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martedì 26 gennaio 2021

Nutrizione e Covid 19: prevenzione o prospettive terapeutiche? (Vitamine, Micronutrienti, Quercitina e Resveratrolo)


Giacoma Felli, Rimini: Vorrei sapere qual'è il ruolo dell'alimentazione nel Covid 19?

Il ruolo principale dell'alimentazione attualmente è un ruolo preventivo, un 'alimentazione equilibrata con un corretto apporto di vitamine e micronutrienti, può rendere un sistema immunitario sano ed efficiente in grado di difendersi contro patogeni esterni come batteri e virus.

Un' alimentazione poco equilibrata e senza un corretto apporto di vitamine e micronutrienti porta a un maggiore rischio d'infezioni.

Diversi studi hanno dimostrato in passato che la funzione immunitaria non è uguale per tutte le fasce d'età, diminuisce man man che passano gli anni e con l'associazione di sviluppo di patologie croniche e degenerative. 

Sovente nella popolazione anziana questa diminuzione della funzione immunitaria è correlata alla malnutrizione dovuta a diversi fattori socio economici ma che tuttavia può essere adeguatamente corretta.

Bisogna considerare che l'attività del sistema immunitario viene accelerata quando l'individuo è infettato, questa intensa attività è accompagnata da un aumento del metabolismo che richiede fonti d'energia che possono arrivare anche dall'alimentazione.

Di conseguenza potrebbe risultare utile in un primo momento un'alimentazione che prevede un adeguato apporto di sostanze nutritive per supportare il sistema immunitario in questa fase iniziale.

Una particolare attenzione deve essere rivolta all'interno di un alimentazione equilibrata agli apporti di Vitamina A, Vitamina B6, Vitamina B12, Folati, Vitamina C, Vitamina D, Vitamina E e oligoelementi come Zinco, Rame, Selenio, Ferro.


Infezione da Sars Cov 2 e tempesta di citochine

Quello che caratterizza l'infezione da Covid 19 nell'organismo è uno stato pro ossidatico e pro infiammatorio, altrimenti chiamato "tempesta di citochine" (un aumentata produzione di ROS, eicosanoidi, chemochine e citochine proinfimmatorie come TNF-α, IL-1β e IL-6).

Pertanto alcuni ricercatori per contrastare questo stato, hanno avanzato l'ipotesi che si potrebbe pensare in questa fase ad una maggiore introduzione di Vitamina C, Vitamina E per il loro ruolo antiossidante e di Epa e Dha (acidi grassi omega 3) per il loro ruolo d'antiinfimmatori.

Nell'ultimo anno diversi studi osservazionali e in vitro messo in evidenza la possibilità di un ruolo interessante per il Covid 19 di alcune vitamine e micronutrienti come  :

Vitamina D

Per la capacità di mantenere integra la barriera polmonare

Dove la possiamo trovare: buona esposizione al sole, solo il 20% può arrivare dalla dieta 38% in particolare nel pesce 

Vitamina A

Potente effetto antiossidante e può aumentare la resistenza alle infezione.

Dove possiamo trovare: principalmente 55% nei vegetali (gialli, arancioni e rossi e anche nei vegetali e a foglia verde)

Vitamina C

Ruolo antiossidante (nei pazienti cin infezioni respiratorie acute le concentrazioni plasmatiche di Vitamina C risultano ridotte rispetto alla popolazione sana)

Dove possiamo trovare: principalmente negli agrumi, ribes nero, peperoni, kiwi, cavolini e cavolfiore

Vitamina E

Potente effetto antiossidante

Dove possiamo trovare: Olio di germe di grano, olio di girasole, olio di masi, mandorle, olio di oliva, arachidi, ceci, broccoli, spinaci

Zinco

Inibisce la RNA polimerasi, richiesta dal virus Coronavirus per replicarsi

Dove possiamo trovarlo: Granchio, frutti di mare, funghi, fagioli, frutta secca

Selenio

Stimola la funzione immunitaria nel nostro organismo

Dove possiamo trovarlo: Frattaglie, pesce (sardine), frutti di mare (cozze)

Ferro

Un ridotto apporto di ferro, aumenta la suscettibilità alle infezioni

Dove possiamo trovarlo: frattaglie, carne, pesce 


Quercitina

Questa molecola sembrerebbe da uno studio in vitro che possa agire da specifico inibitore della Sars Cov 2 perchè ostacola l'attività della proteina 3CLpro impedendo la possibilità di replicazione del virus.

In particolare sembrerebbe che la co somministrazione con la Vitamina C eserciti un azione sinergica.

Dove si può trovare la Quercitina:  è un flavonoide presente in capperi, cipolla rossa e radicchio rosso.


Resveratrolo

Secondo recenti studi sembrerebbe che Ace 2 (enzima 2 convertitore dell'angiotensina) che funge da punto d'ingresso nelle cellule per il coronavirus, può essere influenzato dall'apporto di Resveratrolo, un elevato apporto di Resveratrolo può impedire o ridurre l'ingresso del virus nelle cellule.

Dove possiamo trovare Resveratrolo : arachidi, uva nera, cacao, mirtilli, vino rosso

Sintesi

Un alimentazione equilibrata con una particolare attenzione all'intake di vitamine e micronutrienti, può svolgere un ruolo importante nel mantenere efficiente il sistema immunitario, in modo che il corpo avrà maggiori possibilità di difendersi dal virus.

Forse in futuro, se gli studi lo dimostreranno, sarà possibile pensare d'affiancare nella terapia una dieta, che privilegi alcuni nutrienti ma al momento disponiamo solo di alcune ipotesi, non abbiamo ancora delle chiare evidenze medico scientifiche.


martedì 5 marzo 2019

Abuso d'alcol genera 43.500 decessi all'anno

Valeria S, Padova: Come mai si parla poco dell'abuso d'alcol e dei suoi effetti sulla salute e sulla società?

In una recente ricerca Eurispes Enpam (ottobre 2018) in Italia è stato calcolato che l'abuso d'alcool ha provocato 435.000 decessi in dieci anni, circa 43.500 all' anno (il 7,25% dei decessi), la terza causa di mortalità dopo ipertensione e fumo.

Il problema dell'alcol è spesso sottovalutato poiché il consumo procapite negli ultimi anni è precipitato, si beve sempre meno a livello generale questo però non si traduce ancora in un beneficio statisticamente rilevante per la salute.

In parte dovuto alla carenza di statistiche negli anni passati e in parte generate dal fatto che solo adesso le nuove conoscenze scientifiche hanno messo in relazione l'abuso di alcool con alcune patologie, di conseguenza i dati non sono confrontabili.

Non si tratta di solo un problema di salute legato all'abuso di alcol per delle patologie, seconde il sito alcol.info , l'abuso di alcol in Italia è responsabile del 47% degli incidenti stradali e del 41% degli omicidi.


Possiamo affermare con certezza che se dal punto di vista statistico si beve meno, quelli che bevono però abusano più facilmente.

In particolare i giovani per i quali l'alcol rappresenta una sorta di rito d'iniziazione dal passaggio dell'età adolescenziale all'età adulta, il gioco preferito la gara tra amici a chi beve di più in quel target giovane  dagli undici ai diciannove anni.

C'è nella società la volontà di normalizzare l'ubriachezza, di coniugarla con il mito del buon vivere e di giustificarla semplicemente come ricerca d'evasione e divertimento.

Abuso d'alcol riguarda soprattutto gli uomini piuttosto che le donne  in rapporto di 3:1, anche per le conseguenze legate alle patologie per l'abuso d'alcol, tranne  per le malattie cardiovascolari dove a rischiare sono più le donne degli uomini nonostante queste rappresentino un numero molto inferiore. 

Le principali patologie legate all'abuso di alcol sono la cirrosi epatica, il cancro, le malattie cardiovascolari secondo alcuni ricercatori l'abuso di alcol può essere collegato anche ad altre patologie che possono riguardare l'apparato digerente, il rene, diabete, le malattie neuropsichiatriche e tutte quelle patologie che l'abuso di alcol porta a modificare la percezione della realtà e dei comportamenti ( per esempio le malattie sessualmente trasmissibili e i comportamenti violenti).

Chi abusa d'alcol spesso non si accorge o per lo meno è bravissimo a mascherarlo, sull'alcol c'è mancanza di controllo sociale, l'ubriaco è simpatico, chi non ha preso una sbronza una volta nella vita, si tende troppo a giustificare l'abuso.

