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martedì 6 agosto 2013

I nuovi gusti trend del gelato 2013: pesca, fico, fior d'arancio, latte di mandorla e...

Come di consuetudine ogni anno eccoci al nostro post dedicato al gelato, il vero street food dell'estate, in tempo di crisi si rinuncia ad entrare in un bar o in un ristorante, ma nessuno rinuncia a un cono di gelato. 

Vediamo aprire tanti punti vendita di gelati un po' ovunque tanto che fare gelati sembra divenuta una delle attività più renumerative, il costo medio va dai 20 ai 25 euro al kg, le coppe o i coni, si fa fatica in alcune città a trovarli a due euro spesso si parte da 2,50 per due gusti. Tutto gelato di qualità?

L'apertura di tante nuove gelaterie artigianali ha fatto venire a galla molte perplessità sull'artigianalità del gelato e la qualità, anche perché i punti vendita vengono forniti di prodotti già pronti preparati altrove o semilavorati a livello industriale che poco si coniuga con la ricerca di un gelato artigianale, spesso si tratta di un gelato industriale o rifinito con ultima lavorazione nel punto vendita, parlare di gelato artigianale è molto discutibile.


Lo dico perché questo ha anche portato a una omologazione del gusto, nonostante le diverse scritte sul gusto ma il sapore rimane identico, sembrano tutti uguali. 
La qualità degli ingredienti non sembra molto interessare, sono fatti con latte in polvere o latte fresco? Lista ingredienti sempre difficile da trovare nei punti vendita, sui gusti per esempio predomina la fantasia,  facciamo un esempio, pistacchio di Bronte, pistacchio di Sicilia, pistacchio Orientale, pistacchio Turco, pistacchio Iraniano ma il maggior produttore di pistacchio sono gli Stati Uniti e casualmente l'Europa è uno dei maggiori importatori, delle preparazioni al pistacchio per gelato, ma non sarà allora tutto pistacchio americano?
Qualcuno ci può certificare che le comunicazioni siano veritiere.

Scusate la mia polemica ma vorrei più trasparenza negli ingredienti dei gelati e anche dei gusti, visto anche il prezzo, non bastano i poster con la scritta lampone dell'azienda Bonga Bunga della provincia di Mondovì, esporti gelato in tutto il mondo e ci si chiede ma quanto sarà grande l'azienda?  Ma come fai a dirti naturale con quel colore fucsia di lampone che di naturale non ha nulla? Produci lampone in tutte le stagioni dell'anno, ti crescono anche sotto la neve, ma che varietà di lamponi sono?

Giusto per fare capire che noi consumatori non siamo tanto oche, scusate la digressione.

Veniamo invece alle tendenze dei gusti, che vede la ri - scoperta dei gusti di frutta a noi più noti e conosciuti, si prendono le distanze dai gusti più esotici e lontani dalla filosofia verde e dal km zero ma anche qualche esempio per prendere spunto per fare un gelato a casa che sarà sempre il migliore di tutti.


1) Pesca
I gusti alla frutta sono tanti e ogni tanto c'è un gusto che va più degli altri, la pesca è il frutto dell'estate per antonomasia, quest'anno sembra catturare l'attenzione più del solito, il gusto pesca, anche nella versione pesca noce, pesca bianca, pesca gialla, pesca vigna (un varietà di pesca) come L'Angelys, molte gli abbinamenti come pesca e gelsomino (Alperel), pesca e foglie di menta, pesca melba (pesca e lampone), i nostri cari amici dell'azienda Albero dei Gelati hanno invece proposta il gusto pesca bio con lambrusco biodinamico (il mio preferito), il meno interessante Grom propone pesca ed amaretti con pezzi di cioccolato, il parigino La Tropicale Glacier propone l'abbinamento di gusto pesca e campari.
Interessanti anche le versioni sorbetto di Baci sotto zero (piazzale Siena 18, Milano )e Il gelato ecologico (via Ravizza 5, Milano) .


