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martedì 26 gennaio 2021

Nutrizione e Covid 19: prevenzione o prospettive terapeutiche? (Vitamine, Micronutrienti, Quercitina e Resveratrolo)


Giacoma Felli, Rimini: Vorrei sapere qual'è il ruolo dell'alimentazione nel Covid 19?

Il ruolo principale dell'alimentazione attualmente è un ruolo preventivo, un 'alimentazione equilibrata con un corretto apporto di vitamine e micronutrienti, può rendere un sistema immunitario sano ed efficiente in grado di difendersi contro patogeni esterni come batteri e virus.

Un' alimentazione poco equilibrata e senza un corretto apporto di vitamine e micronutrienti porta a un maggiore rischio d'infezioni.

Diversi studi hanno dimostrato in passato che la funzione immunitaria non è uguale per tutte le fasce d'età, diminuisce man man che passano gli anni e con l'associazione di sviluppo di patologie croniche e degenerative. 

Sovente nella popolazione anziana questa diminuzione della funzione immunitaria è correlata alla malnutrizione dovuta a diversi fattori socio economici ma che tuttavia può essere adeguatamente corretta.

Bisogna considerare che l'attività del sistema immunitario viene accelerata quando l'individuo è infettato, questa intensa attività è accompagnata da un aumento del metabolismo che richiede fonti d'energia che possono arrivare anche dall'alimentazione.

Di conseguenza potrebbe risultare utile in un primo momento un'alimentazione che prevede un adeguato apporto di sostanze nutritive per supportare il sistema immunitario in questa fase iniziale.

Una particolare attenzione deve essere rivolta all'interno di un alimentazione equilibrata agli apporti di Vitamina A, Vitamina B6, Vitamina B12, Folati, Vitamina C, Vitamina D, Vitamina E e oligoelementi come Zinco, Rame, Selenio, Ferro.


Infezione da Sars Cov 2 e tempesta di citochine

Quello che caratterizza l'infezione da Covid 19 nell'organismo è uno stato pro ossidatico e pro infiammatorio, altrimenti chiamato "tempesta di citochine" (un aumentata produzione di ROS, eicosanoidi, chemochine e citochine proinfimmatorie come TNF-α, IL-1β e IL-6).

Pertanto alcuni ricercatori per contrastare questo stato, hanno avanzato l'ipotesi che si potrebbe pensare in questa fase ad una maggiore introduzione di Vitamina C, Vitamina E per il loro ruolo antiossidante e di Epa e Dha (acidi grassi omega 3) per il loro ruolo d'antiinfimmatori.

Nell'ultimo anno diversi studi osservazionali e in vitro messo in evidenza la possibilità di un ruolo interessante per il Covid 19 di alcune vitamine e micronutrienti come  :

Vitamina D

Per la capacità di mantenere integra la barriera polmonare

Dove la possiamo trovare: buona esposizione al sole, solo il 20% può arrivare dalla dieta 38% in particolare nel pesce 

Vitamina A

Potente effetto antiossidante e può aumentare la resistenza alle infezione.

Dove possiamo trovare: principalmente 55% nei vegetali (gialli, arancioni e rossi e anche nei vegetali e a foglia verde)

Vitamina C

Ruolo antiossidante (nei pazienti cin infezioni respiratorie acute le concentrazioni plasmatiche di Vitamina C risultano ridotte rispetto alla popolazione sana)

Dove possiamo trovare: principalmente negli agrumi, ribes nero, peperoni, kiwi, cavolini e cavolfiore

Vitamina E

Potente effetto antiossidante

Dove possiamo trovare: Olio di germe di grano, olio di girasole, olio di masi, mandorle, olio di oliva, arachidi, ceci, broccoli, spinaci

Zinco

Inibisce la RNA polimerasi, richiesta dal virus Coronavirus per replicarsi

Dove possiamo trovarlo: Granchio, frutti di mare, funghi, fagioli, frutta secca

Selenio

Stimola la funzione immunitaria nel nostro organismo

Dove possiamo trovarlo: Frattaglie, pesce (sardine), frutti di mare (cozze)

Ferro

Un ridotto apporto di ferro, aumenta la suscettibilità alle infezioni

Dove possiamo trovarlo: frattaglie, carne, pesce 


Quercitina

Questa molecola sembrerebbe da uno studio in vitro che possa agire da specifico inibitore della Sars Cov 2 perchè ostacola l'attività della proteina 3CLpro impedendo la possibilità di replicazione del virus.

In particolare sembrerebbe che la co somministrazione con la Vitamina C eserciti un azione sinergica.

Dove si può trovare la Quercitina:  è un flavonoide presente in capperi, cipolla rossa e radicchio rosso.


Resveratrolo

Secondo recenti studi sembrerebbe che Ace 2 (enzima 2 convertitore dell'angiotensina) che funge da punto d'ingresso nelle cellule per il coronavirus, può essere influenzato dall'apporto di Resveratrolo, un elevato apporto di Resveratrolo può impedire o ridurre l'ingresso del virus nelle cellule.

Dove possiamo trovare Resveratrolo : arachidi, uva nera, cacao, mirtilli, vino rosso

Sintesi

Un alimentazione equilibrata con una particolare attenzione all'intake di vitamine e micronutrienti, può svolgere un ruolo importante nel mantenere efficiente il sistema immunitario, in modo che il corpo avrà maggiori possibilità di difendersi dal virus.

Forse in futuro, se gli studi lo dimostreranno, sarà possibile pensare d'affiancare nella terapia una dieta, che privilegi alcuni nutrienti ma al momento disponiamo solo di alcune ipotesi, non abbiamo ancora delle chiare evidenze medico scientifiche.


giovedì 19 luglio 2018

Che cos'è l'indice infiammatorio alimentare? (inflammation food index)

Luca M., Alba (CN): ho sentito parlare di indice infiammazione degli alimenti, volevo sapere cos'è  e a chi serve?

Attualmente è un indice più utilizzato nei studi medico scientifici piuttosto che nella quotidianità. L'infiammazione è associata a una serie di condizioni di salute croniche, come il cancro e le malattie cardiovascolari. Ridurre l'infiammazione può aiutare a prevenire o trattare queste condizioni. Diversi studi indicano che l'alimentazione può contribuire a modulare l'infiammazione.

La ricerca negli ultimi anni ha dimostrato che ci sono alimenti che possono stimolare uno stato infiammatorio, come ci sono alimenti anti infiammatori che possono contribuire a ridurre uno stato infiammatorio. 

L’infiammazione è una risposta di difesa del nostro organismo a cause esterne, una reazione del nostro sistema immunitario, il problema sorge quando questa dura a lungo e si cronicizza nel tempo,  Questo può stimolare l'invecchiamento cellulare e favorire secondo i ricercatori lo sviluppo di malattie degenerative come  le Malattie Cardiache, Artrite Reumatoide, il Diabete e l’Alzheimer .

