mercoledì 13 gennaio 2016

Nel 2020 finirà il cioccolato?

Graziella M., Modena Ho sentito dire che il cioccolato è a rischio d'estinzione? Che nel giro di pochi anni, si parla del 2020, potrebbe finire? Ma è mai possibile? Bisogna iniziare a fare le scorte?

Infatti non è possibile, più che il cioccolato è il cacao la materia prima da cui si ricava il cioccolato ad essere protagonista di tante voci speculative.

Nel 2010 avevo scritto un post sull'aumento del prezzo del cioccolato, mi sono sorpreso di quello che avevo scritto non cambierei una virgola, dopo sei anni è ancora attuale.

Il mercato del cacao è in mano a pochi operatori ed è facile influenzare il meccanismo del prezzo.

Storicamente il cacao è uno dei maggiori prodotti soggetto a speculazioni, c'è chi in passato ed ancora oggi, non immette sul mercato le fave di cacao aspettando il momento in cui il prezzo raggiunge il prezzo più alto per vendere.


Cosa è cambiato dal 2010?

Non è cambiato molto ma c'è stato nei paesi produttori tendenzialmente una politica d'abbandono del Marketing Boards dove lo stato esercitava un controllo sugli acquisti stabilendo un prezzo, per adottare una politica di Libero Mercato, dove i diversi stati lasciano libera la contrattazione tra i contadini e gli operatori ed esercitano solo un controllo qualitativo sulle fave di cacao. 

I maggiori produttori di cacao il 70% sono i paesi africani come la Costa d'Avorio, Nigeria, Camerun, da sempre contrassegnati da corruzione, insicurezza economica e politica.

Questa nuovo corso del Libero Mercato non ha aiutato i coltivatori ma ha diffuso di più i speculatori, che si rifanno delle perdite finanziarie con i futures sui prodotti alimentari come cacao, grano e caffè.

Vorrei aggiungere che è molto faticoso coltivare il cacao e poco redditizio, tanto che molti contadini preferiscono coltivare olio di palma oppure in particolare in Sud America canna da zucchero.

Da una parte abbiamo la coltivazione del cacao la cui quantità varia anno per anno perché dipende da più fattori inclusi i fattori climatici (il cacao è una della piante su cui si riflettono gli effetti negativi del riscaldamento del clima), dall'altro abbiamo una domanda di consumo che cresce.

Il risultato è un aumento del costo della materia prima che ai coltivatori di cacao non porta alcun vantaggio.


Marketing del Cioccolato

Il cioccolato da sempre è legato al gusto del piacere e nei paesi occidentali si è puntato molto sul marketing del cioccolato, oramai ogni città ha una sua festa del Cioccolato, non è più solo Perugia con Eurochocolate. 

Sono aumentati i negozi specializzati di solo cioccolato. Efsa ha perfino dato la possibilità ad un noto marchio di cioccolato di potere utilizzare un heath claim, una dizione speciale sulla salute, che io avevo chiamato ironicamente cacao meravigliao. 

In questi giorni c'è in televisione uno spot dove si fa la pubblicità a un integratore di vitamine con cioccolato.
Mentre India e Cina iniziano ad apprezzare il sapore del cioccolato fino a pochi anni fa poco noto.

Possiamo dire che per essere un prodotto che sta per finire, ci stanno investendo molto!


Esempio del prezzo del cacao dovrebbe essere da monito

Un incremento della domanda globale di cioccolato trova difficoltà ad essere soddisfatta, perché al momento pensare d'aumentare la superficie coltivata a cacao è alquanto difficile, trovo fuori luogo tutte quelle azioni volte a incrementare il consumo di cioccolato.

Fino a qualche decennio fa la cultura alimentare si relazionava con la cultura del territorio mentre oggi consumare un prodotto locale o un prodotto del proprio territorio è un capriccio, una distinzione sociale, uno sfizio.

La diffusione dello stile alimentare occidentale in tutto il mondo può rappresentare un rischio per l'intero pianeta.

