sabato 16 febbraio 2019

La frutta e verdura più contaminata di pesticidi

Durante la Conferenza Internazionale dalle Sicurezza Alimentare, organizzato dalla Fao ad Addis Abeba è stato dichiarato che nel mondo gli alimenti non sicuri da un punto di vista igienico-sanitario (incluse le sostanze chimiche) causano 600 milioni di malati e 420mila morti ogni anno.

Dati forse allarmanti ma che rimandano a una realtà che solo in minima parte coinvolge i paesi più ricchi come l' Europa che hanno più mezzi, economici, legislativi e tecnologici per garantirsi alimenti con meno contaminanti.

L'associazione Generation future nei giorni scorso ha pubblicato un dossier molto interessante sui residui di pesticidi nella frutta e verdura, anche se la ricerca e la campionatura riguarda il mercato francese si può facilmente estendere a tutti i paesi europei.


Questa classificazione ci è utile come riflessioni sui prodotti che si acquistano.

L'analisi svolta da Generation Future ha trovato residui di pesticidi nel 72,6% della frutta e nel 41% delle verdure, singolare questo dato che pone più attenzione alla frutta che alla verdura, perché se la frutta non è bella non ha appeal per l'acquisto.

Com'è originale che i frutti meno contaminati dai pesticidi sono l'avocado il kiwi e le prugne per diverse ragioni i primi due perché hanno una buccia molto spessa e dura che protegge il frutta dagli insetti mentre le prugne sono dei frutti che poco si adattano alla coltura intensiva. 

Mentre i frutti più contaminati sono stati: fragole, ciliegie, uva, pompelmi, arance, mandarini, pesche.

Per le verdure invece le meno contaminate sono: asparagi, barbabietole e il cavolfiore.

Tra le verdure le più contaminate. sedano, erbe fresche, indivia, sedano rapa, lattuga e il peperone.


Non è il caso di creare allarmismi, solo qualche consiglio semplice, se l'offerta lo consente privilegiate prodotti biologici certificati, di provenienza meglio se locale e di stagione.

In più potete lavare attentamente frutta e verdura con acqua e bicarbonato: non servirà a rimuovere tutti i pesticidi, ma aiuta ed diminuirne la quantità.

Sbucciate gli alimenti prima del consumo, al che non eliminerà totalmente il rischio di pesticidi perché ci sono quelli che riescono a penetrare anche nella polpa ma c'è la possibilità di ridurre il rischio.

Oltre al nostro contributo dovrà esserci quello istituzionale che si impegna nei controlli per garantire al consumatori prodotti più sicuri.

lunedì 11 febbraio 2019

La farina di melanzane ?

Farò delle micronews prossimamente alternandolo a dei post veri, non tutto merita d'essere commentato. In questi giorni andando a leggere on line ho trovato uno studio sulla Farina di Melanzane, io nemmeno pensavo che si poteva ottenere della farina dalle melanzane.

L'industria agroalimentare è alla ricerca di nuovi ingredienti d'origine naturale da proporre come alimenti funzionali e la loro attenzione si è questa volta fermata sulle melanzane.

Le melanzane sono un tipo di verdura molto apprezzato in tutto il mondo in particolare in coloro che seguono un alimentazione vegetariana o vegana.

Hanno ottenuto con diversi metodi d'essicazione la farina è il migliore si è rivelato quello che prevedeva prima l'affettamento e poi l'essicazione in forno, che pare possa garantire un più alto contenuto d'antiossidanti.

Il risvolto interessante per l'industria che potrà cosi utilizzare la farina di melanzane come ingrediente per la preparazione di alimenti funzionali per avere dei prodotti con un contenuto più ricco di composti fenolici e antiossidanti.

Non indicano quante melanzane ci vogliono per ottenere un kg di farina. perché la melanzana è ricca di acqua e gli antiossidanti in particolare gli antociani più che nella polpa sono presente sulla buccia.

Una notizia che farà molto contenti i paesi principali produttori come Cina ed India, mentre la ricerca è stata svolta dall'Università Autonoma di Nueva Leon in Messico, che è solo 11° Produttore.

Quale impatto ambientale genera questa pratica? Bisogna anche porsi questa domanda visto che le melanzane richiedono una buona utilizzazione d'acqua per la crescita, bisogna stabilire quale costo ambientale comporta sia la coltivazione che l'essicazione e il suo utilizzo come farina. 

Con rispetto parlando, io comprendo la ricerca degli alimenti funzionali ma la domanda che mi pongo è, a chi potranno essere rivolti dei prodotti più ricchi d'antiossidanti? Non c'è la possibilità che lo stesso contenuto d'antiossidanti possa essere fornito a un minor costo ambientale? Sono solo le mie perplessità.

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