venerdì 4 giugno 2010

La globalizzazione alimentare avanza da Burgerville, Mac Bun al fast food provenzale "Carre des Gourmand"

Qualche giorno di vacanza insieme ai miei figli sono stato un po' lontano dal blog, questo mi permette di essere obiettivo su tre notizie apparse in questi giorni sui giornali, che tipo di futuro avranno le tradizioni e i prodotti locali?

1) "La paranza è una danza", la Normativa UE Ce 1967/2006 sulla Pesca
L'Italia è costituita per ben 2/3 ben dei sui confini dal mare, l'attività di pesca è una delle più tradizionali, oggi il settore della pesca diviene sempre più complesso e poco adatto a imprese di piccole dimensioni, che oltre alle difficoltà economiche, devono sottoporsi a difficoltà tecniche e normative. Unione Europea è un insieme di paesi dalle tradizioni diversissime. Inizialmente la norma doveva essere tesa a garantire il popolamento dei pesci in mare, si pescano sempre di più pesci troppo piccoli, cosi la norma prevede delle reti con maglie più grandi da 40 a 52 millimetri dove una volta finivano dentro : cannolicchi, telline, seppie, bianchetti, calamaretti, alcune tipologie di molluschi, bianchetti, novellame di sarde e acciughe.

Attenzione non è vero che non si pescano ma si pescano in quantità inferiore del 30%. La pesca del pesce tipo bianchetti è già regolamentata e consentita solo in alcuni periodi. Una consierazione personale , dal momento che la norma era stata approvata all'unanimità da tutti i membri della commissione e poi dal Parlamento Europeo dal 2006 a nessuno politico italiano è venuto in mente di votare contro o di chiedere una deroga al regolamento?

Deroga già richiesta e ottenuta da diversi paesi europei come la Francia, in 4 anni nessuno si è accorto? Che Ue possa prendere decisioni senza tenere conto delle tradizioni locali può succedere, ma i politici italiani che in comunità europea brillano per assenza, dove erano invece di difendere le tradizioni dell'Italia? Una protesta contro UE nello stesso giorno dell'entrata in vigore del regolamento, mi chiedo non si poteva fare qualcosa prima? Spero di continuare a mangiare un bel fritto di paranza, dal momento la deroga prima dell'entrata in vigore del regolamento è stata già concessa ad altri paesi.

2) Flop Parmigiano Reggiano
Ahimè l'argomento l'ho già affrontato, stanno chiudendo parecchi caseifici da 600 nel 2006 agli attuali 400, il 33% meno, quello che è il simbolo del Made in Italy nel mondo è in forte crisi, alla base non una serie di coincidenze, ma una cattiva gestione del Consorzio da diversi anni, una gestione che è stata più politica e poco tecnica e commerciale, cons celte di marketing e comunicazione molto discutibili. Tanto danaro, tante sovvenzioni in venti anni, tanto di tutto usato in modo maldestro, il prezzo lo hanno pagato in 200 caseifici e i loro dipendenti.

La sovrapproduzione di Parmigiano Reggiano è tale che .. non sanno più dove metterlo, pur di non buttarlo via lo hanno messo sui Mcdonald. Attenzione così si fa peggio, cercare nuovi canali di vendita non vuole dire svendere il prodotto, si inflaziona perde la sua caratteristica d' esclusività. La crisi del Parmigiano Reggiano potrebbe diffondersi a tutti i prodotti Made in Italy, su cui è stata creata una bolla di sapone. Ora tutti a puntare sulla Cina, ma la Cina non è la soluzione dei problemi che ci sono a Parma, meglio soddisfare i clienti nei mercati che già conoscono il prodotto che cercarne sempre di nuovi mercati, e dopo la Cina ? Marte? Per favore un po' di concretezza!

3) Burgerville, Mac bun (di F.Bianco e G. Scaglia) e il primo fast food provenzale "Carré des gourmets
Quello che mi diverte degli americani e che non mettono mai in discussione il loro stile di vita e le loro abitudini alimentari, convinti di essere sempre i migliori, così è nata la nuova tendenza si chiama Burgerville, una nuova catena di hamburger contro Mcdonald in favore della green economy al grido di fresco, locale e sostenibile. Che per loro vuole dire approvvigionamento locale carne al massino a 300Km, allevamenti all'aperto per un animale felice (!), utilizzo di prodotti locali e stagionali, milk shake alla fragola solo nel periodo delle fragole, (ma non sono sciroppi già pronti, quando mai hanno visto una fragola vera?) In sintesi ecologia arriva nel mondo dell'abbuffata e del cattivo stile alimentare.

