martedì 16 ottobre 2018

La dieta chetogenica fa dimagrire?

Veronica S., Civitavecchia: è vero che la dieta chetogenica fa perdere peso velocemente e in modo permanente?

Le diete come abbiamo visto nel corso degli anni sono un vero e proprio strumento di marketing alimentare, per la promozione d'alcuni gruppi d'alimenti.

Se la dieta Dunkan è nota per il consumo maggiore d'alimenti ricchi di proteine, che sono stati un volano per la diffusione dello yogurt greco e dei prodotti ricchi di proteine come la soia.

La dieta Chetogenica spinge verso un consumo d'alimenti ricchi di grassi, non è casuale la grande richiesta sul mercato dell'avocado, dell'olio di cocco e della frutta secca come mandorle, nocciole, anacardi.

La dieta chetogenica ha sempre trovato applicazione in ambito clinico, sotto stretto controllo medico nei casi come l'epilessia.

L'estensione verso altre patologie è recente ed è stato ampliato dalla diffusione nel 2017 di uno studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, che sottolineava che un regime come la dieta chetogenica ricca di grassi e povera di glucidi poteva avere degli aspetti positivi per la salute: migliorare la memoria, le condizioni fisiche e motorie collegate all'invecchiamento e aumentare la durata della vita.


Cosi oltre ad associare i possibili benefici (sono in corso studi in merito) della Dieta Chetogenica nella prevenzione e nel trattamento delle patologie degenerative come il Morbo d'Alzheimer, la Demenza Senile, la Sindrome Laterale Amiotrofica (Sla), la si è associata la possibilità di benefici al Diabete e all'Obesità (tutti ancora da dimostrare).

Nel caso dell'Obesità secondo alcuni ricercatori in alcuni soggetti sotto stretto controllo medico la Dieta chetogenica (composta dal 60-75% grassi, 25-30% proteine, 5-10% glucidi), può essere utile nell'aiutare a prevenire la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari.

L'aspetto più interessante riportato da più fonti è il maggiore senso di sazietà dato dai grassi e la normalizzazione dei livelli d'insulina e di glucosio nel sangue.

La dieta chetogenica si può praticare solo per un periodo di tempo limitato, la perdita di peso che si riesce ad ottenere non è durabile.



Una dieta per fare perdere peso non deve avere il solo scopo di fare dimagrire ma anche d'insegnare a mangiare meglio, d'avere un alimentazione più adatta alle nostre esigenze fisiologiche che cambiano in base alla nostro stile di vita e alla nostra età.

Bisogna comprendere che se si arriva a un problema d'obesità grave, questo è dovuto a degli errori nella nostra alimentazione e la dieta deve proprio essere utile a modificare e sviluppare un nuovo approccio all'alimentazione e alla gestione del peso. 

Dal mio punto di vista tutte queste nuove diete per perdere peso di cui si sente tanto parlare hanno tutte queste caratteristiche di fare perdere peso in qualche modo al di là dell'approccio scientifico ma proprio perché non insegnano a mangiare in modo corretto ed equilibrato hanno solo effetti transitori, non stimolano a modificare i comportamenti e fanno riacquistare in breve tempo il peso perso.

martedì 9 ottobre 2018

Papilloma virus: fare vaccinare i ragazzi?

Maria Grazia S. Sassari : Cosa ne pensa della vaccinazione ai ragazzi per il papilloma virus?

Il tema delle vaccinazioni è diventato più un tema economico e politico, piuttosto che un tema sulla salute. Non condivido questo modo dell'utilizzo della polemica sui vaccini per giustificare e legittimare poltrone che hanno più demeriti che meriti.

Mi piacerebbe riportare il tema dei vaccini sulla salute personale, dietro il tema della vaccinazione contro il Papilloma virus (HPV), sotto sotto c'è un giudizio morale, c'è un giudizio sessista, perché si tratta di un virus che si  trasmette per via sessuale.

Nell'immaginario collettivo il papilloma virus riguarda solo il sesso femminile, il maggiore fattore a rischio del cancro del collo dell'utero (cancro cervicale o della cervice uterina), ma tocca anche gli uomini, può dare origine al cancro al pene, all'ano e alla gola (ricordiamo che l'uomo è sovente egli stesso vettore della trasmissione).

Nel mondo il Papilloma Virus è responsabile del 88% dei casi di cancro al retto, 50% del cancro al pene e del 26% del cancro alla gola (Fonte dati OMS). 

In molti paesi è solo raccomandato alle ragazze dai 11 ai 14 anni mentre in Italia nei nuovo piano vaccinale del 2017-2019 e Lea è prevista la vaccinazione gratuita anche per i maschi a partire dal dodicesimo anno d'età, le regioni si stanno adeguando alla copertura economica.

Tuttavia la coperta vaccinale media del Papilloma Virus per le ragazze nate nel 1999 vanno dal 28% della provincia di Bolzano all' 83% della Toscana (Fonte dati 2015 Ministero della Salute)

A livello nazionale sulla popolazione generale invece siamo intorno al 50%.,  in Europa la media è più bassa intorno al 20%.


In Australia dove la percentuale dei vaccini contro HPV è intorno all'80% e coinvolge entrambi i sessi, i casi sono notevolmente diminuiti, tanto che il tasso d'infezione dal papilloma virus è passato dal 22,7% all'1% in dieci anni.

Dal punto di vista medico non c'è unanimità su quest'argomento, secondo alcuni è inutile e incompleto, secondo altri non copre totalmente dal rischio, secondo altri è maggiore il rischio dello sviluppo di malattie autoimmuni.

Nella popolazione invece ci sono nei confronti del Papilloma Virus molti pregiudizi che condizionano sicuramente la vaccinazione.

Casualmente proprio la settimana scorsa ho conosciuto una mamma che ha fatto richiesta di vaccinare tutti i suoi 3 figli maschi dai 12 al 14 anni.

"Ora sono dei ragazzi educati e responsabili per quanto possono esserlo alla loro età ma nel futuro? Che scelte di vita faranno? Come sarà la loro vita sessuale?"

"Ragioneranno tutte le volte oppure si lasceranno abbagliare dai sensi e dalla passione? Io non lo so, che siano liberi di seguire l'istinto o anche di sbagliare ma preferisco saperli con qualche tutela di salute in più piuttosto che meno"

Le parole della signora mi hanno lasciato sorpreso per la sua determinazione, in effetti i ragazzi dai 12 ai 14 anni non hanno quell'esperienza di vita che permetta loro si fare una scelta sulla vaccinazione. 

Non c'è molta conoscenza delle MST cioè delle malattie sessualmente trasmissibili, sono in un età in cui sono molto rigidi si chiudono a riccio, non collegano ancora la responsabilità della salute con la vita sessuale. Per questo è corretto che il messaggio della vaccinazione sia veicolato dal consiglio dei genitori, in base al proprio patrimonio culturale, di conoscenze ed esperienze personali e anche coadiuvati dal pediatra.

giovedì 4 ottobre 2018

Uva fragola: un piacevole ritorno

Ricordo fin da bambino quella bella pergola d'uva davanti alla casa degli zii, quell' uva molto aromatica dal profumo di fragola e dal gusto di lampone, dal sapore dolce ma anche piacevolmente acido nello stesso tempo.