2) Fico
Riscoperta dei gusto del fico, perchè rappresenta l'Agosto e il Settembre con il suo gusto molto dolce e marcato, qualche esempio : Le botteghe di Leonardo a Milano, interessante anche la versione di Amorino Mascarpone e fico

3) Latte di mandorla
Si, non tanto il latte di mandorla ma le mandorle messe a macerare nel latte, sicuramente una proposta interessante, in particolar modo se abbinato a un sorbetto ai frutti di bosco come il lampone, tra le proposte più intererssanti: Alperel, Raimo, Berthillon

4) Fior d'arancio
Il gusto dell'arancio rispetto al limone non trova molti estimatori, mentre il sapore più delicato e dolce del fior d'arancio cattura i consumatori più raffinati e in particolare i francesi e i consumatori di gelati medio orientali, viene proposta dalla nuova gelateria italiana a Parigi Mary Gelateria, mentre La tropicale glacier propone fior d'arancio e pistacchio.


5) Mandarino
Incide molto la stagionalità, cosi molti utilizzano il succo surgelato oppure lo si trova solo fino a primavera, segnalo la versione sorbetto de La tropicale glacier ha proposto il mandarino in più declinazioni, mandarino e pepe di Timut, mandarino e zenzero, mandarino e rum.

6) Il sapore dei dolci in gelato: Tarte Tatin, Tarte au citron, Paris Brest, Saint Honorè, Tiramisù
Si moltiplicano i gelato al sapore di un dolce, dalla torta di mele al tiramisù, ha iniziato la celebre pasticceria di Parigi di Pierre Conticini La Patisserie des reves, con gelato Paris Brest, Saint-Honorè poi quelli del Magnum con gelato alla torta di mele e tiramisù, tutte le declinazioni saranno possibile, tutto si fa gelato in qualche modo, sembra essere questo il messaggio.Altri esempi: pane  e nutella, dulche de leche, riso e vaniglia della La Gelateria della Musica.


7) Erbe aromatiche: fiore di timo, rosmarino, verbena
Profumo delle erbe nel gelato, per esempio l'azienda Alperel che seguo da diversi anni propone fiori timo, kiwi fiore di cactus, lampone e basilico, pesca gelsomino, miele e lavanda, oppure anche la verbena di L'Angelys.

8) I più originali da Glaze Glazed: Rehab, Bohemian Raspberry, Skimo e Blue Colette Edition
Ve lo ricordate Glace Glazed il fantasmino gelato? Ne ho parlato lo scorso anno, hanno colpito nel segno anche quest'anno accanto alle novità dello scorso anno (Vaniglia del Madagascar e semi di canapa, Arancia e aceto balsamico, Cioccolato wasabi e zenzero), Rehab (sorbetto all barbabietola, mela, finocchio, rum e zenzero), Bohemian Raspberry (lampone e sommacco), Skimo (absinto, mango e shiso) e Blue colette con latticello e klamath un alga, la novità sia per uso del latticello che dell'alga per il gelato.

9) Glaces Pierre Geronimi: Limone nero dell'Iran, Torrone erotico, sapore dimenticato della Violetta, Fragola extatica
L'universo del mondo dei gelati è composto da tanti artigiani, tutti con una proprio tecnica speciale, uno di questi è Pierre Geronimi che si trova in Corsica nel villaggio di Sagone, chiamato anche il tecnico del Sorbetto, il suo sorbetto più famoso pesca e verbena, se capitate in Corsica non perdetevelo.


10) Gelato Cailler
Una notizia invece di carattere locale, il cantone Ticino è un posto piccolo piccolo, la famosa fabbrica di gelato Cailler ha trasformato le sue tavolette in gelato, con la marca Frisco, della famosa serie che tutto può diventare gelato, il risultato è cosi cosi, ma anche meno meno, ma è unica notizia locale che posso dare!

PS: sono in vacanza e mi devo connettere con la chiavetta che va'  a corrente alternata ricambierò le visite e rispondo alle domande al mio ritorno a casa, faccio quel che posso da qui ma è dura, per caricare una pagina mi ci mette 30 minuti.