Invece va fermato, la sera quando vado in giro e vedo persone che abusano d'alcol al bar, intervengo non riesco ad essere indifferente, la vita sicuramente non è piacevole sempre per tutti, porta anche dispiaceri, momenti tristi e poco felici ma l'abuso d'alcol non è un modo per renderla speciale.



Sintesi

Si parla poco dell'abuso d'alcol perché  c'è nel comportamento dell'ubriaco una sorta d'accettazione sociale, di giustificazione e di simpatia, bisogna invece rimarcare che si tratta di un comportamento non sano e non corretto nei suoi confronti e nel confronti del prossimo.

Purtroppo la mia deformazione professionale mi ha portato a conoscere che dietro un uomo che abusa d'alcol c'è una storia familiare di violenza, una donna, un figlio o una figlia che subiscono in silenzio.

Fonti: 
The Lancet, August 2018, Eurispes Enpam Ottobre 2018, Oms, alcol.info, Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS).

domenica 20 novembre 2011

Il resveratrolo contenuto nel vino fa dimagrire? Forse si, forse no!

M.B. di Monza è vero che il vino fa dimagrire?
Risposta : Più o meno un anno fa avevo già risposto a questa domanda, precisando che non è il vino che fa dimagrire, ma alcuni ricercatori avevano trovato un composto anzi per meglio dire un fenolo, il resveratrolo appunto che si trova nella buccia dell'uva che in laboratorio aveva dato alcuni risultati interessanti.

Tuttavia il suo effetto dimagrante al momento è alquanto difficile da giudicare, sicuramente non lo si ottiene bevendo un bicchiere di vino o mangiando un grappolo d'uva, perché la quantità presente in vino, uva, arachidi e altre piante è piuttosto limitata.

Si possono trovare on line anche degli integratori di resveratrolo, a tutt' oggi i rapporti tra resveratrolo e Obesità sono ancora in fase di studio e non è possibile formulare un giudizio.

Il resveratrolo è piuttosto studiato negli ultimi anni , a cui vengono attribuite diverse proprietà come antiaging cutaneo, antiossidante, antinfiammatori, vaso endotelio protettive, sirtuino stimolate ecc ecc, ... un po' troppe per i miei gusti

Nel numero di Novembre della rivista Cell Metabolism uno studio condotto da alcuni ricercatori della Maastricht University, coordinati da P.Schrauwen ha documentato i risultati del primo studio della supplementazione di resveratrolo nell'uomo.

Supplementazione di resveratrolo ha determinato un miglioramento del metabolismo e della salute in generale, in 30 giorni ha indotto alterazioni metaboliche simulando gli effetti della restrizione calorica, con diminuzione del grasso nel fegato, diminuzione della glicemia e della pressione sanguigna 

Per ora gli effetti sono modesti e solo su alcuni parametri della salute degli obesi, avremo non più obesi malati ma obesi più sani? Staremo a vedere, intanto però se per caso vostra moglie vi becca a bere vino

D. Perchè bevi a quest'ora?
U. Günther dice che fa dimagrire

No, vi conviene rispondere invece

U. Perchè ho sete! 

Intanto il vino a qualcuno mette..... allegria

domenica 6 novembre 2011

Yogurt Probiotici non modificano la flora intestinale, il calcio non aiuta a perdere peso e la musica migliora il gusto del vino

Settimana contraddistinta da news scientifiche o quasi, da prendere come sempre con un bricciolo di serietà e un po' d' ironia.

Probiotici non modificano la flora intestinale?
I probiotici secondo le aziende farmaceutiche e alimentari, migliorano l'equilibrio della flora intestinale, vantaggi però mai dimostrati tanto che gli health claims sui probiotici sono stati bocciati dall Efsa 

Un nuovo studio sul consumo di yogurt con probiotici, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, nel numero di Ottobre, ha dimostrato che questi non hanno modificato la microbica intestinale delle cavie. 

Il risultati mostrano una stabilità del microbioma e di conseguenza gli alimenti probiotici potrebbero avere solo effetti trascurabilii nel complesso di circa 100 miliardi di batteri che compongono la flora intestinale
Post correlato: probiotici e prebiotici (rispetto ad allora lo avevo scritto nel 97, sulla risposta immunitaria ci sono studi controversi, è probabile che la stimoli come tutti gli yogurt).


Il latte che fa dimagrire (3° puntata)


Capita spesso su questo blog che io esprima punti di vista non condivisi, uno di questi riguarda il latte che fa dimagrire, proposto dalle grandi multinazionali del latte, sul quale ho espresso i miei dubbi.

Nel mese di Settembre 2001 uno studio molto importante , ha affermato che statisticamente non si può dire che i prodotti derivati del latte aiutano a perdere peso.
Nel mese di Ottobre 2011 un nuovo studio controllato su un gruppo d'adolescenti obesi, ha concluso che non c'era alcuna relazione tra intake di calcio e perdita di peso.

In risposta a questi studi il professor Astrup, cambia strategia, decide di scrivere un editoriale per il AJCN (American Journal of Clinical Nutrition), dove sostiene l'importanza del calcio nella prevenzione dell'Obesità, cancro e malattie cardio circolatorie. In merito al rapporto tra peso e calcio scrive che la mancanza di calcio crea l'aumento dell'appetito, tuttavia non sà come dimostrarlo.

Se posso permettermi quando sei un uomo di scienza, se hai una tesi e non puoi dimostrarla non dirlo, è la differenza che c'è tra avere il dubbio che tua moglie di metta la corna e la certezza,  ma sopratutto non farlo sapere a tutti.

Sempre il prof. Astrup si è dimenticato di dire nell'editoriale che è membro del comitato scientifico per l'industrie del latte Kraft Foods e Danone. Quello che io mi domando si può essere credibili e obiettivi quando si lavora per aziende che possono ricevere benefici dalle nostre affermazioni?

Riferimenti:

M J Soares, W Chan She Ping-Delfos and M H Ghanbari "Calcium and vitamin D for obesity: a review of randomized controlled trials" EJCN September 11

Astrup A.Il calcio per la prevenzione dell'aumento di peso, malattie cardiovascolari e il cancro. Am J Clin Nutr. 12 Ottobre 2011.

Weaver et al. Calcium, dairy products, and energy balance in overweight adolescents: a controlled trial. Am J Clin Nutr. 2011 Sep 14.
 

La musica rende il vino migliore.....


La notizia invece più divertente, arriva dall'inghilterra, non si capisce come mai tutti gli studi sul vino arrivino dall'Inghilterra, che notariamente è paese consumatore più di birra e di whisky!
Secondo un recente studio pubblicato sul British Journal of Psychology, la musica ascoltata durante la degustazione è d'impatto determinante sul gusto del vino.

Lo studio condotto nell' Università di Edimburgo con più di 250 persone, suddivisi in diversi gruppi, per la degustazione di due vini un Cabernet Sauvignon 2005 e uno Chardonnay del Cile al suono di Carmina Burana di Karl Orloff , Valzer dei fiori di Tchaikovsky, Just Can't Get Enough della Nouvelle Vague, e Slow Breakdown di Michael Brook 




Il risultato è che i gruppi che avevano ascoltato musica, davano dei giudizi sul vino più positivi rispetto a coloro che non avevavo ascoltato musica, tanto che il ricercatore sostiene che la funzione della stimolazione uditiva può influenzare la percezione della degustazione del vino. Attenzione però se a dei scozzesi fai assaggiare del vino gratis direbbero di tutto!

Quindi ragazzi se dopo avere consultato tutte le guide dei vini e avere fatto il vostro prezioso acquisto a tavola il vino non vi sembra granché, per non fare una brutta figura musica a gò gò.
Tenete sempre un disco a portata di mano da un Bolero di Revel, a un Tchaikovsky. Secondo me dipende anche da chi sono gli invitati, per esempio se invitate la nonna o i vostri futuri suoceri un "je t'aime moi non plus" non è consigliabile.

Se proprio la musica migliora il gusto del vino non ve lo posso assicurare, però distrae che a volte per una  serata sbagliata è una salvezza! Nei casi proprio più estremi, che capitano nella vita, mai dire mai, con un discreto Schnee walzer, un orchestra, un trenino e la neve, chi volete che si ricordi di com' era il vino?