Per questa ragione invitano a seguire un' alimentazione più ricca di cibi antinfiammatori e con un consumo minore di cibi pro-infiammatori.


L'indice  d'infiammazione si calcola in base all'impatto della Proteina C reattiva, una proteina rilevabile nel sangue prodotta dal fegato.

La proteina C reattiva è un marker biologico stabile per la rilevazione dell'infiammazione in una fase precoce.

La proteina C reattiva (CPR o CRP, non è la prima volta che qualcuno ne sente parlare, si  tratta in genere di un esame del sangue che viene prescritto quando c'è il sospetto di un infezione batterica, meningite, cancro ma anche una malattia infiammatoria intestinale, una malattia autoimmune, un' artrite reumatoide, un' artrite cronica, morbo di Chron.

Una volta valutata la reazione dell'alimento alla Proteina C reattiva, gli alimenti vengono suddivisi in 3 categorie :

1) Pro-infiammatori
2) Anti-infiammatorio
3) Neutro

Non è escluso che in futuro posso diventare un'indice più noto al pubblico, in virtù dell'eccessivo aumento nella popolazione della patologie legate all'infiammazione.


Quali sono in generale gli alimenti pro infiammatori

Sono quelli alimenti che per le loro caratteristiche hanno la possibilità di peggiorare lo stato d'infiammazione, in genere si tratta di prodotti alimentari industriali molto elaborati che contengono oltre che a grassi saturi e colesterolo, tra gli ingredienti ci sono additivi, coloranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità:

Dolci e merende industriali
Brioches
Dadi
Zuppe già pronte
Sughi già pronti
Carni elaborate
Filetti di pollo impanati
Salumi (per il contenuto di grassi saturi e colesterolo)
Salame
Wustel
Filetti di pesce impanati
Alcol
Patate e Chips ( per alto indice glicemico) *


Quali sono in generale gli alimenti anti infiammatori? (Che aiutano a diminuire l'infiammazione)

In generale sono quelli alimenti che contengono molte fibre la ricerca ha evidenziato che ci sono alcuni micronutrienti in frutta e verdura che possono contribuire a ridurre l'infiammazione.

Cereali in particolare prodotti con cereali integrali, oltre al grano il riso, avena, orzo, farro, segale, grano saraceno, miglio.
Olio extravergine d'oliva ( per il contenuto di grassi monoinsaturi, vitamina E e polifenoli)
Cipolle
Semi di lino
Mandorle
Noci
Semi di zucca
Frutti di bosco
Curcuma
Ananas
Zenzero


Sintesi

All'interno di un alimentazione equilibrata può essere utile prediligere alimenti anti infiammatori che hanno un indice d'infiammazione basso in particolare in coloro che sono state già diagnosticate o sono soggetti a rischio di patologie autoimmuni, malattie cardiovascolari e malattie degenerative.

Sebbene l'indice infiammatorio degli alimenti possa rappresentare per molti una novità, non aggiunge nulla di nuovo alle conoscenze che già abbiamo, in quanto si è sempre invitato a consumare più cereali meglio se integrali, prediligere l'olio d'oliva extra vergine, le 5 porzioni di frutta e verdura fresca giornaliera, l'utilità del consumo anche se moderato di frutta secca (Mandorle, Noci) e la limitazione di tutti gli alimenti industriali elaborati ricchi di sale, grassi saturi, zucchero, additivi ed esaltatori di sapidità.

Riferimenti:
Julia C, Assmann KE1, Shivappa N, Hebert JR, Wirth MD, Hercberg S1, Touvier M, Kesse-Guyot E . Long-term associations between inflammatory dietary scores in relation to long-term C-reactive protein status measured 12 years later: findings from the Supplémentation en Vitamines et Minéraux Antioxydants (SU.VI.MAX) cohort.
Br J Nutr. 2017 Jan;117(2):306-314. doi: 10.1017/S0007114517000034. Epub 2017 Feb 7.

Philip P. Cavicchia, Susan E. Steck, Thomas G. Hurley, James R. Hussey, Yunsheng Ma, Ira S. Ockene, and James R. Hébert
A New Dietary Inflammatory Index Predicts Interval Changes in Serum High-Sensitivity C-Reactive Protein1–3
J Nutr. 2009 Dec; 139(12): 2365–2372.


Kim et. al.; Chen, Jie ; Wirth, Michael D.; Shivappa, Nitin ; Hebert, James R. et al.
Lower Dietary Inflammatory Index Scores Are Associated with Lower Glycemic Index Scores among College Students
Nutrients

Kaluza J, Harris , Melhus, Michaëlsson, Wolk A.
Questionnaire-Based Anti-Inflammatory Diet Index as a Predictor of Low-Grade Systemic Inflammation.
Antioxid Redox Signal. 2018 Jan 1;28(1):78-84. doi: 10.1089/ars.2017.7330. Epub 2017 Oct 12.

*  NB
Ha destato molta perplessità l'inserimento da parte dei ricercatori delle patate nella lista degli alimenti infiammatori, i ricercatori da me interpellati mi hanno inoltre ricordato che le patate hanno un alto indice glicemico (come zucchero e farina 00).
E' nota la relazione tra un alimentazione ad alto indice glicemico e alto indice infiammatorio, anche se l'indice glicemico delle patate varia per esempio nelle patate al forno da va da 56 a 111 se bollite da 56 a 101, avere preso il dato massimo secondo me è stato precauzionale.
Bisogna tenere presente che le patate richiamano anche una certa quantità di grassi come condimento nella cucina tradizionale, per esempio dalle mie parti si usa mangiare il rosti, patate grattugiate e saltate con molto lardo o burro; una volta ogni tanto si può anche mangiare diverso mangiarlo tutti i giorni a colazione.
Bisogna tenere presente anche frequenza di consumo e quantità, i ricercatori non invitano a eliminare ma a ridurre il consumo. Non concentratevi su un alimento specifico ma sull'alimentazione in generale, che oggi è particolarmente ricca d'alimenti già pronti, ridurre anche solo in parte quelli sarebbe un ottimo traguardo, al di là della patata, io il rosti comunque lo mangio lo stesso.

venerdì 21 ottobre 2016

Alimentazione e Sclerosi Multipla: esiste una dieta per la Sclerosi Multipla?


Mattia L. Crema : Esiste una dieta per prevenire la sclerosi multipla?

Simona H., Chiusa: Esiste un regime alimentare per i malati di sclerosi multipla?

Elisabetta S, Udine: Quale regime alimentare seguire se si ha la sclerosi multipla? 

