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giovedì 28 maggio 2015

Elenco Ingredienti Yogurt Bianco


Elenco ingredienti yogurt bianco del post Yogurt Bianco o Naturale?
scusate ma dovevo dividere il post altrimenti viene troppo lungo


Fidel yogurt latte intero
Ingredienti
Latte intero, Fermenti lattici vivi (Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus)

Esselunga dolce:
Ingredienti
Yogurt intero (latte intero, fermenti lattici vivi: Streptococcus thermophilus, Lactobacillus bulgaricus), Preparato dolciario 10% (zucchero, amido modificato di tapioca, aromi, correttore di acidità: acido citrico), Zucchero 1,8%, SENZA GLUTINE

Esselunga bianco intero
Ingredienti
Yogurt intero (latte intero, fermenti lattici vivi: Streptococcus thermophilus, Lactobacillus bulgaricus)

Esselunga Bio
Ingredienti
Latte intero*, Fermenti lattici vivi: Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus, *biologico

Granarolo bianco
Ingredienti
Yogurt (latte intero fresco pastorizzato di Alta Qualità, fermenti lattici specifici vivi: streptococcus thermophilus e lactobacillus bulgaricus), Preparazione dolciaria (zucchero; zucchero d'uva concentrato 3,3%; addensanti: amido modificato di tapioca, pectina; aromi), Può contenere tracce di cereali, frutta a guscio e uova

Centrale Latte milano
Ingredienti
Latte intero fresco pastorizzato di Alta Qualità, Fermenti lattici specifici vivi: Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus

Yogurt merano
Ingredienti
Yogurt intero

Yogurt Mila
Ingredienti
Yogurt (latte intero, fermenti lattici vivi), Preparazione dolciaria (zucchero, amido modificato di tapioca, aromi, correttore di acidità: acido citrico), Zucchero

Muller bianco
Ingredienti
Yogurt (latte intero e fermenti lattici vivi), Zucchero (3,6%), Zucchero d'uva (1,8%), Aroma naturale

Muller essenza di bianco
Ingredienti
Yogurt (latte intero e fermenti lattici vivi), Aroma

Yogurt magro yomo
Ingredienti
Latte scremato (grasso max 0,1%), Fermenti lattici specifici vivi: streptococcus thermophilus e lactobacillus bulgaricus, Può contenere tracce di cereali e frutta a guscio

Fattorie scaldasole bio
Ingredienti
Yogurt magro* (latte* - grassi inferiori 1%), fermenti lattici: Streptococcus thermophilus, Lactobacillus bulgaricus), * da agricoltura biologica e da agricoltura biodinamica

Yogurt vipiteno
Ingredienti
Yogurt di latte magro con fermenti lattici vivi: Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus

Yogurt Esselunga 01% magro
Ingredienti :
Lo Yogurt Magro Esselunga è cremoso, poco acido e ottenuto con latte dei masi dell'Alto Adige. Contiene solo lo 0,1% di grassi e i fermenti lattici vivi (Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus).

Yogurt Fidel magro
Ingredienti
Latte scremato, Fermenti lattici vivi (Streptococcus thermophilus e Lactobacillus bulgaricus)

Yogurt Ganthia
Ingredienti
Latte di capra intero con fermenti lattici vivi (Streptococcus thermophilus, Lactobacillus bulgaricus), Amido di riso, Fruttosio 2%, Fermenti probiotici (Lact. acidophilus, Lact. casei, Lact. paracasei, Lact. rhamnosus)

Yogurt Alpro bianco
ingredienti
Acqua, Semi di soia decorticati (7,9%), Zucchero, Citrato tricalcico, Stabilizzante (pectina), Correttori di acidità (citrato di sodio, acido citrico), Aroma, Sale marino, Antiossidante (estratto ricco di tocoferolo, palmitato di ascorbile), Fermenti vivi dello yogurt (streptococcus thermophilus, lactobacillus bulgaricus), Vitamine (B12, D2)

Fage yogurt greco o%
Ingredienti
Latte scremato , Fermenti lattici vivi (l. bulgaricus, s. thermophilus, l. acidophilus, bifidus, l. casei)

domenica 29 giugno 2014

Barilla, ci hanno cotto in 90 minuti, ma tu Barilla da che parte stai?


Questa volta parliamo di comunicazione, nuova gaffe di Barilla, con l'immagine della pasta "ci hanno cotto in 90 minuti", non si sono ancora spenti gli echi del Barilla contro le convivenze di qualsiasi tipo e genere , che ecco arrivare la gaffe mondiali, molto criticata, posso dire? Una partecipazione non richiesta, viene spontaneo dire ma tu Barilla da che parte stai?

Riferimento poco simpatico e allusivo alla eliminazione dell'Italia ai Mondiali di Calcio in Brasile, però Barilla è un po' come sparare sulla Croce Rossa per farsi pubblicità, quando gioca l'Italia non c'è solo una squadra di calcio che gioca ma tutto un paese che fa il tifo anche a chi il calcio magari non lo guarda tutto l'anno, un ironia che si fa fatica a cogliere.

Cari amici di Barilla, non so chi avete affidato la comunicazione e non voglio saperlo ma state seguendo la strategia comunicazione che lo scorso anno faceva Ferrero, basta che parlate di me bene o male che sia.  Ferrero però ha abbandonato questa modalità, ci sarà una ragione, no?

Se posso permettermi l’azienda Ferrero è produttore della Nutella, un prodotto legato al piacere del gusto, per certi versi inimitabile, che le persone lo acquistano comunque anche se ci si inventa e che all’interno c’è una cosa tremenda, tale è il piacere che le persone ne ricavano che qualsiasi fatto non incide sulla vendita e sull’opinione.

Barilla invece non ha un prodotto inimitabile, unico, legato al piacere. La pasta, come merendine e i biscotti sono dei settori di mercato con molti più concorrenti, che parlano poco ma che fanno anche più fatturato, mentre Nutella di Ferrero ha si dei concorrenti ma sono marginali rispetto al mercato delle creme spalmabili al cioccolato, Barilla invece non è leader incostrastato in qualcuno di questi, per cui la strategia parlate male di me purchè parlate non è detto che sia quella più corretta, ci vuole più attenzione e sensibilità in modo che elementi negativi non influenzino l'opinione dei consumatori. 

Normale che qualcuno più sensibile, abbia reagito e criticato con disappunto l'immagine.

Amici di Barilla detto tra di noi, un conto cercare di essere al centro dell’attenzione per qualcosa di positivo ma per qualcosa di negativo e che ferisce l'orgoglio, ha senso solo se la comunicazione e il marketing ve lo gestisce l’azienda concorrente.