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venerdì 11 marzo 2011

Tsukiji il mercato del pesce di Tokyo

Da qualche anno è divenuto una vera attrazione turistica, alla pari del Giardino dell'Est del Palazzo Imperiale, ma ora anche in Giappone è inverno e la primavera con fioritura dei ciliegi è ancora lontana. Cosi convinto da Sig. Nakamura, il mio rappresentante in Giappone, andiamo a vedere il mercato del Pesce, purtroppo anzi meno male che all'asta che inizia alle 4 del mattino non possiamo assistere è vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori, il mercato apre alle 9,00, al mercato ci si arriva in metropolitana alla fermata Tsukiji-Shijo, a breve distanza prima di arrivare al mercato c'è il giardino di Giardino di Hamarikyu.

Nakamura riesce ad ottenere l'ingresso alle sette ma non la possibilità di fare foto, devo dire che quello che disorienta mi colpisce di più è l'immensità dello spazio almeno dieci volte l'intero Ortomercato di Milano, bisogna stare attenti a dove si cammina perché macchine e camionette sfrecciano dappertutto tra i capannoni, dove ci sono i grossisti del pesce.




Oltre alla grandezza ho come l'impressione che più che essere il mercato del pesce è il mercato del tonno, non ho mai visti cosi tanti, stipati e pronti per l'acquisto, vengono suddivisi i tonni per specie la più pregiata è il tonno rosso, poi suddivisi per grandezza da un minimo di 200 chili, e per quantità di grasso dal momento che più il tonno è grasso più è buono da mangiare crudo.

L'asta è quella uguale ai mercati del pesce di tutto il mondo da Palermo a Helsinki, dove avere visto chi si aggiudica i prezzi migliori il lavoro non finisce qui, perché la maggior parte dei tonni vengono puliti e tagliati in loco con una tecnica tradizionale e dei coltelli speciali, tagliare e preparare le carni del tonno è una vera arte, all'interno del mercato c'è perfino una scuola, che insegna ad adoperare i coltelli e a come tagliare e suddividere i pezzi.

Le foto purtroppo non rendono merito alla varietà del pesce, sono 450 per 2000 tonnellate di pesce che tutti i giorni sono venduti, sono perfino riuscito a trovare del pesce azzurro che viene dell'Italia, ora pensate il pesce azzurro non si può surgelare ma riesce ad arrivare fresco in aereo, questo fa capire l'importanza di questo mercato e il potere economico del Giappone. Quello che vedete qui sono sono delle strane cozze lunghe almeno 50 cm


Il mercato del pesce non è solo pesce ma anche ristoranti secondo molti tra i migliori della città, ma credetemi a vederli non sembra molto, il mercato offre anche una scuola di cucina sia per principianti sia una scuola professionale.
Quello che vedete sguazzare nell'acqua è il famoso pesce palla, velenoso che sono una tecnica particolare che conoscono in pochi è in grado di togliere il veleno, un solo residuo sarebbe fatale a chiunque lo provi!

Due dati che secondo me sono importanti il primo è la freschezza del pesce, nella cultura alimentare giapponese la freschezza ha un valore molto alto, nessuno vi offrirebbe del pesce non di giornata, più è fresco e più è caro, certo c'è tanto pesce congelato o secco ma ha un prezzo diverso.

La pulizia nonostante abbia assistito alla preparazione del pesce al taglio, non c'è odore, puliscono sempre tutto in modo quasi ossessivo è questo è un ottima indicazione.

Al mercato non mancono i venditori di Onigiri, sono come delle quenelles di riso con pesce e alghe.

Questo è il ristorante locale dove mi porta a mangiare il sig. Nakamura, devo entrarci? certo che il ristorante dall'esterno non promette bene ma questa è l'immagine della Tokjo vera fuori dai grattacieli è cosi come la vedete. Io non mangio quasi mai pesce crudo ma come dirlo al Sig. Nakamura un mio rifiuto costituisce un offesa, nella mia mente già mi vedo infilzato da uno Shogun per salvare l'onore, va beh dico vada come vada oramai.....

