mercoledì 21 giugno 2017

La dipendenza dal cioccolato, è un problema di predisposizione genetica?

La maggior parte delle persone crede che l'atto del mangiare sia un comportamento cosciente e volontario e che chiunque con lo sforzo della volontà o meglio il controllo cognitivo possa gestire la propria alimentazione e il proprio peso.

Questo è vero solo in parte, si tratta di un sistema più complesso che coinvolge meccanismi neurobiologici, psicologici e culturali. Ci sono alcune alterazioni dell'umore come la noia, lo stress e la depressione che possono innescare l'assunzione d'alimenti solo per il piacere del gusto.

In alcuni casi si arriva a parlare di dipendenza tanto che ci spinge a mangiare anche quando c'è la mancanza dello stimolo della fame.

Infatti, a essere consumati nei nostri momenti di noia, stress e depressione sono snacks e non frutta o verdura, snacks come le patatine fritte, taralli, pizza, crakers o alimenti dolci come gelati, cioccolati, bignè, torte, biscotti.


Ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente gradevoli al palato ricchi di un mix di sale, grassi e zuccheri, che possono creare una dipendenza, attivano sistemi di ricompensa del cervello che mettono in crisi il nostro controllo cognitivo.

I nuovi prodotti alimentari si muovono su questo mix, qualcuno ricorderà che abbiamo parlato d'alimenti multisensoriali, come i pop corn caramellati, il gelato salato.

Inoltre ci sono anche molti ingredienti che vengono inseriti nei prodotti alimentari con lo scopo d'esaltare il gusto, di stimolare quelle zone del cervello legate al piacere, al fine di creare una maggiore preferenza.


A dire il vero abbiamo da sempre dei tradizionali alimenti che mandano in crisi il nostro controllo cognitivo sull'alimentazione, sono gli alimenti ricchi di zucchero e il cioccolato.

Se nelle persone normo peso, è presente una dipendenza da alimenti nelle percentuali del 5-10% nelle persone obese questa percentuale sale del 40%.

Alcuni anni fa il neuro scienziato Serge Ahmed dimostrò in uno studio sperimentale tra bevanda allo zucchero e cocaina, le cavie erano diventate più dipendenti dallo zucchero che dalla cocaina.

Il cioccolato è riconosciuto che genera o meglio stimola nel nostro cervello il circuito della ricompensa e del piacere.


Mi trovavo casualmente (non proprio) al 11° Congresso International d'Addictologie de l’Albatros, a Parigi dove il Prof.Maldonado di Barcellona ha portato un lavoro interessante sulla dipendenza dal cioccolato.

Su due gruppi di cavie, un gruppo alimentato senza cioccolato e un gruppo con alimenti con gusto al cioccolato, tutti nel gruppo di quelli alimenti al gusto cioccolato hanno mostrato una gradevolezza al gusto  ma solo il 22 per cento, circa 1 su 5, è diventato dipendente dal gusto cioccolato.

Questa sembra volerci dire che la dipendenza è anche una questione di sensibilità individuale, non tute le cavie sono diventate dipendenti dal cioccolato, come mai?


Forse la spiegazione ci arriva da un altro studio sempre presentato durante il convegno sulla dipendenza anche da altre sostanze, si è formulata l'ipotesi che un background genetico possa favorire la dipendenza alla cannabis.

Ad essere coinvolto è il gene che regola il nostro orologio interno (HES7), sembra che una variante di questo gene possa favorire una predisposizione alla dipendenza di questa sostanza. Tra i comportamenti sentinella ci sono i disturbi del sonno, che sono frequentemente associati con l'uso di cannabis.


Questi lavori presentati rendono lecito chiedersi se le dipendenze di qualsiasi tipo e genere possano avere una base o meglio un background genetico, per alcune come i prodotti a base di cannabis, abbiamo visto che questa relazione è possibile.

Non escludo che anche nella dipendenza dal cioccolato ci possa essere lo stesso meccanismo d'azione, anche se secondo me incidono più gli aspetti psicologici e neurologici, che sono questi che bisogna trattare quando una preferenza si trasforma in una dipendenza che genera patologie .

Dopo avere passato la vita alla ricerca di comportamenti virtuosi, sono arrivato a delle nuove conclusioni, sono per la felicità individuale, come diceva Oscar Wilde il segreto della felicità è cedere alle tentazioni con un minimo di controllo cognitivo, un quadratino al giorno e qualche volta anche due!


mercoledì 14 giugno 2017

L'Impero dell'Oro Rosso Concentrato

In questo periodo sto leggendo il libro "L'Empire de l'or rouge" del giornalista Jean-Baptiste Malet, nonostante il nome, non è un libro di politica, non è nemmeno un libro di denuncia ma un inchiesta mondiale sull'industria del pomodoro, in particolare sul concentrato di pomodoro, di cui il 90% della produzione mondiale è cinese.

Il giornalista illustra il percorso dell'industria di conservazione del pomodoro iniziata in Italia ed esattamente a Parma a metà dell'800, dove i contadini avevano la consuetudine di mettere al sole i pomodori a perdere il contenuto d'acqua per avere un sapore più intenso, sono partite da qui le prime sperimentazioni sul pomodoro concentrato.

Dai laboratori artigianali si passa ai primi laboratori industriali intorno al 1895, in quell'anno Parma vanta ben 16 industrie per la produzione del concentrato di pomodoro, leader nel mondo al quale si unirà qualche anno dopo all'inizio del '900 la provincia di Piacenza.

Si diffonde in tutto il mondo la cultura del pomodoro partita dall'Italia, il maggior cliente sarà il mercato degli Stati Uniti, un mercato che influenzerà le scelte future, cosi nei primi decenni del '900 il gruppo Heinz Company (quello del Ketchup) aprirà nella Cina di Mao, la prima fabbrica di concentrato di pomodoro, dando l'avvio al concentrato di pomodoro cinese.