Una dei principi della Fao per riequilibrare le risorse alimentari e abbattere la fame nel mondo era quello che ogni stato ogni paese deve cercare d'essere autosufficiente per quanto riguarda le risorse alimentari, principio che è totalmente in contraddizione con il mercato alimentare d'oggi.

Certo il cacao non si può coltivare in tutto il mondo, viene utilizzato per creare il cioccolato un prodotto legato al piacere del gusto, non si tratta di un prodotto di base dell'alimentazione, ma da un consumo occasionale siamo passati ad un consumo quotidiano.

Ritengo magari sbagliando che in primo luogo bisognerebbe diminuire il consumo di dolci in generale o per lo meno anche andare alla scoperta di quelle tradizioni alimentare dolci locali fatto con ingredienti locali, che possono in qualche modo contribuire a dare un piacere del gusto.

La mia speranza è che l'esempio dei meccanismi che influenzano l'aumento del prezzo del cacao possano incutere una maggiore riflessione sull'alimentazione, agricoltura e mercato globale.

In sintesi: No il cioccolato non si smetterà di produrre, di sicuro spenderemo di più per permetterci quel piccolo piacere di gusto e diminuirà la quantità della percentuale di cacao presente nei prodotti a favore d'altri ingredienti.

Post correlati: la speculazione finanziaria sul cacao

Un video ironico in cui in un prossimo futuro si potrà "acquistare" il cioccolato, un giovane nasconde nell'impermeabile barrette di cioccolato pronte per essere spacciate, finiremo cosi?





giovedì 7 gennaio 2016

Olio di noce di cocco, buono o cattivo per la salute?

Tanti lettori mi hanno chiesto informazioni sull'olio di noci di cocco, ho rimandato le risposte perchè i dati sull'olio di cocco sono spesso inconciliabili tra le diverse fonti, questo non rende facile dare un parere obiettivo.

Durante l'ultimo Fancy Food negli Usa, ho visto una grande varietà di prodotti derivati dal cocco, in molti negozi è presente l'acqua di cocco, ma sul mercato a breve arriveranno l'acqua di cocco effervescente, la farina, il latte, le chips, i biscotti, lo zucchero, l'aceto di cocco e persino la birra di cocco.

Come mai tutti questi prodotti a base di cocco?

Le ragioni sono in primo luogo economiche oggi i luoghi di produzione e di ricerca delle aziende agro alimentari si sono spostati in Asia, in particolare nel Sud Est, è perfettamente normale che si cerca di valorizzare i prodotti a loro più noti e di più facile reperibilità.

Più difficile adoperare ingredienti che vengono da più lontano, l'olio d'oliva non viene prodotto localmente, deve arrivare, lo conoscono poco, non fa parte della loro cultura alimentare.

Sempre di più i consumatori maturi dei paesi occidentali familiarizzano con le cucine di tutto il mondo, tra cui la cucina che arriva dall'Asia e i suoi ingredienti.

A questi si uniscono diversi altri gruppi, che per diverse ragioni sono attratti da ingredienti "naturali" che arrivano da un altra cultura, come quelli che seguono la paleodieta e i diversi gruppi vegani e vegetariani, che utilizzano prodotti che devono fare almeno qualche migliaio di km in aereo, altrimenti sembra che non sono buoni, dalla Quinoa che arriva dalla Bolivia al Caviale di limone dall'Australia olio di noce di cocco dall'Asia.

Io comprendo il desiderio di gusto e di varietà ma se si vuole seguire una dieta vegetariana, è veramente necessario consumare quotidianamente alimenti che vengono da cosi lontano?


Il marketing del passaparola

Mentre ero al Ristorante l'altro giorno, una signora si rivolge all'amica:
Vuoi acqua minerale? 
No, scherzi. Io bevo solo Acqua di Cocco, l'unica acqua che non mi fa ingrassare.

Tesora mia, nessuna acqua fa ingrassare, non ingrassi per l'acqua ma forse quella doppia porzione di tiramisù con aggiunta di panna montata e una spolverata di cannella che hai appena mangiato!