Per diversi anni non ne ho sentito più parlare, poi per caso qualche anno fa su una bancarella del mercato di Provenza a Apt, ho visto la "raisin framboise" che sarà? L''assaggio di qualche acino per ricordarmi dell'uva americana dei miei zii, quella che noi chiamiamo uva fragola. 

Sembra che ora sia tornata in auge, un trend in crescita, sarà per quel sapore leggero, quel buon sapore fruttato forse è voglia di leggerezza?

Una coltivazione tra norme restrittive e diffusione

La coltivazione d'uva fragola non è mai stata abbandonata, nonostante diverse norme restrittive in Europa, che avevano il solo scopo di tutelare i vitigni europei (da Vitis Vinifera) mentre dall'America a seguito della filossera arrivarono le Vitis Labrusca, di cui la Vitis Isabella, la varietà più nota e conosciuta d'uva fragola.

Secondo alcuni botanici la varietà Vitis Isabella sarebbe in realtà un ibridazione di Vitis Vinifera e Vitis Labrusca, tuttavia esistono più varietà d'uva fragola (uva fragola bianca, la fraga, la varietà precoce, la varietà tardiva).

La particolarità dell'uva fragola è che anche se ha una resa ridotta cresce in terreni non calcarei in cui la Vitis Vinifera fatica a crescere, senza fare crescere dubbi si tratta di uve da tavola più che di uva da vino anche se qualcuno le vinifica per altre ragioni o per vezzo come il fragolino.


Se in Europa si è cercato di limitare la coltivazione, in altri paesi l'uva fragola è l'uva più conosciuta e coltivata come in India, nello stato delle Georgia e in alcuni paesi dell'ex Unione Sovietica.

Oltre che in Italia come Fragolino è molto facile trovarlo in Svizzera e in Austria, in particolare nella zona del Burgenland al confine con l'Ungheria e la Slovacchia, dove si produce l'Uhulder fatto con vitigni Concord, Delaware, Elvira, Isabella e Ripatella.

L'uva Fragola viene vinificata anche in Africa, si chiama Cilaos e precisamente nell'isola della Réunion che è territorio francese nell'Oceano Indiano.

Uva Fragola in cucina

L'aspetto più interessante è il suo uso in cucina, che segue il trend della ricerca di sapori naturali e stagionali, in particolare la polpa dell'uva di presta molto alla preparazione di sorbetti e gelati.

Tra le preparazioni che ho visto più interessanti di blogger negli ultimi anni sono la classica focaccia all'uva, lo strudel d'uva fragola, marmellata di Uva Fragola, la torta quattro quarti nocciole e uva fragola, torta bertolina all'uva fragola,

Anche gli chef hanno iniziato a inserirla come proposta nei loro menù, non è più raro trovare il risotto all'uva fragola, c'è chi la propone nei piatti d'insalata o per accompagnare dei formaggi oppure in alcuni ristoranti a Parigi è facile trovare una salsa d'uva fragola per accompagnare le quaglie avvolte nella pancetta oppure in Provenza accompagnata con le lumache con la polenta.

Un piacevole ritorno questo per l'uva fragola, per una volta c'è un trend che mi piace molto!

martedì 25 settembre 2018

Perché è utile inserire indice glicemico nelle etichette alimentari?

Giada M, Cesena: Si è sempre detto favorevole all'inserimento dell'indice glicemico degli alimenti, come mai?

Ad essere del tutto sincero non mi ricordo, d'averlo scritto o detto, ma è possibile. Sono stato uno dei primi a sottolineare l'importanza dell'indice glicemico nell'alimentazione nei primi anni del 2000, perché c'era nei confronti delle diete a basso indice glicemico poca considerazione in Italia.

Negli ultimi anni il tema dell'indice glicemico è tornato d'attualità con la pubblicazione di ricerche che collegavano l'incremento delle patologie come l'Obesità, Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori ad uno stile di vita sedentario e un''alimentazione poco corretta.


Alimenti ad alto indice glicemico stimolano la sensazione di fame

Ricordo che la glicemia è la misura dello zucchero nel sangue. L'indice glicemico classifica gli alimenti in base all'elevazione del glucosio nel sangue.

Più alto è l'indice glicemico più alto sarà l'innalzamento del glucosio nel sangue, questo provoca una forte secrezione dell'insulina per abbassare il livello di zucchero nel sangue.

La diminuzione dei zuccheri nel sangue a seguito dell'azione dell'insulina stimola la sensazione di fame.

Gli alimenti ad alto indice glicemico sono più propensi a fare aumentare di peso, perché aprono l'appetito.

Stimolano quel comportamento spesso citato dalle persone obese che non riescono a controllare la loro alimentazione, d'avere appetito anche a stomaco pieno.


Informazione utile ma non sufficiente

Cosi secondo alcuni ricercatori fare conoscere l'indice glicemico di un alimento o di un prodotto potrebbe aiutare tutte quelle persone che sono a rischio di queste patologie.

Difficile dire quanto questo può essere utile, ci troviamo di fronte al consumo di prodotti alimentari elaborati e ultra trasformati, per anni si è ridotto il contenuto dei grassi nei prodotti alimentari in favore di un' aumento dei sia di zuccheri semplici che di zuccheri complessi.

Sappiamo che consumare alimenti a indice glicemico basso come prodotti da cereali integrali, frutta, verdura e legumi, contribuisce al nostro buono stato di salute e sono alimenti meno associati allo sviluppo di quelle patologie come l'Obesità , Diabete, Malattie Cardiovascolari e Tumori.

Per quanto ragione può tornare utile la proposta d'inserire l'indice glicemico nei prodotti alimentari.

Anche se non è sufficiente, forse sarebbe più corretto parlare di carico glicemico, non vorrei che si facesse confusione, bisogna anche preparare le persone a questo tipo d'informazioni sulle etichette.

Inoltre occorre la consapevolezza e la volontà da parte dei soggetti a rischio di conoscere e riconoscere d'avere un problema di salute, di saperlo gestire o ancora meglio prevenire.

Può essere solo parte di un'informazione che ha come obiettivo un alimentazione più adatta alla propria salute e uno stile di vita sano.



Indicazione volontaria crea un'opportunità

Obesità, Diabete e Malattie Cardiovascolari sono viste come delle emergenze sanitarie in alcuni paesi pertanto educare al gusto e un stile di vita sano (che prevede l'attività fisica, camminare, ballare, nuotare, andare in bicicletta) è divenuta una priorità.

Tutta l'industria però non ha dimostrato di gradire molto questa proposta dell'indicazione dell'indice glicemico sulle confezioni dei prodotti alimentari. In realtà per le aziende del settore alimentare questo può essere un'opportunità, perché rispetto ad alcuni anni sono aumentate l'offerte di prodotti per vegetariani, per vegani, alimenti con cereali integrali, alimenti con proteine vegetali, si potrebbe iniziare con un indicazione volontaria.

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martedì 18 settembre 2018

Limone nero, black lime, citron noir, limone di Bassora: Noomi Basra

Mara C, Olbia Ho visto che sei molto esperto di prodotti medio orientali, ho sempre sentito parlare dei limoni neri dell'Oriente come sono? Come si ottengono? Che gusto hanno? Come si adoperano in cucina?