Tuttavia bisognerà aspettare la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 dove secondo l'autore l'industria di produzione italiana del pomodoro concentrato di Parma viene dismessa in Italia e "ricostruita in Cina", sono gli italiani che forniscono il know-how per creare le basi di leader del concentrato di pomodoro in Cina.

Il paradosso è che l'Italia con Spagna, Germania e Paesi Bassi è tra i maggiori importatori di concentrato di pomodoro in Europa (il 30% dell'intera produzione cinese viene inviato in Europa), il libro sostiene che arrivano tutti i giorni dieci container di pomodoro concentrato al porto di Salerno e che poi viene distribuito alle industrie.


Il libro dedica spazio ai lavoratori che se in Sud Italia sono immigrati dall'Africa in Cina si parla di lavoratori bambini delle minoranze etniche, dei prigionieri dei gulag cinesi, in sintesi dello sfruttamento di mano d'opera a basso prezzo o gratuita per la produzione del concentrato di pomodoro.

Interessante l'aspetto agronomo dedicato alla coltivazione delle varietà di pomodoro, insieme con i genetisti hanno creato delle varietà di pomodori adatti alla concentrazione,. La vendita di prodotto fresco è rivolta alla produzione di pomodoro più ricco d'acqua.


Il libro parla anche agrimafia, di prodotti realizzati in modo non proprio tradizionale, la semplici dizione pomodoro concentrato permette di non indicare gli additivi presenti si parla di concentrato con presenza d'amido, destrosio, fibra di soia e coloranti rossi; salse da concentrato che diventano europee dopo la lavorazione, non vado nel dettaglio perché non si tratta di mie esperienze dirette ma scritte nel libro, anche se su questo tipo di prodotto non mi stupisco più di tanto.

L'invito alle aziende è chiaramente alla trasparenza ma tutte le polpe dichiarano d'essere italiane e io ci credo e poche d'utilizzare del concentrato diluito e io ci credo moltissimo, tuttavia il concentrato di pomodoro da qualche parte deve anche finire, non è che importano 10 container al giorno per tirarselo a Carnevale.


Il mio invito da sempre è quello d'adoperare solo pomodoro fresco o trasformato da voi, non ricordo più nemmeno da quanto non acquisto una conserva di pomodoro, perché non mi piace il gusto, non siamo in famiglia dei grandi consumatori di pasta con pomodoro, da dovere ricorrere a sughi pronti, polpe pronte o concentrato di pomodoro.

Un libro completo esamina l'industria del pomodoro da più punti di vista, un libro che fa riflettere di come il Pomodoro arrivato dal Sud America con la scoperta delle Americhe, utilizzata dagli Atzechi, sia diventato parte della cultura tradizionale italiana (la pasta al pomodoro, la pizza napoletana, il ragù alla bolognese, la parmigiana di melanzane).

Si è passati da un prodotto simbolo del Made in Italy a un prodotto tramite trasformazione sempre più Made in China, un percorso assolutamente globale, simbolo della nuova economia di mercato.

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sabato 10 giugno 2017

Bere tè influenza l'espressione dei geni?

Andrea F: è vero che il tè è un fattore epigenetico?

Quanti sono i benefici sulla salute del tè? Si tratta di una delle bevande più studiate dai ricercatori, sulle cui virtù si decanta molto dalla ricchezza d'antiossidanti che hanno la capacità di contrastare i radicali liberi e di conseguenza l'invecchiamento cellulare, i flavonoidi che proteggono il sistema cardiovascolare,  l'epigallocatechina (ECGC) che secondo alcuni ricercatori contenuta nel tè verde potrebbe rallentare la progressione delle cellule tumorali.

Sono solo alcuni dei benefici più noti, che spesso sono riconosciuti in laboratorio ma che grazie alla pubblicità ci sono a tutti molto familiari.

Il tè è una bevanda d'origine cinese e giapponese, l'uso e i cerimoniali del tè nell'estremo Oriente ne hanno aumentato il fascino nei paesi Occidenti.


Recentemente è stato pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics un articolo su uno studio condotto da diversi ricercatori in Europa (Svezia, Paesi Bassi e Grecia), per verificare se caffè o tè potessero modificare i geni.

Sappiamo che che il nostro comportamento e l'ambiente possono innescare modificazioni che influenzano i nostri geni, di questo argomento si occupa l'epigenetica.

L'epigenetica è la branca della genetica che studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l'espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA .

Personalmente su come gli alimenti o le bevande possono influenzare l'espressione dei geni, invito alla cautela dall'idea apparentemente rivoluzionaria, gli studi fino ad ora ci hanno detto delle cose che ci erano già note e d'utilità relativa.


Quest'ultimo studio pubblicato su Human Molecular Genetics ci dice che nel caffè non ha individuato dei cambiamenti d'espressione dei geni ma ha individuato sul consumo di dei cambiamenti in 28 regioni diverse del DNA note per interagire con il cancro e il metabolismo degli estrogeni, solo per quanto riguarda il sesso femminile.

La ricerca non è in grado di spiegare che tipo di è in grado di dare questa modificazione e nemmeno la quantità per trarre vantaggi da questi cambiamenti epigenetici.

I ricercatori sostengono o meglio secondo me avanzano l'ipotesi che il tè può svolgere una diminuzione della progressione tumorale diminuendo l'infiammazione e diminuendo il livello d'estrogeni. una conclusione che in parte giù conoscevamo a livello teorico sul tè verde.


Quello che bisogna tenere conto è che in genere chi beve abitualmente tè ha un certo stile di vita molto diverso da quello che beve caffè, sono due bevande che hanno gruppi di consumatori diversi, con diversi comportamenti, questo influenza le risposte e i comportamenti in generale.

