mercoledì 10 maggio 2017

Adotta un Food Blogger e Food Blogger d'Autore

Il  precedente post sulla trasmissione di Rai 3 Report e food blogger ha avuto in sette giorni ben 89,796 visite, un record per quanto mi riguarda, segno che si tratta di un problema molto sentito.

Tanti i commenti che ci hanno fatto riflettere, uno dei più interessanti è stato fatto da Artemisia Comina, blogger storica un mentore per tutti quelli che hanno aperto un blog di cucina, giustamente sostiene che noi food blogger abbiamo dato attendibilità alla rete, al web, ai blogger e a qualcuno sta sfumando tutto il lavoro costruito con tanta fatica.

Come quando un contadino prepara il terreno per piantare i pomodori, compra le piante, le cura tutti i giorni, le annaffia, le fa crescere e quando i pomodori sono maturi, passa qualcun altro a raccoglierli.

Questo sta accadendo nel mondo del web in particolare nel settore dell'alimentazione, influencer o non influencer.


Che cosa fare per tutelare il nostro lavoro?

Recitando anche il mia culpa, perché in questi anni ogni persona ha pensato al proprio giardino, nessuno ha mai pensato di difendere immagine dei food blogger in generale, gli attacchi ai blogger e ai food blogger si fanno sempre più pesanti.

Ho visto la condivisione di un post su facebook un filmato di Carrefour in cui più o meno ironicamente si prendevano in giro i food blogger ma con un fondo di verità, questo non è un lavoro, può essere un momento d'approfondimento di un argomento preciso che aiuta a entrare in un settore lavorativo.

Tuttavia gli attacchi ai blogger con commenti negativi sono continui, in primo luogo da parte della stampa, che non hanno compreso che il problema della crisi dell'editoria non è stato colpa dei blogger, si vende sempre meno giornali? Chiedetevi come mai il pubblico non è interessato a quello che pubblicate?


C'è anche una proposta di legge che vuole obbligare chi apre un blog, sito web o forum diretto alla pubblicazione o diffusione online d’informazioni, dovrà tramite posta elettronica certificata fornire tutte le informazioni personali (nome e cognome, domicilio e codice fiscale) alla Sezione per la stampa del tribunale di dove si scrive il blog.

Cosa noi food blogger abbiamo fatto di male? Non ho capito, forse abbiamo pubblicato troppe ricette di tiramisù? Se ve li siete mangiati tutti in una volta sola e siete stai male, la colpa non è mica nostra!

In tutta questa confusione sono rimasto molto deluso nei confronti delle Associazioni di Food Blogger, di fatto non sono mai presenti per tutelare l'immagine dei food blogger e sembra che si occupino di ben altro.

Ci vorrebbe maggiore chiarezza, una differenza tra siti di cucina e food blogger non sono la stessa cosa, bisogna che ci differenziamo dai siti di cucina e di food blogger farlocchi.

I siti di cucina sono fatti da redattori, che nel corso del tempo possono cambiare, sono dei magazine on line delle riviste e come tali devono iscriversi in tribunale al registro dei quotidiani e riviste, pagare i redattori che non possono essere food blogger, lavorare per il proprio piacere, il volontariato ha senso solo se ci si occupa di no profit.

La situazione attuale dei food blogger è molto frammentata, ci sono food blogger indipendenti che utilizzano una piattaforma di cui sono ospiti (blogspot o wordpress), ci sono food blogger molto bravi che hanno un sito che si gestiscono autonomamente, ci sono food blogger che fanno parte di raccoglitori di blog, come I food, Giallo Zafferano, che in teoria raccolgono la pubblicità per loro.



Food Blogger d'Autore

Il Food blogger è sempre singolo, anche se non mancano blog con più autori, bravo o non bravo non importa, non è che Picasso o Dalì  al primo quadro hanno fatto un’opera d'arte, uno solo che scrive, che ricerca, che fotografa, che si pulisce la cucina, sono la maggior parte dei food blogger.

Quello che dobbiamo fare e differenziarci già lo facciamo per i contenuti originali ma non basta, bisogna che creiamo un marchio collettivo tipo "food blogger d'autore"  o Food blogger per passione e che ci si dia delle regole di comportamento nel rispetto di chi legge, contenuti propri, fotografie proprie, la cucina di casa propria ecc.

Food Blogger d'autore perchè ci si mette nome, cognome, il viso, le nostre emozioni, la nostra vita, i nostri affetti, pochi si rendono conto che quelle foto e quelle ricette non trasmettono solo colori e profumi ma anche storie di vita, raccontano di persone un po' speciali, raccontano d'amore ma anche di delusioni, di storie liete ma anche di storie di blues, foto e ricette sono come quadri d'autore.