Il mio sushi e la mia zuppa di pesce di cui non ricordo il nome, se non vi piace il sushi o il sashimi, non mangiatelo fuori dal Giappone, ma se siete a Tokyo potrebbe anche rischiare di piacervi, è il migliore che abbia mai provato.

Questa è invece la Siberia dal'aereo, tra qualche ora sarò a Londra, la pesantezza del viaggio è mitigata dal fatto che a Londra mi aspetta la mia piccina (mia figlia ha venti anni), sempre piccina è non fate i pignoli, non la vedo da Natale, la cosa più bella del viaggio è il ritorno!



Aggiornamento 11 Marzo 2011,
Mentre ero in viaggio di ritorno, il Giappone è stato sconvolto da un terremoto, sono stato su uno degli ultimi aerei partiti dal Giappone prima della tragedia, il post è stato scritto mentre ero in aereo. Grazie a tutti del pensiero sono a Londra tutto ok, anche se mi sento come sfiorato da una tragedia, spero che in Giappone stiano tutti bene specie i ragazzi del Maggio Fiorentino che mi hanno fatto un allegra compagnia.

martedì 8 marzo 2011

8 Marzo auguri da Tokio, questi fiori a tutte le mie lettrici (cartoline da Tokyo)

Non so se in Giappone sia la mimosa il fiore per questa festa, dovunque vedo sono le margherite ad essere protagoniste di questa giornata, auguri per questo giorno ma fate di questo giorno tutti i giorni dell'anno.


Questa è Tokio vista da lontano, è una gran metropoli votata alla modernità, oserei quasi dire un imitazione delle grandi città americane grattacieli su grattacieli . Io che ci faccio a Tokyo? Lavoro il Giappone è sempre stato la porta dell'oriente per i prodotti europei anche se ora molti gli preferiscono la Cina. Il Giappone importa il 70% del suo fabbisogno alimentare, ed è il paese più grande paese importatore, disponibile a acqusitare prodotti di qualità, il giapponese ha un gusto molto ricercato, pertanto è il paese a più alta potenzialità per i prodotti europei di qualità.





Potra sembrare strano ma gli abitanti di Tokyo sono estremamente gourmand, hanno un palato molto aperto a gusti e sapori, a Tokyo troviamo tutti i marchi del mondo dalle catene di ristoranti americani ai chef francesi ai prodotti italiani, grazie ai semilavorati arrivano tante firme europee, prodotti che vengono solo scaldati e ultimati in loco, potrà sembrare strano ma alcune volte mangiare a Tokyo può essere come mangiare a Parigi, come mangiare a Londra, come mangiare a Milano c'è anche Peck.








Nonostante questo paese sembra avere dimenticato la sua storia, questa ritorna quando meno le lo aspetti, la cultura originaria sopravvive in pochi spazi come pagoda in Asakusa Sensoji, la prima foto o il particolare Njiojo di Kyoto la seconda foto, oppure non è raro vedere giovani e non giovani in abiti tradizionali durante il giorno.


Le luci sfavillanti del quartiere di Ginza la notte

Non ho mai visto dei sushi cosi belli e ricchi, la foto non rende merito alle tonalità di colore e alla ricercatezza della composizione



Quello che ti colpisce in giappone del cibo, dei prodotti alimentari è la raffinatezza delle presentazione e delle confezioni. La preparazione delle confezioni in giappone è una vera e propria arte, nella cultura giappone l'estetica è valutata allo stesso modo del sapore, questa sembra essere la discrezionalità della scelta tra un prodotto e l'altro . Non devono stupire i rotoli di pan di spagna multicolore e le ciambelle di ogni tonalità. Quindi aziende europee smaniose di giappone, ricordatevi in Giappone le confezioni devono essere belle molto belle e ricercate, tante che tutti i principali marchi europei hanno rifatto le confezioni dei loro prodotti per il mercato giapponese.