In attesa di nuovi studi più chiari e meglio argomentati consiglio di godersi una bella e buona tazza di tè per il piacere del gusto.

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Riferimenti: Weronica E. Ek Elmar W. Tobi Muhammad Ahsan Erik Lampa Erica Ponzi Soterios A. Kyrtopoulos Panagiotis Georgiadis L.H Lumey Bastiaan T. Heijmans Maria Botsivali "Tea and coffee consumption in relation to DNA methylation in four European cohorts " Human Molecular Genetics Giugno 2017

lunedì 5 giugno 2017

Vaccini, coercizione o democrazia?

Sonia G, Cesena: Lei che è una persona di buon senso cosa ne pensa del decreto sui Vaccini?

Su dieci domande che ricevo al giorno almeno cinque riguardano i vaccini, quello che lascia sbigottiti gli utenti è la mancanza di critica sulla stampa in merito alle nuove circostanze che hanno portato in Italia a un decreto, una mancanza di un contraddittorio sia sui media che politico.

Il giorno 19 maggio 2017 in Italia è stato approvato il Decreto legge che obbligherà i genitori a vaccinare i propri figli, pena il non inserimento a scuola (si parte dall’anno scolastico 2017/2018) , la mancata vaccinazione porta alla segnalazione diretta da parte dell’ASL al Tribunale dei Minori per l’avvio al procedimento della sospensione della patria podestà.


Ecco l’elenco dei vaccini e delle copertura diffusa dal Ministero per il 2015:

antipoliomielitica (93,4%)
antipoliomielitica (93,4%)
anti-difterica (93,35%)
anti-tetanica (93,56%)
anti-epatite B (93,2 %)
anti-pertosse (93,3 %)
anti Haemophilus Influenzae  tipo B (93,03 %)
anti-meningococcica B (anti-meningococcica età pediatrica 88,73%)
anti-meningococcica C (76,62 %)
anti-morbillo (85,29%
anti-rosolia (85,22%)
anti-parotite (85,23%)
anti-varicella (30,73%)

I dati sono stati forniti dal Ministero pertanto visto che il Decreto arriva dallo stesso Ministero era forse necessario una verifica per la forte pressione dello stesso nel fare approvare il decreto.

Il livello ottimale per la copertura vaccinale per garantire la cosiddetta immunità di gregge da parte di alcune società scientifiche è del 95%, negli ultimi anni il numero dei vaccini è in diminuzione, basti pensare che nel 2011 la media italiana era al di sopra del 96%.


Cosa ha determinato questo calo improvviso?

Penso che prima di formulare un decreto bisogna chiedersi, le ragioni che hanno portato nel giro di pochi anni a un calo dei vaccini raccomandati.

Il dato coincide con la il fallimento del vaccino anti influenzale nel 2015 che ha fatto nascere e rinforzare un atteggiamento di diffidenza nel confronto dei vaccini.

Si badi bene che in altri paesi ci sono dati ancora più negativi per esempio negli Usa solo il 70% di copertura della popolazione dei vaccini e nessuno ha mai pensato di fare un decreto.

Per quanto mi riguarda togliere la patria podestà per una varicella, è un esercizio che bene sia esercitato per altre motivazioni.

Non è questo il maggiore problema della sanità in Italia, basta andare in qualsiasi Pronto Soccorso per rendersi conto della carenza del 30% d'ambulanze, posti letto e personale, tanto che un noto giornalista suggerisce più che chiamarli Pronto Soccorso meglio chiamarli Lento Abbandono.

Secondo il Censis, negli ultimi anni è aumenta la spesa sanitaria privata degli italiani, che sale a 35,2 miliardi, e si espande l'area della 'sanità negata' con 12,2 milioni di persone che nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente, pari a un incremento del 10,9%).

Possibile che l'urgenza siano i vaccini che vengono somministrati al 93,4% della popolazione italiana in qualsiasi caso e non i 12 milioni d'italiani che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie?

Non per essere polemico ma se la media dei vaccini quando la Ministra Lorenzin è entrata al Ministero era del 96%  e poi è scesa per il 93% per i vaccini obbligatori e 85% sui vaccini raccomandati forse la responsabilità è della stessa Lorenzin.


Qual'era urgenza? Qual'era l'emergenza per il ricorso a un decreto?

C'è un problema di legittimazione politica della decisione. Un governo che dopo il referendum di Dicembre, ha perso il sostegno popolare e in una democrazia non è cosa da poco.

L'attuale governo è stato chiamato al fine di una gestione ordinaria in attesa dello stabilire delle nuove elezioni, una transizione che non può essere infinita e che in uno stato corretto non legittima il ricorso ai decreti.

Il primo sbaglio del Governo Gentiloni è stato quello di non mandare a casa alcuni membri del vecchio Governo Renzi, da quelli con il conflitti d'interesse e quelli molto criticati come il Ministro della Salute e quello del Lavoro, Poletti e Lorenzin che avevo sollevato anche manifestazioni pubbliche e popolari di dissenso del loro operato e che di fatto hanno fatto sono i responsabili delle perdita della fiducia del consenso popolare espresso nel referendum.

Il secondo sbaglio del Governo Gentiloni, è stato quello che davanti a un decreto del genere non ci sia stato nemmeno uno che abbia non dico contestato ma neanche espressa qualche perplessità su alcuni punti, in sostanza ci si è arrogati il diritto di decidere senza sentire le parti sociali che in un governo senza il sostegno popolare forse era il caso di fare.

C'erano i caratteri d'urgenza per un decreto? Purtroppo negli ultimi anni si registra un uso improprio di tale strumento, oramai si va avanti e decreti, viene da chiedersi il parlamento a cosa serve? 

Sembra dalle note delle stampa che in questo caso si sia preferito acconsentire al capriccio e alla voglia d'egocentrismo di un Ministro piuttosto che dare retta al buon senso.


