giovedì 26 febbraio 2009

Letizia Moratti Expo 2015 e Acquatherapy : due esempi di comunicazione confusa

Non so ultimamente chi hanno come consulenti per la comunicazione la Signora Letizia Moratti e Acqua Therapy, ma sembra lo stesso. Due esempi di come nel tentativo di dare una buona impressione, si spinge la comunicazione fino a farla diventare un messaggio che appare troppo ricco genera confusione e diventa difficilmente decodificabile.

Nel tentativo di modificare la sua immagine, Letizia Moratti si è presentata da Fazio su Rai Tre in versione simpaticissima, le avranno detto devi farti dare 15 miliardi di euro per Expo uno sforzo almeno per un sorriso si può anche fare no! L'’intervista è stata molto divertente quasi meglio della Littizzetto, Expo gestirà i finanziamenti nazionali che tramite progetti ridistribuirà a chi siglerà accordi con l'Expo (capito?), l'Expo risolverà il problema della fame del mondo e dell’obesità nel mondo, farà diventare Milano una città verde, aumenteranno i suoi abitanti, ci saranno più case, per i per gli studenti, darà lavoro a tutti, coinvolgerà tutta l’Italia, manderemo turisti a tutti, trenta milioni di visitatori verrano a vedere tutte le cose belle che faremo (nient'altro?), quali? Le stiamo progettando!!!! Ahhhh (al mio paese i polli si contano dopo averli presi non prima).

Mentre ero in treno ho visto la pubblicità acqua therapy, in una rivista, sembra che nell'incapacità di scegliere uno slogan, hanno preferito metterli tutti in una pagina, acqua più curcuna e ortica: "acquatherapy è disponbile per acqua che regolarizza il colesterolo, contrasta gli enestetismi della cellulite, aiuta a rinforzare le difese immunitarie, limita l’assorbimento dei grassi, favorire il trofismo dei capelli e per l’esposizione al sole". Siete proprio certi non c’è altro? In realta sul sito si scopre che il tappo contiene 750 mg di estratti di piante medicinali (tre euro alla bottiglietta per un acqua therapy!!) e sono diverse, ma la comunicazione nella pagina non è chiara secondo me, io non l'ho capita (chissà come mai?), al di là della validità o meno del prodotto. Come sempre se devo unirlo a una alimentazione sana ed equilibrata perchè devo adoperarlo e spendere 6 euro al litro?

Nuovi trends nel settore del vino: il vino su misura e il produttore distributore negli Usa

I miei amici vignaioli si sono lamentati che è tanto che non parlo di vino, oggi li voglio rendere "contenti". La Tenuta Valdipiatta, una delle aziende più note del nobile di montepulciano ha lanciato una nuova idea di marketing (non tanto nuova) un vino su misura (taylor made), un vino dove il cliente non sceglierà (come già avviene ora) solo l'etichetta, la bottiglia, la tipologia ma la possibilità di crearsi un proprio vino da zero, scegliendo vitigno, vigneto, seguendo il processo di produzione e facendo delle scelte per avere un risultato di un vino su misura, ma il vino non è un abito su misura e il vignaiolo non è un sarto. Devo essere sincero a me questa idea non piace, se ben comprendo l'esigenza di offrire ad un segmento di mercato di lusso questo servizio così esclusivo consentendo a ogniuno di coltivare il sogno del proprio tuscan wine trasforma secondo me quello che è un produttore di vino ad un semplice agricoltore.

Fino ad ora è il produttore di vino che ha educato il cliente al gusto, che il cliente educhi al gusto il produttore è un idea azzardata, non vorrei che finissi come il Brunello che per renderlo più adatto al mercato americano ne hanno cambiato alcune caratteristiche. Il vino è un prodotto del territorio e del suo vignaiolo, la maggior parte dei clienti non conosce il lavoro della produzione del vino, potrà anche capitare qualche persona illuminata di grande cultura che magari avrà la capacita di valorizzare al meglio il terreno le uve e il metodi di produzione, ma sarà raro ma a questo punto l'azienda che ruolo ha? La soddisfazione del cliente può trovare altre strade.


