Che bella domanda, grazia Rita. L'altro giorno in televisione ho sentito un esperto di nutrizione dire che la mattina per colazione la stessa quantità di calcio di una tazza di latte la si può trovare in sei ostriche.
Mangiare sei ostriche a colazione è un consiglio originale, io personalmente non mi potrei permettere di consumare 6 ostriche tutte le mattine, in casa mia siamo in otto. Non ce la potrei mai fare pucciare una brioche nell'acqua di mare appena mattina!
Figli miei rassegnatevi questo passa il convento, caffè, tè, latte, torta e biscotti fatti in casa, pane ai cereali, frutta, questo papà è stato buono a fare.
Se dobbiamo guardare i media, vediamo anche gli esperti di nutrizione che consigliano di mangiare solo frutti tropicali e scartano a priori mele, pere e arance, e decantano le proprietà di mango, papaia e acerola, tutti frutti che arrivano da altri continenti con un costo in termini d'impatto ambientale non indifferente.
Dal mio punto di vista è solo una questione di superficialità, più che mancanza di sensibilità e di cultura, chi va in televisione o scrive sui quotidiani è solo interessato a promuovere se stesso e la propria vanità, diciamo che dell'impatto ambientale dell'alimentazione e delle risorse del pianeta se ne strafottono!
Il caso del Pesce Azzurro
Anche io nel mio piccolo, ho fornito un piccolo contributo nel consigliare il consumo di pesce azzurro, non sono per nulla pentito, certo per quando mi è possibile cerco d'evitare di consigliare tutte quelle varietà di pesce che in qualche modo sono a rischio ma non sono pesce azzurro come il tonno rosso, la rana pescatrice, il pesce spada.
Il prezzo del pesce azzurro è di gran lunga inferiore del tonno rosso e del pesce spada che superano i 30 euro al kg, ricordate che il consumatore tende a preferire i pesci come salmone, tonno, nasello, merluzzo, gamberi, orate e branzino, spesso si tratta di pesce importato o di pesce d'allevamento.
Nel caso invece del pesce azzurro, in termini di volumi non è aumentata la domanda di pesce azzurro, ma piuttosto è diminuita la quantità di pesce pescato, se ne pesca meno ed è più piccolo e più magro (secondo Unione Europea non può essere venduto se meno di 9 cm).
Prendiamo esempio dell'Italia, le alici e le sarde sono tra i pesci più pescati da soli fanno il 28,5% del volume del mercato del pesce, se aggiungiamo anche lo sgombro e altre varietà di pesce azzurro si può raggiungere o andare molto vicini al 50%, una quota di pescato molto elevato ma anche molto simile agli altri paesi del mare mediterraneo come Spagna, Grecia e Croazia (ricordate il pesce azzurro è il più pescato ma non il più consumato).
Le aree di maggiore pesca di alici e sarde in Italia è il Mar Adriatico (più del 70% della pesca) ricco di placton, il Mare Ligure e il Canale di Sicilia, tuttavia l'alice e la sarda non ci sono solo nel Mare Mediterraneo ma sono pescate anche nell'Oceano Atlantico lungo le coste del Portogallo, della Spagna e della Francia.
Il problema non è solo la quantità di pesce pescato ma anche un problema occupazionale tanto che molte capitanerie di Porto hanno segnalato che i pescherecci rimangono sempre più fermi, una carenza dei volumi di pesce che si riflette anche sull'occupazione.
Quali sono le ragioni?
Ci sono più interpretazioni di questo fenomeno e facciamo riferimento a due studi il primo in Grecia pubblicato qualche anno indietro dell’Hellenic Centre of Marine Research e il secondo fatto in Francia da EcoPelGol da Marbec un misto d'operatori come Università di Montpellier, l'Università di Aix-Marsiglia, Università di Tolosa).
Lo studio greco mette in rilievo la diminuzione costate delle risorse ittiche nel mare mediterraneo, anche grazie ad sempre più sofisticate per individuare i branchi di pesce, tanto che molte zone di pesca sono sovrasfruttate, cioè il pesce cioè viene pescato a un ritmo più rapido di quelli che sono i tempi necessari per rinnovarsi, però tra le meno colpite da questo fenomeno sono proprio le sardine.
Lo studio francese mette lo stesso in rilievo la diminuzione del pesce pescato e riferisce che diverse capitanerie di porto in merito al pesce azzurro parlano di quantitativo che vanno dal 30% al 60% in meno rispetto al 1996, l'anno di maggiore pesca nel mediterraneo in termini di volume.
Più che prendersela con la pesca di frodo e con la maggiore frequenza di pesca lo studio francese ipotizza che anche se non sono stati trovati virus o batteri nei campioni esaminati, stanno lavorando alla possibilità che ci sia un parassita nel fegato del pesce che impedisce al pesce di crescere.
Altri ricercatori nello stesso studio sostengono che invece tra le possibili cause ci sia il plancton di cui i pesce si nutrono, a seguito dell'inquinamento il plancton si sarebbe modificato è più povero di sostanze nutritive e non fornisce più energia per la crescita.
Sintesi
L'aumento del prezzo del pesce azzurro e della diminuzione della taglia del pesce si spiega con la diminuzione della quantità del pescato più che per l'aumento della domanda a causa dei consigli nutrizionali (che nessuno ascolta).
Nonostante questo consumare pesce azzurro come i due studi dicono è il modo migliore di consumare pesce per i paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo, una pesca sostenibile e un pesce locale, il cui rischio dagli esperti dello stato di conservazione in merito alle risorse del pianeta è considerato minimo.
Nonostante questo consumare pesce azzurro come i due studi dicono è il modo migliore di consumare pesce per i paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo, una pesca sostenibile e un pesce locale, il cui rischio dagli esperti dello stato di conservazione in merito alle risorse del pianeta è considerato minimo.
Sappiamo che la situazione dei mari è monitorata sia da Istituzioni Nazionali che Internazionali, in tutti i paesi viene praticato il fermo biologico per favorire il ripopolamento del pesce e vengono attuate politiche volte a inquinare meno le acque del mare.
Al momento ci sono segnali di perdita di stock di pesce ma anche grazie alla ricerca scientifica che sta individuando cause e rimedi, si possono attuare se si vuole politiche che favoriscono il ripopolamento e il miglioramento delle acque del mare o per lo meno ridurre al minimo gli effetti negativi.
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