In genere come diceva un grande politico a pensare male si fa sempre torto ma qualche volta ci si azzecca. Si è portati e pensare agli interessi economici, visto che le società scientifiche esistono perché sponsorizzate dalle aziende farmaceutiche e il Ministero della salute è il cliente più importante delle aziende farmaceutiche.

Quale migliore occasione per prendere una decisione senza coinvolgere le parti sociali, per le aziende farmaceutiche un occasione d'oro che non si sono fatte sfuggire.

La Ministro da detto "Facciamo un decreto perché on line si parla male dei vaccini", in cerca di una giustificazione, se si dovessero fare per ogni cosa che on line si parla male un decreto non finiremmo più!

L'uso del decreto è un precedente fortemente negativo, io comprendo un decreto quando c'è un epidemia di colera, ma non si è di fronte a un epidemia né di colera, né di morbillo, né di varicella.

Bisogna fare prevenzione risponde il Ministero, strano modo di fare prevenzione con 12 milioni d'italiani che nell'ultimo anno hanno rinunciato alle cure mediche.

Di fronte alla diminuzione delle nascite, costa molto meno fare i vaccini a tutti i bambini che fornire cure ai 12 Milioni che hanno problemi ad accedere a cure e terapie.

Mi spiace si tratta proprio di un brutto gesto politico.


Perché non serviva il decreto

La legge di prima che divideva i vaccini obbligatori e raccomandati dal mio punto di vista andava benissimo, perché anche se non erano obbligatori ma raccomandati i cittadini hanno continuato a farli in misura del 93% e del 85%, tranne morbillo varicella.

Ci sono però delle figure preposte ad accompagnare in un percorso di salute i genitori e i bambini il Pediatra di base.

Se ci sono dei genitori poco convinti allora più che coercizione o mandare a casa la polizia o peggio fare intervenire i tribunali, che come dire hanno già tanto da fare e non riescono a farlo, sarebbe stato meglio accompagnare i genitori dai professionisti della salute in un percorso di dialogo e d'informazione.

La frase più stupida che ho sentito associata ai vaccini è la scienza non è democrazia, è invece democrazia togliere la patria podestà a un genitore per una varicella?

Il professionista della salute deve relazionarsi alla persona assistita e non distaccarsi dalla sua vita e dalla sue problematiche. La nuova frontiera della medicina è la personalizzazione del trattamento che si può avere solo con l'empatia dell'utente.

I professionisti della salute devono sforzarsi di cercare questo dialogo altrimenti non avranno futuro, senza una relazione di compliance con il paziente.


Esempio pratico le dichiarazioni da firmare di responsabilità sui vaccini e sui trattamenti ai genitori e pazienti

Una delle cose che più mi fa imbestialire è che quando fai la vaccinazione al genitore viene dato un foglio nel quale in sostanza dichiara che il bambino non ha allergie, di fatto si esonera il personale sanitario da qualsiasi responsabilità lasciando il genitore solo come unico responsabile.

Questo capita anche per una scintigrafia, tac ecc. alle dimissioni di un Ospedale o del Pronto Soccorso, ti obbligano oramai a firmare dappertutto, il personale medico pur di non responsabilizzarsi. "Lo facciamo per tutelarci", i medici e gli ospedali si tutelano dai pazienti  e la persona assistita il paziente come si tutela? 

Nel marzo 2017, sempre sotto il Ministro della salute Lorenzin, non è casuale, una nuova legge sulla responsabilità dei medici, che guarda caso tutela più i medici e la struttura che la persona assistita.

Chiedo scusa del linguaggio ma il malato a cui avete dato la terapia se non funziona o almeno i parenti se muore, possono almeno prendervi a calci in culo? Forse non si è compreso che l'anello debole è la persona malata e non il personale sanitario.

Questo trovo una cosa aberrante tu medico di cura mi consigli, vaccino, l'esame, trattamento e terapia ma è mia responsabilità ? Sembra che le persone assistite vanno dal medico e che lo torturino per avere un vaccino o una terapia!

La responsabilità non è una crema abbronzante che al sole si scioglie, un trattamento è sempre responsabilità di chi lo consiglia e del personale che lo pratica, se non si è in grado di sostenere la responsabilità di questo genere non fate i medici, non fate gli infermieri, non lavorate negli ospedali, andate a lavorare all'ufficio del catasto.

Sintesi

Non è il vaccino che è stato messo in discussione ma una certa modalità di gestione della salute, troppi interessi di parte, che hanno prevalso sulla ragionevolezza.

Il ricorso alla coercizione con il tribunale poco si concilia con la democrazia, una manifestazione di forza, in pratica hanno sostituito il Medico con il Magistrato.

Questo decreto non ha tenuto conto del rapporto di comunicazione tra Medico e Persona Assistita, perché è su quel rapporto di comunicazione e su quella fiducia che si basa la medicina.

Di fatto il decreto non riconosce il ruolo del Medico e in questo caso del Pediatra di base come interlocutore delle giovani famiglie, a questo sostituisce l'autorità di un tribunale, è un passo indietro nei rapporti tra il cittadino e la politica.

Titolo III
Rapporti con la persona assistita
Art. 20
Relazione di cura
La relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità. Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura.

lunedì 29 maggio 2017

Green Condom Club: il preservativo vegano e senza glutine

Iniziamo la settimana con una notizia originale, è stato presentato d'alcuni giorni il primo preservativo vegano e senza glutine, in modo che anche coloro che seguono una dieta vegana e una dieta senza glutine possono fare sesso sicuro!

Dal Falloppio al Condom

Comunque i profilattici di budello, fatto con le interiora d'animale non esistono più dal 1855, da quando un tale Charles Goodyear, proprio quello dei pneumatici veloci delle automobili, brevettò i profilattici dal lattice dell'albero della gomma.