Prodotti di marca sempre meno sulle tavole degli italiani

Più in generale però comincia a esserci un problema del mondo dei consumi molto più forte, l’abbandono delle marche, una disaffezione generalizzata ai prodotti di marca, tempo fa l’iniziativa Carrefour proponeva sconto da 50% solo sui prodotti di marca.

Devo precisare una cosa, non sempre un prodotto di non marca è di cattiva qualità, sto facendo alcuni analisi sui prodotti che vedrete on line prossimamente, dove il prodotto non di marca è meno palatabile, non perché sia meno buono dal punto di vista nutrizionale ma perché contiene meno additivi, meno zuccheri strani come lo sciroppo di glucosio – fruttosio e tutte quelle altre dizioni che lo hanno sostituito, di conseguenza abituati a un certo tipo di gusto questi prodotti risultamo essere meno palatabili, meno piacevoli.

Questa è anche una ragione perché le aziende di prodotti di marca, caricano i loro prodotti di ingredienti con degli esaltatori di gusto e sapori, sto proprio analizzando un sorbetto ai lampone il cui profumo e sapore non è rilavibile in modo assoluto a un prodotto naturale, sembra più buono rispetto all'altro più naturale perchè più ricco di additivi ed esaltatori del gusto in sintesi ci confondono le papille.

Se c'è crisi dei prodotti di marca, ragione in più perchè un marchio più che stare sull'attenzione del consumatore, deve fare un lavoro sulla qualità e sul rapporto qualità prezzo e la comunicazione deve essere "aggreable" cioè carina, educata, simpatica, in rispetto alle opinioni e alle idee dei consumatori e non predere per i fondelli, se il mio paese perde e viene eliminato dal mondiale, così devono avere pensato tutti quelli che hanno criticato il messaggio.


martedì 6 maggio 2014

Delta yogurt greco autentico ....

Si amplia sempre di più l'offerta dello yogurt greco già due anni fa nel post yogurt greco it's beautiful avevamo parlato dell'incremento dello yogurt greco sul mercato internazionale e nazionale tanto che negli Usa 1 yogurt su 4 venduto è yogurt greco, è logico pertanto attendersi un aumento delle vendite dello yogurt greco anche in Europa.


Non può chiamarsi yogurt greco tutto lo yogurt colato che c'è sul mercato, però nessuno e tantomeno i marchi storici parlano della lavorazione dello yogurt greco e di come lo si ottiene e questa è una carenza piuttosto grande a livello di comunicazione lasciando così la porta aperta anche a tutti quei marchi che nel mondo non hanno una lavorazione "tradizionale", si aiutano con le "moderne tecnologie" e si definiscono yogurt greco anche se arrivano dall'Islanda.

In definitiva come fa un consumatore a riconoscere uno yogurt greco autentico? Se lo apre e balla il sirtaki è autentico? Se balla la macarena invece no? (Guarda il video)


Il nuovo yogurt greco presente sul mercato italiano è stato selezionato da Yomo, il marchio del gruppo Granarolo, ed è a marchio Delta (dell'azienda greca Vivartia), con la scritta yogurt greco autentico, un azienda greca, almeno apporterà si spera qualche vantaggio all'economia della Grecia.

Ricordo che lo yogurt greco è tra gli yogurt più cari, non necessariamente per mangiare yogurt occorre rivolgersi allo yogurt greco alcuni hanno una percentuale di grassi vicino allo zero ma una quantità di zucchero non indifferente, inoltre tutti i yogurt greco hanno porzioni abbondanti da 150g in poi.

Qualche ecologista si è lamentato perchè la lavorazione industriale dello yogurt greco immette nell'ambiente troppo siero di latte, cha fa fatica ad essere smaltito, anche se spesso viene recuperato e inserito nel mangime per animali e come fertilizzante in agricoltura, più la produzione di yogurt greco aumenta più però è difficile utilizzare lo scarto di siero della produzione.

Per amore del cielo ogni tanto uno yogurt greco autentico si può anche non farselo mancare... ma ricordate che ci sono yogurt buoni anche a 2,50 euro al kg

Tabella nutrizionale confronto: yogurt colato concentrato Danio Danone, Yogurt greco Fruyo Fage Fragola, Yogurt Greco Fage con fragola, Yogurt greco Delta Yomo


Lo yogurt greco Delta si allinea con i prezzi degli altri yogurt greco le poche differenze di un centesimo possono dipendere dal punto vendita e dal distributore.

Ingredienti Delta Yogurt Greco Fragola: yogurt colato 0% dei grassi 
80% latte scremato, fermenti lattici vivi
20% preparazione alla frutta : fragola il 39%, zucchero, fruttosio, amido nativo di mais, succo di aronia concentrato, addensante: pectina, aromi naturali

Come si fa lo yogurt greco?



Il Sirtaki indimenticabile di Zorba il greco nel finale del film

giovedì 3 aprile 2014

Pubblicità suonate: Barilla e Star, il mio ragù è più buono del tuo?

Guerra di ragù nei spots in televisione, tutte le aziende che fanno a gara per condirci la pasta, sarà proprio cosi?

Abbiamo già parlato del mega spot del ragù Star "buono come lo fai tu, solo un po più grande" con quell' attrice saputella con la voce un po' stridula che facilmente ti irrita. 



A farli degni compagni sono arrivati quelli della Barilla, che invece che fare una pubblicità differente hanno pensato bene di seguire la stessa strategia esagerando ancora di più con una grandissima enfasi, per raccontare quanto è buono e fatto con attenzione il loro ragù, con i pomodori raccolti a mano uno per uno, con lo chef che ci prepara e assaggia il sugo, la cottura lenta, il ragù slow (oramai è tutto slow. solo io devo correre sempre).
Una domanda sorge d'uopo, non è che per caso non volendo ci state prendendo in giro? La sensazione che traspare è questa amici miei.



Quel guarda tu stesso, è nato in realtà per proporre prodotti nuovi, come ragù ai funghi, ragù alla salsiccia saporita, ragu classico, per intercettare una nuova domanda di ragù di qualità, infatti costano molto di più rispetto agli altri ragù per esempio dai 2,36 al euro/chilo di Barilla sugo all'arrabbiata al 7,23 euro/kg della nuova linea di ragù, tre volte tanto.(invece più un 12% rispetto al Barilla ragù alla bolognese).

Puntano a convincere che tutta carne è italiana, così giurano e noi ci crediamo tantissimo, il pesto con il basilico selezionando foglia per foglia. Al di là ahimè della qualità degli ingredienti è il gusto che non ha mai convinto personalmente dei sughi e ragù pronti di tutte le marche bisogna dirlo.

"Ho fatto di tutto per migliorare il prodotto", dice un tecnico, oggi tesoro ma cosa ci hai fatto mangiare fino a ieri? Si può dare di più .. amico ingegnere del sugo pronto.