Si tratta di un prodotto di cui si parla molto, Hermes l' ha trasformato in un profumo, Pierre Geronimi in un gelato, alcuni chef lo usano per impreziosire le loro preparazioni.

Quello che tutti chiamano black lime, citron noir, lime disidratato, io lo conosco come Limone di Bassora (Noomi Basra), lo vedevo spesso nel suk di Baghdad, ma il suo colore nero mi ispirava diffidenza.

Succede sempre che arriva il giorno in cui la curiosità supera la ritrosia, se il suo colore nero non attira il suo profumo d'agrume intenso, lascia piacevolmente impressionati.



Se voi andate a Bassora, non ci sono piantagioni d'agrumi, l'indicazione Bassora è solo per indicare il luogo di provenienza della merce nel linguaggio comune, quest'aroma arriva dal Sultanato dell'Oman, Bassora è solo un grande porto, dove arrivano le merci dal Golfo Persico.

Neanche in Oman ci sono piantagioni di limoni o lime, molto probabilmente per un certo periodo i limoni neri o meglio si tratta di lime della Persia (citrus x latifolia) o meglio secondi alcuni un ibrido tra il lime e il limone, arrivavano dal vicino Iran, dove l'uso del limone nero in cucina era consolidato da più tempo.

I rapporti tra Iran e gli altri paesi arabi storicamente non sono sempre stati fraterni, è possibile che per un certo periodo questi prodotti non siano più arrivati dalla Persia, la produzione di lime in Persia si concentra nella zona sud ovest sud-est dell'Iran come Bandar Abbas, Jahrom, Jiroft, kahnouj e Shiraz.

Cosi l'Oman inizia a fare arrivare i lime dall'India e con il tempo ne hanno affinato la preparazione che prevede una bollitura di pochi minuti in acqua salata e poi si mettono a seccare al sole del deserto su foglie di banano, in questo modo i lime sono privati dell'acqua, gli aromi si concentrano e il peso si fa più leggero.

Il loro successo deriva dal fatto che l'Iraq è stato un paese di tribù di nomadi, che per potersi spostare con i greggi avevano bisogno di cose leggere da trasportare, com' è nato il latte in polvere cosi i lime da trasportare, duravano più a lungo rispetto ai prodotti freschi (1 anno) e il loro aroma si abbinava molto bene ai stufati d'agnello e montone.

Il sapore  è come se fosse un concentrato del lime con un leggero gusto affumicato e amaro insieme,  che si abbina bene alle grande quantità di spezie che si adoperano nella cucina del Medio Oriente, lo si può trovare intero da macinare come con la cannella oppure già macinato.

Personalmente consiglio di comprarlo intero tagliarlo in due e togliere eventualmente i semi che sono amari e anche un po' di buccia esterna dove il sapore amaro è più concentrato.


Gli usi sono diversi da paese a paese, in Iraq d'inverno lo usano bollire con acqua per farne un , in molti paesi del golfo fa parte di una miscela di spezie chiamata Kebsa che contiene pepe nero, chiodo di garofano, cannella, cardamomo, coriandolo, carvi, noce moscata, paprica, zafferano che si usa per le carni d'agnello ma anche per cuocere il pesce e nella preparazione delle zuppe.

Le comunità indiane a Baghdad lo mettono nell'acqua per cuocere il riso o le verdure. Nella  cucina del Maghreb, è combinato nelle spezie per il cous cous, il tabbouleh (in sostituzione del sumac), per le tajine sia di carne sia di pesce.

Si tratta di un ingrediente importante della cucina medio orientale e se si vuole riprodurre quel certo tipo di gusto, al di fuori di questa faccio molta fatica a collocare il Noomi Bazra o lime nero ma comprendo il volere dare un tocco esotico in un piatto in un ristorante di una certa importanza.

Un ingrediente che si trova un po' con difficoltà In Europa, più facile trovarlo in negozi nelle città con quartieri dove ci sono delle comunità medio orientali numerose come Bruxelles, Parigi, Nizza e Marsiglia.

Preferisco adoperare agrumi freschi in cucina, oltre ai limoni che in Sicilia si raccolgono 3 volte all'anno, tra pochi giorni arriveranno sul mercato i satsuma, i precoci mandaranci giapponesi, siamo molto fortunati quando vogliamo aggiungere un gusto agrumato in una ricetta abbiamo l'imbarazzo della scelta.

mercoledì 12 settembre 2018

Le nuove abitudini alimentari fanno tremare le multinazionali del settore food

Siamo di fronte a un momento che ritengo storico del settore alimentare, dove le scelte dei consumatori stanno modificando le strategie e  gli investimenti delle multinazionali.

Un fenomeno che non era mai accaduto prima è sempre stato il contrario che le azioni delle multinazionali influenzavano il gusto e le scelte dei consumatori.

A parlare sono stati i bilanci in negativo delle aziende, un modello impostato sul consumo delle proteine di prodotti animali è entrato in forte crisi, si prevede che il consumo delle proteine vegetali sia in forte crescita nei prossimi anni (secondo uno studio di Xerfi).

C'è un forte contesto che prende di mira le produzioni agro alimentari, le denunce della comunità vegana, degli ambientalisti, i studi sul contenuto dei nitriti presenti nei salumi, gli scandali della salmonella nel latte, tutto questo influenza il target della generazione Y, i millennial, quel gruppo di persone che hanno tra i 18 e i 35 anni, che rappresentano il futuro.

Un target che vuole mangiare sano e di conseguenza presta molto attenzione agli acquisti, meno zucchero, meno sale, meno grassi, senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma, più acquisti freschi, locali e artigianali.


Questi nuovi modelli di consumo hanno messo in crisi le multinazionali del settore alimentare che  per non perdere terreno o meglio utili, nel giro di un anno si stanno muovendo in due direzioni.

La prima è il cambiamento del gruppo dirigente e l'acquisizione di nuove aziende bio, vegetali e green.

Nell'ultimo anno c'è una vera rivoluzione dei dirigenti del settore alimentare, il caso più clamoroso riguarda  Indra Noory  della Pepsi sostituita dopo solo un anno (noi gli avevamo detto che il progetto delle chips per signora non andava bene ma la signora ha insistito), come anche di Lu, Orfeo, Campbell Soup, Kellog's, Kraft, General Mills, Nestlè, Danone, solo per citare le multinazionali più note alle prese con un cambio dirigenti.

Sono partite anche le acquisizioni d'aziende in modo d'assicurarsi il controllo sulle materie prime vegetali e sulle loro trasformazione, l'analista del settore Oc&C parla di più di 60 grandi operazioni per un totale di 145 miliardi dollari, negli ultimi sei mesi, non si vedevano azioni cosi importanti da più di vent'anni (citiamo un solo esempio Danone ha acquistato WhiteWawe).

Si tratta di un cambiamento imposto dai consumatori alle aziende e non di una reale condivisione, tuttavia le multinazionali dovrebbero riflettere di come si siano allontanate dai consumatori e di come sia venuto meno l' obiettivo di marketing più importante cioè la soddisfazione del cliente.

giovedì 6 settembre 2018

Lo sciroppo di datteri

Alice V., Forlì : Cos'è lo sciroppo di datteri? L'ho visto adoperare in qualche tua ricetta, hai qualche informazione in più?

