martedì 9 aprile 2019

Grassi saturi nel cioccolato?

Maria Laura G, Genova:  Ho comprato una tavoletta di cioccolato con contenuto di 75% di cacao, leggendo l'etichetta ho visto che c'è una certa quantità di grassi saturi, ma non erano solo nella carne?

Comprendo che può stupire perchè in generale associamo i grassi saturi a prodotti carnei, in particolare alla carne rossa oppure ai derivati del latte come i formaggi, tuttavia gli acidi grassi saturi possono essere anche d'origine vegetale. Nel tuo caso sicuramente arrivano dal burro di cacao uno degli ingredienti del cioccolato fondente; si tratta ovviamente di una composizione diversa di acidi grassi saturi rispetto ai prodotti carnei.

Il burro di cacao è composto dagli acidi grassi: oleico ( che si trova anche nell'olio d'oliva) acido palmitico e acido stearico (è da questi ultimi due che arriva il contributo in acidi grassi saturi).

Gli alimenti vanno considerati nella loro interezza, non solo per una singola voce della tabella nutrizionale, è vero che il cioccolato fondente viene visto in modo favorevole dalla maggior parte dei professionisti della salute che si occupano d'alimentazione ma nella quantità di quadratino al giorno l'equivalente più o meno di 5g..


Comunemente gli acidi grassi saturi si associano alla carne in particolare alla carne di manzo, ma va detto a tutte le carni incluse quelle d'agnello e di maiale.

Nonostante più studi identificano nei prodotti industriali l'abuso di grassi saturi, alcuni ricercatori avevano individuato negli Usa tra le forse possibili cause dell'innalzamento di grassi saturi nella dieta, il consumo di carne (3 volte in più rispetto all'Italia) e l'eccessiva frequenza ai fast food ai cosiddetto panino con hamburger  dove oltre alla carne a incidere sono l'aggiunta di fette di formaggio e le fette di pancetta (per non tenere conto dell'aggiunta di salse e per completare il pasto patatine fritte e bevande zuccherate).


Ricordando che tutti i grassi nelle giuste proporzioni sono essenziali al corretto funzionamento dell'organismo inclusi i grassi saturi.

Quello che va limitato non è tanto la normale alimentazione o il consumo occasionale di qualche prodotto ma l'eccesso in generale nella dieta quotidiana di grassi saturi, è un problema di quantità e più in generale sarebbe meglio dire di qualità e varietà dell'alimentazione.

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lunedì 1 aprile 2019

Le promozioni al supermercato favoriscono l'obesità e il cancro ?

Uno studio in Regno Unito del Cancer Research ha individuato nelle promozioni al supermercato uno dei "fattori ambientali" che possono favorire l'Obesità e di conseguenza lo sviluppo del cancro.

Il collegamento a prima vista sembra azzardato, tuttavia senza andare in Regno Unito, è sufficiente entrare nel primo supermercato che trovate per notare che in offerta ci sono sempre le patatine fritte, i salumi, i formaggi, i gelati, i biscotti, le torte, tutti alimenti che si distinguono per il contenuto di grassi, sale e zuccheri (Hfss).

Lo studio ha portato a calcolare che coloro che tendono a favorire l'acquisto d’alimenti in promozione (dal 40 all'80% del totale della spesa) hanno la maggiore probabilità (del 30%) di divenire obesi rispetto a chi non fa acquisti in promozione o lo fa solo saltuariamente.

Non è solo un problema di scelta è un problema di reddito in particolare in Regno Unito, ci sono diverse aree che soffrono la mancata riconversione industriale, aree povere in cui il reddito della popolazione è basso, gli acquisti in promozione sono una necessità.


Le promozioni influenzano tutti i target, andando a fare la spesa ho acquistato una torta di ricotta in promozione con il 30% di sconto e un pacco di patatine fritte all'aceto balsamico perché aveva il 50% di sconto. Non ne avevo bisogno ma inevitabilmente la promozione stimola l’acquisto e di conseguenza il consumo.

L'obesità à una malattia multifattoriale dove sicuramente il reddito ha sua importanza, se si ha una capacità d'acquisto limitato è più facile preferire alimenti che sono in promozione.

In questa ricerca sono andati a verificare anche quali sono i gruppi più a rischio, la maggior parte sono le persone a rischio di precarietà come i giovani nuclei familiari con bambini, le famiglie parentali (un solo genitore con figlio o figli), le persone sole e le coppie ultra 65enni.

L'Università di Tor Vergata di Roma in uno studio pubblicato di recente ha individuato un gruppo di 4,5 milioni d'italiani (il 17,6%) che a causa dell'impoverimento non segue più le terapie mediche e l'introduzione dei ticket sulle prestazioni specialistiche ha allontanato più persone dalla prevenzione.


Quali strategie si possono prospettare per la prevenzione dell’obesità e del cancro?

Regolamentare o invitare la grande distribuzione ad avere per le promozioni una maggiore varietà di prodotti che contempli delle percentuali d'alimenti meno ricchi di sale, zucchero e grassi in modo che le famiglie possano fare scelte differenti.

Educare le famiglie a scelte in favore della salute a tavola con programmi ad hoc.

Educare e facilitare ai gruppi a rischio a programmi di movimento fisico. Questo perché l’educazione alimentare da sola può non essere sufficiente a favorire il cambiamento verso uno stile di vita attivo. Per esempio camminare un’ora il giorno non costa nulla ma farlo in buona compagnia con una guida  è più gradevole.

Dare la possibilità di ricercare piccoli piaceri quotidiani a questi gruppi di popolazione anche fuori dal cibo. Questo perché essere sulla soglia della povertà non è un condizione socialmente facile anche dal punto di vista psicologico, bisogna comprendere che più si è poveri ed è più facile cadere nella ricerca di piccoli piaceri alimentari apparentemente innocui  a costo basso ma che nel tempo possono rilevarsi meno innocui di quanto si possa immaginare.

Sintesi

Per cambiare bisogna avere la percezione e la consapevolezza  del rischio di queste patologie, solo cosi è possibile implementare con successo investimenti a lungo termine in programmi di prevenzione della salute pubblica.

Attualmente sarò anche pessimista ma non vedo questa sensibilità nelle istituzioni per cui un'invito personale a prendere per le mani la propria salute, cercando di fare scelte negli acquisti più ragionevoli e responsabili per il futuro.

Fonte della notizia : Cancer Research UK

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