in treno non c'era posto nei vagone non fumatori e fui costretto a prendere il vagoni per fumatori, un signore nel mio stesso compartimento iniziò a fumare una sigaretta dietro l'altra, all'ottava iniziai a protestare e lui mi disse ma questo è il  vagone fumatori, fumo quanto voglio..

Io penso che sia per primo un problema d'educazione e rispetto verso il prossimo, è vero che sei in un vagone fumatori o in una spiaggia ma non sei autorizzato ad affumicare tutti. La cosa che mi da più più fastidio in spiaggia è trovarmi i mozziconi di sigaretta nella sabbia, mi manda in bestia! 
Se questo disincentiva l'uso del tabacco che è uno dei fattori più a rischio per il cancro, è un bene, ma a voi Che vi sembra di questa iniziativa?

Buona domenica, vado a rinfrescarmi un po'

lunedì 18 giugno 2012

Banana o energy drink? La migliore bevanda per reidratarsi durante un attività fisica? Gunther's Energy Sport Drink

In questi giorni guardavo il Rolland Garros di Parigi, tra un gioco e l'altro diversi atleti si idratavano in modo differente, c'èra chi beveva acqua chi nascondeva la marca della bevande energetica ma si vedeva benissimo qual' era, mentre mi ha colpito molto un atleta Tsonga, che invece preferiva mangiare qualche banana e bere acqua, non il solo atleta che mangia banane. Mi sono chiesto chi dal punto di vista nutrizionale farà il migliore break?

Non sempre gli atleti sono un buon esempio da seguire, spesso pubblicizzano prodotti discutibili, alcuni dicono di farlo per esigenze di sponsor, ma per molti bambini e ragazzi sono degli esempi da imitare. La peggiore promozione l'ho vista ad Campionati Mondiali di Sci Alpino, dove la vincitrice americana si è presentata all'intervista televisiva con una Red Bull in mano, facendola vedere su tutto il circuito internazionale.

Qualcuno ricorderà il mio post ma dove vai se la Banana non ce l'hai? Un post per sorridere ma dove avevamo visto che la banana riusciva a coprire diversi intake di vitamine e sali minerali, meglio di qualsiasi altro prodotto arricchito di vitamine.

In questi giorni è stato diffuso e pubblicato un nuovo studio sulla rivista Plos One, il quale fa un paragone tra l'apporto energetico della banana e le bevande energetiche, o meglio quelle bevande che per intenderci  gli sportivi adoperano durante o dopo uno sforzo con il 6% di carboidrati tipo Gatorade.

Le banane sono una fonte d'energia ed è utilizzata dagli atleti che devono compiere sforzi lunghi e prolungati , perchè è una buona fonte di carboidrati e potassio. Una banana di medie dimensioni contiene circa 27 g di carboidrati (la metà di zuccheri), 3,1 g di fibre alimentari, 105 kilocalorie, ed è una buona fonte di potassio (422 mg) e vitamina B6 (0,43 mg) . L'indice glicemico di banane è 51 (medio basso), simile a uva, succo d'arancia e miele. Il valore antiossidante delle banane di cui 1.037 unità ORAC è elevato come il succo d'arancia . Così le banane sembrano essere un mix di carboidrati, nutrienti e antiossidanti che possono fornire un buon supporto nutrizionale durante l'attività fisica intensa e prolungata .

Test per 14 bikers per 75 km, i ricercatori hanno misurato il livello di zucchero nel sangue, l'attività di alcune citochine (mediatori dell'infiammazione) e il profilo metabolico prima, appena dopo l'esercizio e dopo un'ora.

I risultati del test hanno indicano che non vi è alcune differenza tra mangiare banane e bere bevande energetiche per attività fisica .

Però io sono un ciclista anche se molto dilettante e posso dire che saranno uguali dal punto di vista metabolico ma non dal punto di vista pratico, dove la metti la banana sulla bicicletta?  

Quando ci si ferma c'è molta esigenza di reidratarsi, sia per il caldo che per lo sforzo fisico, la banana per quanto buona potrebbe rischiare di farti sentire lo stomaco più pieno e pesante, non so se sia ideale per tutti, io la prederei un po' prima di mettermi sulla bicicletta oppure dopo, anche se per me il migliore break rimane con la migliore bevanda preferita che è l'acqua.

