lunedì 7 maggio 2018

La corsa all'Oro Nero: il caffè


Quando una volta si parlava di corsa all'oro nero ci si riferiva di corsa al petrolio, al controllo dei giacimenti petroliferi. Negli ultimi anni invece ci si riferisce alla corse del controllo della produzione e commercio di caffè.

Negli ultimi dieci anni cosi come il cioccolato e il vino il caffè si dedica all'alta gamma, cioè sui prodotti  a valore aggiunto più elevato.

Lo si comprende semplicemente andando al supermercato, dove lo spazio delle vendite del caffè macinato si riduce sempre si più e si amplia lo spazio dedicato alle capsule, dal 5 euro al kg. del caffè sottovuoto macinato al 111.00 euro al kg di alcune capsule esclusive.


Cosa succede nella tazzina del caffè?

Come se non bastasse e in corso quella che in gergo tecnico si chiama verticalizzazione, le multinazionali del caffè più che ad espandersi nel mercato cercano di incrementare gli utili sommando i margini operativi dei diversi passaggi produttivi (lavorazione, torrefazione, distribuzione).

Di oggi la notizia di un accordo Nestle / Starbucks per la vendita di caffè, il gruppo svizzero pagherà 7,5 miliardi di dollari per commercializzare il caffè a marchio Starbucks, come se il marchio Starbucks sia migliore di Nestlè!

Uno dei maggiori protagonisti del mercato è la Holding Jab della famiglia tedesca Reimann con sede casualmente in Lussemburgo (come Ferrero), che controlla la Jacobs Dowe Egberg la seconda multinazionale del caffè nel mondo (12,1%). La Holding Jab ha investito negli ultimi 5 anni, la cifra di 40 miliardi di dollari nel settore del caffè, tanto che è difficile stare dietro a tutte le acquisizioni del gruppo in particolare oltreoceano impianti di torrefazioni , distributori, caffetterie come Peet's Coffee, Caribou Coffee, Intelligentsia Caffè e tè,  Keurig Green Mountain solo per citarne alcune.

Secondo Euromonitor International le maggiori aziende al mondo di caffè sono 5, 3 Europee e 2 Americane USA: Nestlè (Svizzera) con il 22,4%, Jab (JDE+ keuring, Germania) 12,1%, Lavazza (Italia) 2,8, Starbucks 2,5% JM Smuker 2,5%,.

Tutto questo investimento e ricerca degli utili nei confronti del caffè è iniziato nel 1989 con la liberalizzazione del prezzo del caffè, fino ad allora c'era stato un prezzo relativamente stabile, questo ha dato vita alle fluttuazioni di prezzo e alle speculazioni finanziarie sul caffè.

Dovute al fatto che i paesi produttori di caffè (Brasile, Vietnam, Colombia, Messico, Guatemala, Etiopia) e paesi trasformatori di caffè sono diversi (Usa, Germania, Svizzera, Francia, Italia, Giappone), con diverso potere economico in fase di contrattazione.

Inoltre dovuto al fatto che la produzione del caffè dipende dalle condizioni climatiche in particolare dal tempo atmosferico che negli ultimi anni è sempre meno prevedibile, in secondo luogo l'instabilità politica dei paesi coltivatori.


Il primo segmento del mercato più in evoluzione: le capsule

Il segmento a cui tutte le aziende sono più interessate sia per il consumo in casa che fuori casa sono le capsule, tutti i principali marchi si fanno concorrenza, macchine sempre più innovative per rispondere alle esigenze e ai gusti dei consumatori nei diversi mercati.

Con questa tecnica anche caffè di media qualità vengono esaltati dalla capsula, questo perché si evita la dispersione dell'aroma e del sapore che incide molto sul sapore del caffè.

Il costo del caffè individuale in capsula è molto più alto per i consumatori rispetto alla classica confezione del caffè che si acquista ( medio 0,35 del caffè in capsula al 0,5 del caffè con moka)

Questo ha permesso di fatto nei mercati maturi come quelli europei non sono aumentati i volumi ma sono più che raddoppiati  i ricavi, perché il mercato della capsule in alcuni paesi supera il 50%.