Riferimenti: Adrian C. North "The effect of background music on the taste of wine" Britidh journal of Psycology Sett 2011

martedì 11 gennaio 2011

Che cos' è il binge drinking? Parlare ai ragazzi per informarli sugli aspetti positivi e negativi dell'alcol

Il fenomeno del "binge drinking", ha fatto al sua comparsa anche in Svizzera e in Italia da qualche anno, nato nei paesi nordici e in Inghilterra dove il consumo di alcol è fortemente controllato. Solo nell'ultimo anno sono aumentati del 25% i giovani che si rivolgono al Pronto Soccorso dopo un Binge Drinking , in particolare adolescenti.



In cosa consiste il binge drinking?
Nel bere una grande quantità d'alcool nel minore tempo possibile fino a stordirsi. Gli effetti di questo fenomeno sono noti si va dal coma etilico alla perdita del controllo delle proprie azioni e si diventa pericolosi per se stessi e per gli altri, per non parlare degli effetti negativi sulla salute che rischiano di essere permanenti. Il Binge drinking rischio di essere solo un inizio perché è frequentemente associato all’uso di sostanze stupefacenti.

In qualità di genitore, cosa fare?
Cercare di metterli in guardia e di responsabilizzare i ragazzi, ma il compito non è facile in un periodo in cui l’appartenenza a un gruppo è molto forte, l’adolescenza è un momento particolare in cui l’aspetto ribellione è necessario, segna il passaggio all'età adulta. Bisogna trovare le parole e il tono giusto per comunicare con i ragazzi.

Non c'è bisogno di assumere un tono paternalistico o moralistico, non lo accetterebbero, bisogna evitare le frasi fatte come "Non è bene quello che fai", "Mi fa male vederti ridotto così", "Cosa penseranno gli altri?" "Non sai il dispiacere che dai alla tua mamma" avrebbero solo l'effetto opposto, parlargli dei rischi della salute come la cirrosi epatica o cancro del fegato non serve a molto a un ragazzo o una ragazza di 14 anni è un problema che non arriva, che non sente suo.

Bisogna trovare aspetti negativi più diretti e vicini, dico quello che faccio io, "Il consumo di alcol fa avere un aspetto brutto, sporco e trasandato", "Alcol ti fa puzzare non ti si avvicina nessuno", "Alcol ti fa avere un alito cattivo, se hai un alito cattivo nessuno ti bacia, figurati fare altro!" "Alcool diminuisce la libido". Lasciate in giro, senza dare a vedere , in casa opuscoli sulle storie di giovani e incidenti stradali.

Alcol la prima causa di morte tra i 15-24 anni, la prevenzione
In effetti gli incidenti stradali è la principale causa di morte tra i 15-24 anni, il 50% degli incidenti stradali sono causati da persone che hanno i valori alcolmetrici alti e fuori dalla norma, con 2 bicchieri di alcool, i rischi di incidenti è moltiplicato per 2, con 3 bicchieri per 10, con 5 bicchieri di 35. Infine, è possibile anche mettere in guardia sui pericoli del coma etilico. Al di là del fatto che essi richiedono un ricovero ospedaliero non è raro la morte per soffocamento da vomito.

Parlarne sempre per prevenire
Ho detto delle cose tremende? Prevenire binge drinking implica mettere in luce aspetti negativi sull'alcol. Bisogna lavorare anche sulle banalità che accompagnano la conoscenza dell’alcol. Non c’è nessun metodo per smaltire la sbornia più veloce. Ci vogliono due ore per rimuovere gli effetti di un bicchiere, non serve farsi una doccia fredda, non serve bere litri di caffè, mangiare pane o mangiare torte neanche prendere una boccata d’aria fresca, non ci sono bibite che diminuiscono l’alcol nel sangue Outox. Non conta niente sapere guidare bene, perché alcol riduce i riflessi, allunga i tempi di reazione, modifica le percezioni visive, è sempre pericoloso mettersi al volante dopo avere bevuto.

Insegnategli a fidarsi di se stesso
Uno degli obiettivi dei giovani ricercati negli effetti dell’alcol è dimostrare di essere disinibiti, facendo vedere di essere sempre a proprio agio e di non essere timidi, sono aspetti importanti in quel periodo della vita in cui hanno bisogno di dimostrare sia a se stessi che agli amici di essere forti e sicuri. Bisogna aiutarli a pensare a come farsi valere a come farsi vedere in modo positivo senza essere visto troppo come un “bambinone”.

Il primo approccio con alcol in famiglia
E 'spesso nelle feste di famiglia che i ragazzi fanno la loro prima esperienza con l'alcol attorno agli 11 anni. In queste feste compleanni, anniversari, matrimoni vedono gli adulti "lasciarsi andare" questa è l'occasione per parlare di alcol, senza tabù, dire che apprezzare un bicchiere di vino può essere una cosa piacevole, ma che ci possono essere degli utilizzi buoni e cattivi dipende dalla quantità, dalla frequenza e anche dall’età .

Dobbiamo affrontare il problema di alcool quando i ragazzi hanno un età intorno ai 14-15 anni, età media della prima ubriachezza, non fate finta di niente, molti genitori pensano che il loro unico figlio va la bar la sera a bere latte e menta, non è così. Diversi studi dimostrano che gli avvertimenti dei genitori vengono presi in considerazione dai ragazzi sempre anche se fanno finta di non ascoltarli.

Essere molto franchi con i ragazzi
Essere diretti aiutarli a fornire delle alternative, "se sei una serata che vedi che le cose vanno male e non riesci a resistere alle pressioni del gruppo, dategli una scappatoia, chiamaci mandaci un sms con una scusa ti veniamo a prendere", "non ce la fai a tornare a casa chiamaci ti veniamo a prendere, non è vero che chi riesce a bere riesce anche a tornare a casa!" offrire soluzioni d' appoggio anche di fronte all'inevitabile.

La maggior parte degli adolescenti in difficoltà con l'alcol non hanno una buona comunicazione in famiglia, alcuni genitori tendono a "scusare" il loro bambino, ponendo il comportamento del figlio dovuto alla compagnia di amici, non dobbiamo chiudere gli occhi, se vedi tuo figlio frequentare una compagnia poco piacevole è un segno d' avvertimento.

Se frequenta un gruppo deviante, forse perché sta andando male qualcosa, non è facile intervenire come per loro non è facile resistere alle pressioni del gruppo, ma dovete rompere questa relazione. I giovani sono sensibili al concetto di libero arbitrio. È possibile, ad esempio, spiegare che i produttori di alcol fanno di tutto per incoraggiarli a diventare futuri consumatori, in questo modo si sentono in trappola e scappano da questa relazione.

Quanto Alcol bere per un consumo responsabile?
Un bicchiere standard corrisponde alla quantità d’alcol contenuta in un bicchiere servito al ristorante, vale a dire 3 dl di birra, 1 dl di vino o 2 cl di superalcolici.

Sebbene esiste una tollerabilità individuale all'alcol in Svizzera è consigliato per gli uomini non più di 2 bicchieri standard di bevande alcoliche al giorno, ciò non comporta rischi per la salute e permette di apprezzare un buon bicchiere di vino. Donne: 1 bicchiere standard di bevande alcoliche al giorno non comporta rischi per la salute. Oms da una valutazione diversa più ampia ma cambia di poco.
Ogni persona reagisce in modo diverso all’alcol. In determinate situazioni, anche solo una piccola quantità può rivelarsi eccessiva come in concomitanza con alcuni farmaci, in condizione di gravidanza o anche prima di mettersi alla guida della propria automobile.

Dobbiamo bere del vino rosso nel prevenire le malattie cardiache?
La diminuzione del rischio coronarico attribuito al vino rosso ("paradosso francese") viene osservato da alcuni anni, i vantaggi sono compensati da effetti avversi. Questi effetti positivi si vedono solo quando il consumo è giornaliero, non può essere accumulato durante il fine settimana. Io anche su questo paradosso esprimo cautela, bere vino non è terapia, potrebbe invece essere che un insieme di comportamenti aiuti a prevenire le malattie coronariche.

E 'vero che la birra ha i stessi benefici del vino?
La birra, come il vino, possono avere effetti benefici nella prevenzione della malattia cardiovascolare nelle stesse condizioni di utilizzo del vino ma l’effetto benefico di alcol è completato da vari micronutrienti presenti in entrambe le bevande. Io esprimo cautela su questa tesi, bevete un consumo adeguato di Birra se vi piace ma senza pensare al suo uso come terapia, come avevo gia scritto lo scorso anno.

