mercoledì 27 settembre 2017

Trend: la Pasticceria Francese conquista Milano

Camminando per Milano rimango sorpreso dalla quantità di ristoranti di sushi, ci sono secondo me più ristoranti di sushi a Milano che a Tokyo, non solo sono pieni, ma c'è anche la coda per entrare, siamo sicuri che vendano solo sushi? La stessa cosa si può dire delle pizzerie napoletane e dell'offerta dei cannoli siciliani che abbondano a ogni via.

La città di Milano è una delle piazze più ambite dalle aziende alimentari, la città può contare su un alto numero di clienti potenziali ad alto reddito e forte propensione al consumo . 

I residenti, i pendolari, i residenti temporanei, city users  e i turisti, tanto che quest'anno per la prima volta Milano può competere con Roma e Firenze. Tutti insieme esprimono una domanda d'almeno due volte superiore rispetto al numero dei residenti ( fonte Fipe).

La mia idea di Milano è forse datata, la città ostenta un anima multietnica sopratutto quando si parla di cucina.

Quello che mi ha lasciato sorpreso è il settore della Pasticceria, dove in pochi anni sono arrivati i grandi marchi della Pasticceria Francese.


Il gruppo finanziario del lusso francese LVMH ha acquistato la celebre Pasticceria Cova di via Montenapoleone, in poco tempo è arrivato Laduree in via Spadari, conosciuto in tutto il mondo per i macaron, Patisserie des Reves in Corso Magenta (il 10 Ottobre seconda apertura in Piazza Oberdan), Maison Pascal Caffet in via San Vittore, la pasticceria del ristorante Le Vrai in via Galileo Galilei, Atelier du pan in via Carducci, ben 4 punti vendita invece per l'Eclair de Genie, ai punti di vendita di Corso di Porta Ticinese, Corso Garibaldi e della Rinascente a giorni si aggiungerà il punto vendita di Piazzale Baracca, ultima apertura in ordine cronologico in via Statuto A la Follie di DeliFrance.


Non di meno il settore del gelato dove l'azienda francese d'Orly Amorino ha aperto un punto vendita nella Galleria Vittorio Emanuele, il salotto esclusivo della città che ospita Prada, Versace e Armani.

Si annunciano già delle nuove aperture nel 2018 sempre di grandi marchi della Pasticceria Francese.

Perfino un imprenditore italiano Sergio Cavazzeni ha aperto a Milano in Via Mazzini la Pasticceria Serge, una pasticceria di solo Macaron, Cannoncini e Brioche alla crema farciti al momento. Il nome Serge un chiaro riferimento alla Francia, oltre che essere un omaggio , un segno di qualità nella pasticceria.


La domanda che è logico porsi è, come mai? Quest'invasione d'oltralpe? Perché le pasticcerie italiane chiudono o rimangono in difficoltà e quelle francesi si moltiplicano?

Cambiamento di gusto, Milano è sempre stata una città tradizionale dal punto di vista gastronomico, una città che fino a ieri premiava la tradizione. Se invitavi qualcuno a cena, come dolce portava Amor Polenta, la Torta Paradiso, la Sbrisolona, dolci buoni ma molto semplici che testimoniavano l'origine povera, la provenienza contadina dove i dolci erano considerati qualcosa di più e solo per le feste comandate, era un lusso sprecare la farina per fare dolci.

Il gusto inizia a cambiare con i nuovi flussi migratori degli anni '60 e '70 s’iniziano ad apprezzare la pasticceria piemontese, napoletana e siciliana, dagli anni '80 i lombardi vanno sempre di più all'estero sia per lavoro sia per vacanza, il gusto si modifica, si amplia e inizia ad apprezzare sapori più ricchi e ricercati della Pasticceria Francese. 


Esempio del Bignè e dell'Eclair

Facciamo un esempio pratico sui bignè (di scuola francese) ma che troviamo in tutte le pasticcerie e dell'Eclair de Genie, che in poco tempo è al quarto punto vendita in città un successo che fino a qualche tempo fa era impensabile.

Quando andiamo in una pasticceria italiana in genere, troviamo dei bignè buoni freschi alla vaniglia o al cioccolato, proprio se capiti nel giorno giusto qualche volta allo zabaione. Se invece andiamo da L'Eclair de Genie, troviamo gli Eclair dei bignè di pasta chou più lunghi, farciti di crema al gusto di Pistacchio e Lampone, Arancio e Yuzu, Cocco Lampone, Cioccolato frizzante, Fichi e Aceto Balsamico, alle Fragoline di Bosco e altri a secondo della stagionalità, questo vuole dire una ricchezza di gusto e di varietà che invece le pasticcerie italiane tradizionali non sanno offrire.


Rinnovare l'offerta in Pasticceria

Il gusto è cambiato si è fatto più ricercato ma questo da solo non piega il fenomeno, io sono certo che il problema sia la formazione dei pasticceri, l'origine della materia prima, l'utilizzo degli ingredienti, ma anche nell'uso dei prodotti semi lavorati in pasticceria.