In uno spot una voce fuori campo dice " lo facciamo anche con la salsiccia fresca", ma tesoro ci vendi un prodotto a lunga conservazione che ci importa se usi la salsiccia fresca, ha senso se il ragù la facciamo oggi e lo consumiamo subito non tra due mesi! Era sì fresca ma due mesi fa!


Star nel progetto Buono come lo fai tu, ma un po più grande si affida al direttore del ristorante Eataly e ad un avvocato chef!

Barilla nel progetto guarda tu stesso ha inserito il National Geographic, che cosi garantisce il ragu classico? Secondo me avevate più successo con Rocco Siffredi. Qualcuno dirà ma Rocco Siffredi non è famoso per Sughi pronti, ma perchè il National Geografic invece?

Per entrambi i progetti amici miei sembra che state facendo un minestrone più che un ragù dove si mette dentro tutto quello che si può. Progetti devo dire che non mi hanno convinto per nulla, per il troppo di tutto, troppa tecnologia,  troppa aggressività in chi vuole convincerti a tutti i costi, troppa voglia di mostrare trasparenza troppe parole sembrano creare più fumo, ma qualche garanzia?

Tabella nutrizionale Barilla Ragù Classico e Gran Ragù Star Classico 


Problema di tutti i ragù già pronti
Noi consumatori ci fidiamo o perlomeno nonostante tutto ci proviamo a fidarci di questi prodotti ma aziende miei dateci una mano, lanciate un salvagente che la fiducia affonda così.

Dopo il mio test del ragù alla bolognese presenti sul mercato e non apprezzato dalle aziende è seguito casualmente dallo scandalo della carne di cavallo finita a insaputa delle aziende nei prodotti pronti, non in tutte ovviamente, Barilla per esempio no, ma l'attenzione alla qualità e alle materie prime le aziende lo hanno sempre dichiarato, cosa ci assicura oggi che questo è cambiato? 

Tutte queste cose ce le garantivano anche prima con tanto di certificazione e di filiera controllata, sembra di avere di fronte dei progetti che non sono di rottura di un certo modo di fare come il consumatore desidera ma di continuità.

Si, amici miei del club del ragù pronto, se uno guarda questi due spot, la pasta se la mangia in bianco!

Elenco ingredienti Barilla Ragù classico e Gran Ragù Star Classico


Non una strategia concorrente ma complementare
La strategia delle aziende alimentari perchè non è casuale la presenza dei due spot in contemporanea nei stessi tempi, fa parte di una strategia per generare fiducia nel consumatore, più messaggi più attenzione, il solo spot della Star non ha dato alle aziende i risultati attesi così si è provveduto a rafforzare con un doppio spot e doppio messaggio, non è importante se comprano il mio o il tuo ragù ma che tornino a comprare il ragù pronto.

Tuttavia il problema care aziende alimentari, è che vi ponete su un livello superiore a quella della Signora Maria di Vigevano, dove nessuno farà il sugo meglio di lei. 

Sintesi: ragazzi miei si tratta di un prodotto industriale, sulla cui qualità ci sono già molte perplessità ma convincere che si tratta di un prodotto come casalingo o di un prodotto paragonabile a quello di uno chef, oltre che essere una strategia vecchia ed obsoleta, non è molto credibile!

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Salse al pesto al supermercato

mercoledì 26 marzo 2014

Pane o fette biscottate?

Sempre più spesso mi viene posta questa domanda, più un quesito è ricorrente da parte dei lettori, maggiore è la sensibiltà intorno ad un argomento, trovo che sia corretto fugare dubbi e perplessità (se ci riesco, non è mica detto).

Purtroppo al giorno d'oggi non è semplice rispondere a questa domanda perché abbiamo una realtà molto diversa e diversificata, il pane non è più solo pane 0, pane 00, c'è una varietà di pane molto ampia,  ma sopratutto la maggior parte del pane in commercio si tratta di prodotti semilavorati che vengono spesso solo scaldati nel luogo di vendita, dove nella lista ingredienti ho trovato perfino il lardo (sa, mi dice il commesso per dare profumo).

Molte persone ricorrono ai prodotti succedanei al pane, che sono più gradevoli al palato perché più ricchi di grassi,  zuccheri  e sale rispetto al pane, lo sono talmente tanto che alcuni si configurano più come biscotti che come sostituti del pane.


Sempre meno pane fresco sempre più prodotti industriali come sostituti del pane

L'evoluzione del settore alimentare e dei consumi porta sempre di più a consumare i prodotti industriali, facili comodi e sempre pronti sono un invito ad essere consumati a qualsiasi ora.

Non abbiamo solo fette biscottate, ma fette grigliate, fette olandesi, grissini, crackers, taralli, tarallucci, sfogliatine, focacce croccanti, piadine, tigelle, schiacciatine, crostini croccanti, lingue croccanti, chi più ne ha più ne metta.

Sono tra i prodotti che più favoriscono il peluccare, il fuori pasto sia per il bambino, che per l'adolescente che per l'adulto, è una delle categorie di prodotti che contribuisce di più all'apporto calorico totale.

In genere ho notato che le persone sono molto attente ai dolci e al cioccolato ma poco attente ai sostituti del pane che non percepiscono il reale valore calorico.

In particolare spesso i sostitutivi del pane non vengono mangiati da soli ma veicolano altri alimenti come confetture, formaggi, salumi e creme spalmabili dolci e salate.

In generale possiamo dire che nei prodotti industriali la differenza tra pane, sotitutivi del pane, fette biscottate e biscotti non è sempre così facile da percepire.

Nel caso che andremo ad esaminare delle fette biscottate per esempio accanto alla proposta semplice, abbiano le fette integrali, multicereali, vitaminizzate, latte e miele, della salute, miele e yogurt, ecc ecc, capite che dare una risposta su quale sia meglio è molto difficile.

Tabella confronto Pane di tipo 0 e fette biscottate



Come possiamo notare da questa tabella in genere il pane ha meno calorie delle fette biscottate, mentre le fette biscottate hanno in genere più grassi, ed è su quest'ultimo che si gioca la qualità della fetta biscottata.

Perché le fette si chiamano biscottate?
Perché cotte due volte, si tratta di un pane che viene tagliato a fette una volta cotto e poi nuovamente cotto una seconda volta, il risultato è una fetta dorata e croccante, sul mercato c'è una grande varietà di fette biscottate dalla farina di kamut alle farine integrali.
Le percentuali di grassi e zuccheri, varia da marca a marca, mentre impera l'olio di palma, di cui personalmente più volte mi sono espresso in modo non positivo.

Olio di Palma fantasmino
Apro una parentesi, precisiamo che nessuna delle aziende presenti in questo test, rientra in questo caso ma   mi è capitato andando in giro nei supermercati per analizzare le tabelle nutrizionali e la lista ingredienti dei sostituti del pane, la maggior parte il 99% delle aziende utilizzano olio di palma, a me non piace ma è legale e lecito.

