venerdì 21 giugno 2013

Il latte è un veleno? prima parte

Un post molto atteso, quello che voglio fare capire è perché siamo arrivati ad una situazione in cui abbiamo un partito che vorrebbe che bevessimo latte 24 ore su 24 (aziende e una parte della comunità medico scientifica sponsorizzata dalle aziende) e un altro che invece non desidera nemmeno vederlo ( molti consumatori, vegani,  parte della comunità medico scientifica che si occupa di cancro, naturopati, omeopati), due partiti che in qualche modo cercano d' influenzare le nostre scelte, chi ha ragione?

Negli ultimi anni quest'ultima fazione del no latte acquista sempre di più condivisione, simpatia e sostenitori per più ragioni con la conseguenza della riduzione dei consumi di latte e dei prodotti derivati del latte, che ha messo in allarme le aziende che fanno del latte il core business . 

Probabilmente con questo post non risolverò il conflitto ma forse riusciremo a capire qualcosa in più per alimentarci con più serenità, purtroppo non ho la capacità di sintesi nel mio DNA.


Perchè da tanti anni ci viene raccomandato di bere latte?

"Vuoi essere studioso, solido, forte e vigoroso, bevi latte" è un claim di una pubblicità del latte del 1953, siamo nel pieno dopoguerra, cresceva una nuova generazione che aveva subito delle forti ristrettezze alimentari, il latte viene visto come un alimento per "rinforzare" la popolazione dopo i patimenti della guerra.

L'industria alimentare muove i primi passi grazie alla possibilità di conservazione e trasporto del latte, non è casuale che le grandi multinazionali delle industrie alimentari nascono in quelli anni, proprio grazie alla distribuzione e alla commercializzazione del latte.

Di lì a poco il gesto d' acquistare latte , diviene un valore sociale molto forte, acquistare latte voleva dire essere dotati di un buon potere d'acquisto e fare una parte di una nuova classe emergente la borghesia, lontana dalla classe contadina che invece il latte lo produceva.

In questi anni che nascono le prime società scientifiche di nutrizione, sponsorizzate proprio dalle aziende che producono latte, arrivano le raccomandazioni giornaliere dei 3/4 prodotti di latte al giorno.

Le raccomandazione sono valide ancora oggi? Difficile dal dire dal momento che abbiamo una popolazione ipernutrita e che oramai la guerra è finita da un pezzo! OMS raccomanda le due porzioni giornaliere per esempio, il 50% meno di quelle di molti paesi occidentali.


Ma il latte del dopoguerra è lo stesso latte del 2013?

Ovviamente no, nel 1953 sono apparsi i primi processi di sterilizzazione UHT, negli anni sono state modificati la selezione delle mucche da latte, dei metodi d'allevamento e alimentazione, favorendo quelle specie che danno una maggiore quantità di latte indipendentemente dalla qualità.

Negli anni '70 che il latte diviene un alimento stardardizzato per quantità di grasso e di proteine, alcuni latti hanno diminuito la materia grassa, ma anche contenuto di vitamine e di sali minerali, nascono cosi i latte con aggiunte, dall' olio vegetali, olio di pesce, vitamine e sali minerali, secondo le etichette tutti perfettamente naturali e noi ci crediamo tantissimo.

Unico latte oggi simile al latte degli anni 50 è il latte crudo, da consumare solo bollito e per adulti, io che ho qualche anno in più e stavo da mia nonna che aveva le mucche, ricordo ancora il latte vero quello che lasciava la panna nella bottiglia e credetemi era tutta un altro latte, un altro profumo, un altro sapore, oggi quando apro una confezione di latte mi sembra acqua mi viene la depressione, la densità è molto differente e nemmeno paragonabile nè il profumo nè il sapore!

Sarà un latte più sicuro a filiera controllata come le aziende sostengono certo è che è un altro alimento rispetto a quello del 1950.

Ci sono oggi più intolleranti al latte? Intolleranza al lattosio allo zucchero del latte e intolleranza alle proteine del latte.

L'intolleranza al latte riguarda più o meno il 10% della popolazione, sarebbe più corretto distinguere le due intolleranze, da non confondere con le allergie
Negli ultimi anni questa percentuale è cresciuta sopratutto negli adulti, tra i sintomi più notti gonfiore di stomaco, ballottamenti, aria,  sintomi comuni al 70% della popolazione mondiale in quanto i popoli asiatici e africani non hanno ancora sviluppato l'enzima della lattasi.

