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giovedì 5 settembre 2019

Il tè verde è anticancro?

Giovanna O., Pescara: Volevo sapere se come ho letto su alcune riviste, il te verde è anticancro?

Cresce nel mondo la domanda di in particolare di tè verde, ed è oggetto di un' intensa attività di marketing e promozione di benefici della salute, dalle proprietà detox alle proprietà anticancro.

Se nel mondo il tè è la seconda bevanda più consumata in Italia per 1 grammo di tè si consumano 84 grammi di caffè, possiamo dire che siamo di fronte a un prodotto di nicchia.

Le foglie di tè verde contengono polifenoli ECGH della famiglia delle catechine, che sono degli antiossidanti, si tratta di composti che spesso vengono enfatizzati per sostenere effetti protettivi contro il cancro.

Fin ora studi in laboratorio hanno sostenuto che estratti di tè verde in dosi molto elevate possono ridurre la crescita delle cellule tumorali anzi sarebbe più corretto dire che possono interferire grazie all'effetto anti ossidante e anti infiammatorio con lo sviluppo dei tumori.

Tuttavia non è stato possibile dimostrare questo effetto negli essere umani.

Su 24 meta analisi pubblicate negli ultimi anni 6 anni, nessuna è riuscita a dimostrare che il te verde possa avere sugli esseri umani una protezione anti cancro

Perfino il World Cancer Research Fund che valuta l'evidenza di fattori nutrizionali con il rischio cancro, nel caso del tè verde sostiene che tranne per il cancro alla vescica non sono emerse evidenze e nel caso del cancro alla vescica è talmente il risultato debole che non si è riusciti a formulare delle raccomandazioni.

Efsa (se conta qualcosa il loro parere scientifico) nei 5 pareri sul tè verde espressi negli ultimi otto anni non ha autorizzato alcuna indicazione sulla salute relativa al te verde ed agli estratti di catechine in rapporto con il cancro.

Vorrei però fare notare un altro punto di vista, in molti paesi il tè è un vero e proprio rito, un break un intervallo della giornata, un momento antistress di grande aiuto. Anche se non c'è una relazione tra lo sviluppo del cancro e lo stress i benefici di questa pausa possono avere dei riflessi benefici sulla salute in generale, per cui trovo che concedersi una pausa per  bere una tazza di tè o di tè verde se vi piace possa essere una buona idea.  

Alcuni studi hanno dimostrato che il livello di stress incide sull'impatto della prognosi e della terapia del malato di cancro, ritengo per tanto che bere una buona tazza di tè può essere una delle attività antistress che può migliorare la qualità della vita del malato. 

Personalmente sono contrario al Marketing degli alimenti anticancro, perché generano troppe illusioni. Ci sono oggi più di 150 tipi diversi di tumori e l'alimentazione non incide per tutti allo stesso modo.

Invece di parlare di smart food o superfood si potrebbe fare una migliore comunicazione alimentare per la prevenzione del cancro partendo da una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo, una dieta che predilige il consumo di cereali integrali, che privilegia come grassi l'olio d'oliva extra vergine, le 5 porzioni di frutta e verdura fresca giornaliera e la riduzione di tutti gli alimenti industriali trasformati ricchi di sale, grassi saturi, zucchero, additivi ed esaltatori di sapidità.



giovedì 30 maggio 2019

Le chips vegetali sono più sane?

Alessandra S., Cesano Maderno: Le patatine fritte vegetali sono più sane?

Quando si parla di snacks, di fuori pasto, alimenti più associati al piacere del gusto, è difficile parlare di cibo sano.

Sono alimenti nati e creati per piacere, sono ricchi di grassi e sale, per stimolare l'appetito e il consumo.

Certo oggi sembra che tutto quello che è vegetale è sano, non è proprio cosi, sono sempre chips, patatine fritte, magari anche piccole quantità di spinaci o piselli insieme con fecola di patate . Un po' di verdura magari la puoi anche trovare ma difficilmente può contribuire all'assunzione raccomandata di frutta e verdura.


Guardi le confezioni vedi le verdure in primo piano, le scritte senza conservati, senza aromi artificiali, senza glutine, senza coloranti e ti senti rassicurato che puoi mangiare uno snack sano  senza ingrassare e senza sensi di colpa!

E invece no, sono delle chips sono sempre un prodotto fritto, nella cottura si può sviluppare acrilammide un composto che si forma quando gli alimenti amidacei superano certe temperature, l'assunzione in eccesso d'alimenti con acrilammide è collegato allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Recentemente l'Unione Europea ha posto un limite di contenuto di acrilammide negli alimenti, il composto è stato classificato come potenzialmente cancerogeno e clastogene come un composto che può indurre un'alterazione della struttura del cromosoma.

L'assunzione di frutta e verdura deve essere nel modo più naturale possibile, cruda quando è possibile  oppure cotta a vapore o a bassa temperatura per conservare tutte le vitamine e i sali minerali che sono contenuti.


Facciamo qualche confronto.