C'è nelle persone comuni la convinzione che l'alimentazione può prevenire tutte le malattie, non è proprio così, il marketing agroalimentare (smart food, functional food) ci fa credere che la scelta degli alimenti può regalarci la salute e la giovinezza eterna. Grazie alla disponibilità di prodotti alimentari che aiutano a prevenire e curare tutte le malattie, la realtà è un po' diversa.

La Sclerosi Multipla  è una delle principali cause di disabilità nei giovani adulti. A essere più colpite sono le donne, due volte in più rispetto agli uomini, i primi sintomi tra i 20 e i 40 anni, la malattia provoca una serie di diversi sintomi neurologici che nel tempo possono condurre alla disabilità fisica e cognitiva.


Senza scendere nei dettagli per chi non ne avesse mai sentito parlare è una malattia neuro degenerativa demielinizzante, con lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Si verifica una perdita di mielina in più aree del sistema nervoso centrale e dei nervi del midollo spinale, provocando cosi disturbi sensoriali e motori.

Più evidenze cliniche indicano che alla base c'è una reazione del sistema immunitario che scatena un processo infiammatorio che colpisce aree circoscritte del sistema nervoso centrale e provoca la distruzione della mielina e delle cellule che la producono, gli oligodendrociti, .

Si tratta di una malattia mutifattoriale un mix di fattori genetici, ambientali e infettivi nonostante più teorie, nessuna ancora eziologia è stata ritenuta valida dalla comunità medico scientifica.

Lo sviluppo e la progressione della malattia è soggettivo pertanto si cerca attraverso un approccio interdisciplinare di migliorare la gestione dei sintomi e della qualità della vita, non c'è una terapia per la Sclerosi Multipla .


L'approccio alimentare alla Sclerosi Multipla

In generale possiamo affermare che non esistono diete miracolose che possono prevenire questa patologia. Ci sono alcuni regimi alimentari, che possono contribuire a gestire meglio i sintomi della patologia.

Bisogna per correttezza affermare che non ci sono evidenze chiare che una dieta da sola possa influire sulla malattia della Sclerosi Multipla, ma dal mio punto di vista, un programma nutrizionale costruito sulla persona può contribuire a ridurre parzialmente i sintomi indotti dalla Sclerosi Multipla.

Nulla che da questo blog non sia già stata detto, la dieta mediterranea ricca di frutta e verdura fresca, unita ad una riduzione generale dell'apporto calorico, perché mangiare meno riduce il danno ossidativo.

E' importante progressivamente ridurre le porzioni e i fuori pasto, prestando attenzione ai segnali di fame e sazietà che il corpo fornisce, perché non si mangia solo per fame ma per motivi diversi.


In genere viene consigliato una dieta con più alimenti che contengono acidi grassi polinsaturi omega-3, diversi studi hanno messo in evidenza che una dieta con basso contenuto di grassi saturi riduce la produzione di colesterolo e di conseguenza la riduzione degli indici infiammatori (alimenti in genere con più grassi saturi sono: salumi, formaggi, latte intero, prodotti con olio di palma, dolci,  fritti).

Si invita a favorire per il condimento l'olio d'oliva, olio di semi di lino, di prediligere le proteine vegetali, di consumare più volte alla settimana pesce. .

Nel caso del pesce prediligere pesce azzurro come sgombro e sardine perché ricchi di nutrienti come Omega 3 e vitamina D che hanno un effetto riconosciuto nel limitare i danni dell'infiammazione.

Evitare l'eccesso di sale a tavola ma in particolare della scelta degli alimenti, tenere presente che più del 70% del sale che assumiamo arriva dai cibi e alimenti pronti, leggere sulle etichette il contenuto di sale o sodio.

Per correttezza bisogna dire che personalmente ho osservato ammalarsi di Sclerosi Multipla anche persone normopeso e che seguivano un alimentazione equilibrata. Questo per dire che non è solo l'eccesso calorico, l'accesso di sale, l'eccesso di zuccheri i soli comportamenti a rischio, che si sono altri fattori che possono incidere e che al momento non sono noti


I regimi alimentari alternativi che vengono proposti per la Sclerosi Multipla

Premesso che ne parlo per la forte domanda dei lettori, perché non mi piace creare delle forti aspettative o speranze nelle persone assistite da Sclerosi Multipla, si tratta di regimi alimentari su cui c'è poca documentazione, pochi studi randomizzati, spesso sono esperienze dirette personali degli autori.

Le esperienze personali per quanto possono essere interessanti perché scritte da Professionisti della salute, hanno sempre un valore relativo. Ricordo che ci sono diverse forme di Sclerosi Multipla e non tutte possono essere sensibili all'alimentazione. Non solo ogni persona  può reagire in maniera diversa allo stesso schema alimentare.


Una parte della ricerca medico scientifica, che non trova condivisione nella grande comunità medico scientifica, ritiene che le persone con diagnosi di sclerosi multipla hanno un deficit di  iodio, selenio e di vitamina D, in particolare l'alimentazione è caratterizzata da calorie in eccesso, grassi saturi, zuccheri, sono questi i punti fissi su cui si basano la maggior parte delle diete per la sclerosi multipla alternative.

La mielina è una sostanza composta in gran parte di grasso. La sua composizione potrebbe essere influenzata dalla dieta. Molte diete prevedono una riduzione dei acidi grassi saturi a favori dei acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi per incidere a a favore della produzione di mielina e riduzione dello stato infiammatorio.



Dieta di Hebener

La caratteristica di questa Dieta è il basso contenuto di acido arachidonico e linoleico (max 1.8 mg/die), unita ad una integrazione di : olio di pesce, Vitamina E, Selenio, Vitamine del gruppo B e del Coenzima Q10.
Hebener sostiene che l’acido linoleico (omega 6) ed il suo derivato acido arachidonico, ha un ruolo fondamentale nel processo infiammatorio, la diminuzione dell'apporto alimentare d'Omega 6 può diminuire il processo infiammatorio.
Non esistono prove scientifiche o studi in merito rilevabili, secondo la comunità medico scientifica.

Dieta Kousmine

Scritta dalla Dott.ssa Catherine Kousmine,, un medico svizzero d'origine russa, il suo metodo non ha alcuna validità scientifica riconosciuta. Si basa su alcuni punti fermi come il ridotto consumo di carne, l'eliminazione dello zucchero bianco e dei cereali raffinati dalla dieta e un consumo maggiore di frutta e verdura. Prevede inoltre un integrazione di vitamine A, C, D, E, B.

Una dieta che tiene molto conto dell'igiene intestinale e dell'equilibrio acido basico.

Non vi sono studi sull’efficacia di questa dieta in particolare sul rapporto dei benefici per la Sclerosi Multipla.


