
Questa crisi economica per quanto sia difficile dirlo ha dei risvolti anche positivi, ha messo in discussione il rapporto dei consumatori con i marchi, i clienti sono diventati più consapevoli delle loro spese, e si chiedono, un prodotto con il marchio ha valore? È corretto? Il prezzo è giusto? Si tratta di domande che ci si pone in ogni decisione d’acquisto.
Il consumatore sarà sempre più attento e critico rispetto al valore reale dei prodotti. Tutti i grandi marchi sono preoccupati, si è creato un fenomeno di destabilizzazione delle persone di fronte alla crisi, c’è stato nelle mente del cliente come un annullamento dei valori. La crisi è nata dal fallimento di un sistema finanziario astratto, che ha condotto a una crisi materiale, perdita del potere d’acquisto ma anche una crisi immateriale, che mette in discussione valori consolidati fino a qualche mese fa’. Questo atteggiamento è entrato nei gesti quotidiani come l’acquisto di uno Yogurt con prebiotici, è un prodotto necessario? È un prodotto valido? Promette ciò che dice? Avrò fatto la scelta giusta? Il prezzo è giusto?
Secondo una ricerca in Europa svolta da (Credoc) i consumatori intervistati, hanno giustificato solo il prezzo del caffè, l’'80% degli intervistati considera "giusto" il prezzo delle Privat Label, prodotti con il marchio del distributore, 70% trova ingiustificati i prezzi delle principali marche.
Il consumatore ha sviluppato un atteggiamento di rifiuto del superfluo. I marchi che hanno fatto e fanno troppa pubblicità senza offrire un reale valore aggiunto, cominciano ad essere snobbati. Si scelgono nuovi marchi e si cercano altri canali commerciali. In questo contesto, private label, stanno guadagnando terreno. Nei supermercati in Europa il 30- 33% degli acquisti sono private label, contro il 17% nel 1993. Molti prodotti di Private label sono anche migliori dei prodotti di marca, l'ho scoperto durante una mia indagine sulla maionese( Pam, Esselunga) e anche più convenienti.
È finito il tempo in cui il consumatore paga l’illusione di un sogno. I clienti hanno sviluppato una scarsa relazione emozionale con le marche . Al contrario invece delle aziende hanno sviluppato un atteggiamento molto positivo i distributori le grandi catene dei supermercati come PAM, Esselunga, Coop, Unes con Slogan come “Combattiamo con voi per il caro vita ", acquisendo un alto gradimento che trasferisce alla clientela un idea di risparmio, stabilendo così un rapporto più forte, mentre invece i produttori hanno mantenuto una comunicazione incentrata sul contesto del prodotto, sul sogno e l’illusione.
Questo non vuole dire che i marchi scompariranno tanto che una società di MillardBrown, ha pubblicato il 29 aprile, il valore della top 100 mondiali dei marchi, il cui volume di affari dei prodotti con i marchi è cresciuto del 1,7% nel 2008. Il marchio viene premiato dove c’è una forte ansia o per la ricerca del piacere, in queste anse riesce a trovare la sua giustificazione, o la ricerca di un gusto originale Nutella è sempre è solo Nutella, un'altra scelta non soddisfa, preferisce rinunciare, non vuole sentirsi frustrato da prodotti che non corrispondono alle sua aspettative.
I marchi che hanno fatto invece della qualità e della sicurezza nel corso di questi anni non avranno problemi come Parmiggiano Reggiano, Consorzio San Daniele, mentre invece per gli altri marchi che fino a ieri hanno venduto sogni più che prodotti, resta la strada dell’innovazione continua per stimolare i clienti con cose nuove, l’innovazione ha sempre un forte richiamo nei confronti del consumatore. Adesso capite perché siamo stati subissati da prodotti nuovi con una forte contenuto innovativo!
Cosa si può fare, cosa possiamo fare noi consumatori? Molto innanzitutto fare la spesa è un po come votare , se vedete che un azienda o un prodotto, aumenta ingiustificatamente non acquistatelo, non compratelo, boicottatelo, scegliete un'altra marca, anche solo questo gesto aiuta moltissimo più di quando pensiate. Non dico per quale associazione di consumatori collaboro gratuitamente, ma abbiate simpatia per loro, perché riusciamo a portare le aziende davanti all’antitrust, con multe di milioni di euro e anche al ritiro del prodotto e segnalate anomalie che possono sfuggire al nostro occhio più che attento.