Ricette d'autore ricette che ogni blogger sa fare in modo diverso, sa raccontare in modo diverso e rendere speciali.


Adotta un Food Blogger

Si può adottare un orto e farmi mandare i frutti a casa, perché no un food blogger si può scegliere se basta la visibilità o altro un solo sponsor per un certo tempo.

Vantaggi per un’azienda

Il blogger ha un target segmentato, già pronto e ricettivo, nessuno vuole sapere come realizza un piatto Carlo Cracco, lui è bravo ha una cucina super attrezzata, ma vuole sapere come lo realizzi una persona semplice con una cucina normale.

La credibilità del food blogger offre la possibilità d'inserirsi in un contenuto già positivo.

Pochi sanno che i blogger di cucina sono soprattutto frequentati da utenti esteri che vogliono imparare la cucina italiana, dai tagliolini a mano alle alici, quale miglior modo d'impararla guardando i blog, si vuole fare la cucina italiana di casa, lo ha capito Jamie Oliver che viene in Italia a imparare non la cucina accademica delle scuole ma la cucina che si fa in casa.

Quest’aspetto non deve essere sottovalutato perché inconsapevolmente i blogger sono diventati i principali testimonial della cucina italiana nel mondo.

I food blogger non sono editori non prendono soldi pubblici per l'editoria potrà sembrare poco ma in un mondo in cui la stampa vive grazie ai fondi pubblici, i food blogger non portano via niente dalla tasca di nessuno.


Ora mi rivolgo alle aziende come Ferrero e Barilla, che spendono per uno spot in televisione anche 100.000 euro, potete fare qualche spot in meno e contribuire a realizzare dei progetti con food blog veri e non farlocchi?

Cari amici di Ferrero, ho appena visto la vostra pubblicità delle nonne con tutti i riferimenti ai prodotti d'origine italiana, non ci credete nemmeno voi, figurativi noi guardando lo spot, volete dimostrare d'essere italiani? Adottate i food blogger, bastano anche tre spot in meno ma un ritorno in termine di pubblicità e credibilità molto più grande e vasto.

Barilla, dopo che abbiamo visto i vostri spot sui nuovi formati di pasta e sughi pronti, che appena iniziano, cambio canale, qualche spot meno e più food blogger, sono certo che ne guadagna l'immagine e vi fate conoscere a un pubblico più vasto sia in Italia sia all'estero.

Ci sono anche un grande numero d'aziende che fanno dei prodotti interessanti ma che non sono conosciute, proprio ieri sono stato a Tutto Food, ci sono tanti prodotti di qualità, ma poco noti che rischiano di passare inosservati a livello nazionale e internazionale per la poca comunicazione.

Impegni per il food blogger

Pubblicare ricette fare il suo lavoro di sempre, ricette vere  contenuti propri.
Una sola adozione per volta per un certo tempo non ci si può fare adottare da più genitori.
Rendere a chi adotta il numero di visitatori e contatti effettivi.


Alle aziende che utilizzano blogger farlocche

Non è affare mio sapere perché utilizzate blogger e cuoche farlocche, so per certo che contano anche le relazioni e le amicizie ma se finanziate qualcuna che si fa fotografare o filmare con uno scolapasta in mano che non sa cosa farci perché non l' ha mai visto in vita sua, che figura ci fate?

Cosi come le aziende di pentole e di coltelli che abbiamo visto in questi anni, senza offesa per nessuno più che delle sponsorizzazione sembravano il pagamento d'altre consulenze.



Sintesi

L'anno scorso ho aperto un'associazione no profit per la ricerca, la cura e l'assistenza su una malattia genetica, ma non l'ho mai reso pubblico sul blog e nemmeno su internet, perché non c'è attinenza tra il mio lavoro e la passione gastronomica.

D'aprire un’altra associazione per i food blogger per difendere l'immagine e il lavoro di tutti, non me la sento da solo, fossi già in pensione lo farei ma mi mancano più di vent'anni di lavoro.

Mi piacerebbe portare avanti sia il progetto "Food blogger d'autore" e "Adotta un Food blogger", poche parole creare un marchio food blogger d'autore da condividere in line con delle regole da decidere con più blogger.

Lancio un'appello se c'è in ascolto un’associazione che mi aiuti, un’azienda di comunicazione che mi sostiene fornendomi dei professionisti potrei essere più celere altrimenti dovete aspettare i miei tempi tra il lavoro e la famiglia.

