lunedì 7 dicembre 2009

Neo semplicità in cucina per il 2010


Il 2009 è stato l’anno del comfort food” della ricerca del cibo affettivo, si sono rispolverate le ricette delle nonne e delle mamme, le ricette dei ricordi, una cucina fatta di nostalgia ma anche di calore e dolcezza, il nuovo anno sarà l’anno delle neo semplicità.
Hai fatto una ricerca statistica? No. Hai fatto un indagine di mercato? No. Mi piace osservare i comportamenti delle persone al supermercato, al ristorante, guardo cosa ordinano cosa mettono nel carrello, lo confesso sono un “voyeur” del cibo, è una mia deformazione professionale. Traccio spesso il profilo psicologico delle persone dalle loro scelte alimentari (Lo ammetto sono un po' fuori, psicanalista cercasi disperatamente!).

Come interpretare questa nuova tendenza nel settore agroalimentare?
I segnali non mi arrivano solo dal settore alimentare ma anche dal settore della moda si parla di nuova semplicità, dove gli atteggiamenti che emergono sono quelli della discrezione e della modestia. Questo nuovo concetto di neo semplicità sta prendendo piede anche in altri campi dei consumi.
Neo semplicità in cucina vorrà dire che sempre meno si sarà attratti da aragosta, caviale ma anche da quelle preparazioni molto tecniche, si va verso la rivisitazione di ricette e preparazioni semplici che da sempre hanno caratterizzato la cucina popolare italiana come pasta cacio e pepe, risotto alla zafferano, pasta e patate, tutti quei piatti "banali" che negli ultimi anni abbiamo evitato o snobbato.

Anche la ristorazione professionale della Francia mostra qualche segno se uno chef come Jean-François Piège ha abbandonato il Crillon e ha aperto un bistrò in Thoumieux, Paris VII, con menu con 19 € e 8 € i dessert, qualcosa vorrà dire, no? Prima di lui ho apprezzato le proposte di Davide Oldani nel suo ristorante D'O a S.Pietro all'Olmo (Mi) dove la semplicità non fa rima con banalità (rewe altissimoceto).

Ho letto di recentemente un intervista Joel Robuchon che dice "nella mente delle persone alta cucina è sempre associata a prodotti costosi e sofisticati non è sempre si può fare alta cucina presentando anche un’insalata " per lui sarà facilissimo a me viene meno semplice, ma se lo dice lui c'è da crederci!!

Quello che io ho potuto notare in giro nel settore della ristorazione e non, è una maggiore attenzione ai prodotti di stagione, ai prodotti del territorio, al prodotto biologico, ho visto scomparire dai menù lo yuzu giapponese, frutti della passione, avocado non è proprio una rivoluzione ma una tendenza sicuramente si.

Ritorno al gusto originale
Oso pensare che forse dopo anni di fusion food fatto in tutti i modi in tutte le salse, si è arrivati alla necessità di pulirsi la bocca e il palato, un ritorno al gusto originale nel suo ultimo libro Natura Alain Ducasse sostiene il menù "semplice, sano e buono", sono i nuovi ristoranti Spoon di Ducasse , che vedono cosi superati tutte quei gusti complicati, sarà forse che i Gourmet di oggi vogliono semplicemente sapere che cosa mangia, gusti leggibili in bocca. questo non deve fare credere alla mancanza di creatività, che si può esprimere in tanti modi. Si riscoprono anche ingredienti che fino a qualche tempo fa erano out in molti ristoranti perché considerati cheap come le acciughe, oppure lo sgombro che sostituisce il rombo.

Una coscienza ecosostenibile
L’attenzione all’ambiente è forse l’atteggiamento più diffuso, che si traduce sulla tavola in un grande ritorno del pesce azzurro e all’abbandono del tonno rosso , c’è un ritorno del gusto alle le carni bianche come pollo e tacchino o a quelli che vengono definiti tagli economici come i quarti suoperiori, il fegato, la carne di maiale, alle frattaglie testina di vitello e orecchie del maiale incluse. Si sono ri-scoperti legumi e verdure "dimenticate" dalle cicerchie alla scorzanera, prodotti locali e a km zero.

