giovedì 28 agosto 2014

La prima colazione ha fatto flop nella dieta ?

Vittoria P, Palermo: È vero come ho letto in questi giorni che la prima colazione non fa dimagrire e non è il pasto più importante della giornata?

Se ne è parlato molto in questi giorni, la notizia arriva direttamente dal New York Times, dove sono stati recensiti due studi pubblicati sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition  che mettono in discussione, tutto quelle convinzioni che da anni, professionisti della salute, pagati dalle aziende, propagandano in Tv quando parlano di prima colazione.

La notizia non mi ha stupito, io stesso qualche anno fa, avevo ironizzato sui rapporti della prima colazione delle società scientifiche, dicendo "per scherzare" che anche il coniglio con le cozze appena mattina se ci fanno qualche studio, scoprono che fa molto bene.


Perché la prima colazione, non è il pasto più importante?

Non lo è mai stato, dovrebbe essere il pasto a mezzogiorno, è una notizia che hanno messo in giro gli uffici di marketing e comunicazione delle aziende per lanciare alcuni prodotti come i cereali per la prima colazione, fiocchi di frumento spesso cioccolati e arricchiti di ogni cosa, hanno creato dei claims della pubblicità, enfatizzato molto sull'importanza della prima colazione.

I produttori di biscotti e creme al cioccolato, si sono detti perchè i cereali si, con tutto quello zucchero mentre crema al cioccolato, biscotti e fette no? Cosi anche loro si sono elaborati i claims che avevano come base l'importanza della prima colazione, come momento di consumo, perchè era l'unica possibilità di dimostrare che il prodotto si poteva associare ad una dieta sana ed equilibrata, spiegando che se si mangia un prodotto molto calorico al mattino, si ha maggiore possibilità di bruciare energia rispetto per esempio alla sera.


I ricercatori presso l'Università di Bath in Inghilterra  hanno condotto uno studio calcolando i tassi metabolici a riposo, i livelli di colesterolo e profili di glucosio nel sangue di 33 partecipanti e assegnati in modo casuale a mangiare o saltare la prima colazione. I volontari sono stati poi forniti con monitor di attività, dopo  sei settimane, il loro peso corporeo, il tasso metabolico a riposo, il colesterolo e la maggior parte delle misure di glucosio nel sangue erano circa lo stesso come lo erano stati alla partenza, non rilevando alcuna differenza.

L'unica differenza era che coloro che facevano prima colazione sembravano muoversi di più durante la mattinata; i loro monitor di attività hanno mostrato che i volontari in questo gruppo hanno bruciato quasi 500 calorie in più in movimento di luce intensità, cioè quelle che avevano introdotto con la prima colazione. 

Però i volontari che partivano già da una condizione di Bmi nella norma, il non saltare la colazione non aveva spinto i volontari a divorare enormi pranzi e cene, su questo secondo me dipende dalle abitudini iniziali, essendo di partenza già magri, vuole dire che già avevano delle buone abitudini alimentari, se questi fossero stati obesi e in sovrappeso, forse avremmo avuto un risultato diverso.


Quello che invece i professionisti della salute suggeriscono è un altra cosa, è dato certo è dimostrato che nella società di oggi distribuiamo in modo poco equilibrato i pasti. La nostra società ci impone dei ritmi frenetici cosi capita che ma maggior parte delle calorie le introduciamo alla sera, quando meno ne abbiamo bisogno, ma perché la sera è il momento che tutti siamo a tavola con la nostra famiglia siamo più rilassati. Quest'abitudine di mangiare poco durante il giorno e di più alla sera, è uno dei comportamenti più frequenti, ed è per questo motivo che i professionisti della salute suggeriscono di distribuire meglio durante il giorno le calorie, consigliano di fare una prima colazione con uno spuntino a metà mattina, in modo di avere energia quando serve e mangiando meno la sera.

Come spesso scrivo generalizzare non aiuta perché è direttamente proporzionale all'attività di un individuo, al mattino se fai lo scaricatore di porto o lo scarica valigie degli aerei negli aeroporti, necessita di una certa energia, conosco persone che la sera vanno a correre ci sono persone che lavorano durante la notte,  questo è molto diverso che andare a letto, di conseguenza dipende da individuo a individuo.


Perché la prima colazione non fa perdere peso?

Uno dei claims più citati nella pubblicità è che fare prima colazione fa perdere peso. I ricercatori della University of Alabama a Birmingham hanno reclutato quasi 300 volontari che stavano cercando di perdere peso. Sono stati assegnati in modo casuale ai volontari di saltare la prima colazione oppure farla mantenendo le abitudini alimentari.

