lunedì 10 dicembre 2007

Italia Slow e Italia Low Cost

Presentato il 41° rapporto Censis sulla situazione economico e sociale del Paese, che viene definito una "poltiglia", una "società mucillagine", composta da tanti coriandoli che stanno l'uno accanto all'altro, ma non stanno insieme. Il rapporto individua diversi punti critici della nostra società, ma sopratutto la mancanza di fiducia: nel futuro, nello sviluppo, nell’economia, nei soggetti che la rappresentano e nella politica. Un analisi che io ritengo fredda e razionale che condivido in pieno e che nonostante tutto ritengo sia ottimista.

Ebbene si questa è un Italia che va lenta, qui il termine “slow”, non ha alcuna eccezione positiva (come per slow food), un economia lenta per una società lenta, lo "slow life" impera, perché quando sei una gallina, non hai le gambe per camminare e per correre, sei lenta perché non ce la fai a stare al passo con i tempi, con le dinamiche d'evoluzione del mondo e del mercato. “Chi va piano va sano e va lontano”, non è vero, oggi chi va piano rimane indietro e a mani vuote.

All'interno del capitolo sicurezza, un dato che non può non balzare agli occhi è la presenza di quello che Giorgio Saviane cita nel libro “Gomorra”, la fitta presenza delle organizzazioni criminali nel sistema economico del paese, dove il 36% delle aziende ufficialmente risulta essere tiranneggiato nel 2003 era solo il 14,5 %, con questi tassi di incidenza della malavita, in un paese dove regna illegalità e omertà, sull’economia che sviluppo si pretende? Che cosa è possibile sviluppare secondo voi?

Una mancanza di fiducia nello sviluppo economico e come averla diversamente? A livello politico manca un progetto una “vision” per il futuro, che paese vogliamo costruire per il futuro?

Una classe politica di settantenni, ha riportato il paese agli anni '50, da un punto di vista sociale ed economico, ma sopratutto dal 92 ad oggi hanno creato dei modelli di comportamento basati su illegalità, egoismo, sopraffazione, mancato senso di rispetto verso il prossimo, impegnati a costruire e aumentare il solo conto bancario che la costruzione economica e sociale del paese. Un dato di fatto è che da questo paese si scappa, chi può va a lavorare all'estero es. premio Nobel Rubia, ma fuggono anche aziende e investimenti. Non a caso il nostro partner storico gli Usa, investono più in altri paese europei che in Italia, e non dico solo io, lo dice niente poco si meno che la stampa americana.

13/12/2007 e su questo argomento anche il New York Times ci da una mano

41° rapporto censis: consumi alimentari

A seguito di un economia che rallenta, "slow" appunto, le famiglie sono divenute low cost dai budget risicati, una tendenza che noi operatori del settore ci eravamo già accorti i mesi precedenti: le famiglie hanno modificato le dinamiche dei consumi.

La maggior parte del reddito è rivolto all'abitazione (una speculazione immobiliare che non si vedeva dagli anni 60'). Nel periodo 1996-2006, incidenza sul reddito dell’abitazione, è passata dal 20,6% al 26%, attestandosi al 31% se si include le spese per energia. In Italia abbiamo circa 2,4 milioni le famiglie che hanno un mutuo a carico, con un esborso medio annuo di 5,5 mila euro pari a circa il 14% della propria spesa totale, ma che per alcune famiglie raggiunge il 27% della propria spesa totale.

In questa situazione non poteva essere altrimenti, per la prima volta nel nostro paese c’è una contrazione della spesa per alimenti (la cui incidenza è passata dal 1996 al 2006 dal 21,1 al 18,9%).

Cosi la famiglia low cost, per massimizzare il budget disponibile fa ricorso :
- ai canali di vendita meno costosi, il 58% delle famiglie fa acquisti nei mercati rionali, il 60% presso gli hard-discount
- il nomadismo tra i punti vendita dei beni di largo consumo alla ricerca della convenienza (il 66% delle famiglie cerca di massimizzare le offerte)
- l’infedeltà ai marchi (sono 200 le marche acquistate da una famiglia in media in un anno)

Non a caso il 37% degli italiani associa il low cost a tutte le fasce di popolazione, il 60% degli italiani ha dichiarato che ha utilizzato o utilizzerebbe il low cost e, di questi, l’87% perché si risparmia ed i prodotti/servizi costano meno.

Di fronte a questa situazione quale futuro per i prodotti alimentari? Sarà ancora possibile parlare di qualità? Il consumatore avrà ancora la possibilità di scegliere un prodotto di qualità che costa un po di più ed è più buono?

Già da qualche mese Gambero rosso e Slow Food, hanno proposto una guida per una ristorazione a piccoli prezzi e una guida al vino quotidiano per fornire quelle risposte al mercato a essere vicino ai consumatori. Anche la lussuosa guida Michelin ha creato al suo interno uno spazio alla ristorazione piccoli prezzi. Sono un esempio di come le aziende intendono avviare un rapporto di dialogo continuo con i propri clienti e in un momento di cambiamento sanno velocemente adeguarsi e fornire delle risposte.

I commenti sono una libera interpretazione dei dati presenti nel rapporto 41° rapporto Censis consultabile presso il sito http://www.censis.it/

un po di buono e sano confronto e discussione con il gambero rosso

4 commenti:

  1. ho seguito il suo intervento su il gambero, mi complimento per quello che ha detto

    franca

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  2. per me a gambero rosso , visto le feste ci hanno dentro con il vino, "unica cosa buona dell'italia sono i cuochi" roba da matti

    Andrea67

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  3. Se si può, si può combinare Qualità e low cost, non è impossibile. Ultimamente mi faccio il pane in casa, è buonissimo, e spendo meno e sono anche soddisfatto. Una lanciare una lancia in favore delle persone anziane che vedo al supermarket fare scelte molto low cost, che fanno piangere il cuore, 500 euro di pensione sono una miseria, qualcuno faccio qualcosa! Siamo a Natale non vi dimenticate.

    paolo

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  4. la spagna ci ha superato, sul reddito, sulle autostrade, sulle nuove tecnologie, sull'attrazione degli investimenti e incalzano grecia e portogallo, che dire!

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