Questo è il famoso pand'oro Sanremo, viene venduto a fette, di fianco anche il panett'one Sanremo, uno dei prodotti italiani di maggiore successo!

queste magari sono meglio delle margherite, le ho viste stasera e le ho aggiunte alle foto

Prossimo post il mercato del pesce più grande del mondo

mercoledì 20 ottobre 2010

Sial 2010. Italia del non gusto . Funghi Champignons e Funghi Porcini?

Mentre camminavo tra gli stand del Sial 2010, vedevo della gente ridere di fronte allo stand di Italia del gusto, cosi mi sono avvicinato e anche io ho visto quale era l'oggetto che destava tanta ilarità, il libro dal titolo Champignons firmato da Giovanni Rana, peccato che in copertina ci sono dei funghi porcini.

Comprendo che sempre di funghi si tratta ma è troppo generico, in Francia i Funghi Porcini vengono chiamati Cepes mentre i Champignons si chiamano i Champignon de Paris, tutti quando si parla di funghi mettoni in copertina porcini, è un po' come dire se parlo di uova metto il caviale, se parlo di vino metto il Sassicaia, se parlo di tuberi metto il tartufo, mi ricorda molto Fantasie del Sole di Barilla immagine di funghi porcini e prodotto composto da funghi champignons per la maggior parte basta metterne 5%, perfettamente corretto e coerente.


Purtroppo non è la sola nota dell' Italia del Gusto, già nel sito Internet si cita il contatto diretto con il Governo come fonte di credenzialità, ma la credibilità del consorzio sui mercato esteri ,la devono dare altre cose e non "mi manda il Cavaliere B." c'è confusione tra autorità e autorevolezza due cose che non vanno confuse, sopratutto perchè all'estero certe relazioni non contano, specie se mette in bocca un risotto.


Tra l'altro tutte le aziende che fanno parte del consorzio fatturano centinaia di milioni di euro, sono tra le aziende top dell'Italia, e non hanno danaro sufficiente per affrontare i mercati esteri? Siamo Sicuri? Si sono messe insieme per loro volontà? Si riuniscono in un consorzio, decisamente originale. Forse è per avere magari qualche finanziamento che aiuti, che magari singolarmente non sarebbe stato possibile visto che si va dal pesce ai biscotti.

Inquietante è pero che l'indirizzo della sede del Consorzio (Viale Delle Esposizioni, 393/A Parma) è la stessa della Fiera di Parma (la stessa che organizza il Cibus, Viale Delle Esposizioni, 393/A Parma. Tutto questo sa di "strano" o per lo meno anomalo. Abbiamo ahimè visto in questi anni tanti soggetti impegnati nelle promozione all'estero con dei risultati discutibili proprio per questo gli obiettivi del consorzio andrebbero argomentati meglio per non dare adito a facili fraintendimenti, sopratutto il rapporto con la Fiera di Parma e il Cibus.


Un plauso a questo punto lo meritano tutte quelle aziende medio piccole che fatturano molto meno si sono acquistate lo stand per proprio conto e rischiano in prima persona, senza aiuti di nessun tipo e genere, ma solo con le proprie forze le proprie idee imprenditoriali la propria creatività, girano il mondo senza chiedere l'elemosina tirando fuori i soldi dalle proprie tasche, sono queste le aziende del Made in Italy non quelle che pretendono di essere finanziate a vita sotto varie forme.


Mi consentano un' osservazione Italia del gusto, dovrebbe rappresentare le aziende italiane di prodotti realizzati in Italia della cultura italiana, peccato che alcune aziende hanno stabilimenti di produzione all'estero, che beneficio ne traggono gli italiani in termini economici visto che partecipano al pagamento della promozione? Ma un ultima cosa mi spiega cosa ci fanno in bella evidenza paella, corn flakes, riso alla cantonese, riso alla messicana nello spazio Italia del Gusto? Sono questi i prodotti italiani di qualità del Made in Italy Agroalimentare da promozionare all'estero secondo Voi?

mercoledì 24 febbraio 2010

Cioccolato svizzero in crisi, ma il cioccolato è un anti depressivo?

