venerdì 9 ottobre 2009

Foodies o Pollies? Chi mangia e chi ci mangia!

Recentemente ne hanno parlato tutti i giornali in Italia, è stata presentata una ricerca condotta da Gpk per Negroni su i cosiddetti Foodies, termine con cui da qualche anno vengono definiti coloro che amano il buon cibo. Chiaramente ho voluto giocare con i due termini foodies e polli, la parola pollies non esiste in inglese sarebbe chickens ma non dava il senso, però il termine foodies è un nome brevettato e registrato che fa capo a una società che vende prodotti per la ristorazione, non è pubblità ? Non credo che ci sia analogia ma casualmete all'inauguarzione di due ristoranti in Abruzzo sostenuti da Negroni! A parte questo la ricerca di mercato, non spiega in modo esauriente il fenomeno, ho trovato maggiori dati sulle ricerche fatte da De Rita al Censis, in particolare quelle sul Movimento Turismo del Vino, che spiegano bene il fenomeno e l'attenzione all'alimentazione nel corsi di questi anni e di come sia evoluta la domanda e l'offerta.

Sono propenso nel credere che il numero delle persone interessate sia molto più alto di quello indicato dalla ricerca Gpk (4, 5 milioni di persone) almeno del doppio, il profilo fatto da Gpk in sintesi è maschio, tra i 24 e 54 anni, del nord ovest, anche in questo caso io credo che il target sia più ampio, mi sembra una visione un po' limitata, non considerare l'universo femminile in materia di scelta alimentare credo sia un errore. Il fenomeno è più complesso di quanto non si possa credere leggendo le ricerche di mercato che non tengono conto delle motivazioni personali, della ricerca del piacere di realizzare le cose con le proprie mani, del piacere di condividerle con le persone a cui si vuole bene, farsi coinvolgere da tutti e cinque i sensi, un modo per esprimere se stessi e la propria personalità.

Innegabile l'aspetto economico oltre che sociale, da molti anni le aziende sono alla ricerca dei foodies, li corteggiano, personalmente il mio interesse per il cibo è nato per lavoro nel 1994 al primo wine day in Toscana, mi dissero ti va di occuparti di questa cosaccia? Così è un fenomeno che ho potuto vedere svilupparsi prima come interesse d'elite poi come fenomeno di massa iniziato secondo me con Il salone del gusto di Torino il primo, poi è stata una crescita continua e costante. Si sono moltiplicate fiere, eventi, enciclopedie, libri, allegati ai quotidiani, accessori, 180 riviste di solo cucina in Italia, programmi televisivi, canali televisivi, non c'è programma che non parli di cibo, da qualche giorno la notizie che la rivista Gourmet, chiuderà, temo o per lo meno ho il dubbio che siamo alla fine di una curva d'interesse, che la gente non ne possa più. Oppure come una mia amica dice il fenomeno di bulimia visiva collettiva sta finendo.

Pure riconoscendo un plauso a queste fenomeno per avere permesso a tradizioni culinarie secolari di essere recuperato, preservato e di essere noto a un pubblico più ampio. Non posso non notare che negli ultimi dieci anni la qualità generale dell'offerta di cibo non è aumentata, è aumentato il numero dei fast food, è aumentato il numero dei prodotti gia pronti al super, è aumentato il numero dei pranzi gia pronti ai ristoranti congelati solo da scaldare, sono aumentati gli autogrill con i panini tutti uguali, i bar con le briosche tutte congelate e fatte scaldare, bottiglie di vino che pagavo a 30.000 lire oggi mi tocca spendere 100 euri, mi chiedo se serviamo come specchio per le allodole, parliamo di cibo di qualità ma i prezzi aumentano in modo esponenziale e la qualità diminuisce.

Mi chiedo se questo fenomeno dei Foodies ci ha aiutato a mangiare meglio a fare delle maggiori scelte di qualità? Io penso di si, mi sembra di essere l'ultimo dei mohikani. Ho un po' impressione che tutto questo gran parlare, di tutta questa cultura non si sia tradotto in qualcosa di veramente valido e conveniente per noi, ma magari mi sbaglio. Mi spiace ragazzi ho una vita più costellata di dubbi che di certezze.

Un altro fenomeno nuovo che che non mi piace e che ha preso una brutta piega è il fenomeno della crescita delle "gabelle", formaggi fatti passare per tipici, salumi che del culatello non hanno niente, aziende di distribuzione che moltiplicano i prezzi dei produttori in nome della tipicità, ho visto culatelli in vendita a 300 euro al kg, finti contadini che non hanno mai visto un pezzo di terra vendre prodotti naturali e ancora quello che che è peggio una marmellata venduta al supermercato a 4 euri trovata alla spazio super elegante e di classe della Rinascente a Milano a 16 euri, la stessa uguale della stessa azienda! 400% di plus. Bello o spazio dell'ulitmo piano per amore del cielo ma un po' caro. Aziende attenzione, potete andare a caccia di Foodies se ne avete le credenziali, i foodies sono degli appassionati veri, sanno distinguere la differenza tra un vero Culatello e una Culaccia, tra un parmigiano stagionato 24 mesi e non uno che si rompe sono a guardarlo, i Foodies cercano la qualità è vero ma Foodies si Pollies no!
PS: l'immagine non c'entra niente ma mi piace identificare i foddies come i cacciatori d'affetto, coccole e tenerezza.