Però una cosa non ho compreso, se l'olio di palma è il secondo ingrediente della lista di un prodotto, come mai nella tabella nutrizionale mi è capitato di vedere lo zero per cento di grassi saturi? Oppure un dato inferiore a 1, è vero che la scala ingredienti non dice la quantità e lo possiamo solo supporre pur tuttavia mi sembra un cosa "originale".
L'olio di palma è costituito al 100% di grassi e il 49,9% da grassi saturi

Tre sono le ipotesi
1) Lista ingredienti sbagliata
2) Tabella nutrizionale sbagliata
3) Vi hanno venduto qualcosa che vi hanno detto sia olio di palma ma non lo è, che sarà?

Questo nonostante le aziende dichiarano di spendere milioni di euro per "migliorare" le etichette nutrizionali e noi ci crediamo, un associazione di dietisti, dice che etichette "migliorano" da quando i dietisti lavorano per le aziende, noi crediamo molto anche a questo.

Però Amici miei del club dell'etichetta perfetta personalmente mi piacerebbe che come qualche anno fa si "migliorava" un po' meno, quando c'è un grasso tra gli ingredienti magari posto come tra i primi ingredienti nella tabella nutrizionale ci sia una certa percentuale di grassi, altrimenti cosa dobbiamo pensare? Che i grassi siano come i fantasmi, che qualche volta appaiono e qualche volta scompaiono?

Un invito da parte mia ai consumatori quando vedete scritto grassi vegetali o olio di palma a controllare i grassi saturi presenti nel prodotto e confrontatelo con la lista ingredienti, insomma qualche grammo di grassi saturi ci deve pure essere dentro!

Tabelle lista ingredienti Fette biscottate Mulino Bianco le dorate, Mulino Bianco le integrali, Mulino Bianco Le cerali, 


Tabella lista ingredienti Buitoni gran fetta, Buitoni gran fetta integrale, Buitoni latte e miele


Tabella lista ingredienti Coop fette dorate, Gentilini, Panmonviso biscotto salute


Lista ingredienti fette biscottate Esselunga Bio, Esselunga Bio Integrali, Esseluna Classiche




Fette biscottate
Si tratta di un prodotto maturo e consolidato, tuttavia con ancora molti sviluppi possibili proprio sulla scelta degli ingredienti dalle farine, all'olio, sarebbe auspicabile utilizzo di olii più nobili con percentuali minori di grassi saturi e il sale che in molti casi abbiamo visto è dalle tre alle quattro volte maggiore rispetto al pane.

La forbice del prezzo è molto alta si dalle 2,50 euro/kg della Coop alle 8, 29 della Gentilini anche la Pan monviso Biscotto della salute, in alcuni punti vendita supera gli 8,00 euro/kg una forbice di prezzo però che non trova una maggiore disponibilità a ingredienti di qualità ma al fatto che entrambi più che delle fette sembrano dei biscotti e anche la tabella nutrizionale lo dimostra se confrontate con quelle dei biscotti come oro saiwa  dei petit beurre (in fondo al post).


Come orientarsi nella scelta
Meglio il pane magari integrale indichiamolo subito, fatto magari da un buon fornaio, oppure tutti quei bei pani che i miei colleghi blogger fanno con il lievito madre, secondo me tuttavia se vi piace qualche fetta biscottata ogni tanto perché no, unica cosa che vi posso consigliare di controllare sempre gli ingredienti, per esempio unico che io ho trovato senza olio di palma sono le fette biscottate classiche a marchio Esselunga, di fatto sono quelle che hanno la percentuale minore di grassi saturi.

Pertanto è meglio scegliere quelle che hanno un valore di grassi più basso in particolare di grassi saturi e quelle che hanno ingredienti più semplici e che riconoscete con facilità senza consultare il dizionario.
Anche il valore del sodio/ sale nel 90% dei casi è stato superiore al valore di riferimento Inran.

Ricordate che sono prodotti con un alto indice glicemico chi ha qualche problema è preferibile che scelga fette biscottate integrali, piccole quantità, le fette hanno più calorie del pane, hanno meno acqua e più materia secca, hanno più zuccheri e grassi rispetto al pane, quindi non sono come il pane.
Controllate sempre anche il peso della fetta, due o tre fette possono avere diverso peso a seconda della marca da 8,8g a 6,5.

Tabella nutrizionale fette biscottate Esselunga bio, Esselunga bio integrali, Esselunga Classiche


Tabella nutrizionale fette biscottate Barilla Mulino Bianco le dorate, Mulino Bianco le cereali, Mulino Bianco le integrali


Tabella nutrizionale fette biscottate Buitoni gran fetta, Buitoni gran fetta integrale, Buitoni latte e miele


Tabella nutrizionale fette biscottate Coop dorate, Gentilini, Panmonviso biscotto salute



Un prodotto comunque caro per un prodotto industriale, spesso costa più del pane del fornaio e molto di più di quelle fette che potremo fare a casa (la farina al consumatore costa molto meno di un euro), in particolare se rapportato anche alla selezione non positiva di alcuni ingredienti  che costano poco e sono di bassa qualità come lo sciroppo di glucosio fruttosio e l'olio di palma.

Le aziende dicono che devono adoperare olio di palma perchè costa poco e quindi si traduce in un prodotto che al consumatore costa meno, peccato che proprio l'unico prodotto che non lo ha l'olio di palma Esselunga Classiche, è il prodotto tra i più convenienti 2,94 euro al kg contro i 8,29 euro al kg e se c'era un altro olio quanto serebbe costato invece?

BN: I prezzi e le tabelle nutrizionali sono stati rilevati nei supermercati tra Milano, Como e Varese, nel Febbraio 2014. 

Tabella nutrizionale come vedete tenere presente che i biscotti in genere hanno più zucchero e burro, cioè più zuccheri e grassi nonostante tutto i valori di alcuni di questo non sono cosi differenti da alcune delle fette biscottate che abbiamo visto.










lunedì 17 marzo 2014

Multinazionali del lusso acquistano le pasticcerie storiche da Marchesi Prada a Cova Lvmh


Negli ultimi mesi sempre di più le multinazionali del lusso in particolare del settore moda acquistano marchi tradizionali della Pasticceria Italiana, notizia dell'ultima ora è l'acquisto del gruppo Prada della storica Pasticceria Marchesi.

Una domanda sorge d'uopo perché? Cosa c'è dietro?  

Se un grande marchio come Prada o Lvmh (Luis Vuitton, Bulgari, Dior), vogliono aprire un bar o una pasticceria possono farlo benissimo da soli, non hanno alcun bisogno dell'apporto di un marchio di pasticceria storica conosciuto a livello locale, Prada è più noto nel mondo della semplice Pasticceria Marchesi come Dior è più noto di Cova, a meno che non ci sia già pronto un piano d'espansione in grande stile, spendere più di dieci milioni di euro, vuole dire almeno pensare di guadagnarne dieci volte in più.