Sedici settimane più tardi, i volontari tornarono al laboratorio per pesarsi. Nessuno aveva perso molto, solo un chilo o giù di lì per persona al massimo, non rilevando alcuno differenza tra i due gruppi.

Magari bastasse solo fare la prima colazione per dimagrire, la perdita di peso è un risultato difficile da ottenere e non dipende direttamente dalla prima colazione ma più che altro dal rapporto di calorie introdotte e calorie spese nell'arco della giornata, quello che ho sempre detto che al di là di una dieta equilibrata quello che più conta è l'attività fisica il movimento, di fronte ad una società che tende sempre di più a farci mangiare a tutte le ore e a renderci sempre più pigri e poco agili. Bisogna si distribuire meglio i pasti ma anche diminuire le calorie totali giornaliere introdotte e fare movimento fisico, ma la prima colazione non deve essere un pasto in più.

Dipende anche dal metabolismo, io per esempio per non andare troppo lontano, faccio una prima colazione limitata, un caffè o un tè, della frutta fresca, preferisco fare uno spuntino a metà mattina piuttosto di una prima colazione completa.


Sintesi: questi due studi hanno ragione, nella nutrizione le cose certe sono poche anzi pochissime, però l'aumento di peso come la perdita di peso, non può essere valutato solo analizzando un unico pasto ma in tutte le calorie che si introducono durante la giornata e le attività che si svolgono.

Ricordatevi di distribuire meglio nell'arca della giornata i pasti, colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena, cercando di limitare la sera le calorie, se siete obesi e sovrappeso è bene diminuire le calorie introdotte e fare movimento fisico.

Anche se gli studi indicano che è indifferente se fare o non fare prima colazione, io consiglio di farla anche poco, cercando di limitare i prodotti industriali già pronti.

Gli studi sono durati solo sei settimane, per valutare quali comportamenti e quelle abitudini che stimolano a mangiare di più o a perdere peso necessitano di essere monitorati in un arco di tempo più lungo..

martedì 26 agosto 2014

È vero che una dieta vegetariana, può fermare la progressione delle malattie cardiovascolari?

Gloria G., Macerata : È vero che una dieta vegetariana, può fermare la progressione delle malattie cardiovascolari? 

In questi giorni molti quotidiani hanno dato spazio a uno studio pubblicato su Journal of Family Practice , firmato da Caldwell B Esselstyn, un medico vegetariano molto noto nelle cronache per avere seguito con esito positivo i problemi cardiovascolari dell' ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.

Iniziamo con dire che  lo studio riguarda l’insufficienza coronarica, nella maggior parte dei casi si tratta di coronaropatie acquisite, che ha inizio con la formazione di placche nelle arterie, che ostacolando il flusso di sangue.

Le coronaropatie acquisite rappresentano la principale causa di morte nei paesi occidentali, nonché uno dei principali problemi di salute secondo OMS, una patologia che interessa più gli uomini delle donne in rapporto 2:1.

È noto che l’indurimento della arterie è un fattore relazionato con l’età, tuttavia ci sono dei fattori predisponenti come una storia precedente familiare di scompenso cardiaco ma anche dei fattori di rischio di primo livello come le dislipidemie, un aumento del colesterolo totale e LDL, un aumento dei trigliceridi, una diminuzione nei livelli di HDL, ipertensione arteriosa sistemica, diabete mellito, sindrome metabolica, fumo, obesità, ipertensione, stress.

La malattia coronarica cresce nel corso degli anni ma è silente, i sintomi sono avvertiti solo quando la situazione è grave e pericolosa per la vita, tra i sintomi più comuni c’è l’affaticamento durante un normale esercizio fisico, o una normale corsa sulle scale.

I sintomi variano da persona a persona e possono verificarsi sia a riposo che in movimento: disagio o dolore al petto, difficoltà di respirazione, estrema fatica durante l'esercizio fisico, gonfiore dei piedi, dolore alla spalla o al braccio, ma attenzione perché un attacco cardiaco può verificarsi anche senza la presenza di pre sintomi.

Lo stile di vita si rivela molto importante, questo include  anche le scelte alimentari, la dieta ma più che altro alimentazione si rivela determinante nelle coronopatie acquisite sia nella insorgenza della malattia che nella terapia.

È noto che la dieta occidentale, ricchi di zuccheri e grassi favorisce le cosiddette lesioni endoteliali, che costituiscono la basi delle malattie coronariche. 


Pertanto è logico pensare che una modifica di netto del comportamento alimentare può essere utile per rallentare e/o fermare la progressione della malattia, anche io personalmete preferirei parlare di modifica di stile di vita.