7 commenti:

  1. Che bel post Gunther!!!Tanto per cambiare...
    Beh, il fenomeno "cibo" è aumentato esponenzialmente ma è vero tutto ciò che dici.Ti faccio un esempio:da quando Gromm ha aperto a Milano, pare che tutte le nuove o speudo tali gelaterie adittino la stessa filosofia della ricerca attenta degli ingredienti.Sai che ti dico io? Non ci credo.é come la moda:un couturier lancia l'accessorio it o il colore del momento e zac che tutto il mercato dell'abbigliamento(specie le fasce pià basse) viene invaso da beceri tentativi d'emulazione.E' chiaro che il prodotto di qulità dell'origine è lontano anni luce dalle pallide e grezze imitazioni.Non voglio per questo fare la snob o la classista, solo sottolineare che. piuttosto che prendere dei "tarocchi" cambio articolo.
    E' epr questo che sono iper critica quando vado al ristorante, per me la qualità conta di più di forma e presentazione, ecco tutto!
    Buon weekend

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  2. Ancora una volta hai fatto centro, il problema è che molti si spacciano per foodies, ma in realtà sono very pollies e sono quelli che comprano la marmellata a 16 euro, non ponendosi il problema del perchè costi così tanto, ma vivendo nella convinzione che se costa di più deve per forza essere migliore e magari snobbano la vecchia marmellata di prugne al mercatino artigianale. E sono questi soggetti che le case produttrice corteggiano e cercano!!
    Ho un amico che si spaccia per esperto, una sera abbiamo discusso sulla qualità di una pasta rispetto ad un'altra e lui insisteva che la differenza c'era e che l'avrebbe saputa riconoscere sempre. l'ho invitato una sera, ho messo una pasta di marchio diverso dentro alla busta della sua pregiatissima pasta, ho fatto notare ad hoc il pacco di pasta aperto in cucina e che stavo cucinando quella. Alla fine del pasto m ha detto " pasta speciale, ma del resto con una pasta così non si sbaglia mai". Ovviamente non ho detto niente, ma da allora è un pollies!!

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  3. Come sempre chiaro e puntuale.

    La mia sensazione è che questo ritorno al cibo di qualità e ricercato sia una moda, che faccia "figo" andare al settimo piano della rinascente e pagare uno sproposito un kilo di riso o di pasta, ma che alla fine le persone che davvero amano e si coccolano con il cibo "buono" restino davvero poche.
    Altrimenti non ti spiegheresti il moltiplicarsi di prodotti precotti al supermarket o il successo dei panini dell'autogrill.
    Chi ama davvero il buon cibo mangia anche un sano e vecchio panino con la mortazza.
    Ti auguro un felice w.e.

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  4. Argomento delicato, anche perchè chi vive in città a grandi dimensioni dovrebbe aggiungere ai costi alti del cibo anche il "costo" in termini di tempo per la ricerca. Diverso il discorso, secondo me, per chi vive in paesi a dimensione ridotta. Dove oltre alla possibilità non trascurabile di coltivarsi da se alcuni prodotti vi si può affiancare l'acquisto diretto anche recandosi nelle aziende. Certo anche lì ci vuole conoscenza dei prodotti e un rapporto di fiducia e conoscenza con il produttore. Comprare a prezzi spropositati è da pollies. Meglio spendere un pò di tempo in più e accertarsi della filiera dei prodotti. Il cibo non può essere un fatto di moda. Siamo noi consumatori orientando gli acquisti a esprimere il primo giudizio. Inutile fare tacere la coscienza pensando che abbiamo comprato bene spendendo tanto: ci siamo solo lasciati vuotare le tasche. Occorre imparare a scegliere.

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  5. Cacciatori di immagine e stile ma dal palato rozzo :-) Quanti ce ne sono in giro...
    PS
    Quanti vini con solfiti hanno una qualità superiore a quelli bio...ma vallo a spiegare e soprattutto non è facile far sentire alle papille gustative quello che gli occhi o la mente hanno già provato&GIUDICATO :-P

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  6. occorre capire i sondaggi come vengono fatti e che tipo di domande vengono poste...mi spiego...spesso ti telefonano o ti intervistano chiedendoti i tuoi interessi ti chiedono di dare un punteggio su domande specifiche...molti si buttano danno risposte di gradimento o meno...dai diciamolo uno che si definisca un gourmet o un foodies (parola quasi erotica) da che si evince? è lo scoop del momento?
    c'è anche di questo nei sondaggi
    http://chefmarco.splinder.com/post/21305746/Mentre+il+sor+Ferran+Adria+det
    secondo me c'è tanto pollies nei contenuti e nei messaggi subliminali che alcuni lanciano tra i media ed etere

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  7. Fai sempre centro con i tuoi articoli, Gunther. Purtroppo spesso davvero si stravolge al rialzo un prezzo facendo diventare alcuni prodotti "roba da fighetti", mentre magare tenendoli un po' più bassi e più equi ci si potrebbe avvicinare più gente. E forse bisognerebbe comunicare meglio che si ha diritto a cercare la qualità, anche se si devono fare i conti con lo stipendio, per il gusto, ma soprattutto per la salute.

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