Io mi preparo il mio energy drink segreto, meglio forse chiamarla bevanda isotonica, specialmente durante il periodo estivo la Svizzera è fatta di montagne non è piatto nulla, salite ardite e discese mozzafiato, cosi mi sono organizzato anche per le vacanze in bicicletta con una bevanda speciale al limite del doping:

Ingredienti : 2/3 acqua, 1/2 cucchiai di miele (che da energia immediata) succo di lampone in mancanza sciroppo di granatina (piacevole al palato), succo di almeno un limone (calma la sete), un pizzico di sale marino integrale.

Supererò il test antidoping?


Questa era la bevanda che mi preparava da bambino mia mamma quando andavo al parco giochi, va beh non ha niente di scientifico, ma non lo hanno nemmeno gli altri energy drinks, però è molto dissetante  reidrata calma la sete, un po' di zucchero un buon sapore con il lampone e si riparte per un altra corsa. Inutile spendere soldi in bevande energetiche.

Come? 
Cosa c'è in quella foto insieme alla bevanda al lampone? 
Una fetta di Strudel! 
Ma secondo voi devo fare 30 km in salita per solo una banana? 

venerdì 11 marzo 2011

Tsukiji il mercato del pesce di Tokyo

Da qualche anno è divenuto una vera attrazione turistica, alla pari del Giardino dell'Est del Palazzo Imperiale, ma ora anche in Giappone è inverno e la primavera con fioritura dei ciliegi è ancora lontana. Cosi convinto da Sig. Nakamura, il mio rappresentante in Giappone, andiamo a vedere il mercato del Pesce, purtroppo anzi meno male che all'asta che inizia alle 4 del mattino non possiamo assistere è vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori, il mercato apre alle 9,00, al mercato ci si arriva in metropolitana alla fermata Tsukiji-Shijo, a breve distanza prima di arrivare al mercato c'è il giardino di Giardino di Hamarikyu.

Nakamura riesce ad ottenere l'ingresso alle sette ma non la possibilità di fare foto, devo dire che quello che disorienta mi colpisce di più è l'immensità dello spazio almeno dieci volte l'intero Ortomercato di Milano, bisogna stare attenti a dove si cammina perché macchine e camionette sfrecciano dappertutto tra i capannoni, dove ci sono i grossisti del pesce.




Oltre alla grandezza ho come l'impressione che più che essere il mercato del pesce è il mercato del tonno, non ho mai visti cosi tanti, stipati e pronti per l'acquisto, vengono suddivisi i tonni per specie la più pregiata è il tonno rosso, poi suddivisi per grandezza da un minimo di 200 chili, e per quantità di grasso dal momento che più il tonno è grasso più è buono da mangiare crudo.

L'asta è quella uguale ai mercati del pesce di tutto il mondo da Palermo a Helsinki, dove avere visto chi si aggiudica i prezzi migliori il lavoro non finisce qui, perché la maggior parte dei tonni vengono puliti e tagliati in loco con una tecnica tradizionale e dei coltelli speciali, tagliare e preparare le carni del tonno è una vera arte, all'interno del mercato c'è perfino una scuola, che insegna ad adoperare i coltelli e a come tagliare e suddividere i pezzi.

Le foto purtroppo non rendono merito alla varietà del pesce, sono 450 per 2000 tonnellate di pesce che tutti i giorni sono venduti, sono perfino riuscito a trovare del pesce azzurro che viene dell'Italia, ora pensate il pesce azzurro non si può surgelare ma riesce ad arrivare fresco in aereo, questo fa capire l'importanza di questo mercato e il potere economico del Giappone. Quello che vedete qui sono sono delle strane cozze lunghe almeno 50 cm


Il mercato del pesce non è solo pesce ma anche ristoranti secondo molti tra i migliori della città, ma credetemi a vederli non sembra molto, il mercato offre anche una scuola di cucina sia per principianti sia una scuola professionale.
Quello che vedete sguazzare nell'acqua è il famoso pesce palla, velenoso che sono una tecnica particolare che conoscono in pochi è in grado di togliere il veleno, un solo residuo sarebbe fatale a chiunque lo provi!