Nella Pasticceria Italiana, i grandi marchi industriali del dolce sono già stati rottamati negli anni 70', per esempio i marchi come Motta, Alemagna, sono finiti dopo qualche strano giro, casualmente nella mani delle grandi multinazionali del settore food.
Dopo l'acquisto di questi marchi giurarono che nulla sarebbe cambiato ma i centri di produzione furono chiusi e i marchi persero il loro valore originale e sono ora relegati a rappresentare linee di produzioni industriali di  poca felice fama. Non c'è migliore modo per vincere la concorrenza che distruggerla.


L'industria ha bisogno di nuovi marchi per nuovi business?
C'è bisogno di nuovi marchi per creare valore aggiunto, cosi sono rimasti i buoni nomi della Pasticcerie Storiche, cioè quei nomi che possono ancora convincere e garantire al grande pubblico di aprire il portafoglio per acquistare un prodotto.

L'esempio Pasticceria Taveggia
Alla fine degli anni '90 uno dei caffè storici di Milano noto per la qualità dei suoi dolci e per la frequentazione d'elite (Callas , Tebaldi, Toscanini, Doria, Augusta,)  la Pasticceria Taveggia venne venduta a un fondo estero, tutto sarebbe rimasto come prima si affrettarono a dire, tutti contenti progetti di espansione in tutto il mondo per le vendite e aperture di nuove punti vendite in tutte le capitali europee. 
Le cose non andarono proprio cosi, molte banche finanziarono i progetti, ma qualche anno dopo il bar pasticceria venne chiuso e venduto per i forti debiti. 
Oggi è stato acquistato da un noto marchio industriale alimentare, che precisiamo non ha nulla a che fare la con la precedente gestione, ma è l'ombra di quello che era una volta la Pasticceria Taveggia.


L'esempio Ladurèe
A Parigi era una delle pasticcerie storiche, poi Ladurèe, è stata acquistata dal gruppo Holder, un industria alimentare del settore della panificazione, che ha aperto negozi in tutti il mondo, da tutti il marchio è noto per i Macaron, il business è dato dalla formula di affiliazione dove chi apre il negozio paga marchio, know now.

Però oramai il mondo è inflazionato dai macaron, ci sono in ogni angolo di qualsiasi città del mondo, tra l'altro sono solo l'ombra dei macaron fatti nel laboratorio di pasticceria degli anni '70 .

Il prodotto non è più artigianale, fatto nel retro del negozio ma industriale, viene prodotto come una catena di montaggio, forse in Francia e distribuito poi in tutto il mondo ma potrebbe essere fatto ovunque seguendo le nuove logiche industriali.

Multinazionali alla ricerca di utili
Uno pensa che un azienda come Prada famosa in tutto il mondo, con negozi nei quartieri di lusso, che bisogno hanno di entrare nel mondo alimentare e della pasticceria? Nessuno se non la ricerca di utili, il settore alimentare da sempre è il preferito per generare denaro contante.
Daltronde una valigia o una borsa la comperi una volta ogni dieci anni, mentre le brioches le comperi tutti i giorni.
Fare cassa e moltiplicare le visite in negozio sembra la motivazione più reale oltre a questo i vantaggi per gli investitori sono nuove linee di credito dalle banche, rinnovo del marchio aggiungono un valore in più, buona considerazione sociale per la tutela dello made in italy, ma i vestiti amici miei gli fate in Italia o dove altro? I dolci li farete in Italia o dove altro?


Il gioco delle tre carte
Le esperienze precedenti non depongono a favore di quest'operazione, persone maligne e sospettose nelle quali non mi riconosco potrebbero sospettare che sia una strategia un modo per sbaragliare la concorrenza sul mercato : l' acquisizione da parte di un terzo,
Io non intervengo direttamente ma lascio il compito a un mio amico di acquistare il negozio di bignè buono, il mio amico lo metterà in difficoltà al limite della chiusura, io l' acquisterò a un prezzo stracciato per salvarlo dalla chiusura, ricevo i complimenti della collettività  e potrò cosi veicolare in quel posto la produzione dei miei bignè industriali con la buona pace di tutti, una storia già vista. Non è il caso di cui parliamo in questo post ovviamente!
Noi speriamo invece che la collaborazione tra Prada e la Pasticceria Marchesi abbia un altro epilogo.


In pasticceria sempre di più solo prodotti industriali
Purtroppo oramai nelle Pasticcerie Milanesi e anche non milanesi vince il prodotto industriale anche di bassa qualità, il semilavorato o il rifinito in pasticceria (ci mettono sopra lo zucchero a velo) oramai nulla è più artigianale, la Pasticceria Marchesi era uno delle poche eccezioni, dove il laboratorio è al piano di sopra, nella strategia del poco ma buono, di qualità e sempre fresco, che d'ora in poi non sappiamo come potrà essere coniugato con i nuovi progetti a più ampio respiro.

L'altro giorno sono entrato in una Pasticceria Napoletana a Milano per comprare una torta di Pan di Spagna con crema, la commessa mi dice, guardi è fresco è arrivato proprio ieri da Napoli, capisco la sfogliatella dove magari serve una particolare abilità che magari un milanese non ha ma per fare il Pan di Spagna serve la vista sul Vesuvio?

Ci dobbiamo rassegnare ai dolci e bigne tutti uguali, tutti con lo stesso sapore indipendentemente dal luogo d'acquisto, scongelato al momento, almeno al supermercato posso guardare la lista ingredienti ma in pasticceria trovare una lista ingredienti è caccia al tesoro  e la dizione da prodotto congelato non c'è mai. 

In sintesi amici miei, si riduce sempre di più la possibilità di mangiare dei dolci freschi fuori casa di qualità, non ci resta che tirare fuori i manuali di pasticceria, olio di gomito, perché vedo un futuro piuttosto grigio all'orizzonte per noi che abbiamo il senso del gusto.


Precisazione Panettoni Cova e C , non ha nulla a che fare con la Pasticceria Cova, anche se hanno lo stesso nome !! Cero che fà un po' strano Cova diventa di LVMH e partono i Panettoni Cova a livello industriale che si trovano in tutte le grandi superfici e nessuno dice niente! Mah

giovedì 6 febbraio 2014

Chiacchiere a 45 euro al chilo!

Qualche anno fa ho scritto un post sul costo delle chiacchiere, le avevo viste in vendita in un negozio di Bologna a 37 € al Kg.
Mi scrisse una lettrice sostenendo che avevo lanciato un polverone senza un briciolo di prova.