Ingredienti patatine fritte ( chips) classiche

Pringless originali
Ingredienti: Patate disidratate, Oli vegetali (girasole, mais), Farina di riso, Amido di frumento, Farina di mais, Emulsionante (E471), Maltodestrina, Sale, Estratto di lievito, Lievito in polvere, Colorante (annatto)

San Carlo classica
Ingredienti: Patate, Olio vegetale (girasole), Sale marino, Può contenere tracce di latte, senape, soia e sedano

Amica Chips 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole (33%), Sale

Pata Lavorazione artigianale 
Ingredienti: Patate, Olio di semi di girasole alto oleico 23% , Sale iodato 1%, Senza glutine


Ingredienti di chips veggie o con le verdure:

Tyrrells Veg Crisps
Ingredienti: Ortaggi in proporzione variabile (barbabietola, pastinaca e patate) 68%, Olio di semi di girasole, Sale marino

Gilli Veggie-Chips
Ingredienti. Verdure in parti variabili 73,5% (carota, barbabietola, pastinaca, patata dolce), Olio di semi di girasole 25,5%, Sale marino 1%

Amica snack Veggie 
Ingredienti: Patata disidratata 38.6%, Fecola di patate, Olio di semi di girasole, Sale, Vegetali disidratati (aglio, pomodoro 0.6%, peperone verde, prezzemolo, spinacio 0.16%, origano), Estratti vegetali coloranti (paprika, ravanello, ribes, mela), Curcuma, Può contenere tracce di glutine, sedano e anidride solforosa

Pai veggie snack con pomodori e piselli
Ingredienti : Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata, Sale, Pomodoro in povere (1,8%), Farina di piselli (1,3%), Farina di spinaci, Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape, SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI

Pai veggie snack con spinaci e ceci
Ingredienti: Fecola di patate, Patate disidratate (28%), Olio vegetale (palma), Fecola modificata , Sale, Farina di spinaci (2,7%), Farina di ceci (1,3%), Curcuma, Antiossidante (estratti di rosmarino), Può contenere tracce di latte, sedano e senape , SENZA GLUTINE, SENZA COLORANTI


Qualche considerazione

A dire il vero ingredienti delle veggie chips fanno apparire sane quelle classiche . Cominciamo nel dire che chips nel senso di patatine fritte sono solo quelle fatte con le patate mentre per quanto riguarda quelle "vegetali" alcune possono chiamarsi snack perchè in alcuni casi sono delle soluzioni con fecola di patate e farine di vegetali solo i marchi Tyrrells e Gilli parlano di Crisps e di Chips in cui le verdure o gli ortaggi sono lavorati come le patate.

Una sola cosa il termine veggie mi è sembrato un po' furbetto, non comprendo nelle patatine classiche di patate cosa ci sia che non può essere consumato dai vegani?

In qualsiasi caso le differenze sono poche, è vero che qualche snack veggie ha qualche caloria in meno e qualche grammo di grassi meno ma siamo portati a pensare che questa differenza incide poco a livello di calorie introdotte quotidianamente.


Per quanto riguarda in particolare la quantità la raccomandazione di 30 g sono come quelli per i due cucchiaini di nutella non faccio in tempo a girarmi a casa mia che non sparisce solo la nutella ma anche il barattolino di vetro.

Sovente si consuma il pacchetto intero che in genere supera i 100 g. che in alcuni casi possono rappresentare il 30% del totale delle calorie giornaliere con un'apporto eccessivo in grassi.

Il prezzo è quello che invece stupisce di le patatine vegetali che possono arrivare anche a 30 euro al kg mentre quelli patate partono da 4 euro al kg, una forbice di prezzo molto alta. 30 euro al kg lo raggiungono alimenti come il ricercato filetto di tonno fresco.
Comprendo che barbabietola, zucca e patata americana costi più delle semplice patata ma non otto volte in più, un prezzo che fa venire molte perplessità.

Sintesi

Non possiamo definire le chips vegetali più sane di quelle classiche, sicuramente hanno più appeal, che in qualche modo sembrano attenuare più facilmente il nostro senso di colpa.


NB: i prezzi rilevati in Esselunga sulla piazza di Milano

martedì 9 aprile 2019

Grassi saturi nel cioccolato?

Maria Laura G, Genova:  Ho comprato una tavoletta di cioccolato con contenuto di 75% di cacao, leggendo l'etichetta ho visto che c'è una certa quantità di grassi saturi, ma non erano solo nella carne?

Comprendo che può stupire perchè in generale associamo i grassi saturi a prodotti carnei, in particolare alla carne rossa oppure ai derivati del latte come i formaggi, tuttavia gli acidi grassi saturi possono essere anche d'origine vegetale. Nel tuo caso sicuramente arrivano dal burro di cacao uno degli ingredienti del cioccolato fondente; si tratta ovviamente di una composizione diversa di acidi grassi saturi rispetto ai prodotti carnei.

Il burro di cacao è composto dagli acidi grassi: oleico ( che si trova anche nell'olio d'oliva) acido palmitico e acido stearico (è da questi ultimi due che arriva il contributo in acidi grassi saturi).

Gli alimenti vanno considerati nella loro interezza, non solo per una singola voce della tabella nutrizionale, è vero che il cioccolato fondente viene visto in modo favorevole dalla maggior parte dei professionisti della salute che si occupano d'alimentazione ma nella quantità di quadratino al giorno l'equivalente più o meno di 5g..


Comunemente gli acidi grassi saturi si associano alla carne in particolare alla carne di manzo, ma va detto a tutte le carni incluse quelle d'agnello e di maiale.

Nonostante più studi identificano nei prodotti industriali l'abuso di grassi saturi, alcuni ricercatori avevano individuato negli Usa tra le forse possibili cause dell'innalzamento di grassi saturi nella dieta, il consumo di carne (3 volte in più rispetto all'Italia) e l'eccessiva frequenza ai fast food ai cosiddetto panino con hamburger  dove oltre alla carne a incidere sono l'aggiunta di fette di formaggio e le fette di pancetta (per non tenere conto dell'aggiunta di salse e per completare il pasto patatine fritte e bevande zuccherate).


Ricordando che tutti i grassi nelle giuste proporzioni sono essenziali al corretto funzionamento dell'organismo inclusi i grassi saturi.

