venerdì 14 marzo 2008

La cucina francese Patrimonio dell'Umanità?

In questi giorni sono stato a Parigi, e mi è capitato d'incontrare Jean-Robert Pitte , uno degli artifici della candidatura all'Unesco, per inserire il la "cucina francese" nel registro del Patrimonio dell’Umanita.

GKF: Chi te lo ha fatto fare?
JRPitte: Io, non ne potevo più di sentire parlare di patrimonio architettonico e paesaggistico, ho voluto fare un po’ una provocazione.
GKF : Ma và! Solo un po’ ?
JRPitte: Vedi voglio che si parli, non solo di cultura materiale ma anche di culturale immateriale, come la lingua, le tradizioni, l’artigianato e la gastronomia. L’intento è di avviare con l’Unesco una nuova procedura grazie alla cucina francese che riconoscerà la cultura immateriale.

GKF: Comprendo una cosa da nulla ! Che tipo di dossier avete intenzione di presentare?
JRPitte: insieme l’Università Sorbona e IEHCA (Istituto Europeo della Cultura e l’Alimentazione) elaboriamo una quindicina d’esempi che possono rappresentare la particolarità storica, geografica, agricola del patrimonio culturale e alimentare della Francia . GKF: Scusami ma ci sono gia i prodotti tipici estendere questo concetto non si rischia di banalizzare il Patrimonio Culturale dell’Umanità?
JRPitte: No, il contrario. Oggi con la la liberalizzazione dei mercati è necessario ancora di più proteggere la nostra cultura, la nostra gastronomia, il nostro mercato agricolo, le nostre tradizioni, le nostre ricette.

GKF: Dai si mangia francese anche in Africa!
JRPitte: La cucina francese si fa in tutto il mondo, ma come? Dobbiamo dare delle regole , bisogna che ci siano delle scuole, in modo che non ci siano interpretazioni distolte.
GKF Scusa Jean , stiamo parlando di parmentier, crepes, e tarte tatin mica di filosofia o politica
JRPitte: è vero sembra banale, ma non lo è, vogliamo una politica che metta la gastronomia e quindi la cultura al centro della società.

Sicuramente un modo originale di fare politica . Il pericolo della perdita dell’identità culturale in un mondo dominato dai consumi e comportamenti globali, la paura di perdere i valori ma soprattutto l’identità crea questi meccanismi di autodifesa. Indubbiamente la cultura alimentare fa parte del nostro patrimonio culturale ma che la "tarte tatin" venga tutelata e protetta dall’Unesco, è un messaggio difficile da capire e da condividere per me.

3 commenti:

  1. se lo fanno loro dobbiamo farlo anche noi italiani!

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  2. io non vedo nulla di male, nel considerare il patrimonio enogastronomico patrimonia dell'umanita, unica cosa è che lo stesso percorso deve essere garantito ad altri stati

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