Non avevo fotografato quelle chiacchiere a 37 € al kg, fino ad allora non mi ero mai posto questo problema, così ora vado in giro con una piccola macchina fotografica e scatto tutto quello che vedo, così ho la prova di quello che dico, giusto?

Questa volta l'occasione non me la sono fatta sfuggire, prima vedo delle chiacchiere a 40 € al kg ed ero già contento, ma poco distante qualche metro le ho viste a 45 € al kg, non ci volevo credere nemmeno io.

Ho fatto di peggio sono entrato in negozio, una panetteria da sottolineare negozio pieno di gente.

Immaginate il colloquio io (G) in italiano ma con un leggero accento tedesco e la signora (V) in italiano ma con accento molto veneto

G: Buongiorno, Signora quanto costano le chiacchiere (galani)?
V: 4, 5 euro all'etto, quante ne vuole?
G. Sono quindi solo 45 € al kg?
V: Si, bravo
G: Come sono?
V: Buonissime, sa!.
G: (Ho pensato, ci credo a 45 € al kg vorrei vedere che non fossero buone)
G : Scusi volevo dire come sono fatte? Con quali ingredienti?
V: Sono tutte naturali (!) cioè fatte con farina e uova e fritte nell'olio buono
G. Grazie Buongiorno
V: Che gente strana che c'è in giro stamattina! Chi servo?

Prezzo molto alto ma è giustificato?
I prezzi sono liberi per amore del cielo, vero che le chiacchiere non si comprano a kg come le mele o le arance ma nemmeno a grammi come il tartufo! 

Non vedo una motivazione che giustifica il prezzo perché vengono fatte con ingredienti semplici di base come farina, uova e burro e poi fritte in pieno spirito del Carnevale, dove il ricco si travestiva da povero e il povero si travestiva da ricco e le chiacchiere rappresentavano con gli ingredienti poveri la possibilità di mangiare come un ricco.

Sembra che siamo arrivati a una sorta di legge del contrappasso, quelli che una volta erano considerati alimenti per persone ricche sono alla portata di tutte le tasche mentre invece quelli che erano considerati una volta alimenti per persone povere stanno diventano alimenti ricercati ed esclusivi.

Se facciamo un confronto con le altre specialità da ricorrenza come al panettone di Natale, una lavorazione piuttosto impegnativa che richiede tempo, un periodo di vendita limitato eppure raramente supera i 25 euro al chilo solo se è impreziosito da marron glacè.

L'unica caratteristica delle chiacchiere è l'acquisto del momento del carnevale, si mangiano solo in questo periodo per tradizione, comprendo che fare il fritto può essere a volte non piacevole, se è per questo nemmeno il fritto di pesce (29,90 €/kg,), che non troviamo a questo prezzo così alto come le chiacchiere. 

Va anche detto che a fronte di questo costo molto alto è sempre difficile trovare il cartello con gli ingredienti e in particolare in quale tipo di olio vengono fritti, dal momento che le pago 45 euro al chilo mi piacerebbe sapere con quali ingredienti e con quale olio vengono fritte.
Da notare che ci sono pasticcerie che nemmeno mettono il prezzo sul prodotto e le tengono nel bancone dietro in posizione visibile ma senza prezzo, diciamo il prezzo a sorpresa come uovo di Pasqua.

Comprendo che ci sono i costi di gestione di un attività commerciale che incidono sul prezzo finale, che devono pagare il personale, le tasse comunali, regionali e statali, ma solo le chiacchiere li devono pagare? 

Io penso che 45 € al kg andrebbero motivati in qualche modo, come chiacchiere con lavorazione a mano e mattarello da una Colombina del '600, oppure chiacchiere con farina macinata con il mulino a pietra degli imperatori romani con uova bio da galline padovane certificate allevate a terra nella tenuta dei Dogi di Venezia, con burro artigianale della Malga Panna sulle Dolomiti del Brenta montato a mano nelle notti di luna crescente oppure chiacchiere allo champagne Don Perignon.

Uno non ci crede ma le compra più volentieri, si fa per dire :-)

Cosa costa 45 € al kg?
Carne: fettine di filetto di bovino adulto 29,80 € al chilo
Pesce: Filetto di tonno a 31,90 € al chilo
Pesce: Tartare di pesce spada 29,52 € al chilo

Quanto costano a Milano?
Come molti hanno visto dal nome mi trovavo in Veneto, tornando in treno a Milano, nell'attesa della coincidenza del treno per tornare a casa ho fatto un giro nei negozi vicino alla Stazione Centrale, ho visto panetterie con chiacchiere a 18 euro al chilo e pasticcerie a 25 euro al chilo, dove non credo siano regalate.

Al supermercato invece abbiamo dalle bugie passate al forno a 9.90 € al Kg, alle chiacchiere fritte a 17,90 €   al Kg.

La pasticceria Giovanni Galli a Milano in via Hugo 25 €/kg,  da Eat's in Corso Vittorio Emanuele  a 36 €/kg, da Peck, via Spadari 9, anche qui le chiacchiere e i tortelli costano a 44 € / kg, certo è Peck negozio di gastronomia di lusso.

Panificio Davide Longoni, Via Tiraboschi 19, a 26 €/kg
Pasticceria Migliavacca in via Ajaccio 13, a 29 €/kg
Pasticceria San Gregorio, in Via San Gregorio 1,  a 29 €/kg
Pasticceria da Berti, via Aselli, a 30 €/kg
Pasticceria Martesana, via Cagliero 14, a 30 €/kg
Pasticceria Namura bio, via Madonnina 10, a 35 €/kg
Pasticceria Sissi, piazza Risorgimento 6, a 40 €/kg
Pasticceria Gattullo, piazzale Porta Lodovica 2, a 42 €/kg

La sensazione che si ha è che qualcuno fa le chiacchiere e poi le rivende ai grossisti, che poi le rivendono ai negozianti, ogni passaggio raddoppia il prezzo cosi arrivano da 10 a 45 € al kg, cosa dire? Che la differenza gustativa e qualitativa di quelle da 25 €/kg a quelle da 45 €/kg non l'ho avvertita non la si percepisce sembrano le stesse!
Possibile che nessuno si preoccupi nemmeno in tempo di crisi di giustificare il prezzo?
Una buona occasione per farsele da se!


PS: Galani in veneto solo le chiacchiere!

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giovedì 31 ottobre 2013

Efsa, Sicurezza Alimentare Europea sempre meno credibile? Esperti in conflitto d'interesse

Il 23 ottobre è stato pubblicato un dossier dal Corporate Europe Observatory (CEO, Osservatorio Industriale dell'Europa ), che rivela pubblicamente per la prima volta, ma noi lo avevamo già detto, che il conflitto d'interesse tra gli esperti dell' EFSA, cioè ente europeo della sicurezza alimentare, è molto alto. Secondo la CEO che ha sede a Bruxelles, quasi il 59 % dei membri dei gruppi di lavoro dell'EFSA sono in una situazione di conflitto d' interessi (122 su 209).