Quello che va limitato non è tanto la normale alimentazione o il consumo occasionale di qualche prodotto ma l'eccesso in generale nella dieta quotidiana di grassi saturi, è un problema di quantità e più in generale sarebbe meglio dire di qualità e varietà dell'alimentazione.

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lunedì 1 aprile 2019

Le promozioni al supermercato favoriscono l'obesità e il cancro ?

Uno studio in Regno Unito del Cancer Research ha individuato nelle promozioni al supermercato uno dei "fattori ambientali" che possono favorire l'Obesità e di conseguenza lo sviluppo del cancro.

Il collegamento a prima vista sembra azzardato, tuttavia senza andare in Regno Unito, è sufficiente entrare nel primo supermercato che trovate per notare che in offerta ci sono sempre le patatine fritte, i salumi, i formaggi, i gelati, i biscotti, le torte, tutti alimenti che si distinguono per il contenuto di grassi, sale e zuccheri (Hfss).

Lo studio ha portato a calcolare che coloro che tendono a favorire l'acquisto d’alimenti in promozione (dal 40 all'80% del totale della spesa) hanno la maggiore probabilità (del 30%) di divenire obesi rispetto a chi non fa acquisti in promozione o lo fa solo saltuariamente.

Non è solo un problema di scelta è un problema di reddito in particolare in Regno Unito, ci sono diverse aree che soffrono la mancata riconversione industriale, aree povere in cui il reddito della popolazione è basso, gli acquisti in promozione sono una necessità.


Le promozioni influenzano tutti i target, andando a fare la spesa ho acquistato una torta di ricotta in promozione con il 30% di sconto e un pacco di patatine fritte all'aceto balsamico perché aveva il 50% di sconto. Non ne avevo bisogno ma inevitabilmente la promozione stimola l’acquisto e di conseguenza il consumo.

L'obesità à una malattia multifattoriale dove sicuramente il reddito ha sua importanza, se si ha una capacità d'acquisto limitato è più facile preferire alimenti che sono in promozione.

In questa ricerca sono andati a verificare anche quali sono i gruppi più a rischio, la maggior parte sono le persone a rischio di precarietà come i giovani nuclei familiari con bambini, le famiglie parentali (un solo genitore con figlio o figli), le persone sole e le coppie ultra 65enni.

L'Università di Tor Vergata di Roma in uno studio pubblicato di recente ha individuato un gruppo di 4,5 milioni d'italiani (il 17,6%) che a causa dell'impoverimento non segue più le terapie mediche e l'introduzione dei ticket sulle prestazioni specialistiche ha allontanato più persone dalla prevenzione.


Quali strategie si possono prospettare per la prevenzione dell’obesità e del cancro?

Regolamentare o invitare la grande distribuzione ad avere per le promozioni una maggiore varietà di prodotti che contempli delle percentuali d'alimenti meno ricchi di sale, zucchero e grassi in modo che le famiglie possano fare scelte differenti.

Educare le famiglie a scelte in favore della salute a tavola con programmi ad hoc.

Educare e facilitare ai gruppi a rischio a programmi di movimento fisico. Questo perché l’educazione alimentare da sola può non essere sufficiente a favorire il cambiamento verso uno stile di vita attivo. Per esempio camminare un’ora il giorno non costa nulla ma farlo in buona compagnia con una guida  è più gradevole.

Dare la possibilità di ricercare piccoli piaceri quotidiani a questi gruppi di popolazione anche fuori dal cibo. Questo perché essere sulla soglia della povertà non è un condizione socialmente facile anche dal punto di vista psicologico, bisogna comprendere che più si è poveri ed è più facile cadere nella ricerca di piccoli piaceri alimentari apparentemente innocui  a costo basso ma che nel tempo possono rilevarsi meno innocui di quanto si possa immaginare.

Sintesi

Per cambiare bisogna avere la percezione e la consapevolezza  del rischio di queste patologie, solo cosi è possibile implementare con successo investimenti a lungo termine in programmi di prevenzione della salute pubblica.

Attualmente sarò anche pessimista ma non vedo questa sensibilità nelle istituzioni per cui un'invito personale a prendere per le mani la propria salute, cercando di fare scelte negli acquisti più ragionevoli e responsabili per il futuro.

Fonte della notizia : Cancer Research UK

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martedì 5 marzo 2019

Abuso d'alcol genera 43.500 decessi all'anno

Valeria S, Padova: Come mai si parla poco dell'abuso d'alcol e dei suoi effetti sulla salute e sulla società?

In una recente ricerca Eurispes Enpam (ottobre 2018) in Italia è stato calcolato che l'abuso d'alcool ha provocato 435.000 decessi in dieci anni, circa 43.500 all' anno (il 7,25% dei decessi), la terza causa di mortalità dopo ipertensione e fumo.

Il problema dell'alcol è spesso sottovalutato poiché il consumo procapite negli ultimi anni è precipitato, si beve sempre meno a livello generale questo però non si traduce ancora in un beneficio statisticamente rilevante per la salute.

In parte dovuto alla carenza di statistiche negli anni passati e in parte generate dal fatto che solo adesso le nuove conoscenze scientifiche hanno messo in relazione l'abuso di alcool con alcune patologie, di conseguenza i dati non sono confrontabili.

Non si tratta di solo un problema di salute legato all'abuso di alcol per delle patologie, seconde il sito alcol.info , l'abuso di alcol in Italia è responsabile del 47% degli incidenti stradali e del 41% degli omicidi.


Possiamo affermare con certezza che se dal punto di vista statistico si beve meno, quelli che bevono però abusano più facilmente.

In particolare i giovani per i quali l'alcol rappresenta una sorta di rito d'iniziazione dal passaggio dell'età adolescenziale all'età adulta, il gioco preferito la gara tra amici a chi beve di più in quel target giovane  dagli undici ai diciannove anni.

