Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
Prendo in prestito questa canzone da Sergio Endrigo, perché secondo me nonostante gli anni contiene un messaggio ancora valido.
L'altro giorno leggevo della protesta dei produttori di latte fatta da Coldiretti, chiuse 1 stalla su 5 in meno di un anno, non meno di un mese fa si è parlato della grave crisi del Parmigiano Reggiano, costretto a ridurre la produzione con la chiusura di tanti caseifici.
Tutte queste notizie sono in contrasto con il gran parlare che si fa dell'agro alimentare Made in Italy, sembra che l'Italia sia un Luna Park del Cibo, sono un viaggiatore per lavoro e posso dire che nelle grandi metropoli, da Mosca a Chicago se si vuole andare al ristorante si può scegliere tra un ristorante francese un ristorante italiano o un ristorante di sushi giapponese.
Tutti i ristoranti italiani fanno presente che adoperano solo prodotti Made in Italy, io ci credo ovviamente, lo stesso Oscar Farinetti quando apre all'estero i suoi Eataly, un dubbio sorge, ma se c'è tutta questa domanda a livello mondiale perché stalle e caseifici chiudono?
L'intervento più "simpatico" è stato quello del Ministro dell'Agricoltura, che ha detto che il prezzo del latte e la chiusura delle stalle non è un problema di sua competenza, e di chi sarà del Ministro della pari opportunità?
Ha inoltre aggiunto che l'unica cosa che il governo può fare è quello di sostenere le spese di promozione dei prodotti italiani e dei formaggi Dop, caro Ministro ma se il latte non c'è, non si può fare nemmeno il formaggio, quando va a mangiare nel ristorante di Montecitorio il parmigiano sulla pasta glielo mettono a sua insaputa?
Se penso a quanto verrà a costare Expo 2015, i costi sono cosi alti che nessuno ha il coraggio di dichiararli, si parla di centinaia di milioni d'Euro, se l'Expo serve per valorizzare i prodotti agro alimentari del Made in Italy, ma non è ci sta sfuggendo qualcosa? Non stiamo trascurando qualcosa?
Sarà banale ma è meglio ricordare che per fare il salame, ci vuole il maiale, per fare il pane, ci vuole il grano, per fare il formaggio ci vuole il latte, se non si interviene sulla gestione e disponibilità di materia prima come si fa a trasformare, produrre e sostenere il Made in Italy?
Sostenere la comunicazione è ultimo anello della catena di un prodotto, non si può chiudere gli occhi e non pensare alle fasi che precedono il prodotto finito.
Sostenere la comunicazione è ultimo anello della catena di un prodotto, non si può chiudere gli occhi e non pensare alle fasi che precedono il prodotto finito.
Oppure oramai diamo per assodato che le mozzarelle di Bufala Campana deve essere fatto con il latte di Bufala proveniente della Romania, la bresaola della Valtellina con le carne che proviene dal Brasile, lo speck Alto Adige con le cosce di maiale che provengono dall'Ungheria, olio di oliva ligure con le olive che arrivano dalla Tunisia ?
Senza essere Eistein c'è qualcosa che non torna, se la domanda e l'offerta aumenta del Made in Italy perché diminuisce la produzione di materia prima e nessuno se ne preoccupa?