Notizia curiosa il preservativo dovrebbe chiamarsi Falloppio, dal nome di Gabriele Falloppio, un anatomista dell'Università di Padova, che ha lavorato a Firenze presso i Medici. Nel 1550 sperimentò una tecnica per adattare il budello alle forme del pene. Giuro non me lo sono inventato proprio Falloppio si chiamava, un nome un destino.

Più comunemente si chiamano Condom, dal nome di un medico inglese d'origine francese, portato a Londra  da Enrichetta Maria di Borbone, figlia di Enrico IV e Maria de Medici, moglie di Carlo I e madre di Carlo II Stuart, quest'ultimo dalla fama d'uomo licenzioso, il medico diffuse prima nella famiglia reale e poi in tutta Londra, l'uso del budello come preservativo per la prevenzione delle Malattie Veneree.

Green Condom Club

Questo preservativo vegano, in latex naturale, è stato brevettato da Gabrielle Lods una 32 enne di Ginevra, è garantito insapore, inodore, non contiene sostanze d'origine animale, non viene testato sugli animali, è senza glutinesenza caseina cioè senza proteine del latte, senza benzocaina, senza glicerina, senza parabeni e ha il marchio europeo Vegan, un preservativo quindi anche certificato da un organo ufficiale dell'Unione Europea.

Anche la confezione è studiata per ridurre le emissioni di carbonio, materiale riciclabile, azienda di produzione che risponde alle normative ISO 9001  e ISO 13485.


Non ci sono più scuse, io sono vegano il preservativo non posso adoperarlo, sono intollerante al glutine non posso adoperare il profilattico, sono allergico alle proteine del latte non posso adoperare il condom.

Io non voglio essere polemico, ci sono per amore del cielo quelle persone che sono allergiche al lattice e alcune allergie possono dare luogo a reazioni allergiche incrociate, un problema che va oltre il preservativo ma per esempio i miei amici senza glutine, hanno avuto problemi anche con i preservativi? 

Io capisco il biscotto con il glutine uno lo mangia e ha una reazione all'intolleranza, senza entrare nei particolari non è il mio stile ma il preservativo da origini alle stesse reazioni?

Si vede di si, non ci avevo mai pensato giuro al preservativo senza glutine!

Il settore dei preservativi sempre più fervido d'idee

Il settore dei profilattici negli ultimi anni è una vera miniera di idee nuove, questo che io sappia è il primo preservativo green nato con rispetto dell'ambiente e dell'uomo.

In commercio c'è il preservativo nebulizzatore uno spray, che si spruzza sul pene in erezione.

C'è il preservativo intelligente, che non va dove di porta il cuore ma rileva le malattie sessualmente trasmissibili cambiando colore.

In Australia hanno provato a fare un preservativo quasi vegetale a base di latte di Spinifex, una pianta australiana ricca di nano cellulose, che mischiato al lattice ha la possibilità di creare un preservativo più sottile e più resistente.


Preservativi e stile di vita alimentare

Siamo a un punto di rottura, si è passati dai preservativi rilassanti per lei e ritardanti per lui, ai preservativi legati allo stile di vita alimentare, io sono figlio dei preservativo settebello per intendersi, c'era solo quello una volta per tutti.

Un dubbio mi appare all'orizzonte ma il preservativo vegano, va bene per tutti i vegani? Che ne pensano i crudisti? I fruttisti o i pescetariani?

Per esempio i nostri amici della dieta Paleolitica, adoperano il preservativo? Se sì, quale? Quello preistorico o cos'altro?

Quelli che seguono la Dieta Dunkan iperproteica è previsto anche un preservativo speciale in dotazione?

Sintesi

Quindi amici ed amiche vegani, ricordate che c'è anche il preservativo vegano, ogni tanto un "peccato carnale" si può anche fare!

Il Green Condom Club è in vendita al prezzo di 4,90 per 3 preservativi, la confezione da 12 a 12,90 e per i più arrapati, la confezione da 100 per 65 euro.

Fonte notizia e fotoGreen Condom Club


martedì 23 maggio 2017

Avocado assassino

Notizia da food blogger, andiamo in Regno Unito ed esattamente a Londra, dove la Bapras l'Associazione dei Chirurghi Estetici ha emesso un comunicato d'allerta.

Una nuova invasione dei vichinghi? No
Interventi impropri di modellamento delle coppe di champagne? No
Troppi interventi d'allungamento dei baccelli ? No

Nulla di tutto questo per fortuna, l'Associazione Inglese dei Chirurghi Estetici ha emesso un comunicato che mette in guardia gli inglesi, da uno degli incidenti domestici più diffusi, il taglio della mano dovuto alla preparazione dell'Avocado.

La notizia sarebbe rimasta inosservata se fosse arrivata da un paese come il Messico, il paese dove si consuma più avocado ma anche il paese maggior produttore con il Brasile, il Perù, l'Indonesia e il Kenya, oppure dal Giappone il secondo paese consumatore d'avocado nel mondo, in fatto che arrivi dal Regno Unito la rende più originale.

Il segno che anche in Europa l'Avocado è un frutto molto diffuso e utilizzato in particolare da coloro che seguono una dieta vegetariana o vegana, per sostituire a freddo uova e burro in cucina, quanto questo poi si coniughi con una dieta green a km zero è difficile da dire.

Credo sia più una domanda legata al sogno esotico che legata al gusto, in qualsiasi caso la domanda d'avocado sul mercato aumenta del 25% ogni anno, una richiesta più alta dell'offerta, tanto che il prezzo in alcuni periodi dell'anno, chiamati di transizione tra l'offerta di prodotti del bacino del mediterraneo come Israele e Spagna e l'offerta dei prodotti che arrivano dall'America Latina, è raddoppiato.