Si tratta di un ricordo di viaggio, sono stato più volte in Medio Oriente e sono stato molto attratto da questo sciroppo utilizzato per dolcificare, il suo gusto caramelloso è molto piacevole.

Un prodotto molto noto in Israele, Libano, Giordania, Siria, Libia, molto difficile trovarlo fuori da questi paesi, tuttavia negli ultimi anni ha colto l'interesse di tutte quelle persone che per diverse ragioni hanno deciso di scegliere uno stile di vita più sano e naturale, preferendo utilizzare al posto dello zucchero: il miele, lo sciroppo d'acero, il succo di agave, melassa di melograno e lo sciroppo di datteri.

Il concetto di naturale è molto difficile da attribuire a dei prodotti venduti nella distribuzione moderna, si tratta pure sempre e comunque di zuccheri e come tali devono essere adoperati con moderazione.

Una lavorazione antichissima

Ad ogni latitudine si è cercato di riprodurre il gusto dolce, fino al '500 con la scoperta delle Americhe e l'estensione delle coltivazioni di canna da zucchero, lo zucchero era piuttosto raro e costoso. In Italia furono le Repubbliche Marinare come Genova e Venezia a importare il sale dolce o sale arabo come veniva chiamato lo zucchero.

Nei paesi del Medio Oriente non potevano permettersi le lavorazioni da canna da zucchero per addolcire le pietanze cosi si consolida la tradizione d'ottenere dei prodotti dolci attraverso la lavorazione dei frutti più dolci come uva, melograno e dattero, ancora oggi è d'uso chiamarle melasse.

In particolare la melassa o sciroppo di datteri è in realtà uno dei più vecchi dolcificanti disponibili  se ne trova traccia negli antichi manoscritti cuneiformi della Mesopotamia. Nella Bibbia, la parola "miele" può essere tradotta dall'ebraico per descrivere un miele di frutta, e non come miele di un'ape, ed è comunemente inteso come "miele di datteri".


Come lo si ottiene?

Lo sciroppo viene preparato mettendo a cottura i datteri della palma Phoenix dactylifera con acqua, quindi viene filtrato, di rimuove il nocciolo e i frutti vengono pressati per estrarre il succo, che una volta ottenuto viene fatto cuocere finché non diventa sciropposo.

Benefici per la salute?

Rispetto allo zucchero bianco che contiene solo saccarosio, lo sciroppo di datteri contiene più zuccheri come glucosio, fruttosio e saccarosio con piccole percentuali di potassio, magnesio e ferro, mentre nonostante il dattero abbia una quantità di fibra molto interessante nella lavorazione questa quantità si perde.

Esistono molto articoli che riportano i benefici sulla salute dello sciroppo di dattero, su wikipedia in arabo ne riportano almeno 19 si va dalla prevenzione del cancro all'anemia, alle malattie dell'apparato digerente e della pelle.

Difficile valutare l'impatto di questo sciroppo sulla dieta generale delle popolazioni di quell'area, non sono a conoscenza d'alcuna letteratura scientifica che possa confermare questi benefici, non esistono studi di una certa importanza; tuttavia ben comprendo l'importanza storica ed economica che hanno i datteri nelle popolazioni del Medio Oriente e l'utilizzo dello sciroppo di dattero nella cucina tradizionale.

Si tratta di una cultura alimentare da conservare e apprezzare indipendentemente dai benefici della salute.

Come utilizzarlo in cucina?

Dal punto di vista calorico ha meno calorie dello zucchero un circa 25 % meno (260 -290 calorie a secondo della marca su 390 dello zucchero), tuttavia il suo indice glicemico è molto alto intorno al 70, più che usarlo come sostituto dello zucchero (usatelo come il miele), consiglio di consumarlo per dolcificare uno yogurt naturale o un cucchiaino sul pane integrale al mattino, per quanto mi riguarda mi piace adoperarlo più sul salato che sul dolce:  nella vinaigrette per l'insalata, come in un insalata d'indivia, qualche goccia sull'insalata d'anguria e feta, sul flan di zucca e castagne o su delle verdure alla griglia.

Quale sciroppo di dattero scegliere?

Da noi non c'è quest'abbondanza d'offerta è possibile trovarlo in qualche negozio di prodotti medio orientali o kosher, si è già fortunati a trovarlo, tuttavia prestare attenzione agli ingredienti deve essere solo datteri senza additivi, senza aromi, senza zuccheri aggiunti, l'indicazione lavorazione tradizionale e la provenienza d'agricoltura biologica è preferibile, il costo si aggira tra i 10 e i 13 euro al kg.


lunedì 27 agosto 2018

Trend del gelato 2018: vegano al cocco, rosa, prugna e sambuco


Le alte temperature di questa estate hanno stimolato la voglia di fresco e il desiderio di un buon gelato, tuttavia i dati delle vendite del gelato sono contrastanti, da una parte a livello mondiale è stato previsto un aumento annuale del 5% grazie all'espansione dei consumi nei paesi emergenti.

Dall'altra in Italia, la patria del gelato, secondo la Sigep  dal 2015 al 2018 il mercato del gelato è aumentato del 4%, più o meno un 1% all'anno, un risultato non incoraggiante, secondo una ricerca di mercato della Camera di Commercio di Monza e Brianza del 2018, in Italia il numero delle gelaterie nel 2017 è in calo in 15 regioni su 20, si calcola che c'è una gelateria ogni 3.113 abitanti.

Troppe secondo il mio punto di vista, sembra più facile aprire una gelateria che una panetteria o una rivendita di sali e tabacchi. Il fascino del gelato è più forte negli ultra cinquantenni la generazione del Baby Boomer del dopoguerra, che sono disposti a spendere di più per ingredienti e lavorazione di qualità (fonte Nomisma), anche se è sempre più difficile capire qual'è il gelato di qualità.


Gli errori e le "omissioni "più comuni di molte gelaterie 

In una piazza come Milano dove in media una coppetta di gelato costa 3,30 euro per due gusti, capita sempre più spesso di fare acquisti deludenti, non si comprende se si ha di fronte un laboratorio, un distributore o un industria, la scritta gelato artigianale la si trova sempre comunque dalla gelateria di strada al supermercato.

Spesso il consumatore non è in grado di comprendere la truffa subìta o meglio la comunicazione fuorviante di insegne e cartellonistica pubblicitarie di molte gelaterie.

A iniziare dagli ingredienti, manca sempre una lista ingredienti, in tutti i negozi, in alcuni casi è autocertificazione, controlli zero,  nessuno indica se utilizza semilavorati, latte in polvere, frutta congelata, emulsionanti e stabilizzanti, il destrosio, tutti dichiarano zucchero o zucchero di canna, spesso è sciroppo di glucosio che è la causa delle sete dopo avere mangiato il gelato, tanto che oramai molte gelaterie vendono anche bibite e acqua minerale.

Qualche esempio fuorviante Milano, centro città Gelateria artigianale X, gelato con latte appena munto. Dove le nascondete le mucche in Piazza Duomo? Dietro le palme e i banani? Sotto la metropolitana? Sulle guglie del Duomo? Siamo sicuri che da un punto di vista igienico sanitario sia corretto utilizzare il latte appena munto?

