giovedì 19 novembre 2009

Nuovi Frutta snack dalla Kellog's e N.a. nature addicts, le gommine di frutta

Di passaggio a Londra tornando dal Brasile, i miei figli in aereoporto hanno fatto incetta di snack, cosi ho scoperto dei prodotti nuovi per lo spuntino per i bambini Kellogs's Fruit Wenders e n.a. nature addicts. Da quando sono state date delle indicazioni sulla mancanza delle 5 porzioni di frutta e verdura si sono moltiplicate per dei snack presuntemente ricchi di frutta, proposte naturali, senza additivi, senza zuccheri aggiunti, ma lo sono davvero? No.

Queste due proposte simili sono un esempio, sono delle specie di roll di gelatina vannno da 1,30 a 1, 80 al pacchetto, nel primo caso dei kellog's fruit wenders ci sono 6 roll in un pacchetto.

Un rollino di gelatina kellog's Fruit Wenders che contiene: Frutta (70%) (Purea di pera concentrata, Purea di Mirtillo Concentrate (10%), Purea di fragola concentrata{10%}), sciroppo di glucosio, Maltodestrine, Zucchero, Olio Vegetale, Pectina, Emulsionanti (Mono and Diglycerides of Fatty Acids), Coloranti (Anthocyanins), Acido Citrico, Natural Strawberry Flavouring, Natural Blackcurrant Flavouring, Acidity Regulator (Sodium Citrate), Malic Acid, Antioxidant (Ascorbic Acid), Elderberry Juice Concentrate. Che etichetta lunga è?

Come vedete dalla tabella nutrizionale ci sono 79 gr di carboidrati di cui 37 gr di zucchero su 100 gr (e gli altri 42 carboidrati che fine hanno fatto?), sara anche zucchero delle frutta ma sempre zucchero è, dare le indicazioni solo per un roll credo che sia deviante, dove trovare un bambino che ne mangia solo uno?

Il prodotto na-natural addicts inveve è composto a succo di mele concentrato, purea di mela concentrata, purea di fragola pectina e aromi naturali, nonostante sia un prodotto più naturale anche qui gli zuccheri non scherzano sono 80 su 100 grammi, nella confezione da 30 gr sono 24, la comunicazione suggerisce che c'è in 15 grammi una mela e 8 gr di pesca, mah!

Tuttavia questi prodotti non sostituiscono la frutta come suggeriscono, nè per la polpa, nè per il sapore, nè per il contenuto di fibre e nemmeno per il sapore. Pertanto non possono essere considerati come sostitutivi delle porzioni di frutta come invece la comunicazione sembra volere dire.

mercoledì 18 novembre 2009

Recife Iccat, le decisioni sul tonno rosso, il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

Di fronte a un possibile fallimento della riunione dell'Iccat, e decisioni prese per quanto non siano lodevoli sono un passo verso una nuovo approccio nel mondo della pesca, un approccio ecosistemico che dovrebbe dare luogo a nuovi strumenti e nuovi organizzazioni

1) riduzione delle quote di pesca nell'Atlantico e nel Mare Mediterraneo, per la prima volta sono state ridotte le quote di pesca da 30.000 a 13.500 tonnellate per il tonno rosso contro gli 8.500 proposti dal comitato scientifico.

2) riduzione del periodo di pesca dal 15 maggio al 15 giugno, nessun recupero dei giorni persi per maltempo

Molti sperano nell'interdizione della pesca questo non è avvenuto e dubitavo potesse avvenire, lo scopo è di ripopolare i mari del tonno rosso altrimenti da qui a trent'anni non avremo più tonno rosso da pescare, cosa mi ha colpito di più la totale indifferenza di Stati Uniti, Canada, Giappone secondo loro il problema non esiste, una totale mancanza di senso di responsabilità, come se le risorse illimitate o no, devono essere esclusivamente per loro, un atteggiamento che mi ha fatto molto arrabbiare e pensare!

Spero che ora che la decisione presa sia adottata da tutti i paesi anche se ho molti dubbi dalle parole dei rappresentanti di Spagna, Italia e Francia che hanno lasciato intutire che la pesca illegale gode di molta solidarietà, si dice che non è conveniente con queste quote la pesca del tonno, se non è conveniente smettano, ma che il ricorso all'illegalità non mi sembra che la motivazione economica sia un pretesto per giustificare il proprio comportamento.

Intanti si andrà avanti nel tentativo del riconoscimento del Tonno Rosso come specie in via d'estinzione alle Cities, convegno sulle specie minacciate da estinzione come suggerito dal Principato di Monaco.

Grazie a tutti in particolare a Greenpeace, Wwf, Iccat che mi hanno permesso di seguire da vicino i lavori.

lunedì 16 novembre 2009

A Recife, in Brasile, la Commissione internazionale per la conservazione del tonno (ICCAT)

Sono in Brasile per seguire per conto di un’organizzazione ambientalista le riunioni dell’ ICCAT, l'organizzazione responsabile della pesca nel mondo, sul tavole delle trattative in questi giorni le limitazioni di pesca del tonno rosso.

Arriviamo in Brasile dopo il non successo nel mese di ottobre della Commissione Europea, dove la pesca al tonno rosso non è stata bandita 6 paesi hanno fatto marcia indietro come Francia, Spagna, Italia, Malta cosi da non potere approvare la richiesta. Tuttavia grazie al Principato di Monaco, nella persona del Principe Alberto si è potuto depositare la richiesta di includere il tonno rosso nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate d' estinzione

Pescatori contro Ambientalisti?

È più facile invece parlare di legge della domanda e dell'offerta, pesca senza scrupoli e consumatori indifferenti. La politica delle "quote di pesca" in realtà viene driblata dalla pesca illegale . I sistemi di pesca oggi sono molto sofisticati il movimento dei tonni tra l’Atlantico e il mediterraneo viene monitorato dai satelliti, sanno perfettamente quando e come pescare, tutto avviene su delle navi commerciali che battono bandiere di comodo. In generale la mia impressione è la mancanza di strumenti internazionali di controllo in mare, chiunque in mare aperto fuori dalle acqua territoriali può fare ciò che vuole.

Cosa è ICCAT?
Creata nel 1969, l'ICCAT è la più antica delle istituzioni intergovernative incaricata di stabilire le misure di protezione e di gestione delle attività di pesca d'alto mare, si occupa di circa una trentina di specie di pesce ( Tonno rosso, tonno bianco, pesce spada, marlin). I problemi sono iniziati nel 1998 quando da parte di alcuni stati come Francia, Spagna e Italia, hanno richiesto quote di mercato superiori a quelle indicate dalle commissioni dei scienziati. Il massimo è stato raggiunto nel 2007 quando alle richieste delle 15.000 tonnellate del comitati scientifico l'Iccat ne ha concesse per 30.000 il doppio, mentre all fine dell'anno ne furono contate 61.000 cioè in numero 4 volte maggiore rispetto alle indicazioni del comitato scientifico.

In realtà tra il 1998 e il 2007 le catture effettivamente hanno oscillato tra 50.000 e 60.000 tonnellate. A fare crescere questi dati sono state sopratutto Spagna e Malta , tra le nuove tecniche non vi è più la cattura e l'uccisione dei tonni ma la cattura in gabbie, dove i tonni vengono alimentati affinchè raggiungano il peso desiderato, un tonno può rendere fino a 70.000 euro, durante un asta a Tokio è stato raggiunta la cifra di 546 euro al chilo.