C'è nella società la volontà di normalizzare l'ubriachezza, di coniugarla con il mito del buon vivere e di giustificarla semplicemente come ricerca d'evasione e divertimento.

Abuso d'alcol riguarda soprattutto gli uomini piuttosto che le donne  in rapporto di 3:1, anche per le conseguenze legate alle patologie per l'abuso d'alcol, tranne  per le malattie cardiovascolari dove a rischiare sono più le donne degli uomini nonostante queste rappresentino un numero molto inferiore. 

Le principali patologie legate all'abuso di alcol sono la cirrosi epatica, il cancro, le malattie cardiovascolari secondo alcuni ricercatori l'abuso di alcol può essere collegato anche ad altre patologie che possono riguardare l'apparato digerente, il rene, diabete, le malattie neuropsichiatriche e tutte quelle patologie che l'abuso di alcol porta a modificare la percezione della realtà e dei comportamenti ( per esempio le malattie sessualmente trasmissibili e i comportamenti violenti).

Chi abusa d'alcol spesso non si accorge o per lo meno è bravissimo a mascherarlo, sull'alcol c'è mancanza di controllo sociale, l'ubriaco è simpatico, chi non ha preso una sbronza una volta nella vita, si tende troppo a giustificare l'abuso.

Invece va fermato, la sera quando vado in giro e vedo persone che abusano d'alcol al bar, intervengo non riesco ad essere indifferente, la vita sicuramente non è piacevole sempre per tutti, porta anche dispiaceri, momenti tristi e poco felici ma l'abuso d'alcol non è un modo per renderla speciale.



Sintesi

Si parla poco dell'abuso d'alcol perché  c'è nel comportamento dell'ubriaco una sorta d'accettazione sociale, di giustificazione e di simpatia, bisogna invece rimarcare che si tratta di un comportamento non sano e non corretto nei suoi confronti e nel confronti del prossimo.

Purtroppo la mia deformazione professionale mi ha portato a conoscere che dietro un uomo che abusa d'alcol c'è una storia familiare di violenza, una donna, un figlio o una figlia che subiscono in silenzio.

Fonti: 
The Lancet, August 2018, Eurispes Enpam Ottobre 2018, Oms, alcol.info, Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS).

martedì 26 febbraio 2019

Mangiare bio riduce il rischio di cancro?

Annamaria D., Campobasso : Ho letto in più riviste che mangiare bio riduce il rischio di cancro, è vero?

Una ricerca su questo argomento è stata pubblicata su Jama a Ottobre 2018, in anni precedenti esattamente nel 2014 uno studio inglese pubblicato su Nature, ripreso dal British Journal on Cancer,  sosteneva che gli alimenti bio potevano ridurre le diagnosi di cancro al seno.

L'ultima ricerca pubblicata su Jama è in realtà uno studio epidemiologico statistico che si basa su questionari alimentari tra il 2009 e il 2016 condotti dalla Sorbona di Parigi in collaborazione con Inserm e il Cnam, su 68.946 adulti.

Si parla della riduzione del 25% del rischio di cancro, un numero rilevante.  La ricerca mette solo in relazione la frequenza e le abitudini d'acquisto con la possibilità di sviluppare il cancro. In sintesi il gruppo di coloro che avevano l'abitudine di consumare prodotti provenienti da agricoltura biologica avevano meno la possibilità di una diagnosi di cancro.


Il cancro è una malattia multifattoriale, pertanto se si voleva fare un indagine completa bisognava tenere conto anche degli altri fattori, questo è il forte limite di questa ricerca.

Gli altri fattori che incidono sullo sviluppo del cancro sono la genetica, fumo, inquinamento, obesità, le infezioni, la mancanza d'attività fisica, lo stress, le radiazioni ionizzanti.

Andava tenuto conto delle caratteristiche del target di coloro che scelgono un alimentazione con alimenti che arrivano da agricoltura biologica, che in genere sono molto attenti alla salute, non fumano, sono frequentemente normopeso, hanno uno stile di vita attivo pertanto possiamo dire che il risultato seppure interessante può essere stato influenzato anche da altri fattori.


Come spiegano i ricercatori il risultato?

Sono due le ragioni principali la prima è il minore dei residui di pesticidi di sintesi nei prodotti biologici, la seconda è che il profilo nutrizionale dei prodotti biologici sia più elevato in micronutrienti come antiossidanti, carotenoidi, polifenoli e vitamina C.

Diminuzione del rischio in quale tipi di cancro?

La diminuzione significativa riguarda soprattutto il cancro al seno delle donne in menopausa e il linfoma non Hodgkin, .

Cosa dice il World Cancer Research?

Si cita una ricerca dell' American Institute for Cancer Research che ha concluso che una dieta ricca di fibre alimentari "in modo convincente" riduce il rischio di cancro del colon-retto; che le diete ricche di frutta e verdure  "probabilmente" riducono il rischio di cancro della bocca, della gola e che una dieta ricca di cibi contenenti carotenoidi "probabilmente" riduce il rischio di cancro ai polmoni.

Non distingue alcun differenza tra agricoltura convenzionale ed agricoltura biologica.


Ma dobbiamo mangiare o non mangiare bio?

Dobbiamo imparare da questi studi a fare scelte migliori e coerenti in merito alla prevenzione dei tumori e del cancro. In un ottica di riduzione del rischio si invita a un maggiore consumo di frutta e verdura, se possibile preferire prodotti bio per quelle varietà più ricche di residui di pesticidi come fragole, arance, pesche,  nell'acquisto di legumi secchi preferibilmente scegliere quelli bio cosi come i cereali completi, il tè e gli infusi di cui si parla poco ma sono importanti come per l'alimentazione.

