mercoledì 8 luglio 2020

Covid 19, possiamo dire che è finita?

Laura G, Roma : desideravo avere un suo parere personale sul Covid 19, si è sempre espresso in maniera molto corretta, possiamo voltare pagina, possiamo dire sia finita ?

La ringrazio posso però solo dire che per quanto mi riguarda c'è nell'aria molto ottimismo, un po' troppo per me che ho potuto osservare, toccare e vedere da vicino il virus Covid 19. 

In qualsiasi caso l'atteggiamento d'ottimismo non lo interpreto come superficialità ma più che altro come la voglia di serenità grazie all'arrivo della bella stagione, un sentimento umano più che comprensibile.

Vorrei sottolineare che dall'inizio della pandemia gli scienziati hanno lavorato con una velocità incredibile per cercare di battere Covid 19, tanto che abbiamo già 200 candidati vaccino e qualcuno già in sperimentazione.

Sono stati individuati alcuni farmaci che possono essere utili nel gestire la terapia.

Nel giro di pochi mesi abbiamo avuto risposte dalla classe medico scientifica che in genere ci vogliono anni.

Se vogliamo fare un esempio improprio, nel caso dell Aids non abbiamo un vaccino ancora dopo 40 anni, ma terapie che di fatto permettono alle persone di convivere con il virus.

Il lockdown ha salvato molte vite, può essere stato antipatico, faticoso, coercitivo, anti democratico ma di fatto ha permesso al virus di circolare in misura minore e di salvare gli individui più fragili e non mi riferisco solo agli anziani ma a tutte quelle persone immunodepresse.

Ci sono ancora molte incognite che pesano per superare Covid-19, non conosciamo molte cose, non abbiamo ancora idea di come si evolverà il virus, come si genera l'immunità e per quanto tempo dura.

Non abbiamo un vaccino per impedire che le persone si ammalino, non abbiamo terapie che possono  evitare la necessità d'ospedalizzazione.

Se da noi siamo ad una curva di casi discendente, non c'è più l'emergenza di Marzo 2020 ma non è cosi nel resto del mondo, dove la pandemia sta accelerando e diffondendosi come per esempio negli Usa, Russia, Brasile, India, Perù.

In paesi che sono riusciti a ridurre il numero dei contagiati dopo il lockdown ci sono nuovi casi, c'è il pericolo di nuovi focolai che potrebbero generare una seconda ondata di contagi (Iran, Cina e Israele).

Strategie a breve termine

Prevenzione. muoversi per necessità. con mascherine e gel, un solido sistema di test, tracciamento e isolamento rapido per impedire la trasmissione progressiva del virus, tutto questo richiede un'organizzazione e anche una responsabilità individuale che non tutti hanno.

Strategia a lungo termine

Garantire vaccini e trattamenti efficaci per Covid-19.

Dobbiamo inoltre tenere presente che non abbiamo la potenzialità tecniche nel mondo di produrre miliardi di dosi di vaccini e trattamenti nello stesso tempo per tutti.

A dare il buon esempio è stato Donad Trump che si è garantito l'esclusiva di uno dei farmaci Remdesivir per il trattamento per tre mesi.

Quello che la politica e OMS devono comprendere è che bisogna lavorare tutti insieme per garantire un accesso equo a vaccini, trattamenti e test, non è solidarietà, ma è nell'interesse di ogni paese collaborare per prevenire le seconde ondate di contagio ed evitare più morti

Lasciare qualcuno indietro metterebbe a repentaglio l'intero sforzo di tutti. Fin a che ci sarà anche solo un contagiato in circolazione potenzialmente siamo tutti a rischio, al di là dei confini,  dell'appartenenza politica e del colore della pelle.

L'atteggiamento che mi sembra più corretto è che dobbiamo fare tesoro di tutto quello che abbiamo imparato nei primi sette mesi della pandemia, raddoppiare gli sforzi proprio adesso e continuare ad agire insieme agli altri per cercare d'arginare il virus per darci un futuro.



mercoledì 1 luglio 2020

Pizza over lockdown

In questi giorni guardavo i dati degli acquisti fatti durante il lockdown al supermercato nei maggiori mercati, tra i prodotti che ci sono in positivo più acquistati c'è la pizza ovunque.

Incredibile ma vero partendo da Napoli è riuscita ad affascinare i palati di tutto il mondo.

Non c'è nessun altro prodotto che è sinonimo d'Italia nel mondo, purtroppo come per lo yogurt greco in Grecia e la pizza per l'Italia, questo non contribuisce ad aumentare il PIL.

Diciamo che si è badato di più ad aprire pizzerie piuttosto che a cercare di creare un marchio di tutela e affrontare la sfida della lavorazione industriale. Nel tempo è molto cambiato il modo di consumare la pizza da cibo di strada pronto subito per essere consumato a un prodotto surgelato da mangiare in modo programmato.