Il secondo segmento di mercato più in evoluzione. i luoghi del caffè

Le caffetterie, non interessa alle aziende solo vendere caffè a casa, il caffè al bar, il caffè in treno, il caffè nei distributori automatici, i marchi del caffè hanno sviluppato anche dei luoghi del caffè come le catene di bar e caffetterie che includono marchio, arredamento e servizi di ristorazione da prima colazione completa e pasto. Il caffè funge da richiamo per alimentazioni moderna veloce 24 ore su 24, a base nel 90% dei casi di prodotti industriali già pronti.

Il modello di riferimento più noto è Starbucks ma ci sono anche altri competitori sul mercato come Arnold's. i flagship store Lavazza,

Il terzo segmento di mercato più trendy: la torrefazione

Quelli come me ricordano che c'era una torrefazione ad ogni via, si sentiva il profumo da lontano, negli ultimi anni  ne sono rimaste molto poche ma sembra che ci sia un nuovo interesse intorno alle torrefazioni, sebbene rappresentano solo l'1,5-2 % del mercato del caffè, stanno diventando sempre più dei luoghi di culto per gli amatori del caffè, un modo per distinguersi.

Le torrefazioni trasmettono l'esperienza e l'artigianalità del caffè, si possono trovare quelli che in gergo si chiamano crù dove i caffè sono divisi per luogo di provenienza, varietà e anche miscele preparate dalla torrefazione per avere un gusto più equilibrato.

Nuove segmenti di mercato e nuovi prodotti

Per accontentare i millenians sembra che sempre più aziende stiano sviluppando progetti di caffè da agricoltura biologica e biodinamica, caffè da progetti eco solidali.

Nuovi usi del caffè quello più originale è sicuramente il caffè nitro una novità americana ma che si trova anche in Europa si tratta di un caffè infuso a freddo per 24 ore, a cui più viene aggiunto azoto e lo si spilla come una birra.

Tra le bevande svetta la Coca Cola blak al caffè, oppure la Pepsi coffèè drink.

Del caffè defecato abbiamo già parlato qualche anno fa.


Luci ed ombre nel rapporto tra i produttori e trasformatori del caffè 

Oro del caffè è più a vantaggio dei trasformatori del caffè, attraverso una vera e propria speculazione  sulla pelle dei coltivatori di caffè. 

La vicenda più nota è quella dell''Etiopia è una dei paesi più poveri del mondo la cui economia dipende dall'esportazione del caffè, nel tentativo d'ottenere un più equo compenso, aveva cercato di far registrare i nomi delle sue più prestigiose varietà presso l'USPTO, ossia l'ufficio americano dei brevetti, tale domanda è stata bloccata della National Coffee Association che preme affinché l'utilizzo dei chicchi e dei nomi resti libero dal copyright, in questo modo non pagando i diritti d'utilizzo del nome all'Etiopia, che ne è il produttore.


Sintesi

I produttori di caffè stanno abilmente utilizzando l'alta gamma o la meglio la propensione a spendere per una tazzina del caffè, per il piacere personale e l'esigenza di distinguersi attraverso i consumi.

Una corsa all'oro nero, una corsa ai margini di profitto molto alti, tuttavia non si può parlare di un ritorno al caffè, di un trend di caffè ma sicuramente c'è una corsa al valore aggiunto che si può creare grazie al fatto che si può acquistare la materia prima con un prezzo relativamente basso.

Pur non sentendomi Cassandra, mi sembra che ci sia troppa euforia nel settore come nei giorni prima del crollo della Borsa del 1929.

Tutto quello che il caffè tocca sembra che diventi oro, in tutto questo creare valore aggiunto c'è un' anello debole il primo la coltivazione del caffè.

Ci sono interi paesi del Sud America che dipendono dall'esportazione del caffè come anche in Africa i paesi di Uganda, Ruanda ed Etiopia, che sono tra i paesi a più basso reddito nel mondo.

Nella distribuzione ci si vanta degli investimenti di 47 miliardi come fossero caramelle, in agricoltura sono pochi e piccoli gli investimenti tendenti a meno del 0,01%, ci sono problematiche che non risolte in poco tempo potrebbero cambiare il destino non solo dei coltivatori di caffè.

Cosa si attenderà in futuro? Che la produzione cresca e sopratutto non diminuisca (i segnali non sono molto promettenti), sul mercato invece i crù del caffè, come nel vino e nel cioccolato, con indicazione del luogo d'origine della coltivazione e della varietà, il nome sulle confezioni di caffè con qualche attore e celebrità, anche se mi aspetto più dei super grani resistenti ai cambiamenti climatici.

venerdì 4 maggio 2018

Che cos'è la bigoressia?