Limitare il consumo di prodotti alimentari ultra trasformati, prodotti ricchi di sale, grassi e zuccheri, alcool, visite ai fast food, carni troppo grasse, bevande zuccherate.

Se si riesce a prediligere il bio è meglio se locale o italiano o per lo meno prodotto e certificato da un paese dell'Unione Europea purtroppo le frodi sono all'ordine del giorno.

Ricordate che l'alimentazione però è solo uno dei fattori di rischio del cancro invito  a concentrarvi anche sugli altri fattori sopra citati come lo stile di vita, il fumo e la mancanza d'attività fisica.

Riferimenti:
Julia Baudry, Karen E. Assmann, Mathilde Touvier, et al "Association of Frequency of Organic Food Consumption With Cancer Risk Findings From the NutriNet-Santé Prospective Cohort Study "  JAMA Intern Med. 2018;178(12):1597-1606. doi:10.1001/jamainternmed.2018.4357

K E Bradbury, A Balkwill, E A Spencer, A W Roddam, G K Reeves, J Green, T J Key, V Beral, K Pirie & The Million Women Study Collaborators " Organic food consumption and the incidence of cancer in a large prospective study of women in the United Kingdom " British Journal of Cancer volume 110, pages  2321–2326 (29 April 2014)

mercoledì 16 gennaio 2019

Un'adeguato intake di fibre previene malattie cardiache, ictus, diabete e tumore al colon?

Un'analisi approfondita di 243 studi pubblicata su Lancet rilancia l'importanza del ruolo delle fibre nell'alimentazione.

Sembrerebbe che la quantità di fibra ingerita possa incidere sulla diminuzione del rischio di 4 patologie che sono tra le più diffuse nel mondo occidentale.

Coloro che hanno un' alimentazione ricca di fibre hanno un ridotto il rischio di malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e tumore del colon, questo dato inciderebbe anche sull'aspettativa di vita, diminuendo il rischio di morte prematura dal 15 al 30%.

Le persone assistite che hanno l'abitudine di mangiare 25-29 grammi di fibra da alimenti come frutta e verdura ogni giorno (non da integratori ) hanno mostrato una maggiore riduzione del rischio di sviluppare queste patologie.



I benefici del consumo di fibre non sono una novità diversi studi pubblicati precedentemente hanno messo in rilievo che gli alimenti ricchi di fibre tendono ad essere più consistenti e richiedono più tempo per la masticazione, maggiore tempo per mandare al cervello i segnali di sazietà, velocizzare il transito intestinale e di conseguenza essere utili per avere un maggiore controllo sul peso e di conseguenza sull'Obesità, uno dei maggiori fattori rischio per le malattie cardiache e cancro.

Alimenti ricchi di fibra inoltre possono stimolare i batteri benefici nell'intestino riducendo cosi il possibile il rischio di cancro al colon.

La riduzione del contenuto di fibra nell'alimentazione segue di pari passo l'evoluzione dell'industria alimentare, gli alimenti ultra elaborati tendono a ridurre il contenuto di fibre nell'alimentazione, questo spiega in parte il fatto che nonostante il numero di vegani e vegetariani sia in aumento non è lo stesso per il consumo di fibra.


Lo studio per quanto vasto e documentato non tiene conto dell'ambiente e dello stile di vita delle persone, per esempio uno stile di vita attivo ha già dei benefici della salute per quanto riguarda queste patologie.

Lo studio tiene conto esclusivamente dell'alimentazione ma le patologie prese in esame hanno cause spesso multifattoriali e qualche volta genetiche, puntare e dare solo una spiegazione sulla dieta mettendo in rilievo solo l'obesità e l'intake di fibra è corretto ma forse un po' riduttivo.


Per raggiungere i livelli adeguati di fibre per quanto riguarda noi consumatori, dobbiamo prestare attenzione ai nostri acquisti, non  ci siamo accorti con il tempo che più un ingrediente è elaborato e trasformato più è povero di fibre e vitamine, per esempio la polpa di mela che acquistiamo già pronta è molto comoda e pratica ma non è come mangiare una mela fresca. 

Pertanto per raggiungere i livelli d'intake di fibra è utile oltre che prediligere prodotti meno elaborati, alimenti a base di carboidrati non raffinati come cereali integrali e consumare legumi, ortaggi, frutta e verdura fresca (inclusi piccoli quantitativi di frutta secca contribuiscono a raggiungere il livello adeguato di fibre).

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martedì 25 settembre 2018

Perché è utile inserire indice glicemico nelle etichette alimentari?

Giada M, Cesena: Si è sempre detto favorevole all'inserimento dell'indice glicemico degli alimenti, come mai?

Ad essere del tutto sincero non mi ricordo, d'averlo scritto o detto, ma è possibile. Sono stato uno dei primi a sottolineare l'importanza dell'indice glicemico nell'alimentazione nei primi anni del 2000, perché c'era nei confronti delle diete a basso indice glicemico poca considerazione in Italia.

Negli ultimi anni il tema dell'indice glicemico è tornato d'attualità con la pubblicazione di ricerche che collegavano l'incremento delle patologie come l'Obesità, Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori ad uno stile di vita sedentario e un''alimentazione poco corretta.


Alimenti ad alto indice glicemico stimolano la sensazione di fame

Ricordo che la glicemia è la misura dello zucchero nel sangue. L'indice glicemico classifica gli alimenti in base all'elevazione del glucosio nel sangue.

Più alto è l'indice glicemico più alto sarà l'innalzamento del glucosio nel sangue, questo provoca una forte secrezione dell'insulina per abbassare il livello di zucchero nel sangue.