Si può passare una serata in uno delle tanti locali pizzeria da quelli semplici e adatti per tutte le tasche di pizza al trancio a quelli più raffinati (anche Cracco propone la pizza nel suo menù).

Si può ordinarla e farla portare direttamente a casa quando si vuole con le diverse applicazioni oppure la si prende comoda da scaldare solo in forno dopo l'acquisto al supermercato.

Si può farla per proprio conto partendo da lievito madre o lievito di birra e preparando la pasta oppure adoperare le basi già pronte.

Dal successo di vendita durante il lockdown è sull'innovazione dei prodotti pizza  che si stanno concentrando le grandi multinazionali del settore alimentare, cosa vedremo nel futuro dei consumi di pizza?


La pizza congelata e/o in atmosfera protettiva

Oggi la maggior parte delle pizze al supermercato in Italia sono pizze surgelate, la surgelazione è noto per essere il migliore sistema di conservazione grazie alla catena del freddo (-18°).

In America invece va molto la pizza congelata (tra -7° e -12°) e la pizza conservata in atmosfera protettiva con scadenza a breve, già pronta de mettere in forno.

Su queste ultime si prevede una maggiore crescita con la nascita di nuovi marchi che offriranno delle scelte di pizze gourmand.

Basti pensare che  nel mondo la crescita di pizza surgelata è stata del 5,7 % tra il tra il 2015 e il 2019, quello delle pizze congelata del e/o in atmosfera protettiva del 15,0% si tratta quindi di un settore in crescita e più innovativo,.

Ci sono già pronte diverse compagna di comunicazione che daranno spazio all'artigianalità di queste ultime proposte, all'utilizzo delle farine e degli ingredienti di qualità.

Le pizze in atmosfera protettiva sono quelle che potrete trovare al banco freschi dove c'è yogurt e pasta fresca.

In questo segmento di mercato avranno spazio oltre che alle pizze classiche le specialità tipiche locali come la Focaccia romana, la focaccia di Recco, la focaccia barese.


Pizza nel microonde

La maggior parte delle pizze si rivolgono ai forni statici o ventilati o quelli più fortunati che possiedono un forno a legna, nuove aziende hanno studiato formati e pizze adatte esclusivamente ai forni a microonde (la principale domanda arriva dai mercato orientali).

Pizza vegetale

La tendenze di ridurre i prodotti d'origine animale influenza anche la pizza,, cosi si potrà trovare la pizza vegana in cui prodotti d'origine animale come la mozzarella viene sostituita da proposte alternative vegetali e arricchita di soli prodotti vegetali (zucchine, melanzane, peperoni).


Pizza senza glutine

Nel mondo nel 2019 l' 8% delle pizze lanciate sul mercato erano senza glutine, Nei soli USA il 25% delle pizze vendute sono senza glutine, in pratica una pizza su quattro è senza glutine.

Ci sono due categorie quelle a base di mix di cereali senza glutine e quelle con la base costituita da ortaggi e verdure, le più famose sono quelle a base di Cavolfiore che lanciò come ricetta Alain Ducasse diversi anni fa e Nestlè in America ha lanciato con il marchio California Pizza Kitchen, la pizza a base di Cavolfiore.

Non mancano le proposte alternative realizzate da piccole aziende che sostituiscono il cavolfiore con i broccoli o le patate dolci, un segmento in continua evoluzione quello delle basi per pizza vegetali.


Sintesi

Il consumo della pizza si evolve da tutto pasto a spuntino per qualsiasi momento della giornata, la sua semplicità e la sua adattabilità conquista i mercati globali.

Grazie all'industria e alla tecnologia è divenuto un prodotto molto adattabile alle esigenze dei consumatori del nuovo millennio: pizze condite già pronte da mettere in forno, pizze surgelate, pizze senza glutine, pizze vegetali.

Peccato non avere saputo creare un marchio italiano forte a tutela della pizza come produzione e commercializzazione e lasciare che le grandi multinazionali del settore food traggano profitto da un prodotto che tutti associano con l'Italia.

Il Marchio che più richiama l'Italia è Buitoni ma da diversi anni appartiene alla Nestlè multinazionale svizzera

Ci sono poi dei produttori di pizze surgelate, qualcuno anche leader sul mercato italiano e in qualche mercato estero ma hanno quote a livello globale molto piccole come: Italpizza, Roncadin, Freddi Mantua Surgelati, Apizza (questi ultimi sono napoletani), tutti bravi e appassionati a loro modo ma forse avrebbero avuto bisogno di un sostegno diverso.

In questo senso sono più fortunati in Grecia, la Fage nonostante tutto è rimasta un'azienda greca ed è leader di mercato assoluto dello yogurt greco in tutto il mondo, capace d'influenzare le scelte dei concorrenti, spiace non potere dire la stessa cosa della Pizza.