Gli autori dello studio avevano fatto qualche anno fa un primo studio su soli 17 persone assistite, dimostrando che la modifica dello stile alimentare era determinante. Ora i stessi autori si ripropongono con uno studio su 198 pazienti con diagnosi di malattia coronarica con fattori di rischio come l'ipertensione e il diabete.

La dieta comprende esclusivamente cereali integrali, legumi, frutta e verdura. I partecipanti sono invitati a prendere un multivitaminico più un supplemento di vitamina B12 e semi di lino come fonte supplementare di omega-3.

Questa più che essere una dieta vegetariana è una dieta che esclude sia la carne che il pesce, in pratica tutti gli alimenti d'origine animali tranne le uova e il miele. Nessuna indicazione sull’attività fisica, tutti i pazienti hanno con la dieta anche la terapia per medico per il rischio cardiovascolare.

Il monitoraggio delle persone assitite 198 è durato quasi 3,7 anni, dei 177 persone assistite che hanno accettato la dieta vegetariana,(89%) di questi i 112 pazienti che soffrivano di angina pectoris, 102 ha visto un miglioramento o la risoluzione dei loro sintomi. L'inversione di malattia coronarica è stata osservata in 39 pazienti. Infine, 27 pazienti sono stati in grado di evitare angioplastica o bypass inizialmente raccomandato.

Dei 21 pazienti, che non hanno cambiato dieta, 13 hanno subito un evento cardiovascolare importante come bypass, trapianti, ictus ischemico, morte improvvisa.

Gli autori spiegano le ragioni che hanno condotto al risultato finale, perché una dieta priva di carne, non espone le persone assistite alla lecitina e carnitina e quindi non producono nella loro flora intestinale, un composto di ossido di trimetilammina aterogenica o TMAO che recentemente è stato implicato in diversi studi sul rischio cardiovascolare .


Quello che personalmente mi sento di dire e che  le diete stardandizzate non mi piacciono, perché le diete devono essere personalizzate in base alle condizioni fisiche della persona assistita. Ogni persona e diversa da un'altra e regimi alimentari come quello vegetariano quasi vegano proposto nello studio può essere molto difficile da seguire (senza latte, senza carne, senza pesce) specie per chi arriva da una dieta ricca di grassi e zuccheri.

Quello che oggi è importante è fare in modo che le persone assistite seguano le indicazioni fornite, regimi alimentari troppo rigidi rischiano di sfinire emotivamente e psicologicamente le persone assistite che devono essere motivate verso il cambiamento e con la possibilità di arrivarci graduatamente
   
Credo che sia importante valutare anche più alternative, come una dieta vegetariana meno rigida o per esempio la dieta mediterranea, o la sue varianti come per esempio la cucina greca o cretese, ha dato ottimi risultati nella prevenzione di infarto miocardio, probabilmente è più facile da seguire, e permette una maggiore varietà, un alternativa che non mi sento d’escludere .


Dieta mediterranea per le malattie cardiovascolari perché  
- Fibre vegetali solubili e insolubili presenti dentro la frutta e i legumi che limitano l’assorbimento dei grassi saturi e dei zuccheri ad elevato indice glicemico
- Antiossidanti (vitamina C, E, polifenoli) fitosteroli, olio d’oliva (vit E, polifenoli)
- Folati, Vitamina B9, presenti in frutta e verdura, permettono di lottare contro iperomocisteinemia
- Acidi grassi Omega 3, dal pesce in particolare il pesce azzurro di cui è ricco il mare mediteraneo, per il beneficio sulla lesioni endotetiali e il tasso di trigliceridi.
- Apporto energetico della dieta mediterranea che limita lo sviluppo del grasso viscerale.

Quello che però è importante è che le persone a rischio malattie cardiovascolari modifichino la loro alimentazione, verso una dieta più sana e più equilibrata, graduatamente se lo vorrano e se lo ritengono opportuno parlando con il proprio medico potranno anche seguire una dieta vegetariana, tuttavia insieme a questo dovranno anche praticare una maggiore attività fisica come camminare, ogni giorno un po’ di più, piccoli gesti che se praticati tutti i giorni aiutano molto. 

Sintesi : L’alimentazione è lo stile di vita è al centro della prevenzione e della terapia delle malattie cardiovascolari. L’alimentazione di tipo industriale degli ultimi dieci anni ha favorito lo sviluppo delle malattie cardiovascolari nei paesi occidentali. Solo la presa di coscienza singola e individuale, quella collettiva secondo il mio punto di vista non interessa più a nessuno, può aiutare attraverso scelte ragionate a tutelare la propria salute.

Caldwell B Esselstyn Jr, Gina Gendy, Jonathan Doyle, Mladen Golubic, Michael F. Roizen. A way to reverse CAD? Il Journal of Family Practice, luglio 2014, Vol. 63, No. 7, pp 356-364.

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