Stefano Cinelli Colombini dell'azienda Fattoria dei Barbi, ha fondato negli Stati Uniti un azienda per la commercializzazione del suo vino, convinto che non veniva sufficientemente considerato dai suoi partners americani. Il mercato americano valuta il tuo vino in base ai numeri che riesce a dare, gli Stati Uniti sono un paese molto grande, , se il tuo vino non fa guadagnare abbastanza passi in secondo piano. Proprio per questo chi non ha milioni di bottiglie deve scegliere di orientarsi su aree di mercato più piccole esempio New York, Chicago, San Francisco e sceglierne solo una, perche scegliere tutti gli Stati Uniti è molto dispersivo, ma sopratutto se la tua capacità produttiva è bassa non è conveniente. Nessun partner potrà fare un investimento se sà che non potrà avere un ritorno economico.

Al di la di queste mie considerazioni il tentativo di filiera corta è interessante e per rendere però l'offerta valida ha dovuto inserire altre aziende italiane, prosecco di Valdo, i vini di Fontanafredda, Montepulciano d'abruzzo delle Colline Teramane e altri, però attenzione molto dipende dal canale di distribuzione scelto, finchè si rimane su ristorazione e negozi gourmand, può portare risultati interessanti più difficile per la grande distribuzione.

In sintesi due atteggiameni diversi da una parte la Tenuta Valdipiatta che fa arrivare il cliente in azienda e la Fattoria dei Barbi che porta direttamente il vino sul mercato senza intermediari. Vedremo chi avrà adoperato la strategia vincente.

martedì 24 febbraio 2009

Alli, c'è un futuro per i farmaci contro l'obesità?

Nel giro di pochi mesi tre grandi aziende farmaceutiche hanno dichiarato di limitare le ricerche e la vendita di farmaci contro l’Obesità, prima la Sanofi-Aventis, con il ritiro di Acomplia, favorito dall’ EMEA. Nello stesso tempo due multinazionali farmaceutiche americane, Pfizer e Merck, hanno annunciato di rinunciare agli studi sulle molecole CP-945-598 di Pfizer, e Taranabant di Merck.

L’inizio del nuovo millennio si era aperto carico di speranze con due nuove molecole Orlistat (Xenical) e Sibutramina (Ectiva- Reductil, Reduxade) che secondo i dati e le comunicazioni avrebbero dovuto fornire un contrinuto per risolvere il problema dell’obesità. La realtà invece è stata differente seguita da diverse vicende che ne hanno messo in discussione l’uso. Va bene si inteso che un paziente obeso ha un quadro clinico complesso e compromesso per cui è sempre a rischio e la prescrizione del farmaco va sempre valutata con molta attenzione. Io sono propenso nel credere che c'è stato un po’ troppo presto un entusiasmo ingiustificato, ricordo la comunicazione pre marketing, molto forte che hanno creato delle aspettative molto alte, le azioni delle aziende sono letteralmente salite nelle borse dei titoli e i farmaci sono stati commercializzati su Internet prima ancora che il prodotto ufficiale venisse approvato per la vendita. Un comportamento alquanto originale da parte delle aziende farmaceutiche, alla luce dei risultati è mancato secondo me un principio di precauzione in tutti i soggetti coinvolti, forse anche modalità di comunicazione sia al settore medico scientifico che al pubblico più misurate.

Tuttavia anche la Sibutramina è sulla strada del ritiro dal mercato anche se Emea lo ha dichiarato farmaco sicuro, mentre secondo alcuni può generare problemi cardiocircolatori.