Dieta di Swank

Una dieta del 1940 un approccio che deriva dalle prime osservazioni sulla malattia che il Dr. Swank aveva studiato in Norvegia. Le popolazioni che vivevano sul mare avevano un alimentazione a basso contenuti di grassi saturi e un maggiore consumo di pesce, con un numero inferiore di malati di Sclerosi Multipla.

Al contrario le comunità che abitavano all'interno consumavano più prodotti con grassi saturi come i latticini e carni, avevano un maggiore numero di casi di Sclerosi Multipla.

La dieta di Swank è uno schema alimentare che prevede pochi acidi grassi saturi (meno di 15 g./die), l'esclusione dalla dieta di prodotti ad alto contenuto di grassi, un maggiore consumo di pesce e una integrazione giornaliera di 10-15 g di oli vegetali e 5 g. di olio di fegato di merluzzo.

Seppure non è una dieta molto restrittiva, l'utilizzo dell'olio di fegato di merluzzo richiede cautela, perchè può interferire con alcuni farmaci utilizzati per la SM, con gli anticoagulanti e anche con l'aspirina.

Dieta George Janineck

Una dieta che prende spunto dalla Dieta Swank, una versione personalizzata di questa dieta che il Dr. G. Janinek si è fatto da solo dopo la diagnosi di Sclerosi Muiltipla, su questa sua esperienza ha anche pubblicato un libro.
In parole semplici è una dieta incentrata su frutta verdure e pesce, una dieta che esclude i grassi saturi (carne, prodotti lattiero-caseari). Una dieta ricca di acidi grassi omega-3 (pesce ma anche omega 3 vegetali come i semi di lino) e vitamina D (luce solare).


La dieta Mediterranea

Ho parlato spesso dei benefici della Dieta Mediterranea, c'è uno studio in Iran nel 2016 "Mediterranean diet adherence and risk of multiple sclerosis: a case-control study" che sostiene che i pazienti che seguono una dieta mediterranea hanno meno probabilità di sviluppare la SM.

La dieta Paleolitica, Seignailet, Terry Wahls, Venesson

Le ho messe insieme perchè sono molto simili, tutte si rifanno a una dieta prima dell'agricoltura, all'epoca del Paleolitico, prevedono l'esclusione di cereali, uova, latticini, legumi e il solo consumo di frutta, verdura, carne e pesce.

Terry Wahls sta proprio conducendo in questo periodo uno studio all'Università dell'Iowa, tra due gruppi di persone con diagnosi di Sclerosi Multipla, un gruppo segue la Dieta Swank l'altro la Dieta Paleolitica rivisitata dallo stesso Wahls.

Anche se la dieta Seignalet ha un approccio totalmente diverso dalla dieta Paleolitica , la dieta di Wahls la ricorda in più punti, ricordo che la dieta Seignalet, la dieta ipotossica è meglio conosciuta come la dieta antidolore.


La dieta del digiuno

Non è proprio un digiuno vero e proprio, una dieta che imita il digiuno secondo uno studio di Valter Longo, Direttore dell'USC Longevity Institute presso la David School of Gerontology di Los Angeles e del programma di Longevità e Cancro dell'IFOM, riferimento: A Diet Mimicking Fasting Promotes Regenerationand Reduces Autoimmunity and Multiple Sclerosis Symptoms .

La dieta prevede un digiuno o meglio dei cicli di digiuno con il 50% in meno dell'apporto calorico seguita da una dieta mediterranea, è stato osservato in alcune cavie un netto miglioramento degli indici infiammatori.

Non solo secondo alcuni ricercatori,  la dieta che mima il digiuno potrebbe promuove la rigenerazione della mielina, la guaina di proteine e grasso che protegge le fibre nervose nel midollo spinale e nel cervello.
Personalmente esprimerei cautela ai ricercatori per più ragioni, inoltre gli studi su cavie possono dare risultati diversi rispetto a quello sugli uomini.

Diciamo che è una dieta che potrebbe in teoria migliorare le condizioni e la qualità della vita dei pazienti effetti dalle Sclerosi Multipla, una dieta che non ha effetti sul trattamento della patologia ma sembra che migliora la percezione dei sintomi.

La dieta chetogenica

Non mancano anche i sostenitori della Dieta Chetogenica uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista PlosOne su alcune cavie mostra che una dieta chetogenica può aiutare a ridurre l'infiammazione neuronale.


In sintesi : 
Ho riportato solo alcune delle diete alternative sulla Sclerosi Multipla pensate che nel mondo sono attivi ben 380 studi sul rapporto tra Sclerosi Multipla e Alimentazione, c'è un ampia ricerca su questo tema, i risultati finora sono un po' deludenti, ci sono troppe diete per dei soggetti che devono mangiare poco.

Al momento la solo Dieta Mediterranea sembra avere un ruolo più interessante rispetto ad altri schemi alimentari

L'importante è seguire un alimentazione insieme con il centro medico di cura della Sclerosi Multipla, qualora siete fortemente intenzionati a seguire qualcuna di queste diete alternative, parlatene direttamente con il centro che vi segue, con il medico di riferimento.

Se il paziente lo desidera ed è motivato, si possono trovare dei professionisti disposti a seguire il percorso alternativo alimentare sempre se questo è compatibile ovviamente con le proprie condizioni fisiche, l'evoluzione della malattia, la terapia e i farmaci.

venerdì 8 aprile 2016

Pesce azzurro in crisi per troppe raccomandazioni nutrizionali?

Rita A, Pavia.: Si parla sempre sui giornali e in televisione molto delle raccomandazioni di mangiare pesce azzurro, quello che però ho notato che negli ultimi anni il prezzo è quasi raddoppiato se prima compravo alici a 4 euro al chilo al mercato ora se va bene le trovo a 7 euro al chilo ma spesso ad 8 euro al chilo, non solo ho anche notato che sono sempre più piccole e magre, a cosa è dovuto? Provengono dall'estero? Ho il dubbio che tutto questo parlare di pesce azzurro faccia aumentare la domanda e diminuire le risorse ittiche del mare mediterraneo, i consigli nutrizionali non dovrebbero anche tenere conto dell'impatto ambientale?

Che bella domanda, grazia Rita. L'altro giorno in televisione ho sentito un esperto di nutrizione dire che la mattina per colazione la stessa quantità di calcio di una tazza di latte la si può trovare in sei ostriche.

Mangiare sei ostriche a colazione è un consiglio originale, io personalmente non mi potrei permettere di consumare 6 ostriche tutte le mattine, in casa mia siamo in otto. Non ce la potrei mai fare pucciare una brioche nell'acqua di mare appena mattina!

Figli miei rassegnatevi questo passa il convento, caffè, tè, latte, torta e biscotti fatti in casa, pane ai cereali, frutta, questo papà è stato buono a fare.