Ringrazio tutti dell'ascolto

Aggiornamento del 13 Maggio 2016

Spiacente d'essere stato equivocato, la mia era un'esortazione all'unità dei blogger e non alla frammentazione, pazienza non si può essere simpatico a tutti, cercavo solo di portare delle cose positive, una migliore rappresentatività sia all'interno della rete che fuori.

Nessun problema amici come prima, io vado avanti per la mia strada come ho fatto fino ad adesso.



martedì 2 maggio 2017

Report Rai Tre : le marchette delle food blogger farlocche e dei giornalisti

Lunedì scorso è andato in onda su Report un servizio sui food blogger, dopo averlo visto su Raiplay, volevo fare qualche osservazione in quanto come food blog non mi sento rappresentato dall'immagine negativa di semplice marchetta.

Sono un food blogger da dieci anni  sono stato in più classifiche redatte tra i primi dieci blogger negli ultimi nove anni, classifiche che tenevano conto dell'influenza dei blogger nella rete.

Da un anno, un  nuovo giudizio per i blogger, non sono più i lettori, le pagine viste, link, indicizzazione nei motori di ricerca ma i follower dei social network dove le fotografie e lo style life hanno più rilevanza della parole e delle ricette.


Food Blogger Influencer

Vuoi essere un foodblogger influencer? Viene nel nostro sito e inscriviti (pagando ovviamente) diventerai anche tu un food blog influencer!

Credo di  ricevere almeno 4 o 5 proposte al mese di questo genere, da sedicenti agenzie di marketing.

In pratica ti fanno avere la pubblicità delle aziende in cambio di una percentuale. Tutto questo indipendentemente dalla tua audiance, il numero di lettori  e pagine viste ma solo di quanto tu sei disposto a mettere per intero quello che ti viene chiesto.


Report TV e i food blog influencer

Report per spiegare il fenomeno, intervista dei presenti food blogger, io non li ho mai conosciuti come tali in dieci anni, secondo me non rappresentano l'immagine dei food blogger, forse si possono definire dei food influencer, ma non so dire chi influenzano di preciso.

Da qualche anno le agenzie di comunicazione hanno creato dei food blogger per diffondere contenuti a pagamento, dal momento che i food blogger indipendenti hanno difficoltà ad accettare le richieste delle agenzie e delle aziende.

Sono tutti seguiti veri? Non lo so, ho delle forti perplessità se Il sole 24 ore fornisce falsi numeri di lettori, perchè non si possono avere falsi follower, falsi lettori, falsi commenti? Sembra che siamo di fronte al mondo del tarocco generalizzato.

Se posso dire sia il web che la stampa hanno fatto una pessima figura, viene da pensare se sono falsi i lettori e i follower figuratevi il resto!


La mancanza di contenuti

Quello che personalmente mi diverte è che in questi nuovi presunti top blogger influecer, la totale mancanza di contenuto, c'è un vuoto che riempiono con i marchi e collaborazioni, tanti colori tante foto ma poca cucina, il livello dei piatti di cucina rasenta i programmi delle scuole elementari.

Leggo intervista di una top blogger farlocca "per me il top è hamburger in particolare hamburger di Mcdonald's" io capisco che possa piacere, ma scusami tutte le ricette vegetariane che fai per chi sono? Usi solo prodotti Bio, l'acqua della fonte del Po, le carote del contadino biodinamico per il web e poi vai da Mcdonald's a mangiare?

"Faccio solo ricette innovative la frittata di uova e patate, la caprese e le melanzane alla griglia", scusami ma guarda che le sa fare anche mio figlio e non è nemmeno appassionato di cucina.

Non per essere polemico ma avete visto i blogger veri quelli che fanno da mangiare cosa fanno? Tortelli a mano, tirano il mattarello e tagliano i tortelli meglio di un chirurgo, pizze, gnocchi, lasagne, angelica, torte di rose, biscotti d'ogni tipo, angel cake, altro che melanzana alla griglia.


Il caso Lisa Biondi

La prima cuoca farlocca della storia della comunicazione in Italia è stata Lisa Biondi personaggio famoso degli anni '60 e anni '70.

Un personaggio inventato da un agenzia di pubblicità, i cui ricettari si trovavano come allegati nelle migliori riviste dell'epoca. Solo dopo anni si è ammesso che non esisteva a scrivere le ricette erano un gruppo di professionisti diversi.

In definitiva oggi è uguale, solo che una volta le cuoche farlocche se le dovevano inventare oggi sono già pronte, sono già farlocche di loro.

La storia si ripete c'è sempre una che "dice" di fare di mangiare e che veicola i messaggi delle aziende, il prototipo è quello, non c'è stata evoluzione, è cambiato solo il mezzo la stampa è stata sostituita dal web e dalla televisione .