Ha destato clamore la decisone dell’agenzia europea del farmaco di autorizzare la commercializzazione di un nuovo farmaco “Alliper perdere peso senza prescrizione medica della GlaxoSmithKline . Dal suo lancio nel 2007 è diventato il terzo farmaco più acquistato negli Stati Uniti. In realtà non è un nuovo farmaco è semplicemente una versione più leggera (60 mg al posto di 120 mg) di un vecchio prodotto (Xenical-Orlistat), che veniva rilasciato solo su prescrizione medica. Questa è la prima volta un farmaco contro il sovrappeso e l'obesità è in libera vendita.

Non si tratta di una pillola miracolosa, è bene ricordare che è ufficialmente riservata ad adulti in soprappeso e obesi, chi “risponde” al trattamento può aspettarsi di perdere dal 5 al 10% del loro peso in un anno. Ma è necessario associarlo ad una dieta ipocalorica o almeno una dieta equilibrata per evitare di spendere la propria vita in bagno! Tra i diversi dubbi e problemi avanzati sul farmaco originale da diversi utilizzatori, era che il prodotto comportava frequentemente e improvvisamente delle deiezioni oleose, quando meno ce lo si aspettava, un difficile controllo delle feci.

Secondo l’azienda produttrice a differenza di farmaci che cercano di regolare l’appetito, che possono rischiare di esporvi a complicanze cardiache o neurologiche, Alli non è un prodotto con molte controindicazioni, tuttavia non è raccomandato nelle persone con malattie dell'apparato digerente, le carenze di vitamine o dopo alcuni trattamenti (es. anticoagulanti).

Devo dire che secondo me, valutate anche il costo del farmaco più o meno 70 euri al mese, è più consigliabile seguire una dieta ipocalorica unita ad una attività fisica regolare anche perché un a volta lasciato il farmaco si prevede l’effetto fisarmonica. L’azienda dice che non sarà fatta una distribuzione selvaggia, faranno dei corsi di preparazione per i farmacisti, tuttavia come si fa a negare un farmaco in libera vendita?

In sintesi il mio consiglio personale, che si basa sulla mia esperienza personale è di seguire una dieta ipocalorica associata con attività fisica regolare e modificare il proprio stile di vita, ritengo che sia più importante cercare di modifare le proprie abitudini di vita e alimentari che hanno generato l'obesità, che possono garantire maggiori risultati nel corso del tempo, inoltre il costo di questo farmaco non è indifferente.

Questo post l'ho scritto per rispondere al Alessia, una delle frequentatrici silenzionse del Blog, i mio consiglio è di rivolgeri sempre al proprio medico di base o di fiducia e per una dieta ipocalorica che aiuti a ridurre il peso meglio uno Medico Specialista in Scienze dell'Alimentazione, è un argomento che non affronto volentieri, argomenti correlati : Obesità secondo Xavier Leverve

sabato 21 febbraio 2009

Health claim: il succo di Cranberry dell' Oceanspray scivola sull' Efsa

Ha destato un certo stupore nell' ambiente del settore alimentare la bocciatutre di un "heath claim" per il mercato francese relativo al succo di cranberry della Oceanspray. Lo avete mai visto? Un succo fatto con il mirtillo rosso americano molto più grande del nostro. La documentazione esaminata dall'Efsa non ha ritenuto completi gli studi presentati a favore del claim "Aiuta a ridurre il rischio di infezione del tratto urinario nelle donne inibendo l'adesione di alcuni batteri delle vie urinarie ". Per dirla in breve (la relazione ha 14 pagine) hanno presentato studi che dimostrerebbero la validità health claim in vitro ma non completi studi clinici. L'azienda ha già comunicato che "Per il futuro avremo modo di garantire che i nostri studi clinici vengono effettuati per soddisfare le esigenze delle richieste dell'Efsa". (immagine di proprietà del sito thecranberryhome )

Questa vicenda pone però una riflessione sulla facilità con cui molte aziende associano le proprietà naturali e salutari di un ingrediente al proprio prodotto. Per semplificare posso dire che la comunicazione i media si riferiscono a un ingrediente fresco, come potrebbe essere la fragola e alle sue proprietà naturali, che hanno quelle che acquistiamo mature e fresche al mercato, se invece prendiamo uno yogurt alla fragola, è un altro prodotto, non è detto che contenga integre le stesse proprietà del prodotto naturale, può contenere all'interno la purea di fragola o mi è capitato di vedere spesso solo l'aroma o come ho sentito dire a Napoli , yogurt alle "fragole fujite". Per fare un esempio che aiuti a capire.