La riduzione delle quote ma sul controllo nessuno può garantire
Nonostante io sia qui per richiedere la riduzione delle quote di pesca mi rendo conto che nessuno dei membri presenti è d’accordo, il che spinge a chiedermi a cosa serve questa istituzione se nulla può decidere, possiamo anche decidere di abbassare le quote legali di pesca ma se poi non abbiamo controllo sulla pesca illegale è inutile.

C'è però la solidarietà di molti paesi con le organizzazioni ambientalisti, paesi africani sulla costa del mediterraneo o dell’oceano e delle isole del Pacifico. In tutti i mari le navi industriali stanno decimando gli stock ittici, le organizzazioni nazionali di pesca non hanno alcun potere, perchè le navi battono bandiera di paesi non riconosciuti. Il rappresentante della Namibia in particolare ha denunciato che ogni anno la pesca illegale depreda di pesce le coste africane . A finire sul banco degli accusati è stata proprio l’Unione Europea il maggior importatore al mondo di pesce illegale , si stima che il 10% del pesce commercializzato in EU sia illegale. Intanto alcuni nazioni con l’appoggio della Fao vietano l'accesso ai porti delle navi sospettate di pesca illegale.

David Doulmann rappresentante Fao
L’esperto della FAO, David Doulman mi dice che un nuovo trattato difficilmente potrà essere raggiunto ed essere efficace, non c'è volontà politica e siamo in un contesto di corruzione diffusa. La Nuova normativa europea è un passo avanti Dal 1 ° gennaio 2010, il nuovo regolamento contro la pesca illegale introdotte dalla Unione Europea ha vietato l'importazione di prodotti non certificati pesca legale, sono comunicazioni in tempo reale sarà difficile inventarle e la sospensioen della licenza è un ottimo deterrente sarà ma intanto vediamo se riusciamo a fare qualcosa per il tonno rosso pare al momenti che ci sia un accordo sulle riduzione della pesca in Unione Europea.

venerdì 13 novembre 2009

La cacofonia alimentare: la nuova piramide della dieta mediterranea moderna

Ecco la nuova piramide alimentare mediterranea, l'ho visto sul sito del Corriere della Sera, sono ancora in Brasile per seguire il lavoro dell'Iccat, organismo internazionale per il controllo delle quote di pesca, di cui vi parlerò settimana prossima.

Questa "nuova" piramide ideata dal un personaggio come Canella devo dire che mi sarei aspettato di meglio, è un puzzle di quello che più o meno si dice da diversi anni è il trionfo della banalità, sono rimasto basito e senza parole. Ricordiamo che la dieta mediterranea riguarda tutte le popolazioni che si affacciano sul mare mediterraneo, non solo l'Italia, non basta mettere cous cous nella dieta per essere mediterranei, mi aspetto ora la versione della Grecia, Spagna, L'Egitto, Francia, Turchia, cosi ogniuno avrà la sua piramide della dieta mediterranea. Un consiglio all'Inran guardate quante cose fanno gli enti stranieri che si occupano di nutrizione.

La vera difficoltà non è costruire una piramide valida ma dare delle indicazioni semplici che le persone possono seguire con facilità a tutti i livelli, non sono le conoscenze o il sapere medico scientifico che manca, il problema è che l' informazione arriva confusa agli utenti e i consumatori rimangono indifferenti! Altrimenti non si spiega l'aumento esponenziale dell'obesità e del minore consumo di frutta e verdura. Bisogna trovare un altro modo di comunicare questi concetti, un lavoro fatto così non lo comprendo, perchè farlo adesso? A chi è diretto? A promozionare che cosa?

Più interessante è questo documento pubblicato in Francia sul rapporto dell'Obesità (obesite.pdf) dalla Roche, suddiviso per aree e zona in riferimento al tasso d'obesità, riusceremo mai a vedere un documento cosi in Italia e di altri paesi del mediterraneo? Per vedere e confrontare se veramente la dieta mediterranea aiuta a prevenire l'Obesità, sorprendete è il fatto che sia la Corsica che la zona del Rodano e delle Provenza hanno il più basso tasso d'obesità mentre il tasso più alto nella zona più a Nord del paese. Sarà l'effetto della dieta mediterranea? Al di là dell'ironia uno studio interessante.

Personalmente quando si parla di dieta mediterranea ho sempre più il sospetto che si parli di marketing di prodotti agroalimentari più che di salute.

lunedì 9 novembre 2009

Gastronomia molecolare e cucina molecolare, una rivoluzione in cucina o solo marketing?


D. Perché non scrivi niente sulla gastronomia molecolare?
D. Ti piace la cucina molecolare?

R. Nelle ultime settimane mi sono arrivate molte domande sulla gastronomia molecolare. Non ne ho parlato perchè non sono uno chef, ma bisogna distinguere quella che è la gastronomia molecolare dalla cucina molecolare.

La gastronomia molecolare è una disciplina scientifica che studia le trasformazioni che avvengono negli alimenti durante la loro preparazione, fra i suoi obiettivi quello di trasformare la cucina da una disciplina empirica ad una vera e propria scienza.

La cucina molecolare nasce come applicazione della gastronomia molecolare per la manipolazione e modificazione degli alimenti dal punto di vista chimico e fisico per la creazione di ricette innovative, introduce nella gastronomia tradizionale nuovi ingredienti e nuove tecniche di preparazione.

Il mio giudizio potrebbe non essere obiettivo, la mia esperienza non è stata positiva. Sono stato a mangiare nel ristorante di Ferran Andrià, colui che viene ritenuto il migliore interprete della Cucina Molecolare, (lui preferisce utilizzare il termine cucina "tecno-emozionale") ho prenotato il giorno stesso dal mio albergo in Spagna (nessuna traccia delle esibite diecimila prenotazioni giornaliere e delle lunghe attese). Per quanto abbia rilevato della genialità, della professionalità, non è stato nulla di particolarmente rivoluzionario al mio palato, è stato divertente più che buono. Si mangia anche con gli occhi, oramai la cucina è “show” è uno spettacolo, sempre più i chef si sentono divi, molti hanno delle telecamere in cucina che gli riprendono costantemente, altri del webcam collegate alla cucina, le cucine dei ristoranti sono visibili dietro dei vetri, con padellate e tagliate sempre più da applausi, libri e ricettati in uscita ogni giorno, la sensazione che ho personale che ho è di bulimia visiva.