Si fa risalire il dato dell'aumento dei casi d'intolleranza alle nuove comunità che sono entrate nei paesi occidentali  ma secondo fonti non verificabili la nuova curva di intolleranza al latte è nata da quanto sono utilizzati in agricoltura per dare da mangiare agli animali  mangimi o cereali provenienti da agricoltura Ogm come la soia, la medicina ufficiale esclude questo rapporto ma la coincidenza dell'aumento delle intolleranze negli ultimi anni è "originale".

Intolleranza al lattosio, ne abbiamo parlato spesso, una maldigestione del lattosio, flatulenza, meteorismo e crampi addominali i sintomi più frequenti associati anche alle quantità del latte, secondo alcuni studi si verifica dopo un assunzione di almeno 250 ml di latte.

Intolleranza alle proteine del latte, qui le fonti si dividono in due schieramenti quelli secondo cui l'intolleranza alle proteine del latte riguarda solo i bambini  ed è transitoria in genere si risolve dopo i 5 anni e quelli che sostengono che questa intolleranza riguarda anche il mondo dell'adulto, diversamente dall'intolleranza al lattosio non dipende dalla quantità ingerita, Si pensa che sia un intolleranza alla caseine che manifestano disturbi gastrointestinali, respiratori e cutanei. 
Secondo alcuni l'intolleranza alle proteine del latte provoca una non digestione delle proteine che possono portare nel tempo non solo a a infiammazioni locali ma a enteropatie, malattie immunologiche che si traducono in dolori articolari, emicrania, problemi cutanei, la sospensione di prodotti lattari per tre mesi ha diminuito i sintomi nel 70% dei casi.

Entrambe le intolleranze possono essere diagnosticate, non è raro soggetti che se ne accorgono in età adulta avanzata, evitano di bere latte perchè hanno visto che crea loro un disturbo

Il latte provoca malattie?

La storia delle ricerche scientifiche essendo queste sponsorizzate dall'aziende del latte dimostra che non ce ne sono, tuttavia negli ultimi anni sono emerse ricerche indipendenti che dimostrano di come alcune relazioni positive tra latte e derivati del latte e alcune patologie non potevano essere condivise dalla comunità scientifica e la loro importanza è stata molto ridimensionata se non ribaltata (come osteoporosi).

Ci sono alcune ricerche che indicano che il consumo di molte più porzioni al giorno, (+ 3) possono provocare mal di testa, emicrania, poliartrite reumatoide, malattie dell'apparato ottorino laringoiatra, sviluppo del cancro al seno (ricordo che il cancro ha cause multifattoriali).

In un recente studio dell'Università di Harvard indica che 3 bicchiere di latte al giorno provoca dal 30 al 70% della percentuale in più di possibilità di sviluppare il cancro alla prostata, per contro è stata pubblicata un altra ricerca che indica che il consumo di latte di 1 o 2 bicchiere al giorno evita il rischio di cancro al colon.

L'impressione che si ha è che se viene pubblicato uno studio negativo sul consumo di latte immediatamente ne appare uno positivo come per magia e la tempistica nella comunicazione non è casuale.

Una strategia di comunicazione volta da parte delle aziende a dimostrare non c'è "univocità" sulla relazione tra cancro e latte, non c'è univocità tra diabete di tipo 1 e latte, non c'è univocità tra ASD e Latte, per forza hai creato una ricerca ad hoc che dice una cosa contraria, una scappatoia che spesso viene utilizzata dalle aziende e dai loro comitati scientifici a difesa dei prodotti, (altrimenti a cosa servirebbe un comitato scientifico) non è casuale il fatto che chi fa la ricerca è sempre all'interno del comitato scientifico dell'azienza del latte o da essa sponsorizzata, la casualità della casualità.

La realtà rimane difficile da valutare sopratutto per la forte pressione sociale ed economica che esercitano le aziende alimentari a favore del latte e questo negli ultimi anni viene interpretato e visto ancora di più come un segnale negativo ma se fa tanto bene perchè spendi cosi tanto per dimostrarlo, controllando la comunicazione, anche quando non ne hai bisogno?


il video non c'entra niente.... ma spero vi faccia sorridere

mercoledì 19 giugno 2013

Tronky al Pistacchio, novità snack

Novità in casa Ferrero arriva con la bella stagione la nuova versione di tronky al sapore di pistacchio, forse non era il periodo migliore per presentarlo visto il caldo è più facile preferire un gelato come snack, qualcosa di fresco, ma questo è quanto deciso dall'azienda.

L'utilizzo del pistacchio è uno degli ultimi trends del settore alimentare ne avevano parlato nel caso del gelato al pistacchio (polvere di spinaci), yogurt al pistacchio, creme dessert al pistacchio, non potevano quindi mancarci anche gli snacks al pistacchio.