Già nel 2012 l'agenzia EFSA è stata fortemente criticata da parte del Parlamento Europeo e della Corte dei conti Europea per il comportamento degli esperti tanto che nel Giugno 2012 l' EFSA ha dovuto rinnnovare l'80% dei suoi esperti, pena la perdita di credibilità e la sua dissoluzione.

In questo periodo dal CEO sono state registrate tutte le dichiarazioni pubbliche dei 209 esperti dell'agenzia ed esaminate una per una e sono state trovate ben 850 collegamenti al conflitto d'interesse, che sono dai banali contratti di consulenza, intestati a nome proprio o a persone della cerchia di famiglia, a finanziamenti a laboratori privati degli esperti.

L'Efsa ha 10 gruppi scientifici, il gruppo dove più alto è il conflitto d'interesse, secondo il documento dell'  Corporate Europe Observatory, pensate ben 17 dei 20 membri a più di 100 collegamenti di conflitti di interesse, esattamente 113, è quello relativo alla Nutrizione prodotti dietetici, l'alimentazione e le allergie.

Questo però nasce da un presupposto sbagliato dal momento che gli "esperti", mi piacerebbe sapere chi li ha definisce tali, non sono dipendenti dell'Efsa ma "esperti che offrono consulenza scientifica agli organi decisionali europei nei settori della sicurezza degli alimenti e dei mangimi", a cui hanno diritto solo a un rimborso spese. 

Se ci offriamo noi come consulenti, non ci prendono nemmeno in considerazione ma quale interesse hanno gli esperti nel fornire la consulenza gratuita, se non per rappresentare qualcuno, si potrebbe pensare che sono messi li dalle aziende per tutelare il loro interesse e non quello dei consumatori e della Comunità Europea.


Errori dell'Efsa, dalla comunicazione alle non comprensione della trasparenza e del conflitto d'interesse.

Quello che secondo me l'EFSA sbaglia a dire è che :

a) "Non ci sono esperti indipendenti", come dire siamo tutti concussi e conniventi, non è vero l'Europa è piena se non ricca di ricercatori senza finanziamenti, questi non rappresentano le aziende è ben diverso o l'Efsa proprio perchè non rappresentano le aziende coinvolte non li conoscono.

b) "Non è corretta la definizione di conflitto d'interessi", dice l'Efsa e che farsi finanziare da una società non preclude la partecipazione alla competenza del giudizio di un prodotto della  società stessa e inoltre la decisione è collettiva, un giudizio personale non può essere un giudizio collettivo.

Se mi posso permettere, sarà anche collettiva ma se, come scritto nel documento della CEO su 20, ben 17 hanno conflitto d'interesse, che decisione vuoi che venga presa Efsa a tutela dell'azienda che finanzia, del consumatore, della Unione Europea?

Cosa bisognerebbe fare: 
Efsa se vuole esistere deve recuperare credibilità agli occhi non delle aziende ma dei consumatori, non deve essere Autorità ma Autorevolezza.

La cosa migliore sarebbe mandare tutti a casa anche in Borsa chi controlla non può essere tra quelli che devono essere controllati, non è una novità giuridica, un' iniziativa che nasce ed è stata impostata male non darà mai buoni frutti.

Questo indipendentemente dal conflitto d'interesse ma se sei professore universitario esperto dell'Efsa ricorda che lo stipendio di professore universitario contributi compresi sono pagati da tutta collettività e non dalle aziende che invece cosi si potrebbe per equivoco pensare che tu rappresenti!

Il problema è che l'industria tende a costruire dei rapporti a lungo termine con alcuni personaggi, portandogli verso i loro interessi e facendoli diventare  testimonial marketing della comunità scientifica. Lecito ma che possono presiedere a organismi decisionale della Comunità Europea questo decisamente per noi consumatori potrebbe essere discutibile.


Il problema del poco senso di responsabilità 
Il problema sono i comportamenti di taluni esperti, che vanno in giro a parlare in eventi sponsorizzati con la maglia dell'azienda con il marchio davanti e di dietro presentandosi come esperti dell'Efsa, ora una persona normale secondo voi cosa deve pensare?

Che sei sponsorizzato dall'azienda X per parlare e per fare approvare un prodotto Y, questo autorizza chiunque a diffidare dell'obiettività dell'esperto, dell'Efsa e dell'Unione Europea ma soprattutto del prodotto. Lo so noi consumatori siamo troppo malpensanti, ma qualcuno potrebbe essere indotto a pensarlo.

Il mio cane che ha una mente semplice, se rientro a casa e ha combinato qualche cosa che non va, tipo avere fatto pipì sul tappeto, avere rotto un vaso, avere mangiato il pranzo di mia suocera, quando arrivo si nasconde perchè si vergogna, non mi fà le feste, ho reso l'idea? 

Non a caso a redigere il documento è stata Osservatorio Industriale Europeo preoccupato dalla credibilità che gira intorno all'Efsa e a cosiddetti esperti, se le decisione dell'Efsa non hanno condivisibilità e autorevolezza non saranno accettate dalla comunità e rischiano di non avere alcun valore.

Un autorità alimentare Europea è giusto che ci sia ma non gestita cosi e con queste modalità, penso che i consumatori europei meritino di meglio.

Fonte:  Unhappy Meal, Corporate Europe Observatory

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giovedì 19 settembre 2013

Nuove idee imprenditoriali nel settore della ristorazione: polpette contro sushi

Vediamo cosa si muove nel mondo nel settore della ristorazione con successo, riprendo un tema caro a Papille Vagabonde quello relativo alle nuove iniziative imprenditoriali nel settore agroalimentare.

Oggi l'offerta nel settore della ristorazione è ampia e diversificata ma diventa sempre più difficile mangiare bene, la maggior parte dei locali utilizzano prodotti già pronti, surgelati, le catene di ristoranti servono a questo ad avere una centrale d'acquisti e una base distributiva.

Non ho una buona opinione dei Franchising in generale, ricevo e-mail di persone che mi raccontano delle esperienze non positive, quindi un invito a prestare attenzione ai contratti quando accettate di aprire un locale in Franchising, in modo particolare se non avete esperienza meglio la consulenza di un avvocato prima che dopo.

C'è ancora spazio per una nuova iniziativa? Nonostante tutto io penso che ci sia ancora spazio come vedremo ma bisogna essere nello stesso tempo più creativi e più professionali.