Per le aziende della Grande Distribuzione e le aziende agroalimentari cosa vuole dire?
A livello dell'industria agroalimentare questo vuole dire che cresceranno le richieste per i prodotti base mentre caleranno quello per prodotti con valore aggiunto, una maggiore profondità o meglio assortimento di prodotti base, gli alimenti funzionali rischiano si essere superati da un alimentazione semplice e equilibrata, saranno visti ancora di più con diffidenza al di là dei claims, mai come quest'anno si stanno vendendo panettoni e pandori di ricetta classica, più pizze magherita, spaghetti con il pomodoro, qualcosa vorrà anche significare?

Questa nuova semplicità è il segno dei tempi che cambiano, una semplicità senza banalità, quando invitate qualcuno a casa ricordate che il segreto di una cena sta in un calda ospitalità e alla generosità della cucina.

13 commenti:

  1. Non vorrei fare la figura antipatica di quella che dice "io lo sapevo già",
    ma in casa mia, le tentazioni per una cucina fusion sono state pari a zero.Vuoi vedere che i miei hanno ragione?
    Grazie Gunther per i tuoi interessantissimi post.

    RispondiElimina
  2. Beh allora posso dire che la mia cucina è tornata di moda, per anni ho in maniera imperterrita continuato ad usare solo prodotti di stagione comprati a km zero (come si usa dire) perchè cercati nel territorio, ivi comprese le carni.
    La cara cucina "vecchi tempi" come diciamo tra noi quà quando ci prendiamo in giro per le semplici ricette che presentiamo nelle riunioni famigliari alla fine ha avuto la meglio.
    Se dovessi scegliere oggi di aprire un locale farei un trattoria a prezzi modici per far mangiare tutti senza distinzione di ceto e portafogli.
    L'ostentazione anche nel cibo ha il sapore (doppio pertanto) di un amara presa in giro per chi un piatto non riesce a riempirlo nemmeno una volta al giorno.

    Sempre interessanti i tuoi post

    Rosalba

    RispondiElimina
  3. Le tue parole sulla calda ospitalità e la semplicità si sposano benissimo con le mie idee e il mio modo di vivere...
    bravissimo.
    ciao ciao

    RispondiElimina
  4. allora non sono la sola a sbirciare cosa mette il vicino nel carrello, a cercare di indovinare chi avrà invitato a cena la signora in coda davanti alla cassa, a intuire filosofie di vita dai sacchetti della spesa, dagli sguardi nelle vetrine...

    La sindrome "signora Maigret" ha contagiato anche me quando, ormai qualche tempo fa, nello stipendio da stagista ci doveva rientrare l'utile e il superfluo, ma soprattutto il bello e il buono...
    Ho scoperto che era un piacere grande e una soddisfazione ancora più grande tirare fuori manicaretti appetitosi dalle fave, dal cavolo, dal pane... era un riintrecciare le radici con un sentire più autentico e con il mangiare del territorio, quasi tornare a far pace con un bagaglio culturale che per tutti gli anni novanta si è voluto cancellare o almeno sminuire.

    Hai fatto un'analisi attenta e godibile, forse hai omesso volontariamente di sottolineare che sono anche i tempi che stiamo vivendo a condizionare così profondamente il nostro sentire e mangiare: siamo tutti più poveri ma con il gusto del bello e del buono, a cui non vogliamo rinunciare. Abbiamo scoperto con piacere che non siamo costretti a farlo e ci sembra anche di essere un po' meno poveri.

    Mi hai ricordato un articolo che ho letto tempo fa, ha suscitato numerose polemiche quando è uscito ma io l'ho trovato uno sguardo molto onesto sul nuovo periodo che la società occidentale sta vivendo; diceva "povero non è più chi ha la Panda, ma chi non sa chi l'ha disegnata."

    RispondiElimina
  5. Sì. Deve essere una sorta di minimalismo trasferito, dalla musica, alla cucina. Per gli appassionati direi alla Einaudi. In ogni caso, pur in assenza di ricerche di marketing, si respira nell'aria questo ritorno alla semplicità probabilmente, come ben scrive cavoliamerenda, dettata anche dalle esigenze economiche. Ma non solo. Bellissima la frase finale, incarna il mio pensiero che, ne sono felice, pare non solo il mio. Sempre complimenti per i tuoi interventi.