L'associazione dei Chirurghi Estetici ha ufficialmente invitato i distributori d'Avocado a indicare nelle confezioni e nei punti vendita informazioni sulla preparazione di un avocado.

Si parla di ben 4 interventi al mese nella sola Londra dove bisogna intervenire chirurgicamente, presupponiamo dei tagli profondi, una dei Vip più noti a subire quest'incidente è stata Meryl Streep.

L'Associazione dei Chirurghi Estetici indica che una maggiore informazione sulla preparazione dell'avocado può aiutare a prevenire questi incidenti domestici che hanno un costo alla sanità alto.

La raccomandazione è quella di tagliare l'avocado su una superficie piana e non nel palmo della mano, perchè l'avocado è scivoloso; sembra che più che il taglio in due dell'avocado o il ricavare la polpa sia il nocciolo centrale il problema più difficile.

Amici inglesi e non amanti dell'Avocado, due consigli semplici, ci vuole un avocado maturo e un coltello adatto.


Come riconoscere un avocado maturo?

Dipende dalla varietà, la più comune è la Haas (che si trova in vendita da Novembre a Maggio) sono dei frutti piccoli con la pelle rugosa verde, quando è maturo la pelle tende a colore viola. la varietà Nabal ( Marzo - Aprile) che ha una pelle verde liscia che quando diventa matura diventa rossastra.

Un altro modo per verificare la maturazione di un avocado, per esempio per la varietà che rimangono verde come la Pinkerton (sul mercato da Novembre a Marzo) e Fuerte (in vendita da Novembre a Marzo, dal sapore che ricorda  molto la nocciola), è fare una leggera pressione con un dito se cede leggermente è maturo, se non cede è acerbo e se invece cede lasciando un bel segno è troppo maturo.

In qualsiasi caso se acquistate avocado acerbo, per farlo maturare basta metterlo qualche giorno fuori da frigo avvolto in un carta da giornale.

Il coltello, non serve una mannaia, non dovete andare alla conquista del Messico come Hernando Cortes, basta un semplice coltello da frutta o da cucina, in genere se maturo il nocciolo del'avocado viene via molto facilmente

Personalmente dopo avere fatto il taglio laterale dell'avocado, per togliere il nocciolo ruoto le due metà in senso opposto il nocciolo viene via da solo, per ricavare la polpa poi basta un cucchiaio tra la polpa e la buccia, non c'è bisogno di coltello, il metodo del video è più divertente, per togliere il nocciolo, anche se avrei adoperato un coltello un po' più piccolo..

Sotto il metodo Jamie Oliver  per preparare un avocado ... senza tenere l'avocado nella mano.


Che gli inglesi avessero qualche problema con il coltello, lo avevamo capito, qualcuno ricorderà che proprio ultimamente un grande magazzino inglese organizza Master per Pelare Patate, ora può anche organizzare un Master in taglia Avocado consigliato dall'Associazione dei Chirurghi Estetici.

Per gli altri paesi sono certo che la Ministra Lorenzin troverà un vaccino anche per questo.

Fonte dell'informazione: The Guardian


mercoledì 17 maggio 2017

Emulsionanti che aumentano la permeabilità intestinale?

Da qualche anno a questa parte abbiamo preso sempre più confidenza con un nuovo ruolo del nostro intestino.

Non solo come parte del nostro sistema digestivo ma come filtro, grazie alla composizione del microbiota, che può impedire a batteri, allergeni e tossine d'entrare nel nostro organismo.

Le ultime ricerche medico scientifiche collegano la composizione e la funzionalità del microbiota con le patologie come l'obesità, la sindrome metabolica, il morbo Alzheimer e in generale le malattie infiammatorie croniche e le malattie autoimmuni.

Come la ricerca medico scientifica si rinnova e si amplia di nuove conoscenze anche l'industria alimentare si rinnova e sempre di più le etichette alimentari si arricchiscono di nuovi ingredienti come gli additivi quali polisorbati e carbossimetilcellulose.


Alcuni ricercatori universitari negli Usa ad Atlanta e in Belgio hanno sperimentato che queste due famiglie d'additivi anzi meglio d'emulsionanti possono modificare e distruggere la flora intestinale del nostro microbiota, indebolendo cosi il nostro intestino e favorendo una maggiore permeabilità intestinale e di conseguenza la possibilità di sviluppare malattie infiammatorie croniche.

Riproducendo virtualmente per via sperimentale sull'uomo questi effetti si è notato che potenzialmente i due gruppi d'emulsionanti avrebbero la possibilità di modificare la composizione dei ceppi batterici dei microbiota intestinale.

Negli studi si è notato che anche a concentrazione relativamente basse di questi gruppi d'emulsionanti si possono produrre alterazioni del sistema intestinale favorendo stadi infiammatori e sindrome metabolica.

Gli emulsionanti secondi i ricercatori sono: 
- polisorbati denominati E 432, E 433, E434, E 435, E 436 
- carbossimetilcellulose denominati E 466, E 468, E 469.

Dove li possiamo trovare? Dolci, gelati industriali, chewing gum, caramelle, salse già pronte.


Sintesi:
Nell'industria alimentare gli emulsionanti sono adoperati da sempre, sovente per aumentare le proprietà organolettiche e la consistenza del prodotto, questo porta a pensare che il loro utilizzo sia rivolto a prodotti non di qualità

Senza allarmismo come sempre l'invito è quella di limitare la frequenza l'utilizzo di prodotti già pronti, d'avere un' alimentazione equilibrata ricca di frutta e verdura (5 porzioni al giorno) associata ad regolare esercizio fisico, limitare gli alimenti ricchi di zucchero e controllare le etichette alimentari prima dell'acquisto.