L'offerta di ristorazione si rinnova continuamente
Una volta quando si andava al ristorante era per mangiare qualcosa di diverso che non si preparava a casa, prevaleva una forte curiosità, la voglia di provare qualcosa di nuovo, si sceglieva spesso una cucina regionale (napoletana, pugliese, siciliana, veneta, ligure) ma anche una cucina estera (spagnola, portoghese, araba, tex mex), sono poi arrivati i ristoranti cinesi e giapponesi, soprattutto di sushi, che sono oggi la maggior parte delle nuove aperture in molte città, nascono ristoranti di sushi più di fast food di hamburger.

Non solo Sushi
Nulla da dire sicuramente il sushi anche se ha una tecnica particolare, può essere a volte anche molto buono ma per noi europei è un po' la negazione della cucina della tradizione e della dieta mediterranea. 
A contrastare queste tendenza dilagante del sushi ad ogni costo, abbiamo visto delle nuove iniziative che si basano su una cucina più sana con la cottura al vapore, ristoranti unici nel senso dell'offerta proposta come le insalate, le zuppe.

In questi ultimi due anni la crisi sia in Europa che negli Stati Uniti, ha condotto le nuove aperture a due tipi di offerta: il cibo povero e popolare :polpette, patatine fritte, fish and chips, ma ad alto valore aggiunto oppure quello dell'ingrediente unico come uova, pollo, mozzarella.


1)Il boom delle polpette
La ricetta low cost per eccellenza accontenta tutti in casa dai bambini agli anziani, fritte o al forno, carne, pesce, verdura, legumi, si pensi alle polpette di ceci "Falafel" che a Gerusalemme mettono d'accordo arabi ed ebrei. Ho sempre pensato alle polpette come una tradizione casalinga, mangiarle al ristorante o fuori non è che mi fido tanto. Ora le polpette si sono trasformate in un business, sarà l'effetto della crisi,  il marchio Meatball  dal 2010 ad oggi ha aperto 5 punti vendita è molto "cool" nella città di New York , invece a Londra c'è un camioncino all'aperto che gira la città con la fila per l'acquisto The Bowler, chi viene a Locarno invece può venire a casa mia, ospite, unica cosa che mi riesce bene sono le polpette (le sto mettendo in forno, foto reale), qualche polpetta un po' di purè e un bicchiere di vino non si negano a nessuno, invece di fare il blog apro un polpette point?

2) Uova
In tempo di crisi le uova sono proteine a basso costo, devono avere pensato la stessa cosa chi ha aperto Egg's & Co, omelettes, uova strapazzate, uova alla benedict, uovo alla norvegese, uovo alla fiorentina, piatto completo con uova insalata, legumi, verdure, ma essenzialmente uova a tutto pasto. Da un po' di anni le uova nei ristoranti erano scomparse, per comodità d'uso si preferivano quelle in polvere, da Egg's & Co invece sono uova fresche, protagoniste del menù, uova selezionate, uova da galline allevate all'aperto, uova biologiche.
Diciamo che se avete il colesterolo alto non è forse il migliore indirizzo a Parigi, attenzione anche il fois-gras non scherza, ma se vi alzate la mattina con la voglia di uova sicuramente si, vale la pena farci un salto (si può avere la voglia di uovo la mattina per tanti motivi a Parigi non sorridete).

3) Mozzarella a Go Go
Per gli italiani non sono una novità, ci sono molti negozi che vendono solo mozzarelle e anche molti ristoranti che fanno della mozzarella di Bufala il loro piatto forte del menù, un po' originale invece vederlo in un locale a Montecarlo nel Mozza Bar dove troviamo, mozzarella di bufala biologica, affumicata, treccia di bufala, ricotta di bufala, fior di latte i rifornimenti arrivano direttamente dall' Italia 3 volte a settimana, le mozzarelle vengono conservate in un apposito luogo a temperatura ambiente per conservare le caratteristiche organolettiche.
La  differenza con altri posti è nella selezione nella diversa provenienza del prodotto, nella freschezza, l'accuratezza della conservazione che per la mozzarella è un indice importante nella degustazione.
Se siete a Montecarlo e vi viene voglia di una mozzarella è un indirizzo sicuro (non indagheremo perchè a Montecarlo vi deve venire voglia di una Mozzarella invece di un croissant, come non abbiamo indagato perchè a Parigi vi deve venire voglia d'uovo appena mattina!)


4) Fish and chips 
Per il Regno Unito non sono una novità, fish and chips ovunque un po' come per gli italiani la Pizza, stanno sempre più diventando una realtà i venditori ambulanti con camion che fanno cibo in tante altre nazioni, ora si possono trovare dappertutto ad Amsterdam. Amburgo, Madrid, Varsavia e perfino a Parigi con The Sunken Chips,  insomma se vi viene voglia di pesce fritto e patatine non dovete andare più fino a Londra.

5) Solo Carne
Se si diffonde una cultura del vegetariano ecco arrivare per controtendenza un ristorante di solo carne, non sono però delle steakhouse al quale eravamo abituati, ma qualcosa di più, potete scegliere i diversi tipi di carne ma sopratutto di razza e di provenienza, simmenthal della Baviena, Black angus dalla Scozia, dall'Argentina, dagli Stati Uniti, dall'Irlanda, per veri intenditori una vasta scelta come da Ma chere et Tendre, diciamo non è l'indirizzo giusto per i vegetariani.

6) Solo Formaggi
Un idea gia collaudata in passato, ristorante di solo formaggio come protagonista del menù da Assofiori a Milano, Fil'O fromage, Hisada,  a Parigi

7) Solo una verdura
L'unico elemento negativo è che al momento non si sono ancora visti ristoranti come tema a senso unico le verdure o i legumi, un menu con solo una verdura, per dire Fagioli, Zucchine, Piselli, sono prodotti che si possono proporre per un intero menù, possono essere di diversa provenienza e varietà, per intenditori, sono certo che il prossimo anno qualcosa del genere troveremo anche se qualche dubbio sulla stagionalità c'è, anche se oggi siamo abituati a melanzane e zucchine tutto l'anno, si può anche fare da "Broccoletti & Zucchine", una verdura invernale e una estiva.


Sintesi: si tratta di un cambiamento d'atteggiamento di consumo non indifferente, si esce fuori non per provare una nuova cucina, per mangiare un piatto tradizionale ma si esce fuori per mangiare qualcosa di preciso, che non lascia spazio al dubbio e all'incertezza, si è passati da una cucina a una specialità o alla scelta dell'ingrediente, se vado da Egg's sono sicuro di mangiare solo uova, da Meatball sono sicuro di mangiare solo polpette, se vado da Sunken chips sono sicuro di mangiare solo fish and chips, è un modo come un altro per ridurre l'incertezza.
Un atteggiamento più che d' apetura verso il nuovo, di senso di auto protezione, un nuovo comportamento  del consumatore che non rinuncia in tempo di crisi a mangiare fuori un piatto ma che esce per mangiare qualcosa di solo molto preciso.

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A grande richiesta le polpette dopo la cottura al forno