Gastronomia molecolare e "coliche" molecolare?
Sarebbe facile da parte mia parlare male della gastronomia molecolare per l'uso non sempre ragionevole degli additivi che hanno provocato molti incidenti di percorso come, nel ristorante The Fat Duck chiuso per intossicazione dopo più di 40 denunce, si racconta di un chef tedesco che giocando con azoto liquido si sia rovinato le mani per sempre, o di persone che dopo avere mangiato in ristoranti di cucina molecolare si sono rivolti al pronto soccorso.(Con questo non si vuole generalizzare, bisognerebbe studiare meglio i rapporti causa e effetto.) Nel 2008 il giornalista tedesco Jörg Zipprick, ha pubblicato il racconto della sua esperienza del El Bulli di Ferra Andria sul celebre giornale Stern dal titolo "colica per cinque persone". Nel suo articolo spiegava che la "spirale di olio d'oliva, una delle ultime creazioni di El Bulli, richiede 100 g di E 953 (isomalto, dolcificante), 1,5 g di E 473 1,5 g di E 475 , 25 g di glucosio e 45 g di olio extra vergine di oliva. Date le note proprietà lassative dell' isomalto, la dose era "garanzia da colica " secondo Jörg Zipprick. Il suo articolo è stato accolto con disprezzo da parte della comunità della gastronomia molecolare.

object width="425" height="344">

Tuttavia la scienza applicata alla cucina è un tema affascinante, tutti gli additivi e sostanze adoperate nella cucina molecolare sono perfettamente legali e vengono utilizzate nell'industria alimentare, ma in quantità determinate, forse qualcuno si è fatto prendere la mano, probabile che l'eccesso non è nella ricetta ma nel pasto completo che potrebbe determinare i malesseri denunciati oppure un intolleranza. Credo che il successo di F. Andria e della cucina molecolare vada in parte ridimensionato, pur riconoscendo una sua genialità non so se sarà la cucina del futuro, delle dichiarazioni di avere 2 milioni di richieste all’anno e di soddisfare solo 8000 eletti all’anno, non ha trovato riscontro nella mia visita il locale era mezzo vuoto (dopo due anni di attesa si saranno dimenticati della prenotazione, sicuramente).

Cucina molecolare e marketing
La cucina molecolare come qualsiasi altra idea richiede un investimento di tempo e di danaro, più che la cucina molecolare sono stati gli chef come Andrià, o meglio la società che lo gestisce a promozionare il suo tipo di cucina, hanno creato un nuovo modo per fare ristorazione, così come si usa oggi, un investimento programmato, hanno mosso le leve come l'evoluzione tecnologica, l'esclusività, il simbolo di status, i commenti positivi dei critici gastronomici alla creazione di una scuola di cucina, i libri, i ricettati ora anche i kit additivi per riprodurre a casa la cucina molecolare. Tuttavia se proprio di rivoluzione si tratta andrei cauto, uno dei problemi della cucina molecolare è che non crea continuità, rimane relegata a soddisfare o meglio stupire più la vista che il palato, un esperienza per una sera. Personalmente mi pongo un problema diverso la cucina molecolare è buona? E' sana? Soddisfa le mie aspettative in termine di gusto? Puoi anche fare una crema pasticcera senza uova, ma è buona? Mi restituisce le stesse senzazioni di piacevolezza?.

Mentre scrivo sono in Brasile, ne approfitto per chiedere scusa della latitanza dal blog, ma devo dire che ho scoperto una cucina incredibilmente ricca di gusto di sapore e di colore che fa emozionare, pesci di fiume, alla frutta e ai legumi sconosciuti a tutto il resto del mondo come butia, pequi, bacubari, inga, jatoba, sapoti. Non sono le tecno emozioni di Andrià ci si può emozionare in modi diversi.

Avrà un futuro la gastronomia molecolare?
La gastronomia molecolare come scienza e come ricerca si ; la cucina molecolare invece dipenderà molto da come si interpreterà la ricerca scientifica nel settore alimentare. I consumatori oggi vanno verso la scelta di una cucina fatta con prodotti sani, biologici e naturali ed etici che poco si coniuga con la cucina molecolare. L'applicazione della scienza in cucina passa anche per altre modalità come la ricerca di nuovi strumenti, nuovi materiali, nuovi metodi di cottura che ci garantiscono cotture più dolci e meno aggressive che ci aiutano a preservare le proprietà degli alimenti in particolare di frutta e verdura, cotture più sane con meno condimenti, abbiamo bisogno di nuove conoscenze ma senza necessariamente arricchire la cucina di additivi.

Voi cosa ne pensate della cucina molecolare?

Herve This ha scritto molti libri sulla cucina molecolare ha anche il suo blog.
Fonte Foto e video di proprietà cuisine innovation
Come fare una chantilly al cioccolato senza uova, mi scuso per coloro che non parlano francese ma non ho trovato video in italiano, si fa con 200.gr di cioccolato e 200 gr di acqua fredda o thè freddo e preparato come nel video, prima sciolto sul fuoco e poi montato in un contenitore con sotto del ghiaccio.

mercoledì 4 novembre 2009

Indice di sazietà: una corretta ripartizione dei pasti, lo spuntino e la merenda al distributore automatico


L'approccio verso una dieta ipocalorica è fatta da tanti fallimenti iniziali, da una parte la corretta rigidità del medico dall'altra le esigenze e le conoscenze di un singolo paziente, che nella maggior parte dei casi non si rende conto delle calorie giornaliere che introduce nel suo organismo, anche da gesti a volte semplici o che sembrano senza significato scatta l'errore nutrizionale che in un momento annulla tutti sacrifici della giornata. Le delusioni all'inizio di una dieta sono normali è un percorso difficile non impossibile ma sicuramente che richiede più impegno del previsto in più ci si ritrova soli pieni di vergogna a gestire una situazione che non si comprende, cosi molti rinunciano al primo mese.

Gli errori più comuni sono una cattiva ripartizione dei nutrienti nell'arco della giornata, come saltare il pasto, saltare lo spuntino o la merenda. la sensazione di fame è vista come una vergogna, come un elemento da combattere. Invece no il momento dello spuntino del mattino a cavallo tra la prima colazione e il pranzo e la merenda tra il pranzo e la cena, deve essere vissuto in maniera più tranquilla è normale avere la sensazione di fame tra gli intervalli principali dei pasti ed è bene affrontarli in modo adeguato.

Per fare questo farò ricorso all'Indice di sazietà, un indice abbastanza controverso come l'indice glicemico, dal mio punto di vista sono degli indici che in qualche modo devono essere tenuto conto all'interno di un quadro più completo e complesso, non deve essere considerato unico indice per l'impostazione di una dieta ipocalorica, ma non sarebbe molto corretto non tenerne conto anche per quei soggetti, che faticano per motivi diversi a seguire una dieta.

Il senso di fame è un fenomeno complesso che dipende da molti parametri:

- Il fabbisogno energetico. E' davvero fame: quando la mancanza di calorie ostacola il funzionamento del corpo, lo stomaco invia dei segnali.

- Ormoni. Le secrezioni ormonali influenzano sull'appetito. Non sempre facile da controllare per una donna!

- Dormire. Diversi studi hanno dimostrato che la mancanza di sonno dà maggiore desiderio di mangiare.

- La sequanza dei pasti. Mangiare ai stessi orari aiuta a controllare il senso della fame.

- Stress. Ad alcuni fa venire fame ad altri toglie l'appetito. Le emozioni influenzano notevolmente la qualità e la quantità di cibo consumato.

- Il senso di sazietà. Dipende dalla capacità del cibo di riempire lo stomaco, ma non è solo un problema di volume, è un problema di stimolazione sensoriale (gusto, colore, odore, varietà ...).

Cosa è l'indice di sazietà? (IS)
Ad introdurre in concetto di indice di sazietà è stata la ricercatrice australiana Suzanna Holt (Holt, S.H., et al., “A satiety index of common foods”, Eur J Clin Nutr 1995 Sep; 49(9): 675-690), in sintesi possiamo dire che è un calcolo complesso tiene conto del valore energetico degli alimenti o di un prodotto, ma anche la sua composizione nutrizionale (proteine, grassi, carboidrati e fibre). In particolare il suo valore dipende dalla densità calorica, dal contenuto di fibre e da macronutrienti.