Cosa deve fare un azienda che lancia un Health Claim? La migliore strategia è che ci vuole è ricerca, rigore e trasparenza, avere un comitato scientifico o un gruppo di lavoro medico scientifico che supporti il management, è utile stabilire una partnership, con un Istituto Universitario che aiuta l'azienda in questo percorso, con studi e ricerche, grazie alle professionalità elle competenze che le Università hanno all'interno, un rapporto che non deve essere visto come limitativo per l'azienda, anzi spesso si possono ricevere dei feedback molto interessanti, in particolare per le innovazione dei prodotti e un azienda alimentare senza innovazione di prodotto oggi non può competere sul mercato.

giovedì 19 febbraio 2009

Internet primo media d'informazione, Papille Vagabonde 11° blog,

Se è un sogno non svegliatemi, se è uno sbaglio non ditemelo, se è uno scherzo non lo voglio sapere, ma sono 11° blog in lingua italiana d' alimentazione, secondo la classifica di wikio, sono incredulo e devo dire lusingato grazie a tutti voi che passate di qui, è uno stimolo molto forte per cercare di fare informazione, almeno per un po' mi illudo di essere stato bravo. Voglio credere voglio pensare che a spingere il blog in alto, sia la richiesta d' informazione nella rete che registra sempre più interesse.
Secondo una ricerca europea del Gruppo Hersant Media, Internet è il primo media utilizzato per la ricerca d'informazione(Internet 39% e la Tv 30%), per la scelta di un prodotto o di un servizio, pertanto sempre di più questo costringerà le aziende a rivolgersi agli utenti di internet e a calibrare i loro messaggi di comunicazione diversamente di come hanno fatto oggi. La raccolta pubblicitaria in rapporto con i media, di cui avevo parlato il mese scorso sta cambiando sempre di più TV e Stampa, sempre di più in particolare la stampa vedrà diminuire il sostegno della pubblicità (questo anno -8%), mi rivolgo particolarmente ai direttori di marketing e comunicazione ancorati alla Tv e alla stampa, in quanto i consumatori hanno già scelto dove reperire l'informazione e sono in grado di selezionarla per tanto i budget della comunicazione devono essere rivisti, perchè in un paese come a esempio l'Italia dove la televisione rappresenta più + del 70% del budget della pubblicità unico caso in Europa, desta più di una perplessità ed è difficilmente giustificabile.
Pertanto iniziative come quella delle Signora Carlucci o chi per lei, segnalate da punto informatico e commentate da Danx, , sono volte solo a rendere il web non credibile, in modo che i soldi della pubblicità rimangono a Tv e stampa oltre che limitare fortemente la libertà individuale.

mercoledì 18 febbraio 2009

Caccia alle balene, la degustazione continua

Nonostante il clamore internazionale, in Giappone continua la pratica della caccia alle balene con la scusa delle ricerche scientifiche, solo nell’ultimo anno sono state circa 900 le balene uccise, ma Greenpeace pensa ad un numero maggiore. Basta recarsi a Tokio nel quartiere di Asakusa dove c’è un magazzino specializzato nella vendita di carne di balena, cruda, surgelata, in scatola, secca i commessi danno indicazioni su come prepararla, in sashimi, sushi oppure cotta con spezie. I giapponesi non vogliono sentire ragioni mangiano la balena da sempre, sostengono che è deliziosa e che la sua caccia permette agli altri pesci di riprodursi. I prezzi sono altissimi 2.400 euro al chilo per il "Bacon". Speriamo che la crisi finanziaria giapponese aiuti anche le balene a rimanere vive. Ma non è solo il Giappone il video qui ad avere questa esclusiva anche Islanda, Norvegia e Danimarca guardate questo video orripilante della uccisione delle delfini che ho trovato su you tube qui !