Il passaparola è la migliore strategia di marketing che si può avviare ma anche la più difficile da smentire e da controllare, perchè sfugge la razionalità.

Ricordo anni fa era protagonista del passaparola la Papaya, c'erano orde di persone che arrivavano in Cantone Ticino per acquistare Papaya, fresca, trasformata, in pillole. Effetto spinto da una star della televisione che dichiarava che la Papaya non faceva ingrassare, accelerava il metabolismo e permetteva di contrastare l'invecchiamento.

Non è normale andare ad acquistare Papaya in Svizzera, è come andare in Norvegia ad acquistare Ananas, è più facile andare in Svizzera per acquistare del formaggio o del cioccolato.

Era molto divertente, talmente ampio il fenomeno che anche tutti distributori di benzina al confine, oltre al cioccolato, alle sigarette, vendevano Papaya (si facevano più il pieno di Papaya che di carburante).

Fortunatamente l'effetto è finito, più studi hanno dimostrato che si la Papaya è un ottimo frutto ma nulla di più, in pochi giorni la Papaya è scomparsa. 

Quanti olii di cocco ci sono in commercio?

Olio di noce di cocco bio
Olio di noce di cocco vergine o spremuto a freddo
Olio di noce di cocco raffinato
Olio di copra, che si ricava sempre dalla noce di cocco
Olio di noce di cocco idrogenato o parzialmente idrogenato

La qualità dell'olio di cocco dipende dalla qualità della materia prima e dalla sua lavorazione, senza scendere nei dettagli di come si realizza l'olio di cocco, diciamo che olii di noce di cocco che si può consigliare di consumare sono i primi due.

Gli ultimi olii subiscono processi chimici come la sbiancamento e la deodorazione, comunque sono da anni adoperati nell'industria alimentare, non hanno una buona fama in particolare olio di cocco idrogenato, si può trovare in diversi prodotti alimentari industriali come le merendine, inoltre questi ultimi vengono utilizzati anche per le fritture.
Dagli anni '70 gli si guarda con diffidenza, su tutti pesa la percentuale alta d'acidi grassi saturi, che possono contribuire ad aumentare il colesterolo cattivo e di conseguenza esporre ad un maggiore rischio cardiovascolare.

Bisogna dire che le autorità sanitarie pubbliche invitano i consumatori a diffidare degli olii tropicali.


Da dove nasce questa nuova attenzione all'olio di cocco?

L'interesse dell'olio di noce di cocco inizia dalla pubblicazione di uno studio sulla rivista American Journal of Nutrition, dove su un campione di popolazione in Asia di 350.00 persone per 25 anni non mostrava alcun legame tra il consumo d'olio di noce di cocco vergine o spremuto a freddo, i valori di colesterolo e pertanto il rischio di malattie cardiovascolari.

Queste perchè secondo i ricercatori è vero che l'olio di noce di cocco è costituito dal 100% acidi grassi, di cui più 85% sono acidi grassi saturi e il 65%  è acido laurico denominati trigliceridi a catena media o acidi grassi a catena media, che il nostro corpo secondo i ricercatori utilizza diversamente dagli acidi grassi a lunga catena

Però molte di queste ricerche del rapporto positivo tra il consumo d'olio di noce di cocco, valori di colesterolo e rischio malattie cardiovascolari sono fatte in isole del Pacifico, dove esiste uno stile di vita e un modello alimentare completamente diverso dai paesi occidentali, dove la dieta e costituita praticamente da pesce e frutta e verdura.

I valori di colesterolo alto non dipendono solo dall'alimentazione ci sono delle particolari condizioni metaboliche che lo possono favorire, il calcolo del rischio cardiovascolare ha più parametri che non il solo colesterolo.
Post correlato: Si può fare scendere il colesterolo? . 