Bergamo Alta, Gelateria Y a km zero, gusti: frutto della passione, cannella, mango. Non è per essere pignoli ma a Bergamo Alta crescono i frutti della passione?  Se a Milano crescono palme e banani perché a Bergamo Alta non possono crescere frutti della passione? Potrà anche essere però la cannella non viene da Cylon? il Mango non viene dai tropici?

Rimini, Gelateria XY , gelato sono con frutta di stagione, bene! E a Luglio che gusti trovate? Caco, castagna, mandarino. Non c'è nulla di male d'adoperare della frutta congelata però non è frutta di stagione, si sono frutti di una stagione ma non di quella stagione che mi prepari e vendi il gelato.

Roma , Gelateria vicino al Pantheon, gelati senza coloranti, io in natura non ho mai visto dei colori cosi accessi, spiccano tutti dal rosso al blu e se c'erano i coloranti che colori avevano?

Bologna, gelateria XYW, gelateria senza aromi, gusti: tarte tatin, risotto alla milanese, panettone, fiore di cactus, gelato ai fiori di zucca e alici. Basta andare sul sito internet di un azienda che produce aromi e poi passare in gelateria, troverete i gelati con tutti gli aromi proposti dalle aziende.

C'è nelle gelateria troppo propensione alla fantasia e alle creatività o forse dovrei dire a prendere per il bavero il cliente, i prezzi delle coppette e coni diventano sempre più care, 3,30 euro una coppetta di gelato, un gelato scadente e industriale ma venduto come Gelato di qualità o ancora peggio come un gelato artigianale.

Lo diciamo perché i professionisti quelli bravi ci sono, anzi vengono penalizzati da coloro che usano  semilavorati industriali, che garantiscono un minore costo di lavorazione e maggiori ricavi.



Trend del gelato: il vegano certificato

Sicuramente un trend degli ultimi anni sempre attivo se all'inizio erano alternative vegetali alla soia, poi sono realizzati con bevande vegetali al riso, latte di mandorle, quello che distingue il 2018 è l'utilizzo del latte di cocco.

Ci sono due diverse strade di proporre il gelato vegano la prima più classica ripropone i gusto del gelato classico in versione vegana con ingredienti d'origine vegetale, la seconda prende atto del fatto che le bevande vegetali hanno un gusto diverso pertanto studiano gusti nuovi con ingredienti diversi come nel caso di Chez Jay&Joy che propone il gelato vegano alla nocciola cardamomo e fior'd'arancio.

In un mercato sempre più affollato di competitor molti produttori di gelato vegano hanno iniziato a  farsi certificare il prodotto, un grande passo verso la trasparenza come per esempio l'azienda Il gelato del Marchese.


Trend del gelato: latte di cocco

Diversi produttori seguono la strategia della proposta del latte di cocco o per lo meno derivati della lavorazione del cocco, all'estero uno dei marchi più famosi è l'azienda olandese Professor Grunschnabel con una vasta gamma di prodotti dai classici alla frutta io ho trovato interessante quello a tè gelsomino, arancia e yuzu. In Francia i supermercati Intermarchè e Picard hanno lanciato una gamma di gelati a base di derivati di cocco con il loro marchio, in Italia Val Soia propone i ministecco e il barattolino gelato bianco e cacao fatto con derivati del cocco.


Trend del gelato: gusti floreali (rosa)

Ho notato questa propensione a iniziare dal gusto di gelato alla rosa , la proposta più interessante l'ho provata da Laduree a Milano via V, Hugo. e del Gelatiere francese Philippe Faur con il suo gusto alla violetta.

© Pierre Hermé

Trend del gelato: Le Kakigori di  Pierre Hermé

Rielaborazione di un antica lavorazione del gelato giapponese, del ghiaccio triturato molto finemente che viene profumato con dello sciroppo o della frutta fresca, leggero anzi leggerissimo e rinfrescante (noi potremmo dire una granita gourmet).



Trend del sorbetto: Sorbetto alla prugna e Sorbetto al sambuco

Non ci sono solo i trend dell'industria o delle gelaterie ci sono anche le preparazioni casalinghe date dalla diffusione delle macchine per gelato e di prepararsi un sorbetto con ingredienti naturali e controllati- Le due preparazione sono note da anni in Nord Europa si stanno diffondendo anche nel resto dell' Europa. La prugna è uno dei frutti più diffusi a fine estate è diventato un sorbetto a tutto gusto, da fare rigorosamente con la buccia che conferisce un ottimo sapore e si abbina molto bene ad essere accompagnato con i frutti di bosco.

Il sambuco è invece molto noto in Germania e Regno Unito, lo sciroppo di sambuco è una grande tradizione casalinga che ora è divenuto anche sorbetto, facile da preparare e sicuramente tra i più piacevoli in termine di gusto.

Ricette da fare a casa, ricette di genuinità: Sorbetto alle Prugne e Sorbetto al Sambuco


Trend del gelato: Comarketing (Gelato Madre)

La ricerca d'ingredienti di materie prime da trasformare in gelato ha messo in evidenza il marchio Gelato Madre, che propone il gusto alla liquirizia Amarelli, il gusto alle pastiglia alla menta di Leone, gelato allo yogurt di Vipiteno, Caffe Terzi.


Trend del gelato: il gusto dei liquori 

Un trend arrivato dall'estero proposto dall'azienda Hagen Daasz che quest'anno sono stati molti liquori d'origine italiana a fare da ingredienti ai gelato e sorbetti come il Campari e il Vermouth.



Trend del gelato: mix di sapori esotici

Il più convincente il gusto sorbetto Thai della gelateria la Martiniere, un sorbetto alla citronella, zenzero, cardamomo e pepe di Sichuan.

Trend del gelato: gelato alla maionese

Della serie gelati di cui farei molto volentieri a meno, il gelato alla maionese è la proposta di Ice Falkirk, 20 wholequarter avenue, Falkirk, in Scozia nel Regno Unito

Trend del gelato: gelato al viagra e champagne ( the Rousal)

Potevo non parlarne del gelato al viagra e champagne? Non so che sapore abbia il viagra perché non l'ho mai provato, sono all'antica ai miei tempi si andava al massimo con un po' di peperoncino, ipotizzo che lo champagne serva per coprire il sapore del farmaco.

Realizzato per la prima volta su richiesta di un attore di Hollywood di cui non possiamo fare il nome, lo chef Charlie Harry Francis, ha sviluppato la ricetta in blu anche per le comuni gelaterie. Ogni pallina di gelato contiene 25 mg di farmaco per ottenere la dose consigliata servono due palline.

Ora, io consiglio di non consumarlo mai da soli (altrimenti a che vi serve?), meglio con la propria compagna a casa. Lo sconsiglio come gelato da passeggio per l'effetto un po' imbarazzante, Oppure scegliere una gelateria che garantisca nei pressi un luogo appartato lontano da occhi indiscreti, per evitare dopo un gelato una denuncia di atti osceni in luogo pubblico.


Sintesi

Gelato gluten free, gelato lactose free, gelato sugar free, gelato vegan, gelato organic, gelato a ridotto contenuto di grassi, gelato esotico, gelato salato, gelato ai fiori, gelato a km zero, gelato di stagione ad ognuno il suo gelato sembra volere dire.