Cosa è l'alcolemia?
Indica la quantità di alcol puro in un litro di sangue. Quando non si sono bevute bevande alcoliche il tasso è zero. Il massimo consentito di alcol nel sangue dei conducenti è di 0,5 g / l. Quando si beve alcool a stomaco vuoto il tasso sale rapidamente in 30 minuti. Durante il pasto, l'aumento del livello di alcool è rallentato dall'assunzione del cibo. In tutti i casi, l'alcol scende lentamente a 0,15 g / l ogni ora.

Cosa significa un consumo moderato di alcol? Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il consumo moderato di alcol è equivalente a 2 bicchieri al giorno per le donne e il 3 bicchieri al giorno per un uomo (a causa delle differenze metaboliche) in Svizzera come già scritto il limite consigliato è diverso.

L'alcol fa ingrassare?
In una dieta bisogna tenere conto non solo dell'apporto calorico dei cibi ma anche delle bevande. L'alcol fornisce 29 kJ al grammo (7 kcal), che rappresenta un importante contributo. Alcune bevande contengono molto zucchero come i vini dolci, aperitivi .. che contribuiscono alla assunzione di energia a 17 kJ (4 kcal) per grammo di zucchero. 2 bicchieri di vino secco sono circa 135 kcal, un bicchiere di moscato fornisce una media di 315 kJ ( 75 kcal).

Il bere fa venire caldo?
L'alcol non riscalda. E' l'effetto euforico dell’ alcol che riduce la percezione della fatica , alcol aiuta la dilatazione dei vasi sanguigni, questa sensazione da un'impressione fugace di calore.

Informazioni: Bevi Responsabile , Confederazione Elvetica Consumo di Alcol

martedì 6 luglio 2010

Il Resveratrolo contenuto nel vino, fa dimagrire, è vero?



Domanda di Mara C. : Ho letto che il Resveratrolo contenuto nel vino, fa dimagrire , è vero? Per avere un azione dimagrante quanto bisogna assumerne?

Risposta: Questo è il periodo delle diete lampo, cioè quelle prima della prova costume, la speranza di perdere un po' di chili con poco sforzo. Come nel caso di altre sostanze cosi nel resveratrolo non esistono ancora prove del loro ruolo "dimagrante". Al momento solo una dieta ipocalorica equilibrata accompagnata con dell' esercizio fisico ha fornito dei buoni risultati. Come per gli alimenti in una dieta ipocalorica bisogna tenere conto anche delle bevande nel computo delle calorie giornaliere, su quanto vino bere rimando al post: Il vino fa bene o fa male?

Tuttavia in quello che lei afferma Mara non è del tutto errato. Il Resveratrolo è gia ampiamente studiato, si trova naturalmente nei vini rossi, nell'uva, arachidi e cacao. In vent'anni di studio questa molecola che appartiene alla famiglia dei polifenoli è stata oggetto di più di 3.000 pubblicazioni scientifiche.

Diversi studi hanno evidenziato il ruolo di protezione degli anti-ossidanti, di cui i polifenoli, nei confronti delle malattie cardiovascolari e tumori (anche se io personalmente non condivido queste tesi). Resveratrolo fornite dal consumo regolare di vino sarebbe una spiegazione biologica per il paradosso francese, cioè una bassa mortalità cardiovascolare e una dieta ricca di grassi. Altri studi hanno anche evidenziato i benefici della longevità, le malattie neurodegenerative, diabete e obesità.

L'ultimo studio, pubblicato sulla rivista BMC Physiology, fornisce nuovi dati che mostrano che la supplementazione con resveratrolo ha ridotto significativamente l'aumento di peso, grazie un aumento delle spese energetiche in particolare del metabiolismo a riposo e un ruolo interessante come soppressore dell' appetito.

Da doversi anni lavora su questo argomento il Prof. Johan Auwerx, École Polytechnique Fédérale di Losanna, il quale aveva stabilito una relazione tra l'obesità e le proprietà del resveratrolo. Il prof. Auwerx ha individuato una molecola di sintesi, il TRS 1720, una sorta di super-resveratrolo, di cui sono in corso ricerche sugli esseri umani in malattie come il diabete e malattie cardiovascolari. Inoltre , il dottor Auwerx sta cercando di sviluppare un integratore alimentare contenente resveratrolo. Ma è ancora lontano dall'essere pronto, perchè nel corpo umano il resveratrolo è in bassissima biodisponibilità metabolica (l'organismo umano lo espelle in brevissimo tempo) e si ha inoltre una scarsa conoscenza degli effetti collaterali della somministrazione prolungata.

martedì 30 marzo 2010

Il vino fa bene o fa male alla salute? Verso un consumo consapevole.

Domanda di Nella: Salve Gunther,vorrei avere la tua opinione sulla validità della tesi che nel vino rosso vi siano le sostanze antiossidanti.So che essi sono presenti nella buccia dell'acino di uva rossa. Mi chiedevo se l'alcol che si sviluppa dalla fermentazione non le inattivi nel vino o se persistano comunque in una quantità idonea affinché svolgano la loro azione protettiva. Ma in questo caso, il consiglio dei nutrizionisti di bere un bicchiere di vino ai pasti, è valido?

Domanda di Gianandrea: Ciao Gu, è vero che il vino aiuta a non sviluppare malattie cardiovascolari,? E' vero che il vino ha proprietà antinvecchiamento?

È ormai comunemente accettato che una moderato consumo di vino rosso (uno o al massimo due bicchieri al giorno) protegge contro le malattie cardiovascolari. Già dall’antichità si diceva che "laetificat cor hominis Vinum Bonum" il vino allieta il cuore dell’uomo , in anni più recenti , si fa per dire, Pasteur non ha esitato ad affermare che il vino è la bevanda più sana e più igienica. Oggi la cultura del marketing della salute è impegnata a cercare elementi di valorizzazione della salute in ogni alimento e anche nel vino. Stimolare il consumo di un alimento perché è salutare è un concetto dal mio punto di vista molto limitativo e non corretto, un alimentazione deve essere percepita nella sua totalità, non è il consumo di un solo alimento che può favorire o meno il benessere fisico.

Numerose indagini epidemiologiche supportano l'ipotesi di un effetto protettivo del vino rosso rispetto ad altre bevande alcoliche, in particolare evidenziano una diminuzione della pressione arteriosa, una diminuzione di rischio di ictus e di sviluppare malattie cardiovascolari .

Ma gli studi clinici a lungo termine per trarre conclusioni sugli effetti del consumo moderato di vino è quasi impossibile da raggiungere. Data la lenta evoluzione della malattia cardiovascolare dovrebbero essere uno studio che dura degli anni e dovrebbe imporre a uno stretto controllo di un gran numero di volontari per avere dei dati statisticamente validi.

Il ruolo degli antiossidanti
Parlare di antiossidanti è molto trendy, tuttavia molti dei health claims sulla salute bocciati dall’Efsa riguardavano proprio le proprietà antiossidanti di alcuni alimenti (oltre che dei probiotici), il mio pensiero personale è molto vicino a questo studio presentato da un ricercatore inglese di cui ho già parlato qui, che esprime perplessità sul ruolo degli antiossidanti. Quando parliamo di antiossidanti nel vino parliamo di polifenoli cioè procianidine, quercitina, resveratrolo, antociani (proteggono il corpo contro gli effetti deleteri di "stress ossidativo" cioè dalla capacità di bloccare i radicali liberi nocivi che si formano nell’organismo).

Il contenuti di antiossidanti nel vino, è stato dimostrato in particolare nel vino rosso, ma la quantità dipende da tanti fattori dal vitigno, dal tempo di contatto delle bucce con il mosto, dalla lavorazione, non c’è un contenuto standard, attualmente nella media il contenuto nel vino di antiossidanti secondo alcuni è troppo basso per validire il "potere ossidativo". Per questa regione che da un paio di anni si sono avviate delle sperimentazione per riuscire a produrre un vino con una maggiore contenuto di antiossidanti, in Spagna, Sicilia e Puglia e anche in Cina .

Le ricerche internazionali più note in questo campo sono:
Uno studio danese condotto dal Dr. Morton Gronbaeck del Danish Epidemiology Science Center di Copenhagen, pubblicato sul BMJ del 1995 svolto su 13.000 bevitori di vino abituali (7-9 bicchieri a settimana) che ha evidenziato della possibilità di riduzione del 20% del rischio di insorgenze di patologie cardiovascolari e celebro vascolari. Un commento sul Nytimes del 1995.

