martedì 16 ottobre 2018

La dieta chetogenica fa dimagrire?

Veronica S., Civitavecchia: è vero che la dieta chetogenica fa perdere peso velocemente e in modo permanente?

Le diete come abbiamo visto nel corso degli anni sono un vero e proprio strumento di marketing alimentare, per la promozione d'alcuni gruppi d'alimenti.

Se la dieta Dunkan è nota per il consumo maggiore d'alimenti ricchi di proteine, che sono stati un volano per la diffusione dello yogurt greco e dei prodotti ricchi di proteine come la soia.

La dieta Chetogenica spinge verso un consumo d'alimenti ricchi di grassi, non è casuale la grande richiesta sul mercato dell'avocado, dell'olio di cocco e della frutta secca come mandorle, nocciole, anacardi.

La dieta chetogenica ha sempre trovato applicazione in ambito clinico, sotto stretto controllo medico nei casi come l'epilessia.

L'estensione verso altre patologie è recente ed è stato ampliato dalla diffusione nel 2017 di uno studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, che sottolineava che un regime come la dieta chetogenica ricca di grassi e povera di glucidi poteva avere degli aspetti positivi per la salute: migliorare la memoria, le condizioni fisiche e motorie collegate all'invecchiamento e aumentare la durata della vita.


Cosi oltre ad associare i possibili benefici (sono in corso studi in merito) della Dieta Chetogenica nella prevenzione e nel trattamento delle patologie degenerative come il Morbo d'Alzheimer, la Demenza Senile, la Sindrome Laterale Amiotrofica (Sla), la si è associata la possibilità di benefici al Diabete e all'Obesità (tutti ancora da dimostrare).

Nel caso dell'Obesità secondo alcuni ricercatori in alcuni soggetti sotto stretto controllo medico la Dieta chetogenica (composta dal 60-75% grassi, 25-30% proteine, 5-10% glucidi), può essere utile nell'aiutare a prevenire la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari.

L'aspetto più interessante riportato da più fonti è il maggiore senso di sazietà dato dai grassi e la normalizzazione dei livelli d'insulina e di glucosio nel sangue.

La dieta chetogenica si può praticare solo per un periodo di tempo limitato, la perdita di peso che si riesce ad ottenere non è durabile.



Una dieta per fare perdere peso non deve avere il solo scopo di fare dimagrire ma anche d'insegnare a mangiare meglio, d'avere un alimentazione più adatta alle nostre esigenze fisiologiche che cambiano in base alla nostro stile di vita e alla nostra età.

Bisogna comprendere che se si arriva a un problema d'obesità grave, questo è dovuto a degli errori nella nostra alimentazione e la dieta deve proprio essere utile a modificare e sviluppare un nuovo approccio all'alimentazione e alla gestione del peso. 

Dal mio punto di vista tutte queste nuove diete per perdere peso di cui si sente tanto parlare hanno tutte queste caratteristiche di fare perdere peso in qualche modo al di là dell'approccio scientifico ma proprio perché non insegnano a mangiare in modo corretto ed equilibrato hanno solo effetti transitori, non stimolano a modificare i comportamenti e fanno riacquistare in breve tempo il peso perso.

martedì 9 ottobre 2018

Papilloma virus: fare vaccinare i ragazzi?

Maria Grazia S. Sassari : Cosa ne pensa della vaccinazione ai ragazzi per il papilloma virus?

Il tema delle vaccinazioni è diventato più un tema economico e politico, piuttosto che un tema sulla salute. Non condivido questo modo dell'utilizzo della polemica sui vaccini per giustificare e legittimare poltrone che hanno più demeriti che meriti.

Mi piacerebbe riportare il tema dei vaccini sulla salute personale, dietro il tema della vaccinazione contro il Papilloma virus (HPV), sotto sotto c'è un giudizio morale, c'è un giudizio sessista, perché si tratta di un virus che si  trasmette per via sessuale.

Nell'immaginario collettivo il papilloma virus riguarda solo il sesso femminile, il maggiore fattore a rischio del cancro del collo dell'utero (cancro cervicale o della cervice uterina), ma tocca anche gli uomini, può dare origine al cancro al pene, all'ano e alla gola (ricordiamo che l'uomo è sovente egli stesso vettore della trasmissione).

Nel mondo il Papilloma Virus è responsabile del 88% dei casi di cancro al retto, 50% del cancro al pene e del 26% del cancro alla gola (Fonte dati OMS). 

In molti paesi è solo raccomandato alle ragazze dai 11 ai 14 anni mentre in Italia nei nuovo piano vaccinale del 2017-2019 e Lea è prevista la vaccinazione gratuita anche per i maschi a partire dal dodicesimo anno d'età, le regioni si stanno adeguando alla copertura economica.

Tuttavia la coperta vaccinale media del Papilloma Virus per le ragazze nate nel 1999 vanno dal 28% della provincia di Bolzano all' 83% della Toscana (Fonte dati 2015 Ministero della Salute)

A livello nazionale sulla popolazione generale invece siamo intorno al 50%.,  in Europa la media è più bassa intorno al 20%.


In Australia dove la percentuale dei vaccini contro HPV è intorno all'80% e coinvolge entrambi i sessi, i casi sono notevolmente diminuiti, tanto che il tasso d'infezione dal papilloma virus è passato dal 22,7% all'1% in dieci anni.

Dal punto di vista medico non c'è unanimità su quest'argomento, secondo alcuni è inutile e incompleto, secondo altri non copre totalmente dal rischio, secondo altri è maggiore il rischio dello sviluppo di malattie autoimmuni.

Nella popolazione invece ci sono nei confronti del Papilloma Virus molti pregiudizi che condizionano sicuramente la vaccinazione.

Casualmente proprio la settimana scorsa ho conosciuto una mamma che ha fatto richiesta di vaccinare tutti i suoi 3 figli maschi dai 12 al 14 anni.

"Ora sono dei ragazzi educati e responsabili per quanto possono esserlo alla loro età ma nel futuro? Che scelte di vita faranno? Come sarà la loro vita sessuale?"

"Ragioneranno tutte le volte oppure si lasceranno abbagliare dai sensi e dalla passione? Io non lo so, che siano liberi di seguire l'istinto o anche di sbagliare ma preferisco saperli con qualche tutela di salute in più piuttosto che meno"

Le parole della signora mi hanno lasciato sorpreso per la sua determinazione, in effetti i ragazzi dai 12 ai 14 anni non hanno quell'esperienza di vita che permetta loro si fare una scelta sulla vaccinazione. 

Non c'è molta conoscenza delle MST cioè delle malattie sessualmente trasmissibili, sono in un età in cui sono molto rigidi si chiudono a riccio, non collegano ancora la responsabilità della salute con la vita sessuale. Per questo è corretto che il messaggio della vaccinazione sia veicolato dal consiglio dei genitori, in base al proprio patrimonio culturale, di conoscenze ed esperienze personali e anche coadiuvati dal pediatra.