Le tariffe dei food blogger 

5.000 euro è questa la tariffa per post delle top food blogger secondo i dati di Report, 4 al mese, fa 20.000 euro al mese, se conti le parole questa cifra non la guadagnava nemmeno Umberto Eco, direttori di giornali prendono molto ma molto meno, i veri chef che lavorano in cucina tutto il giorno, non guadagnano cosi tanto e soddisfano a tavola più persone,  ma le pagano le tasse i food blog influencer?

La mia amica quella famosa dei racconti di cucina della pappagalla, quella del copia e incolla ricetta da altri, quella con la faccia a pagnotella, che lavora in un importante quotidiano italiano food editor prende solo 5.000/6.000 euro al mese per 4 ricette al mese, si sentirà una morta di fame, farà un cazziatone all'editore!

Le pubblicità sui giornali costano anche 25.000 euro perché i blogger no? A me sembra che il grande budget della pubblicità transita solo su alcuni "canali" piuttosto che sui food blog.

Se un bravo food blogger ha uno sponsor ben venga sono contento per lui, purchè sia fatta in modo corretto, segnalando che si tratta di un pubbli redazionale, che si tratta di pubblicità bisogna dirlo!

Giuro che se qualcuno mi contatta ancora e mi chiede di collaborare per la gloria gli tiro due calci nel culo seduta stante.


Adotta un food blogger

Qualcuno potrebbe dire che io sia contrario alla pubblicità, no anzi basta dichiararlo, blog sponsorizzato dalla Cammeo piuttosto che da Barilla, non vedo dov'è il problema, molti blogger hanno un piccolo aiuto di qualche sponsor per il rimborso spese.

Anzi io farei la campagna "Adotta un food blogger", chiunque può sponsorizzare il food blogger, in cambio il food blogger oltre alla visibilità, darà torte, biscotti, cornetti, cannoli, cannelloni, secondo me i food blogger guadagnerebbero di più cosi che dai ricavi della pubblicità, sarebbe più contenti anche gli adottanti.

Piuttosto che pagare per una pubblicità effimera che si confonde tra mille marchi, meglio un food blogger vero, vuoi mettere mangiare a Pasqua una colomba fatta con lievito madre al profumo d'albicocca, limone e rosmarino?


Art 10 Ordine dei Giornalisti

Io non trovo grave che i blogger si facciano pagare provo molto più grave quando i giornalisti, come è stato fatto vedere in tv, non solo hanno rapporti di collaborazione con le aziende che recensiscono ma sono anche soci delle aziende stesse.

A cosa serve un articolo 10 dell'Ordine dei Giornalisti se poi nessuno l' osserva? Non l'osservano i giornalisti, lo devo osservare io che non lo sono?

Non ci voleva Report per capirlo erano diversi anni che avevamo capito che le guide dei quotidiani dei ristoranti e dei locali pubblici erano più che farlocche.


Amici di Report

Cari amici di Report quelli che avete preso per blogger non rappresentano il settore, conosco blogger da dieci anni, ci sono mamme favolose, che dove avere accudito la famiglia, la sera lasciano uno spazio al loro passatempo preferito la cucina, ti fanno un angelica con lievito madre, sanno fare colombe, panettone, pane, biscotti a go go.

Quando vado a vedere cosa fanno rimango a bocca aperta per la capacità che hanno con pochi mezzi e poco budget realizzare delle gran ricette, è facile se sei chef e hai tutta un attrezzatura fare dei grandi piatti, è facile se hai una redazione in cucina, ma prova a farlo a casa è un altra storia.

Qualcuna più famosa, ogni tanto trova qualche sponsor che almeno le permette di pagare le spese, perché anche gli ingredienti e gli attrezzi per fare da mangiare costano.

Personalmente non ho mai accettato danaro da nessuno, come me tanti altri blogger, ma se qualcuno vuole farmi un bonifico .....



Identikit della Food Blogger Farlocca: più che fame è voglia di fama

Per strappare due sorrisi, voglio dare qualche consiglio su come riconoscere nel mondo del web una food blogger farlocca,. Non si pone come cuoca ma esempio da seguire per le altre donne, il fatto di proporsi come food blogger ed esperta in cucina è solo un pretesto per porsi al centro dell'attenzione e mettere la sua vita a disposizione dei marchi, dalla carta igienica alla camomilla:

Immagine di una fotomodella

Sempre pronta e truccata per un selfie.

Va tutti i giorni dal parrucchiere e dalla manicure ha sempre le mani con le unghie colorate (che non vedono mai farina, chi vuole capire, capisce).

