giovedì 26 febbraio 2009

Letizia Moratti Expo 2015 e Acquatherapy : due esempi di comunicazione confusa

Non so ultimamente chi hanno come consulenti per la comunicazione la Signora Letizia Moratti e Acqua Therapy, ma sembra lo stesso. Due esempi di come nel tentativo di dare una buona impressione, si spinge la comunicazione fino a farla diventare un messaggio che appare troppo ricco genera confusione e diventa difficilmente decodificabile.

Nel tentativo di modificare la sua immagine, Letizia Moratti si è presentata da Fazio su Rai Tre in versione simpaticissima, le avranno detto devi farti dare 15 miliardi di euro per Expo uno sforzo almeno per un sorriso si può anche fare no! L'’intervista è stata molto divertente quasi meglio della Littizzetto, Expo gestirà i finanziamenti nazionali che tramite progetti ridistribuirà a chi siglerà accordi con l'Expo (capito?), l'Expo risolverà il problema della fame del mondo e dell’obesità nel mondo, farà diventare Milano una città verde, aumenteranno i suoi abitanti, ci saranno più case, per i per gli studenti, darà lavoro a tutti, coinvolgerà tutta l’Italia, manderemo turisti a tutti, trenta milioni di visitatori verrano a vedere tutte le cose belle che faremo (nient'altro?), quali? Le stiamo progettando!!!! Ahhhh (al mio paese i polli si contano dopo averli presi non prima).

Mentre ero in treno ho visto la pubblicità acqua therapy, in una rivista, sembra che nell'incapacità di scegliere uno slogan, hanno preferito metterli tutti in una pagina, acqua più curcuna e ortica: "acquatherapy è disponbile per acqua che regolarizza il colesterolo, contrasta gli enestetismi della cellulite, aiuta a rinforzare le difese immunitarie, limita l’assorbimento dei grassi, favorire il trofismo dei capelli e per l’esposizione al sole". Siete proprio certi non c’è altro? In realta sul sito si scopre che il tappo contiene 750 mg di estratti di piante medicinali (tre euro alla bottiglietta per un acqua therapy!!) e sono diverse, ma la comunicazione nella pagina non è chiara secondo me, io non l'ho capita (chissà come mai?), al di là della validità o meno del prodotto. Come sempre se devo unirlo a una alimentazione sana ed equilibrata perchè devo adoperarlo e spendere 6 euro al litro?

Nuovi trends nel settore del vino: il vino su misura e il produttore distributore negli Usa

I miei amici vignaioli si sono lamentati che è tanto che non parlo di vino, oggi li voglio rendere "contenti". La Tenuta Valdipiatta, una delle aziende più note del nobile di montepulciano ha lanciato una nuova idea di marketing (non tanto nuova) un vino su misura (taylor made), un vino dove il cliente non sceglierà (come già avviene ora) solo l'etichetta, la bottiglia, la tipologia ma la possibilità di crearsi un proprio vino da zero, scegliendo vitigno, vigneto, seguendo il processo di produzione e facendo delle scelte per avere un risultato di un vino su misura, ma il vino non è un abito su misura e il vignaiolo non è un sarto. Devo essere sincero a me questa idea non piace, se ben comprendo l'esigenza di offrire ad un segmento di mercato di lusso questo servizio così esclusivo consentendo a ogniuno di coltivare il sogno del proprio tuscan wine trasforma secondo me quello che è un produttore di vino ad un semplice agricoltore.

Fino ad ora è il produttore di vino che ha educato il cliente al gusto, che il cliente educhi al gusto il produttore è un idea azzardata, non vorrei che finissi come il Brunello che per renderlo più adatto al mercato americano ne hanno cambiato alcune caratteristiche. Il vino è un prodotto del territorio e del suo vignaiolo, la maggior parte dei clienti non conosce il lavoro della produzione del vino, potrà anche capitare qualche persona illuminata di grande cultura che magari avrà la capacita di valorizzare al meglio il terreno le uve e il metodi di produzione, ma sarà raro ma a questo punto l'azienda che ruolo ha? La soddisfazione del cliente può trovare altre strade.


Stefano Cinelli Colombini dell'azienda Fattoria dei Barbi, ha fondato negli Stati Uniti un azienda per la commercializzazione del suo vino, convinto che non veniva sufficientemente considerato dai suoi partners americani. Il mercato americano valuta il tuo vino in base ai numeri che riesce a dare, gli Stati Uniti sono un paese molto grande, , se il tuo vino non fa guadagnare abbastanza passi in secondo piano. Proprio per questo chi non ha milioni di bottiglie deve scegliere di orientarsi su aree di mercato più piccole esempio New York, Chicago, San Francisco e sceglierne solo una, perche scegliere tutti gli Stati Uniti è molto dispersivo, ma sopratutto se la tua capacità produttiva è bassa non è conveniente. Nessun partner potrà fare un investimento se sà che non potrà avere un ritorno economico.

Al di la di queste mie considerazioni il tentativo di filiera corta è interessante e per rendere però l'offerta valida ha dovuto inserire altre aziende italiane, prosecco di Valdo, i vini di Fontanafredda, Montepulciano d'abruzzo delle Colline Teramane e altri, però attenzione molto dipende dal canale di distribuzione scelto, finchè si rimane su ristorazione e negozi gourmand, può portare risultati interessanti più difficile per la grande distribuzione.

In sintesi due atteggiameni diversi da una parte la Tenuta Valdipiatta che fa arrivare il cliente in azienda e la Fattoria dei Barbi che porta direttamente il vino sul mercato senza intermediari. Vedremo chi avrà adoperato la strategia vincente.