Le ricerche pubblicate sull'olio di noce di cocco riferite dai media:

Dal 2010 in poi le ricerche medico scientifiche sull'olio di noce di cocco si sono moltiplicate e sbizzarite, come in tutte le strategie di marketing per lanciare un prodotto e conferirgli aspetti che possono riguardare la salute:

Olio di noce di cocco vergine o pressato a freddo ( negli animali e non sull'uomo), aumenta la tollerabilità al glucosio e migliora la sensibilità all'insulina.

Olio di noce di cocco, la sostituzione del'olio di soia con olio di cocco ha permesso di ha permesso di ridurre un lieve calo di peso per le donne con obesità addominale e a dieta ipocalorica dopo i 50 anni.

Non poteva mancare una ricerca dell'Alzhemier uso dell'olio di cocco protegge i neuroni della corteggia celebrale (si ma nei topi, studi sull'uomo ancora non ci sono).

Secondo altri olio di noce di cocco è un potente attibatterico che distrugge batteri, virus e quant'altro come lo Staphylococcus aureus e Candida albicans!

Secondo me lo studio più interessante è quello che olio di cocco contribuisce a proteggere la pelle e i capelli, se spalmato bene dai raggi ultraviolenti, una sorta di crema solare naturale.

Mentre pare, da voci di corridoio, che stiano lavorando per verificare se l'olio di noce di cocco può risolvere l'annoso problema delle doppie punte, mi hanno fatto capire che su quest'ultima ricerca possiamo essere più che tranquilli.


Olio di cocco e la dieta chetogenica

Sempre secondo alcuni ricercatori che la medicina ufficiale non riconosce, esprimono un parere positivo sull'uso dell'olio di cocco in coloro che seguono o che devono seguire un regime alimentare chetogenico.

In soggetti che hanno problemi d'epilessia ma alcuni ricercatori alternativi estendono la dieta chetogenica anche a coloro che soffrono d'emicrania, morbo di Alzheimer, di Parkinson, Sclerosi Multipla, Diabete, Cancro.

Negli ultimi anni la dieta chetogenica viene seguita da molti personaggi che praticano un attività sportiva, pare che olio di cocco si integri perfettamente con questo regime dietetico, che prevede più proteine e più grassi e meno glucidi.


Olio di cocco fa dimagrire?

La vera ragione della ricerca dell'olio di noce di cocco è che secondo alcuni ricercatori gli olii ricchi di acidi grassi a catena media come l'olio di cocco possono aiutare più facilmente a perdere peso e grasso perchè sono più difficili d'accumulare e più facili da bruciare, di questa risposta non c'è consenso unanime a livello scientifico.

Secondo alcuni ricercatori nel fegato questi grassi vengono metabolizzati subito e danno energia immediata da spendere subito, ma se sei un atleta è un ottima cosa se sei un impiegato e stai otto ore seduto un po' meno.

Secondo altri ricercatori questo effetto dura solo qualche giorno, poi il corpo si abitua e utilizza l'olio di noce di cocco come gli altri olii. (tenere presente che oli di noce di cocco ha uno o due calorie meno rispetto ad altri olii, un risparmio poco evidente su 2000 calorie al giorno).


Preferisco essere fuori dal coro, che dire cose che non condivido, non esistono olii che fanno dimagrire, il problema è un altro, l'obesità è una patologia complessa, l'aumento di peso è dato dalle differenza tra le calorie introdotte e calorie consumate, più calorie si introducono e meno calorie si consumano e più si ingrassa.

Sempre di più i studi mostrano che i soggetti assistiti reagiscono agli stessi alimenti in modi molto diversi, aggiungendo un ulteriore complessità, pertanto è meglio cercare una dieta personalizzata studiata su misura da un professionista della salute che seguire consigli generali sugli alimenti da mangiare o da evitare.

Quello che fa in realtà la differenza tra persone normopeso e persone obese è l'attività fisica o meglio uno stile di vita attivo più che la scelta di un grasso vegetale aggiunto.

Per le persone obese e in sovrappeso non è solo importante preferire grassi vegetali rispetto a grassi animali ma ridurne l'apporto, trovo molto "simpatico" quando vedo le persone contare i cucchiai d'olio d'oliva, e non quelli della panna montata che si mangiano, non c'è olio nella panna montata direte voi  No, olio no ma grassi si, 100% grassi del latte.