Con 35° all'ombra non si fa polemica ma si cerca qualcosa di fresco tuttavia una maggiore trasparenza non guasterebbe nel settore, non è casuale il fatto che nella nuove generazioni l'indice di penetrazione dei consumi di gelato è di gran lunga inferiore rispetto al passato.

mercoledì 8 agosto 2018

Bevande Made in Italy: Bergotto, Clementina, Fior di sambuco

Fa caldo anzi fa molto caldo in questi giorni, cosi l'occhio mi è scivolato sul mercato delle bevande, dove l'offerta di bevande soft drink è aumentata in modo considerevole.

Se all'estero dominano le bevande all'aloe, allo yuzu, alla linfa di betulla, all'acqua di cocco in Italia negli ultimi anni le proposte di bevande si è arricchita di nomi o meglio d'origine di materie prime a noi più note, in particolare d'Agrumi, che è più facile associare a un territorio e/o ad una regione.

Se da più tempo sono note le bevande al Chinotto (agrume tipico della provincia di Savona) al Cedro (agrume tipico della Calabria ) come la Cedrata, sono arrivate nuove bevande a base di Bergamotto (Agrume tipico della Calabria) come il Bergotto, Bergold, Btonic acqua tonica al bergamotto, Bergamotto Sparking e di Clementine come la clementina una versione moderna d'aranciata che utilizza il succo di mandaranci clementina.


Ci sono anche le più audaci Pesca Amara con pesca e mandorla, che si rifà a un dolce tipico italiana di pesca e mandorle, Fiore di sambuco con estratto di sambuco ottenuto dall'infusione dei fiori (ha recentemente avuto il premio come miglior soft drink al Fancy Food di New York) , Fiore di mirto con una base di mirto e infusione di fiori di mirto.


Sono tutte delle proposte interessanti però con luci ed ombre, il chinotto e il cedro per esempio non essendo frutti a succo la legge consente di preparale con sostanze provenienti dal frutto o dalla pianta. Sono consentite sostanze aromatizzanti naturali diverse dal frutto, grazie anche a un escamotage nella denominazioni si usano aromi naturali, alcune aziende utilizzano soltanto aromi, che potrebbero essere anche artificiali.

In questo senso sono interessanti le bevande al bergamotto che utilizzano il succo di bergamotto, il fatto che le bevande con bergamotto abbiamo più zucchero è dato dal fatto che c'è bisogno d'equilibrare il sapore del prodotto non proprio dolce naturalmente.

Con 35° all'ombra non si guardano molte le etichette e sicuramente si preferiscono le bevande agli agrumi perché in genere lasciano il palato più soddisfatto e più piacevole, come anche la gradevolezza del profumo di sambuco e mirto.

Tuttavia invito a prestare attenzione alle scelte delle bevande per gli ingredienti, per il contenuto calorico generale e di zucchero in particolare modo a coloro che sono a dieta ipocalorica.



Per saperne di più

Alcune esempi di bevande classificate per calorie e zuccheri



Tabella nutrizionale bibite soft drink



Elenco ingredienti 

Galvanina, Fru.it chinotto biologico
Ingredienti:Acqua minerale naturale, Zucchero di canna*, Zucchero caramellizzato*, Anidride carbonica di estrazione minerale naturale, Aroma naturale di chinotto (0,2%), Acidificante: acido citrico, Aromi naturali, *Da agricoltura biologica

Cedrata Schweppes
Ingredienti: Acqua, Zucchero, Anidride carbonica, Acido citrico, Estratto di cartamo, Antiossidante: acido ascorbico, Aroma naturale di cedro con altri aromi naturali

Bergotto La Spina Santa
Ingredienti: acqua, zucchero, Succo di bergamotto 20%, Anidride carbonica, conservante: potassio sorbato, antiossidante: acido L ascorbico, essenza di bergamotto, aromi naturali

Clementina San Benedetto
Ingredienti: Acqua, Succo di mandarancio clementina (12%) da concentrato, Zucchero, Anidride carbonica, Fruttosio (0,5%), Acidificante: acido citrico, Conservante: potassio sorbato, Sale, Antiossidante: acido ascorbico, Edulcorante: sucralosio, Aromi, Stabilizzante: E445, Colorante: beta carotene

Fiore di Sambuco Tassoni
Ingredienti . Acqua, Zucchero, Estratto di fiori di sambuco 1,3 %, Anidride carbonica, Acidificante: acido citrico, Aroma naturale di limone con altri aromi naturali

martedì 31 luglio 2018

Gli integratori alimentari sono utili o inutili? Nel caso delle malattie cardio vascolari ?

Emma T., Ancona: Gli integratori alimentari sono utili o inutili?
Maddalena D, Sassari: Nel caso delle Malattie Cardiovascolari servono gli integratori?

Una dei grandi dibattiti della Medicina odierna è l'uso degli integratori alimentari, per alcuni utili per altri no, in tutto questo c'è il consumatore con una pillola in mano che non sa cosa è bene fare.

Eppure il mercato degli integratori alimentari parla chiaro, su una cosa non c'è alcun dubbio che gli integratori alimentari fanno molto bene a chi li produce e li commercia, il settore è in crescita: i ricavi segnano un +7,3% nel 2017, arrivando a valere quasi 3 miliardi di euro, in modo particolare grazie alle vendite in farmacia, che da sole fatturano 2.572 milioni di euro., questo secondo un indagine del Centro Studi di FederSalus .

Il profilo del consumatore elaborato nel 2013 dall'Istat vede prevalente le donne come maggiori consumatrici (56% rispetto agli uomini), laureate, che vivono nelle grandi città, praticano attività fisica in modo regolare. 

Queste consumano più integratori di vitamine e sali minerali rispetto ad altri integratori, ai quali sovente aggiungono integratori di fibre e di probiotici. Negli uomini sono più consumati integratori a sostegno dell''attività fisica o sportiva 

La principale motivazione del consumo è la ricerca di un migliore stato di salute e benessere, mentre l'autoprescrizione vince sul consiglio medico mentre una certa influenza lo hanno i coach e gli allenatori in palestra.


Dalla prevenzione clinica alla promozione della longevità

Se fate caso alla pubblicità per ogni piccolo problema di salute c'è un integratore alimentare per superarlo, questo in una società del benessere dove le carenze sono piuttosto rare.

Questo perché oggi l'interesse per i micronutrienti si è spostato dalla prevenzione degli stati di carenza clinica alla promozione della salute e della longevità utilizzando vitamine e minerali supplementari.

Sono proprio le persone sane le maggiori consumatrici d' integratori alimentari, al mattino la capsula di lievito di birra per rinforzare i capelli, a mezzogiorno la vitamina D e la sera il Magnesio per conciliare il sonno.


Rischio Cardiovascolare e integratori

Nel caso del rischio cardiovascolare, una meta analisi canadese sostiene che i 4 più comuni integratori alimentari come multi vitaminici, Vitamina D, Calcio e Vitamina C, non hanno alcuna utilità nei pazienti a rischio cardiovascolare, non producono alcun effetto.

