venerdì 27 marzo 2015

Muufri, il primo latte vegetale sostenibile animal free da OGM !

Parliamo oggi di latti vegetali perchè c'è una novità che pone diversi quesiti. I latti vegetali negli ultimi anni sono divenuti dei prodotti sempre più richiesti, che hanno rivoluzionato il mercato del latte, perfino l'azienda Granarolo, la prima azienda produttrice di latte in italia, realizza pubblicità con i latti vegetali di soia e di riso. La prima cosa che si legge entrando in un bar facciamo cappuccino con il latte di soia.

Abbiamo già visto che la scelta dei latti vegetali è motivata dai consumatori per ragioni personali d'intolleranza o allergia al latte. Ci sono poi altre motivazioni più etiche come lo sfruttamento degli animali, l'inquinamento e altre più salutistiche che riguardano la presenza nei latti animali di residui di pesticidi, farmaci ed ormoni.

Però d'alcuni anni sui latti vegetali pesa il sospetto di prodotti derivati da coltivazioni di cereali OGM dal momento che oramai il 50% dei cereali coltivati nel mondo sono da colture OGM, tante che molte aziende si sono affrettate a dichiarare sulle loro confezione OGM free, cioè senza traccia di OGM, ci si affida alla buona parola e alle norme di legge più che alla certificazione, anche se come abbiamo già visto nelle certificazioni dell'olio di Palma, non sono una grande garanzia per il consumatore.

Questo nuovo latte "vegetale" sostenibile è accompagnato da una comunicazione molto come dire furbetta, che coniuga il biotecnologie e l'OGM con la sostenibilità, due concetti finora contrapposti, non è casuale il fatto che è la stessa comunicazione che viene adoperata per altri prodotti ottenuti con metodo OGM.
Io la chiamerei più per rimanere in tema vegetale, la comunicazione del grande cetriolo, potevo chiamarla anche la comunicazione della supposta ma non dava abbastanza l'idea della dimensione.

L'azienda anzi è una start up, se ho capito bene perchè le informazioni su come si ottiene questo latte sono poco chiare, sembra che si utilizza un metodo OGM, con l'aggiunta di sequenze di DNA della mucca nelle cellule di lievito. Dopo la crescita delle colture in condizioni ottimali di temperatura e concentrazione, si ottengono delle proteine ​​del latte pronte per utilizzo a cui vengono aggiunti grassi di origine vegetale sottoposti a processo biotech per replicare il sapore dei grassi del latte, mentre zuccheri e minerali come calcio sono aggiunti separatamente, si ottiene un liquido che sotto tutti gli aspetti somiglia al latte senza l'apporto e l'utilizzo d'animali

L'azienda dichiara d'utilizzare lo stesso principi della biotecnologia per ottenere sia la birra che il caglio vegetariano, l'azienda si affretta a dire che Muufri ha lo stesso sapore del latte ma senza i problemi connessi con il latte di produzione animale.

Muufri si pone come problem solution, cioè come soluzione di un problema è senza lattosio, senza colesterolo, senza batteri, un latte a lunga durata che non ha bisogno di pastorizzazione e si presta per essere sostituito per tutto al latte vaccino anche in cucina.

Muufri  non sfrutta gli animali, non produce metano, non rilascia gas serra, è privo di pesticidi , metalli pesanti, residui di farmaci e ormoni, sembra il latte perfetto, la panacea di tutti i mali

Non è ancora sul mercato eppure questo metodo e questo prodotto non mi convince, non mette in discussione il latte nell'alimentazione una offre un motivo per non farne a meno, sembra molto più un farmaco che un latte, animal free lo sono anche il latte di soia, di riso e d'avena. I creatori di muufri si dichiarano vegani, ma io ho qualche perplessità, sembra una storia creato ad hoc per convincere un pubblico particolarmente attento alla naturalità.

Siamo di fronte a una nuova strategia di comunicazione che chiamerò l'OGM Green o Biotech Green, che si propone di salvare il pianeta dai problemi cattivi che lo assillano, a me personalmente tutti questi discorsi, anche se non bevo latte, mi hanno fatto venire voglia di comprarmi una mucca!

Info: Muufri


lunedì 23 marzo 2015

Le trasmissioni televisive di cucina ingrassano!