Se dobbiamo guardare i media, vediamo anche gli esperti di nutrizione che consigliano di mangiare solo frutti tropicali e scartano a priori mele, pere e arance, e decantano le proprietà di mango, papaia e acerola, tutti frutti che arrivano da altri continenti con un costo in termini d'impatto ambientale non indifferente.

Dal mio punto di vista è solo una questione di superficialità, più che mancanza di sensibilità e di cultura, chi va in televisione o scrive sui quotidiani è solo interessato a promuovere se stesso e la propria vanità, diciamo che dell'impatto ambientale dell'alimentazione e delle risorse del pianeta se ne strafottono!


Il caso del Pesce Azzurro

Anche io nel mio piccolo, ho fornito un piccolo contributo nel consigliare il consumo di pesce azzurro, non sono per nulla pentito, certo per quando mi è possibile cerco d'evitare di consigliare tutte quelle varietà di pesce che in qualche modo sono a rischio ma non sono pesce azzurro come il tonno rosso, la rana pescatrice,  il pesce spada.

Il prezzo del pesce azzurro è di gran lunga inferiore del tonno rosso e del pesce spada che superano i 30 euro al kg, ricordate che il consumatore tende a preferire i pesci come salmone, tonno, nasello, merluzzo, gamberi, orate e branzino, spesso si tratta di pesce importato o di pesce d'allevamento.

Nel caso invece del pesce azzurro, in termini di volumi non è aumentata la domanda di pesce azzurro, ma piuttosto è diminuita la quantità di pesce pescato, se ne pesca meno ed è più piccolo e più magro (secondo Unione Europea non può essere venduto se meno di 9 cm).

Prendiamo esempio dell'Italia, le alici e le sarde sono tra i pesci più pescati da soli fanno il 28,5% del volume del mercato del pesce, se aggiungiamo anche lo sgombro e altre varietà di pesce azzurro si può raggiungere o andare molto vicini al 50%, una quota di pescato molto elevato ma anche molto simile agli altri paesi del mare mediterraneo come Spagna, Grecia e Croazia (ricordate il pesce azzurro è il più pescato ma non il più consumato).

Le aree di maggiore pesca di alici e sarde in Italia è il Mar Adriatico (più del 70% della pesca) ricco di placton, il Mare Ligure e il Canale di Sicilia, tuttavia l'alice e la sarda non ci sono solo nel Mare Mediterraneo ma sono pescate anche nell'Oceano Atlantico lungo le coste del Portogallo, della Spagna e della Francia.

Il problema non è solo la quantità di pesce pescato ma anche un problema occupazionale tanto che molte capitanerie di Porto hanno segnalato che i pescherecci rimangono sempre più fermi, una carenza dei volumi di pesce che si riflette anche sull'occupazione.




Quali sono le ragioni?

Ci sono più interpretazioni di questo fenomeno e facciamo riferimento a due studi il primo in Grecia pubblicato qualche anno indietro dell’Hellenic Centre of Marine Research e il secondo fatto in Francia da EcoPelGol da Marbec un misto d'operatori come Università di Montpellier, l'Università di Aix-Marsiglia, Università di Tolosa).

Lo studio greco mette in rilievo la diminuzione costate delle risorse ittiche nel mare mediterraneo, anche grazie ad sempre più sofisticate per individuare i branchi di pesce, tanto che  molte zone di pesca sono sovrasfruttate, cioè il pesce cioè viene pescato a un ritmo più rapido di quelli che sono i tempi necessari per rinnovarsi, però tra le meno colpite da questo fenomeno sono proprio le sardine.

Lo studio francese mette lo stesso in rilievo la diminuzione del pesce pescato e riferisce che diverse capitanerie di porto in merito al pesce azzurro parlano di quantitativo che vanno dal 30% al 60% in meno rispetto al 1996, l'anno di maggiore pesca nel mediterraneo in termini di volume.

Più che prendersela con la pesca di frodo e con la maggiore frequenza di pesca lo studio francese ipotizza che anche se non sono stati trovati virus o batteri nei campioni esaminati, stanno lavorando alla possibilità che ci sia un parassita nel fegato del pesce che impedisce al pesce di crescere.

Altri ricercatori nello stesso studio sostengono che invece tra le possibili cause ci sia il plancton di cui i pesce si nutrono, a seguito dell'inquinamento il plancton si sarebbe modificato è più povero di sostanze nutritive e non fornisce più energia per la crescita.


Sintesi

L'aumento del prezzo del pesce azzurro e della diminuzione della taglia del pesce si spiega con la diminuzione della quantità del pescato più che per l'aumento della domanda a causa dei consigli nutrizionali (che nessuno ascolta).

Nonostante questo consumare pesce azzurro come i due studi dicono è il modo migliore di consumare pesce per i paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo, una pesca sostenibile e un pesce locale, il cui rischio dagli esperti dello stato di conservazione in merito alle risorse del pianeta è considerato minimo. 

Sappiamo che la situazione dei mari è monitorata sia da Istituzioni Nazionali che Internazionali, in tutti i paesi viene praticato il fermo biologico per favorire il ripopolamento del pesce e vengono attuate politiche volte a inquinare meno le acque del mare.

Al momento ci sono segnali di perdita di stock di pesce ma anche grazie alla ricerca scientifica che sta individuando cause e rimedi, si possono attuare se si vuole politiche che favoriscono il ripopolamento e il miglioramento delle acque del mare o per lo meno ridurre al minimo gli effetti negativi.

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giovedì 18 febbraio 2016

Quale relazione tra pesce, mercurio e Alzheimer?

Ilaria M. Bassano del Grappa: Volevo chiederti che pericoli ci sono per il consumo di pesce per i malati d'Alzheimer dal momento che alcune varietà di pesce contengono Mercurio?

Una delle raccomandazioni per le persone anziane è il consumo di pesce in più porzioni a settimana.

Il pesce contiene tanti nutrienti come abbiamo più volte visto in più ricerche, che possono proteggere il cuore e il cervello da diverse malattie degenerative. Negli ultimi anni dato il forte inquinamento dei mari, il pesce può anche contenere un metallo pesante il mercurio, che può rivelarsi particolarmente negativo per il funzionamento del cervello.

Qualche settimana fa, è stato pubblicato uno studio sullo JAMA, che ha analizzato il cervello delle persone che mangiavano frutti di mare e pesce almeno una volta alla settimana hanno mostrato livelli più alti di mercurio nel cervello di coloro che ne mangiavano con meno frequenza.

Tuttavia in coloro che avevano invece il fattore genetico di predisposizione per il rischio per il morbo di Alzheimer, chiamato ApoE4, come il gruppo precedente avevano tracce di mercurio ma hanno mostrato minori formazioni di placche amiloidi, quelle che favoriscono l'Alzheimer, rispetto a coloro che non mangiavano pesce con la stessa frequenza.