Oggi in tutti gli uffici sia pubblici che privati, troviamo le macchine distributrici di prodotti alimentari, nate prima solo per l'acqua minerale, oggi hanno una varietà incredibile di prodotti sopratutto snack dolci e salati, printi per l'uso e facili da consumare. Se sei a dieta, mangi magari non abbastanza è facile sentire i morsi della fame ed è difficile non avvicinarsi al distributore autmatico e dici tanto cosa vuoi che mi cambi se mangia uno snack..., invece cambia, vediamo come

Come in analisi vediamo nella tabella i snack che vengono calcolati a confezione del distributore automatico, hanno un indice di sazietà basso, molte calorie e molto grassi, va se per esempio che ieri la persona davanti a me ha mangiato 4 confezioni di kinder bueno, presa evidentemente dai morsi della fame, nulla di male magari ero un po' eccessivo.

Il consumo di queste calorie extra per reazione a una forte sensazione di fame rischia di invertire la perdita di peso o comunque di rallentare il programma della perdita di peso. Il mio consiglio è in primo luogo non c'è nulla di male nel fare uno spuntino o una merenda, cercando di scegliere bene l'alimento più adatto, la frutta per esempio ha un numero basso di calorie, ricca di fibre come la mela (IS 3,3) , la banana (IS 3.5), contengono pochi grassi e hanno un indice di sazietà più alto che meglio aiutano a controllare il senso di fame e quando si inizia una dieta è molto importante.

lunedì 2 novembre 2009

Il Tar del Lazio conferma sanzione al presunto cartello della pasta; aggiornamenti Alixir, Efsa claims probiotici, Tonno

IL 28 ottobre il TAR del Lazio ha confermato la multa di 12,5 milioni di euro, che era stata inflitta dall’antitrust al cosiddetto "cartello della pasta", nelle vicenda sono coinvolte molte aziende testimonial del Made in Italy alimentare e 2 associazioni di categoria, che hanno secondo Antitrust e confermato dal Tar svolto un azione comune tesa a condizionare il mercato della pasta per fare rimanere i prezzi alti nonostante la discesa del prezzo del grano. Ne ho parlato nel Marzo 2009 Le società coinvolte sono : Barilla, De Cecco, Colussi, Garofalo, Di Martini, Rummo, Fabianelli, Mennucci, De Matteis, Cellino, Delverde, Divella, La Molisana, Tandoi, Nestlè, Zara, Riscossa, Liguori, Chirico, Granoro e Berruto mentre le due organizzazioni sono l’Unipi (Unione industriale pastai italiani), Unionalimentare.

Personalmente fossi stato io il Tar non avrei solo confermato, avrei obbligato a risarcire i consumatori e a raddoppiare le sanzioni poiché dalla data della sentenza dell’antitrust, c’è stata una campagna di comunicazione tesa a ribaltare le considerazioni dell’Antitrust e screditarne l’operato, pubblicata su diversi riviste specializzate e no, spiace di quanto avvenuto ma se le aziende non hanno detto la verità su questo immaginate sul il resto.

Barilla e l'antitrust (Alixir)
Tra le aziende coinvolte la Barilla nel cosiddetto cartello dalla pasta con una sanzione da 5 milioni di euro, la più alta. Torniamo a parlare di Barilla e della linea Alixir, durante un incontro a Tuttofood e come riportato sul numero di Largo Consumo del Ottobre 2009 pag. 11, si dice che “Alixir si basa su un ampia bibliografia scientifica e hanno svolto ulteriori studi comprovati da diverse strutture universitarie”, un conto e la letteratura scientifica un conto sono i prodotti, non è detto che uno sia conseguente dell’altro, ricordo a Barilla la sentenza e sanzione dell’antitrust del Settembre 2008 per pubblicità ingannevole della linea Alixir, in qualsiasi caso ci piacerebbe sapere questi studi dove si possono leggere, dove sono stati pubblicati? Cosi per dargli un occhiata. Non perchè non ci fidiamo ma per mettere a tacere persone sospettose e maligne nei quali non mi riconosco.

Efsa claims probiotici
Emplain !!180 su 180 claims alimentari sui probiotici sono stati rigettati dall’Efsa, come riportato da Dr. Gianna Ferretti, cosa dire? Lo abbiamo detto e spiegato in più post, eppure c’è chi li compra convinto di effetti miracolosi promessi dalla pubblicità, è un effetto placebo? Gli mettono dappertutto non solo nei yogurt, ora anche in biscotti, salumi, ecc ecc Giustamente Gianna si lamenta della mancanza di informazione a livello nazionale su questo argomento ha ragione, forse però non interessano più come una volta, oppure visto la crisi degli introiti pubblicitari in cui versano le case editrici, hanno timore di ritorsioni tra i big spender del mercato delle pubblicità ci sono proprie le aziende con i prodotti probiotici, sono certo che si tratta solo di casualità, vedere chi ne fa incetta al supermercato ti fa cadere le braccia e la voglia di fare informazione, siamo oltre il senso logico delle cose.

Tonno rosso e Unione Europea
Nonostante i diversi proclami, anche io nel mio piccolo, ma sopratutto Greenpeace, Wwf, associazioni di consumatori, l'Unione Europea ha messo in tonno rosso in stand-by, l’intenzione era di proibire la vendita e la pesca, sopratutto la possibilità di controllare la pesca di frodo visto che il 20% di tonno deriva da pesca abusiva, invece si è rimandato la decisione, questa settimana anche il Times ci aveva fatto una copertina! Un occasione persa!

Esprimo poi solidarietà a due blogger per il copia e incolla subito Lydia e Adriano.

venerdì 30 ottobre 2009

La crisi della mela conduce al ritorno del prodotto locale e bio. Un invito a mangiare la mela perchè buona, sana ed economica.

"Una mela al giorno leva il medico di torno" questo era quello che mi diceva sempre mio nonno da piccolo, è uno dei detti più popolari eppure nonostante l’attenzione alla propria salute e il boom degli alimenti che promozionano salute (anche se io ne parlo male si vendono lo stesso), il consumo di mela diminuisce in punti vendita di alcuni noti mercati e supermercati dall’Agosto del 2007 all' Agosto del 2009 il 23% meno, un dato non generale ma significativo che uno dei frutti più noti e conosciuti e più sani, questo nonostante la produzione sia aumentata e migliorata negli ultimi due anni dal punto di vista qualitativo. Le mele nuove di questo anno faticano ad arrivare sui mercati perché ancora non si sono consumate quelle di fine agosto e ci sono decine di migliaia di tonnellate nei frigoriferi, parte della produzione dello scorso anno.

Quali sono le ragione della crisi del consumo della mela?
La desuetudine al consumo di frutta fresca. Bisogna guardarlo all’interno di un quadro più ampio il raggiungimento dei famosi 5 porzioni di frutta e verdura per esempio è un risultato difficilmente raggiungibile dal 40% dei bambini è un dato che è preoccupante, pertanto non è solo la crisi della mela in sé ma del consumo di frutta e verdura fresche. Va anche detto che molte comunicazioni istituzionali sul consumo di mela sono state penose e sopratutto fatte in primavera dove in genere si consumano altre varietà di frutta.

