lunedì 16 novembre 2009

A Recife, in Brasile, la Commissione internazionale per la conservazione del tonno (ICCAT)

Sono in Brasile per seguire per conto di un’organizzazione ambientalista le riunioni dell’ ICCAT, l'organizzazione responsabile della pesca nel mondo, sul tavole delle trattative in questi giorni le limitazioni di pesca del tonno rosso.

Arriviamo in Brasile dopo il non successo nel mese di ottobre della Commissione Europea, dove la pesca al tonno rosso non è stata bandita 6 paesi hanno fatto marcia indietro come Francia, Spagna, Italia, Malta cosi da non potere approvare la richiesta. Tuttavia grazie al Principato di Monaco, nella persona del Principe Alberto si è potuto depositare la richiesta di includere il tonno rosso nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate d' estinzione

Pescatori contro Ambientalisti?

È più facile invece parlare di legge della domanda e dell'offerta, pesca senza scrupoli e consumatori indifferenti. La politica delle "quote di pesca" in realtà viene driblata dalla pesca illegale . I sistemi di pesca oggi sono molto sofisticati il movimento dei tonni tra l’Atlantico e il mediterraneo viene monitorato dai satelliti, sanno perfettamente quando e come pescare, tutto avviene su delle navi commerciali che battono bandiere di comodo. In generale la mia impressione è la mancanza di strumenti internazionali di controllo in mare, chiunque in mare aperto fuori dalle acqua territoriali può fare ciò che vuole.

Cosa è ICCAT?
Creata nel 1969, l'ICCAT è la più antica delle istituzioni intergovernative incaricata di stabilire le misure di protezione e di gestione delle attività di pesca d'alto mare, si occupa di circa una trentina di specie di pesce ( Tonno rosso, tonno bianco, pesce spada, marlin). I problemi sono iniziati nel 1998 quando da parte di alcuni stati come Francia, Spagna e Italia, hanno richiesto quote di mercato superiori a quelle indicate dalle commissioni dei scienziati. Il massimo è stato raggiunto nel 2007 quando alle richieste delle 15.000 tonnellate del comitati scientifico l'Iccat ne ha concesse per 30.000 il doppio, mentre all fine dell'anno ne furono contate 61.000 cioè in numero 4 volte maggiore rispetto alle indicazioni del comitato scientifico.

In realtà tra il 1998 e il 2007 le catture effettivamente hanno oscillato tra 50.000 e 60.000 tonnellate. A fare crescere questi dati sono state sopratutto Spagna e Malta , tra le nuove tecniche non vi è più la cattura e l'uccisione dei tonni ma la cattura in gabbie, dove i tonni vengono alimentati affinchè raggiungano il peso desiderato, un tonno può rendere fino a 70.000 euro, durante un asta a Tokio è stato raggiunta la cifra di 546 euro al chilo.

La riduzione delle quote ma sul controllo nessuno può garantire
Nonostante io sia qui per richiedere la riduzione delle quote di pesca mi rendo conto che nessuno dei membri presenti è d’accordo, il che spinge a chiedermi a cosa serve questa istituzione se nulla può decidere, possiamo anche decidere di abbassare le quote legali di pesca ma se poi non abbiamo controllo sulla pesca illegale è inutile.

C'è però la solidarietà di molti paesi con le organizzazioni ambientalisti, paesi africani sulla costa del mediterraneo o dell’oceano e delle isole del Pacifico. In tutti i mari le navi industriali stanno decimando gli stock ittici, le organizzazioni nazionali di pesca non hanno alcun potere, perchè le navi battono bandiera di paesi non riconosciuti. Il rappresentante della Namibia in particolare ha denunciato che ogni anno la pesca illegale depreda di pesce le coste africane . A finire sul banco degli accusati è stata proprio l’Unione Europea il maggior importatore al mondo di pesce illegale , si stima che il 10% del pesce commercializzato in EU sia illegale. Intanto alcuni nazioni con l’appoggio della Fao vietano l'accesso ai porti delle navi sospettate di pesca illegale.