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N.B.
Per tutti quelli interessati alla sicurezza alimentare e al settore dell'alimentazione consiglio l'articolo e il libro da scaricare "Scaffali in allerta" da Il fatto Alimentare di Roberto La Pira


Riferimenti: 

Csáki K "Synthetic surfactant food additives can cause intestinal barrier dysfunction " Med Hypotheses. 2011 May;76(5):676-81.

Lerner, Matthias " Changes in intestinal tight junction permeability associated with industrial food additives explain the rising incidence of autoimmune disease".Autoimmun Rev. 2015 Jun;14(6):479-89

Chassaing B, Koren O, Goodrich JK, Poole AC, Srinivasan S, Ley RE, Gewirtz AT " Corrigendum: Dietary emulsifiers impact the mouse gut microbiota promoting colitis and metabolic syndrome" Nature. 2016 Aug 11;536(7615):238.

Rolhion N, Chassaing B. When pathogenic bacteria meet the intestinal microbiota. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 2016 Nov 5;371(1707).

Chassaing B, Van de Wiele T, Gewirtz A "Dietary Emulsifiers Directly Impact the Human Gut Microbiota Increasing Its Pro-inflammatory Potential and Ability to Induce Intestinal Inflammation " Inflamm Bowel Dis. 2017 Feb;23 Suppl 1:S5

lunedì 15 maggio 2017

Hermes dietro le quinte, l'importanza del sapere fare nell'artigianato

Complice una visita a Milano, nel centro della città di fronte a Society (negozio che molti blogger conoscono) in Via Palermo nei locali della pelota, mi sono fatto attrarre da quest'evento organizzato dal marchio Hermes.

Un laboratorio dal vivo con gli artigiani che ogni giorno lavorano per il celebre marchio del lusso.

In un primo momento ero incredulo ho pensato che fossero degli attori e quindi ho formulato delle domande in francese, al quale invece hanno tutti risposto con grande sapienza dimostrando una grande dimestichezza nel loro lavoro.

Erano veramente degli artigiani e ho imparato tante cose, per esempio come si fa una cravatta, ci vogliono venti minuti per fare una cravatta, ogni cravatta ha all'interno il numero dell'operatore o del laboratorio, nella sola Narbonne ci sono dodici laboratori di cravatte.





Ho scoperto come si prepara un prototipo d'orologio, tutto il lavoro che c'è dietro, come di fa il vetro, come si realizza un gioiello, come si dipingono le ceramiche, come si creano gli articoli di pelletteria.

Il pubblico era misto, le persone più agè, come me avevano più confidenza con l'artigianato perché ci ricordiamo di queste figure che erano fondamentali, ogni quartiere ogni città poteva contare su degli artigiani per creare degli oggetti di cui si aveva bisogno.

Una volta non c’erano le misure standard e ogni prodotto era personalizzato sulla figura delle persone che lo ordinavano.

Quando vado a conoscere una nuova azienda mi fanno sempre vedere una macchina nuova che fa tanti biscotti al giorno, tante tranci di torta, tanti pacchi di pasta..

In Italia devo dire che incontro bravi artigiani, forse l’Italia è uno dei paesi in cui l’artigianato è molto presente.





Ho un amico stilista del settore della pelletteria che gira gli artigiani tra Toscana, Umbria e Lazio alla ricerca di laboratori artigianali che perfezionano le sue creazioni grazie alla loro esperienza nel sapere realizzare lavorazioni uniche per il grande mercato internazionale del lusso.

Mi chiedo visto anche l’età delle persone che ho incontrato e conosciuto, tutto questo sapere fare, tutto questo know now, visto la delocalizzazione all’estero, che fine farà?

Hermes con questo show, mi ha fatto intendere che le multinazionali del lusso è il settore più interessato a stimolare l'artigianalità.

L'artigianalità può pero sopravvivere se ci sono sia soddisfazione personali legate al piacere di creare qualcosa di propria ma anche alle soddisfazioni economiche delle persone che vi lavorano.

Io che arrivo da un territorio di montagna, l'abbandono di alcune aree montane è dovuto al fatto che si poteva guadagnare di più a lavorare per un impianto di risalita che avere un maso con la stalla, certo perpetuare la tradizione è importante ma se questa permette d'avere un reddito soddisfacente.



L''artigianalità però vedo che scompare sempre di più nel settore alimentare, c'è sempre più industria e sempre meno artigianalità, osservo sempre meno gelatai artigiani sempre più rivenditori di gelato industriale, pasticceri rivenditori di prodotti industriali, panettieri venditori di prodotti scongelati e poi cotti in forno, ho visto perfino le basi per pizze già pronte per pizzerie, realizzate dall'industria e poi distribuite nelle pizzerie.

Una cosa banale mi capita spesso d’andare al ristorante e di trovarmi di fronte a dessert industriali già pronti, certo sono più comodi, perfetti e non lo metto in dubbio ma avrei voluto dei dessert meno perfetti e meno omologati nel gusto.

Comprendo che oggi avere un ristorante è un attività d'impresa con dei tempi molto ristretti e l'uso dei prodotti già pronti semplifica le cose.

Una cosa che mi ricordo in un ristorante storico a Firenze vicino a Santa Maria Novella, avete il dolce? Si. Lo fate voi? No il pasticcere qui all'angolo ce li prepara tutti i giorni, infatti era molto buono e fresco.

Mi rendo conto che costa di più per il ristoratore ma sostenere l’artigianalità può servire anche un piccolo gesto economico come questo.

C'è modo  e modo di sostenere l'artigianato, non tutti possiamo diventare clienti di marchi di lusso. L'Artigianato può sopravvivere e essere una fonte economica importante su tutto il territorio, se non lo solo le aziende del lusso dedicano attenzione e ricompensano in modo adeguato, ma anche se c'è un sistema locale più attento che sappia valorizzare il fare da se che in molti casi si coniuga con l'arte del sapere fare.