Due notizie economiche hanno lasciato questo mese di stucco il paese che mi ospita da un anno, l'aumento del 100% dal febbraio 2008 del prezzo dello zucchero alla borsa di New York ( da 13 dollari a 26 dollari ) di cui parlerò la prossima settimana e i dati delle esportazioni del Cioccolato Svizzero del 2009 che segnano una diminuzione del -5,2% a volume e del - 9,9 % a valore.

Le due notizie per quanto di due settori diversi sono collegate in quanto la Svizzera non è un produttore di materie prime, le acquista dai paesi terzi, uno dei fattori di qualità del cioccolato oltre alle fave di cacao e alla lavorazione, è lo zucchero, più il suo prezzo è alto più aumenta il prezzo di produzione e di conseguenza il prezzo di vendita.

Questa è la prima volta che una crisi economica tocca un paese come la Svizzera direttemente, il dato risulta ancora più negativo se valutato all'interno del consumo mondiale di cioccolato in crescita del 2%, sopratutto trascinato dai consumi più alti nei paesi Arabi, Cina, Australia e Nuova Zelanda.

Le cause di questo momento negativo sono diverse a incidere sicuramente la crisi economica che ha colpito quei paesi che rappresentano i mercati principali come Germania, Francia, Regno unito, Canada, Usa, in questi paesi i consumatori si sono rivolti a prodotti più economici, cioè prodotti con grassi diversi dal burro di cacao e con basse precentuali di cacao.

Si tratta di un cambiamento del mercato del consumo di cioccolato. Il cioccolato svizzero ho il suo punto di forza nella tradizione della lavorazione e nella qualità, ma non basta.

I punti da migliorare del cioccolato svizzero sono:
1. La mancanza di un immagine univoca del cioccolato svizzero come "Brand" un logo che identifica la lavorazione del cioccolato svizzero, che non sia solo la bandiera rossocrociata, chiaro e identificativo.

2. I formati sono tutti classici, oggi si mangia meno cioccolato ma più volte al giorno, si avverte la necessità dei formati più piccoli, intermedi tra i 10 grammi e i 100 grammi, possono esserci delle via di mezzo? Infatti i formati chiamati branches da 23 grammi hanno avuto un incremento di vendita e anche i Prugeli. (maggiore segmentazione in base al formato per diverse occasioni di consumo)

3. La mancanza della creazione formati snack con più creatività e fantasia, si vuole mangiare cioccolato anche con un sorriso, (maggiore innovazione in termine di packaging).

4. Il mercato richiede preparazioni al cioccolato ad alto valore aggiunto, il cioccolato svizzero ha troppericette classiche che probabilmente piacciono molto in Svizzera e in Germania ma possono piacere meno in altri mercati, sopratutto ai mercati nuovi, con diversa palabilità e senso del gusto. Non dico di non fare le ricette classiche ma di aggiungere delle nuove ricette per venire incontro ai nuovi acquirenti (innovazione in termini di gusto).

5. La confiserie al cioccolato, non ha un prodotto simbolo, come es Ferrero Rocher, per quanto deprecabile, la conferie svizzera li imita ma farebbe bene a creare prodotti nuovi, identificabili e unici.

6. Il valore etico, per la svizzera è difficile controllare la pronienza del cioccolato, gli acquisti vengono decisi in base alla qualità delle fave di cacao. Viene accusata che i suoi intermediari utilizzino lavoratori di età della scuola dell'obligo. In realta nessun produttore europeo può controllare questo, forse avviando progetti spefici per i bambini si può fare qualcosa.

7. Il valore salutistico, su questo si sta impegnando molto la Callibabut, cioccolato con flavonoidi, cioccolato con prebiotici, cioccolato light, ricordare che il cioccolato è comunque piacere, ma si può fare di meglio.

Ma chi sono i più grandi consumatori di cioccolato?

Come vedete dalla tabella i Svizzeri sono anche i più grandi consumatori di cioccolato ben 12,4 kg a testa, seguiti dai Tedeschi con 11,4 kg e dagli Inglesi con 10,4 kg la tabella è poco veritiera non senso che non tiene conto dell'acquisto "turistico" frequente sopratutto nelle aree di confine. Visto gli italiani sono tra quelli che lo consumano meno solo 3,3 kg procapite?