lunedì 16 febbraio 2009

IV° Congresso Mondiale di Agricoltura di Conservazione a New Dehli

Si è tenuto la scorsa settimana a Nuova Dehli, IV° Congresso Mondiale sulla Conservazione Agricoltura New Delhi, 4-7 febbraio 2009, dal momento che nessun giornale ne ha parlato mi permetto di fornire nel mio piccolo un contributo, perchè ritengo che siano state dette delle cose importanti. Mi colpito l’intervento di M. Pandey, Direttore della Divisione di produzione vegetale e la protezione delle piante della FAO, che ritiene che quella che lui chiama " l'agricoltura di conservazione" (che si basa su interventi minimi sul terreno, copertura suolo e rotazione delle colture), possa divenire un pilastro di questo cambiamento economico e ambientale e sottolinea che l’agricoltura deve essere convertita immediatamente a sistemi più sostenibili che diverrano più produttivi se si vuole alimentare la crescente popolazione del pianeta e vincere la sfida del cambiamento climatico. L'intervento completo lo potete leggere su sito FAO, credo anche se non sono un agronomo, che sia una risposta positiva e una possibile strada verso una nuova agricoltura, che potrebbe essere meno dipendente da pesticidi e OGM, che sono stati visti come unica soluzione al cambiamento climatico per aumentare la produzione agricola, anche se sono convinto che intervento di Pandey sarà poco ascoltato.

venerdì 13 febbraio 2009

La frutta del fututo: la mela antinvecchiamento? Red flesh apple


Facciamo un salto nel futuro a noi molto vicino, nel giro di qualche anno vedremo delle nuove varietà di frutta e verdura, iniziamo con questa nuova produzione che ha preso vita nel cantone svizzero di Schaffhausen, al confine con il Liechtenstein, sono stati piantati dei nuovi filari di alberi da frutto, di una nuova varietà di mela, dal colore rosso vivo fuori e dentro. Un risultato ottenuto attraverso migliaia d'incroci e una decina d'anni di ricerca. Una mela particolarmente ricca di antiossidanti, che secondo i suoi "inventori" un consumo regolare di questo frutta avrà la possibilità per prevenire l'invecchiamento della pelle sensibile. In attesa di leggere la documentazione allegata a questo nuovo prodotto che dimostri le sue proprietà noi ci auguriamo che sia sana e buona, con un giusto prezzo. A inventarla una nuova società Svizzera Danese Next Fruit Generation, diversi buyer della grande distribuzione sono stati invitati a vedere questo nuova varietà tanto che saranno piantati circa 15.000 alberi quest'anno.


Attualmemte la società è impegnata nella comunicazione presso la grande distribuzione, nella generazione di ricerca di consenso attorno al prodotto e alla ricerca dei partner per lo sviluppo nei diversi mercati. Perchè un prodotto per avere successo deve convincere tutte le parti coinvolte, solo cosi può essere in grado di offrire vantaggi competitivi; una resa produttiva e una resistenza alle malattie completano il profilo di questo nuovo frutto. Oltre a red flesh apple la società Next Fruit Generation è impegnata anche su altri nuovi prodotti come la Pera Sweet Sensation e la Pera Gold Sensation.
fonte e foto : Next Fruit Generation

meristemi, molto in gamba e che ringrazio sempre per la preziosa collaborazione, mi ha segnalato la Pera Cocomerina, un tipo di pera dalla polpa rossa che trovate nel sito Pera Cocomerina , uno dei presidi Slow food, spero ovviamente di vedere un progetto imprenditoriale agricolo più motivato che guarda al futuro più che al passato, attorno alla pera cocomerina come per red flesh apple, sceglieremo Red Flesh Apple o Pera Cocomerina?