La mela leggera e digeribile si presta ad essere mangiata in diversi momenti del giorno, dalla colazione, allo spuntino, alla merenda a fine pasto. La maggior parte dei consumi alimentari avvengono fuori casa e anche qui la mela è venuta incontro ai consumatori, abbiamo visto i distributori automatici di mele, le mele in sacchetto già tagliate. Una delle critiche rivolte alla mela era la difficoltà di portarla in borsa è per venire incontro a questa esigenze che diverse aziende hanno creato le polpe di mele da portare via e mangiare con il cucchiaino, per sorprendere e variare il gusto hanno unito la polpa di mela alle albicocche, frutti di bosco e prugne.
La mela di adatta soprattutto nella preparazione dei dolci, che aiuta oltre che dare un sapore dolce acidulo diminuisce notevolmente le calorie, aiuta quindi al controllo del peso.


Potrei dirvi che è ricca di fibre
potrei dirvi che grazia alla pectina aiuta a controllare i livello di colesterolo
potrei dirvi che aiuta a controllare il peso
potrei dirvi che è diuretica, ricca di potassio e povera di sodio
potrei dirvi che è costituita al 90% d'acqua, aiuta avere una pelle bella e giovane
potrei dirvi che è ricca di zuccheri naturali come fruttosio glucosio
potrei dirvi che è ricca di vitamine C, PP, B1, B2, A
Invece vi dico di mangiarla perchè è buona.

Quali sono le ragioni tecniche della crisi della mela
La facilità di coltivazione della mela a diverse latitudini e paesi della terra, ha portato a una sovrapproduzione di mele, c’è stata una vera invasione delle mele provenienti dal Sud America, Sud Africa, Australia, Cina (il 39% della produzione mondiale), al porto di Rotterdam vengono vendute a 0,20 centesimi di euro al chilo. Le mele nazionali raggiungono lo 0,40 centesimi al chilo ai mercari generali più del 100%, in alcuni casi anche 0,15 centesimi tanto che alcuni produttori non hanno fatto neanche la raccolta perchè sarebbe stato un costo in più che con si sarebbe recuperato. La mancanza di competività è evidente, bisogna fare campagne che valorizzino le produzioni e le varietà nazionali, acquistare locale non solo aiuta l’ambiente ma è più sano e controllato.

L’esportazione non viene molto aiutata dall’euro alto, che non rende il prodotto competitivo sui mercati internazionali, il paese più grande importatore di mele è la Russia, dove la discriminale del prezzo sicuramente non aiuta i prodotti europei.

Un dato positivo la crescita del mercato biologico e della mele di produzione locale sia di varietà internazionali che varietà locali, (il successo della mela annurca è un esempio ma anche Mela San Giovanni, Mela Pera, Mela del castagno che troverete qui) il prezzo ai consumatori che rimane basso per cui un invito a consumare più mele, con maggiore fantasia in cucina meno integratori, meno alimenti funzionali, ma più frutta e sono certo sarete in forma.

Varità e Calendario di vendita delle mele
Boskoop Ottobre –Marzo
Delizie Rosse Ottobre – Maggio
Jonagold Ottobre – Maggio
Renette Novembre – Marzo
Granny-smith Novembre – Maggio
Idared Gennaio - Giugno
Fuji Gennaio – Giugno
Royal Gala Agosto – Febbraio
Elstar Agosto – Febbraio
Golden Ottobre – Aprile
Mele annurche Novembre- Maggio
Pinova Gennaio - Giugno
Braeburn Ottobre- Maggio
Morgenduft Ottobre -

Varietà Sapore
Boskoop Soda, acidula, profumata
Delizie Rosse Croccante, dolce, succosa
Jonagold Croccante acidula dolce e profumata
Renette Tenera succosa poco zuccherina
Granny-smith Croccante molto succosa molto acidula
Idared Croccante e leggermente acidula
Fuji Soda molto dolce
Royal Gala Croccante dolce e succosa, rinfrescante
Elstar Croccante acidula
Golden Dolce, succosa e molto profumata
Mele annurche Piccola e dolce
Pinova Compatta succosa e croccante
Braeburn Croccante, succosa e leggermente aspra
Morgenduft Sapore fresco e deciso con aroma dolce aspro

Varietà Uso in cucina
Boskoop Dolci, cottura al forno, caramellizzata sul grill
Delizie Rosse Eccellente senza la buccia, saltata al burro
Jonagold In composta o farcia per torte
Renette In piatti dolci e salati
Granny-smith Nei frullati, cotta o per la tatin
Idared Per torte tagliata in quarti
Fuji Ideale per la cottura al forno
Royal Gala Per composte e confetture
Elstar In composte, strudel
Golden Al forno, cotto, strudel
Mele Annurche Al corno o grattugiate a crudo
Pinova Macedonie e cottura in pentola
Braeburn Al forno per pietanze dolci e salate
Morgenduft Macedonie , strudel, torte

Possono considerarsi fresche sul mercato fino a Gennaio, dopo di chè sono tutte di frigorifero
Info: Assomela, Melinda, Vog, il bellissimo sito con tutte le varietà sul mercato francese mese per mese Lapomme

mercoledì 28 ottobre 2009

Anuga 2009, Parmigiano Reggiano slow food o fast food?

Durante la fiera Anuga un' iniziativa del Consorzio Parmigiano Reggiano ha destato molto clamore, a seguito di una denuncia alle autorità tedesche, il consorzio ha fatto sequestrare dei formaggi che provenivano dai paesi terzi come Argentina dal nome Parmesano, Reggianito, Pardano o Romulo, con chiaro riferimento d'imitazione al Parmigiano Reggiano.

Un azione di forza o un azione di debolezza?
Sono per mia inclinazione contrario alle imitazioni, ma che dire di Coca Cola o Pepsi Cola? Il ricorso legale, per quanto giustificato, lecito e dovuto, può assumere il significato di una debolezza, se lo si usa come strumento per giustificare i problemi in cui naviga oggi il Parmigiano Reggiano. Un eccesso di produzione ha causato il crollo del prezzo di mercato, vuoi per un errore di programmazione o un errore di stima sulle previsioni dell'evoluzione della domanda e dell'offerta!

La superficialità o la non capacità di gestire questa fase delicata del mercato ha portato Parmigiano Reggiano a subire le condizioni del mercato internazionale. Si è creato un abisso tra prezzo all'origine e prezzo di vendita, un abisso tra domanda e offerta, nel tentativo di rimanere il prezzo alto all'estero, hanno lasciato uno spazio libero dove si sono inseriti gli oriundi perchè l'imitazione dei prodotti italiani è spesso gestita da italiani all'estero, che è vero che hanno imitato e hanno sbagliato, ma hanno avuto la forza di creare un prodotto simile, nelle modalità che il mercato richiedeva. Hanno occupato quella fetta di mercato che parmigiano reggiano ha evidentemente sottovalutato. È vero che costoro erano truffaldini ma è anche vero che il consorzio nelle fiere internazionali degli ultimi anni primeggiava più per l'assenza visiva che per la presenza.

L’azione legale per quanto lecita, rimane inutile se il Consorzio non si da una una nuova strategia più incisiva, non legale ma di marketing e comunicazione, ho sentito di alcuni piccoli caseifici che stanno chiudendo per la mancanza di redditività, ci si rende conto di quale perdita si va incontro? Una perdita non solo economica ma anche culturale e sociale. Il problema secondo è che fino ad oggi si è affrontato il mercato in una logica "locale" e non "globale" il prodotto è divenuto grazie alla qualità uno dei simboli del "made in Italy" per essere gestito occorre una nuova "vision".