Secondo i ricercatori stando attualmente ai livelli di consumo di pesce e quella piccola parte di mercurio che riesce ad arrivare al cervello, è difficile dimostrare un collegamento tra il consumo di pesce e il morbo Alzheimer, pertanto si esclude per i dati finora disponibili un collegamento tra malati d'Alzheimer, mercurio e consumo di pesce.

Quindi come già più volte espresso consumare più porzioni a settimana di pesce, minimizzare il rischio alternando pesci grassi come il salmone una volta alla settimana con pesce anche più magri, o pesci di taglia piccola come pesce azzurro, sogliole, calamari  e seppie.

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Prevenzione primaria e secondaria dell'Alzheimer

Intanto ci si focalizza sempre di più sulla prevenzione primaria e secondaria dell'Alzheimer, una nuova ricercata pubblicata su New England Journal of Medicine, una ricerca che non è nata per lo studio delle malattie celebrali o della demenza, ma delle malattie cardio vascolari, negli anni hanno anche monitorato le malattie celebrali oltre che le patologie cardiovascolari e hanno scoperto che negli anni chi teneva sotto controllo alcuni fattori a rischio aveva meno il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e anche patologie celebrali.

Attualmente non esiste alcun trattamento efficace per prevenire o curare la demenza o Alzheimer, ma questo studio unito ad altri studi sembra dimostrare  che una prevenzione efficace potrebbe ridurre almeno in parte il numero di persone assistite.

I ricercatori sono certi che è possibile ritardare da diversi anni l'insorgenza di questa malattia neurodegenerativa, attraverso una dieta adeguata, la pratica d'attività fisica, stimolazione cerebrale e il monitoraggio dei livelli di colesterolo.

Una speranza che non è poco, anche se bisogna vedere quando questo programma di prevenzione possa incidere sul fattori genetici


Il villaggio dell'Alzheimer

Visto che siamo in argomento vi parlo di un progetto pilota che si sta conducendo in Francia, la cittadina di Dax, ospiterà il primo villaggio dell'Alzheimer, che prevede 120 residenti con la malattia. L'idea di questo progetto pilota, si ispira al modello olandese di Hogewey della cittadina di Weesp, nei pressi di Amsterdam, istituito nel 2009, per fare in modo di mantenere più a lungo possibile i malati di Alzheimer nella vita sociale ordinaria, senza camice bianco visibile, per favorire un approccio non ospedalizzato, ma sotto la stretta supervisione di più di 120 assistenti e volontari.

Il progetto è indubbiamente interessante perché il peso di questa malattia grava solo ed esclusivamente sulle famiglie, il ricovero in strutture chiuse specializzate è spesso la soluzione più utilizzata ma anche molto infelice. Sono curioso di vedere come si svilupperà questo progetto aperto, nelle speranza che portare via le persone dalla loro casa non sia un trauma e che riusciranno a sviluppare un adattamento a relazionarsi con i nuovi compagni di viaggio.

Questo tipo di trattamento è tradizionalmente utilizzato nei paesi del Nord Europa, il mettere insieme persone con identiche patologie e relazionarli con piccole comunità, già nell'800 i folli venivano ospitati nei villaggi di contadini, una pratica con forte impatto emotivo che spero dia maggiore dignità ai malati e alla malattia.

Riferimenti:
Martha Clare Morris John Brockman,; Julie A. Schneider, Yamin Wang, David A. Bennett, Christy C. Tangney, Ondine van de Rest, Association of Seafood Consumption, Brain Mercury Level, and APOE ε4 Status With Brain Neuropathology in Older Adults  JAMA. 2016;

Claudia L. Satizabal, , Alexa S. Beiser., Vincent Chouraki., Geneviève Chêne, Carole Dufouil and Sudha Seshadri Incidence of Dementia over Three Decades in the Framingham Heart Study N Engl J Med 2016; 374:523-532February 11, 2016DOI: 10.1056/NEJMoa1504327

lunedì 25 gennaio 2016

Quali alimenti per la salute del cervello? (dall'intestino al cervello, dal microbiota alla genetica)

Maria Cristina L., Teramo ; Ci sono alimenti che fanno bene al cervello? Che possono fare diventare più intelligenti?

Cristiano G, Cormons: Ci sono cibi speciali che aumentano le funzioni cognitive?

Pasquale G, Salerno: Ci sono cibi che possono in qualche modo aiutare a prevenire le malattie degenerative del cervello come l'Alzheimer?

Quante domande, tutte interessanti che mi permettono d'introdurre dei nuovi studi medico scientifici, le loro interessanti novità ma anche i loro limiti.

No, non ci sono alimenti che fanno diventare più intelligenti, diciamolo subito, se ci fossero vi sembra che io non li avrei già presi?

Per stare in buona salute occorre un alimentazione varia ed equilibrata unita all'attività fisica, tutto l'organismo ne apprezza i benefici incluso il nostro cervello, che ha bisogno d'esercizio fisico ma anche mentale per rimanere allenato e funzionare correttamente (mens sana in corpore sano).

Negli ultimi periodi sono emerse diverse ricerche che mi permettono d'introdurre dei nuovi concetti, proprio in questi giorni sto leggendo un libro molto interessante di un neurologo americano, tale David Perlmutter, il quale associa la salute del microbiota e dell'intestino alla salute del cervello.

Una relazione a prima vista difficile da comprendere  ma che vale la pena raccontare.


Dall'Intestino al Cervello dal Microbiota alla Genetica

Da molto tempo voglio parlavi della relazione tra microbiota, la genetica, l'alimentazione e la salute , può essere un occasione per introdurne un breve accenno ne parlerò in modo più approfondito quando parleremo di genetica e obesità.

Ricordatevi di questa parola, microbiota, sul funzionamento del microbiota che sia ricercatori che alcune aziende hanno deciso di puntare per il futuro per motivi ovviamente qualche volta simili, ma spesso diversi.

Cos'è il microbiota? E' quell'insieme di microbi che noi abbiamo nell'intestino, mentre con il termine microbioma si intende interazione del microbiota con il patrimonio genetico di chi lo ospita, la funzionalità del microbiota può dipendere dai nutrienti provenienti dall'alimentazione.

Il microbiota ha diversi funzioni, per esempio regola il sistema immunitario, ma ha la capacità di comunicare con il cervello e perfino arrivare a influenzare il nostro comportamento.

Il professore neurologo americano si spinge oltre, sostenendo che trattare il microbiota vuole dire prevenire o trattare patologie collegate con le funzioni celebrali e inserisce tra queste anche Alzheimer (anche se personalmente su quest'ultima nutro più di una perplessità).

Questo perchè i microbi che vivono in simbiosi con il nostro intestino, inviano delle informazioni al cervello sul nostro stato metabolico, secondo l'autore ci sono microbi e batteri che partendo dall'intestino sembra possono innescare un processo d'infiammazione anche nel cervello.