La diminuzione dei zuccheri nel sangue a seguito dell'azione dell'insulina stimola la sensazione di fame.

Gli alimenti ad alto indice glicemico sono più propensi a fare aumentare di peso, perché aprono l'appetito.

Stimolano quel comportamento spesso citato dalle persone obese che non riescono a controllare la loro alimentazione, d'avere appetito anche a stomaco pieno.


Informazione utile ma non sufficiente

Cosi secondo alcuni ricercatori fare conoscere l'indice glicemico di un alimento o di un prodotto potrebbe aiutare tutte quelle persone che sono a rischio di queste patologie.

Difficile dire quanto questo può essere utile, ci troviamo di fronte al consumo di prodotti alimentari elaborati e ultra trasformati, per anni si è ridotto il contenuto dei grassi nei prodotti alimentari in favore di un' aumento dei sia di zuccheri semplici che di zuccheri complessi.

Sappiamo che consumare alimenti a indice glicemico basso come prodotti da cereali integrali, frutta, verdura e legumi, contribuisce al nostro buono stato di salute e sono alimenti meno associati allo sviluppo di quelle patologie come l'Obesità , Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori.

Per quanto ragione può tornare utile la proposta d'inserire l'indice glicemico nei prodotti alimentari.

Anche se non è sufficiente, forse sarebbe più corretto parlare di carico glicemico, non vorrei che si facesse confusione, bisogna anche preparare le persone a questo tipo d'informazioni sulle etichette.

Inoltre occorre la consapevolezza e la volontà da parte dei soggetti a rischio di conoscere e riconoscere d'avere un problema di salute, di saperlo gestire o ancora meglio prevenire.

Può essere solo parte di un'informazione che ha come obiettivo un alimentazione più adatta alla propria salute e uno stile di vita sano.



Indicazione volontaria crea un'opportunità

Obesità, Diabete e Malattie Cardiovascolari sono viste come delle emergenze sanitarie in alcuni paesi pertanto educare al gusto e un stile di vita sano (che prevede l'attività fisica, camminare, ballare, nuotare, andare in bicicletta) è divenuta una priorità.

Tutta l'industria però non ha dimostrato di gradire molto questa proposta dell'indicazione dell'indice glicemico sulle confezioni dei prodotti alimentari. In realtà per le aziende del settore alimentare questo può essere un'opportunità, perché rispetto ad alcuni anni sono aumentate l'offerte di prodotti per vegetariani, per vegani, alimenti con cereali integrali, alimenti con proteine vegetali, si potrebbe iniziare con un indicazione volontaria.

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mercoledì 28 febbraio 2018

Gli alimenti ultra trasformati favoriscono il cancro?

Il rapporto tra alimentazione e cancro è un argomento molto discusso, alcuni su questo ci hanno creato un vero e proprio business tra ricette di cucina e alimenti miracolosi, dove tutti hanno hanno un libro e una ricetta anticancro da vendere.

Questa generale disinformazione o cacofonia alimentare è stata favorita dalla mancanza di una corretta comunicazione da parte degli Istituti di Ricerca e di una mancanza di un’eziologia condivisa tra i ricercatori, che ha dato luogo a più interpretazioni "originali". 

In questo momento tutti i membri della comunità scientifica più autorevoli sono d'accordo nel ritenere che nella formazione del cancro i fattori ambientali possano incidere in misura del 90% e il fattore genetico del 10%.

Tra i fattori ambientali ci sono: l'inquinamento, il fumo, l'alimentazione (20-22%), le infezioni, lo stress, le radiazioni ionizzanti, uno stile di vita sedentario.

Bisognerebbe inoltre precisare che tutti questi fattori di rischio non hanno tutti lo stesso peso per tutti i tipi di tumore, un solo fattore a rischio non è sufficiente per lo sviluppo del cancro, ma una combinazione di questi. 


Recentemente è stato pubblicato uno studio sul British Medical Journal il quale rileva che il consumo d'alimenti ultra trasformati possa essere un maggiore fattore di rischio per il cancro.

Il problema è che gli alimenti ultra trasformati sono tra il 25 e il 50% della nostra normale alimentazione, se si osservano i trend del settore alimentare, vediamo che proprio gli alimenti ultra trasformati sono quelli più richiesti dal mercato, perché comodi e già pronti.

È sufficiente guardare al supermercato i carrelli della spesa, sempre meno chi acquista la materia prima e sempre di più chi acquista alimenti trasformati, perfino le preparazioni di base come il purè si vende surgelato e già pronto, i mix per preparare le torte, le polpette o hamburger vegani e non, questo per indicare solo che il consumatore è abituato all'acquisto d'alimenti ultra trasformati senza nemmeno pensarci più di tanto.

Nella catena professionale anche della ristorazione si acquistano prodotti già pronti sia surgelati, che freschi che sottovuoto da offrire ai clienti.


Cosa sono gli alimenti ultra trasformati?

Precisiamo che cosa s’intende per alimento ultra trasformato, secondo la classificazione internazionale Nova creata da un gruppo di studiosi e ricercatori della nutrizione, s’intende per alimenti ultra trasformati per fare qualche esempio: le barrette al cioccolato, alternative al pane confezionato, le bevande zuccherate, le carni trasformate o ricostituite, le preparazioni disidratate come le zuppe, piatti surgelati e piatti già pronti. 
In sintesi tutte quei prodotti che richiedono procedimenti industriali elaborati che necessitano d'emulsionanti e additivi per offrire il prodotto che si conservi a lungo, che abbia un buon aspetto e un gusto accattivante.