Fast food provenzale

foto dal sito leprogres.fr
In realtà questa tendenza del "fast food locale"aveva cominciato proprio in Italia con Mac bun , ma la cosa più diverte è stato che in vacanza con i miei figli sono stato in Provenza a Saint Remy in Provence, dove è stato aperto il primo fast food provenzale, voi pensate che ci sono in menù: insalata nicoise, brandade, verdure farcite alla provenzale, pissaladiere, soca, no niente di tutto questo nessuna specialità provenzale ma hamburger di carne di toro della Camargue, patatine fritte ma con patate provenzali, la coca cola locale la fada cola. In sintesi non si mette in discussione il modello alimentare che arriva dall'America e che crea obesità nei giovani e simbolo della cattiva alimentazione, ma si adeguano i prodotti locali a questa modo di alimentarsi e se succede in Francia, immaginate negli altri paesi, in questo senso l' Ex Ministro Zaia è stato un genio precursore.

Cosi sembra che le specialità locali non hanno futuro c'è un anello di congiunzione tra seppioline, parmigiano, prodotti a km zero, l'unico modo che hanno di sopravvivere è finire dentro ad un hamburger?

15 commenti:

  1. Un hamburger come ultima spiaggia spiaggia per la sporavvivenza non mi sembra il massimo.
    Fa molto riflettere questo tuo post, grazie Gunther

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  2. Un post molto interessante.Il fast food con nicoise,brandade,pissaladiere lo vedo come un'ottima idea!

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  3. L'hamburger di carne di toro della Camargue proprio non si può sentire.... proprio i che sono appena arrivata da li poi.
    Salviamo il nostro splendido parmigiano per favore. Un pezzo di formaggio al posto di una bistecca. D'altro canto contiene la stessa quantità di proteine e abbinato ad una fetta di pane con pomodoro olio sale e origano, si ottiene una cena completa e gustosa.
    Se organizzassimo una crociata proparmigiano e contro queste cattive abitudini alimentari, magari attraverso i nostri blog?
    Vedremo.
    Grazie Gunther, come al solito sei bravissimo.
    Anna

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  4. ciao gunther, mi porti alla triste e brutta realtà con questo post. Ma del resto cosa può fare una piccola minoranza di persone contro tutto questo??? nulla credo, non c'è nulla che si può cambiare perchè tutto è basato sul produrre denaro.
    Vedi l'Italia è la terra del "mangiar bene", o meglio lo era, perchè ora il fast food è il pane quotidiano per la maggior parte delle persone, e guardando gli americani, si sa a cosa si va incontro con quel cibo e sono anche un pò titubante sull'idea di un fast food con cibi salutari anzi meglio dire che è un utopia.
    Per quanto riguarda il secondo punto da te citato, ebbene, qui ci sarebbe da parlare un pò, però mi limito solo a dire (per evitare dibattiti politici) che si fa il grande errore di non investire sui prodotti del nostro paese grazie ai quali è conosciuto in tutto il mondo. Credo che le fabbriche del parmigiano non sono le sole ad avere problemi, il made in italy purtroppo per noi va scomparendo e quelli "seduti sulle poltrone rosse" non fanno nulla per evitare tutto questo, detto ciò ho anche risposto alla domanda che poni nel primo punto "ma i politici italiani che in comunità europea brillano per assenza, dove erano invece di difendere le tradizioni dell'Italia?" guarda tra le poltrone rosse sono sempre li e non concludono mai niente!!!
    ciao buon fine settimana
    Pina

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  5. Noooo il parmigiano reggiano noooo!
    Bisogna fare qualcosa per salvarlo, accidenti...
    Io non posso più mangiarlo purtroppo, ma la sola idea che possa sparire dalla circolazione mi manda decisamente in crisi.

    E per il resto, sono d'accordo al 100% con te.
    La situazione è veramente tragica...
    che tristezza!

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  6. ci hai dato uno schiaffo oggi!
    bene,ho aperto gli occhi ancora di più!
    grazie per averci dato queste notizie.
    e pensare che ho un parente in brasile che quando viene in italia la prima cosa che si mette in valigia è...il parmigiano!

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  7. Grande post, Gunther.E Pina ha individuato il problema: una sorta di immobilismo della nostra classe dirigente. E mai come in un periodo di crisi, le aziende, gli Stati, dovrebbero rafforzare i propri punti di forza. E invece "parole, soltanto parole". Anzi, "hamburger, soltanto hamburger". Sentivo, inoltre, l'odore che di Parmigiano Reggiano ne avevamo i magazzini pieni. Ed ora tu me lo confermi. Mai svendere il prodotto: prima ci costruiamo una solida comunicazione che parla di qualità (a prezzi medio-alti) e poi ci svendiamo al colosso dei fast-food. In molti punti vendita, tra l'altro, il famigerato McItaly è stato tolto dall'assortimento....