Un altra ricerca Finlandese del 2004 di Miia Kivipelto pubblicata sul British Medical Journal ha evidenziato che l’assunzione di un bicchiere al giorno di vino porti a una riduzione del 32% del rischio di malattie cardiovascolari.

Altra ricerca del 2001 pubblicata sull’ Harvard Health Letter e evidenziava che un bicchiere al giorno di vino conduceva a una riduzione del rischio di ictus ed episodi di ischemia celebrale transitoria


Ci sono altri numerosi studi in merito ma sono tutte conclusioni tratte da esperimenti su cellule o animali, o studi clinici a breve termine. Molte questioni scientifiche rimangono ancora aperte come l'assorbimento dei polifenoli nell'organismo. Inoltre, gli antiossidanti sono presenti in altri alimenti si trovano in quantità significative in alcuni succhi di uva rossa, ma anche nella frutta rossa, alcune verdure, tè e cacao, con lo stesso effetto protettivo.

Voglio evidenziare che l'indice di mortalità cardiovascolare più basso è stato osservato soprattutto nel paesi del sud, nei paesi mediterranei, dove il vino è in concorrenza con la cucina caratterizzata da un maggiore consumo di frutta e verdura e uso dell’olio d'oliva.

Dal mio punto di vista, rimangono delle numerose incertezze circa i potenziali effetti benefici del vino, anche perché nessuno più vuole ricordare gli effetti negativi, ritengo che sia un po’ imprudente raccomandare un consumo regolare di vino, questo non deve però impedire a me e a voi di apprezzare un buon bicchiere di vino.


Nella, il vino contiene una percentuale variabile di antiossidanti ma data questa varietà non si può dire che abbia questo effetto protettivo come indica il sito albanesi , ci vogliono 20 litri di vino al giorno, sarebbe più corretto dire che all'interno di una dieta equilibrata con un consumo di almeno 5 porzioni di frutta e verdura, anche un bicchiere di vino potrebbe contribuire a raggiungere la quota di antiossidanti necessaria al fine di ottenere "l'effetto ossidativo" , ma non lo direi mai, perché sono poco convinto del ruolo di antiossidante di un solo alimento, preferisco pensare all'alimentazione nella sua totalità e allo stile di vita.

Gianandrea, più che concentrarsi sugli effetti antinvecchiamento del vino, meglio pensare a una dieta equilibrata associata con del movimento fisico sono certo che aiuta molto di più, non a non invecchiare, l'invecchiamento è un processo biologico, imporatnte è arrivare ad un età avanzata con un fisico sano e meno soggetto alle possibilità di contrarre malattie degenerative.

mercoledì 25 novembre 2009

Il vino novello italiano fa flop?


I dati come comunica il giornalista Francesco Arrigoni dal sito web del Corriere della Sera, sono piuttosto reali ( passare da 12 a circa 9 milioni di bottiglie significa una perdita secca del -25% del numero di bottiglie in un anno) rispetto ai dati di Verona Fiere (- 4% il dato di Verona Fiera ), l'anno precendete il 2008 era stato segnato da una perdita del -17% in termini di produzione sul 2007 secondo i dati di Verona Fiere, se proprio vogliamo essere pignoli 15.843.000 di bottiglie erano i dati del 2006, pertanto una perdita del 46%. Di fronte ai numeri credo che la cosa migliore sia quella di cercare di capire tramite un analisi del settore e non sostenendo il successo del prodotto ad ogni costo si rischia di essere ridicoli..

Il vino novello italiano è un prodotto nuovo nato dalla spinta del successo in Italia e nel mondo del Beaujolais Nouveau, così tutti i produttori italiani spinti anche da un certo tipo di politica si sono dati da fare per cercare di imitare il prodotto d'oltralpe, convinti che il successo non dipendeva dal prodotto ma da un buon marketing! Non è proprio cosi il marketing del Beaujolais Nouveau ha funzionato perchè c'era un prodotto con particolarità uniche, il marketing è uno strumento ma alla base deve esserci un prodotto che rispecchia le aspettative del mercato e dei consumatori.

Molti produttori cosi hanno pensato che fosse facile cavalcare il successo francese, anche perchè il vino novello offre la possibilità nell'intervallo di qualche mese di ricevere i primi guadagni della nuova vendemmia mentre invece per il vino bisogna attendere più tempo.

Quali sono stati gli errori (secondo me)

1) Imitazione di una lavorazione (macerazione carbonica) e non di un prodotto il Beaujolais Nouveau,. La produzione del Beaujolais Nouveau ha un disciplinare rigido rispetto alla normativa italiana, in quanto viene realizzato solo col 100% di vino ottenuto da macerazione carbonica di uve proveniente da un territorio specifico e da un solo vitigno (Gamay), mentre la legislazione italiana parla di un minimo del 30% fino al 100% del vino ottenuto da macerazione carbonica non fornendo indicazione sui vitigni.

2) La vendita del Beaujolais Nouveau inizia più tardi rispetto a quella del vino italiano: il terzo giovedi del mese di novembre contro il 6 novembre della data prevista dalla normativa italiana, questo anticipo non ha giocato a favore, è vero che si è ampliato il tempo di vendita ma ha aperto la comunicazione al Beaujolais Nouveau anzi ne ha aumentato l'aspettativa.

3) Si è prodotto il vino novello con tante uve (Aglianico, Cannonau, Barbera, Merlot, Nero d’Avola, Corvina, Refosco, Cabernet Sauvignon, Sangiovese) in tutte le regioni italiane, il Beaujolais solo da uve Gamay, la lavorazione necessita di maggiore conoscenza, la qualità non ha dato i stessi risultati con tutte le uve in tutte le zone, non c'è uno standard di qualità e sopratutto è indipendente dal prezzo, dai due euro ai dieci euro, trovare un buon novello è un terno al lotto, su dieci novelli da me provati almeni 6 erano difficili da bere nel senso che non erano ciò chi ci si attende da un Beaujolais Nouveau o da un vino novello.

4) Il Beaujolais Nouveau oltre che essere un prodotto particolare e distinguibile, riesce ad acquisire i favori di target piuttosto precisi in primo luogo i giovani e le donne, ha dato modo di avvicinare dei nuovi consumatori grazie alle caratteristiche più facile in termini di gusto, caratteristiche che non sono state riscontrate da parte del pubblico nei prodotti novelli italiani.

5) Il vino Beaujolais Nouveau è un rito una ricorrenza è una festa è legato alla convivialità, alla piacevolezza dello stare in compagnia, questo aspetto in termine di comunicazione è stato dimenticato nel novello italiano.

6) La distribuzione ha privilegiato il canale della ristorazione, al fine di creare un maggiore valore aggiunto, è stato un boomerang, non ha dato i frutti sperati, questo perchè la proposta del novello al ristorante è stata fatta con un prezzo superiore ai vini di qualità proposti nelle carte dei vini, ha fatto percepire negativamente il novello italiano.

7) Il target del novello è un pubblico molto limitato e poco fedele alla ricerca di novità, non è l'intenditore di vino (tante che per molti appassionati il vino novello non è un vino)

8) In dettaglio ben 5 regioni italiane vinificano il novello insieme fanno il 75% della produzione : Veneto, Trentino, Toscana, Sardegna, Emilia Romagna, ma la regione dove si è registrato la produzione più bassa è stato il Friuli - 16%, metre la regione Liguria non ha prodotto vino novello quest'anno. In Emilia Romagna e Abruzzo hanno il problema di trovare un impiego alla sovrapproduzione in giacenza.

Oggi grazie alla globalizzazione si può fare tutto dappertutto prendiamo per esempio il whisky scozzese viene riprotto in diversi parti del mondo, gli ingredienti si trovano dappertutto, sono giunti alla cronaca il whisky indiano Amrut e il whisky giapponese Nikka fatto nell'isola di Hokkaido che nulla hanno da invidiare al whisky scozzese, la particolarità sta che hanno trovato una lavorazione diversa dall'originale non solo per la materia prima degli ingredienti ma anche per la produzione, riuscendo cosi ad acquisire quote di mercato a livello internazionale, non dipende da quello che si fa ma da come lo si fa.