E' sempre fidanzata con uno chef (ma và! Non sembra ma aiuta).

A volte è iscritta alla Anfus, Associazione Nazionale Fidanzate Uomini Sposati.

Una volta alla settimana va dalla fattucchiera (la molla o non la molla la moglie?).

Tutti i fine settimana va in giro per il mondo, solo luoghi esclusivi, libera perché il fidanzato il fine settimana deve stare con la moglie e i figli.

Pubblica ricette caloriche tutti i giorni ma è magra come un grissino.

Dice solo di fare Ricette Perfette.

Ogni foto un servizio di piatti diverso, ha più servizi di piatti della moglie di Napoleone (No semplicemente le foto gliele danno da pubblicare le aziende).

Un apolide: fate caso dice d'abitare a Milano, ma le foto delle ricette sono sempre davanti al mare ( e Milano è in mezzo alla Pianura Padana), su una scogliera delle Cinque Terre, in un isola della laguna di Venezia, su un Fiordo Norvegese, su una scogliera Irlandese, su una distesa di spiaggia Caraibica o su un atollo Polinesiano.

Hanno sempre le foto di cucine linde e pulite e lucide come nuove.

Va tutti i giorni a mangiare al ristorante e lo condivide sui social (ma quello che fa da mangiare e che pubblica chi lo mangia?)

Fa sempre corsi di yoga, perché riequilibrare le energie negative (se posso, sono gli accidenti della moglie che a volte colpiscono)

Ogni tanto sparisce, con la frase "a questo mondo c'è sempre gente molto cattiva, malvagia e invidiosa", dopo un incontro non piacevole con la moglie del fidanzato, che le ha fatto un occhio nero.

Se alla domanda, scusi mi aiuta a tagliare una mela, risponde "io non sono mica una cuoca io sono una blogger manager", quella è una food blogger farlocca di sicuro!

Comunque l'esclusiva più divertente sarebbe stata un 'intervista alla moglie del fidanzato di una top blogger "scusi, signora lei cosa ne pensa delle food blogger?" No, diciamo che sarebbe stata sincera ma non obiettiva in questo caso.


Sintesi:

Dalla trasmissione di Report non è venuta fuori un immagine dei food blogger positiva, sono stati interpretati come le peggiori marchette del mondo della comunicazione. Anche la stampa con Il sole 24 ore e le recensioni eno gastronomiche di Repubblica non hanno fatto una bella figura.

Il mondo della comunicazione dovrebbe essere fatto di credibilità, non bastano i dati tecnici come numero dei lettori, follower, contatti, ci sono altri valori che determinano l'influenza di un media, qualsiasi esso sia.

Lo stesso Report è una delle trasmissione con il più alto indice di credibilità ma non è una delle più viste in assoluto, il suo valore è dato dai contenuti, dai temi che affronta, dalle inchieste, dall'etica e dalla professionalità delle persone che vi lavorano. Il loro valore non viene dato certo dai numero dei marchi che mettono su una pagina.

Una volta si costruivano i prodotti editoriali per soddisfare i lettori oggi si costruiscono prodotti editoriali solo per soddisfare i marchi.

La responsabilità è delle aziende che generano cosi dei mostri più che dei personaggi a loro uso e consumo.

C'è bisogno d'esempi positivi nel settore dei media,  che il rispetto del lettore e i contenuti tornino al centro dell'informazione, altrimenti rimane solo spazzatura.

Una digressione
Consentitemi di ricordare un grande giornalista, solo recentemente sono venuto a conoscenza della morte di Cino Tortorella che tutti conoscono come il Mago Zurlì dello Zecchino d'oro, ma che io ho conosciuto come uno dei punti di riferimento della Rivista Gran Gourmet, giornalista eno gastronomo di grande fama e competenza, la cui indipendenza di giudizio ha stimolato la crescita del settore dell'Enogastronomia e della Ristorazione. 

Post correlato:  Conviene aprire un blog di cucina? La cucina della pappagalla (in 1 anno e sei mesi 875.000 visualizzazioni)



Ringraziamenti. volevo ringraziare tutti i commentatori e tutti quelli che per qualche minuto mi hanno fatto diventare "famoso" con la condivisione di questo post, in primo luogo Simona Nania e Anastasia Grimaldi che conosco da molti anni, come Terry GiannottaSimona Milani, Chiara Giglio, ma anche tutti gli altri che purtroppo non conosco e che hanno condiviso il post su Twitter, Google+ e Facebook, una marea di condivisone e anche d'affetto, grazie e spero vi abbia fatto sorridere con la mia ironia.