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  8. Ciao!
    Il tuo blog è davvero interessante! Ho visto che lavori nel settore della comunicazione e del marketing alimentare...è il mio sogno!
    Tornerò spesso a farti visita...si scoprono così tante cose!

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  9. Post da incorniciare. Benchè l'oggetto è una analisi amara trovo che sia sempre un piacere leggerti. Non posso che trovarmi d'accordo su tutto. La scelta della linea ironica sul finale lascia realmente un sorriso 'triste'. Non sapevo della realtà di molti caseifici di Parmigiano anche se grazie a te ero a conoscenza della situazione di marketing errato fatta in questi anni :((

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  10. molto interessante, purtroppo però anche molto triste, soldi sprecati e interessi italiani non protetti da chi dovrebbe...

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  11. Analisi impietosa e molto veritiera!

    Dove sono i nostri politici?

    Ma a raccontarsi... e a raccontarci le favole su come l'Italia sia un'isola felice che non verrà mai intaccata dalla crisi economica europea grazie all'oculata gestione della classe politica!
    Qualcuno ci crede?

    Grazie per l'ottimo spunto di riflessione!

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  12. se va avanti cosi ci ritroveremo anche il culatello nell'hamburger, ma la gente al posto delle papille gustative che cosa ha?

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  13. Mi spiace dissentire, Gunther.
    Che la situazione del sistema alimentare mondiale sia disastrata, che il modello americano di foodindustry sia ciò che di più deleterio esiste, è vero: ma incarnare nell'hamburger questo demonio è da imbecilli.

    La demonizzazione dell'oggetto-hamburger che qui proponi si fa scudo di luoghi comuni sull'inciviltà gastronomica statunitense per raccogliere plauso e consensi, Bravo Gunther! Bravo. Invece

    il problema reale è la coscienza della produzione, non il livello d'evoluzione di una cucina. Un hamburger è una polpetta: viene da una mucca: se è possibile avere localmente delle mucche ben allevate, ben macellate e ben macinate che combattano braccio a braccio, prezzo a prezzo la diffusione dei fast-food OGM pro ed Ormoni a catena sul territorio; allora ben vengano! Ben vengano il torello della Camargue nella polpetta e la fassona, se un ragazzo potrà consumarli anziché ingurgitare il trito di morte di dubbia locazione dentro al fritto fetente di un McDonald's.

    Un negozio di Rivoli che compri le tome e ci faccia panini amerofili, è meglio dei consorzi amerofili dell'Asiago e Parmigiano svenduti nazionalmente alla multinazionale dello schifo, Bravo Zaia! Bravo... Dimmi tu, Gunther. Se il problema sia l'hamburger in sé - che è un piatto e cultura, come la pasta, come il sushi, o un curry o le tapas: e la fusione l'abbiamo fatta, ed è tardi ora, e forse meno male - o piuttosto la coscienza che c'è dietro. Nella produzione delle materie prime. Nella località di prodotti dalla porta accanto anziché da un altro continente. Nell'etica ambientale, sensoriale, sociale della produzione, ché sia buono, e 'fanculo all'immagine dietro cui si presenta a invitarci le papille.

    Essendo da un pezzo finiti gli anni '80, davanti al cibo non bisogna necessariamente fingersi gattopardiani: il conservatorismo gourmettistico è impolverato e stantio: ma lo snobismo cieco delle bestie pare essere prerogativa di voi foodblogger de la Dimanche.

    Cordialmente, mangitillu u bell'Ambuggheri!

    Gianni

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  14. Può dissentire benissimo ci mancherebbe altro, non serve che si scusi, anche se il termine foodblogger della dimanche è altamente dispregiativo, l'insultare qualcuno solo per il piacere di farlo, forse non è diretto a questo post. Può passare il suo tempo libero in modo migliore, sà!

    Non sono retrogrado e nemmeno gattopardiano, io vado avanti nella ricerca di proposte nuove ma bisogna proporre dei modelli alimentari che aiutano a seguire comportamenti alimentari sani, corretti e responsabili.

    Evoluzione non vuole dire solo sostituire carne locale all'hambuger ma potrebbe volere dire ampliare la conoscenza delle proprie sensazioni del gusto. C'è un' offerta diversificata molto più valida, ricca e sana.

    Non segua i miei consigli di blogger della domenica non sprechi via il sul tempo prezioso per me non ne vale la pena, non dia ascolto a questa povera "bestia" che non merita la sua attenzione.

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