Il novello italiano può avere delle possibilità di successo come il Beaujolais Nouveau , se non maggiore ma deve trovare una propria identità, un marketing che lo differenzi dal prodotto francese e lo valorizzi, come lo spumante che oggi riesce ad ottenere un successo pari o superiore allo champagne, manca inoltre una comunicazione che rapprersenta il Novello Italiano.

Detto questo sia il vino novello italiano che il Beaujolais Nouveau, lo bevo solo raramente ma voi lo avete provato, vi piace?

mercoledì 7 ottobre 2009

Vino senza alcool il vino del futuro?

Dopo il caffè senza caffeina, il tè senza teina arriva il vino senza alcool, già dal 1° agosto è possibile vendere ed acquistare in tutta Europa il vino senza alcool, nel quale è stato eliminato parte dell'alcol naturalmente contenuto attraverso pratiche enologiche industriali.

E' uno degli effetti dell’entrata in vigore della riforma del mercato del vino a livello comunitario, che incomprensibilmente da una parte offre la possibilità di mettere in commercio vino senza alcol o per meglio dire autorizza a mettere in commercio vino con meno di 7,5° , da un parte autorizza lo zuccheraggio del vino nei Paesi del nord Europa per consentire di innalzare il grado alcolico, ritengo che ci sia un po' di contraddizione nella nuova OCM vino.

Si è inoltre autorizzato la possibilità d'invecchiamento "artefatto" attraverso l'utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno, (un accellerazione dell'invecchiamento) è stato anche ammesso la possibilità della denominazione di vino ai prodotti fermentati da frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes (pratica soprattutto diffusa nei paesi nordici per prodotti molto particolari).

La motivazione del creare un vino senza alcool e quindi un nuovo segmento di mercato nasce per soddisfare diverse richieste di mercato, ma anche dal fatto che diminuisce sempre di più il consumo di vino pro capite e il numero dei consumatori di vino in Europa, vediamo quali sono queste richieste:

1) Per creare nuovi prodotti per i mercato della comunità ebraiche e comunità musulmane, che per la loro religione non possono bere alcool cosi vine bloccata la fermentazione al fino di avere vini con valore alcolometrico basso o molto basso o senza alcol.

2) Creare dei prodotti che superino i test alcolometrici, le restrizioni praticate in tutte Europa hanno fatto diminuire la domanda e la richiesta di vino nei ristoranti, si è diffusa una campagna contro l'alcol del sabato sera, sono propenso a pensare che le stragi del sabato sera sono più dovute all'abuso di alcol e droghe che di vino.

3) Motivazioni salutistiche, come diversi studi hanno dimostrato alcool è cancerogeno, si consiglia di berne non più di un bicchiere a pasto.

Devo dire che il risultato mi ha lasciato abbastanza deluso, non entro in merito delle diverse tecniche per dealcolizzare un vino, ma tutte mi sembra conducano a un risultato deludente, non è nemmeno un succo d'uva faccio molta fatica o cosiderarlo vino, molto meglio detto tra noi il "Fragolino". Da diversi anni in realtà abbiamo la produzione di vini più leggeri di bassa gradazione alcolica, segno di un cambiamento del gusto da parte dei consumatori e anche un miglioramento delle tecniche di affinamento in cantina, un vino però secondo me per essere apprezzato non può non avere una certa gradazione alcolica. Perché del vino mi piace vedere il colore, sentire il profumo, valutarne la struttura e il gusto. Cose che in un vino senza alcol non mi riesce.

Credo che manca un approccio culturale a questo problema nel senso che quando qualcuno mi chiede di raccomandare un vino di bassa gradazione alcolica la mia risposta è ordinare un vino attorno al 10% ci sono dei Semillon che provengono dall'Hunter Valley in Australia, ci sono anche molti vini a bassa gradazione alcolica prodotti in Nord Europa come i Riesling provenienti dalla Germania o anche un ottimo Moscato d'Asti spumante, oppure quei vino ottenuti da fermentazione diversa dall'uva come il Cidro (mela), Poirè (dalla pera) .

Pur riconoscendo le motivazione che conducono alla nascita del vino a basso contenuto di alcol, dal mio punto di vista, dopo averne provati diversi nell'ultima fiera di Bordeaux, non è consigliabile acquistare un vino che è stato artificiosamente ridotto in alcol, manca di quegli odori caratteristici del vino, anzi non ha un buon aroma. L'unico modo secondo me per creare un vino che sa di vino, ma con meno alcool è di aggiungerci l'acqua. Non sarà più così perfetto, ma almeno si può ancora gustare e percepire la bevanda originale (è la tecnica che utilizzo per fare assaggiare vino ai miei figli)


Post correlati Fiera di Bordeaux, Vino al Rabarbaro.

domenica 19 aprile 2009

Nuove bottiglie "ecologiche" per il vino

Quest'anno non ho parlato di Vinitaly, c'era aria da superfesta più uno show d'intrattenimento che una Fiera, vedo sempre e solo tanti soldi pubblici spesi (male). Voglio tornare invece a parlare di novità nel settore del Vino, perchè l'attenzione all'ambiente ha portato a novità che faranno inorridire i sommelier e conservatori, ma sono certo piacerà molto ai consumatori: una serie di nuove bottiglie più leggere per un impatto più favorevole sull'ambiente e un risparmio di CO2.


1) Destinèa, A prima vista, nulla distingue questa bottiglia di vino da un altra, si tratta di una bottiglia di una speciale plastica (PET) al posto del vetro, verrà adoperata per la prima volta per il mercato del Nord Europa. Dal PET o polietilene tereftalato si ottiene una bottiglia, che pesa dieci volte meno di una classica bottiglia: 54 grammi contro 500 grammi minimo. Questo vuole dire il 68% di risparmio di CO2 . Minore produzione di energia per ottenerla, meno consumo di carburante per il trasporto, ed è al 100 % riciclabile, ovviamente, non incide sul gusto e sull'evoluzione del vino grazie ad una particolare tipo di chiusura. Azienda Joseph Mallot. Imbottiglierà del Sauvignon con il nome di Destinea, uno dei vini top vendite dell'azienda.


2) W ![al generation ], il nome del tentativo in Italia viene fatto dall'azienda Casa Vinicola Caldirola ha presentato una bottiglia in alluminio, riciclabile al 100%, pesa molto di meno, è resistente agli urti, è riciclabile, in frigorifero si raffredda prima del vetro, una bottiglia a chiaro risparmio energetico. Verrà imbottiggliato Rosato Salento, Chardonnay Veneto, Cabernet Veneto, una scelta per dei vini da tavola non per dei vini importanti.

3) Slim invece è la nuova bottiglia più leggera 325 grammi rispetto ai 400 grammi che sostituisce la bottiglia classica da 0,75 l a introdura è la La Cantina di Soave (Vr) .La bottiglia è prodotta per il 90% con vetro riciclato. Al momento è previsto l'utilizzo dalla Slim per il Soave doc e il Valpolicella doc, due vini importanti per l'azienda destinati al mercato estero più sensibile a questo argomento. Lo stesso esempio di bottigilia più leggera verra seguito anche dalla casa vinicola La Gioiosa.

Spero che altre azinede seguono il loro esempio sulla ricerca di imballaggi più leggeri e meno inquinanti di CO2 .

giovedì 26 febbraio 2009

Nuovi trends nel settore del vino: il vino su misura e il produttore distributore negli Usa

I miei amici vignaioli si sono lamentati che è tanto che non parlo di vino, oggi li voglio rendere "contenti". La Tenuta Valdipiatta, una delle aziende più note del nobile di montepulciano ha lanciato una nuova idea di marketing (non tanto nuova) un vino su misura (taylor made), un vino dove il cliente non sceglierà (come già avviene ora) solo l'etichetta, la bottiglia, la tipologia ma la possibilità di crearsi un proprio vino da zero, scegliendo vitigno, vigneto, seguendo il processo di produzione e facendo delle scelte per avere un risultato di un vino su misura, ma il vino non è un abito su misura e il vignaiolo non è un sarto. Devo essere sincero a me questa idea non piace, se ben comprendo l'esigenza di offrire ad un segmento di mercato di lusso questo servizio così esclusivo consentendo a ogniuno di coltivare il sogno del proprio tuscan wine trasforma secondo me quello che è un produttore di vino ad un semplice agricoltore.