Loredana C, Civitavecchia : Ho sentito parlare di Bigoressia potrebbe dirmi cos'è e se riguarda l'alimentazione?

Si tratta di un neologismo, una parola nuova, è nota come la mania dei culturisti per aumentare la massa muscolare. Invece si tratta di un vero e proprio disturbo del comportamento che coinvolge più uomini che donne, non di rado si nasconde un problema di disturbo del comportamento alimentare celato dall'ossessione di fare attività fisica e d'apparire sano, si chiama anche Anoressia Inversa.

La bigoressia è la dipendenza d'attività fisica, un disturbo che si è evoluto con l'aumento della pratica sportiva dilettantistica, dal culturismo si è esteso ad altri sport di resistenza come il ciclismo, il canottaggio, il nuoto ma non mancano le persone per esempio che fanno danza, pattinaggio, sci di fondo o anche corsa.


Non stiamo parlando della normale attività fisica che si può praticare tre o quattro volte alla settimana per restare in forma, stimo parlando dell'ossessione che si ha dell'attività fisica. Chi ha questo disturbo percepisce il suo corpo come non sufficientemente magro e muscoloso pur avendo un fisico atletico.

Come per i disturbi del comportamento alimentare si assiste a un’alterazione della percezione di sé accompagnata da un pensiero continuo sulle forme corporee.

La mia personale esperienza mi ha insegnato che è difficile stabilire una caratteristica comune nelle persone che soffrono di bigoressia, molti psichiatri ed esperti di dipendenza come William Lownstein ritengono lecito parlare di bigoressia quando si superano le otto ore a settimana d'allenamento  intenso senza essere atleti professionisti .

Tuttavia a volte è faticoso distinguere se non si è dei specialisti l'appassionato di sport, chi dedica molto tempo  a quest'attività per passione, rispetto a coloro che hanno questo disturbo.

Chi soffre di Bigoressia non si fa alcun problema nell'utilizzare steroidi e anabolizzanti, hanno un alimentazione molto selettiva, frequentemente seguono una dieta ipeproteica e assumono integratori anche se non ne hanno bisogno.


La preoccupazione per la forma fisica mette a repentaglio sia la loro salute che la vita sociale, una relazione, la famiglia e il lavoro.

Non è raro sentirgli affermare "non voglio assolutamente ingrassare", non accettano che con l'età il loro corpo si modifica.

Quello che invece io ho osservato è che ci sono un certo gruppo di soggetti che passano da una dipendenza all'altra, hanno un periodo in cui sono anoressici, poi diventano bulimici, poi diventano dipendenti dalla cocaina, poi dal gioco d'azzardo, poi dalla forma fisica, poi dipendenti dall'alcol, ciclicamente sono dipendenti da qualcosa che cambia a secondo dell'età e della situazione di vita.

In particolare quello che più mi sconvolge è oltre che l'aspetto fisico e il viso, hanno quell'aspetto "tirato" dalla fatica, che accentua i lineamenti e anche i segni del viso, che non è dovuto alle sofferenze della vita o al passare del tempo, ma alle sofferenze del carico da super allenamento.

Sono state individuate delle situazioni che possono stimolare questo tipo di disturbo come:
- un infortunio, per esempio la rottura di un legamento crociato, questo può essere erroneamente percepito come non essersi allenati abbastanza spingendo ad allenarsi maggiormente. 
- la mancanza di una convocazione per una gara o non essere selezionati per fare parte di una competizione (anche solo dilettantistica).
- il finire di carriera agonistico sportivo.

Sono situazioni più a rischio dove forse si può avere più bisogno di un sostegno psicologico.


Sintesi

La bigoressia è la dipendenza dall'attività fisica, quando questa diventa un ossessione il principale motivo di vita.

Un disturbo che ancora non è riconosciuto dall'OMS anche per la mancanza di studi in merito, tuttavia sembra che spesso ci sia un passato di disturbo del comportamento alimentare o perlomeno un problema di dipendenza.

Secondo altri ricercatori l'eccessivo allenamento fisico  è il modo in cui in particolare gli uomini nascondono disturbi del comportamento alimentare.

Alcuni psicologi hanno individuato alcune situazioni che possono favorire questo tipo di comportamento, l'invito è quello di chiedere sostegno a uno psichiatra o uno psicoterapeuta o di uno specialista in dipendenze.