Due dati che secondo me sono importanti il primo è la freschezza del pesce, nella cultura alimentare giapponese la freschezza ha un valore molto alto, nessuno vi offrirebbe del pesce non di giornata, più è fresco e più è caro, certo c'è tanto pesce congelato o secco ma ha un prezzo diverso.

La pulizia nonostante abbia assistito alla preparazione del pesce al taglio, non c'è odore, puliscono sempre tutto in modo quasi ossessivo è questo è un ottima indicazione.

Al mercato non mancono i venditori di Onigiri, sono come delle quenelles di riso con pesce e alghe.

Questo è il ristorante locale dove mi porta a mangiare il sig. Nakamura, devo entrarci? certo che il ristorante dall'esterno non promette bene ma questa è l'immagine della Tokjo vera fuori dai grattacieli è cosi come la vedete. Io non mangio quasi mai pesce crudo ma come dirlo al Sig. Nakamura un mio rifiuto costituisce un offesa, nella mia mente già mi vedo infilzato da uno Shogun per salvare l'onore, va beh dico vada come vada oramai.....

Il mio sushi e la mia zuppa di pesce di cui non ricordo il nome, se non vi piace il sushi o il sashimi, non mangiatelo fuori dal Giappone, ma se siete a Tokyo potrebbe anche rischiare di piacervi, è il migliore che abbia mai provato.

Questa è invece la Siberia dal'aereo, tra qualche ora sarò a Londra, la pesantezza del viaggio è mitigata dal fatto che a Londra mi aspetta la mia piccina (mia figlia ha venti anni), sempre piccina è non fate i pignoli, non la vedo da Natale, la cosa più bella del viaggio è il ritorno!



Aggiornamento 11 Marzo 2011,
Mentre ero in viaggio di ritorno, il Giappone è stato sconvolto da un terremoto, sono stato su uno degli ultimi aerei partiti dal Giappone prima della tragedia, il post è stato scritto mentre ero in aereo. Grazie a tutti del pensiero sono a Londra tutto ok, anche se mi sento come sfiorato da una tragedia, spero che in Giappone stiano tutti bene specie i ragazzi del Maggio Fiorentino che mi hanno fatto un allegra compagnia.

martedì 8 marzo 2011

8 Marzo auguri da Tokio, questi fiori a tutte le mie lettrici (cartoline da Tokyo)

Non so se in Giappone sia la mimosa il fiore per questa festa, dovunque vedo sono le margherite ad essere protagoniste di questa giornata, auguri per questo giorno ma fate di questo giorno tutti i giorni dell'anno.


Questa è Tokio vista da lontano, è una gran metropoli votata alla modernità, oserei quasi dire un imitazione delle grandi città americane grattacieli su grattacieli . Io che ci faccio a Tokyo? Lavoro il Giappone è sempre stato la porta dell'oriente per i prodotti europei anche se ora molti gli preferiscono la Cina. Il Giappone importa il 70% del suo fabbisogno alimentare, ed è il paese più grande paese importatore, disponibile a acqusitare prodotti di qualità, il giapponese ha un gusto molto ricercato, pertanto è il paese a più alta potenzialità per i prodotti europei di qualità.





Potra sembrare strano ma gli abitanti di Tokyo sono estremamente gourmand, hanno un palato molto aperto a gusti e sapori, a Tokyo troviamo tutti i marchi del mondo dalle catene di ristoranti americani ai chef francesi ai prodotti italiani, grazie ai semilavorati arrivano tante firme europee, prodotti che vengono solo scaldati e ultimati in loco, potrà sembrare strano ma alcune volte mangiare a Tokyo può essere come mangiare a Parigi, come mangiare a Londra, come mangiare a Milano c'è anche Peck.








Nonostante questo paese sembra avere dimenticato la sua storia, questa ritorna quando meno le lo aspetti, la cultura originaria sopravvive in pochi spazi come pagoda in Asakusa Sensoji, la prima foto o il particolare Njiojo di Kyoto la seconda foto, oppure non è raro vedere giovani e non giovani in abiti tradizionali durante il giorno.