Fino ad ora è il produttore di vino che ha educato il cliente al gusto, che il cliente educhi al gusto il produttore è un idea azzardata, non vorrei che finissi come il Brunello che per renderlo più adatto al mercato americano ne hanno cambiato alcune caratteristiche. Il vino è un prodotto del territorio e del suo vignaiolo, la maggior parte dei clienti non conosce il lavoro della produzione del vino, potrà anche capitare qualche persona illuminata di grande cultura che magari avrà la capacita di valorizzare al meglio il terreno le uve e il metodi di produzione, ma sarà raro ma a questo punto l'azienda che ruolo ha? La soddisfazione del cliente può trovare altre strade.


Stefano Cinelli Colombini dell'azienda Fattoria dei Barbi, ha fondato negli Stati Uniti un azienda per la commercializzazione del suo vino, convinto che non veniva sufficientemente considerato dai suoi partners americani. Il mercato americano valuta il tuo vino in base ai numeri che riesce a dare, gli Stati Uniti sono un paese molto grande, , se il tuo vino non fa guadagnare abbastanza passi in secondo piano. Proprio per questo chi non ha milioni di bottiglie deve scegliere di orientarsi su aree di mercato più piccole esempio New York, Chicago, San Francisco e sceglierne solo una, perche scegliere tutti gli Stati Uniti è molto dispersivo, ma sopratutto se la tua capacità produttiva è bassa non è conveniente. Nessun partner potrà fare un investimento se sà che non potrà avere un ritorno economico.

Al di la di queste mie considerazioni il tentativo di filiera corta è interessante e per rendere però l'offerta valida ha dovuto inserire altre aziende italiane, prosecco di Valdo, i vini di Fontanafredda, Montepulciano d'abruzzo delle Colline Teramane e altri, però attenzione molto dipende dal canale di distribuzione scelto, finchè si rimane su ristorazione e negozi gourmand, può portare risultati interessanti più difficile per la grande distribuzione.

In sintesi due atteggiameni diversi da una parte la Tenuta Valdipiatta che fa arrivare il cliente in azienda e la Fattoria dei Barbi che porta direttamente il vino sul mercato senza intermediari. Vedremo chi avrà adoperato la strategia vincente.

venerdì 11 aprile 2008

Vinitaly m'briaco

La 42° edizione del Vinitaly doveva essere l'evento che avrebbe siglato il successo del vino italiano nel mondo, ma si sa che il vino o meglio l'alcool se non consumato con moderazione può dare strani effetti, chi ha esagerato prima (Espresso, ecc), chi durante la fiera, (giornalisti e politici), chi dopo (Ente Fiera di Verona). Non è mia intenzione gravare ancora di più ma volevo solo fare qualche considerazione personale.
  1. In Italia il consumo di vino diminuisce sempre di più, nonostante non si sia mai parlato così tanto di vino, evidentemente è sufficiente sentirne parlare e tutto questo non si trasforma in un aumento della domanda. Io consiglierei di parlare un po' meno e bere un po' di più.

  2. In merito al probabilmente vino adulterato denunciato su un articolo dall'Espresso, non mi sorprende che le organizzazione criminali vi siano in questo settore, doveva esserne immune ? Una sola considerazione con tutto il vino invenduto che c'è in Italia c'era bisogno di adulterarlo? Più spesso lo si annacqua ma è una pratica tradizionale. Se proprio il vino in Italia non lo trovi a basso costo è sufficiente importarlo dal Sud america o dall'Est Europa. Costa molto meno! Diverso è invece il caso se si vuole fare optare il consumatore per un vino ad un prezzo più alto.

  3. A quelli di Montalcino che non se la tirano per niente, che se li chiami al telefono non ti rispondono se non dopo una settimana d'attesa, quelli del Chianti classico hanno cambiato il disciplinare consentento il 20% di uve da altra provenienza. Se la giustificazione è lo abbiamo fatto per fare un Brunello più gradevole, fate un Brunello classico e del Brunello non classico, basta farlo in modo trasparente e invece complimenti! Dal momento che i disciplinare vengono fatti dai stessi produttori. Sia ben inteso per fare un buon vino non necessario di essere all'interno di una DOCG, non è scritto da nessuna parte.

  4. A tutti invece una sola preghiera dal momento che i prodotti italiani sono apprezzati in tutto il mondo, si pone il problema della materia prima, abbiamo uva sufficiente per rispondere all'eventuale incremento della domanda di vino? Abbiamo latte sufficiente per fare formaggi? Carne per i salumi? Mi vanno bene le DOC, le DOCG, DOP ma se non possiamo garantire della materia prima per fare questi prodotti, bisogna pensare a una legge che permette di reperire in altro modo la materia prima oppure in modo conforme, il caso Bresaola insegna, è bene pensarci in anticipo, altrimenti ad ogni folata di vento c'è un rischio d'immagine che rischia di trevolgere tutto il settore agroalimentare. Non il caso .Grazie.

lunedì 21 gennaio 2008

Ocm vino, un'altra occasione persa

La riforma del vino della commissione agricoltura al Parlamento Europeo, del quale avevo già parlato a Ottobre , è stata approvata; avevamo lasciato il Commissario Europeo per l’Agricoltura, Miriam Fischer-Boel, molto speranzosi.

Abbiamo atteso tutto questo tempo perché le notizie che ci arrivano, sulle votazioni non erano delle migliori. Si sa che le direttive sono dei negoziazioni fra i diversi stati membri e purtroppo su quel tavolo e rimasto solo e sconsolato il Ministro delle Politiche Agricole Paolo de Castro ma ancora più delusa il commissario europeo (sapesse noi!!).

La riforma lascia per strada il valido progetto del rilancio dei vini europei sul mercato internazionale della Miriam Fischer-Boel. La nuova Ocm cambia veramente poco, in particolare offre ancora la possibilità dell’utilizzo del saccarosio nella pratica d’arricchimento dei vini dei paesi del nord Europa, ma senza una contropartita finanziaria sufficiente a coprire i maggiori costi dei produttori dell’area mediterranea che utilizzano mosto concentrato decisamente più caro del saccarosio.

I vini da tavola non dovranno fornire indicazione geografica, ma viene data facoltà d’indicazione del vitigno e dell’annata di produzione (che sforzo!!!). In pratica si sono volute mantenere quella serie di distorsioni del mercato invece di incentivare le produzioni di qualità e nessuno ha voluto rinunciare ai fondi che Unione elargisce con molta generosità dalla distillazione al reimpianto dei vigneti.

Quello che si percepisce in generale è la rinuncia a guidare il cambiamento, lasciando al mercato la possibilità di scegliere. Credo che alla luce delle dinamiche del mercato, si sarebbe potuta studiare una tattica migliore è probabile che non sia sufficiente per fare questo una normativa comunitaria ma una Unione di Produttori europei più motivati.

martedì 15 gennaio 2008

La favola del vino del suo prezzo nella neuroeconomics

Come ha riportato la Reuters e come ha commentato il Times di Londra, un gruppo di ricercatori dello Stanford Graduate School of Business and the California Institute of Technology, che opera nell’ambito di una nuova disciplina “neuroeconomics”, hanno scoperto su basi scientifiche, che nei confronti del vino e del suo apprezzamento, le aspettative nei vini costosi sono superiori tanto che ci si "autoconvince" di trovarsi dinnanzi a una qualità oggettivamente superiore, al di là del suo gusto, del suo sapore.

Emeriti scienziati volevo dirvi, prima di diffonderle a livello globale risultati di studi, bisognerebbe indicare come, chi, e in quale area lo avete svolto. Attenzione, prendere la microarea di Standford e la popolazione universitaria del college di Stanford come riferimento, non è corretto farne un dato assoluto. Uno stesso studio a Radda in Chianti avrebbe dato dei risultati molto diversi.

La leva del prezzo per un prodotto di qualità è importante ma non determinante e deve essere integrata con le altre leve del marketing, sono numerosi i prodotti che sono stati abbandonati e ritirati dal mercato perchè nonostante una leva di prezzo alto non soddisfacevano le aspettative di qualità.

Lo studio da per assodato che il consumatore sia sprovveduto, non è vero tutt'altro, forse negli Stati Uniti dove la cultura del vino e recente ma se da noi in Europa adotti questa leva del marketing ti ritrovi con le bottiglie spaccate in testa nella maggioranza dei casi e potresti considerarti anche fortunato che si siano fermati lì.