Nonostante le pasticcerie Italiane paventano artigianalità l'uso di basi e prodotti già pronti sono molto evidenti, la stessa cosa per le pasticcerie Francesi, anche se queste dichiarano d'avere laboratori in Italia e noi ci crediamo per sfornare dolci freschi tutti i giorni, ogni tanto mi sorge il dubbio in qualche marchio che si tratta di prodotti surgelati oppure realizzati con semilavorati .

Più che una guerra all'artigianalità forse è una disputa per l'industria del dolce?
In questo senso forse i francesi riescono a raccogliere i gusti del pubblico perché sono più bravi, forse sanno trattare meglio sia le materie prime che i semilavorati, hanno più esperienza e familiarità nell'uso di certi prodotti.



Un problema culturale

Faccio un esempio pratico, pasticceria milanese molto alla moda, banco dei dolci, offerta di bignè, cannoncini, paste frolle, brioche, in un angolo vedo un dolce, un po' tenuto da parte, chiedo cos'è uno strudel di prugne, lo teniamo per i nostri clienti più tradizionali, un dolce di stagione, è buono ma poco richiesto. In effetti, aveva un ottimo sapore, originale, con poco zucchero perché bastava quello contenuto nelle prugne.

Forse non si è valorizzato abbastanza le potenzialità dei dolci tradizionali che possono competere con l'alta pasticceria, è vero che siamo storditi da sfogliatelle surgelate, dai babà che nuotano nello sciroppo aromatizzato al rhum, ai cannoli riempiti di finta crema di ricotta e sciroppo di glucosio, ma forse si poteva fare qualcosa di diverso.


C'è una tradizione dolciaria da rivalutare

Non parlo della Pasticceria Piemontese, Napoletana e Siciliana già nota, ma secondo me c'è ancora un mondo da scoprire a livello nazionale della Pasticceria, mi viene in mente la torta Zena di Genova, la Polacca d'Aversa, la torta di amarene e ricotta di Roma, la torta di latte e camomilla della Val Sesia, la Torta di Castagne della Valle d'Isarco, i dolci al Bergamotto della Calabria, solo per citarne alcune, un patrimonio culturale che andrebbe valorizzato ma anche trasformato al meglio per competere sul mercato.

C'è bisogno di maestri pasticceri che invece che imitare un prodotto francese, partendo dal territorio locale sappiano portare questi dolci d'origine casalinga a dei dolci d'alta pasticceria, si tratta di un progetto tecnicamente impegnativo ma anche creativamente molto interessante.

C'è una domanda di pasticceria di qualità che la pasticceria italiana non è riuscita a intercettare, nonostante la Pasticceria Francese sia più cara questo non interessa i suoi frequentatori, i quali trovano giustificato e soddisfacente spendere di più.

Una volta Maurizio Santin mi disse: "è che in Italia non abbiamo codificato la tecnica pasticcera come hanno fatto in Francia, andiamo in Francia a imparare ma poi non applichiamo la tecnologia che abbiamo imparato sui dolci italiani della tradizione e si riproducono solo i dolci francesi, perché è più facile e meno impegnativo".


Un problema manageriale

Le pasticcerie Francesi conquistano il mercato anche per le capacità manageriali, avere un solo laboratorio centrale, avere più punti vendita sparsi in tutto il mondo necessita di una gestione diversa dell'organizzazione, della lavorazione, dei costi.

Non è un caso che per esempio Igino Massari, uno dei pasticceri italiani più famosi che punta sulla qualità, abbia un solo punto vendita a Brescia, la Pasticceria Marchesi ha sempre avuto un solo punto vendita dal 1824, solo dopo l'acquisto del gruppo Prada del 2014 ha aperto altri tre punti vendita dopo 190 anni.

Questo vuole dire una carenza a livello manageriale delle Pasticcerie Italiane essere solo bravi pasticceri, per soddisfare i clienti oggi non basta più.

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mercoledì 20 settembre 2017

Le analisi genetiche a cosa servono? La Medicina Predittiva cos'è?

Miranda C., Noli (Savona) A cosa servono le analisi genetiche? Chi deve prescriverle?
Anna F. Brindisi ; Cos'è la Medicina Predittiva? A cosa serve?

La Medicina si evolve, la decodifica completa del nostro genoma, offre la possibilità d'accedere a nuove possibilità terapeutiche, che costituiscono una rivoluzione medica e persino sociale.

Diverse patologie sono riconosciute d'origine genetica, molti sono portati a pensare che si tratta di malattie rare invece ci sono anche patologie comuni e patologie croniche.

L'utilizzo delle analisi genetiche riguardano lo screening e la prevenzione delle malattie, si amplia di giorno in giorno la possibilità di terapie mirate personalizzate. I progressi nella genetica sono probabilmente all'origine dei più grandi progressi della medicina dei nostri giorni, in termini di screening e prevenzione, ma anche d'innovazione terapeutica.

Quando e chi prescrive analisi genetiche?

I test genetici sono analisi di Dna, Rna, Cromosomi,  Proteine e Metaboliti a scopo clinico.