mercoledì 11 febbraio 2009

"E osano chiamarci clienti", dalla cultura del disservizio alla truffa

Spero sia capitato solo a me, ma sempre più spesso mi capita di dovere protestare per un disservizio: uffici di customer care assenti, call center sempre occupati, la linea telefonica che cade, aziende senza possibilità di contatto, email a cui non rispondono mai. Un quadro devo dire piuttosto inquietante, che non riguarda un caso isolato perche ad avere questo atteggiamento sono l'70% delle aziende, indica una forte volontà nel non volere avere una relazione con il cliente, tutto questo avviene in un momento in cui non si fa altro che di parlare di soddisfazione del cliente, di customer care, oggi grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, è divenuto più semplice gestire questo rapporto invece si sta diffondendo una vera e propria cultura del disservizio .

Nel suo libro Filiberto Tartaglia "E osano chiamarci clienti" ed. Franco Angeli fa un analisi molto seria di questo fenomeno. Io in base alla mia esperienza volevo aggiungere che poche persone hanno un idea precisa di cosa sia il marketing e la comunicazione (non la truffa e nemmeno il disservizio), si interpreta la comunicazione solo come momento di pubblicità o della scelta dell'acquisto, invece la comunicazione è una relazione che si stabilisce con il cliente, un rapporto di scambio di reciprocità, un rapporto umano, che avviene prima dell'acquisto, durante l'acquisto, dopo l'acquisto e nell'attesa della ripetizione dell'acquisto.

Sono cliente di una banca da venti anni, nonostante i miei anni di onorevole fedeltà ho condizioni di contratto svantaggiose rispetto ai nuovi clienti, mi sento come quei prodotti che si comprano in offerta e non si sa dove metterli e li si tiene con un certo imbarazzo nel frigorifero. Oggi la strategia per il consumatore è cambiare spesso perchè le aziende puntano solo a strategie volte all'acquisizione del cliente e non strategia volte a ricercare e premiare la fedeltà del rapporto. Ho deciso oggi di cambiare banca, essere vecchi clienti non vuole dire essere stupidi. Il confine tra il disservizio e la truffa diviene sempre più labile, perchè qualsiasi cliente si si sente truffato, quello nuovo per le promesse mancate quello vecchio per la poca considerazione. Sembra essere più la pratica del mordi e fuggi o in alcuni casi della pretesa della "sudditanza"del cliente. Sarò questa la giusta strategia? L'acquisizione di nuovi clienti ha un costo. Attenzione imprese la crisi finanziaria avanza, costa molto meno soddisfare i propri cliente che cercarne sempre di nuovi.
Immagine1 http://www.fatal-exception.blogspot.com/ , Immagine2 dal sito http://www.thesykesgrp.com/

Comportamenti dei clienti in confronto al disservizio su retailforum

domenica 8 febbraio 2009

Tonno Nostromo una linea salutistica, prodotti a basso contenuto di sale

Si è appena conclusa la settimana organizzata da World Action on Salt and Health per promuovere la riduzione del sale sulla tavola, devo dire tranne qualche blogger informato come Gianna Ferretti, non ho trovato molta attenzione in merito. Più forse preoccupati a ridurre il consumo di zucchero che di sale. Eppure il consumo medio di sale è di 10-12 g più del doppio dei livelli raccomandati, il sale può essere considerato uno dei responsabili dell'aumento dell' ipertensione, uno dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Negli ultimi anni si è registrato un aumento del contenuto di sale negli alimenti e nei prodotti per la ristorazione collettiva. Il consumatore spesso è ignaro del contenuto di sale negli alimenti e di quanto sale introduce nella propria alimentazione. Lo scorso anno avevamo parlato dei prodotti LIDL , della linea salute e benessere con un tonno a basso contenuto di sale, una catena della distruzione alimentare attenta all'evoluzione della domanda dei consumatori. Evidentemente le aziende si informano e cosi quest' anno Nostromo ha presentato una linea a basso contenuto di sale con tonno e alici, garantendo una riduzione dell’80% di sale.