Domanda di Chiara : È vero che il cioccolato è un antidepressivo?

Risposta : il suo gusto inimitabile fa del cioccolato un piacere per le nostre papille, la motivazione è semplice i grani di cacao contengono una sostanza la teobromina un alcoloide naturale che svolge un azione stimolante del sistema nervoso, agisce come un' azione positiva dell'umore. Sono presenti nel cioccolato altre sostenze come la fenetilamina e la tiramina che possono dare delle sensazioni di benessere, possiedono una struttura molecolare simile all'anfetamina. Il cioccolato stimola la produzione di serotonina che svolge un ruolo importante nella regolazione dell'umore e del sonno. Il cioccolato fondente contiene una buona percentuale di magnesio un sale minerale che aiuta a dimuire i fattori legati allo stress. Quindi un po' di cioccolato un quadratino da 10 grammi possiamo anche concedercelo. Il cioccolato però non è una terapia per la cura della depressione.

Fonti testo e immagine : Chocosuisse Post correlato Nuovi trend del cioccolato

venerdì 13 marzo 2009

Nuova Dieta Nordica contro Dieta Mediterranea Italiana, competizione accademica o una guerra commerciale?

Ha sorpreso un po' tutti l'annuncio di un gruppo di ricercatori Danesi i quali dati alla mano sostengono che la nuova dieta Nordica sarà la dieta del XXI° secolo, come lo è stata la dieta mediterranea nel XX° secolo. Ho il vago sospetto che più che stabilire quale è la migliore dieta di riferimento sia una competizione commerciale. Con la globalizzazione molti prodotti di lavorazione escluva nazionali come il whisky, fegato d'oca, parmigiano reggiano sono perfettamente riproducibili in altri paesi tanto che il Giappone per esempio è noto per avere una serie di whisky che fanno concorrenza a quelli scozzesi, il miglior fegato d'oca viene prodotto in Madagascar, anche formaggi come emmenthal lo si produce in Europa dell'est, Pandori e Colombe dal Brasile. I paesi noti per le loro produzioni locali hanno dovuto tirare fuori dal cappelo la carta delle produzioni denominazione d'origine DOC IGP, ma non è stata sufficiente.
Lo scorso anno la Francia per creare valore aggiunto ai prodotti francesi, presenta all'Unesco l'attribuzione alla cucina francese della denominazione di Patrimonio dell'Umanità, segui la proposta della Dieta Mediterranea dell'Italia e sicuramente a breve ci scommetto quella della Nuova Dieta Nordica e poi di tutte le altre. In questi giorni sul giornali abbiamo anche assistito allo scontro tra la dieta vegetariana e non vegetariana al congresso nazionale degli Andrologi, oramai siamo a livello della curva sud!!!

Va precisato che nel terzo millennio ci troviamo di fronte a un diverso concetto di nutrizione: dall’analisi sulla adeguatezza di specifici nutrienti (proteine, ferro, calcio) siamo passati allo studio dell’impatto sulla prognosi (health outcome) relativa ad esempio alla qualità dello sviluppo neuro comportamentale e alla prevenzione delle patologie cronico-degenerative dell’adulto e dell’anziano. Un’adeguata alimentazione e un corretto stile di vita si rilevano indispensabili per raggiungere e mantenere un buono stato di salute, per tutti gli individui, non puo esserci una dieta globale, ma bisogna tenere conto della variabile ambientale, ovviamente sarà diversa a secondo se uno vive in Norvegia o a Palermo, queste differenze ci sono già e sono state studiate e rcionosciute e sono inserite nei LARN che vengono rivisti periodicamente, è in corso una revisione dei LARN (Livelli dei nutrienti raccomandati) da parte della SINU per l'Italia.