    RispondiElimina
  6. Tutto ciò si sposa benissimo con la mia mentalità:sapori puri e cucina del contadino...più semplice di così!

    RispondiElimina
  7. Se mi permetti, lo definirei anche una sorta di neo-realismo, dato da più fattori contingenti non ultimo quello economico. Anche il rifiuto sempre più accentuato verso una nomenclatura gastronomica sempre tesa a rendere barocco un valore aggiunto che onestamente è il più delle volte un posticcio spinge verso minimalismo e semplicità. Questo non vuol dire mancanza di ricercatezza, ovviamente. Che fosse una sorta di rinascimento gastronomico su base reale&culturale?

    RispondiElimina
  8. Sicuramente hai ragione ma come in tutte le cose alla fine sperimenta sperimenta si torna sempre alla tradizione e alla semplicità.
    Lo vedo anche con me stessa, mi piace sperimentare tante cose nuov ema alla fine i pasti più semplici sono quelli più buoni!!!!!
    Se gli ingredienti sono di prima qualità anche un piatto di semplici spaghetti cacio e pepe fanno la differenza!!
    Buona settimana alla prossima!!!

    RispondiElimina
  9. Mi piace questo post...
    E come in tutti i cicli si passerà da un estremo all'altro :-)

    RispondiElimina
  10. Hello there!
    Your site is more and more beautiful indeed!
    Best wishes
    (P.S. 4 live webcams of Rovaniemi from my blog, until January 6th 2010)

    RispondiElimina
  11. Ho sempre sostenuto che uno dei lati 'positivi' della crisi che stiamo vivendo è che, attraverso una maggiore attenzione e riflessione, si sono riscoperti gli alimenti di stagione e le preparazioni semplici come dici tu.
    In realtà da sempre questi piatti hanno rappresentato un rifugio sicuro e un 'calore' assicurato, nei momenti di malinconia e in cui ci voleva fare delle coccole. Mi ritorna alla mente Alberto Sordi che 'aggredisce' gli spaghetti prima con le parole, preferendo la cucina americana e poi con la forchetta, consapevole della certezza che essi rappresentano.
    E' una piccola soddisfazione che si è presa la nostra tradizione.....
    Anna

    RispondiElimina
  12. è molto interessante quello che dici, Gunther, ma chissà se davvero la grande distribuzione si piegherà alle esigenze dei consumatori piuttosto che fare come al solito, cioè imporre sempre nuovi prodotti. certo, la crisi spinge molti a una maggiore sobrietà per cui è probabile che ci sia una quota maggiore di persone che ordina la margherita che, dopo la marinara, è di solito la pizza più economica... voglio sperarlo con te, voglio essere ottimista, ma qualcosa mi dice che la strada della semplicità sia ancora piuttosto lunga... buona giornata!

    RispondiElimina
  13. Molto vero... secondo me piano piano la cucina sta diventando consapevole. Mi spiego, per anni o si parlava di cucina di casa, genuina, vera, tonda, oppure c'era la cucina dei ristoranti, quelli cari, inaccessibili, con piatti elaborati, chic, sofisticati e quelli "insalta di mare e gamberoni" da matrimoni, alla portata dei più con una ristorazione dubbia ma diversa da quella di casa, da cerimonia....
    Le buone vecchie trattorie hanno lasciato negli anni ottanta posto a ristoranti cari ma dismessi... ed intanto i cinesi e la pizza si facevano avanti...
    Adesso pian piano la gente pensa a cosa mangia, cura i particolari, abbandona l'idea di quantità per la qualità... non si cerca più i tre primi e due secondi con sorbetto... ma un tema, un filo conduttore, un sapore genuino, esaltato.
    Leggrezza, freschezza, salubrità stanno tornando ad essere un valore... cerchiamo di capire cosa mangiamo e come esaltarlo... la cucina sta attraversando un momento di scoperta meraviglioso, girovagando per i blog, per i siti si trovano mille ricette una più buona dell'altra, piene di estro, di cura e di vera e autentica passione!! Grazie per uno spazio come questo che permette di fare bei pensieri su un argomento così bello!!!! Auguroni pieni di ammirazione!!!

    RispondiElimina

Commenti anonimi e privi d'indentità verranno rimossi.
Commenti con pubblicità e link commerciali saranno rimossi