Bisogna ricordare che le autorità europee hanno autorizzato 400 additivi differenti, su alcuni di questi esistono delle quantità giornaliere raccomandate perché sono classificati potenzialmente cancerogeni ma che nel complesso degli alimenti giornalieri nessuno tiene considerazione.

Alcuni ricercatori si sono soffermati sul potenziale pericolo per la salute di tutte quelle sostanze per l' imballaggio che sono in contatto con gli alimenti durante la produzione, la lavorazione e lo stoccaggio


I prodotti ultra trasformati sono più ricchi di sale, zucchero e grassi e poveri di fibre e micronutrienti e hanno generalmente una bassa qualità nutrizionale, sono preparazioni che per le loro caratteristiche e frequenza d'acquisto possono facilmente favorire, secondo più ricerche medico scientifiche, l'aumento del peso, l'obesità, l'ipertensione, le dislipidemie.

Ritengo che non sia casuale il fatto che dagli anni '80 alcune patologie incluse il cancro ha avuto un incremento in concomitanza con la presenza e l'aumento nella distribuzione moderna degli alimenti ultra trasformati.
La ricerca pubblicata su BMJ suggerisce che per il futuro le patologie tra cui il cancro legate al consumo degli alimenti ultra trasformati potrebbero aumentare visto anche l'aumento sia dell'offerta che della domanda da parte dei consumatori verso questo tipo d'alimenti .


Sintesi

Sicuramente gli alimenti ultra trasformati sono comodi e pratici, sono pronti in due minuti, quando si ha fame e si ha poco tempo possono essere una soluzione più che accettabile, possono avere un gusto accattivante.

Tuttavia, anche se le cause del cancro sono multifattoriali invito a diminuire la frequenza d'acquisto, perché una volta che si consolida un'abitudine, è più difficile modificarla.

Imparate a preparare a casa gli alimenti partendo dalla materia prima come fanno la maggior parte dei blogger che io conosco, non solo per la salute ma anche per il gusto e il piacere della buona tavola da condividere con tutta la famiglia.

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Riferimenti:
AAVV "Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort" BMJ 2018; 360 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k322 (Published 14 February 2018)

martedì 16 gennaio 2018

Acrilammide dalle patatine fritte al cancro ?

Antonia G., Napoli: Ho letto che le patatine chips in vendita contengono alte percentuali di Acrilamide, è pericoloso?

In questi giorni è balzato alla cronaca internazionale l'indagine svolta dalla rivista "Il Salvagente" sui livelli di Acrilammide nelle Chips nelle patatine fritte in vendita in Italia.

L’acrilammide è una sostanza ritenuta “probabilmente cancerogena” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS, molecola che si sviluppa quando cibi molto ricchi di amido vengono cotti a temperature superiori a 120 gradi.

La più alta concentrazione di Acrilammide nelle patatine

Auchan di 1600 mcg/kg, s
Lidl 1300 mcg/kg,
Amica Chips 1200 mcg/kg,
Coop 990 mcg/kg,
San Carlo Classica 950 mcg/kg.
superando i livelli di riferimento europeo di 750 mcg/kg.

Nella tabella non si fa riferimento al prezzo anche se nei primi cinque abbiamo almeno tre prodotti Private Label cioè a marchio di supermercato, presumibilmente prodotti che coprono una fascia di prezzo più basso.

Mi chiedo, c'è una relazione tra prezzo basso e livello alto di Acrilammide?

In teoria no però il fatto che tre su cinque prodotti facciano parte della fascia di prezzo più basso mi fa venire qualche perplessità.

Bisogna evidenziare che in uno studio pubblicato lo scorso anno dal 2002 al 2016 i livelli di acrilammide nei prodotti alimentari sono scesi in media del 50% in particolare nelle chips.
Da aprile 2018 una nuova norma europea obbligherà RE 2158/2017 le aziende a controllare i processi di trasformazione al fine di rimanere la produzione di acrilammide entro un certo limite.

Le chips sono chiaramente un prodotto da consumare occasionalmente anche se si tratta di un fenomeno naturale la formazione di Acrilammide che può capitare anche con una cottura a casa, un suo controllo e gestione alla luce dei nuovi allarmi dell'Oms si impone.


Acrilammide da limitare

Non è la prima volta che su questo blog parliamo di Acrilammide, ne abbiamo parlato quando ci siamo riferirti alle nuove Chips e a quando nel 2012 quando invitavo per rimanere in buona salute di limitare l'acquisto e di conseguenza il consumo di prodotti troppo elaborati che potevano contenere acrilammide.

Nel giro di pochi anni l'acrimillaide è passato da essere classificato come 2B dall'Agenzia Internazionale della Ricerca sul Cancro, come potenzialmente cancerogeno a 2A come probabilmente cancerogeno, tanto da farlo diventare in alcuni paesi europei un problema di salute pubblica per la quantità e frequenza di chips consumate.

Acrilammide è anche definito come clastogene, cioè un agente chimico o fisico in grado di indurre un'anomalia o un'alterazione nella struttura di un cromosoma, mediante cancellazione, aggiunta o traslocazione di sue sezioni. Si tratta di una forma di mutagenesi, che può essere all'origine di una carcinogenesi, dal momento che le cellule che non muoiono per effetto clastogenico possono diventare cancerose.

Gli studi su animali suggeriscono ci riferiscono di azioni negative sull'equilibrio ormonale e sul cervello.

In particolare nelle donne sembra incidere su tumore alla mammella, tiroide, utero,  mentre negli uomini sul tumore allo scroto, tiroide e ghiandole surrenali.

Acrilammide non si trova solo nell'alimentazione ma anche  in diversi prodotti industriali come le pitture, vernici, adesivi, impermeabilizzazione di tessuti.