Il formaggio Parmigiano Reggiano quando è di qualità è il più buono del mondo è legato indissolubilmente alla Cucina Italiana, fa specie che in un periodo in cui la cucina italiana è celebrata in tutto il mondo, parmigiano reggiano sia in debolezza (un elemento che non si può non analizzare negativamente), la responsabilità non è delle imitazioni però, non è sufficiente un formaggio buono e di qualità occorrono anche uomini e mezzi per trasformarlo in successo.

Se posso permettermi le campagne di comunicazione all’estero sono state "un po superficiali" o meglio "inadatte", quelle che io ho visto hanno riproposto la stessa comunicazione che facevano in Italia, questo non lo fa neanche Mac Donald o Coca Cola, che studiano in ogni mercato in ogni paese campagne di comunicazione differenziate, perché diversi sono i consumatori, diversa è la lingua, l'esperienza, il mercato è globale ma i consumatori no! Mi spiace scrivere queste cose ma non mi piace vedere un formaggio che il simbolo dell’eccellenza italiana cosi “povero” merita un impegno maggiore.

Avete mai provato il panino Mac Donald con il Parmigiano Reggiano? Si tratta di quello che io ho chiamato la cacofonia della comunicazione o meglio le contraddizioni, da una parte una politica di comunicazione che punta all'eccellenza al rapporto con il territorio, all'unicità del prodotto, alla qualità, alla Dop e dall’altra una politica di fast food, sono delle contraddizioni in termini di di comunicazione che secondo me stridono, poi devo dire che il parmigiano caldo sul panino sopra hamburger non è stato il massimo della mia esperienza culinaria, si può abbinarlo decisamente meglio.

lunedì 26 ottobre 2009

Yogurt Mila lo yogurt a indicazione geografica (dal marketing alimentare al marketing turistico, un esempio di comunicazione integrata)

Tra le tante iniziative che ho visto in questo periodo di marketing, una più delle più interessanti che mi sembra buon esempio da proporre a tutti quei studenti di marketing e anche i miei ex studenti di Trento, come ho sempre detto per fare un buon marketing non ci vogliono sempre iniziative dispendiose e spendere milioni di euro ma anche piccole azioni possono dare dei risultati interessanti.

Questa iniziativa della Mila è un concorso abbinato alla confezione di yogurt "CONCORSO “VINCI UNA SETTIMANA IN UN AGRITURISMO DELL’ALTO ADIGE” è legata all’associazione agrituristica Gallo Rosso, che rappresenta tutte le aziende agrituristiche della provincia di Bolzano. Più del 50% di queste aziende sono produttrici di latte, non tutte confluiscono il loro latte alla Mila, ma questo è un dettaglio, se passate nelle strade di campagna in Alto Adige non è raro trovare contenitori di latte appena munto che aspettano di essere ritirato dalle aziende che lavorano il prodotto con la scritta questo latte è pronto per il ritiro della Mila, un forte impatto comunicativo.

Il legame dell’azienda con il territorio è molto forte e radicato nel tempo un azienda leader per la lavorazione del latte, che ha una diffusione molto capillare nella distribuzione in Italia. Le tipiche imprese di produzione di latte della Mila sono aziende contadine che posseggono in media 12 mucche. Queste strutture di ridotte dimensioni permettono una migliore qualità del latte e per la salvaguardia del tenore di vita degli animali. Proprio la ridotta dimensione degli allevamenti costringe ca. l'80% degli allevatori a svolgere anche altre attività lavorative integrative come l'agriturismo. La popolazione contadina con il suo impegno, garantisce la stabilità all'insieme dell'ecosistema alpino e subalpino dell'Alto Adige, costituisce la base per lo sviluppo di un turismo sostenibile.

Le presenza turistiche questo anno hanno visto una flessione su tutto il territorio e hanno toccato anche destinazioni come l’Alto Adige che gode di notorietà internazionale. Questa iniziativa potrà avere la capacità di produrre vantaggi a entrambe, le aziende agrituristiche avranno la possibilità di arrivare a un costo quasi pari allo zero per contatto ai consumatori, potranno ampliare la loro base di clienti e grazie ai strumenti di comunicazione la possibilità di una continuita di contatto e di aumentare il numero delle presenze negli agriturismi, è un tipo di sostegno indiretto da parte della Mila per il prezzo del latte sceso.

La Mila oltre che a essere iniziativa di comunicazione interna per la propria comunità, rafforza la sua posizione in merito alle concorrenti aziende altoatesine con il legame con il territorio, evidenzia la provenienza delle materie prime nello yogurt argomento non scontato, in sintesi Yogurt mila Yogurt Alto Adige. So per certo che potranno fare di meglio in futuro ma è un inizio promettente. Un iniziativa soft che lascia nelle mente del consumatore un immagine e un idea positiva senza essere invasiva.

È stato lanciato in questi giorni, dal paese che mi ospita Emozioni Ticino, un iniziativa rivolta a un turismo di prossimità che mira ad fare arrivare turisti in Cantone Ticino. Un idea che non è male, ma che mi ha lasciato un po' perplesso nella comunicazione non si percepisce l’emozione, la possibilità di scaricare vaucher è lodevole ma necessitava secondo me di una maggiore enfasi. I vaucher da soli non emozionano. Peccato mi sembra che non si sia stato in grado di tradurre le emozioni che può dare un esperienza di vacanza in Cantone Ticino! Alto Adige ma anche solo il sito Gallo Rosso sono capaci di comunicare molte più emozioni.

Partecipare al concorso della Mila ben che vada una vacanza in Alto Adige, non è proprio una cattiva idea, male che vada avete mangiato un buono yogurt di montagna con un ottimo rapporto qualità/prezzo, avete provato i gusti di sambuco, o strudel, o uva fragola o mirtillo rosso?

mercoledì 21 ottobre 2009

Le etichette nutrizionali sono chiare?

Il fine delle etichettature è quello d'informare i consumatori sul valore nutrizionale degli alimenti e di aiutarli a fare scelte alimentari più sane quando si fa la spesa. Ma è proprio cosi? sono veramente utili e comprensibili? Recentemente sono stati condotti due studi uno dell'Unione Europa Flabel e un altro di Eufic condotto dal prof. Klaus Grunert, dall’Aarhus University, Danimarca in 6 paesi dell'Unione. Da queste ricerche si è evidenziato che in europa l’85% dei prodotti contengono le informazioni nutrizionali sul retro delle confezioni e circa il 48% sulla facciata delle confezioni, il paesi più virtuosi sono Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi i meno virtuosi Cipro, Slovenia
L'etichetta nutrizionale non è obbligatoria. Ci sono due tipi di etichette che vanno per la maggiore quella con indicati 4 riferimenti (calorie, proteine, carboidrati, grassi) e 8 riferimenti (calorie, proteine, carboidrati, grassi, zucchero, grassi saturi, sale, fibre)

La maggior parte delle persone sa usare le informazioni nutrizionali quando richiesto, ma pochi effettivamente le cercano quando comprano. In media, più del 60% degli interpellati guarda il fronte della confezione, mentre meno del 15% guarda altre parti (le informazioni sono dietro). Meno di un terzo dei consumatori rivela di aver cercato le informazioni nutrizionali sulla confezione .

Cosa cercano di più i consumatori che cercano le informazioni nutrizionali? La maggior parte in tutti i sei paesi rivela di cercare le calorie, i grassi e lo zucchero. Invece pochi guardano : il sale, i grassi saturi, gli additivi alimentari, le fibre, e le vitamine. Sembra che i consumatori passino molto tempo a nel maneggiare i prodotti, specialmente piatti pronti. La ragione principale per scegliere un prodotto è il gusto piuttosto che la nutrizione o la sanità.