Tutto questo si collega alle ultime ricerche che mettono in relazione il genoma umano, l’ambiente ( inclusa la dieta e le abitudini alimentari), e il microbiota intestinale e di come questo può influenzare la nostra salute con effetti nel breve, medio e lungo termine.


La teoria del professor Perlmutter per quanto interessante però mi ha deluso quando passa alle indicazioni nutrizionali, sostenendo schemi alimentari e noi già noti che mancano di quell'aspetto innovativo che caratterizzava l'aspetto teorico:

Evitare e limitare alimenti trasformati, piatti pronti, piatti in scatola che nella nostra società rimane sempre più difficile.

Il Dr. Perlmutter invita a prediligere cibi con batteri benefici, alimenti fermentati, cibi con probiorici e prebiotici, come yogurt e kefir, che secondo il neurologo americano aiutano a mantenere l'integrità del rivestimento intestinale, bilanciare il pH del corpo  e possono svolgere un ruolo positivo come regolatori e controllo dell'immunità e dei stati infiammatori.

Il neurologo invita a limitare grassi e zuccheri, più zucchero si consumano, più il nostro microbiota si ammala, data lo sviluppo delle malattie celebrali croniche con l'aumento nella dieta generale della popolazione del consumo di grassi e zuccheri e povera di fibre che secondo il suo parere aumenta la permeabilità intestinale, compromette il sistema immunitario e aumentano il livello d'infiammazione del corpo e del cervello.

Per la parte proteica invita a privilegiare le proteine d'origine vegetale senza escludere quelle animali, invita solo a privilegiare le proteine da uova e pesce

Indica inoltre di privilegiare i buoni grassi come olio d'oliva,


Le porzioni di frutta e verdura 

Quello su ci tutti i ricercatori sono d'accordo sono le porzioni di frutta e verdura 

Lo stesso Perlmutter indica che alcune verdure sono meglio di altre come come cipolle, rape, avocado, pomodori, zucca, melanzane.

Elogia tutti quei alimenti ricchi di polifenoli, antiossidanti, che hanno la possibilità di ridurre il rischio di malattie neurologiche.

Proprio su quest'ultime indicazioni si innescano alcuni studi della prevenzione dell'Alzheimer che è una malattia neurodegenerativa associata con l'invecchiamento che è caratterizzata da perdita cognitiva, problemi di memoria, che porta alla demenza.


Diversi studi suggeriscono un maggiore consumo di verdura e frutta in particolare più frutta si mette in rilievo :

Il melograno, grazie alle proprietà antifiammatorie degli sui antiossidanti, lo studio è stato pubblicato nel 2015 sulla rivista Chemical Neuroscience nel 2015, dai ricercatori della University of Rhode Island.

Altro frutto collegato alla prevenzione è la fragola, in uno studio pubblicato nel 2013 fatto dai ricercatori del  Salk Institute for Biological Studies, indica che i flavonoidi contenuto aiutano a rallentare l'invecchiamento cellulare e la perdita di memoria.

Altro frutta collegato alla prevenzione è l'uva rossa per il contenuto di resveratrolo, uno studio pubblicato su Neurology, ha mostrato i benefici della supplementazione di resveratrolo nelle persone con malattia di Alzheimer.


Più che su un alimento io punterei sull'Alimentazione in generale, attenzione ai squilibri nutrizionali

Il settore della nutrizione ha tanti punti di vista ognuno esprime il proprio e tende a considerarlo unico e vero, io non ho di queste sicurezze, se pure obiettivamente trovo tutto interessante, rimango sempre del parere che al di là di questi studi, al di là di un singolo alimento, del melograno o dello yogurt con probiotico, conta molto l'alimentazione nel suo complesso che deve essere varia ed equilibrata e unita al movimento fisico.

Dal momento che però nella società odierna della grande abbondanza, ma anche una società dei squilibri alimentari, che si manifestano in più patologie come l'obesità, l'anoressia, la bulimia, ortoressia, persone a dieta costante, sempre in restrizione calorica, patologie che diventano croniche.

Queste aumentano il rischio di declino cognitivo associato con l'età, una dieta troppo povera o una dieta troppo ricca di zuccheri e grassi è in grado d'accelerare il deterioramento delle funzioni cognitive e dell'invecchiamento neuronale.

Mi sentirei di porre di più l'attenzione verso quei gruppi di nutrienti un cui sappiamo già da studi epidemiologici, che nella popolazione generale ci sono dei deficit, quindi attenzione a includere il pesce nell'alimentazione per l'apporto di omega 3 e di tutti gli altri nutrienti che costituiscono un mix unico e importante per il cervello per le funzioni celebrale.


Un attenzione verso l'intake di Vitamine del gruppo B, Vitamina C, Vitamina E, mentre spendo due parole sugli alimenti ricchi di vitamina A, in quanto l'acido retinoico ha un effetto protettivo sul cervello dopo una certa età, permette ai neuroni di stabilire un maggior numero di connessioni tra di loro, stimola la produzione di neuroni nell'ippocampo e ha un effetto regolatore su ciò ricercatori chiamano l'asse di stress. 
In genere i paesi occidentali non hanno deficit di vitamina A, quello che non tutti sanno è che le esigenze di vitamina A possono aumentare con l'età. 


In sintesi: tornado a noi, per avere un cervello in buona salute, non vanno dimenticate le nozioni di base dell'alimentazione e del movimento, mangiare anzi mangiare bene è di vitale importanza per la nostro salute e per il nostro cervello, come anche condividere e mantenere il piacere della buona tavola, nella nostra società il primo fattore causa della depressione e dell'invecchiamento celebrale è la solitudine.
Oggi possiamo essere in grado forse di migliorare la nostra salute mentale ma questo è solo la parte nutrizionale dietetica mentre invece l'affetto, la condivisione e il piacere di stare con gli altri è la parte che bisogna imparare a coltivare, l'una accanto all'altra.




Fonti: 
D. Perlmutter K.Loberg "L'intestin au secours du cerveau" (l'intestino in soccorso del cervello)

Yuan T, Ma H, Liu W, Niesen DB, Shah N, Crews R, Rose KN, Vattem DA, Seeram NP. Pomegranate's Neuroprotective Effects against Alzheimer's Disease Are Mediated by Urolithins, Its Ellagitannin-Gut Microbial Derived Metabolites. ACS Chem Neurosci. 2015 Nov 17.

Currais, A., Prior, M., Dargusch, R., Armando, A., Ehren, J., Schubert, D., Quehenberger, O. and Maher, P. (2013), Modulation of p25 and inflammatory pathways by fisetin maintains cognitive function in Alzheimer's disease transgenic mice. Aging Cell. doi: 10.1111/acel.12185

R. S. Turner, R. G. Thomas, S. Craft, C. H. van Dyck, J. Mintzer, B. A. Reynolds, J. B. Brewer, R. A. Rissman, R. Raman, P. S. Aisen. A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of resveratrol for Alzheimer disease. Neurology, 2015

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lunedì 14 settembre 2015

Mangiare pesce riduce il rischio di depressione ?