La ricerca conclude ampliando lo studio e sostenendo che gli integratori alimentari non hanno nessun effetto significativo sugli esiti cardiovascolari e sulla mortalità come: Vitamine A, Vitamina B 6 e beta-carotene; zinco; ferro; magnesio; selenio e le varie formulazioni di multi vitaminici presenti sul mercato.

Alcune di questi sono controproducenti è il caso della Vitamina B3 (niacina), quando è associato all'uso delle statine, dove il rischio di mortalità cardiovascolare aumenta del 10%. La Food and Drug Administration (FDA) nel 2016 ha ritirato l'approvazione della combinazione prolungata di niacina e statine.

L'unica indicazione che sembra sia utile è Vitamina B9 ( l' acido folico) il suo apporto è associato a una diminuzione del 20% del rischio cardiovascolare, ma c'è un solo studio a sostegno di questa tesi. 


Il caso della Vitamina D

Nell'uomo la carenza di vitamina D è associata a: disfunzione vascolare, irrigidimento arterioso, ipertrofia ventricolare sinistra  e alla possibilità di sviluppare diabete, ipertensione e iperlipidemia. La carenza di Vitamina D è inoltre associata a peggior morbilità e mortalità cardiovascolare.

Però le meta-analisi degli studi di supplementazione con vitamina D non hanno mostrato chiari miglioramenti della pressione sanguigna, della sensibilità all'insulina o dei parametri lipidici, suggerendo quindi che il legame tra carenza di vitamina D e malattia cardiovascolare può essere un epifenomeno. Tuttavia nuovi studi sono in elaborazione per il ruolo della Vitamina D nella protezione cardiovascolare.


Sintesi

Gli integratori sono più utilizzati dalle persone con un buono stato di salute, ricordiamo che è sufficiente avere un'alimentazione equilibrata e varia per raggiungere tutti i livelli raccomandati di vitamine e sali minerali.

Proprio per questo a livello internazionale per la riduzione del rischio cardiovascolare oltre che a uno stile di vita sano con adeguata attività fisica si raccomanda una dieta tipo mediterranea più vegetale con basso contenuto di grassi saturi, carne rossa e ricca in frutta e verdura per raggiungere facilmente i livelli raccomandati di vitamine e sali minerali si tende a non fornire alcun integratore alimentare tranne casi particolari.

Gli integratori alimentari dovrebbero essere utilizzati sono in caso di carenze nutrizionali dovute a scelte personali di diete restrittive, a patologie come l'anoressia, la bulimia, a seguito di un intervento di chirurgia bariatrica per Obesità, di prevenzione come la gravidanza o per evitare possibili carenze nell'età della crescita.

Riferimenti:
A.A.V. V. "Vitamine e minerali supplementari per la prevenzione e il trattamento di CVD" Journal of the American College of Cardiology, Volume 71, numero 22, giugno 2018

giovedì 19 luglio 2018

Che cos'è l'indice infiammatorio alimentare? (inflammation food index)

Luca M., Alba (CN): ho sentito parlare di indice infiammazione degli alimenti, volevo sapere cos'è  e a chi serve?

Attualmente è un indice più utilizzato nei studi medico scientifici piuttosto che nella quotidianità. L'infiammazione è associata a una serie di condizioni di salute croniche, come il cancro e le malattie cardiovascolari. Ridurre l'infiammazione può aiutare a prevenire o trattare queste condizioni. Diversi studi indicano che l'alimentazione può contribuire a modulare l'infiammazione.

La ricerca negli ultimi anni ha dimostrato che ci sono alimenti che possono stimolare uno stato infiammatorio, come ci sono alimenti anti infiammatori che possono contribuire a ridurre uno stato infiammatorio. 

L’infiammazione è una risposta di difesa del nostro organismo a cause esterne, una reazione del nostro sistema immunitario, il problema sorge quando questa dura a lungo e si cronicizza nel tempo,  Questo può stimolare l'invecchiamento cellulare e favorire secondo i ricercatori lo sviluppo di malattie degenerative come  le Malattie Cardiache, Artrite Reumatoide, il Diabete e l’Alzheimer .

Per questa ragione invitano a seguire un' alimentazione più ricca di cibi antinfiammatori e con un consumo minore di cibi pro-infiammatori.


L'indice  d'infiammazione si calcola in base all'impatto della Proteina C reattiva, una proteina rilevabile nel sangue prodotta dal fegato.

La proteina C reattiva è un marker biologico stabile per la rilevazione dell'infiammazione in una fase precoce.

La proteina C reattiva (CPR o CRP, non è la prima volta che qualcuno ne sente parlare, si  tratta in genere di un esame del sangue che viene prescritto quando c'è il sospetto di un infezione batterica, meningite, cancro ma anche una malattia infiammatoria intestinale, una malattia autoimmune, un' artrite reumatoide, un' artrite cronica, morbo di Chron.

Una volta valutata la reazione dell'alimento alla Proteina C reattiva, gli alimenti vengono suddivisi in 3 categorie :

1) Pro-infiammatori
2) Anti-infiammatorio
3) Neutro

Non è escluso che in futuro posso diventare un'indice più noto al pubblico, in virtù dell'eccessivo aumento nella popolazione della patologie legate all'infiammazione.


Quali sono in generale gli alimenti pro infiammatori

Sono quelli alimenti che per le loro caratteristiche hanno la possibilità di peggiorare lo stato d'infiammazione, in genere si tratta di prodotti alimentari industriali molto elaborati che contengono oltre che a grassi saturi e colesterolo, tra gli ingredienti ci sono additivi, coloranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità:

Dolci e merende industriali
Brioches
Dadi
Zuppe già pronte
Sughi già pronti
Carni elaborate
Filetti di pollo impanati
Salumi (per il contenuto di grassi saturi e colesterolo)
Salame
Wustel
Filetti di pesce impanati
Alcol
Patate e Chips ( per alto indice glicemico) *


Quali sono in generale gli alimenti anti infiammatori? (Che aiutano a diminuire l'infiammazione)

In generale sono quelli alimenti che contengono molte fibre la ricerca ha evidenziato che ci sono alcuni micronutrienti in frutta e verdura che possono contribuire a ridurre l'infiammazione.

Cereali in particolare prodotti con cereali integrali, oltre al grano il riso, avena, orzo, farro, segale, grano saraceno, miglio.
Olio extravergine d'oliva ( per il contenuto di grassi monoinsaturi, vitamina E e polifenoli)
Cipolle
Semi di lino
Mandorle
Noci
Semi di zucca
Frutti di bosco
Curcuma
Ananas
Zenzero


Sintesi

All'interno di un alimentazione equilibrata può essere utile prediligere alimenti anti infiammatori che hanno un indice d'infiammazione basso in particolare in coloro che sono state già diagnosticate o sono soggetti a rischio di patologie autoimmuni, malattie cardiovascolari e malattie degenerative.

Sebbene l'indice infiammatorio degli alimenti possa rappresentare per molti una novità, non aggiunge nulla di nuovo alle conoscenze che già abbiamo, in quanto si è sempre invitato a consumare più cereali meglio se integrali, prediligere l'olio d'oliva extra vergine, le 5 porzioni di frutta e verdura fresca giornaliera, l'utilità del consumo anche se moderato di frutta secca (Mandorle, Noci) e la limitazione di tutti gli alimenti industriali elaborati ricchi di sale, grassi saturi, zucchero, additivi ed esaltatori di sapidità.