L'etichettatura e le indicazioni nutrizionali sono dati quantitativi non qualitativi, adesso vanno molto di moda le GDA (Daily Nutrition Compass) che indica la quantita di energia che un adulto medio dovrebbe assumere è un po deviante è chiaro che 100 gr. non corpirà mai l'intera quota giornaliera e tende a rassicurare l'acquirente, tenere in mente tutti gli alimenti giornaliero che assumiamo è difficile .
ecco qui una tabella di riferimento che indica alcuni riferimenti cosa guardare

se qualcuno di voi le legge, cosa guarda?

lunedì 19 ottobre 2009

Stevia, medicina miracolosa contro l'obesità o per la ricerca d'affetto?



Ho già più di una volta accennato alla Stevia, dal momento che in Europa dovrebbe essere autorizzato l'uso è bene parlarne un po'. Originaria del Sud America, si ricava dalle foglie della pianta tramite macerazione una polvere bianca. Una sostanza dolcificante che è circa 15-300 volte superiore a quello dello zucchero (saccarosio). Questa pianta cresce naturalmente nel Paraguay, sui territorio degli indios Guarani, è stata classificata come edulcorante naturale, è in grado di fornire poche calorie e non altera il tasso di glucosio nel sangue. I suoi effetti potrebbero essere positivi per la lotta contro l'obesità e l'ipertensione. A trarre maggiore beneficio dovrebbero essere i diabetici che potranno cosi permettersi di mangiare preparazioni dolci.

Ci è voluto tanto tempo per la U. S. Food & Drug prima per dare la loro approvazione, grazie alle pressioni di Coca Cola e Pepsi Cola , ma alla fine hanno volutato che i benefici potrebbe essere di gran lungo superiori rispetto agli effetti dannosi che eccessi assunzioni potrebbero dare. So per certo nel fututo vedremo la stevia come ingrediente di bevande, dolci e minestre sbandierandolo come ingrediente per la nostra salute! La svedese Real Stevia, un distributore di dolcificante, precisa che entro cinque anni, la stevia rappresenta il 25% del mercato dei edulcoranti, che ammonta a 50 miliardi di dollari.

Mi spiace deludere tutti i sostenitori della Stevia, ma non è detto che dovrebbe ridurre l'incidenza dell'obesità per assurdo potrebbe aumentarla, abituare le persone ad un gusto molto dolce. In secondo luogo non è lo zucchero solo che fa ingrassare, i dolci non sono composti solo da zucchero ma da farina, latte, uova, burro ecc ecc, pertanto quello che in tempi breve sembra un vantaggio potrebbe rilevarsi uno svantaggio, l'abitudine al sapore dolce, non è che se mangiate dolci con la stevia potrete mangiare dolci a volontà. La cosa migliore è che poco per volta limitate lo zucchero.

La ricerca del sapore dolce ha motivazioni differenti, se abusiamo di preparazioni dolci non è perchè il nostro corpo la richiede, è vero abbiamo bisogno di zuccheri, ma ingrassiamo per altre ragioni, per cattive abitudini alimentari ed errati stili di vita. Non credo pertanto che risolverà il problema dell'obesità. Ho più volte notato che la ricerca del dolce coinvolge più la sfera emotiva ed affettiva, ricordo da bambino che la mamma ci premiava con un dolce, il gusto dolce è il primo gusto che si sviluppa del bambino, la ricerca di un gusto dolce coinvolge più una voglia di gratificazione, di coccole, di carezze di affetto che ahimè nessuna stevia può o potrà sostituire.

venerdì 16 ottobre 2009

Kellog's, manipolazione genetica o manipolazione digitale? Una Bufala?

Non ho mai avuto nessuna simpatia per questa azienda, perché come altre aziende che puntano sulla comunicazione dell'importanza della prima colazione, hanno nel porfolio prodotti che secondo me, non sono tutti "ideali" per una prima colazione, prodotti troppo ricchi di zuccheri e cioccolato come ho già parlato, (e qualche giorno dopo ha pubblicato il Telegraph) che dubito aiutino a seguire schemi alimentari corretti. Mi ha fatto molto ridere la nuova iniziativa, che ho pensato ad una bufala, che non ho idea da quale cervello bacato sia potuta partire cioè di apporre la firma del marchio su ogni singolo corn flash, ma voi pensate che ci sia al mondo qualcuno talmente fuori che voglia imitarvi? O pensate di essere talmente bravi da costituire un esempio per tutti, suggerirei una maggiore umiltà.

Apporre un marchio al prodotto dovrebbe un processo finale di qualcosa di distinguibile che parte dalla materia prima e arriva al prodotto finito, per esempio il Parmigiano Reggiano, selezione di mucche, selezione di latte, lavorazione tipica, stagionatura regolata, in questo caso ha senso una marchiatura del prodotto per una sua storia e una sua ricerca sulla qualità. Certo è molto più semplice firmare e basta. Avere dei Corn Flash firmati che vantaggio apporta? Non è che bisogna autoconvincersi che sono buoni per mangiarli? Cereali per la prima colazione non vuole dire solo Corn Flash, abbiamo una varietà di proposte in Europa e in particolare nell'area del mediterraneo che è più ricca e varia.

Unica cosa che si nota è che la società dispone di una tecnologia laser molto sofisticata, tecnologia che non sarà costata nulla, io fossi in loro spenderei più danaro in ricerca per migliorare il contenuto dei prodotti piuttosto che l'immagine dei corn flash , mi chiedo se è questo il miglior uso della tecnologia alimentare? Non ci possono essere applicazioni più utili che preoccuparsi del proprio marchio?

Sono certo che dopo Kellog's, tutti inizieranno a firmare i propri prodotti dagli spaghetti alla pizza, si sa che quando parte una moda è difficile fermarla. Qualcuno mi dirà ma se si firmano le scarpe e i vestiti perché non firmare i corn flash? Apporre una firma non è questo che fa la differenza, ma il valore del marchio.

Valore comunque che in borsa vola nel terzo trimestre ha fatto registrare un utile netto in crescita del 5.6% cioà 361 milioni contro i 342 milioni dell'anno precedente al di sopra delle aspettative previste, tanto che nonostante la crisi prevedono un aumento delle vendite del 2-3% nel 2010.

Fonte e foto : The Guardian

mercoledì 14 ottobre 2009

I consumatori le vere mucche della filiera agroalimentare II, perchè il prezzo del latte sale e scende?


Quali sono le vere ragioni della fluttuazione del prezzo del latte? Dopo avere scritto il post il mese scorso sul latte versato nei campi, non ero molto soddisfatto del risultato, mi sembrava che ci mancava qualcosa e cosi ho voluto indagare sulle vere ragioni che determinano le variazioni dei prezzi del latte e vedete che cosa ho scoperto.

Uno dei paesi maggiori produttori di latte è la Nuova Zelanda, una superproduzione rapportata ai suoi abitanti, tanto che il 93% del latte prodotto viene esportato, è sufficiente pensare che i paesi europei dalla Francia all'Italia esportano sono l'8% della propria produzione di latte, questa ha dato alla Nuova Zelanda, il potere di essere l'ago della bilancia del prezzo del latte nel mondo. Si noti che la domanda a livello mondiale del latte cresce sempre di più, 2,5% all'anno, in Cina il 13%, non c'è cosa più trendy in Cina che offrire un bicchiere di latte a un ospite.