Secondo uno studio della Food and Brand Lab della Cornell University di Ithaca (New York, USA)  i telespettatori che seguono le trasmissioni di cucina in TV, pesano più di 5 chili rispetto a chi non le guarda.

Lo studio pone l'accento sia sulle ricette poco corrette dal punto di vista nutrizionale che l'invito implicito tramite l'immagini e i messaggi  a consumare cibi 24 ore su 24.

Precedentemente c'era stato uno studio svolto in Regno Unito da Howard Adams & White, 2012, che aveva confrontato, la composizione di un centinaio di piatti creati da chef in tv, sostenendo che erano piatti poco equilibrati, che stimolavano l'appetito e non la salute.

Personalmente non sono stupito, chi guarda queste trasmissioni è già di per se un buongustaio, con una certa predisposizione a qualche chilo in più.

In televisione c'è una cucina spettacolo, una cucina che deve stimolare la vista e il senso del gusto, in genere chi ripete un piatto visto in tv definito buonissimo rimane deluso!


Come per le riviste di cucina ho notato che c'è una netta differenza tra la fotografia spesso acquistata da un agenzia fotografica e la ricetta, questo perché si compra la foto ma non la ricetta e si crea una ricetta più o meno che possa somigliare alla foto.

In televisione è uguale, infatti preparano prima la ricetta e poi la spiegano e c'è una certa differenza tra le parole, le indicazioni e il risultato finale.

La cosa più divertente però è che tutte le trasmissioni di cucina si dotano di uno o più nutrizionisti, senza fare nomi e cognomi e senza offesa per i veri nutrizionisti, spesso non si tratta nemmeno di biologici nutrizionisti ma di altre figure che stanno alla scienza dell'alimentazione come io sto ai leoni del circolo polare artico.

C'è una nota nutrizionista, che io conosco anche personalmente, che più che intendersi d'alimentazione si intende di chirurgia plastica, quando io avevo vent'anni lei ne aveva trenta, ora io ne ho cinquanta lei ne ha sempre trenta, ma com'è possibile? Devo credere agli extra terrestri, perchè viviamo per forza su due pianeti e su due galassie diverse.


Quello che mi diverte sono le ricette "prendete 5 grammi di guanciale che non fa ingrassare" e ti fanno vedere una fetta spessa un dito e larga come una piastrella, che ad occhio e croce sono tre etti e mezzo di guanciale e mi raccomando per quattro persone per non ingrassare 80 g di pasta!

Oppure fare una pasta cacio e pepe light, l'ho visto giuro!

"vi insegno un trucco per fare un cacio e pepe light, non mettete olio, metto solo un goccio d'olio quando versate la pasta, versate 80 g di pasta per quattro persone se no ingrassate, a parte fare sciogliere 280 g di pecorino"

Amore, ma è del pecorino con un po'di pasta non un cacio pepe! Sopratutto avrai omesso l'olio, avrai ridotto la pasta ma i grassi del formaggio?

Questi sono i messaggi che passano in televisione, sono messaggi pasticcioni, fatti da chi non ha alcuna cultura alimentare, ma vuole venderla come un detersivo che lava bianco che più bianco non si può.


Secondo me il problema non è la trasmissione televisiva è che le trasmissioni di cucina iniziano alle otto del mattino e finiscono anche oltre la mezzanotte, uno stimolo continuo a mangiare e non a muoversi, se uno sta davanti alla TV tutto il giorno, non si muove abbastanza, non fa una bella passeggiata, si ha più bisogno di muoversi che stare tutto il giorno davanti alla TV a guardare qualche sfigato che spadella.

Le trasmissioni televisive non sono fatte per educare ma per stimolare il marketing e il consumo di questo o quell'ingrediente, possono essere anche divertenti, vi danno l'illusione del sapore tramite la vista , questo è funzionale all'industria alimentare ma non alla vostra salute.

Torniamo allo studio, in Europa c'è più senso critico verso i media e la televisione, non ci si fida di quello che viene detto o fatto in TV mentre gli Americani se posso dire sono un po' più ingenui, hanno più fiducia dei media o magari i media li raccontano solo ciò che vogliono sentire.