Ho fatto un giro al supermarket e ho notato che tutti inseriscono nelle etichette il seguente contenuto : tonno, olio d’oliva, sale, non indicano mai le quantità in particolare di sale. La riduzione della quantità di sale nei prodotti alimentari è importante come per quella dello zucchero. Nostromo devo dire che ha colto questa opportunità con questa nuova linea salutista, la speranza è che altra aziende siano stimolate a seguire l’esempio.

Le sole due etichette con indicato il contenuto di sodio
Nostromo
a basso contenuto di sodio : 0,12 mg. e Tonno Rio Mare Ultrà sodio : o,45 mg.

Il costo
Nostromo all’olio extravergine d’oliva, confezione 3x 80 gr Euro 12,05 /KG
Nostromo a basso contenuto di sale, confezione 3x 80 gr Euro 11,46 /KG

Una differenza di prezzo non particolarmente significante dello o,59 euro al KG

Link contenuti: é stato pubblicato recentemente uno studio sugli effetti positivi sulla salute della riduzione del consumo di sale in American Journal of Clinical Nutrition e abbiamo parlato recentemente dei sostitutivi del sale .

mercoledì 4 febbraio 2009

Essensis di Danone ha fatto flop


Lo yogurt che ti rendeva bella la pelle a due anni dal debutto (febbraio 2007) viene ritirato dagli scaffali dei supermercati in Europa (sarà ancora presente almeno fino a marzo in Spagna, Italia e Belgio). Questo prodotto sottolinea l'azienda non è stato compreso, sarebbe meglio dire che non ha trovato il suo target di riferimento, non è stato capace di crearsi un sua nicchia di mercato. Il prodotto di per sè non era male, anzi aveva una buona palabilità, ma alcuni errori di valutazione non tanto del concept del prodotto (olio di borragine, estratti di tè verde, vitamina E), ma del piano di marketing e di comunicazione lo hanno costretto ad essere ritirato dal mercato. Nonostante abbiano cercato di produrre nuove formulazione come vedete in foto, non hanno giovato. Le ragioni che hanno condotto a questo risultato sono diverse, alcune ipotesi:
  1. Danone è presente sul mercato degli yogurt con dei prodotti in crescita (Actimel, Activia), tutti prodotti che si rivolgono allo stesso target di Essensis, questo ha cannibalizzato il prodotto più debole.

  2. Puntare su un unico target molto selezionato, è molto difficile specie se si utilizzano delle tecniche di comunicazione e marketing generiche, secondo me la comunicazione non era molto in linea con il target prescelto, hanno fatto più che altro comunicazione di marchio e non di prodotto. Inoltre di ogni prodotto bisogna sempre tenere conto di possibili target alternativi. Perchè solo le donne over 35, non poteva esserci un target più ampio?.

  3. Il costo alto del prodotto, un normale yogurt è 0,8 centesimi al litro, va bene che era una formula studiata ad hoc ma + 800% non giustificava l'acquisto.

  4. I nuovi consumatori, sono molto informati ma sopratutto sanno fare molto bene i conti, se specilmente sono donne e madri di famiglia che gestiscono la spesa. Il consiglio era di prendere due essensis al giorno, voleva dire dire una cifra più o meno di 1,30 -2,00 al girono, questo andava a incidere per una cifra circa tra i 39-50/60 euro al mese. Il prodotto non ha reso percepibile alle consumatrici i benefici del suo uso; cosi hanno preferito un'alimentazione equilibrata accompagnata da un ottima crema idratante (siete state magnifiche!).In qualsiasi caso le over 35 si aspettano molto di più che avere una pelle sana che rende belle, un target che utilizza prodotti più complessi come gli antiage.