Più del 50% dei grassi che assumiamo sono inclusi nei prodotti che comunemente mangiamo sono che non percepiamo come tali, pertanto leggere le etichette e verificare la qualità degli ingredienti e il contenuto dei grassi.

Non è pensabile sostituire tutti i grassi della nostra alimentazione con olio di noce di cocco. Quale tipo di grasso aggiunto andrebbe a sostituire olio di noce di cocco spremuto a freddo? Quello che aggiungiamo a tavola? L'olio extra vergine d'oliva? La vedo difficile perchè ha la consistenza del burro diffiicile da utilizzare a freddo.


L'olio di noce di cocco, non contiene proteine, zero carboidrati, zero sali minerali, zero vitamine, è grasso puro con un po' vitamina E, mi dispiace se parliamo di olio aggiunto io preferisco la "ricchezza" dell'olio extra vergine d'oliva  con solo il 14% di grassi saturi.

Non è vero che utilizzo sono olio extra vergine d'oliva,
l'ho detto per estremizzare, personalmente utilizzo più olii in cucina, perchè ritengo che sia importante variare oltre che per il mio gusto anche per la mia salute gli olii vegetali, mi piace adoperare a crudo, oltre che l'olio extra vergine d'oliva, l'olio di noce, olio di colza e olio di lino, come mi piace un giro d'olio di zucca su una zuppa, mi piace aggiungere in una crema inglese un cucchiaio dell'olio di mandorle dolci grigliate.

Non escludo che magari qualche volta posso anche per una buona padellata di gamberi saltati nel wok utilizzare dell'olio di cocco spremuto a freddo, perchè no? Anche se il prezzo di 6.90 per 200g , cioe 34,5 al kg, mi un po' raffredda le intenzioni.

In definitiva posso usarlo se voglio aggiungere un sapore esotico alla tavola ma tutto qui, non per perdere peso.


Olio di fico

Ma se proprio volete un alternativa, se volete essere originali e sorprendere gli amici in cucina, vi regalo una dritta: olio di fico, (ho scritto fico al maschile, in realtà bisognerebbe scrivere olio di semi di fico).

Vegetale è vegetale, il fico c'era già nel paleolitico (quelli della dieta paleodieta non possono dire nulla), la cultura mediterranea è fichi , olive e uva, la Turchia è più vicina dell'Isola di Tonga nel Pacifico.

L'ho trovato in Fiera all'Anuga, a Ottobre lo produce un azienda turca la Oneva, contiene secondo Università dell'Egeo in Turchia (40% Omega-3, 30% Omega-6 e 17% Omega-9, Vitamina D e Potassio), mi piace per il nome, non fa dimagrire ma la faccia dei commensali quando dico ho condito insalata con olio di fico è impagabile. 

In sintesi: c'è una forte pressione mediatica sull'olio di noce di cocco, quando si parla di benefici dell'effetto del consumo dell'olio di noce di cocco (se le ricerche saranno confermate), si parla di olio di noce di cocco vergine o spremuto a freddo, non di tutto olio di cocco, per esempio quello contenuto in alcuni prodotti industriali alimentari non lo è.

Se si vuole aggiungere un tocco esotico alla nostra cucina, ogni tanto perchè no? Un po' di olio di noce di cocco vergine o spremuto a freddo,

Se invece si vuole diminuire i livelli di colesterolo e si vuole perdere peso è meglio affidarsi a un professionista della salute che potrà fare uno schema alimentare personalizzato in base al proprio stile di vita, piuttosto che seguire indicazioni parziali e generiche su questo o quell'alimento.

Ricordate la grande differenza tra persona normopeso e persona obesa è l'attività fisica, il movimento, lo stile di vita attivo, proprio recentemente è stato valutato che fare 5 volte alla settimana trenta minuti d'attività fisica, equivale a fornire i stessi benefici di salute che comporta l'abbandono del vizio del fumo.