giovedì 13 ottobre 2016

Aspetti preventivi in età pediatrica dei Disturbi del Comportamento Alimentare

L’alimentazione è un gesto sociale, probabilmente il primo gesto sociale che un bambino impara, si inizia con i pasti nel proprio nucleo familiare poi a sei anni a quello della scuola si condivide il pasto con gli altri compagni di scuola.

Anche  il momento della mensa fa parte del momento educativo di un bambino condividere il cibo con i propri compagni è un passaggio importante per la crescita e per lo sviluppo personale.

Si passa dal cibo preparato dalla mamma o da una persona di famiglia al cibo preparato da una mensa scolastica che vuole dire anche educazione alimentare, si insegna ai bambini anche ad imparare a scegliere, imparare a fare la porzione, ci si confronta con i proprio compagni, si imparano anche nuovi gusti e nuovi sapori.


Una volta i bambini imparavano dai fratelli più grandi lo stare a tavola, i gusti, la socializzazione la scoperta di nuovi sapori, oggi avendo sempre di più famiglie di piccoli nuclei, il momento della mensa può essere un momento d’arricchimento dell’esperienza di un bambino.

Di far da mangiare da solo un bambino distante dai propri compagni è un atteggiamento d’esclusione, isolamento come quando le adolescenti con DCA vogliono mangiare da sole per non fare vedere la loro strategia di restrizione alimentare alla famiglia e alla collettività; può essere un comportamento che è meglio non incentivare.


Si è tenuto presso ASST Santi Paolo e Carlo (ex Ospedale San Paolo in via A. di Rudini 8 a Milano), sabato 24 settembre il Convegno il Comportamento Alimentare: aspetti preventivi in pediatria.

I relatori presenti al Convegno, in particolare A. Banderali, R. Giacchero e E.Verduci hanno sottolineato che è importante riuscire a fare le diagnosi di Disturbi del Comportamento Alimentare  con più anticipo rispetto a quello in cui si fa, in molti casi; prima si riesce a intervenire maggiori sono le possibilità di guarigione.


Troppe famiglie si rivolgono al Pronto Soccorso o alle strutture ospedaliere quando il problema e la salute del ragazzo o della ragazza è gravemente compromesso  e cronicizzato nel tempo.

Il convegno ha voluto in particolar modo coinvolgere i pediatri di base, i medici di famiglia,  gli insegnanti, che sono importanti sentinelle della salute del territorio in grado di captare i segnali di un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) per mettere al corrente la famiglia e inviare la persona assistita al Centro di riferimento.

Se a prima vista è più facile osservare i segni della presenza di un disturbo alimentare come l’Obesità, più complesso è difficile quando ci si trova di fronte a un problema d’anoressia nervosa o di bulimia.


Questo perché è raro che ci si rivolge a dei professionisti della salute per un problema d’anoressia nervosa, pochi capiscono di avere un problema di Disturbo del Comportamento Alimentare, non c’è coscienza di avere tale patologia proprio come caratteristica della patologia stessa, se io ritengo di non avere una patologia, non cercherò mai una cura.

I Disturbi del Comportamento Alimentare possono sfuggire anche di fronte a genitori attenti che fanno fatica a captare i segnali dei possibili disturbi della malattia della figlia o del figlio, se anche ci sono dei sospetti questi vengono avvertiti con un forte disagio.

È molto facile scambiare un problema di DCA con un problema tipico dell’adolescenza, vengono sottovalutati i primi segnali senza consultare uno specialista, solo in un secondo tempo ci si accorge che il problema è di difficile soluzione.


I professionisti della salute, sono chiamati a verificare quelle condizione che determinano la presenza di un problema di Disturbo del Comportamento Alimentare. Ogni controllo medico deve prevedere il calcolo del BMI,  il controllo della curva di crescita. Nel caso ci sia un sospetto d’anoressia e bulimia, importante valutare :
La grave perdita di peso
La paura irragionevole d’ingrassare
La preoccupazione intensa per il peso
L’adozione di forti restrizioni alimentari
I segnali inequivocabili dell’attivazione del vomito per i bulimici
Cambiamenti d’umore
Isolamento sociale
Disturbi gastrointestinali

Segni del comportamento anomalo riferiti dai genitori possono essere :
stare ore davanti allo specchio, praticare una forte restrizione alimentare, pesarsi continuamente più volte al giorno, non volere mangiare con gli altri familiari, non volere mangiare con gli altri compagni di scuola, consumare i pasti da soli, diventare iperattivi all’improvviso, aiutare moltissimo in casa, studiare moltissimo.