In genere è il Medico Genetista a prescriverli che può fare parte di un' equipe multidisciplinare, si ricorre quando ragionevolmente si pensa dai sintomi e/o dati clinici, che si ha a che fare con una malattia d'origine genetica.

Questo permette di porre fine a tutta una serie d'analisi e di tentativi d'esclusione di quella o quell'altra malattia ed evita un'eventuale errore di diagnosi.

Le analisi genetiche possono essere richieste oltre che alla persona assistita anche ai membri di una famiglia anche se questi non hanno alcun sintomo della malattia d'origine genetica.


Diagnosi Prenatale 

Una delle applicazioni pratiche più diffuse è la diagnosi prenatale, l'insieme delle pratiche mediche volte a individuare una grave condizione nell'embrione o nel feto, per dare ai genitori potenziali la scelta di interrompere la gravidanza o di consentire una migliore assistenza medica.

Sempre più spesso si presentano giovani coppie che richiedono un analisi genetica dopo tentativi di gravidanza non andati a buon fine oppure per comprendere quale possibilità c'è  di trasmettere una malattia d'origine genetica come per esempio la Fibrosi Cistica.

Sappiamo che se entrambi i genitori sono portatori di una mutazione genetica le probabilità d'avere un bambino con malattia genetica è del 25% . Se invece un futuro genitore è portatore e l’altro no, la probabilità di trasmettere la malattia è molto bassa anche se non assente.

Le malattie più frequenti in Italia che si possono trasmettere sono:
Anemia mediterranea (o talassemia) un bambino su 2.500 nati.
Fibrosi cistica (o mucoviscidosi) un bambino su 2.700 nati.
Sindrome dell’X-fragile (ritardo mentale legato al cromosoma X nei maschi) un bambino su 4.000 nati
Sordità congenita (legata alla contessina) un bambino su 4.000 nati


Malattia rare

Le Malattie Rare, di cui poco si parla ma che riguardano il 5% della popolazione generale, anche se può capitare che di una malattia ci siano solo 50 casi al mondo. L'80% della malattie rare sono d'origine genetica, sono malattie croniche, una malattia con cui le persone assistite devono convivere per tutta la vita.

La difficoltà della malattie rare è avere al più presto una diagnosi precisa etiologica, oggi grazie alle analisi genetiche delle nuove tecniche di NGS cioè sequenziamento in parallelo, si consente in tempi ristretti parliamo di settimane d'avere una diagnosi etiologica accurata (diagnosi di precisione), questo consente lo screening e la prevenzione di sintomi e / o un trattamento precoce prima che i sintomi siano troppo disabilitanti.

Oncologia

L'esame genetico più noto è la ricerca della mutazione genetica BRCA1 e BRCA2 legato allo sviluppo del cancro al seno, questo permette una prevenzione mirata alle donne a rischio.

Fino a qui potreste pensare che le analisi genetiche hanno un ruolo di prevenzione invece le analisi genetiche trovano un ruolo nel trattamento del cancro.
Cancro al seno, cancro al polmone, cancro al colon , cancro ovarico le analisi genetiche sono rivolte alla ricerca di una terapia mirata.

Le terapie mirate in questo caso sono farmaci che offrono la possibilità bloccare meccanismi specifici delle cellule tumorali, si basano su fattori genetici predittivi di risposta, possono essere più efficaci e meno tossici dei trattamenti chemioterapici perchè rispettano le cellule sane.

Le terapie mirate rappresentano il futuro per il cancro ma anche per le altre malattie d'origine genetica.

Quanto costa

Qualora vi venga proposto questo esame è importante richiedere i motivi che spingono a chiedere questi esami e quali saranno i costi, in genere se si fa parte di un gruppo a rischio a seconda della fasce di reddito si paga solo un ticket.



La Medicina Predittiva

La medicina Predittiva tende a indagare e valutare in termini probabilistici tutti quei fattori che possono favorire l'insorgenza di una malattia in una data persona e in un dato contesto.

Un' approccio che si rivolge principalmente agli individui sani, nei quali cerca la predisposizione a sviluppare una malattia. Di conseguenza, la medicina predittiva è probabilistica e individuale e come tale consente interventi mirati e personalizzati, che permettono di determinare il profilo di rischio di ciascun individuo e di monitorarne l'evoluzione.

L'obiettivo è quello d'individuare le condizioni patologiche prima che queste si manifestino. Tra le indagini anche le analisi genetiche possono trovare un loro spazio per esempio nelle probabilità di sviluppo di cancro al seno.

Possiamo altrimenti dire che la Medicina predittiva attraverso l'uso di marcatori cerca di prevenire, individuare e trattare le malattie. Sappiamo bene di come sia importante battere sul tempo alcune malattie, per aumentare l'aspettativa di vita ma anche in termini di costi personali, finanziari e sociali.

Per esempio è di questi giorni la notizia che a Bari sono riusciti a creare un esame che permetterà di sapere dieci anni prima se si svilupperà il morbo di Alzheimer.

La Medicina Predittiva si impegna all'individuazione di fattori di probabilità non solo in ambito oncologico ma anche per le malattie cardiovascolari e malattie autoimmuni.

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