A parte il mio sarcasmo il progetto nuova dieta nordica è interessante, è stato condotto dall'Università di Copenhagen dal Prof. Arne Astrup , poichè mette in evidenza dell'importanza dell'utilizzo prodotti locali nella dieta di ogni paese, in linea con i nuovi slogan ambientali che invitano a mangiare prodotti locali, un programma serio, che ha visto il coinvolgimento delle scuole e della ristorazione collettiva. Giustamente si chiedono perchè pasta, olio d'oliva e pomodoro sono alimenti adatti per una dieta sana e pesce e frutti di bosco no? L'obiettivo dei paesi nordici è l'esportazione dei benefici per la salute degli ingredienti nordici a livello internazionale!

Utilizzare una dieta locale per contrastare Mcdonald e Burger King, non credo che sia sufficiente, la crisi finanziaria ho portato a incrementare in attivo tutta in Europa i bilanci di MacDonald (+ 20%) con nuove aperture e nuove assunzioni al dispetto della guerra della diete!

giovedì 26 febbraio 2009

Nuovi trends nel settore del vino: il vino su misura e il produttore distributore negli Usa

I miei amici vignaioli si sono lamentati che è tanto che non parlo di vino, oggi li voglio rendere "contenti". La Tenuta Valdipiatta, una delle aziende più note del nobile di montepulciano ha lanciato una nuova idea di marketing (non tanto nuova) un vino su misura (taylor made), un vino dove il cliente non sceglierà (come già avviene ora) solo l'etichetta, la bottiglia, la tipologia ma la possibilità di crearsi un proprio vino da zero, scegliendo vitigno, vigneto, seguendo il processo di produzione e facendo delle scelte per avere un risultato di un vino su misura, ma il vino non è un abito su misura e il vignaiolo non è un sarto. Devo essere sincero a me questa idea non piace, se ben comprendo l'esigenza di offrire ad un segmento di mercato di lusso questo servizio così esclusivo consentendo a ogniuno di coltivare il sogno del proprio tuscan wine trasforma secondo me quello che è un produttore di vino ad un semplice agricoltore.

Fino ad ora è il produttore di vino che ha educato il cliente al gusto, che il cliente educhi al gusto il produttore è un idea azzardata, non vorrei che finissi come il Brunello che per renderlo più adatto al mercato americano ne hanno cambiato alcune caratteristiche. Il vino è un prodotto del territorio e del suo vignaiolo, la maggior parte dei clienti non conosce il lavoro della produzione del vino, potrà anche capitare qualche persona illuminata di grande cultura che magari avrà la capacita di valorizzare al meglio il terreno le uve e il metodi di produzione, ma sarà raro ma a questo punto l'azienda che ruolo ha? La soddisfazione del cliente può trovare altre strade.


Stefano Cinelli Colombini dell'azienda Fattoria dei Barbi, ha fondato negli Stati Uniti un azienda per la commercializzazione del suo vino, convinto che non veniva sufficientemente considerato dai suoi partners americani. Il mercato americano valuta il tuo vino in base ai numeri che riesce a dare, gli Stati Uniti sono un paese molto grande, , se il tuo vino non fa guadagnare abbastanza passi in secondo piano. Proprio per questo chi non ha milioni di bottiglie deve scegliere di orientarsi su aree di mercato più piccole esempio New York, Chicago, San Francisco e sceglierne solo una, perche scegliere tutti gli Stati Uniti è molto dispersivo, ma sopratutto se la tua capacità produttiva è bassa non è conveniente. Nessun partner potrà fare un investimento se sà che non potrà avere un ritorno economico.

Al di la di queste mie considerazioni il tentativo di filiera corta è interessante e per rendere però l'offerta valida ha dovuto inserire altre aziende italiane, prosecco di Valdo, i vini di Fontanafredda, Montepulciano d'abruzzo delle Colline Teramane e altri, però attenzione molto dipende dal canale di distribuzione scelto, finchè si rimane su ristorazione e negozi gourmand, può portare risultati interessanti più difficile per la grande distribuzione.

In sintesi due atteggiameni diversi da una parte la Tenuta Valdipiatta che fa arrivare il cliente in azienda e la Fattoria dei Barbi che porta direttamente il vino sul mercato senza intermediari. Vedremo chi avrà adoperato la strategia vincente.