Sono tutti segnali che vanno identificati e in loro presenza va sospettato un disturbo del comportamento alimentare.

Se per caso passate davanti a un ambulatorio di disturbi dell’alimentazione, nella sala d’aspetto quello che noterete è sicuramente che le mamme sono più alte delle figlie, perché i DCA in particolare l’anoressia arresta il meccanismo di crescita e sviluppo; i danni alla salute si potranno manifestare, con il non raggiungimento del picco di massa ossea che porterà da adulti ad avere un maggiore indice di probabilità di sviluppare l’osteoporosi, una delle malattie più dolorose e invalidanti.

Non è solo un problema di salute ma è anche un problema sociale, di rapporti sociali, la tendenza ad isolarsi, avere poche amicizie, faticare a relazionarsi, non volere studiare, non avere un progetto per il futuro; se non assistiti in tempo utile si verifica la difficoltà a trovare una collocazione nel mondo del lavoro, tutte condizioni che possono peggiorare e autoalimentare i Disturbi del Comportamento Alimentare

7 commenti:

  1. Come sempre argomento interessante, trattato con delicatezza e competenza.

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  2. Carissimo Günther, veramente imparano già a 3 anni alla scuola materna o, come nel caso del mio primogenito, già all'asilo nido. I miei non li ho mai lasciati che infilassero la faccia nel piatto o mangiassero spaghetti al sugo con le mani, ognuno è libero di fare ciò che crede nell'educazione dei figli, per carità, ma ho sempre, da sempre, insegnato loro come ci si comporta a tavola dall'avere rispetto per il cibo (e dunque servirsene secondo il proprio appetito con un occhio di riguardo verso la quantità da lasciare agli altri commensali) e appunto non giocarci perchè il cibo non si butta. Poi.. fare torte o biscotti o pasta e pasticciare è altro discorso. Ma a tavola loro si sanno comportare a 360° mentre vedo che molte persone, adulte, non sanno nemmeno tenere una posata in mano, bensì la inforcano come fosse una zappa, Non sanno l'A B C e se non lo impari da bambino, non lo impari più. L'educazione alimentare, in riferimento al tuo post, è senza dubbio argomento spinosissimo, tutta la collettività, insegnanti in primis nell'età scolare sono co-responsabili. Mio figlio aveva una insegnante (quando l'ho scoperto... apriti cielo) che all'epoca aveva obbligato mio figlio ad ingoiare il pesce che lui detestava. Indovina che effetto ha sortito?... e così con gli altri bambini, ha continuato naturalmente ad insegnare fino alla pensione, mica ha perso il posto. Io ho cambiato scuola a mio figlio, con tutto ciò che ne è conseguito ma i segni non abbiamo potuto cancellarli, anzi..quindi: un genitore non può tutto. Ahimè.

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    1. Hai ragione ci sono molti adulti che non sanno stare a tavola.

      Io ricordo che a quelli della mia generazione si insegnava a stare a tavola, sia in casa che a scuola.

      Io ricordo che da bambino mi portarono al Ristorante avrò avuto otto o nove anni mi portarono la mela come frutta e dovevo tagliarla con forchetta e coltello.

      La mela cadde per terra e io mi presi uno sberlone che non ho mai dimenticato.

      Credo che il momento del pasto della mensa andrebbe rivalutato sotto diversi tutti i punti di vista.

      Credo anzi spero che oggi insegnanti siano meglio preparati.

      Grazie anche del messaggio privato, la situazione è leggermente migliorata o per lo meno ci siamo abituati a fare a turni i badanti, grazie

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  3. Anche mio padre, da bravo ufficiale (di una volta..) dell'esercito, ci aveva insegnato a sbucciare la frutta con le posate, quando io (in occasioni particolari, di certo non a casa..) mi comporto in tal senso, o pulisco un gambero da carapace con le posate ecc, mi sent, no meglio,mi fanno sentire quasi un'aliena e non ne capisco la ragione.

    Per la situazione migliorata.. tengo le dita incrociate :-) un bacio

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  4. I disturbi dell'alimentazione sono purtroppo una grossa piaga della nostra ricca e occidentale società moderna. Purtroppo ci sono troppi genitori poco presenti o disattenti nel cogliere i primi campanelli d'allarme. Quando mia figlia era al liceo ogni hanno facevano degli incontri tra i genitori, un nutrizionista e uno psicologo, erano molto interessanti ed utili.
    buona serata
    Alice

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  5. Un argomento difficile che, come sempre, hai saputo trattare con estrema delicatezza. Un caro saluto,
    Maria Grazia

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