Riferimenti:
Julia C, Assmann KE1, Shivappa N, Hebert JR, Wirth MD, Hercberg S1, Touvier M, Kesse-Guyot E . Long-term associations between inflammatory dietary scores in relation to long-term C-reactive protein status measured 12 years later: findings from the Supplémentation en Vitamines et Minéraux Antioxydants (SU.VI.MAX) cohort.
Br J Nutr. 2017 Jan;117(2):306-314. doi: 10.1017/S0007114517000034. Epub 2017 Feb 7.

Philip P. Cavicchia, Susan E. Steck, Thomas G. Hurley, James R. Hussey, Yunsheng Ma, Ira S. Ockene, and James R. Hébert
A New Dietary Inflammatory Index Predicts Interval Changes in Serum High-Sensitivity C-Reactive Protein1–3
J Nutr. 2009 Dec; 139(12): 2365–2372.


Kim et. al.; Chen, Jie ; Wirth, Michael D.; Shivappa, Nitin ; Hebert, James R. et al.
Lower Dietary Inflammatory Index Scores Are Associated with Lower Glycemic Index Scores among College Students
Nutrients

Kaluza J, Harris , Melhus, Michaëlsson, Wolk A.
Questionnaire-Based Anti-Inflammatory Diet Index as a Predictor of Low-Grade Systemic Inflammation.
Antioxid Redox Signal. 2018 Jan 1;28(1):78-84. doi: 10.1089/ars.2017.7330. Epub 2017 Oct 12.

*  NB
Ha destato molta perplessità l'inserimento da parte dei ricercatori delle patate nella lista degli alimenti infiammatori, i ricercatori da me interpellati mi hanno inoltre ricordato che le patate hanno un alto indice glicemico (come zucchero e farina 00).
E' nota la relazione tra un alimentazione ad alto indice glicemico e alto indice infiammatorio, anche se l'indice glicemico delle patate varia per esempio nelle patate al forno da va da 56 a 111 se bollite da 56 a 101, avere preso il dato massimo secondo me è stato precauzionale.
Bisogna tenere presente che le patate richiamano anche una certa quantità di grassi come condimento nella cucina tradizionale, per esempio dalle mie parti si usa mangiare il rosti, patate grattugiate e saltate con molto lardo o burro; una volta ogni tanto si può anche mangiare diverso mangiarlo tutti i giorni a colazione.
Bisogna tenere presente anche frequenza di consumo e quantità, i ricercatori non invitano a eliminare ma a ridurre il consumo. Non concentratevi su un alimento specifico ma sull'alimentazione in generale, che oggi è particolarmente ricca d'alimenti già pronti, ridurre anche solo in parte quelli sarebbe un ottimo traguardo, al di là della patata, io il rosti comunque lo mangio lo stesso.

lunedì 16 luglio 2018

La Marijuana può migliorare il sesso?

Jessica L., Riccione:  Volevo sapere se è vero che la marijuana o la cannabis può migliorare le prestazione sessuali?

Quando si parla di sostanze, bisogna imparare a utilizzare i termini corretti, con il termine marijuana si identifica i preparati psicoattivi costituiti da resina e infiorescenze femminili della varietà della pianta di Cannabis o Canapa .

La THC è il principio attivo della cannabis noto per il suo effetto tendenzialmente euforico. Diverse ricerche medico scientifiche hanno evidenziato il possibile beneficio della cannabis come antidolorifico per artrite, tremori del Morbo Parkinson, si può rilevare la sua utilità per gli effetti negativi della Sla, gli effetti collaterali della chemioterapia anche su questi presunti benefici non c'è unanimità in ambito accademico.

Quando però si parla di sesso e cannabis, vedo in tutti comparire un sorriso malizioso, tuttavia più che parlare di scienza mi sembra di parlare di pseudo scienza.

La reazione a queste presunte sostanze è difficile da classificare e in ambito scientifico ci sono pareri discordanti, possiamo sicuramente affermare che la reazione al consumo di queste sostanze è soggettivo e dal mio punto di vista è molto condizionato dal contesto o meglio dall'ambiente e dalla compagnia.

Negli ultimi anni l'industria della cannabis attraverso il marketing associa il suo consumo a tutto ciò che è possibile cercando di cavalcare l'idea comune che si ha di questa pianta e dei suoi presunti effetti.


Tanto che negli ultimi anni c'è stata una ripresa della coltivazione di cannabis, in favore di varietà che contengono un principio attivo molto basso di THC, perchè la legge in molti stati consente il commercio solo di questo tipo di cannabis a basso tenore di THC.
Grazie a questo si è potuto riprendere la coltivazione della canapa come in Umbria per realizzare dei tessuti anche l'industria alimentare ha scoperto la canapa dalla crema al cioccolato con cannabis, olio di canapa, la pasta con canapa, le bevande con la canapa.

L'associazione della cannabis con il sesso non è un concetto recente, già nel  700 d.C i praticanti del sesso tantrico incorporarono la cannabis nelle loro acrobazie.

Secondo uno studio del 2017 della Scuola di Medicina della Stanford University evidenzia che coloro che fanno uso frequente di Cannabis facciano più sesso rispetto a chi non la usa, un 20% in più.

Oggi la maggior parte dei prodotti che contengono cannabis per le pratiche sessuali sono gel o olii, spesso in genere olii di cocco lascianti in infusione con foglie di cannabis, secondo le informazioni sui siti dei prodotti, hanno la funzione di lubrificare le parti intime e amplificare il piacere e la libido (non ho ancora capito se di chi la vende o di chi la compra).

Tra le aziende

Per non farci mancare nulla, perchè si sa il sesso non è solo una questione fisica ma celebrale , oltre a gel e olii che si applicano sulle parti intime, ci sono anche alcuni inalanti che arrivano prima al cervello, come l'azienda Inhale in Massachusettes,  che collega l'utilizzo dei derivati della Cannabis per le coppie o single con problemi sessuali, l'azienda sostiene che i prodotti a base di cannabis sono in grado di migliorare il flusso sanguigno e la sensibilità per essere in grado d'avere orgasmi più frequenti e più intensi.


Sintesi

Gli effetti della Cannabis sono soggettivi, possono indurre a introversione come a vivacità, comodità o disagio ma anche a nulla.

Secondo il sito Royalqueenseeds dipende dalla quantità e anche dalla varietà. Ricordo che è consentita per uso medico in 29 stati degli Usa e per uso “ricreativo” in cinque (Colorado, Oregon, Washington, Alaska e Nevada). Nel 2013 l’Uruguay è stato il primo paese del mondo a legalizzare l’uso, la vendita e la coltivazione di marijuana a scopo ricreativo.

Sull' uso medico per problemi sessuali ho qualche perplessità, il mio consiglio è quello che se siamo di fronte a un problema sessuale la cosa migliore è di rivolgersi a un sessuologo, a uno specialista che potrà meglio identificare il problema con professionalità e trovare la terapia più idonea.

Quelli che invece fanno già del buon sesso di continuare a farlo anche senza prodotti con derivati della cannabis, che questa migliori e moltiplichi gli orgasmi non c'è alcuna prova in merito.