Tra le motivazioni del mangiare pesce questa è sicuramente tra le più originali, è la conclusione di un nuovo studio il quale sostiene che le persone che mangiano adeguate porzioni di pesce hanno un rischio significativamente più basso di depressione, rispetto a chi ne mangia poche o per nulla.

Il legame tra la dieta e la depressione è un tema molto discusso, anche molto sfruttato sia dalle aziende agroalimentari che dalle aziende farmaceutiche.

Ho diverse volte scritto che un alimentazione poco equilibrata,  può essere una conseguenza della depressione ma non una causa.

Il nuovo studio, pubblicato sul Journal of Epidemiology e Community Health, i ricercatori hanno voluto esaminare gli effetti positivi del pesce sulla salute, hanno analizzato 26 studi osservazionali pubblicati tra il 2001 e il 2014. Le persone che hanno mangiato più porzioni di pesce hanno un minore rischio di depressione circa il 17%.

Le ragioni biologiche di questo collegamento non sono ancora state determinate, alcuni ipotizzano una conseguenza degli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce che potrebbero aumentare la produzione di dopamina e di serotonina (gli ormoni che secondo alcuni studi sarebbero collegati al buon umore).

Però attenzione amici ricercatori , non tutto il pesce contiene tutto questo omega 3 da fornire questo risultato, a parte il salmone, le maggiori varietà di pesce consumate sono il merluzzo, i gamberi, le orate, i branzini, il pesce spada, i calamari che hanno solo delle piccole percentuali d'omega 3.

Le ragioni possono essere diverse, chi è depresso nella maggior parte dei casi o si alimenta troppo o poco senza molto guardare che tipo di alimenti mangia è concentrato su suo male di vivere.


La ricerca come molte studi ultimamente arrivano dalla Cina, dove casualmente si sono trasferite tutte le più grandi aziende farmaceutiche e produttori d'integratori, per amore del cielo tutti bravi i ricercatori cinesi, hanno analizzato dati di tutto il mondo ma qualche perplessità rimane.

Ricordo una ricerca di alcuni anni fa sempre sulla depressione che indicava che la depressione era più legata ad ambienti lontani dal mare, sembra che chi abiti sul mare, ha meno la tendenza a soffrire di depressione, più che il pesce, sembra che il sole, il mare e la luce aiutano molto di più.

Oggi sembra che tutte le patologie hanno una terapia alimentare, non è cosi, mi spiace per i dietisti, ma non tutte le patologie dipendono dalla dieta.

Sicuramente il pesce contiene molto più sostanze di quelle che si possa pensare, vitamine B e D, Iodio, Calcio, Selenio, Potassio, Magnesio, Arginina, un mix abbastanza vario, credo che più che il pesce nel caso della depressione sia importante lo stile di vita, chi è depresso o per le meno si avvicina alla depressione, si muove poco ha uno stile di vita più sedentario, poco attento alla salute, al suo aspetto, si trascura più facilmente, inclusa anche l'alimentazione ma non si può affermare che la depressione sia un disturbo dell'alimentazione generato dalla poche porzioni di pesce!

Riferimenti: Fang Li, Xiaoqin Liu, Dongfeng Zhang Fish consumption and risk of depression: a meta-analysis. Journal of Epidemiology e Community Health Settembre 2015 


mercoledì 20 maggio 2015

Semi di lino si, ma macinati

Negli ultimi dieci anni i semi di lino sono tornati in commercio in particolare nei negozi d'alimentazione naturale, nella maggioranza dei casi di semi secchi.

I semi di lino sono stati sempre consumati dall'uomo, in particolari gli egiziani che coltivavano il lino per le fibre per fare i tessuti, per le qualità nutrizionali e i rimedi farmacologici, Plinio il Vecchio citava almeno 30 rimedi utilizzati nell'antichità a base di semi di lino.

Oggi i semi di lino sono molto ricercati per il contenuto : 

Omega 3 vegetale (Ala) ricordiamo però che gli omega 3 più interessati secondo alcuni ricercatori per il funzionamento del cervello e del cuore sono gli EPA e DHA che sono contenuti nel pesce (ho spesso affermato che l'importanza del pesce non è solo gli omega 3 ma per il mix di nutrienti che sono contenuti nel pesce).

Fibra solubile utile in caso di costipazione, ma anche secondo alcuni ricercatori a ridurre leggermente i livelli di colesterolo nel sangue anche se quest'ultimo dato le ricerche danno delle indicazioni contrastanti.

Lignani, in particolare i semi di lino sono ricercati per la presenza di lignani (fitoestrogeni) che secondo alcuni ricercatori aiuterebbero a ridurre alcuni sintomi della menopausa e in particolare alle vampate di calore, ma anche su questo effetto non c'è unanime consenso.

La proprietà invece più interessante secondo le ultime ricerche è che i semi di lino sarebbero anti cancro, in quanto i semi di lino sembrano avere un effetto inibitorio sul metabolismo degli estrogeni, e potrebbe avere un ruolo nella prevenzione del cancro ed in particolare del cancro al seno.

I studi anche se limitati al momento sono positivi per il cancro al seno tuttavia non si è ancora compreso se lignani contenuto nei semi di lino protegge contro il cancro bloccando l'azione o la produzione d' estrogeni o agiscono su fattori di crescita, siamo in attesa di studi in merito che ne precisano meglio l'azione.

Ne parlo perchè in questi giorni ho letto uno studio della Mayo Clinic che sostiene che per avere gli effetti positivi sulla salute i semi di lino non devono essere consumati interi, c'è il rischio che se ingeriti interi passano nel tratto digestivo e intestinale senza apportare benefici, quindi devono essere macinati con il macinino del caffè e con un mortaio, c'è in vendita anche la farina di semi tostati che può essere facilmente inclusa in più preparazioni.

Li potete aggiungere nell'alimentazione quotidiana un cucchiaio di semi macinati nello yogurt oppure in tutte le preparazioni che fate a casa dal pane ai dolci.

Ricordate che i semi di lino vanno consumati con molto acqua e devono essere assunti lontani dai farmaci almeno un ora e mezza. 

So che ci sono molti vegetariani e vegani che mi leggono e quindi volevo comunicare se già non lo sanno di questa particolarità d'assunzione dei semi di lino.

NB Sono assente dalla mia presenza on line, i post sono programmati, perchè mi trovo in viaggio in Asia al mio ritorno oppure appena posso rispondo ai commenti e ad email.