Incremento dell'utilizzo del Pistacchio negli ultimi anni ha dell'incredibile, se nel 1986 solo dieci prodotti contenevano pistacchio come ingredienti oggi sono più di 1000 (Fonte Mintel), ad i classici paesi produttori dell'area medio orientale come Iran e Turchia, negli ultimi anni si trova sul mercato molto pistacchio americano proveniente dalla California e dal New Messico a un prezzo più basso, tuttavia non è raro, perchè un ingrediente che ha sempre un certo prezzo, utilizzo di coloranti, percentuali basse di pistacchio, unite al quantitativo di mandorle.

In sintesi il colore del pistacchio con il sapore della mandorla, non posso non citare il Pistacchio di Bronte DOP,un pistacchio di qualità, attualmente poco valorizzato, dalle stesse aziende italiane. 

Se per l'Italia può essere una novita non lo è per l'estero dove il pistacchio viene utilizzato in particolare negli snacks da diversi anni, se pure è una novità per Ferrero, diciamo che sul mercato estero è una novità a scoppio ritardato, se Ferrero vuole stupire il mercato estero è bene che adoperi altre strategie. Visto che sbandiera ai 4 venti che è italiana al 100%, valorizzi la produzione di Bronte, tanto visto che è una produzione limitata per poco tempo uno sforzo si poteva anche fare.

Il prodotto Tronky al Pistacchio, rientra nella categoria degli snacks, va oltre le 550 kcal x 100g anche se a dire il vero viene venduto al pezzo al 18g, che sembra poco ma se guardate la tabella nutrizionale dovente tenere presente nel computo della calorie giornaliere in particolare dei grassi e dei zuccheri.

Tab. 1 Tabella nutrizionale Tronky Classico e Tronky al Pistacchio per 100g

Quello che salta all'occhio al supermercato è il prezzo ai Supermercati Esselunga Tronky Classico 0,36 2,00 euro al Hg cioe 20 euro al kg, mentre Tronky al Pistacchio 0,46 al pezzo 2,56 al Hg e 25,6 euro al kg, allo stesso prezzo di prodotti freschi di praline d'alcune pasticcerie è più alto perfino del prezzo di alcuni gelati nelle gelaterie artigianali.

Tab. 1 Tabella nutrizionale Tronky Classico e Tronky al Pistacchio per pezzo

Ai supermercati SMA invece 0,49 il pezzo da 18g equivalente a 2,72 euro al hg, cioè 27,2 euro al chilo!

Chiaramente lo scrivere il prezzo all'etto e non al kilo è deviante, non sappiamo se per volontà dell'azienda oppure dei punti vendita, posso capire la voglia di un break ma ad un costo veramente altissimo da renderlo quasi un prodotto di lusso, un prodotto ad alto valore aggiunto per essere un prodotto industriale.

Per la cronaca cosa costa meno di 25,60 al chilo :
1kg di fragole 4,50 euro al chilo
1kg di ciliegie 5,50 euro al chilo
1kg di Algida Magnum 7,63 euro al chilo
1kg di ananas a fette naturale, 11,80 euro al chilo
1kg di svizzere di vitello 11,49 euro al chilo
1kg di Branzino allevato in Italia 13,50 al chilo
1kg di Gelato Grom 20 euro al chilo


Tronky Pistacchio
Ingredienti : Zucchero, latte scremato in polvere, siero di latte in polvere, olio vegetale, grasso vegetale, farina di frumento, pistacchi (9,5%), mandorle, cacao magro in polvere (1%), emulsionanti: lecitine (soia), aromi, sale, agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, carbonato d’ammonio). Può contenere tracce di nocciole.

Tronky Classico
Ingredienti : Zucchero, nocciole (19%), farina di frumento, siero di latte in polvere, olio vegetale, grasso vegetale, cacao magro in polvere (3%), latte scremato in polvere, latte intero polvere, emulsionanti: lecitine (soia), sale, agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, carbonato d'ammonio), aromi.Può contenere tracce di mandorle

Sintesi: abbiamo già parlato di cosa nasconde la voglia si snack e sopratutto perchè coinvolge più le donne degli uomini in qualsiasi caso è meglio valutare più alternative, nella maggior parte dei casi sono prodotti a bassa indice di sazietà ed un prezzo decisamente molto alto anzi troppo, chi segue una dieta ipocalorica è bene che si rivolga ad altri tipi di snacks come la frutta fresca durante l'estate più rinfrescante e meno calorica.

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