Rischi Acrilammide (Acrilamide)

Può causare il cancro

Può provocare delle alterazioni genetiche ereditarie

Principali fonti: come fonte alimentare  riguarda le chips, le frites le patatine fritte per intendersi e  i cereali trasformati. Attenzione alle esposizioni prolungate involontarie come in vernici o tessuti che possono incidere nel lungo periodo.

Consiglio 1

Eliminare dalla vostra alimentazione chips, patatine fritte e petali di cereali da prima colazione, le patatine fritte rappresentano dal 16 al 30% dell'apporto alimentare d'Acrilammide.

Ci sono anche altri prodotti meno noti come i prodotti ai cereali croccanti che possono contenere percentuali non proprio insignificanti cosi come caffè (dipende dalla torrefazione), prodotti di pasticcerie, biscotti dolci, alcuni tipi di pane e birra a base d'orzo.

Comprendo che alcune abitudini sono difficili da cambiare e modificare ma possiamo con della buona volontà ridurre il consumo.

Consiglio 2

Certe norme come la limitazione dei prodotti con acrilammide in vendita dipendono dal potete pubblico e parliamoci chiaro non vedo nel Ministro della Salute (Lorenzin) alcuna intenzione di favorire questo tipo di norme, la politica in questo senso intende favorire le aziende rispetto alla salute dei cittadini.

Basterebbe obbligare le aziende indicare il contenuti di acrilammide sulle confezioni, un costo che si possono permettere visto anche i finanziamenti che a vario titolo prendono dallo stato.


Sintesi:

Non voglio creare allarmismi ma si tratta di uno dei snack più diffusi, l'Italia non è tra i paesi maggiori consumatori di frites o chips come lo sono invece Francia, Belgio, Germania e Regno Unito.

Tuttavia per la salute di ogni persona invito a non aspettare che la politica prenda una decisione ma agire di conseguenza e limitare il consumo di tutti quelli alimenti che potenzialmente contengono Acrilammide, come già lo avevo detto nel 2012 lo ripeto anche oggi nel 2018.

Ricordando che l'origine del cancro è causa multifattoriale e può dipendere da fattori genetici ma anche da fattori di livello e grado d'esposizione a una o più sostanze.

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mercoledì 25 ottobre 2017

Un frutto dall'Australia per eliminare il cancro?

Gilda G., Roma, Ho letto su internet una pubblicità che asserisce che un frutto australiano può eliminare il cancro, vorrei sapere qual'è e se è vero?

Ovviamente no, sono io stesso oggetto di comunicazioni non so come chiamarle, inopportune? Devianti? False? Superficiali? Mi piace chiamarle suonate, perchè anche il termine fake news non è chiaro, mentre navighi t'arrivano queste comunicazioni non richieste oppure mentre sei sui social media tra un post e l'altro dei tuoi amici.

Il termine suonate news secondo la mia modesta opinione rende meglio l'idea, mi farò qualche nemico in più.


Però è interessante l'evoluzione dell'informazione su cui personalmente invito a riflettere.

Nel 2014 viene pubblicato uno studio di due ricercatori australiani, che erano riusciti a ricavare da una pianta chiamata comunemente blushwood tree (Fontainea picrosperma) una molecola chiamata EBC-46 (Tigilanol tiglateda) che potrebbe trattare alcuni tipi di cancro.

Nel 2017 che c'è un frutto australiano che distrugge il cancro in poco tempo.

Che evoluzione in tre anni! Possiamo dire che si è caricato questo progetto di molte aspettative. Possiamo affermare che questo frutto non è adatto all'alimentazione umana, è del tutto inutile oltre che tossico consumarlo, tuttavia dalla molecola estratta dal frutto è stato ricavato un farmaco che viene sperimentato su cavie animali ed entro la fine dell'anno dovrebbero essere pubblicati i primi studi. 

Precisiamo che non riguarda tutti i tipi di cancro, ma solo alcuni, che si tratta di una molecola trattata in laboratorio.

Ho visto on line già la vendita di polvere ricavate da questo frutto per cui ancora non sono stati pubblicati studi in merito all'efficacia del trattamento dei tumori e del cancro, il mio invito è alla cautela.


Comunicazione cacofonica?

Il problema riguarda la degenerazione della comunicazione, quando in televisione sento parlare di smart food anticancro, di cipolle anticancro, di melograno anticancro, di broccolo anticancro mi vengono i capelli dritti, è vero che ci sono alcune sostanze in frutta e verdure che hanno dimostrato in laboratorio che possono avere una qualche attività che limita la formazione dei tumori e la moltiplicazione delle cellule, ma dipende dalla quantità, qualità e frequenza di consumo.

Se io sento tutti in giorni in tv che il peperone è anticancro per associazione d'idea posso pensare che ci sia un frutto che elimina il cancro, è troppo semplicistico pensarlo ma può capitare se in particolare modo si vive un momento di debolezza e di smarrimento in seguito a una diagnosi poco felice.

Credo che oggi si dovrebbe di più parlare d'alimentazione in termini di qualità, mi piacerebbe che si parlasse d'agricoltura sana e pulita, di pochi giorni fa la notizia delle quantità alta di residui di glifosato, un erbicida utilizzato in agricoltura, nei cereali per la prima colazione.


Sintesi

L'alimentazione anticancro è divenuta un business, un ottimo argomento di marketing alimentare, fa vendere libri, fa vendere prodotti e raccoglie pubblicità.

Quando guardo la Tv o leggo qualche quotidiano mi rendo conto di trovarmi di fronte più che all'informazione medico scientifica a un minestrone di copia e incolla.

Ritengo che i media dovrebbero argomentare meglio, chi fa divulgazione deve essere più responsabile e prestare attenzione nel non generare malintesi e false speranze.