lunedì 15 maggio 2017

Hermes dietro le quinte, l'importanza del sapere fare nell'artigianato

Complice una visita a Milano, nel centro della città di fronte a Society (negozio che molti blogger conoscono) in Via Palermo nei locali della pelota, mi sono fatto attrarre da quest'evento organizzato dal marchio Hermes.

Un laboratorio dal vivo con gli artigiani che ogni giorno lavorano per il celebre marchio del lusso.

In un primo momento ero incredulo ho pensato che fossero degli attori e quindi ho formulato delle domande in francese, al quale invece hanno tutti risposto con grande sapienza dimostrando una grande dimestichezza nel loro lavoro.

Erano veramente degli artigiani e ho imparato tante cose, per esempio come si fa una cravatta, ci vogliono venti minuti per fare una cravatta, ogni cravatta ha all'interno il numero dell'operatore o del laboratorio, nella sola Narbonne ci sono dodici laboratori di cravatte.





Ho scoperto come si prepara un prototipo d'orologio, tutto il lavoro che c'è dietro, come di fa il vetro, come si realizza un gioiello, come si dipingono le ceramiche, come si creano gli articoli di pelletteria.

Il pubblico era misto, le persone più agè, come me avevano più confidenza con l'artigianato perché ci ricordiamo di queste figure che erano fondamentali, ogni quartiere ogni città poteva contare su degli artigiani per creare degli oggetti di cui si aveva bisogno.

Una volta non c’erano le misure standard e ogni prodotto era personalizzato sulla figura delle persone che lo ordinavano.

Quando vado a conoscere una nuova azienda mi fanno sempre vedere una macchina nuova che fa tanti biscotti al giorno, tante tranci di torta, tanti pacchi di pasta..

In Italia devo dire che incontro bravi artigiani, forse l’Italia è uno dei paesi in cui l’artigianato è molto presente.





Ho un amico stilista del settore della pelletteria che gira gli artigiani tra Toscana, Umbria e Lazio alla ricerca di laboratori artigianali che perfezionano le sue creazioni grazie alla loro esperienza nel sapere realizzare lavorazioni uniche per il grande mercato internazionale del lusso.

Mi chiedo visto anche l’età delle persone che ho incontrato e conosciuto, tutto questo sapere fare, tutto questo know now, visto la delocalizzazione all’estero, che fine farà?

Hermes con questo show, mi ha fatto intendere che le multinazionali del lusso è il settore più interessato a stimolare l'artigianalità.

L'artigianalità può pero sopravvivere se ci sono sia soddisfazione personali legate al piacere di creare qualcosa di propria ma anche alle soddisfazioni economiche delle persone che vi lavorano.

Io che arrivo da un territorio di montagna, l'abbandono di alcune aree montane è dovuto al fatto che si poteva guadagnare di più a lavorare per un impianto di risalita che avere un maso con la stalla, certo perpetuare la tradizione è importante ma se questa permette d'avere un reddito soddisfacente.



L''artigianalità però vedo che scompare sempre di più nel settore alimentare, c'è sempre più industria e sempre meno artigianalità, osservo sempre meno gelatai artigiani sempre più rivenditori di gelato industriale, pasticceri rivenditori di prodotti industriali, panettieri venditori di prodotti scongelati e poi cotti in forno, ho visto perfino le basi per pizze già pronte per pizzerie, realizzate dall'industria e poi distribuite nelle pizzerie.

Una cosa banale mi capita spesso d’andare al ristorante e di trovarmi di fronte a dessert industriali già pronti, certo sono più comodi, perfetti e non lo metto in dubbio ma avrei voluto dei dessert meno perfetti e meno omologati nel gusto.

Comprendo che oggi avere un ristorante è un attività d'impresa con dei tempi molto ristretti e l'uso dei prodotti già pronti semplifica le cose.

Una cosa che mi ricordo in un ristorante storico a Firenze vicino a Santa Maria Novella, avete il dolce? Si. Lo fate voi? No il pasticcere qui all'angolo ce li prepara tutti i giorni, infatti era molto buono e fresco.

Mi rendo conto che costa di più per il ristoratore ma sostenere l’artigianalità può servire anche un piccolo gesto economico come questo.

C'è modo  e modo di sostenere l'artigianato, non tutti possiamo diventare clienti di marchi di lusso. L'Artigianato può sopravvivere e essere una fonte economica importante su tutto il territorio, se non lo solo le aziende del lusso dedicano attenzione e ricompensano in modo adeguato, ma anche se c'è un sistema locale più attento che sappia valorizzare il fare da se che in molti casi si coniuga con l'arte del sapere fare.

Per chi lo vuole vedere a Milano fino al 17 Maggio Via Palermo

3 commenti:

  1. Anche io adoro l'artigianalità, anzi a dirla tutta amo proprio le piccole botteghe nei paesini e i mercatini (e odio i centri commerciali) che ormai sono in via di estinzione purtroppo. Mia suocera faceva le cravatte in casa ricordo quanto faticava! Già all'epoca erano pagate pochissimo (è in nero...) mentre il ristorante che fa fare il dessert dalla pasticceria a fianco non mi sembra malvagia la cosa, una mano lava l'altra. Sempre artigianalitá è. Il guaio è quando un buon ristorante serve dessert palesemente industriali e surgelati.
    Bello questo evento Günther!

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  2. Hai proprio ragione! Un peccato se questo mestiere tanto bello quanto vario potesse sopravvivere in ogni ambito.
    Dove abito io, fino a qualche tempo fa si lavoravano a mano i cesti in vimini e le sedie impagliate. C'è un solo vecchietto che fa questo lavoro ora e dopo di lui nessuno più, perché a nessuno interessa. Eppure la bellezza di quel lavoro e l'abilità di quelle mani nell'intrecciare la paglia e dare vita a qualcosa di utile ha dell'incredibile. Un vero peccato!

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