Per chi lo vuole vedere a Milano fino al 17 Maggio Via Palermo

venerdì 12 maggio 2017

Tutto Food 2017: le novità e i trend del settore alimentare

I grandi appuntamenti come le fiere nazionali sono il momento di fare il punto della situazione dell'industria italiana alimentare, per comprendere meglio i trends e le novità.

Personalmente deserto le conferenze stampa, preferisco andare in giro negli stands per conoscere e vedere la realtà con i propri occhi e parlare con i produttori.

Da notare che sono mancati alcuni marchi che distribuiscono esclusivamente nella grande distribuzione moderna, ma non si è sentita la mancanza, perchè erano presenti molte aziende di buon livello qualitativo e innovativo.

Solo per citarlo c'è stato anche un convegno sulla nutrizione, diciamo per essere buoni che è meglio pensare che non ci sia mai stato per il bene di tutti.

1) Grani antichi
In qualche mio vecchio post avevo parlato di questa tendenza, che ora è divenuta sembra una splendida realtà. Non solo farine in vendita nei negozi come farina da grano arso, farina di grano Senatore Cappelli, kamut come l'azienda Molino Bongermino, sempre queste stesse farine si utilizzano come ingredienti  con altre farine come quella di farro, quinoa, le farine integrali, farine di lenticchie, per prodotti di qualità dalla pasta dai vari formati come Grano Armando ai dolci per le ricorrenze come le chiacchiere di Asolo Food.




2) Nuove farine ottenute da legumi e verdure
Oramai il settore delle farine si arricchisce ogni giorno, non solo di farine dai grani antichi ma di farine ottenute da legumi e verdure come la farina di piselli, la farina di zucca, farina di fave, farina di carote.



3) Pasticceria vegana e pasticceria senza glutine : Panettone e Pandoro 
La pasticceria vegana e senza glutine, fino a qualche anno fa, era esclusiva di soli pochi artigiani o pasticceri, invece ora è sempre più presente nell'offerta di molte aziende industriali. Per il Natale 2017 si preannuncia come il Natale con i dolci da ricorrenza che accontentano tutti, dai vegani al senza glutine.



4) Salumi tradizionali di qualità, salumi halal, salumi di pesce
Il mercato dei salumi è quello più debole, una domanda che diminuisce sempre di più, un settore che va in cerca di soluzioni, quattro sono le tendenze in atto proposte dalle aziende.

a) Salumi di qualità in cui si esalta la tradizione, cito come esempio oltre ai prosciutti crudi invecchiati e prodotti di prosciutto crudi e cotti selezionati da allevamenti biologici come quelli dell'azienda Dok dall'Ava ,anche formati tradizionali dimenticati come il salame fiasco di Monte Savino, della Salumeria Monte San Savino.




b) Salumi con verdure
c) Salumi da altra materia prima come la Bresaola di Tonno della Coam Scandia 


d) Salume halal fatto con la carne di Vitello di Il vitello di Casa Vercelli 


5) Uno spruzzo di salute: l'olio aromatizzato a spruzzo
Non è una novità in assoluto ma quello dello spruzzo con le indicazioni della salute mi diverte molto, uno spruzzo d'omega 3 , mi piace l'idea, lo spray leggero della Fratelli Mantova, Gli olli sono di versa materia prima e poi ci sono gli olli aromatizzati.


6) Bibite al bergamotto, cedro e chinotto
Qualcuno ricorda un vecchi post in cui invitavo a utilizzare dei agrumi non esteri, ma prodotti del Made in Italy come appunto il bergamotto, cedro e chinotto, sono molto contento che l'azienda Bevi più naturale abbia colto il messaggio, in particolare quello al bergamotto l'ho provato è molto buono e aromatico.


7) Gelato vegano, gelato biodinamico, galato senza lattosio
Come altri prodotti anche il gelato viene incontro a nuove esigenze, interessanti le più proposte di gelato vegano fatto con latti vegetali, interessante la linea Demeter con i sorbetti da agricoltura biodinamica  e sempre di Gildo Rachelli invece propone un gelato bio senza lattosio.




8) La pasta veloce
C'è chi celebra lo slow food, il rito lento dell'alimentazione e chi il fast c'è la velocità in questo senso due novità per la pasta

a) Istant my pasta di Canossa
Per tutti quelli che non hanno tempo my istant pasta, dovrebbe essere una soluzione d'emergenza, ma sono certo che per molti possa diventare un abitudine (si aggiunge acqua calda, si mescola si aspetta qualche minuto ed è pronto).


b) Tortellini da Passeggio
Non mi piacciono i food truck, il cibo di strada è una cosa che non fa per me, tuttavia l'idea del Laboratorio Tortellini della Surgital, cioè pasta ripiena d'origine surgelata di diverse forma fritta e/o calda pronto da mangiare in un cono è un 'idea divertente, io ho provato un tortello di zucca con guanciale e devo dire aveva un buon sapore.


9) Bevande Green 
Novità Green anche nel settore della bevande come:

a) I Juising di Dimmi di si , dei nuovi prodotti detox con mirtillo e zenzero, zenzero e limone, melograno e rapa rossa, finocchio te verde e kale, drink che promettono bibite di green salute.



b) Aperitivi freschi e dissetanti della Sottobosco Paoli linea Verde Paoli, al basilico, salvia e sedano


10) Surgelati erbe spontanee
Nello spirito di chi cerca trova ho trovato Vital Natural Gel un'azienda abruzzese di Pescasseroli che offre oltre ai classici surgelati già pronti per l'uso, non solo spinaci e piselli, anche Jrug, Jorap, Rape del Pastore, Invidia scarola, Cicoria, Cicorietta di Montagna, Borragine ed Ortica.


Queste le principali novità e le tendenze del settore presentate alla Fiera di Tutto Food 2017