Le luci sfavillanti del quartiere di Ginza la notte

Non ho mai visto dei sushi cosi belli e ricchi, la foto non rende merito alle tonalità di colore e alla ricercatezza della composizione



Quello che ti colpisce in giappone del cibo, dei prodotti alimentari è la raffinatezza delle presentazione e delle confezioni. La preparazione delle confezioni in giappone è una vera e propria arte, nella cultura giappone l'estetica è valutata allo stesso modo del sapore, questa sembra essere la discrezionalità della scelta tra un prodotto e l'altro . Non devono stupire i rotoli di pan di spagna multicolore e le ciambelle di ogni tonalità. Quindi aziende europee smaniose di giappone, ricordatevi in Giappone le confezioni devono essere belle molto belle e ricercate, tante che tutti i principali marchi europei hanno rifatto le confezioni dei loro prodotti per il mercato giapponese.

Questo è il famoso pand'oro Sanremo, viene venduto a fette, di fianco anche il panett'one Sanremo, uno dei prodotti italiani di maggiore successo!

queste magari sono meglio delle margherite, le ho viste stasera e le ho aggiunte alle foto

Prossimo post il mercato del pesce più grande del mondo

domenica 24 febbraio 2008

BIT tutto tranne che il Turismo

A Milano è tempo di BIT, Borsa Internazionale del Turismo, sono anni che non andavo, piu o meno otto anni, ma i ragazzi insistono cosi mi sono armato di pazienza, magari trovo qualche idea per le prossime vacanze.

Mi rendo subito conto che quella che era una fiera di operatori, si è trasformata in uno show d'intrattenimento ci sono tutti gli ingredienti: il prof. Carlo Canella che presenta "linee guida per una sana alimentazione italiana (non ha altri luoghi per fare questo?), sfilate di moda ogni regione ne presenta una (ma le sfilate si sono chiuse settimana scorsa!), una linea di giacche della valle d'Aosta, la certificazione sensoriale del caffè espresso italiano (i turisti bevono caffè, se è per questo vanno anche in autobus, non è che ritrovo qualcuno che vuole vendermi bus?), i sapori dei parchi, venditori di tutto e di più, un progetto per squadre di calcio, non da ultimi gli itinerari delle fonti miracolose!

La domanda mi sorge spontanea mentre vado via, senza depliant e dopo avere acquistato una bottiglia di grappa, ma tutto questo con il turismo cosa c'entra? E sopratutto che senso ha fare degli eventi cosi per il settore del turismo? Non mi stupisce che L'Italia da primo paese per numero di turisti sia scesa all'ottavo, credo che si sia persa la bussola che delusione!

Probabile che esprima la confusione che regna nel settore, ma sono più propenso a pensare che il settore del turismo non sa comunicare.

domenica 29 aprile 2007

Vino Porto, conoscere un vino risalendo un fiume

Un viaggio di più di cento chilometri in house boat, lungo il fiume Douro che attraversa la regione di produzione del Porto. Un modo insolito per conoscere un vino, un fiume, tra colline coperte di vigneti di uva a bacca rossa e bacca bianca.

La coltivazione dell'uva, venne iniziata dagli inglesi alla metà del 1700 secolo. Grazie allo sfruttamento di una geologia particolare che unito ad un microclima che come dicono i portoghesi: "nove mesi di inverno e tre d'inferno" ha generato un paesaggio costituito da migliaia di metri di terrazzamenti di vigneti.

Il segreto della sua coltivazione stà nella temperatura che durante il giorno supera i 38° mentre la notte scende sotto i dieci gradi, ma il terreno restituisce il calore immagazzinato, è grazie a questa la combinazione tra clima e suolo che dona una dolcezza ineguagliabile delle uve e di conseguenza una particolarità nel vino.

È nelle quintas che vengono custoditi i segreti della produzione del Porto. Sonno fattorie annesse alle case padronali, case storiche, costruite dai nobili inglesi che si stabilirono qui a cavallo tra il 1700 e il 1800 per avviare la produzione vitivinicola e che ora appartengono alle grandi famiglie di produttori di vino.

La possibilità di vendere vino all'interno delle aziende è stato riconosciuta solo nel 1988. Questa opportunità ha dato nuova linfa vitale, ha contribuito ad aumentare l'attrattiva della zona. Ci sono almeno un centinaio di quintas lungo il percorso.