David Doulmann rappresentante Fao
L’esperto della FAO, David Doulman mi dice che un nuovo trattato difficilmente potrà essere raggiunto ed essere efficace, non c'è volontà politica e siamo in un contesto di corruzione diffusa. La Nuova normativa europea è un passo avanti Dal 1 ° gennaio 2010, il nuovo regolamento contro la pesca illegale introdotte dalla Unione Europea ha vietato l'importazione di prodotti non certificati pesca legale, sono comunicazioni in tempo reale sarà difficile inventarle e la sospensioen della licenza è un ottimo deterrente sarà ma intanto vediamo se riusciamo a fare qualcosa per il tonno rosso pare al momenti che ci sia un accordo sulle riduzione della pesca in Unione Europea.

8 commenti:

  1. Si possono fare tutte le leggi e i regolamenti che vogliono, ma se non c'è il controllo è del tutto inutile. E non è l'unico settore, quello della pesca, in cui la mancanza di controllo è il vero problema. Nel mio campo, ad esempio, succede la stessa cosa con le certificazioni (dop, bio..ecc...): si danno con un po' troppa leggerezza e non si controlla a sufficienza incoraggiando i furbetti. Alcuni si giustificano che il controllo costa troppo. Io direi che il controllo in rapporto alla sua importanza, costa il giusto.

    RispondiElimina
  2. Mi sa che il tasto 'dolente' della norma non fatta rispettare crea inevitabilmente la 'sacca' di furbi che agevolano il mercato facendo propri guadagni oltremodo illeciti. Leggo molta amarezza nelle parole ed onestamente non ho nemmeno la visibilità per poterla commentare una notizia similare.
    Questo post lo ricorderò comunque quando vado in pescheria...'correggendo' nel mio infinitesimamente piccolo il mio modo di far mercato...
    Grazie come sempre :)

    RispondiElimina
  3. buona fortuna...appellatevi a greenpeace...

    RispondiElimina
  4. Partire per principio con l'idea che non funzionerá non é il modo giusto di partire.
    É vero che di difficoltá ce ne saranno, ma il fatto stesso che una persona (che tra l'altro era per me piú che altro famosa per la sua vita mondana che non per il suo attaccamento all'ambiente) abbia creato il cavillo per evitare che la questione venisse rimandata a data da destinarsi, se non addirittura archiviata, é segno che ci sono ancora persone che credono che le cose si possano cambiare

    RispondiElimina
  5. Se i consumatori la smettessero di fare i fighi col sushi e limitassero il consumo di pesci carnivori (al limite privilegiando pesci di piccola taglia e dei nostri mari o meglio ancora nessuno;)), il problema sarebbe risolto alla radice...
    Quindi se ci tenete, ognuno PUO' a tutti gli effetti fare la sua parte.
    Se poi spiegate il perchè rifiutate quel pesce anche ad altri e diffondete la notizia. Magari il tonno si salverà.
    Se non sarà così la colpa sarà almeno alla pari tra pescatori fraudolenti e consumatori ingordi...

    RispondiElimina
  6. P.S. grazie per il bel post e in bocca al lupo per l'importantissimo lavoro che potrai fare! :-)

    RispondiElimina
  7. Come si dice in Italia " fatta la legge trovato l'inganno" un'altra legge che per altro non si sa se mai verrà varata:
    E intanto i tonni sono in estinzione ma che gusto ci sarà poi lo devo ancora capire...mahhhhhhh!!!

    RispondiElimina
  8. Mammafelice ha ragione. Ma devi tener conto di un fattore fondamentale: il regime di disinformazione che regna nel campo dell'alimentazione. Perchè? Perchè certi prodotti si DEVONO vendere, punto e basta. Ed è facile capire il perchè. Di conseguenza un possibile processo di educazione alle persone tramite il passaparola fra consumatori sarebbe talmente lento (e talmente ostacolato) che il tonno sparirebbe.

    RispondiElimina

Commenti anonimi e privi d'indentità verranno rimossi.
Commenti con pubblicità e link commerciali saranno rimossi