Incredibile ma vero a generare l'aumento dei prezzi del latte nel 2007 e 2008 è stata la siccità in Nuova Zelanda, un problema legato all'ambiente, tanto che la produzione di latte nazionale è scesa dello 0,5%, la conseguenza è stata un aumento di richiesta in Europa di latte, che ha determinato l'innalzamento dei prezzi in generale di tutta la filiera lattiero casearia. A onere del vero bisogna dire che nel 2008, tutti i prezzi delle materie prime alimentari sono aumentati per cause sia ambientali che speculative, qualcuno ha voluto rifarsi delle perdite in borsa con i futures sulle produzione di materie prime alimentari.

Unione Europea al momento ha risolto fornendo aiuto ai produttori ma secondo me vanno risolti alcuni nodi e paradossi del mercato del latte, continui contributi ai produttori non può essere la sola alternativa si può fare di più.
Quest'anno la pioggia ha restitutito alla campagna neozelandese l'erba fresca, la produzione di latte è aumentata e così il prezzo del latte a livello mondiale è sceso, mettendo in crisi i nostri piccoli produttori. Tutto questo sembra pirandellesco se si considera che c'è una sola azienda in Nuova Zelanda che produce latte la Fonterra, una sola azienda che ha un potere immenso su prezzo del latte, ma il prezzo del latte non è solo un tema economico, ma politico, agricolo, sociale e anche civile secondo me.

1) Eliminare le sovvenzioni e rendere libero il prezzo del latte? Il latte costituisce la base del sistema agricolo europeo, il prezzo del latte non viene fissato dal rapporto domanda offerta in Europa il prezzo viene fissato in base al costo dei produttori, cosi qualcuno, un politico decide quanto deve guadagnare un produttore di latte, in paesi dove il prezzo del latte è stato liberalizzato ha sortito effetti opposti in Canada costa due volte in più che in Europa, mentre in Nuoza Zelanda la metà. Il meccanismo del prezzo del latte è molto complesso in Europa che vede da una parte piccoli produttori e cooperative, dall'altra lo stato, dall'altri distributori che fanno cartello e imponfono i prezzi. Ci vorrebbe una liberallizazione del prezzo reale, ma abbiamo visto come anche nella pasta di come i produttori e distributori speculano imponendo prezzo ai produttori e consumatori.

2)Produzione Globale produzione locale. La sola Nuova Zelanda, non produce più latte di altri paesi come Francia e Germania, ma lo esporta di più, tanto che rappresenta un terzo del mercato mondiale del latte, L'Europa produce la quantità per essere consumato nel mercato locale. Pertanto è paradossale di come la Nuova Zelanda possa incidere sui mercati locali in Europa. Cosa non da poco, fare latte in Nuova Zelanda costa metà che in Europa, tanto spazio, ottima selezione delle mucche e quindi si possono permettere di avere prezzi concorrenziale rispetto all'Europa.

3)Monopoli, grandi cooperative che devono evolversi? Fonterra non ha concorrenti sul mercato locale mentra il mercato internazionale non ci sono aziende o produttori europei che possono farle concorrenza, solo in Olanda si è costituita la prima cooperativa nazionale dalle due più grandi (Campina e Friesland), ma non hanno i mezzi e gli strumenti per potere operare sul mercato come una multinazionale, in quanto cooperative, vendere ai grandi distributori e elaboratori della filiera del latte come Danone o Granarolo, non fornisce ai produttori di latte alcun vantaggio. L'intervento dello stato mira più a difendere gli interessi non dei prodottori ma delle grandi aziende distributrici, che posso garantirsi prezzi bassi della materia prima.

4)Soluzioni per i produttori di latte.Difficile da dire perche in questa logica di grandi numeri si finisce per rimanere schiacciati, tuttavia dai consumi, dalle scelte dei consumatore emergono dati interessanti, come per esempio la richiesta di latte biologico in salita, la richiesta di latte locale, la vendita diretta rimane il canale più conveniente, la vendita a singole aziende produttrici di formaggi con caratteristiche particolari. Molti produttori si sono trasformati in produttori di formaggi per valorizzare al meglio il proprio latte.

Dal mio punto di vista mi sembra che nessuno voglia risolvere i paradossi della filiera lattiero casearia e scaricano sul consumatori tutti gli effetti negativi e speculativi che si trova a pagare il costo del latte due volte, per mettere mano a questa materia ci vogliono nuovi strumenti ma sopratutto una nuova politica europea del Latte per ora troppo legata al sistema dei contributi e finanziamenti a cui nessuno vuole rinunciare.

Le mappe per comprare i latte dai produttori Milkmaps

lunedì 12 ottobre 2009

Bionade sostituisce Coca Cola in Germania

Il sogno di raggiungere il successo di una bevanda come la Coca Cola, è il desiderio di molti produttori ma qualcuno e esattamente il Sig. Dieter Lepold ci sta riuscendo. In questi giorni sono in Germania esattamente a Colonia, per la fiera di Anuga, la vera fiera del settore alimentare al mondo e in Europa (Tuttofood a Milano in confronto è un club per pochi intimi, mi spiace ma purtroppo è cosi) vi giungono buyer da tutto il mondo ma ve ne parlerò in qualche prossimo post. Due sere fa' sono uscito fuori e ho visto che tutti ordinavano la Bionade, sarà che nel locale servono questa, invece anche ieri sera sopratutto i giovani ho visto che bevevano questa bevanda che alla presentazione del 2002 in anuga non aveva molto colpito. Invece in Germania solo lo scorso anno ha venduto 200.000 milioni di bottiglie e sta mettendo in crisi il colosso Coca Cola. Sembra un conflitto globale e locale si perchè Bionade è prodotta in Germania ed esattamente a Ostheim in Bavaria, ma non è solo questa la chiave del successo.

Bionade è una bibita frizzante all’orzo in quattro diversi gusti (ginger-arancia, sambuco, lichti, erbe), si ottiene tramite fermentazione d’acqua e malto con una trasformazione e una maturazione biologica finalizzata alla produzione di un enzima l’acido gluconico, normalmente presente anche nel miele prodotto dalle api. Dopo la fermentazione il liquido è filtrato, diluito con acqua e arricchito di anidride carbonica e di essenze naturali di frutti e/o erbe che conferiscono alla bevanda analcolica, una nota deliziosamente fruttata con una punta di amaro. Un gusto che piace in Germania.

Il successo di questa bevanda poggia anche su un marketing e una comunicazione intelligente e molto raffinata che non impone il prodotto ma lo fa divenire una scelta logica. La bevanda si è legata molto al movimento dei verdi e alle associazioni dell'attenzione all'ambiente, ha scelto di non fare pubblicità in televisione e utilizzare più eventi e passaparola. Viene presentata come bevanda che da il piacere della soda ma senza gli svantaggi della Coca Cola. Effettivamente presenta molto aspetti positivi è meno dolce, le bolle sono più sottili, il sapore molto persistente, non ci sono sostanze chimiche, dolcificanti, aspartame ha il 50% delle calorie inferiori a Coca Cola. Risulta cosi che Bionade si impone perchè è la bevanda si uno stile di vita diverso da Coca Cola, mette in risalto l'aspetto positivo del made in Germania, dell'attenzione all'ambiente, ma anche della raffinatezza del gusto per ora si è rilevato un binomio vincente, personalmente mi da l'idea di una buona gassosa aromatizzata.

Fonte : Beverfood