giovedì 7 maggio 2015

Più grande è l'offerta di un prodotto alimentare e più si ingrassa?

Se oggi si entra in un supermercato e ci si direziona alla ricerca di un prodotto, si scopre che ci possono essere anche fino a dieci marche diverse per un unico prodotto. Dai semplici scaffali al banco dei surgelati, una vasta offerta di prodotti già pronti di più marche, dalle zuppe di verdura, torte salate, lasagne, purè di patate, primi piatti già pronti e una grande quantità anche di pizze, da scongelare e mettere in forno non c'è che l'imbarazzo della scelta.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista PLoS One, indica che la vastità dell'offerta di tante marche diverse sembra che sia un invito a farci mangiare di più e ad ingrassare.

I ricercatori hanno intervistato 200 persone per sapere qualcosa in più sulla frequenza e varietà della pizza ai peperoni, che in Italia non è molto richiesta ma all'estero specialmente nei paesi in lingua anglosassone è una delle pizze più consumate, a Napoli sarebbe un eresia.

Sul mercato ci sono circa 70 marche diverse di pizza ai peperoni, il suo contenuto calorico varia in un range del 300%. 


I ricercatori hanno poi confrontato le abitudini alimentari delle persone che regolarmente mangiavano molteplici marche di pizza e quelli che consumavano invece una sola marca di pizza.

I ricercatori hanno scoperto che le persone che frequentemente mangiano diverse marche di pizza avevano più probabilità di mangiare di più, di sentirsi meno sazi e di conseguenza senza accorgersi d'assumere più calorie.

Sembrerebbe che questa abitudine a consumare più marche di uno stesso prodotto rende più difficile per le persone autoregolarsi sulla quantità di cibo introdotto. 

In sintesi il semplice fatto d'avere una maggiore varietà di scelta è deleterio per chi deve controllare le quantità di cibo, per assurdo chi mangia sempre lo stesso prodotto ha più facilità a controllare l'appetito e il peso, evidentemente provare più cose manda in crisi il nostro sistema di autoregolamentazione che è basato sulle esperienze sensoriali individuali degli alimenti, più marche di un prodotto, non vuole dire lo stesso gusto come non vuole dire lo stesso numero di calorie.


A questo proposito proprio questo blog diversi anni fa facendo un analisi sulle pizze surgelate era emerso la difficoltà di parlare di porzioni e che poteva trasformarsi in un pasto ipercalorico e soprattutto il range dei valori di calorie tra una marca e l'altro dello stesso tipo di pizza era molto alto.

Lo studio però ha utilizzato la pizza per provare la sua tesi, sarebbe stato diverso se avesse provato invece dei piselli, anche se è uno studio rispettatibilissimo molto dipende anche dal tipo d'alimento con quale si fa lo studio e dimagrire o ingrassare dipende da troppe variabili, alimentazione in generale, movimento fisico e dispendio energetico individuale.

Cosa si può dedurre da questo studio? Che è meglio farsi la pizza a casa, ma se proprio dobbiamo prenderla surgelata di non guardare solo il tipo di pizza ma anche le calorie, la quantità, cioè le porzione individuale, un consiglio questo vale non solo per le pizze ma per tutti gli altri prodotti surgelati e non surgelati, dai tortellini al semplice yogurt.

Riferimenti: Charlotte A. Hardman, Danielle Ferriday, Lesley Kyle, Peter J. Rogers, Jeffrey M. Brunstrom So Many Brands and Varieties to Choose from: Does This Compromise the Control of Food Intake in Humans? Plos One Aprile 2015

Ps: nelle prime due foto non è una pizza surgelata, non è in vendita ma è la pizza che ho fatto a casa ieri sera, perché scrivere questo post mi ha fatto venire voglia di pizza!

martedì 5 maggio 2015

Le patate coltivate con acqua di mare

Mentre è in scena lo show dell'economia alimentare sostenibile all'Expo 2015 di Milano, nel mondo si stanno sviluppando dei progetti concreti e reali, uno di questi è nei Paesi Bassi, precisamente nell'isola di Texel, le Isole Frisone meglio note come isole di Wedden distanti solo qualche ora da Amsterdam.

I Paesi Bassi hanno una lunga esperienza d'innovatori nel settore agricolo, da anni cercano di recuperare terreni coltivabili al mare e hanno dovuto familiarizzare con la salinità del mare. L'isola di Texel è un vero paradiso immerso nel mare del Nord, dove si coltivano asparagi, si produce birra e formaggio locale e perfino nei giardini ho visto coltivazioni di pomodori.

Dal 2006 è stato avviato un nuovo progetto innovativo, cioè la coltivazione della patata in terreni sul mare con acqua mista acqua dolce e acqua salina, questo progetto mira a dare una risposta concreta alla fame nel mondo.


La patata è originaria del Perù e della Bolivia, ancora adesso vicino al lago Titiaca ci sono più di 200 varietà selvatiche. In Europa è giunta nel 1570 portata dal conquistatori Spagnoli e dagli Inglesi, ora la patata nel mondo è il quarto prodotto più coltivato, dopo grano, riso e mais, ci sono più di 5.000 varietà.

Una delle emergenze ambientali del pianeta è la salenizzazione delle acque dolci e dei suoli, che anno dopo anno riducono la superficie di terre coltivabili ad essere interessati sono per esempio le aree intorno al bacino del fiume Giallo in Cina e del fiume Indo in Pakistan. 

Il progetto innovativo proprio perchè si cercano quelle varietà che possono resistere è più adatte a terreni più vicini al mare, le attuali teorie invitano a non mescolare le coltivazione con l'acqua salata, qui a Texel contando sull'esperienza dei contadini che hanno familiarità con l'acqua di mare, che sono abituati a coltivare piante in clima non favorevole, sono state piantate trenta varietà di patate diverse e vengono conservate le varietà che riescono a sopravvivere in un ambiente cosi difficile.

Mentre nel resto del mondo guarda alla coltivazione di piante da OGM, qui nei Paesi Bassi si selezionano varietà già presenti in natura, il progetto è costituito da un team di agricoltori e ricercatori dell' Università di Amsterdam, non riguarda solo la coltura delle patate ma anche di carote, fragole, cipolle, insalata.

Attualmente il progetto sta muovendo i primi successi, le patate prodotte non sono salate perchè il sale si accumula sulle foglie e non nei tuberi, attualmente unico problema è la resa per ettaro 30.000 chili la metà della resa media olandese, tuttavia il progetto è cosi interessante che diversi paesi come Egitto, Bangladesh e India, hanno avviato progetti di collaborazione, la resa è si più bassa ma trattandosi di terreni difficilmente coltivabili è un successo comunque.

Un' esperienza interessante che volevo farvi conoscere come dire c'è chi parla in Tv di futuro alimentare sostenibile con nella mano destra una fetta di salame e nella mano sinistra un bicchiere di vino e c'è chi invece lavora per costruire un futuro alimentare.