I ristoranti che aumentano il prezzo delle bottigilie di vino del 300%, scientificamente parlando nel praticare ricarichi elevatissimi lo fanno per fare un piacere al cliente, per rendere più indimenticabile la sua percezione dei vini pagati a caro prezzo, non per guadagnare di più come si è volgarmente portati a pensare?

Questa notizia denota una mancanza di rispetto, per tutti coloro che lavorano nel settore del vino da una vita e alla fatica che fanno per realizzare prodotti sempre di maggiore qualità con un buon rapporto qualità/prezzo, nonchè una mancanza di cultura ed educazione al gusto, livella "scientificamente" i vini per renderli tutti uguali, lo sono solo se bevi cola cola tutto i giorni e mangi patatine fritte, ti sembrerà tutto uguale.

La leva del prezzo non viene decisa dal produttore ma dal mercato, dal rapporto tra domanda e offerta. Sono però convinto che c'è una parte dei consumatori che non ha una grande cultura del bere e del vino, (che è comunque qualcosa che si acquisisce con il tempo, quindi non disperate, bisogna provare e ri-provare). Penso ai cosiddetti "nuovi ricchi" in particolare dell'Est Europa che scorrazzano in tutto il mondo spendendo senza ritegno, per farsi uno status, dove tutto è uguale e tutto è importante solo che costi molto, traggono piacere estremo dallo spendere, attenzione le ubriacature di danaro prima o poi finiscono a lasciano più di un mal di testa.

martedì 8 gennaio 2008

Elisir di lunga vita : il vino Ogm cinese che non farà invecchiare


Ho letto questa bella notizia su Repubblica e su Adnkronos . Unico elisir di lunga vita che io ricordo è Amaro Don Bairo, ricordate la pubblicità tra gli anni ’60 e ’70? Del famoso intenditore Frate Priore e del novizio Cimabue, “fatto con uve eccellentissime e erbe al mondo rare, elisir di lunga vita”.

La ricerca di un' elisir è storica, dagli egizi fino ai nostri giorni, così abbiamo letto di studi che individuano in alimenti o molecole, qualche virtù di lunga vita come in Yogurt, Aceto balsamico, Aglio, Papaya, Melatonina, alimenti funzionali antiossidanti, apolipoproteina e uno studio sull'ossido di azoto del Prof. Enzo Nisoli pubblicato su Science. Intanto diciamo che un conto é avere una vite con uva transgenica un conto è fare un buon vino. In Italia per esempio abbiamo uve da vino che hanno un contenuto 10 volte superiore di tras-resveratrolo rispetto ai vini denominati pertanti superiore 4 volte del ancora teorico vino ottenuto in Cina.

Da sempre l'umanità custodisce il sogno di creare un elisir di lunga vita. Il desiderio di vivere più lungo e di dribblare le malattie della terza età spingono la ricerca a nuove frontiere attualmente però mi spiace deludere i più ma non c'è ancora un elisir di lunga vita.

Intanto propongo di fare Santo Frate Priore e almeno Abate il povero Cimabue che si spaccato la schiena in tutti questi anni a raccogliere uve ed erbe e io bevo un buon bicchiere di vino rosso che contiene di dieci volte superiore tras-resveratrolo e senza OGM è proprio il caso di dire ..... Salute!!

sabato 20 ottobre 2007

Unione Europea e Vino, riforma in corso

Nelle stanze dell'Unione Europea è in corso in questi giorni, la stesura della nuova politica commerciale sul vino dell'Unione, al centro in realtà c'è la riforma del settore vitivinicolo, di fronte a una produzione che non trova mercato, si vogliono dettare delle nuove norme che hanno l'obiettivo di produrre meno e meglio, ma nessun paese vuole rinunciare alla sua presunta quota di mercato. Attualmente la diatriba e tra i paesi affacciati al mediterraneo come Spagna e Italia e paesi del Centro europa, come Austria, Germania, Francia, Ungheria, in quanto questi ultimi, per aiutare la fermentazione, utilizzano la pratica dello zuccheraggio, che aumentare anche la produzione oltre che la gradizione alcolica, utilizzano in genere la barbabietola, mentre in Italia si utilizza per esempio il mosto cioè lo zucchero dell'uva. Quello che è certo sono dei contributi per la riconversione dei vigneti ad altro indirizzo nel tentativo di diminunire le sovrapproduzione. Ci terremo informati su questo argomento perchè potrebbe condizionare il mercato del vino nei prossimi anni, Intanto la Cina avanza anche in questo campo teniamo gli occhi aperti.

giovedì 4 ottobre 2007

Un ottusa e strategica follia: il mercato del vino

Il mercato del vino è divenuto uno dei settori più competitivi del mondo, solo in Italia abbiamo quanche centinaio di migliaia d'aziende del settore vitinicolo, per la maggior parte produttori (consorzi, aziende, associazioni di produttori, imbottigliatori, cantine sociali, banche, assicurazioni, grossisti, distributori, attori, giornalisti, pubblicitari, enoteche) e tutti in concorrenza su tutti i canali e su tutti i mercati, migliaia d'etichette che sugli scaffali della distribuzione moderna, delle enoteche, dei ristoranti, sono egualmente anonime e sconosciute.
A liveli economico i prezzi sono bassi o relativamente bassi e il marketing è del tutto ignorato. Ogni anno Unione Europea elargisce contributi per l'estirpazione dei vigneti, lo scorso anno per 200.000 ettari e 400.000 per il 2008 , di conseguenza solo un folle potrebbe decidere di entrare in un mercato cosi affollato e difficile.

Come diceva mia nonna la mamma dei folli è sempre incinta e cosi, editori, geometri, architetti, ingegneri, medici, dentisti si cimentano nel mondo del vino, per motivazioni diverse vanità, passione, realizzazione di un sogno. Investono i loro risparmi, impiantano vigneti nuovi, costruiscono nuove cantine secondo i nuovi dettami dell'architettura moderna. Dopo qualche anno si accorgono che il vino rimane in cantina, che i consumi diminuiscono, parlare quindi solo di eccesso d'offerta in molti casi è un eufemismo!!!

I produttori quelli titolati dalle stelle del gambero rosso, veronelli, luca maroni,ecc.. per intendersi cercano di introdurre il loro vino nel settore del mercato del lusso, con strumenti ahimè superati, nel disperato ma quasi esanime tentativo di creare del valore aggiunto per avere margini sufficienti di profitto, ma non avete idea della fatica che fanno.

Come se tutto questo non fosse sufficiente, ci è infagocitati di marketing del territorio, strade del vino, che ha favorito la trasformazione area come la maremma toscana o le langhe del piemonte in una sorta di Napa Valleys italiana, ma che sono rimasti in attesa di turisti da parchi disney, mentre tutta l'Italia affoga in un mare di vino invenduto.

Una volta eravamo popoli di navigatori e santi, ora siamo anche popolo di produttori di vino, ci si accinge alla fine di ottobre all'ennesima Fiera del vino a Torino http://www.salonedelvino.it/ , dopo tutta una primavera e estate d'eventi e fiere di diverso livello. Non è che le fiere o gli eventi siano tanti, quanto la loro ripetitività in termini di contenuto, basterebbe un po più di fantasia e originalità per fornire stimolo al mercato. Invitare i buyer di tutto il mondo (i quali ne hanno piene le....) e pagarli per la loro presenza, non solo è una tecnica superata ma si è dimostrata controproducente.

Le due grandi fiere del settore alimentare del mondo Anuga 07 http://www.anuga.com/ e l'anno prossimo per la prima volta la più grande fiera dei prodotti alimentari a Parigi http://www.sial.fr/ , avranno uno spazio solo per il vino, categoria che nei precedenti venti anni è stata esclusa. Obiettivo è chiaramente aggangiare la grande distribuzione e la distribuzione organizzata, che purtroppo molte delle fiere specializzate non sono riuscite a fare, facendo rimanere legato il vino a un discorso di elite. Queste non sono fiere come Vinitaly o salone del vino ecc ecc, bisogna andarci potendo garantire dei numeri in termini di bottiglie, qualità, prezzo e le aziende che vi transiteranno devono essere all'altezza della situazione altrimenti è inutile andare ( produttori al di sotto di 100.000 bottiglie per esempio) . Ritengo che sia un opportunità importante, so per certo metteranno della buona volontà anche i due enti fiera, per creare nuovi canali di comunicazione che possa offrire degli spunti agli eventi del settore in Italia.

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