Si raggiunge in aereo Oporto da milano e si dirige verso Regua dopo 150 km con l'autostrada A4. Qui si noleggiano diverse tipologie di house boat, è possibile noleggiare anche uno skipper per chi non abbia molta dimestichezza con le barche, in ogni caso non c'è bisogno della patente di navigazione.

Il ritmo della navigazione è ideale per ammirare il paesaggio delle colline, i vigneti disposti a terrazza arrivano quasi a livello dell'acqua, donano al paesaggio agricolo un aspetto insolito. Il periodo migliore per una visita va da Marzo ad Ottobre, anche se molto affascinate è la vendemmia, tra la fine del mese di settembre e l'inizio del mese di ottobre, quando gli uomini fanno la raccolta a mano e trasportano le gerle piene d'uva sul dorso poiché il sistema a terrazze non consente una meccanizzazione del sistema di raccolta.

Dopo poche ora di navigazione possiamo raggiungere :
a Quinta do Porto, presso la tenuta dei Ferretira, da otto generazioni proprietari , ci illustrano i metodi e le tecniche che nel corso degli anni hanno caratterizzato il Porto, fino alle ultime novità riservate ad alcuni segmenti della produzione come l' imbottigliamento ritardato.
Siamo guidati verso l'analisi olfattiva e degustativa dei vari Porto tradizionali di una sola annata e una serie di porti invecchiati da oltre sei anni in botti di quercia.

Quinta de Bofim, contornata da splendidi "azuleios" che rappresentano la raccolta dell'uva. I proprietari sono di origine inglese, la tenuta è una delle più grandi del Portogallo. L'azienda offre degustazioni guidate con piccola merenda .

Quinta do Portal
Caleiros do Douro 323 Sabrosa (http://www.quintadoportal.com/).
Produce diverse tipi di Porto e dal 1994 anche del vino DOC Duero. Visite e degustazioni su appuntamento.

Quinta de la Rosa
Pinhao . http://www.quintadelarosa.com/
Visitabile dal lunedì al sabato, gradita la prenotazione. Offre sei camere e due case in affitto per l'estate, da sei posti. La villeggiatura è ideale per chi desidera conoscere tutti gli aspetti che caratterizzano la vita e il lavoro all'interno di una quinta.

Quinta do Noval
http://www.quintadonoval.com/
Vale de Mendiz. Azienda specializzata nella produzione di Porto Vintage, organizza visite sia presso l'azienda agricola che presso il luogo di invecchiamento a Vila Nova de Gaia.

Quinta dos Malvedos.
São Mamede de Riba Tua Alijó
È consuetudine dei proprietari offrire lezioni di degustazione di vino Porto insieme con formaggi in particolare Stilton e diverse produzioni di formaggi locali sia freschi che stagionati. Dalla Quinta do Malvedos un sentiero in un ora di cammino porta sull'altro versante della collina lungo il fiume Tua, dove gli alberi di arancio arrivano fino a riva.

Quinta do Castelinho.
Valeira, 5130 S. Joao da Pasqueira. Produce una vasta gamma di Porto e di vini Doc Douro. Bene organizzata per le visite e le degustazione, possiede al proprio interno un ristorante sul fiume. È gradita la prenotazione per le degustazioni.

Quinta Abelleiras. Da qui si può raggiungere la cittadina di Pontecorvo, con resti di epoca medioevale. La cittadina è rinomata in tutto il Portogallo per la qualità delle sue ceramiche.

Una visita da non perdere è il Mateus Palace a Vila Real, la più bella casa di campagna di tutto il Portogallo tra le due chiuse di Pinhao e Pocinho.

Raggiunto il confine spagnolo, il ritorno è possibile in treno per Regua e poi Oporto. Una sosta oblbligo a Vila Nova de Gaia dove vi sono una sessantina di cantine da invecchiamento e magazzini di deposito delle maggiori case produttrici di vino Porto.
Una volta le botti di Porto arrivavano via fiume sui cosiddetti ribelos battelli dalla foggia antica. Qui ha sede anche la famosa azienda produttrice Sandeman, fondata nel 1790 dalla figura celeberrima dell'uomo nero, il misterioso personaggio che indossa l'uniforme dei studenti dell'Università di Coimbra.

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