  5. Il punto debole è stata la comunicazione l'avere forzato il concetto che un alimentazione sana rende belli è stato un passaggio a vuoto. Il concetto di bellezza è legato più a dei canoni estetici e a fattori culturali. Il fatto che uno yogurt rende belli è stato percepito come un messaggio "non corretto" e non è stato neanche spiegato in modo esauriente. Sono state anche forzate alcune comunicazioni intervenute dopo, io ricordo quella in cui l'80% delle lettrici di una nota rivista di moda dichiaravano che notavano i benefici dell'uso del prodotto, ha lasciato perplessi.
  6. Molti sostengono che il canale delle distribuzione moderna non fosse corretto, secondo me non è vero, dove lo vuoi vendere uno yogurt? In profumeria? Magari aveva bisogna di uno spazio adeguato e una migliore presentazione, inoltre se il prodotto avesse dimostrato la sua validità non ci sarebbero stati problemi.

Una cosa positiva è stata la comunicazione del ritiro del prodotto e l'ammissione che qualcosa non era andato bene, mentre altre aziende fanno sparire il prodotto senza fornire chiarimenti.

lunedì 2 febbraio 2009

Le nanotecnologie nel piatto

Mentre i consumatori vanno alla ricerca di propotti naturali, di cibi biologici, di prodotti eco-sostenibili, gli industriali stanno cercando di migliorare il contenuto degli alimenti attraverso nuovi componenti di piccole dimensioni come le nanoparticelle. C'è un forte dibattito sulla sicurezza tanto che c'è il rischio che si ripeta lo stessa strategia dei prodotti OGM.

Le nanotecnolgie sono state descritte come molto promettenti, nei prodotti alimentari le potremo trovare sottoforma di additivi o di materiali per l'imballaggio. L'industria alimentare è stata la più veloce a recepire questa nuova tecnologia per migliorare i prodotti. L'inserimento di sostanze nutritive (vitamine, integratori o aromi) in piccole capsule, è stato testato in tutto il mondo da molte aziende, pare che non subiscono alcun degrado.

Il potenziale economico di questa attività è grande si stima un mercato da 1.000 milioni di dollari. Le organizzazioni dei consumatori da una parte dichiarano di essere convinte che la nanotecnologia potrebbe aprire le porte alla grandi opportunità per gli alimenti, dall'altra chiedono di avere più informazioni sui rischi. Gli scienziati ammettono che gli studi sulla tossicologia delle nanoparticelle sono pochi per formulare delle ipotesi.

La Commissione Europea ha dibattuto con esperti e scienziati per capire se fosse necessario regolamentarne le applicazioni in campo alimentare. Poiche’ nessuno sembra ancora in grado di dare risposte chiare, Bruxelles ha deciso di risolvere il problema con un codice di comportamento che punta sull'etica delle aziende. Tuttavia i produttori e importatori hanno obbliga di notifica per prodotti alimentari e imballaggi contenenti nanomateriali. I codici etici delle aziende possono lasciare in persone maligne qualche dubbio, nel quale io non mi riconosco, invece credo che sarebbe opportuno che venga messo a punto un sistema di etichettatura, attulamente non c'è obbligo di dichiarazione delle nanotecnologie in etichetta, io credo che i consumatori hanno il diritto di scegliere se acquistare un prodotto con nanotecnologie oppure no (mi è giunta voce da parte di un lettore di Bologna, di un progetto per un sistema di etichettatura, ne sono contento e attendo di vederlo).

I consumatori non sono refrattari alle tecnologie ma devono essere comunicate con chiarezza e accompagnate con studi scientifici che dimostrino la loro non pericolosità.
Il parere dell'Efsa, Centro Italiano per le nanotecnologie Nanotec, Il parere di Malacibus, Le pagine su The European Information Council